Anna: “La mia italianità io non la vendo”

Ieri mentre mi trovavo sulla pagina Fb “Donne che Emigrano all’Estero” ho letto il racconto di Anna da Los Angeles e ne sono rimasta molto colpita. Colpita perchè rispecchia il mio pensiero, colpita perchè anche io ho imparato ad apprezzare il mio essere italiana una volta arrivata in Germania, colpita perchè anch’io non venderò mai la mia italianità nè farò finta di essere tedesca. E anch’io ho provato i primi periodi a mescolarmi, a sembrare una di “loro” per non mettere in risalto il mio essere italiana…mi è bastato poco però a capire che non ho nessuna intenzione di diventare come loro! Voglio ringraziare Anna per avermi autorizzata ad inserire nel mio Blog questo racconto. A lei la parola. Roberta

anna

Ultimi due giorni di vacanza in Italia e come al solito mi trovo a dover fare i conti con il momento del distacco. Vorrei poter portare la mia famiglia con me, non dover scegliere fra il “dove” ed il “con chi”. Ma so che non è possibile e che fra poche ore, non solo dovrò chiudere le valigie, ma dovrò anche metter via il mio ruolo di figlia e trasformarmi ancora una volta in quella “donna che deve farcela da sola”.

Perché, senza tanti giri di parole, quando si va via, bisogna spogliarsi l’anima. E’ di questo che si tratta: spogliarsi delle proprie abitudini, dei propri vizi, dei propri affetti, delle proprie paure e dei propri limiti mentali. Ed una volta “nudi” bisogna saper vivere con la propria pelle, nella propria pelle, prima di poter indossare abiti nuovi.
E diventa poi inutile chiedersi se e quanto si è cambiati, perché non sarà possibile quantificarlo e comunque non saremo noi a farlo. Saranno gli altri a stabilirlo, saranno le amicizie che si perdono e quelle che nascono, saranno i risultati di somme e di sottrazioni e di conti improbabili che ci troveremo a fare ogni giorno con la vita.
Io non ho scelto un paese così diverso dal mio: non mi sono dovuta adattare a religioni lontane dal mio sentire, non ho dovuto cambiare vestiti, non ho dovuto far grandi sacrifici alimentari. Ma LA mi ha esposto ed immerso alle responsabilità e mi ha dato nuove consapevolezze. Mi ha insegnato che da viaggi così, non si può proprio tornare indietro. Lo ammetto: quando sono arrivata a Los Angeles volevo sembrare il meno italiana possibile. Volevo imparare l’americano bene e subito. Volevo avere una pronuncia perfetta. E sopratutto volevo evitare quella fastidiosa domanda “where are you from?”, che ti etichetta immediatamente come turista, o ancora peggio, come immigrata.

….Volevo tante cose, in realtà. Ma sopratutto, volevo cose che non conoscevo. Perché l’America, quella che noi immaginiamo, è semplicemente quella che Loro vogliono farci conoscere. Ma le “due Americhe”, spesso e volentieri, non coincidono. E quando ci vivi, questa scoperta fa male.
Questi mesi, questi anni, sono quindi stati un infinito viaggio dentro me stessa.
I posti che ho visitato e le persone che ho conosciuto hanno riscritto le mie idee ed hanno tracciato mappe che, da sola, non avrei mai potuto disegnare. Nonostante l’impegno che ci ho sempre messo.
E’ stata una risalita faticosa lungo un crinale roccioso. E’ stata una partita coi Lego: sono stata smontata e rimontata fino all’ultimo mattoncino. Ma il risultato ottenuto da questo tornado, devo ammetterlo, mi piace. Quando sono arrivata a Los Angeles, ciò che volevo era confondermi, eguagliarmi, disperdermi. Ero arrabbiata. Non con l’America che non mi considerava sua cittadina, ma con il mio paese, che mi aveva tradita e mi aveva mentito, negandomi la possibilità di costruire un futuro. Ed invece, grazie a questo, posso dire di essermi riscoperta fieramente italiana. Ho capito che la diversità culturale va difesa con i denti. Che è proprio quella diversità che rende il mondo così speciale. Ho capito che l’inglese ti permette di non avere barriere….ma volete mettere l’espressività dei nostri dialetti?! E che si, nonostante l’Italia stia annaspando, io, noi, apparteniamo ad una gran bella Nazione.

Ho sentito dire, proprio qui in America, che “tutti, almeno una volta nella vita, vorrebbero essere italiani”, ma questa, davvero, non è una cosa che si compra.

Allontanarmi (non per codardia ma come scelta più difficile che potessi prendere), mi ha dato la possibilità di amare, attraverso gli occhi degli altri, culture che mai avrei sfiorato. Mi ha dato la possibilità di aprire le braccia alle differenze ed insieme sorprendermi di quanto a volte queste, invece, siano nulle. Ma sopratutto, mi ha dato la possibilità di osservare il mio Bel Paese da lontano, di cambiare prospettiva e di riscrivere la mia identità: non ho più una sola casa e non ho più una sola bandiera. Ma ho imparato, più che mai, ad amare chi sono e da dove vengo.
La mia italianità quindi, io non la vendo. E mi tengo stretta la mia lingua e la mia storia, ché nessuna Storia è incredibile come la nostra.

Vi abbraccio ovunque voi siate…
Anna, LA.

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