Tandem linguistici e incidenti diplomatici #Vienna

Rieccomi! Oggi vorrei approfondire l’argomento “Tandem linguistico”, mi sono da poco approcciata a questa tipologia di incontri per allenare la lingua tedesca senza spendere soldi e per avere la possibilità di conoscere nuova gente. In cosa consiste? Il tandem è un metodo di apprendimento che si basa sullo scambio di nozioni, attraverso conversazioni, tra due madrelingua di idiomi diversi. In questo caso io ho messo a disposizione il mio italiano e l’altra persona mi permette di sfruttare il suo tedesco. Si parla di tutto, del tempo, delle proprie origini, dei propri viaggi, ma anche di grammatica, correggendo man mano e in modo naturale gli errori che si commettono parlando. In base alla durata degli incontri potete dividere il tempo, dedicando metà parte a una lingua e la restante metà all’altra. Sarebbe meglio non mescolare le due lingue durante la conversazione, sia per non creare confusione, sia per approfondire meglio singolarmente i due idiomi. Quindi, se per esempio avete a disposizione due ore, potete conversare in italiano la prima ora e in tedesco la seconda.

Immagine presa da internet.
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Come vi avevo accennato sabato scorso, questa mattina avevo appuntamento con una ragazza che vuole imparare l’italiano. Ci siamo date appuntamento presso una fermata U-Bahn e poi, passeggiando, abbiamo parlato per un’ora e mezza. Logicamente il primo incontro è sempre un po’ imbarazzante, ma rompere il ghiaccio non è poi così difficile.

Per quanto riguarda invece il mio primo tandem in assoluto…beh…apparentemente è andato bene ma l’incidente diplomatico era proprio dietro l’angolo. Ho incontrato sabato mattina questa ragazza, 39 anni, austriaca e con la voglia di imparare la nostra lingua. Incontro piacevole, a tratti divertente, anche se il caffè ristretto che ho preso nel Cafè dove mi ha portata (Qui non si chiama bar) mi è costato 3.50 €…

Rientro a casa soddisfatta e mi viene l’idea di collegarmi con una diretta Fb per raccontarvi di questa nuova esperienza. Vi allego di seguito il video incriminato…ihihih…

Come potete vedere vi racconto della mattinata appena trascorsa e accenno a questa ragazza, salutandola e dicendo che non è stato semplicissimo, perché lei conosce solo un paio di parole in italiano. Potete immaginare come sia “facile” spiegare la nostra lingua in tedesco a chi non ha assolutamente basi. Questa mattina invece è stato più semplice, perché l’altra ragazza aveva già fatto un corso base e abbiamo potuto conversare.

Torniamo al video. Poco dopo la diretta mi scrive A. (La prima ragazza) dicendomi che ha visto il video ma che aveva capito ben poco. “Hai parlato di me?” mi ha chiesto. “Sì, ho parlato del nostro incontro e ho spiegato come funziona il tandem!” Salutini, sorrisi e finisce lì. L’indomani mattina trovo un messaggio allucinante, era lei che mi diceva questo: “Ho fatto tradurre il video da una mia amica italiana (Ci crediamo?) e non trovo corretto prendere in giro la gente pubblicamente…bla bla bla…bla bla bla…l’italiano lo imparo da sola…ciao” e mi depenna, senza darmi la possibilità di rispondere.

Sono quasi certa che questo atteggiamento sia dovuto a delle sue…come posso chiamarle senza offendere…”Turbe mentali”…però devo ammettere che ci sono rimasta male, anche perché, come potete vedere, non era mia intenzione offendere lei ma far capire a chi ascoltava le difficoltà oggettive che si possono riscontrare durante questi incontri. Inoltre ho il sentore che la tipa che ha aiutato A. a tradurre il video (se esiste) ne sappia quanto lei di italiano, altrimenti non si spiega una lettura del genere. Però, questa esperienza mi è servita per una riflessione.

