Montalbano, Fb e gli amminchiati

Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.
(Fernando Pessoa)

Montalbano, Fb e gli amminchiati
Un mio scatto

Ho promesso di raccontarvi che cosa ha fatto girare le mie sacre sfere un paio di settimane fa. Eccomi qui a mantenere quella promessa, si parla di Montalbano, dei siciliani e…leggete che è meglio!

Mi trovavo a girovagare allegramente tra le pagine di fb quando, divincolandomi tra cazzate, bufale e santi, ho notato il post di una tipa che non vedeva l’ora di visitare i luoghi di Montalbano. Era già tutto prenotato e mancava pochissimo alla partenza. Questa felice annunciazione si trovava all’interno di un gruppo dedicato ai luoghi dove hanno girato la famosa serie televisiva. Visto che non avevo molto da fare mi sono messa a curiosare tra i commenti al post, fino a strabuzzare gli occhi su questo, scritto da un attempato fancazzista del nord Italia.

“Con tutto il bello della Sicilia perdete tempo con la casa di Montalbano!” E via di faccine che se la ridono a presa di culo.

Sorvolando sul fatto che la ragazza si riferiva a tutta la zona e non solo alla casa intesa come struttura, mi sono permessa di fargli notare che quella parte della Sicilia non può che ringraziare Andrea Camilleri e il suo amato Montalbano, che ha ridato lustro e vita a quel paese. Lui non pare recepire e inizia a elencare una serie di meraviglie siciliane più interessanti da vedere. Aggiunge anche “Non capisco che cosa avete da guadagnare voi con Montalbano, se avete già tutto questo”. Riprovo a spiegare il mio pensiero dicendo che io non ho da guadagnare niente perché vivo a Vienna, ma conosco abbastanza bene la situazione della mia terra e so che Montalbano è servito tantissimo, per dare nuovo vigore e risalto a quella zona. Dopo i primi successi della serie, pian piano, il flusso di turisti è aumentato, i soldi a disposizione sono aumentati, il paese è stato ristrutturato e pullula di gente che lo vuole visitare. Sarà stato merito di quella casa sulla spiaggia? Può essere, ma non vedo come questo possa essere un male. Per una volta che riusciamo a valorizzare e sfruttare una cosa in positivo, che ben venga, cazzo.

Comunque, da lì in poi il delirio. Inizia ad aggiungersi ai commenti una signora di Punta Secca che dice “Mica ci ha portato tanti soldi, e poi a noi che ce ne frega di Montalbano e dei turisti, la vera ricchezza sono le spiagge libere e i parcheggi gratis, il resto lo lasciamo volentieri agli altri. Il suo parere, signora Roberta, è utile quanto una forchetta nel brodo.” Non faccio in tempo ad aprire il suo profilo per vedere chi è questa principessa che mi appare questo annuncio in bella mostra, inserito da lei su airbnb.

Titolone: “RELAX CASA VACANZA” a Punta Secca di Montalbano

Una casa-vacanza con ampio spazio esterno dotata di area solarium attrezzata, vi concede di portare in vacanza anche il vostro inseparabile amico a quattro zampe in tutta sicurezza; a pochi passi dalla mitica “spiaggia di Montalbano” set televisivo della omonima serie -TV.

Montalbano, Fb e gli amminchiati
Il faro di Punta Secca ed io in versione fosforescente!

No, non ci credo, cado in preda ad una crisi isterica con risata annessa, copio il link e lo incollo tra i commenti in risposta alla signora. Lei non sa più cosa scrivere, non argomenta ma dice solo che le ho fatto un favore enorme mettendo il link nei commenti al gruppo. Ma brutta imbecille che imbelle, volevi fare il predicozzo a me quando sei la conferma vivente della mia tesi? Non ci posso credere. Rimango a pensare se risponderle o meno quando arrivano altre notifiche, le leggo.

Un tipo X, di quelli che dal vivo manderesti a cagare in un nanosecondo, scrive “Da noi la fame non esiste e la nostra terra ci nutre di primizie eccezionali che a Vienna non arrivano o se arrivano sono solo gli scarti. La Sicilia è l’unico paradiso terrestre.” Ho riassunto il suo lungo commento e l’ho anche scritto correttamente, altrimenti i vostri occhi sarebbero esplosi. Comincio a rendermi conto che la gente non andava a leggere l’origine della conversazione, ma si limitava agli ultimi commenti inseriti, si faceva un’idea vaga e scriveva di conseguenza. Io ero diventata il mostro che non ama la Sicilia, ne parla male e vive all’estero (cosa che i siciliani non sopportano e difficilmente ti perdonano). Iniziano ad aggiungersi altre persone, a ruota libera, usando frasi del tipo “L’estero l’ha fatta diventare fredda come gli austriaci” e cose simili. Mi arrendo, capisco di avere a che fare con una massa di coglioni e chiudo tutto, bannandoli da fb e dispiaciuta per non avere la possibilità di bannarli dal mondo o incenerirli.

