Ognuno di noi ha diritto a trovare il proprio posto nel mondo #Claudia #Lisbona

Questa intervista è per me particolarmente significativa, perché traccia una linea tra il passato e il futuro. Molte cose sono state fatte, molte altre sono cambiate, tantissime devono ancora succedere. Ringrazio Claudia per aver voluto condividere con noi la sua storia, senza saccenza e con l’umiltà che si deve sempre mantenere. Invito chiunque ne abbia voglia a raccontarci la propria avventura da expat scrivendo a:

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Buona lettura. Roberta

Boca do Inferno
Boca do Inferno

Ciao Claudia e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Ciao Roberta, grazie a te per questa intervista.

Ho 32 anni, sono nata e cresciuta a Reggio Calabria, dove sono rimasta fino al 2005, anno in cui ho completato il corso di laurea triennale per traduttori e interpreti dell’Università di Messina. Dicevo sempre che da grande avrei voluto fare l’hostess o l’interprete, perché i viaggi e la mediazione linguistica erano e sono tuttora la mia passione. Alla fine non sono diventata né hostess né interprete, ma sono riuscita a trovare la mia strada, quella giusta.

Qual è il percorso che ti ha portata dal sud Italia a Roma per poi approdare a Lisbona?

Ho sempre avuto fin da piccola un forte desiderio di scoprire cosa c’era oltre i confini dell’Italia. Il primo viaggio all’estero da sola l’ho fatto a 15 anni, quando i miei genitori mi hanno dato la possibilità di fare la classica vacanza studio in Inghilterra. Già allora mi sentivo a mio agio ed ero curiosa di vivere la quotidianità in un Paese diverso dal mio. Questa sensazione è stata ancora più forte quando, all’età di 21 anni sono partita in Erasmus e ho vissuto alcuni mesi in una piccola cittadina tedesca. Ritrovarsi alle prese con le utenze domestiche, l’affitto, la spesa in un Paese dove tutto funziona diversamente e per giunta in una lingua non propriamente facile… beh è stata una bella sfida che mi ha fortificato e preparato ad affrontare la vita fuori casa senza problemi.

Tornata dalla Germania, una volta concluso il corso triennale, mi sono trasferita a Roma per il corso di laurea specialistica e, una volta concluso anche questo, ho iniziato a lavorare. Mi ci sono voluti 9 anni (tra studio e lavoro) per capire che la vita romana non faceva per me, troppo traffico, troppe distanze, troppa gente, troppe attese per fare qualsiasi cosa. Roma è meravigliosa, ma c’erano troppe cose che non mi andavano bene e allora, anziché continuare a lamentarmi come fanno in tanti, ho deciso che era arrivato il momento di cambiare aria!
Perché Lisbona? Inutile dire che il fatto di avere il marito portoghese ha inciso parecchio sulla scelta, ma devo anche riconoscere che, insieme, eravamo pronti ad approdare anche ad altre città europee. Chiaramente la prima occasione di lavoro, per lui, è arrivata dal Portogallo, e allora abbiamo ponderato bene tutto e poi abbiamo deciso di trasferirci. Abbiamo colto l’attimo, anche se in questo caso l’attimo è arrivato in un momento un po’ particolare visto che ero incinta di 5 mesi, ma si sa, le decisioni importanti sono sempre complicate e le novità non vengono mai da sole…

Di cosa ti occupi?

