Keep calm and smile! #Margherita #Irlanda

Eccoci tornati con un’altra intervista dedicata alla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. L’espatrio di Margherita è frutto di un terribile lutto da dover elaborare, della voglia di non arrendersi allo sconforto cercando di reagire subito in modo positivo…nonostante tutto. La ammiro tanto per questo e le auguro la felicità che merita. Roberta

Ciao Margherita e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Oak field Park -Raphoe
Oak field Park -Raphoe

Ciao Roberta, grazie a te per l’intervista. Io sono Margherita, una ragazza ultra 40enne proveniente dalla Sardegna, diplomata ragioniera, non per scelta ma per necessita’, che pero’ ha sempre amato segretamente lo studio delle lingue, in particolare inglese e spagnolo. Tra l’altro sono figlia di padre Sassarese (Bultei), madre Nuorese (Oliena) ma cresciuta nel Cagliaritano (San Gavino), quindi esposta già da piccola al bilinguismo, perché il dialetto sardo è da considerarsi una lingua a sé. Ed essendo diverso di zona in zona, in casa avevamo la fortuna di sentire i dialetti delle 3 provincie piu’ grandi della Sardegna. Nonostante il Diploma in ragioneria, non ho mai praticato la professione, ho però sempre lavorato nell’ambiente dei negozi. Adoro la musica, andare ai concerti quando è possibile, leggere e cucinare quando ho tempo, e viaggiare, quando ho i soldi… Sono una persona molto positiva, istintiva e con un grande senso dell’amicizia e della giustizia ma anche poco paziente e poco parsimoniosa. Ho iniziato poco piu’ di un anno fa a fare yoga e l’ho trovato molto terapeutico. Difficile farne a meno ora. Ho giocato a Basket per 20 anni e lo sport mi ha insegnato che nel gioco anche se perdi poi hai la possibilità, rigiocando, di vincere, esattamente come  nella vita.

In Italia lavoravo da 5 anni come assistant manager nel reparto negozi in una mega resort 5 stelle lusso, dove un caffè costava 8 euro e una prenotazione per una notte diverse migliaia di euro. Un esperienza meravigliosa che mi ha fatto crescere ma mi ha fatto anche capire che la vita va’ vissuta oltre il lavoro. Col trasferimento in Irlanda mi sono trasformata in cameriera al bar prima e room service successivamente, per poi tornare al mio primo amore professionale: i negozi.

Sardegna
Sardegna

Sono mamma di due bimbi che amo più della mia vita e che si chiamano Marco e Luca. Il primo ha 9 anni e il secondo 5. Sono diversi come il giorno e la notte. Riassumendo: Marco testardo e sensibile come me e intelligente e pratico come il padre. Luca e’ piagnone e pazzerello come la mamma, spiritoso e deciso come Conor, il babbo. Quest’ultimo è l’uomo che mi sopporta da 10 anni e col quale mi auguro di invecchiare, perché irlandese migliore non potevo trovare. Conor e’ unico, ha una bellissima voce, un grande senso dell’umorismo e fa una pizza buonissima.

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Irlanda?

L’espatrio non era nei miei piani. Ero felicemente sposata con un uomo meraviglioso, facevo un lavoro che amavo e iniziavamo a pianificare una famiglia. Ma una calda mattina di luglio di 12 anni fa una macchina ha invaso la corsia nella quale mio marito viaggiava con la sua moto, uccidendo lui e i nostri progetti, per sempre. E’ stato il dolore più grande che abbia mai provato e da subito ho pregato Dio di non incattivirmi, non volevo odiare la vita e nemmeno quella persona che aveva invaso la corsia, perché lasciar spazio nel mio cuore a sentimenti cosi negativi avrebbe fatto del male sia a me che a Mauro, non lasciandoci proseguire il nostro cammino, in maniera diversa, ma sempre insieme. L’affetto incondizionato della mia famiglia e dei miei meravigliosi amici e’ stato molto curativo. Dopo le prime settimane di smarrimento totale ho iniziato a fare i conti con la realtà e a valutare che opzioni avevo.

E’ una di quelle situazioni in cui, praticamente, hai due possibilità: ti spari un colpo in testa o cambi vita totalmente.

Ed ecco che mi e’ venuta in mente l’Irlanda.  Il Resort per cui lavoravo mandava regolarmente nella stagione invernale lo staff  a lavorare all’estero, in altri hotel della stessa catena, dandoti la possibilità di migliorare l’inglese, quindi proposi io al mio general manager di andare proprio in Irlanda. La mia proposta fu osteggiata dallo stesso grande capo. La sua contrarietà era da attribuirsi solo a questioni logistiche, l’hotel dove andavo a lavorare, per la precisione lo Shelbourne di Dublino, era in uscita dalla catena quindi non mi garantiva vitto e alloggio, mentre l’altro vicino a Londra, che il gran capo fortemente consigliava, mi avrebbe ospitata gratis x tutta la durata del soggiorno. Qualcosa mi spingeva a Dublino e ho fatto fuoco e fiamme per andarci. Son partita con una cara amica che pero’ era una gatta, molto indipendente…quindi era la compagnia giusta, nel senso che io stavo espatriando soprattutto per provare a me stessa che ero forte anche lontana dalla mia meravigliosa famiglia e dai miei incredibili amici, che dopo la morte di Mauro non mi avevano mai abbandonato. Quindi avevo proprio bisogno di una persona cosi, che non facesse affidamento su di me e viceversa.

Ricominciai da zero, svuotando posaceneri e caricando lavastoviglie nel bar del centralissimo Hotel di Dublino. Il mio contratto di un mese è stato prolungato di parecchio, dandomi la possibilità  di stare a Dublino più del tempo pattuito con il gran capo del resort sardo, quindi ho lasciato la mia posizione al resort per diventare cameriera al room service, sempre dello Shelbourne, finché non hanno chiuso per ristrutturazione dopo circa due anni.  Nel frattempo io ho iniziato a frequentare il mio attuale compagno che e’ poi diventato il padre dei miei due meravigliosi bimbi. Abbiamo provato a vivere in Italia ma dopo la nascita del nostro primo bimbo siamo tornati in Irlanda, stavolta al Nord vicino alla favolosa famiglia del mio compagno. Qui e’ nato il nostro secondo bimbo. Abbiamo comprato casa due estati fa. Viviamo a Derry, meglio conosciuta come London-derry o la citta’ del trattino, nell’Irlanda del Nord, una cittadina di circa 100mila persone attraversata dal fiume Foyle. Grazie a Dio, il passato della guerra civile è quasi solo un ricordo. Gli irlandesi Cattolici con i Britannici Protestanti stanno imparando a convivere insieme senza le bombe. Non e’ cosa facile ma la caparbieta’ di questo popolo meraviglioso son sicura che li ripagherà.

Di cosa ti occupi?

Derry sotto la neve
Derry sotto la neve

Ero una commessa fino a pochi giorni fa, quando ho rassegnato le mie dimissioni, dopo 8 anni al servizio di una compagnia Irlandese che vende dall’abbigliamento al cibo e anche arredamento per la casa.

Mi sono licenziata perché dopo tanti anni lì e dopo aver dimostrato di poter lavorare in tutti i reparti, mi aspettavo di ottenere dei turni più adatti alla mia condizione di madre di bimbi che vanno a scuola. All’ennesimo rifiuto alla mia richiesta di turni mattutini ho consegnato le mie dimissioni e ho lasciato il lavoro, convinta che fosse la cosa migliore per me e per la mia famiglia. Son figlia di un sindacalista, vecchio stampo, che mi ha trasmesso un grande senso della giustizia, son sicura che mio padre mi guarda orgoglioso da lassù. Anche perché lavorando tanti pomeriggi il mio stipendio andava a coprire i costi dell’asilo privato che badava ai bimbi nel doposcuola. Non mi sembrava sensato.

Per fortuna vivo in un paese dove la mia condizione di 40enne (ultra) non e’ un fattore di discriminazione, quindi dopo una pausa, che mi permetterà di seguire il mio bimbo di 5 anni che inizia la prima elementare, mi ributterò nel mondo del lavoro.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

Sicuramente la lingua, all’inizio, almeno per me. Il mio livello di inglese era Scolastico quindi Scarso. Quelle poche certezze che avevo sono sparite una volta che ho iniziato a fare i conti con la pronuncia irlandese.

Lavorare e vivere con italiani non aiuta, per quello i primi due anni per me sono stati poco produttivi, poi quando ho iniziato a frequentare il mio compagno irish lui ha voluto imparare l’italiano e ad impararlo ci ha messo meno tempo di quello che ci ho messo io ad imparare un po’ d’inglese…ma sembra che il merito sia mio… essendo una gran chiacchierona.

Altri ostacoli per me sono stati i pregiudizi. Prima di partire immaginavo gli irlandesi meno propensi alla pulizia di noi italiani, meno preparati a livello medico e troppo proni all’alcol. In tanti anni qui, prima al sud e ora al nord, ho avuto modo di confermarli questi pregiudizi, ma anche di accettarli per ciò che sono oltre la pulizia della casa o la sbornia al sabato sera. Sono un popolo meraviglioso, molto positivo, poco attaccato all’apparenza, e molto pragmatico.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?

Ma oggi come oggi serve la conoscenza della lingua prima di tutto. 12 anni fa quando son approdata in terra irlandese chiudevano un occhio se il livello di inglese era scadente come il mio, adesso no. La crisi ha fatto tabula rasa di tutto, anche di queste concessioni e ha indebolito il potere del lavoratore. Bisogna fare attenzione a non partire alla ricerca dell’Eldorado, soprattutto senza avere una buona conoscenza dell’inglese, almeno parlato. Sicuramente se avessi avuto una laurea mi sarei potuta vendere un po’ meglio al mercato lavorativo, anche se qui c’è la possibilità di fare dei corsi di laurea breve, anche part time durante il tempo libero dal lavoro, qualche azienda ti consente anche di avere extra tempo libero per studiare e frequentare corsi di laurea o di diploma.

Green Castle Donegal
Green Castle Donegal

Beh altre referenze?

Personalmente ho dimostrato di essere una lavoratrice competente, affidabile, leale e sempre molto sorridente. Quest’ultimo, nell’ambiente dove lavoro, o lavoravo…è un aspetto fondamentale ovunque, al resort sardo ero l’immagine del villaggio qui lo ero del negozio, quindi “Keep calm and smile “ direbbero qui.

Come sono i rapporti con gli irlandesi?

I rapporti con gli irlandesi sono fantastici, hanno una grande considerazione di noi italiani, appena dico che sono italiana vedi le loro facce illuminarsi come dei lampioni. Poi la domanda successiva è: cosa ci fai qui sotto questa pioggia quando in Italia splende sempre il sole? Io rispondo sempre: me lo sto ancora domandando…(E qualche risata la strappo..)

Personalmente non ho mai sentito un commento razzista nei miei confronti, né per strada né a lavoro, né tanto meno son stata accusata di essere venuta qua a rubargli il lavoro. Mi sono sentita subito ben integrata, e sarebbe ingiusto prendermene tutti i meriti. Sono un popolo molto accogliente. Il mio compagno e’ irish e anche la sua famiglia, abbastanza numerosa (7 figli, 13 nipoti), mi ha accolto subito come una di loro.

Hanno un concetto diverso dell’amicizia, meno morboso che ha degli effetti ovviamente sia positivi sia  negativi. Sono molto meno fisici, non amano il contatto fisico, come noi italiani, ma ho imparato a prendere dalle persone ciò che mi possono dare…( non del tutto.. ci sto lavorando pero’!) e devo dire che preferisco il loro modo di vedere le cose che l’invadenza.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Beh mi ha cambiato tanto, ha aumentato la mia autostima, la mia positività, la mia poca tolleranza, la mia percezione degli altri. Senza questa esperienza forse non sarei uscita completamente dal lutto elaborandolo in così poco tempo, son sicura che per indole sarei riuscita comunque, ma con tempi diversi…e oggi come oggi il tempo è un grande lusso, ecco perché non va sprecato.

Io e Conor con Elisa al concerto di Londra
Io e Conor con Elisa al concerto di Londra

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”…cosa ti ha spinta a provare anche quest’esperienza?

