Verona? Una città da amare.

Vi ho parlato della mia non bellissima esperienza milanese (a parte l’incontro con due persone che è stato più che piacevole), trovate il fattaccio qui Milano, 10 anni dopo…il degrado. Oggi invece vi  voglio parlare della tappa successiva, Verona. Per raggiungerla abbiamo preso un regionale alle 20.25 e, nonostante le condizioni penose dei vagoni, siamo riuscite ad arrivare alla meta senza intoppi. Eravamo solo un po’ stanche, come potete notare dalla foto.

Verona? Una città da amare.

Ci siamo fermate in città due giorni ma sono bastati per capire che Verona è ancora bella come la ricordavo. Il centro è un tripudio di meraviglie da vedere e fotografare, le strade sono pulite e i servizi eccellenti. Persino il parcheggio sotterraneo è riuscito a stupirmi, con le lucine verdi che segnalano i posti ancora liberi (in ogni singolo posto auto) e quelle rosse i posti già occupati. Sembrerà una fesseria ma evita alla gente di girare come trottole alla ricerca di un buco libero. Spostandosi dalla città lo scenario cambia ma l’ordine resta. I paesi limitrofi sono circondati dal verde (curatissimo), non ho visto spazzatura per strada e tutto sembra  funzionare senza troppi intoppi. Potreste dire che è solo l’impressione di chi vive Verona (o provincia) da turista ma conosco molte persone che abitano lì e mi hanno  confermato che si sta bene. Logicamente non sto qui a elencarvi le cose da vedere che ho trovato in centro, ci sarebbe da scrivere un libro. A proposito di libri, avete letto il mio? 🙂 L’estate è un’ottima occasione per dedicarsi alla lettura sfrenata!

Nonostante  il poco tempo a disposizione abbiamo avuto anche il piacere di visitare Gardaland, dove ho creduto di morire facendo il Raptor. Dovevo capire che non faceva per me quando ho tenuto gli occhi chiusi durante il giro nell’Albero di Prezzemolo, attrazione concepita per i bambini. Tanto tempo fa ero decisamente più impavida! Sono riuscita a divertirmi (quasi) senza ansia solo nella giostra di Kung Fu Panda.

Verona? Una città da amare.

Eravamo tutti molto curiosi di scoprire se anche in Italia, come a Vienna, avrei trovato il Wi-Fi pubblico (Sì, fatevela sta risata!). Mi aspettavo di trovarlo a Milano, quasi lo pretendevo da una città così, invece è stata una delusione. In teoria è disponibile, in pratica la registrazione per accedere è una palla infinita e alla fine abbiamo rinunciato. A Verona non c’era, ho trovato un accesso solo il giorno della partenza all’aeroporto, lì per accedere serviva il permesso del Papa, abbiamo rinunciato anche stavolta. Catania; Wi-Fi gratuito chè???

Per le tante persone che mi seguono da Verona e provincia vi lascio il nome del mio parrucchiere preferito. Dopo un intero anno all’estero, avere la mia testa tra le sue mani è stata una goduria! Il negozio è bellissimo e lui è il top, non per niente è mio cugino! 😉 Eccolo>>> Hairfashion Guido (uomo/donna), si trova in via Vertua 5/d Dossobuono (Verona). Se andate, ditegli che vi mando io! 😉

Verona? Una città da amare.

Al momento mi trovo in Sicilia, ma di questa terra ho già abbondantemente parlato. Intanto mi godo la famiglia, il cibo e il mare, quando è pulito. Rientrerò a Vienna il 24 agosto e, sinceramente, mi manca. Sì, ho lasciato lì il babbo e cane pazzo, mi mancherà di più per  questo, però è la prima volta che sto così bene in una città e percepirne la mancanza mi stupisce, in positivo si intende. Alla prossima, ho qualche chicca in mente per voi, devo solo decidere se parlarne o depositare tutto nei cassettini delle esperienze archiviate. 😉

 

Continue Reading

Milano, 10 anni dopo…il degrado.

Non mettevo piede a Milano da dieci anni, dopo averne vissuti lì altri 10. Ero emozionata e curiosa, non sapevo che sensazioni avrei provato dopo così tanto tempo.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.

 

Siamo partite da Vienna alle 17.00 con il bus della Hellö, viaggio molto tranquillo, diverse  soste, Wi-Fi, prese elettriche, bagno funzionante a bordo e aria condizionata. Tutto tranquillo fino alle 03.00 del mattino, quando ci siamo accorte che eravamo decisamente in anticipo. Saremmo dovute arrivare a Milano Lampugnano alle sei del mattino, invece l’autista ha confermato che ci avrebbe lasciate in città alle cinque, quindi un’ora prima. Attimo di panico, perché eravamo rimaste senza telefoni (dopo il confine la linea è sparita) e perché non ricordavo come fosse organizzata la fermata di Lampugnano. Il bus avrebbe proseguito per Genova, quindi ci avrebbe lasciate lì da sole. Usando il Wi-Fi della compagnia cerco la mèta e mi rendo conto che è una fermata per bus turistici con il nulla cosmico attorno, inoltre la metropolitana a quell’ora sarebbe stata ancora chiusa. Spero lo stesso in un bel movimento di gente che va e gente che arriva, immagino di trovare una lunga fila di taxi ad aspettare i turisti e un bar aperto per chi, come noi, giunge presto in città, dopo una notte di viaggio. La realtà si è rivelata peggiore di quello che immaginavo.