Queste cose, forse lo sapete già, mi fanno incazzare tantissimo. È ormai palese il fatto che i siciliani abbiano un’immagine completamente distorta della loro terra e nessuno si può permettere di contraddirli senza essere aggredito. La cosa che però mi fa roteare maggiormente le sacre sfere è che io, proprio perché amo quella terra (inteso proprio come terra e basta), ho evitato di scriverne l’ultima volta che sono stata lì in vacanza, ad agosto. Ho evitato di scrivere che le meraviglie tanto decantate sono coperte completamente di munnizza. Ho evitato di scrivere che nella riserva naturale protetta di Acitrezza (Paese dei Malavoglia) la fogna scarica a mare da anni perché mancano i depuratori e la merda galleggia sotto gli occhi dei turisti e degli abitanti del posto. Ho evitato di scrivere che la gente è più incivile di come me la ricordassi. Mi sono limitata a fotografare le cose belle, scansando persone e spazzatura. Forse, più che per rispetto, ho taciuto perché me ne vergogno. 

Quindi, ditemi, quella fatta male sono io, che ammetto l’importanza dei soldi portati dai turisti in una terra senza lavoro, o la gente che nega l’evidenza ignorando i problemi? Ma, in fondo, il problema è quella gente! Vorrei aprire una piccola parentesi anche riguardo alle aggressioni di gruppo che avvengono puntualmente sui social. Siete una massa di invertebrati se avete bisogno l’uno dell’altro per sostenere una conversazione. Forse, dico forse, lo fate perché le vostre argomentazioni, da sole, non stanno in piedi? È la famosa legge del branco applicata ai social…che pena.

Sono andata a curiosare per vedere se Montalbano avesse fatto economicamente bene al paese, quindi per verificare se io avessi torto o ragione. Ecco un paio di link che ho trovato.

Turismo da Fiction

Avete letto? Affari aumentati del 300%, un intervistato che dice “A noi i turisti ci piacciono. Portano picciuli (soldi).”

Grazie Commissario Montalbano Qui si parla di 800 mila turisti in più, ed è un articolo del 2013, ad oggi immagino che i numeri siano lievitati ulteriormente.

Montalbano, Fb e gli amminchiati
Noi che ce la spassiamo a Punta secca.

Potrei andare avanti per ore con gli articoli che parlano di quanto Montalbano abbia fatto bene alla Sicilia, ma ve li risparmio e, se volete, potete tranquillamente cercarli su San Google. Voglio concludere dicendo che in una terra deturpata dai propri cittadini, dove la gente non trova lavoro, dove la spazzatura sta prendendo il posto dei fiori e la merda del mare, non accetto che un turista del nord o un siciliano corrotto nell’animo mi vengano a dire che si può fare a meno di Montalbano e dei suoi turisti, provenienti da tutto il mondo. 

E ora, se vi va, commentate e condividete! 😉

Lo stupido può anche dire una cosa giusta,

ma per ragioni sbagliate. (Umberto Eco)

 

 

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Non te lo compro il Grillo Parlante

Parlando con altra gente mi sono resa conto di non essere l’unica persona alla quale è rimasto qui (Sì qui, dove sto indicando 😛 ) un oggetto. Mi riferisco a cose che arrivano dall’infanzia, sono ricordi lontani, tutti un po’ sbiaditi tranne lei, la cosa che volevamo e non ci hanno mai comprato. Quella non sbiadisce anzi, rinnova i colori nel tempo e ci trasforma in beoti se per caso inciampiamo in un sopravvissuto (Per molti di noi è roba vintage eh).

Volete sapere qual è il mio oggetto? Eccolo, è Il Grillo Parlante della Clementoni!

Non te lo compro il Grillo Parlante
Immagine presa da internet

 

Struttura rossa tendende all’arancio, tasti blu, alcuni gialli, alcuni rossi e uno verde. Nella parte superiore c’era un piccolo display nero con le scritte verdi e loro, quelle piccole fessure da dove, per magia, usciva la voce del grillo. Scrivi e premi controllo. Non ricevo, riprovaEsatto. Certo, paragonato alla tecnologia moderna è di una banalità esagerata, però ai miei tempi era il top.  

Ora, considerando che a me, da bambina, non è mancato niente mi chiedo perché i miei genitori siano andati in fissa con la storia che Il Grillo Parlante era una cagata pazzesca e che sarebbero stati soldi buttati. Anche la bambola che pattinava era una cagata pazzesca, lo era anche la finta aspirapolvere che tempestava la casa di pallini bianchi, che aspiravi in soli 45 minuti. Insomma, sono passati tanti anni, potete dirmelo. Avevate qualcosa contro i grilli, vero? Vi sta sulle balle il rosso? Avete l’orecchio sensibile e quella voce elettronica era troppo anche per voi? Oppure vi ricordava pinocchio e temevate che crescessi con un cervello di legno? Si fa per ridere eh, però io, quel grillo parlante, non l’ho mai digerito.

Chissà come mai in tantissimi siamo andati in fissa con un oggetto che non ci hanno mai comprato. E chissà quanti tra voi hanno rimediato al danno comprandolo da adulti. Io non ho ancora avuto modo di inciampare nel mio, però sono sicura che il rischio di acquistarlo sarebbe elevato, se un giorno dovessi trovarmi faccia a faccia con il grillo. Poi penso, e se me lo avessero preso? Oggi ne parlerei con affetto o l’avrei archiviato davvero come una cagata pazzesca? In compenso, quando abitavo in Germania, ho trovato monchhichi e l’ho comprato. Eccolo!