E’ stato un incontro casuale. Era febbraio e sbirciavo su fb, qualcuno che conoscevo aveva messo un mi piace ad un articolo che parlava di come fare la pizza, scriveva una ragazza da Singapore, Catia, mi ha divertito sia la storia che i commenti e commentai a mia volta…poi la curiosità mi porto’ a leggere anche qualche storia precedente ed è stato subito amore. Nonostante la mia incapacità a scrivere italiano correttamente a me è sempre piaciuto scrivere. Da ragazzina tenevo sempre i miei diari aggiornati con gli eventi quotidiani, sono ancora stipati nella soffitta di mia madre. Katia, la persona che ha inventato e che gestisce la pagina, ha avuto un idea geniale. Ci sono tante pagine che parlano di espatrio, ma di Donne che emigrano mi piace il lato umano, quello più intimo che ogni expat racconta, dalla morte di un genitore alla nascita di un figlio o  la ricerca della casa o di un lavoro ma anche cose divertenti come appunto fare la pizza o andare in gita da qualche parte. Con le lettere di presentazione poi hai la possibilità di conoscere storie meravigliose, c’è ne sono state tante che mi hanno bagnato il viso con le lacrime.
Quindi a febbraio ho inviato una mail con la mia storia e Katia mi ha chiesto di entrare a far parte del gruppo con regolarità. Finora è stato molto terapeutico per me, mi piace mettere su carta ( virtualmente ormai) ciò che mi passa per la testa. Ho avuto così la possibilità di chiedere scusa a mia madre (ahimè a mio padre anche più virtualmente visto che è in cielo) per averla privata della presenza costante dei nipoti, questo forse è l’unico rimpianto che ho da expat e poi ho avuto occasione di raccontare, anche a chi mi conosce da tanto, cose che non sapevano, perché nonostante sia una ragazzina di 43 anni, ne ho combinato di tutti i colori. Adesso poi che il progetto di ingrandisce con il web site diventa ancora più interessante a livello di sfida. Io sono anche molto competitiva quindi queste cose mi catturano subito. Incrociamo tutto ciò che c’è da incrociare per il lancio del web site e state tutti sintonizzati perché sarà un bel movimento di emozioni.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Sardegna
Sardegna

Mi manca la mia famiglia e i miei amici nel quotidiano, mi manca andare a pranzo da mia madre la domenica o una pizza con mia sorella e mio cognato, un caffè con la mia amica a crastulare ( sardo per spettegolare) degli eventi recenti, mi manca andare al mare la domenica e arrostirsi al sole come lucertole. WhatsApp Skype Viber accorciano le distanze ma io sono una molto fisica, come mia mamma, ho bisogno del contatto. Mi manca il mio mare sardo, quel sole e quei cieli stellati che vedi solo li. Mi manca il pesce buono ( la carne è più buona in Irlanda), possibilmente grigliato, con un bicchiere di vermentino fresco. I pomodori buoni, le pesche dolci…potrei elencare per ore. Certo non mi manca l’inefficienza dei servizi, le tasse ingiuste o la strafottenza dei politici. Mi piacerebbe pensare che ci sia futuro per i miei figli lì se, un giorno, scegliessero di andarci a vivere. Personalmente non so se ci tornerei, di sicuro so che non invecchierò in Irlanda, paese adorabile ma troppo freddo per il mio sangue caldo.

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Chiedimi se mi e’ piaciuta l’intervista! Si mi e’ piaciuta molto e mi sono divertita a farla. La prossima quando?

Una cosa l’aggiungo di mio però…un consiglio spassionato, provate a guardare sempre la bottiglia mezza piena, la vita e’ troppo breve per viverla lamentandosi e circondatevi di gente positiva sempre, anche se espatriate, perché non e’ cosa facile lasciare tutto di sana pianta, ci vuole, oltre la conoscenza della lingua, una gran dose di fortuna, senso dell’umorismo e tanta tanta pazienza. Buona vita a tutti. Grazie ancora Roberta.

Dunree nel Donegal
Dunree nel Donegal
Io e Conor a Londra
Io e Conor a Londra

 

 

 

 

 

 

 

Murales più famoso di Derry
Murales più famoso di Derry

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ponte di funi-Carrick a Rede
Ponte di funi-Carrick a Rede
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Vi auguro tanto entusiasmo!!! #Catia #Singapore

Torniamo più cariche di prima con le storie nate dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Si riparte con Catia, che ci scrive da Singapore, molte notizie interessanti per chi fosse interessato a quella “parte di mondo”…e non solo…buona lettura! Roberta

Ciao, ti ringrazio per questa intervista e inizio chiedendoti… Chi è Catia?

Cervia-profumo dei pini
Cervia-profumo dei pini

Grazie a te Roberta per il gentile invito. Sono una ragazza romagnola cresciuta col sapore del mare in bocca e il profumo dei pini nei capelli. Ho trascorso la mia infanzia nella mia amata cittadina, Cervia, e i ricordi più vividi sono legati alla spensieratezza delle vacanze estive, preannunciate dal termine della scuola e dal solleone che segnava l’inizio di una nuova estate al mare, fra la sabbia e gli ombrelloni, gli amici e gli innumerevoli bagni al largo, in pedalone, al ritmo della musica anni ’80 che in quegli anni ci accompagnava rendendo le giornate e quei lunghi mesi ancora più belli e vivaci. Ho sempre portato in cuore, sin da piccola, la consapevolezza che avrei viaggiato: non sapevo esattamente dove e come, ma avrei viaggiato. E con quella consapevolezza ho sognato e sono diventata una persona curiosa, di natura positiva, allegra, un’inguaribile entusiasta che si butta a capofitto nelle cose che deve fare o che deve scoprire, capace di rigenerare le proprie energie e motivazioni.

Sono una persona sincera. Amo osservare, riflettere e risolvere i problemi: più questi ultimi sono complicati e più li prendo di petto, per non trascinarli nel tempo e trovare chiarezza.

Sono anche una persona esigente, prima di tutto con me stessa e poi con gli altri. Mi impegno nelle mie cose e con le persone al cento per cento, e quando capita che qualcosa va storto, allora, sono sofferenze… Pur comprendendo, infatti, che ogni situazione e’ vissuta diversamente a seconda delle infinite variabili del momento e che le persone non sono tutte uguali e si concedono in maniera diversa nell’amicizia, se ritengo che le relazioni non sono portate avanti con l’attenzione e l’impegno necessari, allora, a seconda delle situazioni, divento anche una persona seria e severa e mostro senza remore il mio disappunto, fino a ritirarmi dai giochi quando vedo che la partita e’ persa. E a quel punto non ho piu’ nulla dire.

Ho frequentato il Liceo Arstico P. L. Nervi di Ravenna e poi, sempre nella stessa02 Singapore - Chi Sono citta’, una Scuola di Formazione Professionale di Comunicazione e Design, l’Albe Steiner, che mi hanno permesso di svolgere il mio lavoro diventando Direttore Creativo in agenzie pubblicitarie e in agenzie di branding design, e di realizzare interessantissimi lavori sia in Italia che all’estero.

Lo scontro con il mondo del lavoro in un paese straniero, avvenuto nel 2003 ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, paese in cui ho vissuto per quasi dieci anni, e’ stato abbastanza importante: il modus operandi, gli orari di lavoro, il tipo di responsabilità e la competizione sia in agenzia che sul mercato, hanno decisamente formato e segnato la mia persona, trasformandola in una più determinata rispetto a quella che aveva lasciato l’Italia. Cio’ mi ha aiutato ad ottenere bei risultati sul lavoro ma anche nella vita: mi ha aiutato a capire un po’ meglio cosa desidero e come mi piace portare avanti le mie cose.

Sono una passionale e coltivo diverse passioni, come: scrivere; viaggiare, esplorare e scoprire il mondo; cucinare pesando agli ingredienti con precisione o il perfezionamento della mia ricetta della Pizza fatta in casa; la storia e la genealogia della mia famiglia; Walt Disney e l’incredibile mondo che ha saputo creare oltre che ai suoi cartoni animati sfociando nella più moderna Pixar; i film romantici a buon fine e la mitica Bridget Jones, che non smetterà mai di farmi ridere… Solo per citarne alcuni!

Oggi sono mamma, felicissima, di un bimbo meraviglioso di sedici mesi, nato dopo un duro percorso di Fecondazione Assistita durato quattro anni: un’altra esperienza che mi ha profondamente segnato, vissuta fra la consapevolezza di avere un’importantissima possibilità su cui sperare, e la seria difficoltà sia emotiva che fisica, a cui ci si sottopone e che a volte può portare alla disperazione. Poi e’ arrivato lui, il mio bambino, e mi ha fatto dimenticare tutto diventando il mio sole e la mia luce in ogni attimo di questa mia nuova vita. La mia gioia.

03 Singapore - Catia e BimboMa, sorprendentemente, non mi annullo in lui o per lui, al contrario, mi rinnovo nella forza, nell’energia e nell’entusiasmo ed e’ cosi che mi ripropongo di farlo crescere: felice, entusiasta e indipendente.

Perché hai deciso di espatriare e perché hai scelto Singapore come meta?

Io e il ragazzo, che oggi e’ diventato mio marito, dopo aver osservato l’andamento dell’Italia appena entrata nell’Euro abbiamo capito l’antifona e, conseguentemente, abbiamo deciso che, se avessimo voluto tentare di realizzare alcuni dei nostri sogni e progetti, saremmo dovuti partire per cercare la nostra fortuna all’estero. In quel periodo, subito dopo aver espresso la volonta’ di espatriare, un’offerta di lavoro arrivo’ all’improvviso a mio marito, e questa ci ha portato negli Emirati Arabi: ad Abu Dhabi prima e a Dubai in seguito, molto prima del boom economico. Lì abbiamo vissuto quasi dieci anni e lavorato con grandi soddisfazioni. Tre anni prima avevamo gia’ trascorso un anno scolastico a Edimburgo per studiare l’inglese.

Singapore e’ arrivata altrettanto all’improvviso, quasi tre anni fa, con un’altra interessante offerta di lavoro a mio marito. Pur non volendo lasciare Dubai, che ci aveva permesso di realizzare belle cose, abbiamo deciso che, per il nostro bene, sarebbe stato importante mettere a curriculum anche un’esperienza in Asia e Singapore si sta rivelando all’altezza delle aspettative da diversi punti di vista.

Parlaci di Singapore, città che ospita molti immigrati. Quali sono le caratteristiche necessarie per riuscire a ottenere un discreto benessere economico?

La bellissima, moderna Singapore e’ stata costruita con fatica e determinazione dal grande Primo Ministro Lee Kuan Yew, considerato il Padre Fondatore della Patria e purtroppo spirato il 23 marzo scorso, con lo sgomento del suo popolo e di chiunque ne abbia riconosciuto l’importante opera e leadership.

La sua Singapore e’ stata fondata sulla convivenza di diverse comunità originarie da diversi luoghi dell’Asia che, da generazioni oramai, si sono integrate e naturalizzate nel paese aiutandone lo sviluppo e la messa a punto del sistema che tutt’oggi governa con successo. Singapore e’ folcloristica proprio grazie alle diversita’ etniche del suo popolo: culture, tradizioni e festività che ogni comunità si preoccupa di mantenere vive condividendole e festeggiandole tutti assieme durante le varie Feste Nazionali nell’arco dell’anno. Gli immigrati che arrivano regolarmente devono attenersi alle leggi del paese e rispettare la multiculturalita’ che lo caratterizza.

07 Singapore - By Night

Arrivare a Singapore oggi richiede un poco di attenzione perché la città è molto costosa e le sue regole per l’inserimento nel paese, in generale, sono abbastanza severe. Diciamo che l’ideale sarebbe raggiungere il paese inviati da un’azienda, in questo modo, si avrebbe l’occasione di discutere a priori un pacchetto per il trasferimento incluso di salario, assicurazione sanitaria e benefits che, il più delle volte, e’ vantaggioso. Diversamente, persone con un chiaro progetto in testa possono raggiungere il paese e lanciarsi nella propria avventura, aprire un’azienda a Singapore e’ abbastanza semplice.

Infine, chiunque puo’ arrivare in citta’ e cercare le proprie occasioni, in questo caso pero’ trovare un posto di lavoro potrebbe essere più difficile e soprattutto richiedere un lungo periodo di tempo che, con gli alti costi della vita, può risultare svantaggioso.

Com’è la qualità della vita in una città così variegata?

La qualità della vita a Singapore e’, a mio avviso, molto alta. Questa opinione rimane soggettiva ad ogni modo, perché dipende da cosa una persona cerca e da come essa definisce la sua qualità di vita.

La città offre di tutto: dai locali notturni ai ristoranti più svariati sia in termini di qualità che di prezzi; musei, teatri, concerti e intrattenimenti di ogni genere, che siano naturalistici con passeggiate in parchi lussureggianti o parchi di divertimento a tema; luoghi turistici, aree di Heritage dove si salvaguarda la storia del paese dalle tradizioni all’Architettura, oltre ad essere una città sicura e pulitissima. Inoltre, il paese e’ sempre caldo essendo locato circa all’equatore, le piogge sono contenute in periodi dell’anno e la citta’ e’ protetta da catastrofi naturali, mentre la mente e’ sempre stimolata dal confronto con le varie etnie con le quali si condivide la vita comune, e tanto altro ancora. La vita a Singapore credo sia appagante nonostante le normali difficolta’ quotidiane che, pero’, si riscontrano oggettivamente in qualunque paese si decida di vivere.

Poi c’e’ chi vede la città prettamente per famiglie, c’e’ chi trova l’isola piccola e06 Singapore - Foresta dalla Finestra noiosa e quindi limitante, in diversi pensano che la vita notturna sia praticamente nulla e, probabilmente a ragion veduta, preferiscono altre capitali.

Gli svantaggi di cui posso risentire sono sicuramente: l’umidità, molto alta che condiziona lo stile di vita, a volte e’ impossibile fare lunghe passeggiate all’aperto, gli arti si gonfiano e la pressione precipita; l’avvento annuale dell’Haze, fumi di bruciato derivati dagli incendi di piantagioni di alberi, fra cui gli alberi di Palma, dalle Nazioni vicine, che inondano l’aria di Singapore costringendo la popolazione a limitare l’uscita da casa anche per giorni e giorni; infine non possedere un’auto, cosa molto comune a Singapore a causa dei costi, i mezzi di trasporto sono ottimi, inclusi di una vasta rete di metropolitana, autobus e taxi a prezzi molto accessibili, ma dopo un po’ la mancanza dell’auto si fa sentire, specialmente quando ci sono delle emergenze oppure per andare a fare la spesa e trasportare gli acquisti a casa.

Quali sono gli aspetti che hai maggiormente gradito e cosa invece non ti piace?

Di Singapore ho gradito praticamente tutto. Sono innamorata del suo verde, la citta’ e’ immersa in una splendida, curatissima, foresta tropicale, sono appassionata della sua storia e affascinata dalla sua popolazione, che sto ancora osservando e studiando. Il bimbo ha la possibilità di uscire a giocare all’aperto tutti i giorni e di crescere sereno, mentre io e mio marito ci mettiamo costantemente alla prova e viviamo sempre insieme le nostre piccole e grandi avventure.

05 Singapore - Sotto la PioggiaNon mi piace la percezione più o meno evidente di sufficienza, a volte addirittura di snobbismo, e il palese individualismo che caratterizzano diversi expats a Singapore, proprio laddove le persone, invece, dovrebbero incontrarsi e star bene assieme. E’ come se Singapore desse un poco alla testa e riducesse, a volte, la scelta delle amicizie a una selezione delle persone dettata dal mestiere che esse svolgono e dal luogo in cui queste vivono, il tutto condito da un atteggiamento altezzoso, spesso a prescindere, che e’ completamente fuori luogo.

Per fortuna nell’isola si trovano anche splendide persone, e sono proprio queste che arricchiscono la vita quotidiana valorizzandola profondamente e per sempre. Per loro il mio affetto, rispetto e gratitudine sono infiniti.

Cosa ti manca dell’Italia?

Dell’Italia mi manca: la mia famiglia; la sua bellezza; la sua arte e cultura, e la sua cucina. Mi manca il mio Paese come lo conservo nei ricordi di quando ero bambina.

L’Italia economica, politica e degradata di oggi, invece, non mi manca affatto.

Festeggi un anno di collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”… parlaci di quest’esperienza.

Donne Che Emigrano All’Estero e’ per me una grande e positiva esperienza. Il progetto, ideato da una donna italiana all’estero e aperto alle compaesane che stavano vivendo la stessa esperienza in altri luoghi del mondo, mi e’ apparso una sera mentre leggevo online e ho subito desiderato di farne parte.

E’ stato un esperimento condividere le mie esperienze con quelle delle mie amiche/colleghe: esperienze tanto diverse a seconda dei luoghi in cui viviamo, quanto simili per i coinvolgimenti di gioie e dolori, crescita e difficoltà con cui giornalmente ci confrontiamo, ognuna nel proprio Paese. Condividere poi tutto questo con il resto del mondo online, mettendoci spesso a nudo nella speranza di far del bene, mi ha permesso di conoscerci meglio, di rispettarci e di rafforzare l’orgoglio di chi siamo e di cosa facciamo.

Donne Che Emigrano all’Estero mi ha maturato, ha accresciuto la mia personalità, mi ha dato l’occasione di mettermi in discussione di fronte a tutti, mi ha fatto scoprire la passione per lo scrivere, al di la’ che ci siano o meno delle vere capacita’ per quest’arte, ma soprattutto, mi sprona a pensare, a ragionare, a cercare di parlare con equilibrio per rendere le mie storie comprensibili affinché diventino racconti da poter condividere con tutti. Insomma, un e’ bellissimo coinvolgimento a tutto tondo, una grande avventura che sto vivendo  con viva partecipazione ed entusiasmo.

Tornerai a vivere in Italia?

Forse, un giorno. Ci sono diverse cose che non mi piacciono dell’Italia e ora, che in04 Singapore - Foresta casa c’e’ un bimbo da crescere in un mondo che cambia troppo velocemente, io e mio marito siamo cauti quando parliamo di un possibile rientro.

Da un lato torniamo in vacanza regolarmente più volte l’anno perché abbiamo bisogno di respirare l’aria di casa e delle nostre origini, e crediamo fermamente il nostro bambino debba crescere assorbendo il sapore di tutta la nostra famiglia ma anche dei nostri luoghi e delle nostre tradizioni affinché abbia un’identità e una storia di appartenenza: vogliamo che sappia da dove viene e che si ritrovi nella nostra cultura sentendosi italiano.
Dall’altro, nostro figlio deve diventare un cittadino del mondo affinche’ non si senta mai spaesato, ovunque si trovi e qualunque cosa succeda. E per noi, l’unico modo per rimanere sull’onda degli eventi e’ vivere all’estero, dove si trovano anche più possibilità di lavoro.

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Vorrei fare augurio, ricordando che tutti viviamo fra alti e bassi la nostra vita, qualunque siano le scelte che si sono fatte, che si decida di partire o di restare: non c’e’ giusto o sbagliato, semplicemente c’e’ cosa e’ meglio per ognuno di noi.

Ecco, qualsiasi siano le nostre vite, auguro a tutti tanto entusiasmo, questo e’, a mio avviso, il vero toccasana universale.

A presto!

Catia Singapore

 

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Italia, il capolavoro che abbiamo distrutto #Aurora #Danimarca

Spero abbiate trascorso bene il ponte del 1° maggio (per chi ha avuto la possibilità di farlo). Noi torniamo a proporvi una delle storie nate dalla collaborazione con il sito “Donne che emigrano all’estero”. Oggi a raccontarci il suo espatrio è Aurora dalla Danimarca. La ringrazio e le auguro un grosso in bocca al lupo! Roberta

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Benvenuta e grazie per la disponibilità. La prima domanda serve a conoscerti un po’ meglio. Chi è Aurora?

Bella domanda!! Un anno fa sarei riuscita a risponderti subito e di getto, ora devo rifletterci su. Sono nata e cresciuta a Roma per poi trasferirmi in un paesino sul lago Trasimeno, Castiglione del Lago. Sono una mamma, sono una moglie ma non so cosa voglio fare “da grande”. Da quando sono in Danimarca tutto è cambiato, ho 35 anni e in Italia era come se la mia vita fosse arrivata, qui si ha la sensazione di essere eternamente giovani e di poter fare tutto. Per ora studio il danese, e una volta imparato si apriranno tante porte, ancora non so quale sarà quella che varcherò.

IMG_1060Quando è nata in te la voglia di espatriare e perché?

La voglia di espatriare c’è sempre stata, ma sempre con l’idea di far ritorno in patria,  la curiosità di scoprire come si vive in altre parti del mondo mi attirava tantissimo, questa voglia, questo desiderio c’è ancora adesso dentro di me, se potessi farei le valigie e partirei subito per un’altra meta. Però tra la “voglia” e il “coraggio” c’è differenza, un conto è espatriare in esplorazione un conto è espatriare per trasferirsi per sempre. Il coraggio di espatriare è arrivato per forza di cose, in Italia non riuscivamo ad andare avanti, sia io che mio marito disoccupati e due figli da crescere.

Cosa ti ha spinta a scegliere la Danimarca e di cosa ti occupi?

Ho scelto la Danimarca perché “più facile”, mio marito è danese, qui aveva parenti e amici e abbiamo avuto sin da subito delle buone basi su cui partire per costruire la nostra nuova vita. Per ora non mi occupo di nulla in particolar modo, prendo ogni lavoro che mi capita, ma si tratta sempre di piccole cose, senza il danese trovare lavoro in Danimarca non è semplice. 

Parlaci della difficoltà lingua e di quanto sia facile o difficile integrarsi davvero.

La lingua è terribile, non passa giorno che non mi chieda “ma perché non sono andata in Irlanda? In Scozia?”. E’ uno scoglio veramente grande da superare. Grammaticalmente è molto semplice, simile all’inglese ma la pronuncia è un incubo. Sono qui da quasi 7 mesi e quando i danesi parlano riesco a captare solo poche parole, farsi capire è allo stesso tempo dura. Hanno suoni che al loro orecchio sono diversi ma ti assicuro che per il mio orecchio sono identici invece, quindi puntualmente pronuncio una parola diversa da ciò che volevo dire. Riuscire a parlare e capire il danese è essenziale per l’integrazione, tutti capiscono l’inglese, quasi tutti parlano inglese, ma non si può pensare di integrarsi in un paese senza parlare la loro lingua.

Come sono i rapporti con la gente del posto?IMG_1584

I danesi sono persone molto disponibili, gentili, e sempre pronte a farti un sorriso. Sembra davvero che siano sempre felici, non ho mai visto nessuno che fosse arrabbiato o anche solo nervoso. E questo è contagioso, aiuta anche te ad affrontare la giornata con un sorriso. Legare con loro è invece più difficile. Tutti parlano inglese, ma se vuoi stringere un’amicizia, un rapporto che vada un po’ più in là di una semplice conoscenza devi sapere il danese. Non so se sia per pigrizia, per disinteresse, ma fatto sta che non si sforzano di parlare inglese per poterti conoscere. Quindi i rapporti con la gente del posto per i primi tempi sono piuttosto superficiali, spero che con il tempo, quando inizierò a padroneggiare il danese le cose possano cambiare, ma ad ogni modo i primi tempi in Danimarca se non si parla danese si è molto soli. Vedo mio marito, che per la precisione è danese solo per passaporto e per DNA, è cresciuto in Italia, questa è la prima volta anche per lui in Danimarca, ma parla danese, e lui è riuscito a crearsi un giro di amicizie, ha davvero una nuova vita qui, a volte mi sento un po’ un suo accessorio, il portachiavi di mio marito!

Cosa consiglieresti a chi vuole venire a vivere in Danimarca?

La Danimarca è una paese meraviglioso, che ti offre opportunità, un paese dove ti senti tutelato, un paese onesto fatto di gente onesta. Ma è difficile. Come ho detto la lingua è lo scoglio più grande, sia per la vita sociale sia per la ricerca di un lavoro. Lo consiglio quindi a chi è fortemente motivato, a chi è coraggioso, a chi è pronto a mettersi davvero in gioco. E’ un paese dove si deve fare la gavetta, non si deve partire pieni di grandi aspettative, si parte dal basso, ma è un paese che ti permetterà di crescere e migliorarti.

Immagine1Scrivi per il sito DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Ho iniziato a scrivere per la pagina i primi tempi che ero qui, vedevo così tante cose nuove, la mia testa scoppiava, su ogni cosa che notavo iniziavo a farci sopra tantissimi ragionamenti e considerazioni e mi son detta “perché non raccontarli a qualcuno?”. Così ho chiesto di poter entrare a far parte delle pagina. Mi ha aiutata davvero tanto a sentirmi meno sola.

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

L’Italia mi manca ogni giorno e ogni momento della giornata. E’ parte di me, sono italiana in ogni fibra del mio essere. Potendo scegliere, si, tornerei a vivere in Italia, mi manca il clima, mi mancano le persone, mi manca il cibo, mi manca l’atmosfera. Ma questa scelta non c’è. L’Italia, anzi chi ha governato il nostro Bel Paese e continua a governarlo mi ha portato nella condizione di dover andar via per poter mettere la cena sul tavolo ai miei figli. Per l’Italia provo rammarico e sensi di colpa, sono dispiaciuta, ho il cuore che sanguina quando penso a quanto la nostra terra poteva darci, la storia, l’arte, mari e montagne, paesaggi mozzafiato, l’Italia ha messo in mano nostra un capolavoro e l’abbiamo distrutto. Mi sento solo di dover chiedere scusa a quel meraviglioso stivale. Verso chi l’ha governata, distruggendola e deturpandola provo un rancore e un odio che non credo avrà mai fine.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Posso solo aggiungere in conclusione che nonostante le difficoltà, nonostante la nostalgia di casa, vivere all’estero è un’esperienza che ti cambia dentro, ti arricchisce, è come tornare indietro nel tempo e ripartire da capo.

Questa è la storia di Aurora, cosa ne pensate? Ditelo con un commento! 🙂

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La città delle contraddizioni – Nastasia da #Mumbai

Altro appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Oggi a raccontarsi è Nastasia che ci scrive da Mumbai. Oltre a scrivere per questa pagina, Nastasia si occupa del suo blog, è ancora in fase di “work in progress”, lo potete trovare qui>>> Soulgood Mom. La ringrazio, facendole tanti auguri per la dolce attesa. Roberta

Ciao, inizio, come faccio sempre, chiedendoti…chi è Nastasia?

Sono una giovane donna di 33 anni, avvocato, ora moglie e “mum to be” a tempo pieno, o quasi, che ha deciso di mollare tutto, di lasciare Milano e di trasferirsi a Mumbai con il marito!

Pugliese d’origine, fresca di laurea, tanti anni fa, io e la mia boxerina Gaia10463864_834183236603393_1990650300507841432_n salutammo Lecce, dove adoro tornare, e abbracciammo Milano con cui  ho vissuto un grande amore durato quasi 10 anni.

È lì infatti che vivevo e lavoravo, praticamente senza sosta, come avvocato e dottoressa di studio notarile: i miei ritmi lavorativi erano incredibili,  infatti trascorrevo la pausa pranzo al telefono con i clienti e la notte a studiare i loro casi, week end compresi. Una volta sposata, anche “fissare” una cena con mio marito diventava un’impresa apocalittica. Ma adoravo il mio lavoro e, a dire il vero, ora il Tribunale mi manca un po’!

Come se non bastasse, traslocavo continuamente, e per “colpa” di due delle mie grandi passioni, la musica e l’arte (ho un interesse quasi maniacale per la street art, in particolare) riuscivo a non perdere concerti,  vernissage ed eventi vari, che finivano puntualmente in aperitivi e party. Insomma Milano era la mia città: adoravo passeggiare, fantasticare davanti alle vetrine come Holly a New York con Tiffany, amavo la sua ordinata frenesia, i suoi colori in Autunno, la sua vivacità culturale, ho sempre pensato che l’aria a Milano avesse le bollicine!

Viaggiare, invece, è la mia passione più grande! Per motivi di studio ho vissuto un anno in Portogallo, con delle parentesi della durata di qualche mese in Spagna e in Marocco. Ed eccomi poi in giro per tutta l’Europa, e poi in Thailandia, negli Emirati Arabi, alle Hawaii, in California! Con la mia adorata San Francisco e l’indimenticabile Big Sur… e ora l’India!

Da Milano a Mumbai è stato davvero un cambiamento radicale!

Quando è nata in te la voglia di espatriare e perché?

10387537_728480727271117_3088290546732786199_n Premetto che io mi sento e mi definisco, più che un’ “espatriata”, un’infaticabile “viaggiatrice”, una “nomade” più esattamente ecco: per me essere qui è un altro viaggio, l’ennesimo, un po’ più lungo e faticoso del solito, ma non certo l’ultimo. Un viaggio interiore prima di ogni altra cosa, una sfida pazzesca. La parola “expat”, a dire il vero, non mi piace tanto, trovo che evochi formalismo, burocrazia e difficoltà.

Ad ogni modo, certamente non si può trascorrere tutta la vita a sognare guardando le vetrine per le vie del Quadrilatero della Moda, e ormai il motto di gran parte degli ultra trentenni italiani che hanno voglia di mettere su famiglia, di realizzare un paio di sogni, o di non finire semplicemente in mezzo ad una strada, è “ Va dove ti porta il lavoro!”.

A dicembre 2013 io e mio marito (all’epoca fidanzato), mentre preparavamo l’ennesimo piano d’attacco per affrontare la pressione fiscale alla quale in Italia eravamo sottoposti, io con la mia partita iva, lui free – lance, e quindi, insieme, precari per antonomasia, ci siamo guardati dritti negli occhi e ci siamo chiesti: “Scappiamo?”.

E’ innegabile il fatto che il Bel Paese stia attraversando un momento molto difficile, si respira solo della gran confusione e questo già allora mi impediva di pensare, di progettare, di sognare e di vivere come volevo.

Quindi, con il sorriso sulle labbra e un pizzico di “lucida follia”, abbiamo iniziato seriamente a pensare di lasciare l’Italia, cosa che a breve ci avrebbe portato veramente lontano da tutto e tutti per un bel po’ di tempo.

Cosa ti ha spinta a scegliere questa destinazione e di cosa ti occupi?

Consapevoli che sarebbe stato quasi impossibile trovare subito una città adatta alle esigenze lavorative di entrambi (mio marito Diego è un colorist, in breve si occupa di colorare e migliorare le scene cinematografiche e video), siamo stati noi a cercare l’India, al pari di altre destinazioni.

Mumbai, che è la capitale della produzione e della post-produzione cinematografica, e non, asiatica, era esattamente sulla stessa lista di altre città, di altre mete più blasonate e paradisiache: noi cercavamo luoghi che potessero offrirci delle buone opportunità lavorative e non dei villaggi vacanze a 5 stelle.  Ed eccoci qui!

Dopo mesi estenuanti di mail, “skyppate” e trattative con il capo delle risorse umane, da novembre 2014 mio marito lavora in uno degli studi più importanti dell’Asia per la post-produzione video, dotato di un’attrezzatura che potrebbe far invidia a qualche agenzia californiana!

Purtroppo, come avrete capito, sono stata io a mettere in stand by la professione,11012375_723725937746596_5972460489187774969_n l’India non ha mai aperto le porte alle firme legali straniere, e per il momento mi ritengo assolutamente fortunata perché posso permettermi di seguire i consigli della ginecologa indiana che segue qui la mia complicata gravidanza: niente sforzi e “TAKE YOUR TIME”! Un lusso al quale, in Italia, nostro malgrado, noi, libere professioniste, siamo spesso costrette a rinunciare. Io qui mi occupo principalmente del mio benessere (ora sono al settimo mese di gravidanza), anche se la mia professione mi consente di “lavoraricchiare” a distanza, quindi con il mio fido Mac continuo a fare consulenza per i clienti più affezionati, a collaborare in attività di ricerca con altri colleghi e a seguire costantemente dei corsi di formazione on line.

Mumbai è la città più popolosa dell’India, come riesce la cultura spirituale del posto ad abbracciare quella moderna e più caotica di questa città?

Esattamente. Mumbai è la più grande città  dell’India ed è anche la sua capitale commerciale. Conta più di 13 milioni di abitanti (21 milioni circa con l’hinterland) ed è una delle regioni più popolate del mondo.  So che i dati sono noiosi, ma temo che in casi come questi siano il solo elemento che riesca a dare veramente un’ idea della realtà.

Mumbai, come l’India intera, è etnicamente ricchissima: la religione principale è l’induismo ma è affiancata dal buddhismo, dal gianaismo, dal sikhismo, dall’islam, dal cristianesimo etc.,  e ogni comunità vive con i  propri costumi, valori morali e religiosi, le proprie regole sociali, tradizioni culinarie e stili di vita. E credo che questo sia un fenomeno straordinario. La mia impressione è che tutti riescano a convivere in maniera serena e nel pieno rispetto delle scelte altrui senza che un gruppo cerchi di affermarsi su un altro, fattore che contribuisce a fare di Mumbai una città molto tranquilla, a dispetto della moltitudine di persone, alcune in serissime difficoltà economiche, che la popolano.

Noi per esempio abitiamo a Bandra (West), detta “Queen of suburbs” , appunto il sobborgo cristiano di Mumbai, e devo ammettere che è una zona molto vivibile, un tantino costosa, anche per una donna che intenda muoversi da sola.

A Mumbai, da una parte,  c’è una spiritualità nel senso più ampio del termine, che riveste indubbiamente un ruolo fondamentale nella vita quotidiana di ogni cittadino, spiegando i suoi effetti sul cibo, sul vestiario, sull’istruzione, sui vari luoghi di culto che si frequentano fino ad arrivare alla scelta del quartiere dove abitare, e questo è tangibile e visibile. Nonostante Mumbai non sia una delle sette città sacre dell’India, camminando ci si può imbattere in grandi e magnifici luoghi di culto o piccoli e più umili templi. Dall’altra parte, c’è una crescita economica esponenziale, con una diffusione capillare della tecnologia, e per questo non è raro incontrare per strada l’uomo di fede che, vestito con i tradizionali abiti arancioni, si aggira scalzo per il quartiere maneggiando uno smartphone di ultima generazione.

E’ innegabile che questa crescita, a livello generale, abbia procurato una distribuzione della ricchezza maggiore e un aumento dell’istruzione, ma a mio modesto avviso lo sradicamento completo della povertà, la diminuzione della diseguaglianza sociale (la suddivisione in caste della popolazione è un fenomeno ancora ben radicato) e la soluzione dei problemi ambientali sono battaglie che questa metropoli deve ancora combattere. E credo inoltre che, un po’ come accade in tutta l’Asia, Mumbai, che ricordo è la città più cara dell’India,  stia crescendo velocemente ma non nel verso giusto. Per esempio la speculazione immobiliare è una vera e propria “piaga sociale”, la città intera è un cantiere a cielo aperto, che non si ferma mai neppure di notte e che sforna palazzoni composti spesso da appartamenti che un indiano con uno stipendio medio non potrà mai permettersi, visto che gli affitti sono perfettamente in linea con quelli milanesi. Chi riesce a fuggire dalla povertà estrema dei villaggi posti intorno a Mumbai, cerca di accaparrarsi, anche qui pagando si intende, un tugurio in una slum.

Appena arrivati a Mumbai ricordo ancora perfettamente che, lungo il percorso in auto dall’aeroporto verso l’hotel, ci imbattemmo in una di quelle che chiunque di noi chiamerebbe volgarmente “baraccopoli”: un ammasso di lamiere tenute insieme da canne di bambù che mancano di servizi igienici e acqua pulita. I bambini si muovevano scalzi, e spesso seminudi, tra caprette, corvi, immondizia e latrine. In auto calò il silenzio: io e mio marito non riuscimmo più ad aprire bocca per ore. Ma con il passare del tempo abbiamo cambiato presto idea sulle slum: fatta eccezione per gli agglomerati più piccoli e spontanei che sorgono un po’ ovunque in città, e che vengono smantellati costantemente dalla polizia locale, ma che altrettanto costantemente ricompaiono dopo poche ore, le slum più grandi, una fra tutte Dharavi (che, mio malgrado, non ho ancora visitato dato il mio stato “interessante”), sono riconosciute ed identificate. Qui ci abitano i driver dei rikshiò, i piccoli venditori, le donne delle pulizie, gli elettricisti, gli autisti, gli idraulici, ma anche i professionisti e tutti coloro che hanno uno stipendio medio che si aggiri tra le 1500 e le 3000 rupie (20 – 40 Euro).  Dentro queste strutture tutto è perfettamente organizzato, con botteghe, officine, gente dedita allo stoccaggio della plastica e dell’alluminio, etc. E abitarci e’ una vera fortuna perché vuol dire che si è a Mumbai, lontano dalla povertà ben più dura dei villaggi. I veri poveri, per intenderci, vivono e dormono per strada.

Quindi è questo quello che forse stride in maniera più rumorosa con la parte più moderna della città, con gli hotel super deluxe e con i grattacieli. I quartieri più esclusivi convivono con quelli più  poveri.

I bambini che, battendo tre dita sulla bocca urlano silenziosamente la loro fame, spesso lo fanno abbarbicati al finestrino di qualche auto lussuosa.

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Parlaci della difficoltà lingua e di quanto sia facile o difficile integrarsi davvero.

Da quel che vedo, per un emigrato è possibile vivere come se non fosse in India, frequentando solo altri connazionali, consumando per lo più cibi occidentali e spostandosi sempre in taxi o con il proprio personal driver, e questo a Mumbai e’ un modo di vivere indubbiamente impegnativo dal punto di vista economico e non solo!

Io e mio marito, nei limiti del possibile (vi ricordo che sono incinta!) abbiamo cercato ti trovare una sorta di compromesso che ci consentisse di avvicinarci un po’ di più anche allo spirito vero di questa città e a chi la abita.

Frequentiamo, in maniera non regolarissima causa lavoro, i colleghi indiani di mio marito e i rispettivi amici, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel nostro singolare tentativo di integrazione, invitandoci per esempio, non solo a condividere uscite serali o cene, ma anche eventi famigliari e religiosi molto importanti, fra tutti un pre-wedding da sogno, una sorta di addio al celibato/nubilato della durata di tre giorni, o la celebrazione notturna prima dei festeggiamenti per il famoso Holy Fest (un’evento molto colorato, che segna tra l’atro la fine dell’inverno, preceduto nella notte da un rituale che consiste nell’accendere un falò per bruciare gli spiriti maligni).

Per il resto, armati di pazienza, ci muoviamo in tuk tuk, anche se spesso i drivers scalzi non hanno idea di dove sia la destinazione indicata e, provenendo dai villaggi, non parlano inglese e neppure hindi, facciamo delle passeggiate per scoprire posti che non si troveranno mai su Trip Advisor o sulla Lonely, anche per godere di quello che accade nelle strade sempre animatissime, percorse dalle donne che, con estrema eleganza, e avvolte nei sari colorati, che si tengono su con un abile lavorío di drappeggio, senza alcuna cucitura, portano sulle teste enormi ceste, o dagli uomini che si tengono per mano chiacchierando allegramente, o mangiano con le mani pietanze acquistate dai vari baracchini (qui lo street food la fa da padrone).

Poi piccola nota personale,  a me la cucina indiana e’ stata assolutamente vietata dalla ginecologa! Troppo spicy!

Certo ormai anche noi togliamo le scarpe prima di entrare in casa, ma credo che integrarsi davvero sia tutta un’altra storia e sia veramente complicato non a causa della lingua, qui parlano quasi tutti inglese, anche se la loro pronuncia è veramente singolare, ma perché come in tutte le metropoli, la gente affronta lunghissimi spostamenti per andare al lavoro, anche perché i quartieri degli uffici e delle agenzie sono anche quelli con gli affitti più costosi, e il tempo necessario a tornare a casa impedisce ai colleghi indiani di fare una grande vita sociale, mentre i vicini di casa rimangono degli sconosciuti, seppur sempre gentili e disponibili. Poi siamo qui da soli 5 mesi e credo che per integrarsi veramente in una città come Mumbai ce ne voglia qualcuno in più! Peraltro non tutti intendono integrarsi con una realtà che pare spietata: l’India è un paese magico, ma difficile, e Mumbai, in particolare, è la città delle contraddizioni, della disuguaglianza sociale, del disordine, della povertà estrema. Un’esperienza qui strappa molti veli culturali e sociali, ma sei costretto a lottare costantemente con te stesso per cercare di adattarti. Insomma la possibilità di perdersi d’animo è dietro l’angolo, ma avere un po’ di polso aiuta ad affrontare anche le situazioni più estreme.

Come sono i rapporti con la gente del posto? Ci sono molti italiani?

Quello di “gente del posto” è un concetto che a Mumbai racchiude una varietà incredibile di persone e quindi anche di relazioni che si possono instaurare.

Di conseguenza da una parte ci si ritrova ad avere costanti rapporti di solidarietà con le famiglie più sfortunate che ci sono nel nostro quartiere e soprattutto, nelle giornate più calde, si dispensa acqua, cibo e qualche bene di prima necessità ed in cambio si ricevono dei sorrisi straordinari ed indelebili.

Poi i rapporti sono buoni, sono di reciproco rispetto, anzi da parte loro anche troppo, con chi esercita le professioni più umili e tende ad avere un atteggiamento quasi di riverenza nei confronti di chi è ritenuto per origine economicamente più forte, cosa che io e mio marito cerchiamo con fatica di mitigare, intrattenendoci per esempio a chiacchierare con il portiere del palazzo e a ringraziarlo costantemente per tutte le attenzioni che ha per noi senza mai dare nulla per scontato, o rapportandoci in maniera egualmente educata con il ragazzino addetto a dispensare chai o con i colleghi.