Immagine presa da internet.
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Noi italiani siamo abituati ai cambiamenti, siamo abituati anche a metterci in gioco sempre, a tentare, ritentare cercando nuove strade, con umiltà, tenacia e la giusta dose di ironia e, cosa più importante, AUTOIRONIA. Ricordo il primo anno in Germania (ma anche il secondo), persino durante il corso mi prendevano in giro per le mie vocali aperte (da buona sicula), ridendo a crepapelle. Non mi sono mai offesa, ho riso con loro e ho fatto del mio difetto un punto di forza, regalando note di simpatia. Io direi a gente come A. “Ma fatte na bella risata!”…Chi impara una lingua sa che deve tuffarsi anche nella cultura di quel popolo, non solo nella sua lingua…e non puoi approcciarti con un italiano con un bastone infilato nel sedere…il bello è che mi ero raccomandata con lei durante le due ore insieme…”Attenzione…anno (con due enne)…non ano…” ma avrà capito male anche qui!

A presto!!! 😉

P.s. Per chi stesse cercando un Tandem linguistico ci sono i gruppi dedicati su Fb in molte città…anche in Italia… 🙂

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Quando lo squillo del cellulare rasenta il terrore #expat

Due giorni fa ho fatto una delle mie solite e famigerate figure di merda!

panic-roomHo iniziato a distribuire curricula, quindi lo squillo del cellulare evoca immediatamente la richiesta di un colloquio di lavoro. Verso le 14.00 parte la sigla di “La vita secondo Jim“, che ho come suoneria nel mio cellulare. Immediatamente scatta il panico (nemmeno fosse stata la colonna sonora di Profondo Rosso), il tempo si cristallizza, il puffo verde nella mia testa inizia a dire “A fatica li capisci di persona, figurati al telefono”…mentre quel rettangolo fastidioso continuava a lampeggiare, vibrare e suonare. Con un improvviso e deciso slancio coraggioso lo prendo e rispondo. Una vocina femminile inizia a parlare… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”.

Il tempo si ricristallizza, fisso mia figlia che aveva già intuito il mio non avere capito un cazzo e che gesticola, muovendo anche le labbra, per dire…”Io stavolta non ti aiuto”. Il babbo stava facendo il riposino prima di rientrare a lavoro e dormiva, mentre il cane, l’unico intenzionato ad aiutarmi, non era in grado di comunicare in tedesco, essendo napoletano di nascita e fin dentro al midollo. Quindi respiro e pronuncio un “Ich habe nicht verstanden” (Non ho capito)…e la tipa ripete… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”, con una velocità che faceva concorrenza alla prima volta che aveva aperto bocca al telefono. Ma vi rincorrono mentre parlate? Avete una bandierina da piantare e poi vi regalano un prosciutto intero se arrivate in tempo a fine frase?

siccome non ho capito

Ok…niente panico…fingo di capire e dico “Ja ja”…in qualunque caso sarebbe stato meglio prendere l’appuntamento senza rischiare di perdere un ipotetico lavoro. Le dico di attendere, prendo carta e penna e scrivo (meglio dire provo a scrivere) giorno e ora. Quando la tipa mi stava per liquidare mi sorge un dubbio amletico…ma per quale lavoro ha chiamato e dov’è il luogo dell’appuntamento? Evidentemente il panico libera nell’organismo delle tossine che impediscono alla mente di ragionare con lucidità. Allora pronuncio, sempre più agitata, un “Wo?” (Dove) e “Welche Arbeit?” (Quale lavoro)…lei tentenna ed io…”Welche Arbeit???”…Credo che a questo punto il tempo si sia cristallizzato anche per lei, perché è rimasta zitta qualche secondo per poi dire…”Nein…ist Ikea!!!! Anche il babbo si è svegliato ed è rimasto ritto ad ascoltare che diamine stava succedendo.

Era l’Ikea (avevamo ordinato dei mobili) che voleva fissare un nuovo appuntamento per la consegna. A quel punto i tasselli nella mia testa in pappa si rimettono al loro posto, capisco tutto e rispondo con un tipico vocalizio da ragionier Ugo…”Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (Che stava a significare Ich habe verstanden/Ho capito) suono facilmente associabile a una sirena in stato di emergenza nucleare la cui durata varia dai 15 ai 20 secondi. Pagherei per vedere la faccia della signora al telefono mentre io emettevo quel suono innaturale cercando di sfondare la barriera del suono. Da quel momento mi è risultato facile concludere la telefonata senza altri fraintendimenti. Come potete immaginare la mia autostima ha subito fatto la valigia dicendo “Maria, io esco!”, quei due invece si sono divertiti a prendermi in giro per tutto il giorno.