Arrivati a destinazione il bus rallenta, varca un ingresso sulla destra completamente avvolto dal buio. Dal finestrino noto sulla sinistra della gente che dorme sulle panchine, le perdo di vista, continuo a fissare il buio davanti a noi. Finalmente giungiamo nel piazzale, lo sgomento. Una sorta di campo profughi con gente che bivacca, fuma, beve birra, fissa il nostro bus. L’autista ci fa scendere e riparte. Mi guardo velocemente intorno e c’eravamo solo noi, circondati da una moltitudine di gente che tutto aveva, tranne che un aspetto rassicurante. Non ci sono luci, non ci sono bar, non ci sono taxi, non mi funziona il telefono, sono fottuta. Due donne sole scaricate in un contesto pericolosissimo. Chiedo ai genitori dell’unica ragazza che è scesa con noi di farmi compagnia cinque minuti, mentre lo faccio intravedo un taxi in lontananza. Lascio con loro mia figlia, inizio a correre come se non ci fosse un domani, attraverso il piazzale mentre si era scatenata una rissa tra immigrati e l’autista di un altro bus stava per essere aggredito. Raggiungo l’auto tra urla e spintoni, supplico il ragazzo del taxi (c’erano altre due ragazze, di lingua inglese, nella mia situazione). Ci carica, lascia lì le altre due ragazze dopo aver chiamato un altro taxi (non so perché non ha voluto caricarle con noi), ci allontaniamo e finalmente mi sento in salvo ma turbata, molto turbata. Ci porta in Piazzale Cadorna, zona decisamente più tranquilla anche a quell’ora. Riprendiamo fiato, mia figlia mi chiede se Milano è tutta così. Le dico di no…almeno, lo spero.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.
Io e mia figlia in Piazzale Cadorna, dopo la paura iniziale.

Credo che quello che è successo a noi e che, a questo punto, succede a tutti gli sventurati che hanno Lampugnano come destinazione, sia una cosa gravissima. Non so cosa sarebbe potuto accadere se non avessi trovato l’unico taxi disponibile, non so come facciano i turisti stranieri a venire fuori da una situazione alla quale non sono sicuramente abituati. Un benvenuto in Italia traumatico, e fidatevi se vi dico che vivere dal vivo quei momenti è più terribile che leggerli in un blog, come state facendo adesso.

E il resto? Come hai trovato la città?

Beh, Milano è sempre bella, però ci siamo fermate un giorno e abbiamo potuto visitare solo il centro, che mi è sembrato più scarno, ma abbastanza in ordine. La cosa che ho trovato in pessime condizioni invece è stata la metropolitana. Stazioni semi fatiscenti, treni vecchi e rumorosissimi. Per parlare dovevamo urlare. Non li ricordavo così e il servizio non si avvicina minimamente a quello viennese. Ho incrociato anche qualche tram e ho notato che i mezzi più nuovi avevano tutti i sedili arrugginiti.

Alla fine ci siamo dirette alla stazione centrale per  prendere un treno  e andare a Verona, anche lì  sgomento. La zona esterna alla stazione è un campo profughi di gente che bivacca e spesso importuna i viaggiatori. Una situazione vergognosa, pericolosa e inaccettabile per una città come Milano. Completamente un’altra esperienza quella che abbiamo vissuto a Verona, ve la racconterò nel prossimo post.

Continue Reading

Nostalgia? No, grazie!

Quando penso ai miei due anni trascorsi in Germania e alla motivazione che mi ha spinta a rientrare in Italia, mi schiaffeggerei da sola.

Vedo una persona che un bel giorno ha trovato il coraggio di compiere l’ennesimo salto. Vedo i gradini che faticosamente ha dovuto salire, anche perché erano alti e lei è bassa. Vedo un grande traguardo che stava per raggiungere, l’ultimo gradino della prima lunga scala, e poi…poi niente, ha fatto dietro front e ha iniziato a scendere. Lo spettacolo è più o meno questo.

“Ho troppa nostalgia di casa, uffiii”, con voce frignante e piedi sbattuti per terra. No, non ce la faccio, mi manca la famiglia, mi manca il mare, mi mancano Biagio Antonacci e Il Volo. Mi manca la gente allegra, mi manca la gente allegra che parla la mia lingua, mi manca la gente allegra che parla la mia lingua e mangia cose buone. Mi mancano i bar, gli aperitivi con gli amici, la cena alle dieci di sera e le sagre di paese.

Nostalgia? No, grazie!

 

E così, quella donna coraggiosa torna a casa e si accorge che i due anni l’hanno cambiata, che quella non è più casa, perché casa è il posto nel mondo che ti fa stare bene, e lei lì non stava più bene. Non bastavano i bar, gli aperitivi, non bastava il mare per cacciare via dalla mente il pensiero fisso di aver fatto un errore madornale. Sentiva solo la mancanza di quello che avrebbe potuto essere e non era stato. Fregata dalla nostalgia, come si frega una bambina quando la si vuole comprare in cambio di un gelato.

Quella donna però, superata la fase terrore del “Mó cosa faccio?”, ha deciso di ritentare il salto, e ce l’ha fatta, oggi ha raggiunto l’ultimo gradino della prima scala. La salita è ancora lunga, forse è giusto dire che la salita è infinita. Avete mai sentito parlare di una vita in discesa? Chiaro, le pendenze che agevolano il percorso ci sono, ma solitamente hanno una lunghezza ridotta.

Volete sapere se soffro ancora di nostalgia? Certo che no! Conservo nel cuore i ricordi, li sogno, li scrivo, a volte mi faccio cullare dal passato, specialmente quando scende la notte. La mattina però mi rivesto di coraggio e lascio a letto le ombre di quell’alito di nostalgia.

Sono arrivata alle ultime pagine del libro “Stagioni diverse” di Stephen King e c’è un passo che mi ha fatto pensare a voi, perché lo so che in tanti state ancora combattendo la vostra battaglia personale contro la nostalgia canaglia. Ve lo riporto, così, per avere uno spunto di riflessione.

“La nostalgia di casa non è sempre un’emozione vaga, sentimentale, quasi piacevole, anche se è così che quasi sempre ce la figuriamo noi. Può essere tagliente come una lama, una malattia non solo metaforica ma anche reale. Può cambiare il modo di guardare il mondo; le facce che si vedono per la strada non sembrano solo indifferenti, ma brutte…forse persino maligne. La nostalgia è una malattia vera…la sofferenza di una pianta sradicata.”

Nostalgia? No, grazie!

Continue Reading

Piccola pausa, ma torno presto!

Eccomi! Alcuni mi hanno chiesto perché non scrivo più. In realtà ho avuto un “piccolo” problema con il laptop (vedi foto) e appena possibile lo comprerò nuovo. Quindi, tornerò presto! Intanto potete continuare a seguirmi sulla mia pagina Fb Se anche il ragionier Ugo espatria. 🙂

 

Continue Reading

I rumoristi in metropolitana #vepòssino

Rieccomi! Chissà in quanti avrete detto “Oh ma Il Ragionier Ugo è sparito?”. No, non sono sparita. Il fatto è che da quando vivo a Vienna sono talmente impegnata a vivere, leggere e scrivere il mio romanzo che a volte dimentico di aggiornarvi. Questa città risucchia il tempo, le giornate si rincorrono ad una velocità incredibile. Spesso si ha la sensazione di uscire da casa la mattina con un numerino sulla maglia, per partecipare a una maratona. Però adesso non mi voglio dilungare con le parole, andiamo subito al sodo.

I RUMORISTI IN METROPOLITANA!

Sarà che soffro di misofonia e sono particolarmente intollerante a certi suoni/rumori, ma davvero non

I rumoristi in metropolitana #vepòssino
Immagine presa da internet

capisco la necessità di mangiare sui mezzi pubblici. Insomma, starete sui mezzi sì e no un paio di minuti, non vi potete strafogare dopo? Ma anche se fosse mezz’ora, credo che ormai sia superata la fase in cui urlavate delirando se la mamma non vi dava subito una tetta, per ingozzarvi di latte. Qualche esempio pratico? Certo, ci sono già diversi elementi che hanno ridotto i miei nervi a un cumulo di macerie.

  • Le salutiste mangiatrici di frutta. Mi è capitato più di una volta di incrociarle. Viso quasi sempre pallido, abiti semplici per ostentare la loro armonia con il mondo, capelli indefiniti. E poi c’è lui, lo zainetto pieno di cose naturalissime da mangiare. La prima l’ho incontrata mentre mi trovavo in un ufficio in attesa del mio turno. Arriva, si guarda intorno, legge un paio di avvisi attaccati al muro, si siede senza togliersi lo zaino gigante da dietro la schiena, apre lo zainetto che aveva in mano e cosa tira fuori? Cosa? Eh eh…cosa? Una confezione di mirtilli. Inizia a mangiarli, uno ad uno, piccoli, scuri e tutti da gustare con rumori vari, lingua tra i denti se se ne incastrava un pezzetto e dito da succhiare quando uno di quei pallini maledetti perdeva del liquido appiccicoso. L’agonia è durata almeno cinque minuti perché la confezione era grande e la fenomena doveva gustarseli senza fretta. Io intanto sudavo freddo e non riuscivo a spostare la mia attenzione su una scena meno fastidiosa.
I rumoristi in metropolitana #vepòssino
Immagine presa da internet

La seconda l’ho incrociata in metropolitana. Il treno era stracolmo, sono riuscita ad entrare a stento prima che la porta mi decapitasse, ero lì in piedi schiacciata tra la maniglia e la gente, e chi mi trovo accanto? Chi? Un’altra salutista dei miei ehm ehm…che mangia una caspita di mela! Una mela, alle nove del mattino, quando ancora i miei omini del cervello non hanno fatto colazione e potrei sbranare qualcuno per un ciao detto male. Sgrunch…sgrunch…slurp…arrisgruch. A tre centimetri dal mio orecchio. Non so cosa mi abbia trattenuto dal farle ingoiare la mela per intero. Lo stomaco mi faceva su e giù come quando si sta sulle montagne russe. Un malessere fisico, credetemi.

  • Le bevitrici con risucchio e scafazzamento di bottiglia. Queste riescono ad essere persino più fastidiose delle divoratrici di frutta. Inoltre, piccola parentesi, mentre scrivevo mi sono resa conto che fino ad oggi ho incrociato solo donne con questa passione per i rumori. Gli uomini solitamente mangiano sui mezzi cose che puzzano, così nauseabonde che devi per forza fare il viaggio in apnea, se vuoi sopravvivere. Ma torniamo alle bottiglie. La dinamica è sempre la stessa. La tipa si siede, prende lo zainetto, estrae una bottiglietta di acqua, la apre, beve fino all’ultima goccia e poi inizia a succhiare, creando un vuoto all’interno della bottiglia e strizzandola con le mani come se fosse un reato lasciare un minimo avanzo sul fondo. Ma…ma…è naturale (come la vostra acqua) che a me venga l’istinto di allungare un braccio, aprire la mano, dirigerla verso la vostra fonte di benessere e colpirla, facendola accartocciare sul vostro naso! Vorrei sottolineare che la signora dei mirtilli, dopo i cinque minuti di agonia, ha fatto anche questo, e non solo. Per concludere, con l’ultimo sorso di acqua, ha dato spettacolo con gli sciacquetti per pulire i denti, mancavano solo i gargarismi. Ho poi scoperto che non era un caso isolato.
I rumoristi in metropolitana #vepòssino
Immagine presa da internet

Che dire ragazzi? Sarò abituata male io ma quando sono sui mezzi a stento respiro, proprio per non creare disturbo ai miei vicini. Anche perché, se non siete capaci di trattenere la fame e la sete per un paio di minuti, temo il giorno in cui vi scapperà la cacca sui mezzi. Che facciamo? Ci conteniamo?

 

Continue Reading

Intervista per GNOSEOLOGIA DELLA MODA #Vienna

Ecco l’intervista che ho rilasciato ad Alessia, brillante blogger di Gnoseologia della Moda. Di cosa si parla? Ovviamente di Vienna…

Nonostante il suo blog non parli di moda sono curiosa di conoscere le abitudini dei Viennesi. La prima domanda può sembrare semplicistica ma come ci si approccia al freddo austriaco?

In realtà pensavo di prendere meno freddo rispetto a quando vivevo in Germania, invece ho beccato uno degli inverni più freddi degli ultimi anni, persino il Danubio era congelato. Quindi, ci si approccia male se hai sangue mediterraneo che ti scorre nelle vene. Inoltre Vienna è una città abbastanza ventosa, quindi l’unica soluzione per sopravvivere è uscire conciata come l’omino della Michelin. Continua a leggere, clicca qui.

Continue Reading

Non siamo tutti uguali!

Siamo tutti uguali!

Mi capita sempre più spesso di sentire (o leggere) gente che lo scrive,  elargendo pillole di estrema e innaturale umanità (a parole). Quindi, mentre pelavo patate e tagliavo zucchine, mi sono chiesta “Ma secondo quale principio saremmo tutti uguali? Quando, dove e perché?”

Non siamo tutti uguali!
Immagine presa da internet

Io non sono uguale a chi truffa, ruba o inganna la gente vivendo di espedienti, perché per vivere ho scelto di lavorare onestamente.

Io non sono uguale a chi uccide o a chi ruba con la violenza l’infanzia dei bambini.

Non sono uguale ai traditori infami o alle donne che l’otto marzo vanno in giro per locali a vedere uomini nudi, come fossero bestie affamate di sesso.

Alla stessa maniera non sono uguale a chi ha due lauree (nemmeno a chi ne ha una) o a chi ha studiato e faticato per diventare astronauta.

Io non sono uguale  ai volontari che vivono in zone pericolose rischiando la vita, perché non ho il loro coraggio.

Nemmeno quando veniamo al mondo siamo uguali perché ciò che diventeremo dipende spesso dalla zona geografica e dal contesto familiare. Ci sono persone che nascono dalla parte “sbagliata” del mondo (nonostante questo alcuni riescono ad avere successo) e altre che invece nascono dalla parte “giusta” (molti tra loro diventano ugualmente dei minchioni).


Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi. (Charles Evans Hughes)


Fortuna a parte, le scelte sono ciò che differenziano una persona da un’altra. Il coraggio, la sostanza, il fine delle proprie scelte, la tenacia e la determinazione necessarie per raggiungere un obiettivo.

Cosa? Che avete detto? Davanti a Dio siamo tutti uguali? Ma potremmo essere uguali davanti a Dio, davanti ad Allah, davanti agli alieni che dall’alto ci osservano come noi osserviamo le formiche in un giorno di primavera. Da quella prospettiva certo, siamo tutti uguali. Piccoli, megalomani e insignificanti.

Non siamo tutti uguali!
Immagine presa da internet

Il saper accettare le differenze è un altro discorso. Io viaggio, scopro culture diverse e valuto cosa mi piace e cosa no. Ieri per esempio una tipa mi ha dato della razzista perché ho scritto che i tedeschi mi stanno sulle balle. Io ho provato a spiegarle che il razzismo nasce da un pregiudizio e che invece loro mi stanno adagiati lì perché li ho conosciuti e ho valutato che no…non mi piacciono. Lei non ha compreso e continuava a rimanere allibita perché “Non è possibile che nel 2017 qualcuno scriva ancora certe cose”. Ma perché? Nel 2017 i tedeschi sono diventati simpatici e non me ne sono accorta?

Quanto falso perbenismo dietro schermi e tastiere e quanto mi sembra ridicola la convinzione di tanti, che vede l’accettazione di ogni cosa come una naturale conseguenza del viaggiare. Io credo invece che il conoscere nuova gente sia un po’ come essere invitati ad una grande festa. Ne prendiamo volentieri parte, ci rapportiamo con nuova gente, scambiamo pensieri e opinioni ma alla fine tiriamo le somme. In fondo c’è sempre qualcuno che ci va a genio, al contrario di molti altri che segneremo nel libro nero.


Nel mondo ognuno ha un suo abisso personale. Ci sono tante sofferenze al cui confronto la tua e la mia non sono niente, e se solo potessimo sperimentarle, ne saremmo sopraffatti e moriremmo sul colpo. (Banana Yoshimoto)


Continue Reading

Intervista per “Amiche di Fuso”

Seguo sempre con molto piacere il blog di Amiche di Fuso, che raccoglie storie, tutte al femminile, provenienti da vari angoli del pianeta. Potete seguirle anche sulla loro pagina Facebook. Tempo fa ho avuto il piacere di essere intervistata da loro per parlare del mio libro, oggi invece l’argomento principale è l’espatrio. Buon lettura.

INTERVISTA

Se non conoscete Roberta dovete subito riparare andandola a leggere sul suo blog Se anche il ragionier Ugo espatria: Siciliana di nascita, ha vissuto a Milano, è tornata in Sicilia e poi ancora in Toscana. Il suo primo espatrio è stato la Germania e poi, dopo una piccola parentesi italiana, è ripartita verso l’Austria, Vienna per la precisione. Ironica, diretta e sempre sul pezzo, Roberta è una blogger e scrittrice con una grande passione della fotografia: ora conosciamola meglio attraverso questa intervista. 

Come è stato ripartire per un secondo espatrio dopo l’esperienza italiana?

Francamente è stato molto più semplice rispetto al primo espatrio perché non avevamo così tante incognite come la prima volta. La lingua tedesca per esempio non era più quella strana sconosciuta, non avevamo shock culturali ad attenderci anzi, il vero shock lo abbiamo vissuto quando siamo rientrati in Italia dalla Germania. Stranamente e contro ogni nostra aspettativa, tornare all’estero ci ha regalato la sensazione di un rientro a “casa”, per quanto questo termine sia ormai per noi abbastanza relativo.

Cosa ti ha spinto prima a tornare in Italia e poi a lasciarla di nuovo?

Beh, indubbiamente hanno influito tantissimo la nostalgia dell’Italia, della famiglia di origine e le difficoltà che all’inizio mettono a dura prova il sistema nervoso. Siamo stati deboli, abbiamo ceduto e ci siamo fatti sopraffare dalla voglia di essere circondati da qualcosa che conoscevamo bene, da volti familiari che parlano una lingua familiare. La realtà però aveva in serbo per noi un’inaspettata “sorpresa” perché proprio nella nostra terra, tra la nostra gente, ci siamo sentiti dei perfetti stranieri. Parlavamo la loro lingua ma non ci capivano, non capivano il nostro sgomento quando ci lamentavamo per delle cose alle quali loro sono ormai assuefatti, non capivano il nostro malessere e il nostro rifiuto di scendere a compromessi per noi inaccettabili.>>CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERVISTA INTEGRALE.

Intervista per Amiche di Fuso

Continue Reading

Se mi banni non vale!

Ciao a tutti!!!

Devo per forza raccontarvi questa storia che per me ha del surreale e non mi si leva dalla testa. Almeno saprete dirmi se sembra allucinante anche a voi.