I rapporti sono infine ottimi con gli indiani che qui a Bombay sono ritenuti i più fortunati perché hanno studiato, magari all’estero, hanno viaggiato ecc.: sono persone estremamente disponibili e interessanti.

Sì, la presenza degli italiani è relativamente alta. La maggior parte di loro sono impegnati nel campo del cinema (registri, produttori, costumisti, art director) o dell’arte in genere (fotografi, galleristi), altri nel campo della ristorazione o della moda.

Di cosa si vive a Mumbai? Quali sono i mestieri più diffusi?

Mumbai è senza dubbio, come dicevo, la sede principale dell’industria cinematografica indiana e asiatica, ed è anche un centro importante per la moda. Qui larga parte della popolazione lavora in questi settori.  O nel campo della pubblicità, della televisione o della stampa. Non dimentichiamo che è qui che c’è Bollywood, l’impero della cinematografìa popolare indiana, la cui produzione è numericamente spaventosa!

A proposito di film, non hollywoodiani però, vi consiglio di vedere “Slum dog – The Millionarie” ? Vincitore di 8 premi Oscar. Bellissimo!

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Mi sembrava una pagina molto interessante, soprattutto perché tutta al femminile. Ho trovato molto divertente leggere le peripezie di altre donne in giro per il mondo alle prese con traslochi, burocrazia, imprevisti di sorta! Credo che sia un progetto che contenga degli spunti molto validi e sono contenta di collaborarvi.

IMG_6111_FotorDomanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

No, l’Italia non mi manca per diversi motivi: alcuni dei miei affetti più cari non abitano più lì, sono una globetrotter per natura e l’idea che anche mio figlio possa sentirsi un giorno “cittadino del mondo” mi piace molto. Per ora non ho intenzione di tornare a vivere in Italia e lo dico senza alcun rancore: credo che il nostro sia un Paese straordinario, con mille risorse ed un grande potenziale, ma in questo momento le mie esigenze non troverebbero soddisfazione lì e avrei molta paura di investire tempo e denaro in un posto dal futuro così incerto.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Vorrei dare un piccolo consiglio a chi per caso intendesse intraprendere un viaggio o una qualsiasi esperienza di vita in India, e a Mumbai in particolare: leggete “Shantaram” di G.D. Roberts, un vero capolavoro!

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Sono Felice, nonostante tutto! #Elena #Londra

Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci porta a Londra, per conoscere Elena! Buona lettura…Roberta

noi
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Ciao e grazie per quest’intervista. Inizio chiedendoti, chi è Elena?

Bella domanda, quanto tempo ho? 🙂

london sky
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Sono nata e cresciuta a Milano da papa’ barese e mamma comasca, un bell’incrocio! Ho infatti i colori del Sud di papa’, nonché le “forme” delle donne del Sud (o almeno cosi’ mi dicevano!), ed il carattere quasi teutonico di mamma. Per anni avrei anche voluto i colori di mamma, bionda e con gli occhi azzurri, “ereditati” invece da mio fratello piu’ giovane. Ci sono voluti anni perche’ accettassi queste due parti di me.

Cresciuta a Milano durante gli anni di piombo, che ricordo molto bene ancora oggi, e “vittima” del boom generazionale degli anni ’60 che mi porto’ a frequentare una scuola di suore dagli 8 ai 18 anni (erano gli anni in cui le scuole statali avevano i doppi turni, e mia mamma lavorando non poteva gestire me e mio fratello), un vero incubo! “Forzata” da mamma a studiare ragioneria, “serve sempre sapere fare due conti”, odiata con tutte le mie forze! La mia materia forte e’ sempre stata l’inglese, e cosi’ al diploma mi ribello all’idea di mamma di fare domanda in banca e spinta da un suggerimento di un’amica (“ma se Antonella studia lingue dovresti farlo anche tu”) decido di iscrivermi alla scuola interpreti (la “mitica” in Via Silvio Pellico, ora trasferitasi altrove), non tanto spinta dal desiderio di fare l’interprete quanto dall’idea che per fare l’interprete devi sapere molto bene le lingue e quello era il mio obiettivo. E così è, studio inglese e tedesco, quest’ultimo scelto in base ad una sfida che mi ero data quando su una spiaggia della costiera romagnola non capivo cosa la famiglia tedesca con il lettino vicino a noi avesse da dire su di noi! Al diploma ho poi anche aggiunto la laurea in lingue.

emirates
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Lavoro inizialmente nella moda, anni divertenti per certi versi – ho visto la prima sfilata di Claudia Schiffer ad esempio – nonostante io, con la mia taglia “abbondante”, fossi un pesce fuor d’acqua, soprattutto di fianco alle minuscole compratrici giapponesi che se avevano la 36 già erano grasse! Ad un certo punto non mi basta piu’, il mondo era troppo vacuo e falso e la mia mente non stimolata a sufficienza. E cosi’ a 29 anni, dopo un paio di avventure professionali che non vi sto a raccontare, mi trovo a lavorare in un prestigioso broker di assicurazioni, nel cosiddetto “ufficio Lloyd’s”, io che avevo detto che mai avrei lavorato in assicurazioni, delle quali la mia unica conoscenza era l’assicurazione auto!

Sarà questo il lavoro che mi porterà a trasferirmi a Londra, dove la mia società aveva un proprio ufficio; colsi l’occasione quando il mio capo disse che un collega italiano rientrava in Italia e cercavano qualcuno per sostituirlo. Era l’occasione che aspettavo, e non me la feci sfuggire! E sono ancora qui, dopo 17 anni.

In realtà il “sogno” e’ vivere in America, sogno ancora non realizzato ma sempre nel cassetto!

A Londra ho “vissuto”, rispetto agli anni in un certo senso apatici in Italia, che mi e’ sempre stata stretta. Qui ho conosciuto il mio ex marito, mi sono sposata, ho avuto una figlia, ho divorziato, ho incontrato il mio ex compagno, ho avuto un figlio, mi sono ritrovata mamma single, ho fatto carriera, ho cambiato casa piu’ volte, ospitato studenti stranieri, avuto anche 4 gatti in un colpo solo…insomma, la vita non e’ mai stata noiosa!

Lavoro ancora con i Lloyd’s, sempre assicurazione, per la quale ho una passione! Il mio lavoro mi piace e mi soddisfa.

Mi piace tantissimo la storia contemporanea, con un particolare interesse per la seconda guerra mondiale e la guerra del Vietnam. Adoro leggere, ho una memoria di ferro, sono curiosa, adoro i film americani, mi piace andare al cinema, al teatro. Mi piace anche molto ballare la salsa, cosa che purtroppo non faccio da anni!

Quando è nata realmente in te la voglia di espatriare?

docks
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Il desiderio di vivere all’estero l’ho sempre avuto, in quanto l’Italia mi e’ sempre andata “stretta”; ho sempre trovato la mentalità troppo soffocante. Il desiderio e’ sempre stato l’America, che ho visitato diverse volte e dove ho anche dei cugini dalla parte di mio papa’, in California. Durante un soggiorno da loro il papa’ mi chiese perche’ non mi cercavo un lavoro, ed io risposi che dovevo tornare in Italia a finire gli studi. Per anni poi ho un po’ “maledetto” quella risposta! Ma credo nel destino, e si vede che non era il momento.

Sono un’avventurosa particolare, nel senso che devo avere delle sicurezze, soprattutto con il lavoro, e quindi non mi sono mai buttata all’avventura, della serie “vediamo che succede”. Quando poi si e’ pero’ presentata l’opportunita’ tramite il lavoro non me la sono fatta scappare! Questo era il 1998.

Sono anche un’emigrante “particolare”, nel senso che in Italia avevo tutto, il mio appartamento, la macchina, un lavoro sicuro, la famiglia. Non avevo esigenza di cercare un lavoro altrove. Pero’ mi mancava la libertà di essere.

Londra accende diversi pensieri romantici nell’immaginario collettivo, in realtà com’è? Ovviamente l’argomento “clima” è puramente soggettivo.

Io adoro Londra! E’ una citta’ bellissima, sempre in trasformazione e movimento, che ti sorprende sempre. Nei giorni di sole, perché si’ abbiamo anche il sole a Londra!, a me sembra di essere in vacanza anche quando lavoro. C’e’ tantissimo verde, con parchi molto grandi e ben curati, che si riempiono al primo raggio di sole. Si’ perche’ il sole bisogna prenderlo quanto c’e’, e soprattutto approfittarne per usare l’abbigliamento estivo!

Il Tamigi divide Londra in “north of the river” e “south of the river”, in genere chi abita north tende a rimanerci e viceversa (io ho sempre abitato a north). Poi c’e’ il West End, con i suoi cinema (costosissimi!) e teatri e palazzi imponenti, bellissimi. L’East End, tradizionalmente più povero (ora non più) e più “etnico”.

Ci sono le mille stradine che scopri solo a piedi; Tower Bridge, bellissimo; St Katherine docks, un gioiellino alle porte della City; la City, il motore finanziario della citta’; la ruota; il complesso o2, nato come Millennium Dome ed ora sede di concerti, cinema, ristoranti e bowling;  Greenwich, con il suo parco bellissimo e la linea meridiana; i tanti mercatini; i ristoranti per tutti i gusti; i mezzi pubblici che funzionano e ti consentono di muoverti da una parte all’altra della città; i teatri.

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Londra e’ anche difficile: il costo della vita, per quanto riguarda le abitazioni ed i trasporti, e’ molto alto; affittare una casa decente ad un prezzo ragionevole e’ un’impresa; se hai la macchina, posteggiare e’ un’impresa e pure costosa, a seconda delle zone; i topi imperversano; le metropolitane sono super affollate nelle ore di punta.

Il clima merita un discorso a se’. Io mi ci sono abituata, per cui non ci faccio piu’ caso. Come la maggior parte degli inglesi ho sempre un ombrellino in borsa, che uso solo se piove a rovesci, altrimenti niente! Abbiamo avuto estati caldissime (una di queste io ero incinta, non vi dico che bello! not!) ed estati fredde e super piovose. La nebbia di Londra, tanto famosa in anni passati, e’ ormai una rarita’. Le previsioni per la prossima estate sono buone, farà caldo dicono, ma l’ultima volta che lo dissero, qualche anno fa, piovve tutta l’estate!

In conclusione, a Londra non ci si annoia!

Quanto è importante conoscere alla perfezione la lingua? Ci si può arrangiare i primi periodi parlandola come Alberto Sordi?

Un minimo di inglese e’ necessario per qualsiasi posto di lavoro. Inoltre serve anche per relazionarsi con l’esterno: la banca, le poste, il padrone di casa, ecc.

Londra e’ comunque ormai piena di italiani, so che alcuni si sono organizzati come landlords e/o datori di lavoro; il mio consiglio comunque e’ di essere un po’ pratici con la lingua e poi di impegnarsi a migliorarla sul posto.

Che rapporti hai con la gente del posto? E’ possibile integrarsi completamente?

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L’integrazione e’ possibile se lo si vuole veramente. Io ho fatto uno sforzo consapevole fin dall’inizio, e mi sento integrata. Bisogna tenere presente che la popolazione di Londra e’ multietnica e circa il 37% non e’ nato in UK. A me la gente del posto piace, ho imparato a conoscerla e relazionarmi. Piu’ di una persona che conosco mi dice spesso che sono piu’ inglese degli inglesi, e per me e’ fonte di orgoglio!

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Alla pagina ci sono arrivata tramite l’invito di qualcuno, non ricordo chi. La pagina mi e’ piaciuta in quanto racconta le esperienze di donne che si trovano in varie parti del mondo, e dopo aver letto qualche post, ho pensato di presentarmi anche io. La presentazione e’ piaciuta e mi e’ stato chiesto di scrivere per la pagina, cosa che ho accettato con grande entusiasmo. Mi piace raccontare e soprattutto condividere le esperienze.

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

st paul's
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L’Italia non mi manca per niente, e ci torno (per lavoro e vacanza) anche malvolentieri; non ho nessuna intenzione di tornarci a vivere, anche se mai dire mai. Certo, riconosco che in Italia il cibo ha un sapore migliore, il tempo e’ più bello ma quando sono in Italia mi manca “casa”, che per me e’ Londra.

Per l’Italia provo insofferenza e frustrazione: da sempre sostengo che l’Italia abbia grosse potenzialità di crescita economica, purtroppo rovinate da una burocrazia soffocante e soprattutto dalla mentalità.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Non mi hai chiesto se sono felice, per parafrasare un famoso film. La risposta è si, nonostante tutto.

thames
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tower bridge
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Serve un Risveglio collettivo #Chiara #Barcelona

La collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” continua e ci porta a Barcelona. Conosceremo Chiara, una ragazza dalle infinite risorse, che condivide la sua vita con Sara (sua moglie) e Ebony (la loro bellissima gattina). Buona lettura…Roberta

Intanto ti ringrazio per la disponibilità! La prima domanda serve a capire un po’ chi sei quindi, chi è Chiara?

