Annamaria da Zanzibar: una volta che si parte e’ difficile tornare indietro…

Eccoci con un altro appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Abbiamo intervistato per voi Annamaria da Zanzibar. Se siete tra quelli che si trovano già “dall’altra parte” o tra quelli che stanno valutando se partire o meno…beh…sicuramente troverete, in ogni caso, qualche affinità. La ringrazio per il tempo che ci ha dedicato e vi lascio in compagnia della sua storia! Roberta
Ciao Annamaria, parlaci un pò di te…

spice e town 244Mi chiamo Pozzobon Annamaria e sono originaria della provincia di Treviso. Son nata in un piccolo paesino di 2000 abitanti circa con le galline, nella piatta e grigia provincia della Pianura Padana. Dopo una felice e spensierata infanzia, mi son data agli studi classici ed ho pure conseguito un Diploma Universitario in Tecnico di Logopedia. Per parecchi anni ho lavorato coi disabili, in Veneto e Toscana dove mi ero trasferita per amore. L’amore non e’ durato ma io son rimasta a vivere li’, laddove l’italiano e’ nato. Come si suol dire “Ho lavato i miei panni in Arno”.

Quando e’ nata in te la voglia di espatriare e perche’?

Ma il viaggio e’ sempre stato nel mio DNA ed un tarlo si e’ pian piano insinuato in me: il desiderio di partire, di scoprire nuovi mondi, di conoscere altre culture. Inoltre, odiando io l’inverno, cercavo un posto caldo in cui svernare. Avevo ormai raggiunto la veneranda eta’ di 40 anni e mi dicevo: se non ora quando? Una barca non e’ fatta per stare ferma in un porto ma per veleggiare e prendere il largo. Si sa che la fortuna aiuta gli audaci, ma mai avrei pensato di riuscire a partire per le Isole Maldive  e  fare un lavoro di cui non avevo nessuna idea: Capo Ricevimento di un Villaggio Turistico. Mi son lanciata nell’impresa pronta a ritornarmene a casa se le cose fossero andate male. In fin dei conti non avevo nulla da perdere! Nonostante le difficolta’ incontrate non mi sono arresa e l’esperienza e’ stata piu’ che positiva, ridandomi fiducia in me stessa e lasciandomi col desiderio di ripartire. Cosi’ una volta tornata in patria ho mandato curricola a destra e a manca. Il solito colpo di fortuna e mi chiama un famoso tour operator italiano proponendomi di lavorare in Africa: i miei sogni di bambina diventavano realta’. Devo dire di aver pregato tanto perche’ succedesse. Ho passato positivamente il colloquio e son partita alla volta del Kenia. Ho toccato il cielo con un dito  ed ho passato i mesi piu’ belli della mia vita, mesi di scoperta di una terra tanto bella quanto piena di contrasti e contraddizioni. Da li’ ho poi lavorato ancora alle Maldive e poi a Zanzibar, l’isola delle spezie che mi ha stregata ed ha anche rapito il mio cuore. Mi sono infatti innamorata e sposata con un ragazzo di qui, dal quale ho in seguito divorziato, ma questa e’ un’altra storia.

Solitamente si tende ad espatriare in zone più “note”. Come mai la tua scelta è ricaduta su Zanzibar?

Zanzibar mi e’ entrata subito nel cuore dalla prima volta e sentivo che dovevo ritornare, non sapevo come, ma lo volevo fortemente. Cosi’ a forza di dai e dai son stata premiata. I  primi anni qui son stati bellissimi: anni di scoperta, di conoscenza, di arrichimento, di innamoramento.

DSC_0045

Parlaci di Zanzibar. Come si vive? Qual’è la lingua predominante ed è necessario conoscerla bene prima di partire? In che settore si può trovare lavoro? Mi chiedevo anche quanto massiccia sia la presenza di italiani.