Non te lo compro il Grillo Parlante

 

Mi ricorda la mia infanzia perché, al contrario del grillo parlate, lui è stato mio! Considerate che io appartengo alla classe 1978, ad oggi sono 39 suonati! Dopo i 40 smetterò di dire l’età! 😉

E voi? C’è un oggetto che non vi hanno mai comprato? E uno che amavate alla follia?

Scrivetelo nei commenti al blog, nei commenti su fb, su twitter, scrivetelo con la vernice rossa sull’armadio di casa, ma scrivetelo. Sono molto curiosa! 🙂

 

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Mamme incoerenti e privacy

 


Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto. (Mark Twain)


Devo essere sincera, questo articolo sonnecchia sulla punta delle mie dita da un po’ di tempo, non sapevo se scriverlo perché ho sempre paura di urtare la sensibilità di qualcuno. Poi mi sono detta, ma chi se ne frega?! Urtatevi pure se vi aggrada!

L’argomento oggi tratta di mamme attente, premurose, intelligenti oltre la normale intelligenza (dicono loro) che puntualmente, prima di pubblicare la foto dei loro pargoli, mettono un cuore, una stella, un culo a coprirne la faccia. Inette le mamme che non lo fanno, pazze, prive di scrupolo (dicono loro). Esiste la privacy, santo cielo, tutelate i vostri figli dai mostri che trovate in rete.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Va bene, su questo punto potremmo essere tutti d’accordo, anche se mi chiedo…Quale frenesia allucinante vi impedisce di non pubblicare foto in generale? Non sia mai che un porco possa utilizzare la foto di vostro figlio anche con un culo al posto della faccia. Detto questo, ognuno è libero di gestire i propri figli come crede. Certo, se alcune donne la smettessero di pensare a come lo fanno le altre, sarebbe meglio, però non si può avere tutto dalla vita. A Robbè, qual è il punto? Ecco il punto.

Perché, care mamme, per i vostri figli vale la legge della privacy e della tutela del minore e poi, quando andate in ferie in Africa, in Brasile, in Vietnam etc etc (salute!) cadete preda del demone della fotografia e pubblicate ottomilatrilioni di volti di bambini? Sono minori anche quelli, vanno tutelati anche loro, cosa fa la differenza nella vostra santa testa? Ho provato a riflettere e davvero, non capisco. “Che teneri” scrivete, “Guardate, nonostante siano poveri ridono sempre” scrivete ancora. Vogliamo parlare di tutte le foto di neonati con il buongiorno e la buonanotte che dobbiamo “assupparci” ogni giorno? E le immagini con i bambini malati? Sono spesso vittime in mano a sciacalli del web che confezionano bufale per mamme stordite.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Insomma, senza che vi offendiate, esattamente…dove si colloca la differenza tra il vostro pargolo minorenne e il pargolo di un’altra madre, che spesso non sa nemmeno cosa caspita sia questo Faccialibro? Dove finiscono privacy e intelligenza e inizia la gigantesca portata delle stupidaggini che dite?

Sì, sì…ho finito. 🙂 E comunque, a titolo informativo, io non ho mai messo cuori e culi sulla faccia di mia figlia. O la pubblico per intero o evito di farlo.


Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni.
(Guido Morselli)


 

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Le cassiere a Vienna


Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.

(Albert Einstein)


Le cassiere a Vienna sono simili alle cassiere in Germania. Qualcuno mi dirà che sono simili alle cassiere in Francia, o a quelle in Olanda. Sicuramente però non sono simili alle cassiere in Italia. Non dico che ci debba essere per forza un rapporto simbiotico tra cliente e addetta alla cassa, ma almeno guardami mentre pago. Ehiii, mi vedi, sono sempre io, quella che viene a fare la spesa da voi quasi ogni giorno.

È molto probabile che durante la pratica per diventare LA cassiera, abbiano rifilato a queste povere anime un copione da recitare, e va bene. Però, frasi di circostanza a parte, mi chiedo che fine abbia fatto la personalità di quell’involucro che armeggia tra spesa e tasti in uno stato quasi catatonico, come se la mente fosse da un’altra parte. Disegniamo il momento.

Puntualmente arrivo alla cassa e con fredda educazione lei (i lui sono in numero inferiore) mi saluta, il più delle volte senza alzare la testa per guardarmi. Inizia a passare la merce fiondandola dalla parte opposta, io so già che devo riceverla al volo altrimenti perdo il ritmo e sono spacciata. Sorvoliamo sul discorso discount, lì serve una patente da riempi carrello e lavati di torno, ora! Finito di passare la spesa, anche se dietro di me non c’è un’anima e il nastro è vuoto, mi chiede “È tutto?”. No, ho un prosciutto nella tasca e un cetriolo nel c**o. Certo che è tutto, non lo vedi da sola che È TUTTO? Allora preme un tasto, mi farfuglia il totale (il più delle volte devo leggere perché era troppo veloce, non avrei capito nemmeno in italiano), prende i soldi e mi fanculizza senza guardarmi con uno sterile arrivederci. Ogni giorno lo stesso copione. Quando mi capita di incontrare cassiere che mi guardano e mi salutano senza usare frasi standard, so per certo che non sono austriache.

Tempo fa c’era una cassiera nuova nel supermercato sotto casa mia. Ripeteva il copione come una brava scolara, non alzava la testa nemmeno se le tiravi i capelli e le urlavi in faccia. A un certo punto era il turno di un suo collega, aveva fatto la spesa e doveva pagare. Lei lo saluta “Salve”, lancia la merce, chiede “È tutto?” e lo tratta come un perfetto sconosciuto. Ma avete lavorato insieme tutto il giorno, porco mondo assassino (Cit. Mio nonno)! Lui, basito, non ha fiatato. Sinceramente non è una cosa che mi dà particolarmente fastidio, lo prendo come spunto per farmi due grasse risate. Però, santo cielo, come è possibile che esista della gente così quadrata? Anche la storia dello scontrino mi commuove. Qui non è obbligatorio prenderlo, quindi ti chiedono sempre “Lo vuole lo scontrino?”. Rispondono quasi tutti di no, io invece lo prendo sempre. La tipa un giorno me lo chiede, io rispondo di sì e lei lo appallottola e lo butta. Non solo non mi vedi, non mi senti nemmeno! Svegliaaa, lo vogliooo!!! Sono ancora qui, mi percepisci?

Le cassiere a Vienna
Immagine presa da internet

Per bilanciare le cose devo dire che in Italia mi è capitato più di una volta un episodio che mi fa girare le sacre sfere all’impazzata. Il centesimo. Nessuno mi dava come resto il centesimo, arrotondavano in automatico. Una volta l’ho chiesto e la tipa mi ha fulminata. Davvero? Davvero vuoi questo centesimo? Certo che lo voglio, è mio! Non è per la cifra, è una questione di principio. In un caso e nell’altro, il povero cliente sta attraversando un periodo davvero triste. Spendere dei soldi per fare la parte di quello che rompe i coglioni non è proprio il massimo. E voi, con quali cassiere dovete condividere la vostra spesa?

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Ho riscoperto le persone


Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano. (Paulo Coelho)


Come molti di voi già sapranno, questo fine settimana sono stata in Italia (in provincia di Verona) per partecipare a un matrimonio. Prima di partire avevo previsto del grasso divertimento, ma non avevo invece previsto le tante rivelazioni che mi si sono prospettate.

Ho conosciuto tanta gente nuova, ho rivisto chi avevo incontrato una sola volta in passato e ho finalmente abbracciato chi conoscevo da tempo, ma non di persona. Sarà che noi emigranti a volte soffriamo tremendamente la nostalgia, sarà che un contesto familiare stimola i rapporti, sarà che erano presenti molte belle persone, ma è stato decisamente un tuffo nella felicità.

Queste situazioni inoltre, secondo il mio modesto parere, aiutano a capire che no, non sei tu ad essere diventato un orso rognoso, è che all’estero (spesso ma non sempre) gli italiani son proprio dei gran coglioni. Per stringere rapporti con la gente del posto serve molto tempo quindi, se due più due fa ancora quattro, in occasioni come questa ti ritrovi assetato di semplici, veri, genuini rapporti umani.

Questo però non è l’unico aspetto che voglio sottolineare, perché la cosa che mi ha davvero stupito è un’altra. Tra le varie persone ho avuto modo di incontrarne alcune che non vedevo da tanto tempo, che non mi avevano lasciato nemmeno un bel ricordo perché l’ultima volta che le avevo incrociate stavamo per fare a cazzotti. Le ho trovate diverse, senza rancori, pronte a un abbraccio. Non l’avrei mai immaginato, giuro. Forse il cambiamento è reciproco, forse in questi anni sono cambiata anche io e quelle vecchie liti mi sembrano così inutili. È bello scoprire che la gente cambia, che migliora, che non sempre gli errori sono inutili se riusciamo a imparare qualcosa. Certo, ascoltando alcune storie ho anche scoperto che c’è gente che non cambia mai, alcuni addirittura peggiorano, e mi dispiace perché si perdono il bello di questa vita, che pare non avere senso quando invece ne ha tanto. Diamo troppa importanza alle cose, agli oggetti che possediamo, però ci stiamo dimenticando la cosa più importante…le persone. Le vedete le persone quando camminate per strada? A parte le vetrine, il cellulare, i vostri piedi perché siete in ritardo e andate di fretta, a parte tutto questo, le vedete?


La voce della vita in me non può raggiungere l’orecchio della vita in te; parliamoci, tuttavia:

per non sentirci soli. (Khalil Gibran)


 

Questo essere tutti social asociali non mi piace più, perché l’unica sensazione che si prova spegnendo pc e cellulare è una voragine infinita di solitudine. Sono stanca di gente che mi scrive Ci dobbiamo vedere 20 volte all’anno ma poi si propone una volta ogni 20 anni. Ho riapprezzato il sapore dei rapporti veri…e mò sò cazzi!

Ho riscoperto le persone
Torri del Benaco

 

Per tutto questo vorrei ringraziare Guido e Marco, perché con il loro amore, la loro unione, hanno trasmesso a tutti noi invitati un senso di appartenenza a qualcosa, la voglia di volersi bene nonostante le differenze e le difficoltà, la bellezza di coltivare ancora dei sogni e la certezza che tutti noi possiamo essere migliori di come eravamo.

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Sesso disagiato

Oggi mi chiedevo, perché nessuno parla mai di sesso? O meglio, perché nessuno parla mai dei disagi che spesso si hanno durante il tentativo di farlo? Mica saremo gli unici prescelti!

Piacerebbe a tutti noi, emigrati di ultima generazione, avere una casa grande, con una cucina grande, con un salone grande, con un bagno grande contenente una vasca grande con un idromassaggio figosissimo. Oh, chissà quante nottate romantiche con il proprio marito, dopo che i pargoli sono andati a letto senza proteste, mentre lui accendeva eccitato candele profumate in camera da letto. E invece no!!!

Rivediamo questa scena per come è in realtà, almeno per noi, da quando viviamo a Vienna.

Spesso, soprattutto all’inizio, bisogna adeguarsi, e noi ci siamo adeguati. Appartamento piccolo, in un bel distretto certo, ma piccolo (aiutatemi a dire piccolo). Dopo una giornata di corse e fatiche cosa c’è di più bello che buttarsi tra le braccia del proprio uomo? Niente, se l’impresa non fosse più ardua che scalare l’Himalaya in ciabatte.

Atto primo, la creatura non ha mai sonno, non vuole andare a letto e quando ci va rimane sveglia a fissare un punto indefinito nel soffitto.

Io: “Che fai ancora sveglia? Dormi!”

Lei: “Non ho sonno.” con lo sguardo tra il sadico e l’alienato.

Ok, ne approfitto, vado a farmi doccia, estirpo peli, metto crema, perdo un’ora e vado a ricontrollare la figlia.

Io: “Ancora sveglia?!” con sgomento e giramento di palle.

Lei: “Ho sete.”

Mi trascino e vado a prendere l’acqua, immaginando di mettere delle gocce di sonnifero nella bottiglia. Torno da lei, beve come se non bevesse da tre mesi, si rimette sotto le coperte e mi ridà la centesima cazzo di buonanotte.

In preda allo sconforto mi verso del vino pensando di aver perso un’altra occasione per stare con mio marito, ma dopo tre secondi sento russare.

Io: “Ma è Totò?” (Sì, il mio cane russa).

Il Babbo: “No, Totò è sotto la mia sedia ed è sveglio.”

È la creatura, dorme! Via di corsa a letto, baci, bacini, bacetti, l’atmosfera si scalda ma…

Sesso disagiato
L’infame

Io: “Babbo, che cos’è questo rumore?”

Il Babbo: “Non lo so.” con leggero scoglionamento.

Io: “È Totò, mi sta rubando le ciabatte”

Il Babbo: “Lo fa per dispetto, lascialo perdere.”

Io: “No, le ciabatte sono nuove, me le rovina. Accendi la luce e prendile.”

Lui accende la luce, cerca le ciabatte ma sono sotto al letto con il cane pazzo. Strisciando sul pavimento tutto nudo le prende, le mette in salvo e torna da me. Proviamo a riprendere da dove abbiamo lasciato.

Io: “Sì babbo, lì mi piace.”

Il Babbo: “Lì dove? Non stavo facendo ancora niente.”

Io: “O mio dio, è Totò! Mi stava leccando, che schifo! Babbo, lo mandi via!?”

Con evidente doppio scoglionamento il babbo prende cane pazzo a colpi di cuscino, lui però non demorde ma scansa il colpo e addenta la stoffa in un angolo, portando il cuscino sotto al letto.

Il Babbo:”È andato via.”

Io: “Non è andato via, ha preso il cuscino. Accendi la luce e recupera quel coso, che ho messo le federe pulite!”

Il Babbo mi fissa, gli occhi crepati di sangue e ira. Per non darla vinta alla belva si infila di nuovo sotto al letto e mette in salvo la merce rubata. Poi torna da me, stavolta la situazione è più difficile da recuperare. Ci lavoriamo su, riusciamo a risalire la china, ce la stiamo facendo…

Io: “Dai babbo!”

Il Babbo: “Vattene Totò”

Io: Dai babbo, non ti fermare cazzo”

Il Babbo: “Aspetta, non sento russare la creatura.”

Rimaniamo immobili, non respiriamo, attimi di silenzio, anche il cane pazzo non si muove (bastardo), poi la sentiamo russare di nuovo. Via libera.

Stavolta serve tutta l’immaginazione del caso per riprendere la corsa, con annesse immagini mentali di Sex and Zen per agevolare la risalita. La belva ci fissa, seduto a terra ai piedi del letto aspetta il momento clou, l’infame. Infatti arriva, sul più bello arriva, ci lecca i piedi, ci morde le chiappe e manda in fumo una tro***ta che avrebbe potuto essere epocale!

Io: “La prossima volta albergo eh!”

Il Babbo: “Sì, la prossima volta albergo”.

Io: “L’infame sta russando.”

Il Babbo: “Stronzo.”

Venti minuti dopo…

Il Babbo “Ci riproviamo?”

Io: “Buonanotte babbo!”

Sesso disagiato
Il babbo e l’infame

 

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La noiosità dei social

Chi mi conosce sa che passo parecchio tempo sui social, sempre alla ricerca di qualcosa di interessante da leggere, pubblicando i miei articoli oppure, semplicemente, condividendo i miei scatti e cercando di trasmettere con immagini quello che a parole sarebbe difficile da descrivere.

Ultimamente però ho le sacre sfere che mi strisciano per terra. Che noia, cazspiterina!

Fb è invaso da tuttologi che non mangiano, non dormono, non lavorano, non vanno nemmeno in bagno per essere sempre lì, sul pezzo, pronti a commentare ogni post, ogni articolo, ogni nuova notizia. Commentare, commentare, commentare e, se non si sa un’emerita ceppa sull’argomento…ancora meglio. Troviamo anche una vasta gamma di indignati speciali, quelli cioè che si scandalizzano per tutto, tutto, tuttissimo.

Poi c’è la figura del troll, che commenta ad cazzum e trova sempre qualche pirla che lo prende sul serio e apre un dibattito infinito che si trasforma in una rissa via etere con minacce di morte e santi tirati giù dal paradiso.

Come se tutto questo non bastasse ci sono le coccinelle che ti portano fortuna solo se condividi, altrimenti devi morì in malo modo. E la gente condivide, ca**o. Ti invade la home di coccinelle e non puoi nemmeno mandarli aff… perché li conosci e ti sembra brutto dirgli che è un’enorme stronzata. E i “Condividi se hai un cuore”? Ma dileguati e fai 100 volte un giro su te stesso, per esser sicuro che non ti orienti, tante le volte ti venisse voglia di tornare.

I bufalari invece meritano la coppa, perché davvero, non è possibile credere ancora a certe sòle, evidenti sòle, stratosferiche sòle, son sòle che si firmano con frasi del tipo “QUELLO CHE NESSUNO VI DIRÀ MAI” o “CONDIVIDETE PRIMA CHE VENGA ELIMINATO DA FB”… e voi ci cascate!

Vogliamo parlare di Instagram? Sembrava un bel posto fino a quando non avete iniziato con i commenti del tipo “Awesome” “Nice” “Top”, ma top un paio di balle, se lo scrivete sotto la foto di una che ha appena perso il gatto. Ma ci siete o ci fate? E il “segui” che mettete con lo scopo di toglierlo una volta ricambiati? Patetici. Non è rimasto un briciolo di spontaneità, un reale interesse verso una foto, una persona, un articolo, un storia personale, un percorso di vita senza grosse pretese. Tutto viene fatto solo se si ha un riscontro in termini di gradimento.

E poi ci sono quelli che ti danno consigli su tutto, cercando bene troverete sicuramente i 10 conigli su come fare la cacca senza sforzo. Ma anche no, voglio imparare da sola guarda, a costo di farmi venire le emorroidi.

E quelle sempre felici? Sì, di solito sono donne. Non può essere, non è naturale, non esiste da nessuna parte una tipa che sorride sempre, che ci dorme con il sorriso e non ha le palle girate nemmeno durante il pre-ciclo. Questa ostentazione di ottimismo (che poi a me pare incoscienza) denota un disagio, sappiatelo. Non ci crede nessuno…cosa? Ci credono in tante? Annamo bene! Però, quelle che si svegliano alle cinque ogni mattina, truccate e pettinate, che alle sei hanno già corso per un trilione di km, hanno fatto la doccia e sono sul divano sorseggiando una tisana calda beh…sono “Top” davvero. Ma solo io mi sveglio con l’alito pesante, i capelli stravolti da una nottata agitata, le ossa rotte e le palle girate?

La noiosità dei social
Immagine presa da internet

E quelle che no, ai figli non urlano mai, potrebbero rimanere traumatizzati a vita. Anche se li trovano con un grande pennello in mano a disegnare piselli sul muro della sala, non si scompongono, e non devi farlo nemmeno tu. Li devi guardare, gli devi sorridere e non devi gridare. E sappi che, se per caso ti scappa un vocalizzo, sei un pessimo genitore perché non si fa, no no no.

Non possono mancare le condivisioni compulsive di aforismi e perle di saggezza, anche se poi, quando leggi chi le condivide, devi correre a comprare il maalox.

La gente non sta bene, non c’è altra spiegazione. Nemmeno io sto bene, lo so. A leggere tutte queste stronzate mi è venuta l’orticaria.

Comunque ve lo dico…questi social iniziano ad annoiarmi davvero tanto, e le poche persone interessanti a poco a poco si ritirano, inermi di fronte al potere distruttivo della massa. Della serie…anche le pulci hanno la tosse, ma almeno prima tossivano in casa loro e non le sentivamo!

 

 

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Verona? Una città da amare.

Vi ho parlato della mia non bellissima esperienza milanese (a parte l’incontro con due persone che è stato più che piacevole), trovate il fattaccio qui Milano, 10 anni dopo…il degrado. Oggi invece vi  voglio parlare della tappa successiva, Verona. Per raggiungerla abbiamo preso un regionale alle 20.25 e, nonostante le condizioni penose dei vagoni, siamo riuscite ad arrivare alla meta senza intoppi. Eravamo solo un po’ stanche, come potete notare dalla foto.

Verona? Una città da amare.

Ci siamo fermate in città due giorni ma sono bastati per capire che Verona è ancora bella come la ricordavo. Il centro è un tripudio di meraviglie da vedere e fotografare, le strade sono pulite e i servizi eccellenti. Persino il parcheggio sotterraneo è riuscito a stupirmi, con le lucine verdi che segnalano i posti ancora liberi (in ogni singolo posto auto) e quelle rosse i posti già occupati. Sembrerà una fesseria ma evita alla gente di girare come trottole alla ricerca di un buco libero. Spostandosi dalla città lo scenario cambia ma l’ordine resta. I paesi limitrofi sono circondati dal verde (curatissimo), non ho visto spazzatura per strada e tutto sembra  funzionare senza troppi intoppi. Potreste dire che è solo l’impressione di chi vive Verona (o provincia) da turista ma conosco molte persone che abitano lì e mi hanno  confermato che si sta bene. Logicamente non sto qui a elencarvi le cose da vedere che ho trovato in centro, ci sarebbe da scrivere un libro. A proposito di libri, avete letto il mio? 🙂 L’estate è un’ottima occasione per dedicarsi alla lettura sfrenata!

Nonostante  il poco tempo a disposizione abbiamo avuto anche il piacere di visitare Gardaland, dove ho creduto di morire facendo il Raptor. Dovevo capire che non faceva per me quando ho tenuto gli occhi chiusi durante il giro nell’Albero di Prezzemolo, attrazione concepita per i bambini. Tanto tempo fa ero decisamente più impavida! Sono riuscita a divertirmi (quasi) senza ansia solo nella giostra di Kung Fu Panda.

Verona? Una città da amare.

Eravamo tutti molto curiosi di scoprire se anche in Italia, come a Vienna, avrei trovato il Wi-Fi pubblico (Sì, fatevela sta risata!). Mi aspettavo di trovarlo a Milano, quasi lo pretendevo da una città così, invece è stata una delusione. In teoria è disponibile, in pratica la registrazione per accedere è una palla infinita e alla fine abbiamo rinunciato. A Verona non c’era, ho trovato un accesso solo il giorno della partenza all’aeroporto, lì per accedere serviva il permesso del Papa, abbiamo rinunciato anche stavolta. Catania; Wi-Fi gratuito chè???

Per le tante persone che mi seguono da Verona e provincia vi lascio il nome del mio parrucchiere preferito. Dopo un intero anno all’estero, avere la mia testa tra le sue mani è stata una goduria! Il negozio è bellissimo e lui è il top, non per niente è mio cugino! 😉 Eccolo>>> Hairfashion Guido (uomo/donna), si trova in via Vertua 5/d Dossobuono (Verona). Se andate, ditegli che vi mando io! 😉

Verona? Una città da amare.

Al momento mi trovo in Sicilia, ma di questa terra ho già abbondantemente parlato. Intanto mi godo la famiglia, il cibo e il mare, quando è pulito. Rientrerò a Vienna il 24 agosto e, sinceramente, mi manca. Sì, ho lasciato lì il babbo e cane pazzo, mi mancherà di più per  questo, però è la prima volta che sto così bene in una città e percepirne la mancanza mi stupisce, in positivo si intende. Alla prossima, ho qualche chicca in mente per voi, devo solo decidere se parlarne o depositare tutto nei cassettini delle esperienze archiviate. 😉

 

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Milano, 10 anni dopo…il degrado.

Non mettevo piede a Milano da dieci anni, dopo averne vissuti lì altri 10. Ero emozionata e curiosa, non sapevo che sensazioni avrei provato dopo così tanto tempo.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.

 

Siamo partite da Vienna alle 17.00 con il bus della Hellö, viaggio molto tranquillo, diverse  soste, Wi-Fi, prese elettriche, bagno funzionante a bordo e aria condizionata. Tutto tranquillo fino alle 03.00 del mattino, quando ci siamo accorte che eravamo decisamente in anticipo. Saremmo dovute arrivare a Milano Lampugnano alle sei del mattino, invece l’autista ha confermato che ci avrebbe lasciate in città alle cinque, quindi un’ora prima. Attimo di panico, perché eravamo rimaste senza telefoni (dopo il confine la linea è sparita) e perché non ricordavo come fosse organizzata la fermata di Lampugnano. Il bus avrebbe proseguito per Genova, quindi ci avrebbe lasciate lì da sole. Usando il Wi-Fi della compagnia cerco la mèta e mi rendo conto che è una fermata per bus turistici con il nulla cosmico attorno, inoltre la metropolitana a quell’ora sarebbe stata ancora chiusa. Spero lo stesso in un bel movimento di gente che va e gente che arriva, immagino di trovare una lunga fila di taxi ad aspettare i turisti e un bar aperto per chi, come noi, giunge presto in città, dopo una notte di viaggio. La realtà si è rivelata peggiore di quello che immaginavo.

Arrivati a destinazione il bus rallenta, varca un ingresso sulla destra completamente avvolto dal buio. Dal finestrino noto sulla sinistra della gente che dorme sulle panchine, le perdo di vista, continuo a fissare il buio davanti a noi. Finalmente giungiamo nel piazzale, lo sgomento. Una sorta di campo profughi con gente che bivacca, fuma, beve birra, fissa il nostro bus. L’autista ci fa scendere e riparte. Mi guardo velocemente intorno e c’eravamo solo noi, circondati da una moltitudine di gente che tutto aveva, tranne che un aspetto rassicurante. Non ci sono luci, non ci sono bar, non ci sono taxi, non mi funziona il telefono, sono fottuta. Due donne sole scaricate in un contesto pericolosissimo. Chiedo ai genitori dell’unica ragazza che è scesa con noi di farmi compagnia cinque minuti, mentre lo faccio intravedo un taxi in lontananza. Lascio con loro mia figlia, inizio a correre come se non ci fosse un domani, attraverso il piazzale mentre si era scatenata una rissa tra immigrati e l’autista di un altro bus stava per essere aggredito. Raggiungo l’auto tra urla e spintoni, supplico il ragazzo del taxi (c’erano altre due ragazze, di lingua inglese, nella mia situazione). Ci carica, lascia lì le altre due ragazze dopo aver chiamato un altro taxi (non so perché non ha voluto caricarle con noi), ci allontaniamo e finalmente mi sento in salvo ma turbata, molto turbata. Ci porta in Piazzale Cadorna, zona decisamente più tranquilla anche a quell’ora. Riprendiamo fiato, mia figlia mi chiede se Milano è tutta così. Le dico di no…almeno, lo spero.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.
Io e mia figlia in Piazzale Cadorna, dopo la paura iniziale.