Chiara; uno degli ultimi Week end sulla spiaggia di Barceloneta foto scattata da Sara)

Donna di 34 anni, piemontese di origine e di cuore, ma cresciuta e maturata (più o meno) nella bella Milano. Mi sono laureata come interprete di spagnolo e inglese senza mai esercitare per lungo tempo nel settore, ma trovando sempre luoghi di lavoro che per la loro internazionalità mi hanno permesso di utilizzare le mie conoscenze. Sono una persona molto riflessiva ma da bravo Acquario ho sempre una dose di istintività a controbilanciare: inseguo costantemente i miei sogni e le mie passioni, non mi accontento di ciò che ho intorno se non provo soddisfazione, ma ogni apparente mio “colpo di testa” ha sempre dietro lunghe elucubrazioni. Così ho inanellato un tentato trasferimento in Brasile per amore, le dimissioni poco dopo il primo e unico contratto a tempo indeterminato della mia vita, ma anche relazioni d’amore lunghissime e l’impegno quotidiano nel seguire i miei ideali di vita.
Ex fitness-freak, studentessa di teatro e divoratrice di dolci (pigrizia nel cucinare e intolleranza al lattosio scoperta da poco meno di 10 anni non sono una gran combinazione per una adoratrice del Tiramisù fatto in casa). Dopo aver perso uno dei grandi e insostituibili amori della mia vita -la mia cagnolona adottata dal canile Nuvola- a 29 anni ho deciso che era venuto il momento di rimettermi in gioco e mi sono reiscritta all’Università per conseguire una laurea in ambito veterinario e diventare poi Idroterapista per piccoli animali. Ho lavorato come assistente veterinaria, ho visto nascere e mi sono presa cura di tanti meravigliosi cuccioloni e nel 2013 è arrivata l’occasione di lavoro a Londra. Pochi mesi prima di partire ho conosciuto una persona straordinaria che da allora è al mio fianco. Inghilterra-Italia-Germania-Italia-Spagna i miei ultimi spostamenti, da qualche tempo o dovuto abbandonare di nuovo il lavoro dei miei sogni, ma da dicembre vivo a Barcelona con una gatta nera e Sara e sono qui per restare, finalmente.

Quando è nata in te la voglia di espatriare e come mai la scelta è ricaduta su Barcelona?

Questa è una domanda un po’ difficile a cui rispondere. Amo la mia terra d’origine, ma ho da sempre avuto una visione più ampia del nostro essere al mondo. Mi piace la sensazione che si prova quando si percepisce un “senso di appartenenza” ad un luogo, ma è una sensazione che va stimolata, rinnovata e a volte cercata più di quanto spesso desidereremmo.
Crescendo ho iniziato a sentir più vivide le mie radici, ma senza mai “diventare albero”: con un occhio sempre rivolto alla famiglia d’origine, ritengo che se nella ricerca della propria felicità ci si trovi di fronte alla necessità di spostarsi, farlo diventi un dovere prima tutto verso sé stessi.
Il mio essere estremamente adattabile e assolutamente di poche pretese mi ha sempre aiutata a spianare i primi metri di strada. Poi dei genitori che mi hanno supportato, testa dura, determinazione, a volte sofferenza e tanto entusiasmo e…il gioco era fatto!
Ma le ragioni dell’espatrio non si fermano lì.

Io e Sara il giorno del nostro matrimonio a Londra (scattata dal nostro amico e coinquilino Davide Verri)
Io e Sara il giorno del nostro matrimonio a Londra (scattata dal nostro amico e coinquilino Davide Verri)

Sono una donna bisessuale, sposata all’estero con Sara, meravigliosa compagna di vita lesbica dall’essenza anche lei un po’ nomade, e anche questo piccolo, ma non troppo, dettaglio ha avuto il suo peso. Desideravo profondamente poter vivere la nostra vita in Italia, magari nella meravigliosa Toscana, accanto a mio fratello da anni trasferitosi lì, ma la crisi economica mondiale da una parte (migliaia i curricula inviati, praticamente zero le occasioni di lavoro incontrate nell’arco di quasi 12 mesi), il mio desiderio di vedere la mia nuova famiglia pienamente tutelata dall’altra (incluso il fatto che desideriamo presto poterla allargare e assicurare ai nostri figli tutte le tutele di Stato possibili) mi hanno dato la spinta definitiva per ripartire. Perchè Barcelona? Perchè l’Inghilterra era una meta già toccata e che non ci aveva offerto la qualità di vita che desideravamo, perchè conoscevamo entrambe già la lingua, perchè tra tutte le città della Spagna Barcelona poteva offrirci il sicuro cuscino di qualche conoscente che già viveva da anni da quelle parti e avrebbe potuto farci sentire un po’ meno allo sbaraglio. La lunghissima stagione calda e il mare poi immagino siano state la ciliegina sulla torta.

Partendo dal presupposto che anche la Spagna ha accusato molto la crisi e che trovare lavoro non è semplice, vorrei chiederti se si vive meglio lì che in Italia. Inoltre, se la risposta è affermativa, perché?

Forse ho in parte già risposto. Dal nostro arrivo qui al momento in cui ho trovato un impiego (Sara è ancora in cerca di qualcosa di stabile, ma continua a lavoricchiare qua e là) sono passati poco più di 2 mesi. Il mio attuale lavoro non è nel mio ambito, ma a quel tipo di ricerca avevo già rinunciato poco dopo il mio ritorno in Italia da Londra.
In Italia invece la situazione stava diventando desolante. Con poco più di trent’anni iniziavo a sentire di non poter più offrire nulla, reallizzavo di essere già diventata merce di scarto per il mercato lavorativo, sensazione assolutamente in linea con una nazione che, ormai è chiaro per tutti, è sempre meno un “Paese per giovani”. Nessuno spiraglio, nessuna chance, solo prese in giro (anche se proprio su questo punto sono stata attaccata non molto tempo fa da una persona che avendo invece trovato facilmente un nuovo lavoro in Lombardia sosteneva che bastasse invece volontà e voglia di lavorare che forse io, a questo punto, non avevo. Ma cretedemi: mai affermazione può essere più lontana da quella che è stata la realtà che ho vissuto io). Qui in Spagna mi è stata restituita la dignità, anche se prendo poco più di mille euro al mese e non faccio nulla di ciò per cui ho speso tempo, fatica e passione durante gli studi più recenti. Non è un sogno, non è il mio sogno, ma poter pensare, tra un po’ di mesi di potermi concedere anche solo un piccolo viaggio mi carica di un inaspettato entusiasmo e lo trovo un enorme passo avanti.

Io e Sara all'ultimo Gay Pride di Milano (scattata dal nostro amico José Francisco Torres Gonzalez, il fidanzato del testimone di nozze e migliore amico di Sara, Valerio Quassolo)
Io e Sara all’ultimo Gay Pride di Milano (scattata dal nostro amico José Francisco Torres Gonzalez, il fidanzato del testimone di nozze e migliore amico di Sara, Valerio Quassolo)

Non mi piace fare classifiche: ribadisco che spesso le esperienze personali di ciascuno sono così diverse che dire “qui si sta meglio” o l’opposto può essere fuorviante.
Ma un paio di dati di fatto li trovo ineluttabili:
– i ritmi da queste parti, pur essendo una grande città, sono rilassati e la gente la percepisco genericamente meno pessimista e ancora carica di vita e voglia di star bene.
– io e Sara qui possiamo essere Famiglia. L’Italia rimane (e pare che molti politici italiani ne facciano punto d’orgoglio) tra i Paesi Occidentali più arretrati sul tema dei diritti civili. Cercando di difendere la mia famiglia nel mio quotidiano e sui social media, ho subito livelli di grettezza e ignoranza tali da parte di italiani che continuo a stentare a credere siano ancora possibili (minacce, insulti, sguardi pieni di riprovazione e chi più ne ha più ne metta). Non dico che qui non esistano omofobi, ma non una volta ho incontrato per strada qualcuno che mi indicasse o guardasse me e mia moglie per mano con faccia schifata o ridacchiando. Qui ho i diritti che qualunque eterosessuale italiano ha dalla nascita e che io e Sara, fossimo ancora là, potremmo scordarci per ora (e chissà ancora per quanto). E se ci pensate un attimo, vi risulterà subito evidente che non è affatto cosa da poco.

Che rapporto hai con la lingua e con gli spagnoli?

Io mentre passeggio in Passeig de Lluís Companys, di fronte all'Arc de Triomf
Io mentre passeggio in Passeig de Lluís Companys, di fronte all’Arc de Triomf (foto scattata da Sara)

Vivendo a Barcelona il rapporto con la lingua è un po’ controverso. Il castigliano non è un problema, ma non conoscere il catalano può precluderti alcune opportunità di lavoro oltre che la comunicazione con parte della popolazione. La lingua catalana è un punto di grande orgoglio per la popolazione di questa regione e seppure piuttosto comprensibile per noi italiani, parlarlo non è altrettanto immediato.
A onor del vero però, conosco persone che vivono qui da quasi 10 anni senza averlo mai appreso e lo spirito internazionale di Barcelona fa la sua parte nel colmare questa lacuna.
Molte persone mi han detto che Barcelona non è Spagna e sottolineano come in generale sia piuttosto difficile entrare in contatto per davvero con i locali, piuttosto diffidenti. Di nuovo: nella mia esperienza fino ad oggi ho trovato quasi solo esclusivamente persone deliziose sul mio cammino quindi posso felicemente dissentire.

Se potessi tornare indietro sceglieresti di nuovo la Spagna?

Assolutamente sì. E’ abbastanza prematuro valutare se Barcelona è e sarà la nostra destinazione finale, ma, fino a prova contraria, rimarremo felicemente in Spagna, questo sì.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Katia mi ha contattato poco dopo il mio trasferimento qui. Adoro scrivere e l’ho sempre fatto, per me o in blog personali. Ho pensato che fosse un’ottima occasione per mettermi alla prova e così è stato!

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

Mi mancano i miei genitori, mio fratello, i pochi amici di sempre che però porto comunque e sempre con me nel cuore. Mi mancano i nostri panorami, il nostro vino e ovviamente la nostra cucina, ma non credo che questa si possa definire come vera e propria nostalgia per l’Italia.
Non credo tornerò a viverci almeno finchè alcuni presupposti non saranno diversi: l’Italia è ostaggio di una politica miope pluridecennale e una inesistente laicità di Stato, tra le altre cose. Mi fa rabbia e provo dolore nel vederla affondare, ma se non ci sono casa e affetto e diritti per la mia famiglia, allora non c’è spazio neanche per me.

 Prima di salutarci…c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Solo un pensiero legato a un discorso fatto proprio oggi con un conoscente e solo parzialmente svincolato dal tema dell’espatrio: so che ognuno ha le proprie difficoltà e le proprie battaglie personali con cui fare i conti, ma non aspettiamo che qualcosa ci tocchi da vicino per renderci conto che sta accadendo…Rimaniamo con gli occhi aperti, all’erta, informati e sensibili alle brutture italiane e smettiamola di fare spallucce solo perchè un tema non ci riguarda in prima persona. Trovo che la speculazione sulla paura, sul dolore e sulla scarsa informazione oltre all’ignavia di troppi siano alcune delle ragioni per cui l’Italia è ridotta in questo modo e solo un risveglio collettivo potrà farla uscire dal lungo tunnel in cui ancora cammina.
In fondo ho ancora fiducia nel mio Paese e spero di, un giorno, poter prendere in considerazione con gioia e un pizzico di orgoglio il nostro ritorno.

La nostra miciotta Ebony (scattata da Sara)
La nostra miciotta Ebony (scattata da Sara)
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“Tanto io so fare tutto” non è una referenza #Silvia #Germania

“Rifiutate di accedere a una carriera solo perché vi assicura una pensione. La migliore pensione è il possesso di un cervello in piena attività che vi permetta di continuare a pensare ‘usque ad finem’, ‘fino alla fine’.”

RITA LEVI-MONTALCINI

La collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci ha dato la possibilità di intervistare Silvia dalla Germania. E’ una meta ambita da tanti, credo che i suoi consigli siano preziosi! Buona lettura…Roberta

Ciao, intanto grazie per la disponibilità. Inizio quest’intervista chiedendoti chi è Silvia?

Ciao! Allora, chi è Silvia…Sono nata a Bologna e cresciuta a Dozza, un paesino meraviglioso nella campagna romagnola. Ho sempre avuto a che fare con la musica, sia suonando e cantando in chiesa, sia ballando nel gruppo folcloristico locale, sia studiando canto. Ho frequentato la Scuola Interpreti a Forlì (SSLIMIT – Università di Bologna) studiando inglese e russo “perché il tedesco non mi piaceva”. Ho vinto due borse di studio che mi hanno portata in Inghilterra, prima a Londra e poi a Liverpool, a studiare giornalismo e lingue (ovviamente francese e spagnolo…) per due anni. A Liverpool ho incontrato quello che adesso è mio marito da quasi 18 anni.

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Cosa ti ha spinta a lasciare l’Italia e di cosa ti occupi?

Ho lasciato l’Italia per amore. Il marito incontrato a Liverpool è tedesco, ha un ottimo lavoro qui in Germania e quindi dopo il matrimonio mi sono trasferita. Ho imparato il tedesco, ho preso una seconda laurea in storia, faccio la mamma, la guida turistica e l’affittacamere per gli studenti.

Cosa hai trovato in più in Germania rispetto all’Italia e cosa invece non hai trovato e ti manca?

Ho trovato ordine, pulizia e silenzio. Molte, forse troppe regole. Ad esempio…quando nevica bisogna pulire il proprio marciapiede. Va bene. Entro le 7 nei giorni feriali. Va bene. Peccato che non si possa fare rumore prima delle 8…Dire che mi manca il sole è scontato no? Quello che mi manca veramente è la gente italiana, soprattutto quelli del mio paese. E mi manca la spontaneità. In Italia quando si incontra un conoscente per strada è normale fermarsi per un caffè. Qui bisogna sempre prendere appuntamento.

Cosa è necessario per una perfetta integrazione, se esiste una reale integrazione.Silvia1

Per essere perfettamente integrati bisogna essere tedeschi, non solo, ma bisogna essere nati e cresciuti nel posto in cui si vive.

