Ma che ne sai tu, bambino straniero!!!

elasticiOggi ho visto su Fb un post divertente, con la foto degli elastici per capelli che usavano le nostre mamme quando eravamo piccole. Carini a vedersi, con diverse applicazioni colorate, ma che avevano la capacità di strappare il 10% dei capelli ogni volta che bisognava toglierli.

La fatica, oltre al codino incastrato e con poche possibilità di fuga, era anche ripulire il pericoloso arnese dalle ciocche rimaste incastrate, annodate, fuse con la trama stessa dell’elastico. Questa meravigliosa visione mi ha dato lo spunto per scrivere alcune cose riguardo le nostre mamme italiane…ma cosa ne possono sapere i bambini stranieri dei privilegi che hanno allietato (e allietano) l’infanzia dei bambini italiani?

Portiamo qualche esempio.

  • Coprirsi bene quando fa freddo. Non importa che tu viva nel nord Italia o in Sicilia, se la temperatura scende sotto i 20 gradi inizia a fare freddo, se arriva a 10 gradi c’è in corso un’era glaciale. E mentre i poveri bambini all’estero vanno a giocare nei parchi in magliettina e pantaloncini corti con 5 gradi al sole, tu sei lì che guardi l’altalena ma non riesci a salire, perché sei vestito a strati e somigli tanto all’omino Michelin. Canottiera della salute, magliettina, felpa, giubbotto, sciarpa, cappello e guanti. E guai a dire “Mamma, ho caldo”…la risposta sarà sicuramente “Se togli la sciarpa e poi ti raffreddi ti metto in punizione per un mese!”.
Immagine presa da internet.
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  • Influenza. Puntualmente, come una catastrofe annunciata, arriva l’influenza…e non perché hai tolto la sciarpa ma perché non l’hai tolta. Una, due, tre ricadute, e più ti ammali più ti coprono, con il risultato che 3/4 del tuo inverno lo passi a letto con febbre e tosse. Questo ha anche dei vantaggi, perché quando un bambino in Italia sta male viene curato e trattato alla stessa maniera di un malato terminale, come se non ci fosse più un domani. Senti madri urlare “Ma come è potuto succedere?”…e nonne inveire contro il tempo, perché non esistono più le mezze stagioni. “U figghiu…era accussì beddu”…(Traduzione – Povero figlio, era così bello)…ok ma…è ancora vivo eh!!! “Mamma devo andare in bagno a far pipì”…”Aspetta che chiudo la corrente prima che ti rovini”…c’era una sola finestra aperta e 15 gradi fuori. La storia della corrente mi fa sempre ridere, ogni volta che vado dai miei in casa c’è l’Africa, io apro la finestra in sala per far girare l’aria e loro chiudono sempre quella in cucina perché…FA CORRENTEEE!!!
  • Anche le scuole in Italia non esulano da questo contesto. In inverno se piove (4 gocce) non si esce in cortile a giocare, “altrimenti vi ammalate”. Ma dai? Allora qui in Austria son matti quando li portano fuori a prescindere dal tempo per stare a contatto con la natura? Che ci sia neve, pioggia o sole si esce, è un obbligo, anche in Germania era così. Durante la ricreazione non si sta in classe e durante l’anno scolastico ci sono spesso gite all’aperto. Non aspettano che faccia caldo in inverno come Gigi D’Alessio aspettava la neve ad agosto!
  • Per quanto riguarda la fase autunno/inverno vorrei porgere un affettuoso pensiero vintage ai pantaloni in pura lana con le api dentro. Li avranno messi anche a voi, ne sono certa. A parte il lato estetico, di un classico che portava via (Mamma, io avrei 10 anni non 100), quei maledetti pantaloni pungevano all’inverosimile. “Mamma pungonooo!”…”Ma sono caldi e ti stanno bene, li devi mettere, punto!”. Vorrei averne un paio tra le mani per incendiarlo, in onore dei bei vecchi tempi.
  • L’argomento cibo è troppo delicato e ancora oggi, nonostante si siano evolute anche le mamme, in Italia senti dire “Mangiaaa, mangia che devi crescere! Tutta salute è!”…frasi rivolte spesso a bambini che non somigliano più ai nostri pargoli ma a immense palle rotanti! Il grasso fa male signore mie, il grasso non è tutta salute ma è l’anticamera di tante malattie. Io sono terrorizzata quando mia figlia prende troppo peso (è un’ottima forchetta)…le devo strappare via le cosce di pollo dalle mani e le patatine nascoste nelle tasche dei pantaloni. Evitiamo quindi di associare il grasso al bello e sano, perché non è così. Ho notato una cosa strana, molto diffusa in questo periodo. Per combattere l’anoressia si elogia la ciccia. Ora, un po’ di ciccia non ha mai ammazzato nessuno ma elogiare 100 kg di morbidezza a me personalmente pare una follia (specialmente se i 100 kg sono associati ad una persona alta 1,60) pari a quella dell’elogiare le ragazze troppo magre. Come in tutte le cose è necessaria una sorta di mezza misura.
  • E sempre in argomento cibo, cosa ne sanno i bambini stranieri delle panzate di pasta al forno che ci facciamo in spiaggia? E dei panini con la cotoletta? Poi però quei bambini, che posizionati accanto al tuo ombrellone ti hanno fissato mentre ingurgitavi il mostro, sono gli stessi che poco dopo ti fanno ciao quando si rituffano in acqua e tu devi aspettare ottanta ore (e categoricamente all’ombra) prima che la digestione sia finita e tu possa tornare a toccare l’acqua.
Immagine presa da internet.
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  • Argomento intimo. Cosa ne sanno i bambini stranieri del meraviglioso rapporto che abbiamo avuto, grazie alle nostre mamme, con mutande e calzini (sarà ancora così?)?! Mai, e quando dico mai è mai, potevi uscire da casa con un buco nel calzino o la mutanda strappata perché…perché…perché? “Perché se poi ti investono per strada e ti portano in ospedale che figura facciamo???” Anni e anni di questi discorsi mi hanno plasmato la mente e ancora oggi, quando esco e ho il calzino bucato (cioè sempre), cerco di stare attenta perché se mi schiacciano il principale problema è l’immensa figura de merda e non l’eventuale ferita!!!
  • Se ti sporchi ti ammazzo. Come non ricordare queste meravigliose e soavi parole. Che si tratti di una scampagnata, di un campo estivo con la scuola, di un paio d’ore trascorse in cortile con gli amici…non te devi sporcà!!! Gioca ma non giocare, tocca ma non toccare, suda ma non sudare. Ma cosa ne sanno i bambini stranieri, abituati a rotolarsi nel fango e a saltare dentro le pozze?! Lo fanno anche da adulti, ho visto qui a Vienna un addetto alla sicurezza saltare di proposito dentro una pozza mentre pioveva. I bambini devono fare i bambini, devono sporcarsi, grattuggiarsi le ginocchia, andare sui pattini (con il casco ok, ma senza l’armatura dei Cavalieri dello Zodiaco addosso a proteggerli!).
  • Quando i figli italiani crescono però tutto cambia, sì, crediamoci. Se dopo i 18 anni qualcuno si sventura a dire “Mamma, io parto e vado a scoprire il mondo” o “Vi voglio bene ma ho deciso di andare a vivere per conto mio” si scatena l’inferno. “Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te. Perché ci vuoi così male? Che bisogno c’è? Guarda i tuoi amici tranquilli e sistemati a casa con i loro genitori, perché tu non sei come loro? E la frase che regala un senso a tutte le altre è questa…“Ma sei ancora piccolo/a!”. Ora ditemi, cosa ne possono sapere i bambini stranieri di questo rapporto indissolubile con la propria famiglia, loro che a quattro anni iniziano ad uscire da soli e a 18 sono già grandi?
  • Aiutare in casa. Fortunatamente si stanno facendo dei passi in avanti e sono sempre meno le mamme che crescono i loro figli maschi con il concetto che in casa non devo fare una cippa. Generazioni di donne hanno sposato soprammobili da sofà. Per quanto sia un fenomeno in continuo calo devo constatare che è ancora molto diffuso, specialmente nel meridione.