Zanzibar e’ un’isola dell’Oceano indiano facente parte della Tanzania, anche se con un proprio governo. E’ un’isola con un mare bellissimo dalle mille sfumature, che vive principalmente di pesca, anche se in questi ultimi anni molti si son dati al turismo, che senza dubbio e’ piu’ redditizio. La popolazione e’composta da neri, arabi ed indiani. A questa negli ultimi 20 anni si e’ unita una cospicua comunita’ di espatriati di tutto il mondo, anche se la fetta piu’ grossa e’ rappresentata dagli italiani. La maggior parte degli expat si occupa di turismo o di attivita’ ad esso correlate, ma non mancano persone che lavorano per NGO, associazioni di volontariato, enti governativi, ospedali, e negli ultimi anni anche fashion business. Si perche’ il fashion business si sta facendo strada anche qui e ci son tanti fermenti che merita tener d’occhio. La lingua parlata e’ lo Swahili, ma l’inglese e’ un must se si vuole lavorare qui soprattutto nel turismo. Molti abitanti locali conoscono l’italiano, che dopo Swahili e inglese e’ la lingua piu’ parlata. Oltre alla nutrita comunita’ italiana, anche moltiDSC_0066 locali parlano la nostra lingua, perche’ tanti sono i turisti italiani, che solitamente non parlano inglese, e  poi perche’ gli italiani sono dei gran caciaroni e amiconi che legano con tutti. Pensate che molti zanzibarini qui parlano con accento milanese o romano. Direi che se si vuol lavorare qui almeno l’inglese bisogna parlarlo. Se si conosce un po’ di Swahili la gente del posto e’ sempre molto contenta perche’ sente che fai un passo nella loro direzione. La cultura Swahili e’ molto diversa dalla nostra; molti sono gli influssi del mondo arabo, a partire dalla religione: qui il 95% della popolazione e’ musulmano. Gli Omaniti han dominato Zanzibar per piu’ di due secoli ed il legame tra i due paesi e’ molto forte. Esiste anche una piccola comunita’ di Indiani, che pero’ e’ molto piu’ chiusa e difficilmente si mescola con il resto della popolazione. In generale il popolo zanzibarino e’ tranquillo e molto amichevole e non e’ difficile che ti aprano le porte di casa loro.

E’ difficile stringere dei rapporti con la gente del posto? 

kendwa 243Per quanto riguarda le amicizie con la gente locale a parer mio, e questa e’ solo la mia opinione, e’ difficile avere delle amicizie profonde, per come intendo io l’amicizia. Diverso e’ il background culturale e questo fa si che la maggior degli espatriati frequenti altri stranieri. Lo stesso discorso vale anche per l’amore, perche’ la nostra idea di coppia e’ completamente diversa dalla loro ed e’ quasi impossibile che l’amore duri nel tempo.

Cosa hai imparato da quest’espatrio?

Che cosa ho imparato dal mio essere espatriata? L’espatrio mi ha insegnato tanto: ad essere forte e a camminare  sulle mie gambe, perche’ so che me la devo cavare da sola in qualsiasi situazione. Vivere in una cultura diversa dalla propria e’ un’esperienza che consiglio a tutti perche’ ti porta a guardare il mondo da una prospettiva diversa, a mettere in discussione i propri valori, ad apprezzare le cose che diamo per scontate come  il cibo, l’acqua, la sanita’, ma che in tante parti del mondo non lo sono. Inoltre come donna ho capito di essere fortunata perche’ nel terzo mondo spesso le donne valgon meno delle mucche, buone solo a far figli e a sgobbare come mule. Hanno minore accesso all’istruzione ed alla sanita’ e poche o nulle liberta’. Ringrazio il cielo di esser nata in occidente, di aver potuto studiare, lavorare, viaggiare e di scegliere di esser libera, autonoma e indipendente.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Raccontaci per quale motivo hai scelto di farlo.