Ho una curiosità da chiederti. Credi che per i tedeschi la scusa della lingua non perfettamente parlata sia un alibi? Un modo per tenere gli “stranieri” sempre un gradino sotto?

Quella della lingua è una scusa. Io parlo tedesco come l’italiano, con pochissimo accento, ma non sono per niente integrata. All’inizio pensavo che la “colpa” fosse della lingua e allora me la sono studiata, ho fatto un corso di sei mesi, poi sono nati i bambini e di tempo per i corsi non ce n’era più e così ho iniziato a fare ogni tipo di corso: 1 ora di ricamo, una di musica, una di “impacchettamento regali”…ogni scusa era buona. Adesso sto per dare l’esame di livello C2 (livello Madrelingua). Amici tedeschi non ne ho. Conosco i vicini di casa perché abitiamo nello stesso posto da 17 anni, ma oltre a buongiorno e buonasera e qualche chiacchiera quando ci si incrocia in giardino non si va. Ho provato a fare degli inviti, cena, colazione…si, vengono, mangiano, ringraziano e vanno. Penso che in 17 anni sia stato ricambiato 1 invito. A questo punto ho smesso, mi faccio la mia vita e basta.

Quanto sono aperti i tedeschi verso le altre culture e quanto invece tendono a sottometterle alla loro?

C’è un detto, i tedeschi amano gli italiani, ma non li rispettano. Gli italiani rispettano i tedeschi, ma non li amano. Ecco. I tedeschi amano quello che è straniero, ma non hanno (tolte le debite eccezioni, ovviamente) alcun rispetto per le altre culture, le vedono come qualcosa di esotico, ma non da prendere sul serio.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, cosa ti ha spinta a vivere anche quest’esperienza?

Mi sono sempre divertita a scrivere, ho in cantiere anche un progetto decisamente ambizioso, quindi mi sono detta, perché no, proviamo anche questa!

Domandina di rito…ti manca l’Italia? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Paese e torneresti a viverci?

Si, mi manca l’Italia, soprattutto mi manca la situazione che ho lasciato, il lavoro che facevo, la gente che avevo attorno. Forse se venissi da una situazione differente, non mi mancherebbe. Non so se tornerei a viverci, mi sono abituata ad altre cose che in Italia non ci sono, purtroppo.

Potendo tornare indietro sceglieresti la Germania come meta?

No, col senno di poi non credo che sceglierei la Germania.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti assolutamente dire ai tanti che sono intenzionati a venire a vivere in Germania?

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Da qualche mese aiuto gli italiani che sono appena arrivati e che non sanno la lingua. Li accompagno a fare i documenti, li accompagno dal medico, a scuola…una cosa che mi fa andare veramente su tutte le furie è vedere gente che arriva senza arte né parte, piena di idee sbagliate che gli sono state messe in testa da qualcuno. Arrivano senza sapere niente e cominciano a pretendere i sussidi statali. Perché Tizio mi ha detto…perché Caio ha fatto… e chi arriva qui con la mano tesa senza avere niente da offrire in cambio può anche fare dietro front e tornare a casa. Quando si arriva qui bisognerebbe (oltre ad avere almeno una base di tedesco) avere con se tutti i diplomi, lettere di referenze, prove che in Italia si lavorava, per quanti anni, con che mansione…a questo punto è forse un po’ più facile farsi riconoscere i titoli e trovare un lavoro umano. Arrivare dicendo “tanto io so fare tutto” senza poterlo provare non porta assolutamente a niente. Ho sentito anche turisti arrivare qui e dire “eh, beati voi che un operaio prende 3000€ al mese”. No, un operaio, a fine carriera, può arrivare sui 2000€, ma si parte dai 900-1000…ci sono lavori da 400€ al mese. Ci sono aiuti sociali, questo si, ma non vengono dati a tutti. Ci sono dei controlli severi e bisogna averne veramente diritto. Insomma, non è tutto oro quello che luccica…

“Mi considerano pazzo perché non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro. E io li giudico pazzi perché pensano che i miei giorni abbiano un prezzo.”

Khalil Gibran

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Il mio espatrio? Una profonda crescita! Francesca #Marocco

Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci porta in Marocco! Un’esperienza di espatrio importante ma un futuro ritorno alle origini e alla propria terra. Ringrazio Francesca e vi auguro una buona lettura. Roberta

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Ciao, inizio, come faccio sempre, chiedendoti…chi è Francesca?

Ciao, sono Francesca, ho 36 anni e sono nata a Parma. La mia vita è come quella di tante altre: una bella famiglia unita, due genitori stupendi che stanno insieme da una vita, un fratello di 14 anni meno di me che adoro, scuola dalle suore, liceo linguistico, università di lettere abbandonata a pochi esami dalla fine. L’ultimo lavoro prima di partire è stato come impiegata, unica donna, in un’ azienda metalmeccanica, che farebbe molto Flashdance se la mia carriera di ballerina non fosse durata solo 4 anni finché ho capito di essere goffa e scoordinata.
Come tutte le femmine, fin da piccola, ho sempre creduto che avrei sposato mio padre, poi due anni fa ho incontrato Maurizio, che mi ama, rispetta, coccola e protegge come mio padre e ha 25 anni meno di lui, quindi per ora il matrimonio col babbo è stato messo in un angolo.
Sono estroversa, sorridente e gentile ma logorroica, pigra, lunatica e  permalosa. Ho paura di tutto. Sono molto generosa ma anche molto tirchia. Credo nelle favole.
Nei rapporti con le persone metto tutta me stessa, ma pretendo lo stesso.
Sono un’inguaribile romantica e credo fermamente nell’amore e nelle anime gemelle. Se vedo due vecchietti che si scambiano una carezza o un bacino mi sciolgo. Piango ancora quando Johnny parte in Dirty Dancing.
La mia giornata ideale finisce con un’ aperitivo con le amiche, un buon libro e una bella chiacchierata con Maurizio prima di andare a nanna (tendenzialmente tra le 10 e le 11 come due anzianotti).

Quando è nata in te l’idea di espatriare e perché?image

L’ idea di espatriare è nata appena ho conosciuto Maurizio. Il giorno stesso in cui ci siamo visti per la prima volta ha iniziato a parlarmi della sua passione per i viaggi e per l’Africa e ad illustrarmi il suo progetto di aprire una yogurteria in Senegal. Più mi parlava e più mi innamoravo di lui. Dopo sei mesi abbiamo deciso di provare a fare questa cosa insieme, non in Senegal ma in Marocco perché non ero pronta per l’Africa nera.

Cosa ti ha spinta a scegliere questa destinazione e di cosa ti occupi?

Abbiamo scelto il Marocco perché il nostro progetto prevedeva: un posto caldo, un’economia in espansione e (unica condizione imprescindibile che ho posto io) la vicinanza con l’Italia. Ad Essaouira eravamo già stati più volte in vacanza. È una piccola cittadina sull’oceano, patrimonio dell’Unesco, calma, tranquilla e che conta moltissimi turisti ogni anno. Abbiamo aperto Yoo dove facciamo frozen yogurt, estratti a freddo di frutta e verdura, smoothies e panini vegetariani; un piccolo Bistrot all’insegna della salute, insomma. Lavoriamo con prodotti sia italiani che locali e ci rivolgiamo a  turisti e residenti i quali devo ammettere che apprezzano parecchio.

Sono davvero curiosa di conoscere qualcosa in più sul Marocco, ci piacerebbe sapere com’è, visto con i tuoi occhi…

Il Marocco è un bellissimo paese. Ci sono tante cose diverse da vedere: le città imperiali, le montagne innevate con paesini di “stampo” svizzero, foreste di macchia mediterranea e campi sterminati di ulivi ed Argan, cittadine fortificate che si affacciano sull’oceano e, ultimo ma non ultimo, il deserto. È un luogo dal fascino esotico alle porte di casa nostra. È rimasto l’unico paese sicuro del nord Africa. La gente è gentile ed accogliente anche se la loro lentezza ed i loro ritardi per noi europei sono difficili da assimilare.
image (3)Il Marocco è un paese in via di espansione, dove c’è ancora la possibilità di fare e di inventarsi un mestiere. Il costo della vita, se escludiamo le grandi città, è molto basso e si vive, volendo, veramente con poco. A differenza dell’Europa qui si vive alla giornata, senza orari e senza stress.
Ovviamente ci sono anche lati negativi quali la sanità (ci si augura sempre di non dover finire in ospedale) e l’igiene che, in quasi tutto il Marocco non è delle migliori. Essaouira è una città pulita rispetto a tante altre ma manca ancora, soprattutto negli anziani, il rispetto dell’ambiente. Un difetto su tutti è l’eccessiva presenza di plastica, ovunque.
Il clima del Marocco è molto vario. Io posso parlare di Essaouira dicendo che la temperatura è ottimale: in inverno c’è freschino, la sera (si parla di 8/10 gradi) e di giorno si va dai 15 ai 20 gradi. In estate è molto ventoso e le temperature non salgono mai sopra i 25 gradi. I mesi migliori sono settembre ed ottobre, quando si ferma il vento e si può fare anche un bagnetto nell’oceano.

Leggevo che le lingue ufficiali sono l’arabo e la lingua tamazight, oltre che il francese (molto diffuso)…tu in che lingua comunichi e sei arrivata lì già preparata da questo punto di vista?

Con la lingua non ho mai avuto alcun problema perché la maggior parte dei marocchini parla anche il francese, che ho studiato a scuola. Inizialmente parlavo un po’ alla Totò: “noio vulevon savuar”, poi pian pianino sono migliorata ogni giorno un pochino. Ora non sono ancora scioltissima ma parlo abbastanza bene. I documenti (per la locazione della casa e del il negozio)  li abbiamo fatti tutti in  lingua francese. Per quanto riguarda il lavoro, i turisti che non parlano francese sanno l’inglese, che parlo bene. Coi russi e gli spagnoli vado a gesti.
La lingua araba è difficilissima e per ora abbiamo imparato solo qualche parola di vitale importanza: Buongiorno, buona sera, come stai (ci sono mille modi di chiedere “Come stai?”) , non ho soldi, non preoccuparti, grazie e vai piano (molto utile sui taxi).

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Come sono i rapporti con la gente del posto? Ci sono molti italiani?

Con i marocchini abbiamo rapporti soprattutto lavorativi, a partire dai “vicini” del nostro locale.
Sono quasi tutti estremamente amichevoli, gentili e disponibili. Quando, ad esempio, sono rimasta un paio di giorni da sola in negozio perché Maurizio era ammalato mi hanno aiutata ad aprire e chiudere. Quando abbiamo aperto il locale alcuni camerieri dei ristoranti attorno proponevano anche i nostri frozen yogurt ai loro clienti. Alla nostra destra c’è un negozietto di bigiotteria. Il proprietario Hassan e il signore che lo aiuta, che noi abbiamo soprannominato George perché è la bella copia di George Jefferson, sono i migliori vicini che si possano desiderare. Ci aiutano, scambiano sempre due parole gentili, scherzano con noi, ci danno consigli e ci rispettano. Due settimane fa avevo la tosse e il mitico George mi è andato a comprare una pianta miracolosa (origano) per guarirmi.
Abbiamo stretto amicizia con due giovani francesi, Florence e Chakir, che si sono trasferiti qui qualche mese prima di noi, hanno la nostra età e lo stesso nostro percorso quindi stringere amicizia con loro è stato molto facile.
Abbiamo trovato anche due “nonni”: due signori parigini di 72 anni che hanno un locale sotto casa nostra che ci coccolano quotidianamente.
Italiani ce ne sono parecchi ma non oserei definirla comunità: è difficile vederli assieme o fare gruppo. Noi abbiamo rapporti amichevoli con tutti. Ovviamente, appena arrivati abbiamo cercato di andare a conoscere i connazionali senza cadere nell’obbligo di doversi frequentare per forza. Abbiamo conosciuto persone estremamente piacevoli che ci piace frequentare, altre che ci incuriosiscono parecchio e che abbiamo intenzione di conoscere meglio, mentre con la maggior parte di “italici” ci limitiamo a saluti e convenevoli.

Di cosa si vive in Marocco? Quali sono i mestieri più diffusi?

I mestieri più diffusi qui in Marocco sono: agricoltura, turismo, artigianato e commercio. C’è poca gente molto ricca e molta gente poverissima. Negli ultimi anni si sta sviluppando, inoltre, una classe media che fa girare l’ economia del luogo.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Sono stata contattata dall’amministratrice del gruppo che, avendo saputo che vivo in Marocco, mi ha chiesto di partecipare. Se uniamo la mia voglia di chiacchierare, l’abitudine di scrivere sempre tutto quello che mi passa per la testa, una passione sconfinata per il mondo femminile e per quello che le donne hanno da raccontare, il piacere di instaurare sempre nuovi rapporti e il brutto vizio di dire sempre di sì…. la decisione è arrivata da sola.