Potremmo stare qui ore a parlarne ma voglio concludere citando l’apice delle contraddizioni.

  • 40 anni, figlio ancora in casa, cresciuto seguendo la corrente di pensiero appena citata. Genitori invecchiati e stanchi, che non hanno altro da dire se non…”Ma perché non ti sposi e te ne vai per la tua strada?”…Come un bambino straniero dite? mmm…interessante…

Spero che nessuna mamma si senta offesa, in fondo si scherza. Però dobbiamo ammettere che i tempi sono cambiati, la società è frenetica e non accenna a rallentare i ritmi. La nostra responsabilità di genitori è di crescere questi ragazzi rendendoli forti e soprattutto autonomi. Abituarli all’indipendenza non significa che li amiamo di meno, anzi, è un’ulteriore dimostrazione d’amore, perché spesso è per il nostro egoismo e la nostra paura di perderli che li teniamo a tutti i costi sotto la nostra gonna.

Immagine presa da internet.
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I ragazzi a Vienna sono dei “mostri”!!!


“C’è una differenza fra genio e stupidità. Il genio ha i suoi limiti.” ALBERT EINSTEIN


Rieccomi, oggi non vi racconterò di qualche mia vicissitudine, vi risparmio lo strazio e lo rimando alla prossima volta. Vorrei invece parlarvi dei ragazzi (diciamo che allarghiamo il raggio della gioventù fino ai 40 anni, così ci rientro anche io) che qui a Vienna sono dei mostri…sì…di intelligenza e preparazione!!!

