Qui si prende la giusta velocità #Francesca #Senegal

Una sola cosa allora volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia.
(Ernest Hemingway)


Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci fa volare in Africa, con Francesca. La ringrazio per la sua disponibilità e vi auguro come sempre…buona lettura! Roberta
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Ciao Francesca e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Buongiorno Roberta, innanzi tutto grazie mille per il tuo interesse verso la mia storia. Sono Francesca, nata e cresciuta nella provincia di Bergamo. Ho 27 anni, e sono un’infermiera. Poco dopo la laurea ho risposto a un annuncio di un grosso tour operator francese che cercava infermiere per i suoi villaggi vacanza. Per quattro anni ho viaggiato con loro, prima in Italia poi in Grecia e in fine in Senegal. Unendo l’utile al dilettevole, viaggiavo, conoscevo nuove persone, imparavo le lingue e mi divertivo tutto questo facendo il mio lavoro e imparandolo a fare in contesti non sempre facili, spesso in urgenza con persone straniere lontane da casa che invece di svagarsi in vacanza si erano ammalate o ferite. Quando ho lasciato la Grecia l’ho fatto con le lacrime agli occhi ma sapevo che pochi giorni dopo sarei arrivata in Senegal, ed era dall’inizio dei miei studi che sognavo l’Africa, forse anche da prima.

Prima di espatriare hai provato a realizzarti in Italia?

Dopo la Laurea ho mandato per qualche mese curriculum a destra e sinistra, mi aveva contattato solo una casa di riposo per un contratto da 10 ore a settimana in libera professione, ho iniziato subito a cercare proposte all’estero, purtroppo la professione di infermiera è ancora poco riconosciuta in Italia, molti non sanno neppure che siamo laureati.

Raccontaci come sei arrivata a optare per il Senegal.

IMG_1934Come spiegavo prima, lavorare in Africa era il mio sogno, sapevo che arrivando con l’azienda per la quale lavoravo avrei avuto più possibilità di trovare un aggancio locale a fine contratto, e cosi è stato. Nel frattempo come in ogni bella storia ho conosciuto il mio fidanzato, Victor, un colpo di fulmine nel cielo caldo e afoso del Senegal. Cosa che mi ha dato la spinta finale per fare il grande salto e scegliere di restare. A decisione presa un amico studente ingegnere francese, che stava lavorando al progetto di costruzione di un dispensario, mi ha parlato dell’associazione con la quale collaborava (Casamasanté.org) mi è piaciuta la loro filosofia e il loro progetto. Ho cosi iniziato a collaborare con loro prima a tempo perso e da qualche mese full time. Ci occupiamo di medicina scolastica, per i circa 1500 bambini delle scuole materne e elementari del villaggio in cui vivo e della costruzione del dispensario che iniziata da qualche mese.

Quale è stata la difficoltà maggiore da superare?

La difficoltà maggiore da superare è stata l’integrazione. La relazione con Victor è stata mal vista da molti, moltissimi. Io sono ed ero una europea giovane e squattrinata che stava inseguendo un sogno e compiendo una scelta che pochi fanno. Lui ha 27 anni, viene da una famiglia rispettata, ha un lavoro, con un contratto a tempo indeterminato , una condizione rarissima in Senegal. Gli anziani, ma anche i giovani hanno cercato di dissuaderlo, come se si potesse dissuadere qualcuno dall’amare una persona. Avrebbero preferito che frequentasse una donna bianca adulta e ricca, o che sposasse una ragazza del villaggio. Le ragazze e le donne per un buon periodo quindi non mi salutavano neppure, considerandomi una nemica da combattere. Attualmente la situazione è migliorata, complice il lavoro che svolgo, in un luogo in cui l’accesso alle cure sanitarie è complesso e costoso, l’infermiera è una persona rispettata, l’infermiera che lavora con i bambini del villaggio lo è ancora di più.

Quale è la reale percezione della vita quando si arriva in quei luoghi?

La percezione della vita cambia totalmente, rianalizzi le necessità e dai una nuova scala alle priorità. Svaniscono la frenesia, la pressione, la fretta. Il tempo scorre in un altro modo, come se prima avessi sempre vissuto con il tasto “fast forward” premuto durante il film della mia vita. Questo non vuol dire che qui si va al rallentatore, vuol dire che si prende la giusta velocità; una velocità che ti lascia il tempo di dire buongiorno a tutti quelli che ti incontrano, e di fare un sorriso a tutti i bambini che gridano il tuo nome dall’altro lato della strada. Mi chiedo 3 volte se è veramente necessaria una cosa prima di comprarla. Prendo un taxi solo per compiere lunghe distanze, altrimenti cammino a piedi. Guardo il paesaggio, e mi stupisco ogni giorno nel notare qualcosa di nuovo.

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Quale è stata la cosa che maggiormente ti ha colpita?

La cosa che mi ha maggiormente colpita e affascinata è il rapporto con la fede. Il Senegal è a maggioranza di fede Islamica, la zona della Casamance in cui vivo ha un’alta concentrazione Cattolica. Le religioni convivono senza problemi. Le scuole sono chiuse a tutte le feste cattoliche e mussulmane per non far torto a nessuno. La chiesa e la moschea sono a 100 metri di distanza. Quando ci sono eventi importanti per i quali moschea e chiesa sono troppo piccoli si va nel campo di calcio per far spazio a tutti. Tanti sono animisti, o ancor meglio feticisti, alla base. Ognuno ha il suo talismano protettore intorno alla vita, che sia un feticcio o un gris-gris o entrambi (e più di uno). Tutti si rispettano , tutti convivono insieme. Il giorno di Natale i cattolici invitano i mussulmani a casa per pranzo, e alla Tabaski i mussulmani invitano i cattolici. È talmente semplice che è stupefacente.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

L’espatrio in Senegal mi ha rivoluzionata, sono diventata meno impulsiva e piùDSC02773 riflessiva. Sono più attaccata alla mia famiglia rispetto a prima, cerco di scrivergli un messaggio quasi ogni giorno cosa che prima facevo una volta ogni due settimane, li rendo partecipi della mia nuova vita, aspettano con ansia le mie foto e si commuovono con i video dei miei studenti che cantano e ballano.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci anche quest’esperienza.

“Donne che emigrano all’estero” è stato il raggio di sole nella tempesta delle mie paure post espatrio. Trovare questo gruppo di donne che hanno compiuto una scelta simile alla mia e che si ritrovano di fronte ai miei stessi problemi, è stato qualcosa di incredibile, non mi sentivo più sola.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Ho scritto un post qualche giorno fa su “Donne che emigrano all’estero” su questo tema, mentirei rispondendo che mi manca e mentirei dicendo che non mi manca. Sicuramente un giorno tornerò in Italia, se sarà per sempre però non posso ancora dirlo.

Cosa ti aspetti da questo 2016?

Io e Victor abbiamo grandi progetti per questo 2016, ma per ora non diciamo niente. Mi piacerebbe che il 2016 inoltre porti le mie amiche e la mia famiglia qui in Casamance, vorrei che vedessero con il loro occhi perché ho scelto di restare qui.

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