Il profumo del Natale passato

Il profumo del Natale passato
IO

È di nuovo dicembre, il mese del Natale, dei desideri, della magia. Un buon momento per annusare i profumi del nostro passato. Proverò a elencarli, in ordine sparso, seguendo naso e cuore.

Profumo di caldarroste calde, dure fuori, morbide dentro.

Profumo di incenso e umidità, come nei vecchi oratori che frequentavamo da piccoli, durante le prove del coro o per i preparativi delle recite natalizie.

Profumo di clementine e di arance, quello che poi ti resta sulle mani anche dopo averle lavate.

Il profumo del Natale passatoProfumo di impasto per le scacciate e del suo ripieno (Broccoli, salsiccia, olive nere, tuma…).

Profumo di dolci appena sfornati e di biscotti caldi.

Profumo di salmone da adagiare sui crostini con il burro.

Profumo degli addobbi natalizi, che escono dalla scatola dopo un anno di letargo.

Profumo di camino e di legna bruciata.

Profumo dei cappotti delle anziane signore, quando ti costringevano ad andare a messa la notte di Natale.

Profumo delle guance morbide dei tuoi nonni, quando ti riempivano di baci.

Profumo di noci e noccioline.

Profumo di pandoro e panettone.

Profumo di lenticchie e cotechino.

Profumo di carte da gioco e cartelle della tombola.

Profumo di casa dei tuoi genitori, dei tuoi nonni, di tua zia, dove fatichi a tornare perché quel salto temporale fa troppo male.

Profumo di vento dopo che ha accarezzato la neve e il mare.

Profumo di presepi (viventi e non), di muschio verde e casette di legno.

Profumo di vin brulé

Profumo della carta che nasconde la sorpresa.

Profumo di fiori, quando approfitti delle feste per portarne qualcuno a chi non c’è più.

E infine profumo di nostalgia. Quello che cambia, che non è uguale per tutti e che azzera lo spazio e il tempo facendoci sentire a volte meno soli, a volte invece di più.

Il profumo del Natale passato
Il mio regalo da parte di Babbo Natale.
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Una gloriosa figura di merda

Non ricordo con esattezza l’anno, ma ci aggiriamo intorno al 1995/1996. Il lido Aquarius, come ogni estate, era in fermento. A quei tempi, in fondo sulla destra, c’era la Zona Giovani – non potrei mai dimenticarlo, visto che proprio lì ho perso la verginità, un paio di anni dopo – e la percentuale di carne fresca era altissima. Con il passare del tempo la situazione si è invertita… e infeltrita. Fu un’estate gloriosa, e vi spiego perché. Tra le varie iniziative messe a disposizione dei clienti, quell’anno saltò fuori un concorso per eleggere Miss e Mr Aquarius. Quale fulmine mi attraversò la mente, bruciando l’unico neurone in essere, ancora non lo so; e non lo saprò mai. Fatto sta che decisi di iscrivermi, con coraggio, convinzione e soprattutto insensatezza.

Quell’estate avevo, per la prima volta in vita mia, i capelli cortissimi. Ho impiegato anni per capire sotto quale lunghezza non devo mai scendere, in base alla conformazione del mio viso. In quel caso però, essendo – come vi ho già detto – il primo esperimento, avevo esagerato, superando la linea rossa di confine. Il risultato fu il solo possibile; il mio ovale con quei capelli trovava similitudine con un uovo di Pasqua. Ricordo quando tornai a casa e mio padre aprì la porta. Si limitò a fissarmi e a dire ” Fai schifo”. Lo ricordo come se fosse ieri; da un lato lo capisco, era abituato alla mia folta chioma color rame e si era ritrovato con una sfera arrugginita che diceva di essere sua figlia.

Come se la testa a uovo non fosse sufficiente, decisi di ascoltare i consigli di mia madre per quanto riguardava l’acquisto del costume da indossare durante la sfilata. Ricordo anche quello come se fosse ieri. Pezzo intero, di un tessuto compreso tra la lycra e la flanella; sfondo color carta da zucchero, tempestato di fiorellini variopinti. Una tale merda che solo al pensiero mi sanguinano gli occhi. Tanti anni dopo ci sono cascata di nuovo. Ero incinta, larga bene o male quanto una mongolfiera bifamiliare, dovevo comprare il costume e volevo categoricamente un due pezzi. La mia idea era di prendere un semplice e normalissimo bikini nero, dove lo slip sarebbe rimasto sotto la pancia. Mia madre però si era messa subito sul piede di guerra, perché “No, a mare con me, con quel costume, non ci vieni!”. Visto che ero lì in ferie e non volevo rovinarmele litigando, alla fine ho ceduto, assecondando i suoi consigli. Mi ha fatto comprare un due pezzi premaman rosso con dei profilini color latte scaduto; il Gabibbo accanto a me? Scansati proprio!

Una gloriosa figura di merda
Una mia foto, scattata anni dopo al Lido Aquarius. Guardando in fondo si nota quella che, una volta, era la “Zona Giovani”.

Ma torniamo alla sfilata di quella lontana estate. Per completare il quadro e avere la certezza di raccattare una figuraccia immensa, ho abbinato al costume un paio di zeppe color sabbia. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse per un particolare; io non so camminare sulle scarpe alte. Ancora oggi devo avere ai piedi calzature relativamente basse, e anche con quelle faccio fatica a coordinare i passi. Credo che sia una questione di timidezza, o di psicosi, non saprei. Se per esempio, mentre cammino, mi concentro sui miei passi, perdo subito la capacità di muoverne di nuovi. Le gambe si irrigidiscono, il ritmo saltella e rischio di sbandare in maniera troppo evidente. La soluzione è solo una; quando sono in giro devo pensare a tutto, tranne al fatto che sto camminando. Lo stesso mi succede se ho l’impressione che qualcuno mi stia fissando, o se ho altre persone alle spalle; la paralisi è pronta a tendermi la trappola. Ero così già allora, e sarete d’accordo con me sul fatto che la sfilata no, non era una buona idea.

Io però volevo essere figa come le altre; belle, agili, brave a ballare e a camminare. Volevo vincere quella gara per far breccia nel cuore del tipo palestrato che mi piaceva – solo oggi mi rendo conto che era un cubo mal rifinito – e farlo innamorare di me. La sfilata ebbe luogo, e io mi lanciai su quella passerella arrangiata, appena l’altoparlante sputò fuori il mio nome. Era stato veloce e indolore; ce l’avevo fatta! E non era stato nemmeno così difficile. Almeno… questo è quello che ho pensato fino all’attimo prima di ammirare le riprese video di quell’inglorioso momento. Sembravo un bastone. Un bastone al quale era stata data la carica. La rotazione per girarmi e tornare indietro ricordava tanto un palo della luce quasi sdradicato, che oscilla per il forte vento. E poi quei capelli, quel costume, quelle scarpe; che connubio osceno! Come potete immaginare, nessuno quell’anno si innamorò di me. Gli anni dopo sì, ma quelle  storie le ho già raccontate nel mio libro.

Sapete qual è la cosa bella? È che ho fatto tutto quello per sembrare figa; ma io, figa, lo ero già… e non lo sapevo. Lo ero per il mio modo naturale di essere totalmente scoordinata, per le mie scarpe comode, per le mie risate spontanee, per la freschezza che irradiavo da ogni poro… e non lo sapevo. Ero bella senza bisogno di emulare le altre, e nel mio essere diversa stava la mia unicità… ma non lo capivo. Sono successe tante cose tra quelle tavole di legno che profumavano di mare e di vita; ancora adesso, se chiudo gli occhi, posso distinguere ogni odore, ogni sapore. E… se mi concentro bene… posso sentire ancora la voce al microfono che chiama a sfilare la concorrente Roberta Castelli. È stata una figura di merda, ma non una qualsiasi… era e sarà per sempre una gloriosa figura di merda!

L’estate doveva essere libertà e giovinezza e nessuna scuola e la possibilità, l’avventura e l’esplorazione. L’estate era un libro pieno di speranza. Ecco perché ho amato e odiato le estati. Perché mi hanno fatto venire voglia di crederci. 

(Benjamin Alire Sáenz)

Ora tocca a voi raccontare… 😉

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La pancia non mente

Non scrivo da tanto, e non perché non avessi cosa dire, ma perché c’è poca gente in ascolto. Un ascolto vero, un ascolto sincero, un ascolto che faccia riflettere. Siamo tutti presi da una frenesia surreale, sempre di corsa, sempre impegnati a dimostrare il meglio di noi stessi… ma qual è il meglio? Se togliete l’apparire, se eliminate presenze superflue, condizioni apparentemente necessarie, realtà costruite, cosa rimane?

Rimanete voi, rimane una nuda persona, sola, triste, svuotata, falsa e ingannevole. Siete davvero voi? Siete voi quella figura che vuole dimostrare al mondo quanto gli eventi circostanti siano ininfluenti? Siete davvero voi quella presenza che riesce a galleggiare senza rimanere scalfita?

Ascoltate la pancia, quella non sbaglia mai. Quando avete dubbi, quando la ragione pretende il sopravvento, quando vi ostinate a tenere fede alle responsabilità… interpellate lei… la pancia.

La pancia non mente, non inganna, non deruba, non illude… la pancia riflette la verità… ascoltatela.

Quante vite vi sono state concesse? Una? Una sola? E allora perché state perdendo tempo assecondando utopie?

Siate la differenza, non omologatevi. Guardate chi vi vive accanto con reale interesse. Quando uscite da casa al mattino, non indossate i paraocchi, non spintonate la gente, ma chiedetele se ha bisogno di una mano. Vivete di stimoli, vivete di emozioni forti, riempite lo stomaco di sensazioni travolgenti, pensate che… potete cambiare il mondo. Non date ascolto al vento che accompagna gli eventi, non assecondate questo sapore di automatismo che viene suggerito dagli esperti del futuro. Siate voi stessi, pur dovendo pagare il prezzo delle vostre scelte.

Se sentite l’obbligo di svegliarvi al mattino con i capelli ordinati, il viso levigato, l’alito che profuma di gelsomino, le occhiaie latitanti e l’animo che non vive in subbuglio… forse… dico forse… state solo contribuendo alla disfatta del genere umano. Non dovete essere perfetti, non dovete essere sempre sorridenti, non dovete acconsentire a tutto; dovete solo essere voi stessi. È nel vostro essere vergognosamente sinceri che si cela il focolare della salvezza umana.

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Siete degli “ammucca lapuni”

Questo concetto mi ronza in testa da stamattina, dopo avere letto per l’ennesima volta una delle tante bufale che condividete. Su Wikipedia si può trovare una soddisfacente spiegazione per queste due parole. Eccola…

N’ammucca lapuni è ‘n christianu babbu ca si fa pigghiari ‘n giru facilmenti, quinni ca non avi malizzia e criri zoccu ci rìciunu.

A n’ammucca lapuni si cci pò cuntari quassiasi cosa ca nun havi currispunnenza câ rialità e iddu cci criri e spatti, arressta accussì scioccatu ca comu ‘n picciriddu, nn’arresta câ vucca raputa e di ddocu… “ammucca lapuni”.

Ve la traduco 🙂

Un ammucca lapuni è una persona scema che si fa prendere in giro facilmente, quindi che non ha malizia e crede a ciò che gli viene detto.

A un ammucca lapuni si può raccontare qualsiasi cosa che non abbia corrispondenza con la realtà e lui ci crede e per giunta rimane  così scioccato che, come un bambino, resta con la bocca aperta e, da lì, ammucca (gli entrano in bocca, quindi mangia) lapuni (grosse api).

Questa bella citazione in siciliano serve solo per dire che…siete dei creduloni, ragazzi miei!

Siete degli "ammucca lapuni"
Immagine presa da internet.

Ormai il copione è ben collaudato e la vostra reazione sempre la stessa. Che si tratti di un politico eletto, di uno non eletto, che si parli di tasse, scuola o buste di plastica, voi siete lì ad aspettare lei. Ma lei chi? Lei, lei…

Miss Bufala!

L’accogliete a braccia aperte senza porvi domande, perché quando hanno distribuito il dubbio voi eravate al bar. A stento leggete la notizia, buttate un occhio alla foto e poi partite con lei. Lei chi? Ma lei, lei…

La condivisione compulsiva!

Siete inorriditi, commentate con un “Che schifo” o “Vergogna” e trovate altri ammucca lapuni come voi, che condividono la stessa passione per le bufale.

Devo essere sincera, da alcuni miei contatti me lo aspetto, da altri no, e ci rimango male ogni volta. Cercando di non risultare offensiva, a volte commento il post contaminato allegando il link che spiega perché quella notizia non è vera. Una volta, uno di voi mi ha risposto così.

“Magari questa notizia è falsa, ma chissà quanta gente c’è che lo fa davvero.”

Cioè, state accusando una persona innocente ma non è grave, chissà in quanti lo fanno davvero. Ma vi leggete? Provate a ripetere quello che scrivete a voce alta, magari farete caso a quanto sia gigantesca la portata della ca**ata.

Tempo fa diventò virale la foto di una tipa, colpevole di essere raccomandata perché era la sorella di… Nella realtà la tipa in foto è una famosa attrice e la sorella citata è morta in giovane età per una malattia. Oltre a spararle grosse, create un giro di condivisioni che possono ferire delle persone. Che un politico vi piaccia o no ha poca importanza, questo non vi autorizza a giocare con i suoi affetti, figuriamoci poi se sono morti.

“Eh, ma non lo sapevo” si difende qualcuno. Verificate allora!

Non parliamo poi dell’aspetto grafico e delle frasi che di solito caratterizzano le bufale.

Condividete prima che Fb lo cancelli!!!!!!!!!!!!!!!!!! Un trilione di punti esclamativi, sintomo di serietà.

Quello che nessuno vi dirà!!!!!! E non vi viene il dubbio del perché?

Vergogna!!!!!! E voi a ruota libera…Vergogna…ogna…ogna…

Siete degli "ammucca lapuni"
Immagine presa da internet.

Siete convinti di fare una ribellione di massa intasando le nostre bacheche con le vostre stron*ate, ma questa non è ribellione, è idiozia, e basta. Vi sentite forti quando condividete in ottomila le stesse cose? Io sono terrorizzata quando sono in 5 a pensarla come me, inizio già  a vacillare chiedendomi se sono uscita dalla retta via. Non avete un pensiero vostro? Un’azione generata da uno slancio partito da voi? Come potete pensare di cambiare l’Italia se non siete in grado di riconoscere una bufala da una notizia vera? E non avete alibi, non più, non dopo anni in cui si spiega come riconoscerle!

 

 

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Quando la mia cara “amica” mi ha dato buca a Capodanno

Avevo intenzione di riprendere a scrivere sul blog dopo le feste, poi però, perseguitata dalla domanda fatale Cosa fate a Capodanno?, mi è tornato in mente un episodio. Voglio parlarvi della volta in cui la mia cara “amica” mi ha dato buca, proprio la notte di Capodanno.

Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia. (François de La Rochefoucauld)

Come ho accennato nel mio libro, io e Francesca eravamo amiche dai tempi dell’asilo. Sapete quelle bambine che crescono con voi e diventano le “migliori amiche”? Quelle che Siamo come sorelle. Quelle che, quando parti, si strappano i capelli. Ecco, lei era una di quelle. In totale erano due, oggi non ne è rimasta una.

Quando da Catania mi sono trasferita a Milano, la mia super, migliore, quasi sorella, amica Francesca ha versato calde lacrime. Incerta sul come dovere affrontare la vita senza di me, cercava sempre di ostentare, a parole, l’affetto che ci legava. Nei fatti però trapelava qualche pecca. Non si sa come, ma tutte le volte che tornavo in Sicilia lei aveva giusto il tempo per un caffè, o una birretta veloce. Se rimanevo a Catania per un mese, ed ero fortunata, potevo sperare di incontrarla ben due volte. Considerando che abitavamo a pochi minuti di distanza, era un affarone.

Devo ammettere che la cosa mi dava parecchio fastidio, però mi ripetevo che ero stata io a partire, che il fatto che io fossi in ferie non implicava che lo fosse anche lei. Cercavo di crearle alibi per mettere a tacere l’enorme senso di delusione che mi rodeva dentro.

Quando la mia cara “amica” mi ha dato buca a capodanno

Poi arrivò il 2003, vivevo a Milano da parecchio tempo. Quell’anno nacque mia figlia, sarei andata in Sicilia a Natale, insieme all’Iscariota. Chi è l’Iscariota? Troppo lunga da raccontare, troverete le mie disavventure con questo soggetto nel libro che ho pubblicato. Eccolo.

Torniamo a noi. Una volta stabilita la data del viaggio ho avvisato Francesca, la super amica. Era felice, ma così felice che non stava più nella pelle. Oltre che dalla gioia per la mia presenza, questa volta era estasiata perché avrebbe visto la mia bambina. A volte mi chiedo quante caspita di volte siamo rimasti delusi dalle nostre aspettative. La gente, se fa schifo, fa schifo sempre.

Quell’anno arrivai in Sicilia tenendo tra le braccia la cosa più preziosa che avessi, un frugoletto di appena due mesi che profumava di latte e amore. Passammo il Natale in famiglia, per la notte di Capodanno invece mi ero organizzata con Francesca. Per motivi che non troverete qui, ma sempre nel mio libro, alloggiavamo in un B&B e non in casa dei miei genitori. Il contesto però era perfetto per quella nottata tra amici. La piccola avrebbe potuto dormire senza problemi, e noi avevamo a disposizione un grande salone rustico con un bellissimo camino e tanto verde attorno. Era una  serata che avevamo atteso a lungo, doveva essere perfetta. Avevo provveduto a tutto. Piatti e bicchieri di plastica, tovaglioli a tema, bevande, cibo, tv, musica. Era tutto pronto, non restava che prepararsi. L’appuntamento era nel B&B verso le otto di sera, un paio di ore prima ricevo la telefonata di Francesca.

Lei “Ciao Roberta, che fai?”

Io “Mi sto preparando, voi? Siete pronti per la serata?”

Dimenticavo di dirvi che sarebbe venuta con il suo fidanzato.

Lei “Ecco, a proposito di questo, volevo dirti che ho sentito Pinco Palla e mi ha detto che passeranno la notte di Capodanno a casa di Tizio.”

Io “Quindi?”

Lei “Volevo chiederti se ti va di andare. Potremmo unirci a loro.”

Io “Ma io sono con la bambina, lo sai che non posso partecipare a quel tipo di serate. Troppa gente, troppo caos.”

Lei “Dai che ci divertiamo, la bambina dorme.”

Io “A parte che potrebbe non dormire, ma in ogni caso in quella casa fumeranno tutti, non è fattibile.”

Lei “Ma la chiudiamo in una stanza!”

Questa frase fu una pugnalata. Ricordo ancora la mia faccia basita, riflessa nello specchio che avevo di fronte. La bambina aveva due mesi, poteva succedere qualsiasi cosa e io non l’avrei mai sentita.

Io “Guarda Francesca, io non vengo, se proprio ci tenete, andate voi”

Quando la mia cara “amica” mi ha dato buca a capodanno

Logicamente, mi aspettavo questa risposta.

“Ma no, io voglio stare con te, e poi è tutto organizzato. Tanto, gli altri amici, posso vederli quando voglio.”

Invece disse questo.

“Va bene Roberta, però, se cambi idea, fammi sapere. Ci trovate lì.”

E così venni “ammaronata” di brutto dalla mia super, migliore, carissima, emerita, stronza amica. Trascorsi la mezzanotte con i miei genitori. Mi ha fatto piacere, per carità, però ricordo ancora il rumore che facevano le mie palle, girando  senza sosta.

E la tua amica? Vi starete chiedendo.

La mia EX amica ha provato a telefonarmi il pomeriggio del giorno dopo. Non ho risposto, da quel giorno ho messo tra me e lei un punto grosso quanto il bidone che mi ha regalato. Per un po’ di tempo è andata in giro facendo la vittima, dicendo a tutti quelli che ci conoscevano che ero impazzita, che l’avevo trattata male senza motivo. Poi il tempo le ha tolto anche questo piacere. Nel 2009 mi ha contattata tramite Fb, le ho risposto, pensando che gli anni trascorsi avessero guarito quella ferita. In realtà non lo avevano fatto, e non ho mai più avuto la voglia di rivederla.

Quando provi un gran bene verso una persona, la delusione che deriva dal suo comportamento è proporzionata. Più è sincero l’affetto che provi, più grande è l’amarezza.

Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro.

(Elisabeth Kubler-Ross)

Sono sicura che a tanti di voi sarà capitato qualcosa di simile, se vi va, raccontate pure! 😉

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Tutti a dare consigli…ma i soldi?

I consigli ritenuti più saggi sono sempre quelli meno adatti alla nostra situazione.

(Luc de Clapiers de Vauvenargues)

Navigando in rete ci si imbatte sempre più spesso in consigli di ogni genere. C’è chi vi consiglia che posti nel mondo visitare, chi in quali alberghi figosissimi alloggiare, dove mangiare, cosa mangiare. Poi c’è chi consiglia di seguire i propri sogni sbattendosene delle responsabilità che si hanno, chi ti dice che non importa chi sei e cosa fai ma quello che vuoi. C’è chi vi mostra cosa fare nei fine settimana e chi ha suggerimenti per i vari ponti e festività.

Quello che però nessuno vi dice mai, e sarei felicissima di ricevere una smentita con la soluzione annessa, è…dove diamine dovete andare a prendere i soldi che vi servono per seguire questi consigli.

Non venitemi a dire che non servono soldi perché è un concetto che non trova mai riscontro nella realtà. Per viaggiare servono soldi. Sì, ci sono delle offerte a basso costo ma sempre in posti in cui non andreste mai o in periodi in cui il vostro titolare non vi darebbe le ferie, nemmeno sotto tortura. Prenotare sei mesi prima? Beato chi riesce a programmare con così largo anticipo senza dover attendere l’ok di qualcuno.

Facciamo finta che siamo riusciti a partire, ditemi dove e quando potremmo alloggiare in uno di quei posti fantasticabulosi senza dover vendere un rene. In bassa stagione dite? Cioè, quando non possiamo partire perché stiamo lavorando? Aridaje. Facciamo finta ancora una volta e immaginiamo di avere trovato da dormire. I suggerimenti scovati in rete sui luoghi da visitare sono davvero interessanti, fino a quando non vi cade lo sguardo sui prezzi dei vari ingressi, poi cadono direttamente gli occhi e le palle a terra. Li mortacci vostra, a una famiglia di quattro persone non basterebbe vendere un rene, uno dei quattro dovrebbe anche sacrificare almeno un polmone.

Nulla è più comune di una persona pronta a dar consigli e nulla più raro di una pronta a fornire aiuto.
(Voltaire)

Lascia tutto e viaggia in solitaria dove ti porta il cuore è uno dei consigli più in voga, e va bene per chi non ha vincoli. Molti però hanno figli, genitori anziani da accudire, responsabilità alle quali non ci si può sottrarre. Oppure…lascia il lavoro e occupati solo del tuo sogno! Ok, nel frattempo ci date voi qualcosa da mettere sulla tavola, i soldi per l’affitto, le bollette, etc?

Tutti a dare consigli...ma i soldi?

 

Per quanto belli possano sembrare, la maggior parte di questi consigli sono decisamente utopici, se non vi preoccupate di scrivere anche come si può, materialmente, seguirli. E questo per me non è uno sfogo ma una grande preoccupazione. La gigantesca montagna di suggerimenti per una vita felice rischia di franare, trascinandosi dietro i cadaveri di tutte le persone  che non possono seguirli e per questo covano insoddisfazione. Insoddisfazione che lievita, si espande ogni volta che si apre un articolo zeppo di contenuti elitari. Accade più o meno quello che succede con il bombardamento pubblicitario. Si creano bisogni, che spesso non hanno motivo di esistere, e la gente perde di vista la piacevolezza della propria esistenza. Dire che tutti lo possono fare è mentire, è ingannare, illudere e aspettare che la vita disilluda senza pietà.

Mi piacerebbe vivere come un povero

con un sacco di soldi.
(Pablo Picasso)

 

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Montalbano, Fb e gli amminchiati

Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.
(Fernando Pessoa)

Montalbano, Fb e gli amminchiati
Un mio scatto

Ho promesso di raccontarvi che cosa ha fatto girare le mie sacre sfere un paio di settimane fa. Eccomi qui a mantenere quella promessa, si parla di Montalbano, dei siciliani e…leggete che è meglio!

Mi trovavo a girovagare allegramente tra le pagine di fb quando, divincolandomi tra cazzate, bufale e santi, ho notato il post di una tipa che non vedeva l’ora di visitare i luoghi di Montalbano. Era già tutto prenotato e mancava pochissimo alla partenza. Questa felice annunciazione si trovava all’interno di un gruppo dedicato ai luoghi dove hanno girato la famosa serie televisiva. Visto che non avevo molto da fare mi sono messa a curiosare tra i commenti al post, fino a strabuzzare gli occhi su questo, scritto da un attempato fancazzista del nord Italia.

“Con tutto il bello della Sicilia perdete tempo con la casa di Montalbano!” E via di faccine che se la ridono a presa di culo.

Sorvolando sul fatto che la ragazza si riferiva a tutta la zona e non solo alla casa intesa come struttura, mi sono permessa di fargli notare che quella parte della Sicilia non può che ringraziare Andrea Camilleri e il suo amato Montalbano, che ha ridato lustro e vita a quel paese. Lui non pare recepire e inizia a elencare una serie di meraviglie siciliane più interessanti da vedere. Aggiunge anche “Non capisco che cosa avete da guadagnare voi con Montalbano, se avete già tutto questo”. Riprovo a spiegare il mio pensiero dicendo che io non ho da guadagnare niente perché vivo a Vienna, ma conosco abbastanza bene la situazione della mia terra e so che Montalbano è servito tantissimo, per dare nuovo vigore e risalto a quella zona. Dopo i primi successi della serie, pian piano, il flusso di turisti è aumentato, i soldi a disposizione sono aumentati, il paese è stato ristrutturato e pullula di gente che lo vuole visitare. Sarà stato merito di quella casa sulla spiaggia? Può essere, ma non vedo come questo possa essere un male. Per una volta che riusciamo a valorizzare e sfruttare una cosa in positivo, che ben venga, cazzo.

Comunque, da lì in poi il delirio. Inizia ad aggiungersi ai commenti una signora di Punta Secca che dice “Mica ci ha portato tanti soldi, e poi a noi che ce ne frega di Montalbano e dei turisti, la vera ricchezza sono le spiagge libere e i parcheggi gratis, il resto lo lasciamo volentieri agli altri. Il suo parere, signora Roberta, è utile quanto una forchetta nel brodo.” Non faccio in tempo ad aprire il suo profilo per vedere chi è questa principessa che mi appare questo annuncio in bella mostra, inserito da lei su airbnb.

Titolone: “RELAX CASA VACANZA” a Punta Secca di Montalbano

Una casa-vacanza con ampio spazio esterno dotata di area solarium attrezzata, vi concede di portare in vacanza anche il vostro inseparabile amico a quattro zampe in tutta sicurezza; a pochi passi dalla mitica “spiaggia di Montalbano” set televisivo della omonima serie -TV.

Montalbano, Fb e gli amminchiati
Il faro di Punta Secca ed io in versione fosforescente!

No, non ci credo, cado in preda ad una crisi isterica con risata annessa, copio il link e lo incollo tra i commenti in risposta alla signora. Lei non sa più cosa scrivere, non argomenta ma dice solo che le ho fatto un favore enorme mettendo il link nei commenti al gruppo. Ma brutta imbecille che imbelle, volevi fare il predicozzo a me quando sei la conferma vivente della mia tesi? Non ci posso credere. Rimango a pensare se risponderle o meno quando arrivano altre notifiche, le leggo.

Un tipo X, di quelli che dal vivo manderesti a cagare in un nanosecondo, scrive “Da noi la fame non esiste e la nostra terra ci nutre di primizie eccezionali che a Vienna non arrivano o se arrivano sono solo gli scarti. La Sicilia è l’unico paradiso terrestre.” Ho riassunto il suo lungo commento e l’ho anche scritto correttamente, altrimenti i vostri occhi sarebbero esplosi. Comincio a rendermi conto che la gente non andava a leggere l’origine della conversazione, ma si limitava agli ultimi commenti inseriti, si faceva un’idea vaga e scriveva di conseguenza. Io ero diventata il mostro che non ama la Sicilia, ne parla male e vive all’estero (cosa che i siciliani non sopportano e difficilmente ti perdonano). Iniziano ad aggiungersi altre persone, a ruota libera, usando frasi del tipo “L’estero l’ha fatta diventare fredda come gli austriaci” e cose simili. Mi arrendo, capisco di avere a che fare con una massa di coglioni e chiudo tutto, bannandoli da fb e dispiaciuta per non avere la possibilità di bannarli dal mondo o incenerirli.

Queste cose, forse lo sapete già, mi fanno incazzare tantissimo. È ormai palese il fatto che i siciliani abbiano un’immagine completamente distorta della loro terra e nessuno si può permettere di contraddirli senza essere aggredito. La cosa che però mi fa roteare maggiormente le sacre sfere è che io, proprio perché amo quella terra (inteso proprio come terra e basta), ho evitato di scriverne l’ultima volta che sono stata lì in vacanza, ad agosto. Ho evitato di scrivere che le meraviglie tanto decantate sono coperte completamente di munnizza. Ho evitato di scrivere che nella riserva naturale protetta di Acitrezza (Paese dei Malavoglia) la fogna scarica a mare da anni perché mancano i depuratori e la merda galleggia sotto gli occhi dei turisti e degli abitanti del posto. Ho evitato di scrivere che la gente è più incivile di come me la ricordassi. Mi sono limitata a fotografare le cose belle, scansando persone e spazzatura. Forse, più che per rispetto, ho taciuto perché me ne vergogno. 

Quindi, ditemi, quella fatta male sono io, che ammetto l’importanza dei soldi portati dai turisti in una terra senza lavoro, o la gente che nega l’evidenza ignorando i problemi? Ma, in fondo, il problema è quella gente! Vorrei aprire una piccola parentesi anche riguardo alle aggressioni di gruppo che avvengono puntualmente sui social. Siete una massa di invertebrati se avete bisogno l’uno dell’altro per sostenere una conversazione. Forse, dico forse, lo fate perché le vostre argomentazioni, da sole, non stanno in piedi? È la famosa legge del branco applicata ai social…che pena.

Sono andata a curiosare per vedere se Montalbano avesse fatto economicamente bene al paese, quindi per verificare se io avessi torto o ragione. Ecco un paio di link che ho trovato.

Turismo da Fiction

Avete letto? Affari aumentati del 300%, un intervistato che dice “A noi i turisti ci piacciono. Portano picciuli (soldi).”

Grazie Commissario Montalbano Qui si parla di 800 mila turisti in più, ed è un articolo del 2013, ad oggi immagino che i numeri siano lievitati ulteriormente.

Montalbano, Fb e gli amminchiati
Noi che ce la spassiamo a Punta secca.

Potrei andare avanti per ore con gli articoli che parlano di quanto Montalbano abbia fatto bene alla Sicilia, ma ve li risparmio e, se volete, potete tranquillamente cercarli su San Google. Voglio concludere dicendo che in una terra deturpata dai propri cittadini, dove la gente non trova lavoro, dove la spazzatura sta prendendo il posto dei fiori e la merda del mare, non accetto che un turista del nord o un siciliano corrotto nell’animo mi vengano a dire che si può fare a meno di Montalbano e dei suoi turisti, provenienti da tutto il mondo. 

E ora, se vi va, commentate e condividete! 😉

Lo stupido può anche dire una cosa giusta,

ma per ragioni sbagliate. (Umberto Eco)

 

 

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Non te lo compro il Grillo Parlante

Parlando con altra gente mi sono resa conto di non essere l’unica persona alla quale è rimasto qui (Sì qui, dove sto indicando 😛 ) un oggetto. Mi riferisco a cose che arrivano dall’infanzia, sono ricordi lontani, tutti un po’ sbiaditi tranne lei, la cosa che volevamo e non ci hanno mai comprato. Quella non sbiadisce anzi, rinnova i colori nel tempo e ci trasforma in beoti se per caso inciampiamo in un sopravvissuto (Per molti di noi è roba vintage eh).

Volete sapere qual è il mio oggetto? Eccolo, è Il Grillo Parlante della Clementoni!

Non te lo compro il Grillo Parlante
Immagine presa da internet

 

Struttura rossa tendende all’arancio, tasti blu, alcuni gialli, alcuni rossi e uno verde. Nella parte superiore c’era un piccolo display nero con le scritte verdi e loro, quelle piccole fessure da dove, per magia, usciva la voce del grillo. Scrivi e premi controllo. Non ricevo, riprovaEsatto. Certo, paragonato alla tecnologia moderna è di una banalità esagerata, però ai miei tempi era il top.  

Ora, considerando che a me, da bambina, non è mancato niente mi chiedo perché i miei genitori siano andati in fissa con la storia che Il Grillo Parlante era una cagata pazzesca e che sarebbero stati soldi buttati. Anche la bambola che pattinava era una cagata pazzesca, lo era anche la finta aspirapolvere che tempestava la casa di pallini bianchi, che aspiravi in soli 45 minuti. Insomma, sono passati tanti anni, potete dirmelo. Avevate qualcosa contro i grilli, vero? Vi sta sulle balle il rosso? Avete l’orecchio sensibile e quella voce elettronica era troppo anche per voi? Oppure vi ricordava pinocchio e temevate che crescessi con un cervello di legno? Si fa per ridere eh, però io, quel grillo parlante, non l’ho mai digerito.

Chissà come mai in tantissimi siamo andati in fissa con un oggetto che non ci hanno mai comprato. E chissà quanti tra voi hanno rimediato al danno comprandolo da adulti. Io non ho ancora avuto modo di inciampare nel mio, però sono sicura che il rischio di acquistarlo sarebbe elevato, se un giorno dovessi trovarmi faccia a faccia con il grillo. Poi penso, e se me lo avessero preso? Oggi ne parlerei con affetto o l’avrei archiviato davvero come una cagata pazzesca? In compenso, quando abitavo in Germania, ho trovato monchhichi e l’ho comprato. Eccolo!

Non te lo compro il Grillo Parlante

 

Mi ricorda la mia infanzia perché, al contrario del grillo parlate, lui è stato mio! Considerate che io appartengo alla classe 1978, ad oggi sono 39 suonati! Dopo i 40 smetterò di dire l’età! 😉

E voi? C’è un oggetto che non vi hanno mai comprato? E uno che amavate alla follia?

Scrivetelo nei commenti al blog, nei commenti su fb, su twitter, scrivetelo con la vernice rossa sull’armadio di casa, ma scrivetelo. Sono molto curiosa! 🙂

 

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Mamme incoerenti e privacy

 


Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto. (Mark Twain)


Devo essere sincera, questo articolo sonnecchia sulla punta delle mie dita da un po’ di tempo, non sapevo se scriverlo perché ho sempre paura di urtare la sensibilità di qualcuno. Poi mi sono detta, ma chi se ne frega?! Urtatevi pure se vi aggrada!

L’argomento oggi tratta di mamme attente, premurose, intelligenti oltre la normale intelligenza (dicono loro) che puntualmente, prima di pubblicare la foto dei loro pargoli, mettono un cuore, una stella, un culo a coprirne la faccia. Inette le mamme che non lo fanno, pazze, prive di scrupolo (dicono loro). Esiste la privacy, santo cielo, tutelate i vostri figli dai mostri che trovate in rete.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Va bene, su questo punto potremmo essere tutti d’accordo, anche se mi chiedo…Quale frenesia allucinante vi impedisce di non pubblicare foto in generale? Non sia mai che un porco possa utilizzare la foto di vostro figlio anche con un culo al posto della faccia. Detto questo, ognuno è libero di gestire i propri figli come crede. Certo, se alcune donne la smettessero di pensare a come lo fanno le altre, sarebbe meglio, però non si può avere tutto dalla vita. A Robbè, qual è il punto? Ecco il punto.