Immagine presa da internet.
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Ho vissuto in diverse città…Catania, Milano, Grosseto, Pistoia, Olpe in Germania, ma non ho mai incontrato qualcuno che minimamente si avvicinasse alle persone che sto incontrando in Austria. La loro preparazione non è sempre legata ad un percorso di studi, spesso sono ragazzi che amano girare il mondo facendo esperienze, in altri casi invece amano restare sui libri per incrementare (in modo pratico e non solo teorico) il loro bagaglio culturale.

Se va male parlano altre due lingue oltre alla loro, che sappiano l’inglese è scontato. Spesso si presentano ai colloqui vestiti come noi ci vestiremmo per andare a fare una scampagnata e tu li guardi con sgomento. Appena però aprono bocca quello stesso sgomento cambia direzione e si piazza di fronte a te, fissandoti. Tu, che in Italia ti sentivi un dio con il tuo inglese scolastico e il tuo livello B1 in tedesco. Tu, che hai perso un’ora solo per scegliere che abiti indossare e come pettinare quel cespuglio sulla testa. Tu che hai mille referenze ma nessuna certificata, perché in Italia non si usa e perché spesso hai lavorato a nero, mentre le loro cartelline pullulano di certificati (che tanto amano). Tu che pensavi di essere avanti rispetto a tanti altri, ti accorgi che all’estero non sei avanti, non sei al loro stesso livello, sei proprio a r e n a t o!

Per farvi un esempio pratico, la ragazza (simpatica e dolce) con la quale sto facendo un tandem linguistico (leggi articolo), frequenta due università in contemporanea e nel tempo libero insegna russo e frequenta un corso di italiano. Spesso ride divertita perché quando mi racconta cosa ha fatto dall’ultima volta in cui ci siamo viste, la prego sempre di non infierire ledendo la mia calante autostima.

Autostima (Immagine presa da internet).
Autostima (Immagine presa da internet).

La nota positiva è che una situazione del genere ti sprona, ti regala la voglia di migliorarti, ti pone davanti a immensi limiti che non credevi di avere. La strada è decisamente in salita ma, come dicono in tanti, arrivati lassù…il panorama deve essere per forza bellissimo! 🙂

P.s. Piccola precisazione…per “Ragazzi a Vienna” intendo logicamente tutti (provenienti da ogni parte del mondo), non solo gli austriaci… 😉


Che tu creda in te stesso quando cento persone non ci credono è molto più importante del fatto che cento persone credano in te quanto tu non ci credi.” 

(Mark Fisher)


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Tandem linguistici e incidenti diplomatici #Vienna

Rieccomi! Oggi vorrei approfondire l’argomento “Tandem linguistico”, mi sono da poco approcciata a questa tipologia di incontri per allenare la lingua tedesca senza spendere soldi e per avere la possibilità di conoscere nuova gente. In cosa consiste? Il tandem è un metodo di apprendimento che si basa sullo scambio di nozioni, attraverso conversazioni, tra due madrelingua di idiomi diversi. In questo caso io ho messo a disposizione il mio italiano e l’altra persona mi permette di sfruttare il suo tedesco. Si parla di tutto, del tempo, delle proprie origini, dei propri viaggi, ma anche di grammatica, correggendo man mano e in modo naturale gli errori che si commettono parlando. In base alla durata degli incontri potete dividere il tempo, dedicando metà parte a una lingua e la restante metà all’altra. Sarebbe meglio non mescolare le due lingue durante la conversazione, sia per non creare confusione, sia per approfondire meglio singolarmente i due idiomi. Quindi, se per esempio avete a disposizione due ore, potete conversare in italiano la prima ora e in tedesco la seconda.

Immagine presa da internet.
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Come vi avevo accennato sabato scorso, questa mattina avevo appuntamento con una ragazza che vuole imparare l’italiano. Ci siamo date appuntamento presso una fermata U-Bahn e poi, passeggiando, abbiamo parlato per un’ora e mezza. Logicamente il primo incontro è sempre un po’ imbarazzante, ma rompere il ghiaccio non è poi così difficile.

Per quanto riguarda invece il mio primo tandem in assoluto…beh…apparentemente è andato bene ma l’incidente diplomatico era proprio dietro l’angolo. Ho incontrato sabato mattina questa ragazza, 39 anni, austriaca e con la voglia di imparare la nostra lingua. Incontro piacevole, a tratti divertente, anche se il caffè ristretto che ho preso nel Cafè dove mi ha portata (Qui non si chiama bar) mi è costato 3.50 €…

Rientro a casa soddisfatta e mi viene l’idea di collegarmi con una diretta Fb per raccontarvi di questa nuova esperienza. Vi allego di seguito il video incriminato…ihihih…

Come potete vedere vi racconto della mattinata appena trascorsa e accenno a questa ragazza, salutandola e dicendo che non è stato semplicissimo, perché lei conosce solo un paio di parole in italiano. Potete immaginare come sia “facile” spiegare la nostra lingua in tedesco a chi non ha assolutamente basi. Questa mattina invece è stato più semplice, perché l’altra ragazza aveva già fatto un corso base e abbiamo potuto conversare.

Torniamo al video. Poco dopo la diretta mi scrive A. (La prima ragazza) dicendomi che ha visto il video ma che aveva capito ben poco. “Hai parlato di me?” mi ha chiesto. “Sì, ho parlato del nostro incontro e ho spiegato come funziona il tandem!” Salutini, sorrisi e finisce lì. L’indomani mattina trovo un messaggio allucinante, era lei che mi diceva questo: “Ho fatto tradurre il video da una mia amica italiana (Ci crediamo?) e non trovo corretto prendere in giro la gente pubblicamente…bla bla bla…bla bla bla…l’italiano lo imparo da sola…ciao” e mi depenna, senza darmi la possibilità di rispondere.

Sono quasi certa che questo atteggiamento sia dovuto a delle sue…come posso chiamarle senza offendere…”Turbe mentali”…però devo ammettere che ci sono rimasta male, anche perché, come potete vedere, non era mia intenzione offendere lei ma far capire a chi ascoltava le difficoltà oggettive che si possono riscontrare durante questi incontri. Inoltre ho il sentore che la tipa che ha aiutato A. a tradurre il video (se esiste) ne sappia quanto lei di italiano, altrimenti non si spiega una lettura del genere. Però, questa esperienza mi è servita per una riflessione.

Immagine presa da internet.
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Noi italiani siamo abituati ai cambiamenti, siamo abituati anche a metterci in gioco sempre, a tentare, ritentare cercando nuove strade, con umiltà, tenacia e la giusta dose di ironia e, cosa più importante, AUTOIRONIA. Ricordo il primo anno in Germania (ma anche il secondo), persino durante il corso mi prendevano in giro per le mie vocali aperte (da buona sicula), ridendo a crepapelle. Non mi sono mai offesa, ho riso con loro e ho fatto del mio difetto un punto di forza, regalando note di simpatia. Io direi a gente come A. “Ma fatte na bella risata!”…Chi impara una lingua sa che deve tuffarsi anche nella cultura di quel popolo, non solo nella sua lingua…e non puoi approcciarti con un italiano con un bastone infilato nel sedere…il bello è che mi ero raccomandata con lei durante le due ore insieme…”Attenzione…anno (con due enne)…non ano…” ma avrà capito male anche qui!

A presto!!! 😉

P.s. Per chi stesse cercando un Tandem linguistico ci sono i gruppi dedicati su Fb in molte città…anche in Italia… 🙂

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Quando lo squillo del cellulare rasenta il terrore #expat

Due giorni fa ho fatto una delle mie solite e famigerate figure di merda!

panic-roomHo iniziato a distribuire curricula, quindi lo squillo del cellulare evoca immediatamente la richiesta di un colloquio di lavoro. Verso le 14.00 parte la sigla di “La vita secondo Jim“, che ho come suoneria nel mio cellulare. Immediatamente scatta il panico (nemmeno fosse stata la colonna sonora di Profondo Rosso), il tempo si cristallizza, il puffo verde nella mia testa inizia a dire “A fatica li capisci di persona, figurati al telefono”…mentre quel rettangolo fastidioso continuava a lampeggiare, vibrare e suonare. Con un improvviso e deciso slancio coraggioso lo prendo e rispondo. Una vocina femminile inizia a parlare… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”.

Il tempo si ricristallizza, fisso mia figlia che aveva già intuito il mio non avere capito un cazzo e che gesticola, muovendo anche le labbra, per dire…”Io stavolta non ti aiuto”. Il babbo stava facendo il riposino prima di rientrare a lavoro e dormiva, mentre il cane, l’unico intenzionato ad aiutarmi, non era in grado di comunicare in tedesco, essendo napoletano di nascita e fin dentro al midollo. Quindi respiro e pronuncio un “Ich habe nicht verstanden” (Non ho capito)…e la tipa ripete… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”, con una velocità che faceva concorrenza alla prima volta che aveva aperto bocca al telefono. Ma vi rincorrono mentre parlate? Avete una bandierina da piantare e poi vi regalano un prosciutto intero se arrivate in tempo a fine frase?

siccome non ho capito

Ok…niente panico…fingo di capire e dico “Ja ja”…in qualunque caso sarebbe stato meglio prendere l’appuntamento senza rischiare di perdere un ipotetico lavoro. Le dico di attendere, prendo carta e penna e scrivo (meglio dire provo a scrivere) giorno e ora. Quando la tipa mi stava per liquidare mi sorge un dubbio amletico…ma per quale lavoro ha chiamato e dov’è il luogo dell’appuntamento? Evidentemente il panico libera nell’organismo delle tossine che impediscono alla mente di ragionare con lucidità. Allora pronuncio, sempre più agitata, un “Wo?” (Dove) e “Welche Arbeit?” (Quale lavoro)…lei tentenna ed io…”Welche Arbeit???”…Credo che a questo punto il tempo si sia cristallizzato anche per lei, perché è rimasta zitta qualche secondo per poi dire…”Nein…ist Ikea!!!! Anche il babbo si è svegliato ed è rimasto ritto ad ascoltare che diamine stava succedendo.

Era l’Ikea (avevamo ordinato dei mobili) che voleva fissare un nuovo appuntamento per la consegna. A quel punto i tasselli nella mia testa in pappa si rimettono al loro posto, capisco tutto e rispondo con un tipico vocalizio da ragionier Ugo…”Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (Che stava a significare Ich habe verstanden/Ho capito) suono facilmente associabile a una sirena in stato di emergenza nucleare la cui durata varia dai 15 ai 20 secondi. Pagherei per vedere la faccia della signora al telefono mentre io emettevo quel suono innaturale cercando di sfondare la barriera del suono. Da quel momento mi è risultato facile concludere la telefonata senza altri fraintendimenti. Come potete immaginare la mia autostima ha subito fatto la valigia dicendo “Maria, io esco!”, quei due invece si sono divertiti a prendermi in giro per tutto il giorno.

Il problema “Io non capire un ‘azz” durante l’apprendimento di una nuova lingua si riflette in molti aspetti della vita quotidiana, ma lanciarsi, provare e riprovare è l’unica maniera per apprendere!

E voi, avete mai fatto una figuraccia al telefono? Lasciate all’interno di questo articolo la vostra esperienza! 🙂

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Uhhh, ho saputo che parti!

Più passano i giorni più la gente che mi conosce per vie traverse (amici di amici di amici e parenti) e anche chi non mi conosce, scopre che stiamo per partire. Le reazioni sono meravigliose e quasi tutte simili.

Conoscente: “Ho saputo che state andando via, dove andate di bello?”

Io: “Vienna!”

Conoscente: “Sì, me l’ha detto tizia.”

Io: “E allora perché me lo chiedi?” (Questo è un pensiero muto)…”Ah sì?” (Questo è un pensiero vocale).

Conoscente: “Ma a Vienna Vienna? Proprio in centro?”

Io: “Certo, ho preso in affitto un’ala del Duomo!” (Sempre pensiero muto)…”Sì, Vienna Vienna.” (Pensiero vocale).

Immagine presa da internet
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La tipa che lavora da Foot Locker in centro a Catania ha invece vinto il premio “Figura di ***** 2016”. Più o meno è andata così. Entro con mia figlia in negozio, cercava un modello ben preciso di scarpe (avevamo già fatto un trilione di km invano), le prova e vanno bene, miracolo! Solo pochi minuti impiegati per trovarle e almeno dieci minuti persi per convincere la commessa che no, non volevo comprare la soletta da 20€ che sì, certamente le avrebbe cambiato la vita e sarebbe diventata più alta e magra, ma non avevo nessuna intenzione di acquistarla. E no, non voglio nemmeno la crema magica per pulire le scarpe! Stremata da soletta e crema, finalmente mi dirigo alla cassa, niente fila, si farà alla svelta. Eh no!

Commessa: “Se si connette ora e mette mi piace sulla nostra pagina le lascio un buono per il prossimo acquisto.”

Io: “Non ho i dati attivi sul telefono, grazie lo stesso.”

Un nanosecondo dopo ecco mia figlia…”Ho io i dati sul telefono!” (Azz…ma perché?)

Io: “Sì amore, ma tu non sei su Fb quindi fa niente dai, non credo che compreremo altre scarpe di questo tipo da qui ai prossimi due mesi.”

La commessa…”Non importa, può usare il buono anche per acquistare altro, non per forza scarpe!”

Io: “Allora ok, dammi il telefono Miky, magari verremo a comprare la miracolosa soletta.”

Commessa: “Certo, però consideri che per sfruttare il buono deve spendere almeno un saccodimila euro.”

Io: “Non posso usarlo solo per la soletta?”

Commessa: “No.”

Io: “Ok, allora non mi interessa. Inoltre stiamo andando a Vienna e non credo che entro la scadenza del buono mi capiterà di usarlo.”

Commessa: “Non importa, può usare il buono in qualsiasi punto vendita d’Italia.”Non ci posso credere

Io: “Ma Vienna è in Austria!”

Commessa: “Ah ok.”

E finalmente, dopo lo sguardo assassino del collega che aveva accanto, si dilegua e mi lascia libera di andare!

Nel tripudio di commenti prepartenza non possono mancare questi:

  • “Bella Vienna, si vive benissimo, sono stata lì in viaggio di nozze 40 anni fa per una settimana.”
  • “Ma che lingua si parla a Vienna?” – “Il tedesco.” – “Mamma mia che lingua brutta!”
  • “Uhh che posto romantico! Ho visto un sacco di volte La principessa Sissi!
  • “Bene, così poi mi porti le palle di Mozart!”
  • “Allora veniamo a trovarvi presto!” Qui aggiungo la risposta silente “Ma anche no!!!”

Questi sono solo alcuni esempi su come la gente sta reagendo alla notizia del nostro espatrio, e concludo con la solita frase pronunciata spesso da quelli che non si spostano dal luogo natale nemmeno per andare in vacanza.

“Uhh io non potrei mai, come fate? Un posto nuovo, senza conoscere nessuno, un altra lingua…no no no. E poi gli austriaci sono freddi, come i tedeschi!”

Immagine presa da internet
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Adesso attendo trepidante i messaggi “disinteressati” di tutti quelli che si ricorderanno di noi quando saremo sistemati in Austria! 🙂

 

 

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Quello che Vienna non sa


La più grande scoperta della mia generazione è che l’uomo può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio atteggiamento mentale.
(William James)


Quello che Vienna non sa è che sono già trascorsi 52 giorni da quando il babbo è partito per raggiungerla. Lo ha visto arrivare con una valigia carica di abiti e sogni, ammirare la sua eleganza, stupirsi per la sua grandezza, smarrirsi negli sguardi di sconosciuti, che sarebbero diventati man mano sempre più familiari. Lo ha osservato da una finestra mentre trovava tra due magliette la foto che gli ho nascosto, per ricordargli che noi siamo sempre accanto a lui anche se distanti. Gli ha fatto compagnia durante le notti insonni, piene di pensieri da mettere in ordine. Lo ha visto masticare chilometri alla ricerca di un lavoro, sbrigare pratiche burocratiche con una buona padronanza del tedesco, trovare un’occupazione e iniziare l’andirivieni quotidiano che regala una confortevole routine.

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Quello che Vienna non sa è che non è il nostro primo espatrio, che abbiamo già provato queste sensazioni e che la consapevolezza della seconda volta rende la situazione meno romantica. Non sa che nonostante la paura lo abbiamo fatto lo stesso, non sa nemmeno che abbiamo imparato a riconoscere questa paura, che adesso non ci spaventa quasi più.

Quello che Vienna non sa è che stavolta siamo preparati alle facce fredde, ai sorrisi stentati, agli atteggiamenti diffidenti, agli italiani all’estero che ti aspettano in tenuta da guerra, al cibo buono che non trovi e al clima che fa i capricci. Non sa che abbiamo già scoperto le trappole seminate in strada da una lingua che non è la nostra, che abbiamo trovato percorsi alternativi e che l’importante è capire e farsi capire.


Chi pondera a lungo prima di fare un passo passerà la sua vita su una gamba sola.
(Anthony De Mello)


Quello che Vienna non sa è che abbiamo già navigato sul veliero della nostalgia, facendoci traghettare in una valle di rassegnazione priva di ogni prospettiva. Non sa che quel viaggio ci ha regalato una tenacia inesauribile, non sa nemmeno che non siamo più intenzionati a riprendere quella nave.

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Quello che Vienna non sa è che nessuno degli ostacoli seminati nel cammino potrà farci desistere stavolta. Siamo pronti e aperti a tutto e a tutti. Ci saranno visi di ogni colore, accenti che indicheranno le più svariate provenienze, amici che prepareranno per noi i cibi più strani, altri che indosseranno i colori più improbabili da abbinare. Alcuni si perderanno per strada, altri rimarranno annoverati tra le persone che hanno colorato e dato un senso in più alla nostra vita. Ci saranno persone delle quali avremo bisogno oggi, e altre che avranno bisogno di noi domani. Sarà come rinascere, con lo stesso timore misto a curiosità che può avere un bambino che si approccia per la prima volta al mondo.

Quello che Vienna non sa è che la amo già, perché ci ha regalato una nuova prospettiva…


 La vita di una persona consiste in un insieme di avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme.
(Italo Calvino)


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Decalogo dell’expat che nacque “imparato”.

Gli italiani che si incontrano all’estero sono variegati, ogni storia rappresenta un’esperienza unica e mai uguale ad un’altra, anche se il luogo di destinazione combacia. Eppure, nonostante questo, c’è una categoria che si incontra sempre e ovunque, che sia di persona o via etere. Sto parlando dell’italiano che nacque “imparato”.

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L’italiano che nacque imparato non è una persona comune, perché è stato prescelto durante la genesi per fare la differenza nella storia dell’umanità. Ancor prima di venire al mondo sapeva esattamente cosa avrebbe fatto e che tipo di persona sarebbe diventato. Mai un dubbio ha sfiorato la sua mente, mai una scelta infelice ha deviato il suo cammino.

L’italiano che nacque imparato ha affrontato problemi che nessun altro affronterà mai, lo ha fatto con il pugno di ferro, senza mai scendere a compromessi né guadagnando meno di quello che gli spettava di diritto.

L’italiano che nacque imparato non ha avuto bisogno di studiare le lingue (Certo, è nato imparato), non si capacita quando qualcuno all’estero lamenta una difficoltà nell’apprendimento di termini fino a quel momento sconosciuti e inveisce contro chi, dopo due mesi in loco, fatica ancora a comunicare. La sera ogni tanto si inginocchia, chiedendo al Creatore: “Perché non sono nati tutti imparati come me?”.

Le so tutte

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di fare domande, è nato già con tutte le risposte. Per questo perde il lume della ragione quando si accorge che invece, molti dei comuni mortali, non sono nati imparati e hanno bisogno di chiedere. Secondo lui, il termine “informazione” dovrebbe essere bandito dai social e nella vita reale. Nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di porre domande a colui che nacque imparato con tutte le risposte.

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto difficoltà a socializzare con la gente del posto. Una volta è andato a vivere nel deserto, socializzando con un cammello. Quando visse in Norvegia notò con piacere che la popolazione era molto più calorosa di quella dell’Andalusia. La volta che visse in Germania scoprì con sorpresa che no, non è vero quel che si dice, i tedeschi da lui conosciuti erano tutti astemi.

Immagine presa da internet
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L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di soldi per viaggiare perché, a sentir lui, le cose basta volerle.

L’italiano che nacque imparato adora ironizzare sulle difficoltà di chi sta ancora muovendo i primi passi, è uno spasso che lo soddisfa quasi quanto urlare ai quattro venti che non ama mangiare la pizza.

L’italiano che nacque imparato disprezza chi ha deciso di tornare sui propri passi, è innaturale cambiare idea, una scelta deve essere come un diamante, per tutta la vita.

L’italiano che nacque imparato vorrebbe che si abolisse l’espatrio, tanto lui è già oltre confine.

E per concludere, l’italiano che nacque imparato sapeva già che io, oggi, avrei scritto questo post. Lui ha già pronta la sua risposta! 😉

E voi? L’avete mai incontrato?

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Ecco perché è meglio viaggiare easy!!!


Ho una vasta collezione di conchiglie, che tengo sparse per le spiagge di tutto il mondo.

(Steven Wright)


Stamattina leggevo il post di una “collega” expat, parlava di scatoloni, trasferimenti e moltitudini di oggetti che al loro interno racchiudono ricordi. Subito dopo sono andata a verificare che i miei (scatoloni) stessero bene. Ho iniziato ad apprendere l’arte dell’inscatolamento nel lontano 1998, quando dalla Sicilia mi sono trasferita a Milano. Da allora non ho mai smesso. Seleziona, incarta, sigilla. Apri, scarta, riponi. Arriseleziona, rincarta, arrisigilla. Arriapri, riscarta e allegramente riponi di nuovo. E così via, infinite volte, così tante che faccio fatica a contarle. Puntualmente ho riposto, insieme agli oggetti, speranze e nuovi sogni.

Attuale situazione scatoloni
Attuale situazione scatoloni

Recentemente però ho capito una cosa, credo sia importante, forse cruciale. Gli oggetti che tanto amiamo collezionare, perché mantengono intatto il cordone ombelicale che ci lega al passato, in realtà ci rendono schiavi.

Ho arredato la casa, ora cosa me ne faccio di tutti questi mobili? Trasportarli costa tanto, però li ho pagati, adesso butto via tutto? O li vendo? A chi? A quanto? Gli scatoloni vanno spediti calcolando dimensione e peso, portarli dietro mi costa più che comprare tutto nuovo! Noleggiare un furgone è impensabile, non ho così tanti soldi da spendere. Nella nuova casa non c’è spazio per tutti questi oggetti!

Potremmo andare avanti ore portando esempi su come le nostre amate “cose” siano in realtà una pesantissima palla al piede. Se amate viaggiare, se non avete intenzione di mettere radici o volete sperimentare diversi luoghi prima di fermarvi, dovete viaggiare easy!!!

Stavolta, a differenza di tutti gli altri viaggi, riporrò con cura i miei libri, i tanti peluches della bimba, vecchi diari e foto, chiuderò tutto in nuovi scatoloni che però lascerò qui. Non so come andrà a Vienna, se ci fermeremo lì o se siamo destinati a spostarci ancora, in qualunque caso inizieremo la nuova avventura senza zavorre!


La volontà di possesso del mondo attraverso qualcosa di parziale è anche un modo per dominare il tempo, per renderlo discontinuo, sottoponendolo al dominio dello spazio – la collezione come spazio.
(Jean Baudrillard)


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Ecco perché siamo rientrati (sbagliando) in Italia #dallaGermania


Viaggiare è essere infedeli. Siatelo senza rimorsi. Dimenticate i vostri amici per degli sconosciuti.

(Paul Morand)


In tantissimi mi chiedono il perché della nostra decisione di rientrare in Italia, domanda lecita alla quale oggi ho intenzione di rispondere. Per chi fosse appena arrivato in questo blog, riassumo dicendo che dalla Germania siamo rientrati in Italia per riespatriare a Vienna. Il babbo è già lì, noi lo raggiungeremo finita la scuola a luglio.

Perché siamo rientrati in Italia? Le motivazioni sono diverse ma tutte legate da un unico filo comune, le radici.

radici
Immagine presa da internet

Dopo due anni in Germania, e la conseguente perdita di obiettività e giusta percezione nei confronti del “Bel Paese”, abbiamo avuto la bella idea di mettere a frutto in “casa nostra” (concetto che abbiamo abbondantemente superato) quello che avevamo appreso. Una nuova lingua, una nuova visione della vita, grinta, idee, voglia di risollevare (nel nostro piccolo) le sorti dell’Italia. Il ragionamento che abbiamo fatto è questo…”Meglio mangiare pane e cipolla a casa che caviale in Germania”. Stronzi!!! Ditelo che siamo stati due stronzi, tanto lo sappiamo! Non solo l’Italia (meglio dire la Sicilia, la mia terra di origine e luogo del rimpatrio) non era qui ad aspettarci a braccia aperte, ma non è minimamente interessata al nostro bagaglio di esperienza!

La famiglia è stata un forte richiamo, uno dei motivi principali che ci ha attratti come una calamita verso casa (se casa si può ormai chiamare). Mia sorella era stata male, mio nonno era inerme su un letto da tanto tempo, io ho avuto paura di vederli sfiorire da lontano uno ad uno, ho avuto paura di perderli mentre io non c’ero.

Questi pensieri hanno inevitabilmente influito sul nostro umore, hanno esasperato le normali difficoltà che si incontrano in un espatrio, impedendoci di essere lucidi e lungimiranti. Non sto qui a elencare nuovamente la situazione che abbiamo trovato, ne ho a lungo parlato e non vorrei essere ripetitiva. Spero di aver dato quantomeno una risposta esaustiva a tutti quelli che mi chiedono il motivo del nostro rientro. Logicamente non c’è una spiegazione razionale, altrimenti non saremmo qui a parlarne ed io sarei ancora in Germania. Certo, se avessi usato la testa non sarei mai rientrata. In compenso sono riuscita a trascorrere con mio nonno gli ultimi suoi giorni di vita, una magra consolazione ma almeno c’ero.

Quindi il consiglio che posso dare a chi sta per espatriare è questo.

Immagine presa da internet
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Per quanto sembri brutto, dal momento in cui decidete di partire dovete necessariamente chiudervi una porta alle spalle. Dovete concentrarvi solo sul vostro futuro, non potete nemmeno per un attimo cedere alla tentazione di provare nostalgia per quello che vi siete lasciati dietro. L’espatrio è una scelta, non c’è spazio per pericolose nostalgie. Dovete semplicemente abbracciare la vostra nuova vita e concedervi senza riserve… 🙂


Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura.
(Fabrizio Resca)


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L’attimo prima del salto #expat


Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una. (Confucio)


Non è il nostro primo espatrio, però è la prima volta che ci separiamo per diversi mesi. Ecco la differenza. Un salto in solitaria.

La valigia è quasi pronta, documenti sistemati, ciò che serve comprato, adrenalina presente a fasi alterne, interrotta spesso da lunghi momenti di cristallizzazione. Sì, l’attimo che precede il salto è sempre saturo di emozioni contrastanti, tante, troppe. Sono queste sfumature dell’anima che rendono unica l’esperienza dell’espatrio, sono queste oscillazioni dell’umore che a volte rendono difficile anche muovere un piede per seguire l’altro.

totò

Avrò fatto la scelta giusta? Avevo alternative migliori? La destinazione decisa sarà all’altezza delle mie aspettative? Ce la farò? Ma certo che sì! L’obiettivo è chiaro, la strada da percorrere anche. Nonostante questo è sempre presente quel timore, lo stesso che poi ti dà la carica per correre, correre più velocemente rispetto agli altri e arrivare dritto al traguardo. Stavolta non ci sono scuse, alibi, nostalgie, non c’è posto nel quale tornare, perché è proprio da lì che stiamo andando via, di nuovo.

Per quanto riguarda noi due, stringeremo i denti aspettando con ansia di poterci riabbracciare. Non ci piace stare lontani, siamo abituati a condividere ogni cosa, non per obbligo coniugale ma perché insieme ci completiamo. Dove non arriva uno, arriva l’altro. Amiamo la nostra intesa, ci divertiamo insieme, sappiamo essere amanti, amici e a volte anche nemici. La vita in solitaria ha il suo fascino, ma avere accanto una persona che ti vede bella anche al mattino, quando sembri puffetta travolta da un albero, non ha prezzo.

Immagine presa da internet
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Ci sono canzoni e libri a fare da cornice a questi momenti unici, canzoni per lui, libri per me. C’è un biglietto con il suo nome che ci guarda ogni sera con un ghigno. C’è uno spazzolino nuovo e le calze senza il buco. Ci sono i ricordi del primo espatrio che illuminano il cammino, perché è proprio vero il detto Impara l’arte e mettila da parte! Il nuovo in realtà non è nuovo, è solo diverso, una forma mutata dello stesso concetto. La lingua che in Germania temevamo, ora non ci fa più così paura. Il sentirsi stranieri all’estero è quasi un sollievo, è stato traumatico sentirsi stranieri in casa propria. Che le danze abbiano inizio, si apra il sipario! 🙂

Good luck babbo…


Un grande atteggiamento diventa un grande giorno che diventa un grande mese che diventa un grande anno che diventa una grande vita. (Mandy Hale)


 

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