Quando sono arrivata a Vienna ho conosciuto tramite Fb una ragazza che si è presentata dicendomi che aveva vissuto qui per dieci anni e si era appena trasferita a Dublino. Ha detto che mi seguiva con piacere ed io ho iniziato a fare lo stesso, visto che ha una pagina Fb. Sapete quei rapporti che nascono bene? Subito pregni di un’intesa familiare anche se ci si conosce da poco. Tanti messaggi scambiati, informazioni di vario tipo e la promessa che alla prima occasione ci saremmo viste.

Manda un messaggio prima di Natale, deve venire a Vienna per le feste. Avrà poco tempo ma spera di trovarlo per un incontro veloce. Alla fine non viene. Peccato, sarà per la prossima volta dai. Ci scambiamo auguri di Natale, auguri di buon anno, auguri per tutto!

Continuiamo a sentirci ogni tanto e i toni sono sempre molto amichevoli. Il 5 febbraio pubblica uno scatto dove dice di aver fermato un signore per strada chiedendogli se poteva farle una foto. Cosa c’è di strano direte? Questo…si trovava a Vienna! Allora le ho scritto un commento dicendole “Caspita, ma sei qui? Potevi dirmelo, sarei venuta volentieri io a scattarti la foto, almeno ci saremmo viste!”. Risponde che non aveva tempo, che i parenti la tenevano sempre occupata. Ok le dico, ma la prossima volta ci tengo eh, mi accontento anche di un caffè al volo! Certo risponde con annessi baci, baci, baci!

Questa è l’ultima volta in cui l’ho sentita. Qualche giorno fa mi scrive una persona per chiedermi informazioni riguardanti un negozio. Visto che non ne avevo ho deciso di contattare la mia amica a Dublino perché sicuramente, dopo dieci anni a Vienna, avrebbe saputo darmi qualche notizia utile. Qui arriva il bello…

Se mi banni non vale!
Immagine presa da internet

Vedo la pagina ma non posso commentare, mandare messaggi privati né condividere. Mi ha bloccata? Penso subito…ma no dai, sarebbe assurdo. Vado a cercarla tramite profilo privato e anche lì è sparita dalle mie amicizie e non mi è più possibile mandare messaggi.

Contatto una signora che la segue e che segue anche me, le chiedo di vedere se riesce a scriverle e se è successo qualcosa. La contatta senza problemi e lei risponde che forse avrà toccato qualcosa per sbaglio, che mi avrebbe scritto subito. L’avete sentita? No! Scrivo ad un suo amico e gli chiedo lo stesso favore, la contatta e risponde con la stessa frase…”Adesso la contatto”…l’avete sentita? No!

Ho raccontato l’accaduto ad un paio di amiche e logicamente mi hanno chiesto…”Avete discusso? Le hai detto qualcosa di offensivo? Hai usato toni sgarbati? NO! NO! NO! Siamo passati da amore e baci al và a morì ammazzata, senza un apparente motivo. E allora ragazzi volevo sapere se è capitato anche a voi e se anche voi avete provato questo fastidio terribile. Non è che senza quel contatto io non possa vivere, è però una questione di principio.

Vedete, è inutile che la gente si riempia la bocca con la parola espatrio, che ostenti foto riguardanti i tanti posti che ha girato se poi non è in grado di fare una cosa vera, reale, come il rapportarsi con le persone. Mi è capitato di eliminare qualche contatto ma c’è stato sempre un motivo di fondo e una discussione prima (a parte i contatti fantasma, dei quali ogni tanto mi libero per fare spazio). Girare il mondo senza imparare questo è solo uno spostarsi da un posto a un altro, come prendere un soprammobile dalla sala spostandolo in camera da letto.

E poi diciamolo…nessuno crede alla storia del blocco per errore… 🙂

 

Continue Reading

Expat, vuoi aiuto? Dileguati!!!

Il titolo di questo articolo non è casuale ed è il pensiero che accomuna molti italiani che vivono all’estero. Difficilmente si trova qualcuno disposto ad aiutare un connazionale che chiede aiuto e le motivazioni sono, bene o male, sempre le stesse. La paura di essere presi in giro, ancora una volta. Sì, perché spesso chi non vuole più aiutare è proprio chi lo ha fatto in precedenza e ha preso una bella fregatura!

Un paio di giorni fa ho condiviso un video sul mio canale YouTube dove intervistavo un ragazzo che aveva disperato bisogno di aiuto. Era rimasto in mezzo alla strada, viveva alla stazione e non aveva più un soldo. Ho raccolto la sua richiesta insieme ad altre persone, per chi non lo avesse visto ecco intanto il video. Guardatelo e poi leggete (c’è parecchio da leggere quindi niente pigrizia) l’epilogo di questa storia.

Adesso torniamo indietro di un giorno e andiamo alla sera precedente.

Venerdì sera

Mentre sono su facebook leggo l’ennesimo grido di aiuto di questo ragazzo. Inizialmente i suoi post chiedevano solo una mano per trovare subito un lavoro, poi pian piano la richiesta è diventata estrema e il post di quella sera lo vedeva alla stazione, senza soldi e speranzoso che qualcuno di noi potesse raggiungerlo per tirarlo fuori da quella situazione. Avrei potuto fare finta di niente e tornare a fare quello che stavo facendo prima di imbattermi in lui, ma poi la stretta allo stomaco che ha accompagnato la lettura delle sue parole ha preso il sopravvento Sono entrata nel suo profilo per cercare qualche informazione e ho trovato una diretta fatta poco tempo prima. Anche lì chiedeva aiuto e quasi in lacrime diceva che aveva nostalgia dell’Italia e che non era giusto che fosse costretto a fare il clandestino all’estero. Ci tengo a precisare che è sembrato subito chiaro che l’unico problema di questo ragazzo non fosse il lavoro, che doveva esserci un disagio ben più profondo e proprio per questo ho deciso di aiutarlo.

La sua diretta era stata commentata da poche persone (4) e ho deciso di contattarle subito. Visto che era già passata la mezzanotte non mi aspettavo una risposta immediata, considerando anche che non li avevo tra i contatti quindi c’erano poche possibilità che il mio messaggio venisse visualizzato. Ho contattato anche il diretto interessato. Era ancora alla stazione, non sapeva cosa fare. Gli ho mandato un paio di indirizzi (Compresa la Caritas) per avere almeno un letto sul quale dormire. Non era interessato perché “Lì puzzano” ha detto. Ok, allora passa la notte dove ti pare e ci vediamo domani. Tra un messaggio e un altro si erano fatte le due di notte, mica potevo uscire io, per portarlo dove poi? Nel frattempo ero in contatto anche con una signora che vive qui, una donna di gran cuore, che era preoccupata quanto me per questo povero cristo in mezzo alla strada.

Mattina seguente

  • Mi risponde uno degli amici che avevo contattato. Preoccupato per la situazione si rende disponibile a contattare i familiari del ragazzo.
  • Mi contatta una ragazza che vive a Vienna, anche lei preoccupata per la situazione. Decidiamo di andare insieme.
  • Mi contatta la signora che avevo sentito la sera prima, dispiaciuta perché non può essere presente ci ringrazia per la disponibilità e spera in un esito positivo.
  • Riceviamo una moltitudine di messaggi e chiamate dal ragazzo…”Allora, ci siete?”

Ore 14.00 (Sabato)

Raggiungo l’altra ragazza, prendiamo l’autobus e ci rechiamo in stazione. Lo troviamo. Trolley, borsone e il sorriso di uno che sta per andare in vacanza. Ci guardiamo perplesse…ok…meglio riderci sopra. Ci sediamo e iniziamo a parlare, lui vuole assolutamente farsi intervistare, lo accontentiamo (da qui il video che avete visto). Avevamo già messo il suo trolley più il borsone nel deposito bagagli (si paga in anticipo) dove sarebbero potuti rimanere per massimo 24h. Quindi, con le mani libere, lo abbiamo portato al supermercato acquistando un panino con la cotoletta, una confezione di cracker, una tavoletta di cioccolato, delle salviettine umidificate, un succo e una bottiglia di tea. Poi abbiamo fatto una ricarica da 10 euro al suo cellulare. Almeno eravamo più tranquille sapendo che per le prossime ore avrebbe avuto da mangiare e la possibilità di comunicare. La nostra speranza era che la famiglia ci desse una mano, ma lui ha detto che si erano stancati di aiutare uno che era capace solo di viaggiare senza biglietto e fare arrivare le multe a casa loro. “Li ho chiamati ma non mi vogliono aiutare”…ha detto. Presi dalla confusione mentale e dai dubbi amletici decidiamo di fare così.

  • Lunedì mattina andiamo al consolato e proviamo a chiedere se ti possono fare il biglietto per tornare in Italia (anche se l’altra ragazza aveva già chiesto e le notizie non erano positive).
  • Nel caso dicessero di no mettiamo un annuncio sul gruppo fb e facciamo una colletta per comprarti il biglietto.
  • Intanto contatta parenti e amici e cerca di trovare almeno una persona che ti possa ospitare mentre cerchi lavoro in Italia.

Tutto chiaro? Tutto chiaro!!!

Lo salutiamo, torniamo a casa e appena arrivata mi accorgo che la signora che era in pensiero per lui, ma non poteva essere presente, mi aveva mandato un messaggio. Chiedeva se eravamo ancora lì perché un’altra persona stava raggiungendo la stazione. “No, mi spiace, siamo andate via”. Mi ricontatta poco dopo dicendomi che l’uomo che lo aveva raggiunto gli aveva dato 20 euro e si era offerto di fargli il biglietto. Il ragazzo però aveva accettato i soldi ma non il biglietto perché…”Eh, lunedì devo andare al consolato”, omettendo inoltre il fatto che io e l’altra ragazza fossimo state lì fino a qualche minuto prima.