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

Amo enormemente il mio paese e a dirla tutta, se non avessi incontrato il mio fidanzato con già la valigia in mano non avrei pensato di andarmene a 35 anni. In Italia stavo e sto bene ogni volta che ci torno: è il luogo degli affetti e delle tradizioni. C’è una cosa però che mi infastidiva parecchio ultimamente: quel grigiore (non so come altro chiamarlo) incombente che è un insieme di stress, delusione, solitudine, rassegnazione e mancanza di prospettive che ha invaso l’animo di tante persone. Oltre a questo non mi piace quello che sta diventando la società italiana: troppa gente che non ha tempo per i rapporti interpersonali, famiglie che non sono più capaci di stare insieme come hanno fatto i nostri genitori ed i nostri nonni, mancanza di valori, consumismo, bambini di 6 anni con l’ultimo modello dell’iphone, odio per il diverso, razzismo, frustrazione. Continuando a  generalizzare, invece, amo l’Italia generosa, caciarona, solare, buongustaia, solidale, divertente, colorata, lavoratrice, impegnata, sognatrice, burlona, tradizionalista.image (5)

Amo gli italiani perché hanno un cuore grande e pieno di gioia. A volte lo dimenticano, ma in caso di necessità sono sempre pronti a dare una mano con il sorriso sulla faccia. Gli italiani sanno tirarsi fuori da ogni problema, siamo persone pratiche e non abbiamo paura di sporcarci le mani. Andando via ho ricominciato ad apprezzare cose che fino a ieri mi sembravano scontate e che invece sono il nostro punto forte, e ne sono orgogliosa.
Tornerei a viverci? Assolutamente sì. Vivo questa esperienza all’estero come una parentesi, certa che prima o poi tornerò nella mia bella Parma.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Non mi hai chiesto se è stato difficile prendere la decisione di partire.
La risposta è: sì difficilissimo. La difficoltà maggiore è stata quella di farlo sapendo di dare un dispiacere ai miei allontanandomi da loro, affrontare i sensi di colpa e staccarmi dal nido. Una profonda crescita.

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Trova il coraggio di fare il “salto”!!! #Simona #Vienna

Apriamo con l’intervista fatta a Simona da Vienna la collaborazione datata 2015 con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Il 2014 è stato ricco di bellissimi racconti e questo nuovo anno lo sarà ancora di più. Potete trovare Simona anche sul suo sito Simonatc e sulla relativa pagina Fb. La ringraziamo per questa preziosa testimonianza da expat! Le facciamo anche tantissimi auguri per la Spaghettina in arrivo!!!  Roberta

Io e Ioni
Io e Ioni

Ciao, intanto grazie per quest’intervista…è la prima del 2015!!! Inizio anche con te curiosando un pò sulla tua vita. Quindi, chi è Simona?

Ciao Roberta e grazie a te per l’intervista, per me è un onore condividere la mia esperienza con voi! Riassunta in poche parole la mia vita sembra piuttosto ordinaria ma è pervasa da tanti grandi emozioni che mi hanno permesso di divenire quella che sono oggi. Sono nata e cresciuta a Frosinone, nel Lazio. Ho lasciato il mio Paese di nascita a 19 anni, dopo aver finito il liceo, con nel cassetto il grande sogno di imparare la lingua tedesca. Per questo già prima degli esami di stato avevo deciso di affrontare un anno di SVE (Servizio Volontario Europeo) in Austria, prestando servizio presso due scuole Montessori di Vienna. Durante questo anno ho approfondito le mie conoscenze della lingua per poter raggiungere il livello per entrare all’università. Un anno dopo ho iniziato a studiare alla Facoltà per Interpreti e Traduttori di Vienna e dopo aver perseguito la laurea breve mi sono dedicata completamente al lavoro per potermi permettere una costosa Accademia della Fotografia. La fotografia è sempre stata la mia più grande passione e dopo aver terminato gli studi ero pronta per fare il grande passo e mettermi in proprio ma…La vita mi ha fatto una grande sorpresa: ho saputo di aspettare una bambina! Quindi attualmente sono una mamma 30enne in dolce attesa di una piccolina che vedrà la luce ad inizio maggio.

Quando è nata in te l’idea di espatriare e perché?

Ero una teenager e molto probabilmente la mia voglia di espatriare era dettata dalla giovane età. Ho sempre desiderato avere intorno a me una società multirazziale che purtroppo non corrispondeva a quella dove ero nata. Ero ansiosa di conoscere altre culture, di imparare altre lingue e di provare nuove sensazioni. La mia decisione di partire non è stata dettata dalla necessità di trovare lavoro o cambiare una situazione poco favorevole, era più la voglia di scoprire una parte di me che non avrei mai conosciuto se fossi rimasta nello stesso posto dove sono nata.

Quando penso a Vienna mi viene in mente sempre qualche scena romantica, forse per la canzone dei Pooh (ascolta qui) che parla di questa città. Com’è la vita da quelle parti? Le differenze con l’Italia?

Lo ammetto! Ho appena cercato su Google la canzone dei Pooh, ero ignara che esistesse un loro brano dedicato alla città dove vivo! Sarà forse perché per me Falco con la sua “Vienna calling” (ascolta qui) è la canzone per eccellenza dedicata a questa città. Adesso tocca a te/voi rivangare questo vecchio pezzo, che è un brano ancora attualissimo qui a Vienna. La vita in questo posto scorre lenta, sonnacchiosa. Si scandiscono bene le quattro stagioni, gli anni (per me ormai 11 qui) sono un susseguirsi di cerimoniali dettati dagli eventi metereologici. Vienna è inoltre una città molto grigia, a volte in inverno si riesce ad intravedere a stento il sole e d’estate, quando fa bello, i parchi si riempiono di giovani donzelle in cerca di un’effimera abbronzatura. Nonostante il clima, gli austriaci vantano un impeccabile senso civico e una tendenza a vivere nel passato, sottolineando sempre quanto i tempi andati siano stati i migliori. L’Italia è vista come il Paese della “Dolce Vita”, delle vacanze, dell’innovazione e il buon gusto. Con gli anni mi sono convinta che sia davvero così. Gli austriaci sono puntuali ed efficienti ma spesso peccano di spontaneità. Ogni tanto la vita bisogna anche godersela, giusto?

Quanto è importante conoscere la lingua (e ne so qualcosa) prima di arrivare ed è vero che si può fare quasi tutto con l’inglese?

Penso che nella vita non sia importante conoscere la lingua ma conoscere le lingue. Al plurale, proprio così. L’Austria è il cuore dell’Europa, il tramite tra l’Est-Europeo e l’Europa pizza-escargot e tapas (carina come definizione, no? L’ho appena inventata!). Quindi qui non basta sapere il tedesco (che è poi in realtà austriaco, che si differenzia per pronuncia e terminologia dal tedesco della Germania e quello della Svizzera) ma si hanno molte più possibilità se si conoscono altre lingue, comprese quelle slave. Confermo che si può utilizzare l’inglese dappertutto e che c’è chi se la cava per anni senza dover affrontare lo spauracchio della lingua tedesca ma è anche altrettanto vero che chi non impara l’austriaco vive a metà. La lingua è solo una parte della cultura nella quale si decide di vivere e senza dubbio il veicolo più rapido per aprirsi a nuove emozioni: perchè privarsene?

E’ semplice creare legami, che vadano oltre il superficiale, con la gente del posto?

No, non lo è. E questo detto da una persona che può essere definita tutt’altro cheIMG_4501 timida. L’austriaco è molto riservato, adora lo small-talk ma spesso la conversazione muore lì dove è iniziata (spesso noto anche una profonda ignoranza in questi discorsi lampo. L’Italia è molto stereotipata, ho come l’impressione che la gente non conosca la storia…). Dopo 11 anni devo dire che non vanto numerosi amici autoctoni ma non per scelta, semplicemente perché ho accolto le persone nella mia vita indipendentemente dal loro Paese di provenienza. Ho assorbito molte abitudini tipicamente austriache o viennesi ma il mio mondo è multiculturale: mio marito è romeno, i miei vicini venezuelani, la mia automobile tedesca, i miei amici italiani, tedeschi, altoatesini,  il mio telefono cinese e il mio cibo spagnolo. La mia casa: l’Austria!

Quali sono le professioni che vanno per la maggiore e cosa consiglieresti a chi vuole trasferirsi in Austria?

Ad essere sincera questa domanda è troppo generica per avere una risposta dettagliata. L’unica cosa che mi sento di rispondere senza pensarci troppo è che noto (e forse è qualcosa che succede in tutte le grandi città) che ci sia una netta suddivisione dei mestieri all’interno delle varie nazionalità. Cioè l’italiano ha il suo ristorante o lavora nella ristorazione, il pakistano vende i giornali per strada, l’austriaco lavora in banca, le ragazze dell’ex-Jugoslavia lavorano come commesse e la maggior parte dei medici è iraniana.

Se poi mi chiedi qual’è la professione che per indole ogni austriaco dovrebbe perseguire beh…non mi resta che risponderti: lo sciatore! Quindi se volete trasferirvi in Austria dovete almeno essere amanti di questa meravigliosa disciplina invernale! Qui non c’è il mare, chiaro? 😛

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Perchè la scelta di emigrare per me non è stata un obbligo. Non nascondo il fatto che ogni tanto anche io ho i miei momenti bui e la lontananza dalla mia famiglia e il posto in cui sono cresciuta si trasforma in un enorme buco nero che mi risucchia ma la mia scelta è stata voluta, desiderata e soprattutto gioiosa. Tutto quello che è venuto dopo è stato di grande insegnamento e lo è tuttora. Adoro l’idea di poter condividere tutto questo con altre persone, poter constatare che ci siano persone che provano le stesse emozioni e che magari possono fare tesoro della mia esperienza.

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

Mi manca il sole, mi manca il mare. Queste due cose continuo a cercarle altrove durante le mie vacanze in giro per il mondo ma penso che non sia il mare o il sole fini a se stessi che mi mancano ma tutto ciò che ricollego a loro, compresi gli odori e i sapori che ahimè in Austria non ci sono. Resto italianissima nel cuore, voglio che i miei figli conoscano le loro origini e respirino gli stessi odori che la mia infanzia mi ha regalato. Ma sono altresì fiera del fatto che possano conoscere l’Austria, fare proprie le abitudini di questo Paese e che un giorno possano dire: sono austriaco! Sono grata all’Italia per tutto quello che fin’ora mi ha dato, ha forgiato il mio carattere e mi ha donato l’estro e la cultura delle belle cose.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Volevo solo sottolineare che la famosa principessa Sissi non era austriaca ma tedesca e che nonostante si creda che fosse affezionatissima alla corte austriaca, in realtà passò la maggior parte della sua vita fuori dal territorio austriaco e lontana dall’etichetta di corte che non sopportava. Non lasciatevi abbindolare dall’erronea pubblicità che l’Austria fa per accaparrarsi i turisti! Scherzi a parte a tutti quelli che credono che quella delle expat sia una vita straordinaria volevo ricordare che non è mai tutto rose e fiori, che la nostra vita è piena di gioie e lacrime ma senza dubbio è, in confronto ad altre vite, piena di continui confronti e tante emozioni che possono essere esplorate solo se si trova il coraggio di fare “il salto”.

 

Un abbraccio da Vienna da Simona e la piccola Spaghettina in pancia!

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Una vita senza emozioni …non vale la pena! #Katy #Cile

Rieccoci con l’appuntamento bisettimanale nato dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Oggi vi proponiamo l’intervista che abbiamo fatto a Katy dal Cile! La ringraziamo augurandole buon proseguimento! Roberta

Ciao, intanto grazie per quest’intervista. Inizio sempre curiosando un pò sulla vita di chi si racconta. Quindi, chi è Katy?

Ciao, chi sono?!  Innanzitutto parliamo delle radici, perché come diceva la santa del film “La grande bellezza”, le radici sono importanti. Provengo da Controguerra, un paesino della provincia di Teramo famoso per la produzione vinicola. Un paesino che da adolescente maledivo perché mi stava stretto ed ora adoro…una piccola oasi incontaminata  nella quale torno sempre con piacere. Laureata all’accademia di belle arti in Scenografia con una grande passione per la Storia dell’Arte ed i viaggi. Vivo in Cile da ormai otto anni (scriverlo mi fa una certa impressione).

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Quando è nata in te l’idea di espatriare e perché?

In realtá non c’é stato un momento specifico, fondamentalmente ero aperta alla possibilitá da sempre. A volte si viene frenati dai sentimenti, dal lavoro, ecc…Sono stata chiamata dal Cile in un momento “perfetto”, il lavoro andava cosí cosí….e la mia relazione sentimentale  era  appena terminata…..insomma..tutto tondo, come dico io.

Vivi in un Paese che, immagino, sia completamente diverso dal nostro per cultura e abitudini. Come ti trovi?

Katy1Il Cile é un paese meraviglioso con realtá diversissime, devo dire che mi sono trovata bene da subito. Ho avuto modo di viaggiare molto in Cile e di innamorarmene, il verdeggiante sud…e il nord desertico…mi hanno conquistata.

Hai avuto difficoltà con la lingua e quanto è facile (o difficile) creare dei rapporti con la gente del posto?

Lo spagnolo non é una lingua complicata, anche se non la parlo benissimo, invece creare delle relazioni non superficiali con i cileni…lo é. Per le feste, le uscite , gli aperitivi, di amici ne trovi quanti ne vuoi, è quando ti senti un po’ triste che non trovi nessuno. I cileni vivono molto di apparenze, per lo meno quelli di ceto medio alto…e sono un po’ classisti.

Quali sono le professioni che vanno per la maggiore e cosa consiglieresti a chi vuole trasferirsi in Cile?

Ingegneria, architettura, geologia. Essendo un paese costantemente in via di sviluppo.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…com’è nata questaKaty2 collaborazione e perché lo fai?

…mmm….non ricordo esattamente come sia nata la collaborazione ma é un bel gruppo, molto diverso dai soliti in cui ci si limita ai lamenti nostalgici e alle ricette dei paesi d’origine.

Domanda “obbligatoria”…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci?

Si, mi manca l’Italia ma non tornerei a viverci, non per ora almeno!

Prima di salutarci…vuoi dire qualcosa di importante che non ti ho chiesto?

Vorrei dire che bisogna avere il coraggio di lasciare le zone di comfort, viaggiare, conoscere altre culture, reinventarsi.

Una vita senza emozioni …non vale la pena!

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