Per quanto riguarda la collaborazione con il sito web Donne cheDSC_0127 emigrano all’estero” son stata contattata da Katia, la persona che ha ideato la pagina, che cercava collaboratrici in varie parti del mondo che raccontassero di se’ e del proprio essere espatriate, con gioie e dolori che ci accompagnano. Mi e’ piaciuta l’idea di raccontarmi e di confrontarmi con altre donne che vivono problemi simili ai miei. Inoltre le nostre storie possono essere fonte di ispirazione per altre donne che vogliono espatriare ma non sanno come fare, oppure che stanno per farlo ma vogliono consigli sul paese che le ospitera’. Mettere nero su bianco aiuta poi a dipanare la trama della nostra vita e a mettere l’espatrio sotto una luce diversa, facendoci capire che in fondo non siam sole e che non siamo al centro dell’universo, ma solo una parte del tutto. La storia di ognuna di noi, pur nella sua peculiarita’, e’ una storia universale di espatrio al femminile. Ho riflettuto molto sui motivi che ci portano ad espatriare e sul lasciare il proprio paese di origine: c’e’ chi emigra per amore, chi per seguire il proprio compagno, chi per lavoro, nella ricerca di una vita migliore o di quel lavoro che in patria non trova, chi cerca se stesso e chi invece si perde. Lasciare il proprio paese e la propria famiglia e’ sempre doloroso, perche’ li’ son le proprie radici e gli affetti, e capita che alle volte I familiari non capiscano le ragioni della nostra scelta. Io me ne son andata perche’ sono una inquieta di natura, perche’ volevo scoprire il mondo ed il mio paese mi stava stretto.

Torneresti in Italia e cosa provi nei confronti del nostro “Bel Paese”?

Ci son delle cose che proprio non sopporto dell’Italia: l’Italia e’ un paese vecchio, governato male e che lascia poco spazio ai  giovani. Inoltre non esiste meritocrazia e viene premiato il piu’ furbo o chi ha piu’ conoscenze. Queste son le cose che mi indignano. Io poi, alla mia eta’, avrei poche o nulle probabilita’ di trovar lavoro, mentre qui, pur essendo un paese del terzo mondo, posso sempre trovare un lavoro nel campo del turismo. L’Italia mi manca, eccome: mi mancano l’arte, la cultura, le chiacchiere in dialetto con le amiche, mi mancano  la nostra lingua, il cibo, la famiglia. Ma non credo che tornerei a viverci perche’ penso che  non ci sarebbe posto per me. E poi vivendo da tanto all’estero  faticherei a riadattarmi. Mi sento cittadina del mondo ed amo il contatto con gente di altre culture, non potrei vivere solo con italiani.

C’è qualcosa che vorresti dire, prima di salutarci, e che non ti ho chiesto?

DSC_0225Una volta che si parte e’ difficile tornare indietro, perche’ si cambia, perche’ cambia il nostro modo di vedere noi stessi ed il mondo, o comunque la persona che ritorna indietro non e’ piu’ la stessa di quando e’ partita. Io personalmente mi sento arricchita da questa eperienza, che almeno una volta nella vita consiglierei a tutti.

2 commenti

  1. Io non ho avuto esperienza dirette…ma indirette si…e anche io mi associo…una fortuna che ti accorgi di avere solo quando riesci a vedere cosa c’è oltre…

  2. Fantastica Annamaria! Anch’io, dopo aver vissuto in Oman, ringrazio di essere nata in occidente: non avevo mai capito quanto fossi libera, finchè non sono ritornata in Italia in vacanza, dall’Oman. Condivido il fatto che non abbia anch’io potuto stringere amicizie profonde con nessuna donna omanita. Di tutti i ipaesi in cui sono stata, questo è il primo in cui non abbia avuto amiche del luogo. Però alla fine ci si adatta, perché lo spirito avventuroso, la voglia di scorpire e capire non ti lascia più tornare indietro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *