Agata: per vivere in Cina serve una dose inquantificabile di sticazzi!

Oggi torniamo con un altro appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Abbiamo il piacere di proporvi l’intervista fatta ad Agata che ci scrive da Shanghai. La ringrazio e vi auguro buona lettura! Roberta

Il momento in cui ho deciso di trasferirmi a Shanghai non me lo ricordo. Non me lo ricordo perchè ero annebbiata dalla confusione, dall’indeterminatezza, dai dubbi.

Mi stavo cagando addosso, ecco. Scusate il francesismo.

Più precisamente, prima di andarci a vivere, la Cina occupava nella mia classifica dei posti da visitare…vediamo, probabilmente il posto numero 167, dopo l’Islanda forse. Di sicuro prima dell’Afghanistan però. Che sono scema, sì, ma non completamente fuori di testa.

Insomma, è stata più che altro una scelta dettata da fattori esterni e non lavorativi: quelli che credono all’amore hanno capito. Quelli che non ci credono (illuminati!) anche. Insomma, le cose vanno come vanno, ci sono arrivata in un modo e ci sono rimasta in un altro, però ho imparato un sacco di cose.

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Per esempio, che la Cina non fa paura. Che anche i Cinesi sorridono. E che io sono più forte di quanto pensassi. Che non è poco, credetemi.

Vivere in Cina non è facilissimo, serve apertura mentale (tanta), spirito di adattamento (molto) e una dose inquantificabile di sticazzi, che è il fattore determinante per viverci senza perdere completamente il senno. Perchè è un paese molto diverso dal nostro, una cultura in cui è difficile entrare, si parla una lingua che spesso ho definito “favella del demonio” e se si vuole capire, imparare, sviscerare tutto e subito, si è destinati al fallimento.

Shanghai è una città dinamica, sempre in movimento, piena di visi, tratti, culture diverse. Fondamentalmente la vetrina della Cina, e forse per questo, una realtà un po’ falsata. Diciamo che Shanghai è Shanghai, la Cina è troppo altro per poterne parlare in generale. In una semplice passeggiata di mezz’ora si possono esplorare centinaia di mondi e modi di vivere differenti. La città delle contraddizioni, credo. Grattacieli, vialoni alberati, negozi di lusso, grandi marchi occidentali, Ferrari e Porsche ad ogni incrocio. Eppure basta addentrarsi di pochi metri in uno dei vicoli che partono dalla bright side e si apre l’universo della Shanghai popolare, vera e verace, umana, misera, sincera. Che poi è quella che ti racconta di una nazione complessa, stratificata, ancora arroccata a quel che resta della tradizione millenaria di un popolo che è stato tirato su a riso e Mao, e che adesso fa i conti con un capitalismo che la sta forse decomponendo nei suoi tratti peculiari.

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Ma sarebbe un discorso troppo lungo e articolato, questo. Meglio tornare allo scopo di questo post, ovvero: si può vivere in Cina per più di qualche ora senza impazzire? Si, eccome.

La vita di un occidentale può essere dolce, tutto sommato. A patto che ci si impegni ad accettare stili di vita e abitudini un po’ bizzarre, senza concentrarsi troppo sulle differenze: coltivare la curiosità è l’arma vincente. State camminando per strada e qualcuno sputa a un centimetro dai vostri piedi? Sticazzi. Avete appena finito di cenare con i colleghi d’ufficio e parte la sonata N°9 per archi e rutti? Sticazzi. Volete fare un giro in un negozio e la commessa vi si appiccica alle chiappe senza mollarvi un secondo e vi si appollaia sulla spalla come un gufo? Sticazzi. Ripetete con me, come un mantra: sti-caz-zi. Fa tutto parte del gioco. La Cina non va capita troppo. Va amata.

Certo, imparare la lingua, almeno un po’, vi renderà il gioco più piacevole. Se i caratteri sono un ostacolo spesso insormontabile, specie per chi come me è partito senza aver mai studiato il cinese, anche solo imparare a parlarla vi schiuderà mondi di umanità altrimenti celati: attenzione però, perchè per quanto potrete impegnarvi, per quanto bene parlerete mandarino, per quanti santi avrete tirato giù dal cielo per imparare i toni, non sarete mai cinesi. Sarete sempre dei (più o meno) simpatici outsiders. Ma verrete apprezzati sempre. I cinesi sanno quanto sia complicata la loro lingua e vi ringalluzziranno di complimenti e lodi sperticate anche se, dopo interi minuti di sforzi e sudori freddi, sarete riusciti a mettere insieme una frase di senso compiuto, “Oggi fa freddo”, tipo. Chiaramente vi stanno prendendo per il culo, ma quello è secondario. L’importante è l’autostima, giusto?

Di tutto questo e di molto altro scrivo un po’ in giro per il web, soprattutto sul sito web Donne che emigrano all’estero, con cui collaboro da qualche mese, e che si focalizza sul punto di vista femminile del vivere in un altro paese, e sul mio blog, che potete trovare all’indirizzo www.abbattetela.it – il blog di cui non sentivate l’esigenza, dove libero tutto il mio profondo disagio mentale, che spesso prescinde dai confini geografici (qui trovate la pagina Fb)

 

Rifarei questa scelta? Se tornassi indietro a 4 anni fa, mollerei la Sicilia un’altra volta per lanciarmi nell’ignoto? Dico di si. Si. Ho avuto momenti di malinconia, tristezze profondissime, lontananza da un mondo in cui la mia dimensione era determinata, certa. Ma ho imparato, ho pianto sulla spalla del mio migliore amico giallo, ho riso, ho mangiato, ho cantato nei peggio ktv di Shanghai, ho lottato contro le mie insicurezze. Alcune le ho battute, altre me le porterò dietro sempre. Però  mi sento più consapevole del fatto che c’è così tanto altro, in giro per il mondo, fuori dal mio paese, che non conosco e che voglio conoscere. Non rimarrò in Cina per sempre, sono sicura che la vita mi porterà ancora in tanti posti. E starò bene, anche grazie al banco di prova cinese.

E Shanghai rimarrà impressa nella mia anima a caratteri cubitali. E’ proprio il caso di dire così.

Aggiungo l’intervista che Agata ha rilasciato ad Aldo di Italiansinfuga (leggi qui), credo ci siano informazioni molto importanti rivolte a chi ha intenzione di espatriare da quelle parti. Roberta

 

4 commenti

  1. Non solo ho riso da morire per la dose di “sti cazzi”, ma credo che sia davvero un articolo interessante! (Certo la voglia di trasferirmi in Cina, ammetto, non ha raggiunto neppur il 2435esimo posto delle cose che mi attirano… ma non credo sia un problema questo 😉 )

  2. Bell’articolo! Riesce a farti capire che anche la Cina ha dei lati positivi, proprio quella Cina che tanta gente critica, ma al contempo ti dice che quei lati positivi bisogna saperli trovare. Come accade un po’ ovunque, d’altronde, ma quando una cultura è decisamente diversa dalla propria diventa un compito più difficile, anche se non impossibile: basta armarsi di tanti, potenti e definitivi “sticazzi”!

    P.s.: ho studiato cinese per un anno, in sé come grammatica non è complessa e infatti da quel punto di vista è una lingua semplice, ma poi arrivano i toni… e capisci che in fondo forse forse ti conviene darti al polacco!xD

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