Perché, care mamme, per i vostri figli vale la legge della privacy e della tutela del minore e poi, quando andate in ferie in Africa, in Brasile, in Vietnam etc etc (salute!) cadete preda del demone della fotografia e pubblicate ottomilatrilioni di volti di bambini? Sono minori anche quelli, vanno tutelati anche loro, cosa fa la differenza nella vostra santa testa? Ho provato a riflettere e davvero, non capisco. “Che teneri” scrivete, “Guardate, nonostante siano poveri ridono sempre” scrivete ancora. Vogliamo parlare di tutte le foto di neonati con il buongiorno e la buonanotte che dobbiamo “assupparci” ogni giorno? E le immagini con i bambini malati? Sono spesso vittime in mano a sciacalli del web che confezionano bufale per mamme stordite.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Insomma, senza che vi offendiate, esattamente…dove si colloca la differenza tra il vostro pargolo minorenne e il pargolo di un’altra madre, che spesso non sa nemmeno cosa caspita sia questo Faccialibro? Dove finiscono privacy e intelligenza e inizia la gigantesca portata delle stupidaggini che dite?

Sì, sì…ho finito. 🙂 E comunque, a titolo informativo, io non ho mai messo cuori e culi sulla faccia di mia figlia. O la pubblico per intero o evito di farlo.


Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni.
(Guido Morselli)


 

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Le cassiere a Vienna


Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.

(Albert Einstein)


Le cassiere a Vienna sono simili alle cassiere in Germania. Qualcuno mi dirà che sono simili alle cassiere in Francia, o a quelle in Olanda. Sicuramente però non sono simili alle cassiere in Italia. Non dico che ci debba essere per forza un rapporto simbiotico tra cliente e addetta alla cassa, ma almeno guardami mentre pago. Ehiii, mi vedi, sono sempre io, quella che viene a fare la spesa da voi quasi ogni giorno.

È molto probabile che durante la pratica per diventare LA cassiera, abbiano rifilato a queste povere anime un copione da recitare, e va bene. Però, frasi di circostanza a parte, mi chiedo che fine abbia fatto la personalità di quell’involucro che armeggia tra spesa e tasti in uno stato quasi catatonico, come se la mente fosse da un’altra parte. Disegniamo il momento.

Puntualmente arrivo alla cassa e con fredda educazione lei (i lui sono in numero inferiore) mi saluta, il più delle volte senza alzare la testa per guardarmi. Inizia a passare la merce fiondandola dalla parte opposta, io so già che devo riceverla al volo altrimenti perdo il ritmo e sono spacciata. Sorvoliamo sul discorso discount, lì serve una patente da riempi carrello e lavati di torno, ora! Finito di passare la spesa, anche se dietro di me non c’è un’anima e il nastro è vuoto, mi chiede “È tutto?”. No, ho un prosciutto nella tasca e un cetriolo nel c**o. Certo che è tutto, non lo vedi da sola che È TUTTO? Allora preme un tasto, mi farfuglia il totale (il più delle volte devo leggere perché era troppo veloce, non avrei capito nemmeno in italiano), prende i soldi e mi fanculizza senza guardarmi con uno sterile arrivederci. Ogni giorno lo stesso copione. Quando mi capita di incontrare cassiere che mi guardano e mi salutano senza usare frasi standard, so per certo che non sono austriache.

Tempo fa c’era una cassiera nuova nel supermercato sotto casa mia. Ripeteva il copione come una brava scolara, non alzava la testa nemmeno se le tiravi i capelli e le urlavi in faccia. A un certo punto era il turno di un suo collega, aveva fatto la spesa e doveva pagare. Lei lo saluta “Salve”, lancia la merce, chiede “È tutto?” e lo tratta come un perfetto sconosciuto. Ma avete lavorato insieme tutto il giorno, porco mondo assassino (Cit. Mio nonno)! Lui, basito, non ha fiatato. Sinceramente non è una cosa che mi dà particolarmente fastidio, lo prendo come spunto per farmi due grasse risate. Però, santo cielo, come è possibile che esista della gente così quadrata? Anche la storia dello scontrino mi commuove. Qui non è obbligatorio prenderlo, quindi ti chiedono sempre “Lo vuole lo scontrino?”. Rispondono quasi tutti di no, io invece lo prendo sempre. La tipa un giorno me lo chiede, io rispondo di sì e lei lo appallottola e lo butta. Non solo non mi vedi, non mi senti nemmeno! Svegliaaa, lo vogliooo!!! Sono ancora qui, mi percepisci?

Le cassiere a Vienna
Immagine presa da internet

Per bilanciare le cose devo dire che in Italia mi è capitato più di una volta un episodio che mi fa girare le sacre sfere all’impazzata. Il centesimo. Nessuno mi dava come resto il centesimo, arrotondavano in automatico. Una volta l’ho chiesto e la tipa mi ha fulminata. Davvero? Davvero vuoi questo centesimo? Certo che lo voglio, è mio! Non è per la cifra, è una questione di principio. In un caso e nell’altro, il povero cliente sta attraversando un periodo davvero triste. Spendere dei soldi per fare la parte di quello che rompe i coglioni non è proprio il massimo. E voi, con quali cassiere dovete condividere la vostra spesa?

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