DSCN4374Da un mese ho iniziato a lavorare come traduttrice da tedesco, inglese e spagnolo verso l’italiano. A solo un anno dal mio trasferimento qui e 8 mesi dopo essere diventata mamma, il lavoro ha trovato me! Eh si, è proprio vero che le cose capitano quando meno te lo aspetti, ed in questo caso io tutto mi aspettavo tranne che trovare il lavoro che ho sempre cercato e alle condizioni ideali! Non mi ero ancora messa alla ricerca di un lavoro, ma un’amica portoghese mi ha fatto sapere che stavano cercando un traduttore di madrelingua italiana. Quando sono andata a vedere l’annuncio è stato incredibile, sembrava fatto apposta per me! Sono andata a fare il colloquio con sentimenti contrastanti: da un lato l’entusiasmo di fare il primo colloquio all’estero, per una posizione che mi interessava tantissimo, dall’altro la preoccupazione e il pensiero di dover lasciare la mia piccolina, se avessi ottenuto il posto. Sapevo che probabilmente ero l’unica candidata appetibile visto che, a differenza di altri, mi trovavo già stabile a Lisbona, e allora ho tentato la via della contrattazione: ho chiesto, ed eccezionalmente ottenuto, la possibilità di lavorare part time, per poter dedicare alla mia piccolina il tempo che merita.

Sembra incredibile ma durante il colloquio i referenti delle risorse umane, e poi anche quella che adesso è la mia supervisor, mi hanno chiesto di mia figlia, due o tre domande veramente interessate che mi hanno fatto capire che essere una lavoratrice neomamma qui non è affatto un problema, ma una cosa del tutto normale e ben accetta.

In ordine di difficoltà; quali sono stati i primi tre ostacoli più faticosi da superare?

Sinceramente non ricordo di aver dovuto affrontare grandi ostacoli al mio arrivo qui. Sarà che il mio pancione mi ha agevolato nel disbrigo delle pratiche burocratiche nei vari uffici, sarà che gli impiegati qui, quando si trovano dietro a uno sportello, si danno da fare e lo fanno volentieri (o almeno ne danno l’impressione), fatto sta che in poco tempo ho fatto le prime cose come richiedere il codice fiscale, aprire il conto in banca, iscrivermi al centro di salute e trovare un medico di fiducia che seguisse la mia gravidanza. Forse sono stata fortunata, ma è andato tutto bene e non ho riscontrato mai nessun disservizio.

L’unica vera difficoltà è stata a livello emotivo. Per quanto fossi convinta che quella vita mi stava esaurendo, non è stato facile affrontare il trasferimento, non tanto per il fatto che lasciavo l’Italia, ma perché la mia decisione ha inevitabilmente scosso la mia famiglia. Per settimane, forse mesi, mi sono sentita in colpa per aver dato un dispiacere ai miei, pur nella consapevolezza che secondo me quella era la strada giusta da percorrere in quel momento. Adesso comunque va molto meglio, siamo tutti più sereni e paradossalmente sento e vedo (tramite Skype) la mia famiglia molto più adesso di quanto non avessimo mai fatto prima.

Ripensandoci bene, all’inizio sentivo un po’ di solitudine perché non avevo granché da fare e non conoscevo nessuno. Però devo dire che non mi è dispiaciuto avere del tempo solo per me e poi è normale non avere grandi occasioni di socializzazione se non si lavora o studia. E infatti la situazione è migliorata quando ho iniziato a frequentare la palestra e, soprattutto, quando ho iniziato a lavorare.

La crisi ha colpito anche il Portogallo (forse per certi aspetti di più rispetto all’Italia), perché hai preferito rimanere lì e in che misura la vita è meno complicata rispetto al nostro Paese?

Il Portogallo è stato colpito in pieno dall’ondata di crisi economica, nel 2011 eraDSCN4849 vicino alla bancarotta ed è rientrato nel piano di aiuti triennale stabilito dalla comunità europea. Contro ogni aspettativa è uscito a testa alta da questo piano di aiuti, riuscendo ad innestare un lento processo di ripresa, grazie anche ad alcune manovre determinanti da parte del governo. Senza entrare nello specifico di una tematica piuttosto complessa, guardando la realtà con gli occhi di un semplice cittadino, sto notando che in questo Paese, a differenza dell’Italia, c’è una realtà dinamica e positiva nel mercato del lavoro. Soprattutto se sei un minimo qualificato, le imprese ti cercano e ti contattano tramite Linkedin con una frequenza incredibile. I contratti offerti sono regolari, non esistono tutte quelle varianti che si sono inventati nel nostro Paese per “fregare” al meglio i dipendenti. Inoltre qui il contratto comprende sempre l’assicurazione sanitaria che copre tutte le spese mediche, permettendo a tutti di avere accesso a studi medici e cliniche private, rendendo di conseguenza molto più veloci ed efficienti i servizi sanitari offerti dalle strutture pubbliche.