Un attimo…ma noi dovevamo andare al consolato per vedere se potessero farti loro il biglietto, se ti è stato offerto la sera stessa perché hai rifiutato? Gli scrivo subito…”So che questa persona è stata da te dopo di noi” e lui “Sì, grazie ragazzi, siete fantastici”…”Dove sei adesso?”…”Sono a fare la sauna”…Cosa? La sauna? Così aveva un posto dove dormire con pochi soldi, ha detto. In realtà a Vienna puoi dormire anche con meno, ho pensato.

Nel frattempo mi ricontatta l’amico dall’Italia, quello che si era speso per trovare un appoggio da parte della famiglia di questo ragazzo. Mi dice che lo ha contattato ma che lui nega, dicendo di stare bene. Dice anche che lo ha videochiamato da dentro la sauna. Inizia a dubitare di me, per fortuna ho le prove e alla fine mi crede. Dice che la famiglia si sta muovendo, che anche lui è disposto a trovargli un lavoro in Italia. Quindi tutto risolto direte voi. Pensavo la stessa cosa anche io.

Immagine presa da internet.
  • Sabato sera, mentre era dentro la sauna, mi chiama per dire “Eh, ma io cosa mangio domani?”…”Vatti a comprare un panino” gli dico e chiudo la discussione lì.

Domenica mattina

Siamo in tre a cercarlo per dirgli che entro le 15.00 deve ritirare i bagagli parcheggiati nel deposito e poi, visto che quella persona è ancora disponibile a fare il biglietto, sarebbe potuto partire subito per l’Italia.

  • Non risponde. Poi risponde. Poi inventa cose. Poi dice che 18h di viaggio con il bus sono troppe (Che volevi l’aereo in prima classe?)…poi ci “concede” di essere lì ad un determinato orario…poi sparisce, riappare, sparisce, riappare sino a quando eccola, una sua diretta su fb.
  • Guardiamo la diretta. Rimaniamo attoniti. Inizia mandando a f***ulo amici e parenti perché inventano le cose. Lui a Vienna sta benissimo, è grande e vaccinato e non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Prosegue con idiozie che non è il caso di riportare.
  • Perdiamo ovviamente l’aiuto di amici e parenti.
  • Una piccola pausa di silenzio, nella quale io e le altre due persone avevamo deciso di mettere un punto) e riparte con le richieste di aiuto. Fame, soldi, mi fate il biglietto? Non lo prendiamo più sul serio…arrangiati.
  • Inizia a pubblicare di nuovo post nel gruppo fb. Qualcuno scrive di fare attenzione perché questa persona ha diversi profili. Viene fuori che in tanti erano pronti per raggiungerlo alla stazione. Tanti altri invece si divertivano a deriderlo.
  • Parte una serie infinita di commenti, lui smascherato cancella il post.
  • Viene inserito un altro post (non da lui) con i suoi vari profili e l’avviso di fare attenzione.
  • Fine della storia.

Devo ammettere che ho ancora l’amaro in bocca ma vorrei dire che non mi pento assolutamente di avere aiutato questo ragazzo. Sono convinta che non sia un truffatore seriale ma una persona che non ha un contatto saldo con la realtà. Sorvolo per il momento sulle idee di gloria che ha in testa perché a Barbara D’Urso (una delle cause di questa situazione) vorrei dedicare un capitolo a parte. Fare spettacolo sfruttando fragilità mentali sarebbe da annoverare tra i reati penali. Anche ai famosi leoni da tastiera che commentano dicendo “Non posso credere che qualcuno ci sia cascato” voglio dedicare un capitolo a parte. E poi, non siamo cascati in nessun trabocchetto, semplicemente abbiamo raccolto una richiesta di aiuto e percepito un disagio. Quando poi abbiamo visto che ogni sforzo sarebbe stato vano abbiamo lasciato perdere.

Questo però non mi impedirà di aiutare altra gente, non mi renderà una persona più cinica, perché il rischio nell’aiutare gli altri è anche questo, di vedere i propri sforzi cadere nel vuoto. Che aiuto sarebbe altrimenti? Esistono forme di aiuto con garanzia? Se sì, mettete al corrente anche me. Tornando al nostro protagonista, che dire? Questa è proprio una storia triste, come ce ne sono tante, ma chi chiede e poi riceve un aiuto deve avere anche la voglia di essere aiutato, altrimenti è tutto inutile. E su una cosa lui ha ragione, la colpa è del sistema italiano, ma non perché lui non ha trovato lavoro bensì perché lo Stato dovrebbe assistere le persone che hanno carenze simili, perché i più deboli sono una mina vagante per loro stessi e per gli altri!

Come ho già detto in precedenza nel gruppo, la cosa che mi dispiace veramente è che questa persona sicuramente non si rende conto degli errori che ha commesso. Lui si sente vittima del sistema ma è solo vittima di se stesso.

La nota positiva in tutta questa amara situazione è che tramite lui ho avuto modo di conoscere e scoprire persone meravigliose ed è bello sapere che al mondo c’è ancora tanta gente che ha il cuore grande e aiuta il prossimo senza aspettarsi niente in cambio. 🙂

 

 

Continue Reading