Credo che quello che è successo a noi e che, a questo punto, succede a tutti gli sventurati che hanno Lampugnano come destinazione, sia una cosa gravissima. Non so cosa sarebbe potuto accadere se non avessi trovato l’unico taxi disponibile, non so come facciano i turisti stranieri a venire fuori da una situazione alla quale non sono sicuramente abituati. Un benvenuto in Italia traumatico, e fidatevi se vi dico che vivere dal vivo quei momenti è più terribile che leggerli in un blog, come state facendo adesso.

E il resto? Come hai trovato la città?

Beh, Milano è sempre bella, però ci siamo fermate un giorno e abbiamo potuto visitare solo il centro, che mi è sembrato più scarno, ma abbastanza in ordine. La cosa che ho trovato in pessime condizioni invece è stata la metropolitana. Stazioni semi fatiscenti, treni vecchi e rumorosissimi. Per parlare dovevamo urlare. Non li ricordavo così e il servizio non si avvicina minimamente a quello viennese. Ho incrociato anche qualche tram e ho notato che i mezzi più nuovi avevano tutti i sedili arrugginiti.

Alla fine ci siamo dirette alla stazione centrale per  prendere un treno  e andare a Verona, anche lì  sgomento. La zona esterna alla stazione è un campo profughi di gente che bivacca e spesso importuna i viaggiatori. Una situazione vergognosa, pericolosa e inaccettabile per una città come Milano. Completamente un’altra esperienza quella che abbiamo vissuto a Verona, ve la racconterò nel prossimo post.

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Nostalgia? No, grazie!

Quando penso ai miei due anni trascorsi in Germania e alla motivazione che mi ha spinta a rientrare in Italia, mi schiaffeggerei da sola.

Vedo una persona che un bel giorno ha trovato il coraggio di compiere l’ennesimo salto. Vedo i gradini che faticosamente ha dovuto salire, anche perché erano alti e lei è bassa. Vedo un grande traguardo che stava per raggiungere, l’ultimo gradino della prima lunga scala, e poi…poi niente, ha fatto dietro front e ha iniziato a scendere. Lo spettacolo è più o meno questo.

“Ho troppa nostalgia di casa, uffiii”, con voce frignante e piedi sbattuti per terra. No, non ce la faccio, mi manca la famiglia, mi manca il mare, mi mancano Biagio Antonacci e Il Volo. Mi manca la gente allegra, mi manca la gente allegra che parla la mia lingua, mi manca la gente allegra che parla la mia lingua e mangia cose buone. Mi mancano i bar, gli aperitivi con gli amici, la cena alle dieci di sera e le sagre di paese.

Nostalgia? No, grazie!

 

E così, quella donna coraggiosa torna a casa e si accorge che i due anni l’hanno cambiata, che quella non è più casa, perché casa è il posto nel mondo che ti fa stare bene, e lei lì non stava più bene. Non bastavano i bar, gli aperitivi, non bastava il mare per cacciare via dalla mente il pensiero fisso di aver fatto un errore madornale. Sentiva solo la mancanza di quello che avrebbe potuto essere e non era stato. Fregata dalla nostalgia, come si frega una bambina quando la si vuole comprare in cambio di un gelato.

Quella donna però, superata la fase terrore del “Mó cosa faccio?”, ha deciso di ritentare il salto, e ce l’ha fatta, oggi ha raggiunto l’ultimo gradino della prima scala. La salita è ancora lunga, forse è giusto dire che la salita è infinita. Avete mai sentito parlare di una vita in discesa? Chiaro, le pendenze che agevolano il percorso ci sono, ma solitamente hanno una lunghezza ridotta.

Volete sapere se soffro ancora di nostalgia? Certo che no! Conservo nel cuore i ricordi, li sogno, li scrivo, a volte mi faccio cullare dal passato, specialmente quando scende la notte. La mattina però mi rivesto di coraggio e lascio a letto le ombre di quell’alito di nostalgia.

Sono arrivata alle ultime pagine del libro “Stagioni diverse” di Stephen King e c’è un passo che mi ha fatto pensare a voi, perché lo so che in tanti state ancora combattendo la vostra battaglia personale contro la nostalgia canaglia. Ve lo riporto, così, per avere uno spunto di riflessione.

“La nostalgia di casa non è sempre un’emozione vaga, sentimentale, quasi piacevole, anche se è così che quasi sempre ce la figuriamo noi. Può essere tagliente come una lama, una malattia non solo metaforica ma anche reale. Può cambiare il modo di guardare il mondo; le facce che si vedono per la strada non sembrano solo indifferenti, ma brutte…forse persino maligne. La nostalgia è una malattia vera…la sofferenza di una pianta sradicata.”

Nostalgia? No, grazie!

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