Essendo un Paese piccolo probabilmente è molto più facile apportare innovazione e informatizzazione nei diversi settori del servizio pubblico. Tante cose già funzionano bene online, ma in generale ho l’impressione che qui sia tutto molto più rapido, anche quando ti presenti a uno sportello pubblico, che sia la banca, la posta, o il centro prelievi dell’ospedale, non ho mai dovuto attendere il mio turno per più di dieci minuti, nel peggiore dei casi.

Si sono inventati un sistema fiscale chiaro, semplice ed efficace per cui tutti sono incentivati a richiedere la fattura ad ogni acquisto contribuendo a ridurre drasticamente l’evasione fiscale (avendo le fatture registrate, oltre alla possibilità di detrazioni fiscali c’è in gioco l’estrazione di un’automobile a fine anno!)

Sicuramente c’è ancora molto da fare anche qui per superare gli strascichi della crisi, gli stipendi restano bassi rispetto alla media europea, ma tutto sommato il costo della vita è contenuto, la qualità piuttosto alta e, a mio avviso, i  servizi sono ottimi. A differenza che in Italia, qui mi capita spesso di sentire commenti positivi sull’efficienza e l’accessibilità dei servizi per i cittadini.

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Pensi di tornare a vivere in Italia? Che emozioni provi nei confronti del nostro Paese?

Non escludo di spostarmi in futuro, o di tornare in Italia, ma per il momento mi godo questa serenità che mi mancava e che ho ritrovato qui a Lisbona.

Sarò banale, ma dell’Italia mi manca il cibo. In Portogallo si mangia benissimo, ma la varietà che abbiamo noi non esiste qui. Ogni tanto andiamo al ristorante italiano (uno di quelli veri e non fasulli!) per ritrovare i prodotti tipici, ma si finisce per spendere sempre troppo. Mi manca avere la possibilità di ordinare una pizza a domicilio che sia buona, economica e con prodotti “normali” (possibile che nel menù quasi tutte le pizze abbiano la carne sopra?!).
Un’altra cosa che mi manca dell’Italia è la tv di cui tanti si lamentano. Stando qui ho dato valore a tutti quei programmi di attualità e approfondimento, ma anche di intrattenimento che qui mancano, nonostante i mille canali e la tv a pagamento. Stesso discorso vale per il cinema, mi manca molto andare al cinema e vedere un bel film italiano, qui i film sono quasi tutti di importazione.

Tornerei volentieri in Italia se le cose iniziassero a funzionare meglio, se il mondo del lavoro desse valore ai giovani senza sfruttarli e se, di conseguenza, la gente avesse un atteggiamento più positivo verso il mondo del lavoro, e la vita in generale. Ora come ora, mi sembra di sentire solo tante lamentele e nessuno sembra essere mai soddisfatto.

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

DSCN4859Vorrei solo precisare che non vorrei far passare il messaggio che, per essere felici, bisogna andare all’estero. Assolutamente no. Credo che ognuno di noi abbia necessità differenti e non bisogna accontentarsi o, peggio ancora, rassegnarsi. Ognuno di noi ha diritto a trovare il proprio posto nel mondo, che sia questo in un paesino di montagna o in una grande metropoli, in Italia o all’estero, per un periodo o per sempre. Abbiamo la fortuna di poter scegliere e poterci spostare con una facilità che fino a qualche anno fa non esisteva. Quindi se la vita non vi soddisfa, datevi da fare per migliorarla!

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