Il problema “Io non capire un ‘azz” durante l’apprendimento di una nuova lingua si riflette in molti aspetti della vita quotidiana, ma lanciarsi, provare e riprovare è l’unica maniera per apprendere!

E voi, avete mai fatto una figuraccia al telefono? Lasciate all’interno di questo articolo la vostra esperienza! 🙂

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Uhhh, ho saputo che parti!

Più passano i giorni più la gente che mi conosce per vie traverse (amici di amici di amici e parenti) e anche chi non mi conosce, scopre che stiamo per partire. Le reazioni sono meravigliose e quasi tutte simili.

Conoscente: “Ho saputo che state andando via, dove andate di bello?”

Io: “Vienna!”

Conoscente: “Sì, me l’ha detto tizia.”

Io: “E allora perché me lo chiedi?” (Questo è un pensiero muto)…”Ah sì?” (Questo è un pensiero vocale).

Conoscente: “Ma a Vienna Vienna? Proprio in centro?”

Io: “Certo, ho preso in affitto un’ala del Duomo!” (Sempre pensiero muto)…”Sì, Vienna Vienna.” (Pensiero vocale).

Immagine presa da internet
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La tipa che lavora da Foot Locker in centro a Catania ha invece vinto il premio “Figura di ***** 2016”. Più o meno è andata così. Entro con mia figlia in negozio, cercava un modello ben preciso di scarpe (avevamo già fatto un trilione di km invano), le prova e vanno bene, miracolo! Solo pochi minuti impiegati per trovarle e almeno dieci minuti persi per convincere la commessa che no, non volevo comprare la soletta da 20€ che sì, certamente le avrebbe cambiato la vita e sarebbe diventata più alta e magra, ma non avevo nessuna intenzione di acquistarla. E no, non voglio nemmeno la crema magica per pulire le scarpe! Stremata da soletta e crema, finalmente mi dirigo alla cassa, niente fila, si farà alla svelta. Eh no!

Commessa: “Se si connette ora e mette mi piace sulla nostra pagina le lascio un buono per il prossimo acquisto.”

Io: “Non ho i dati attivi sul telefono, grazie lo stesso.”

Un nanosecondo dopo ecco mia figlia…”Ho io i dati sul telefono!” (Azz…ma perché?)

Io: “Sì amore, ma tu non sei su Fb quindi fa niente dai, non credo che compreremo altre scarpe di questo tipo da qui ai prossimi due mesi.”

La commessa…”Non importa, può usare il buono anche per acquistare altro, non per forza scarpe!”

Io: “Allora ok, dammi il telefono Miky, magari verremo a comprare la miracolosa soletta.”

Commessa: “Certo, però consideri che per sfruttare il buono deve spendere almeno un saccodimila euro.”

Io: “Non posso usarlo solo per la soletta?”

Commessa: “No.”

Io: “Ok, allora non mi interessa. Inoltre stiamo andando a Vienna e non credo che entro la scadenza del buono mi capiterà di usarlo.”

Commessa: “Non importa, può usare il buono in qualsiasi punto vendita d’Italia.”Non ci posso credere

Io: “Ma Vienna è in Austria!”

Commessa: “Ah ok.”

E finalmente, dopo lo sguardo assassino del collega che aveva accanto, si dilegua e mi lascia libera di andare!

Nel tripudio di commenti prepartenza non possono mancare questi:

  • “Bella Vienna, si vive benissimo, sono stata lì in viaggio di nozze 40 anni fa per una settimana.”
  • “Ma che lingua si parla a Vienna?” – “Il tedesco.” – “Mamma mia che lingua brutta!”
  • “Uhh che posto romantico! Ho visto un sacco di volte La principessa Sissi!
  • “Bene, così poi mi porti le palle di Mozart!”
  • “Allora veniamo a trovarvi presto!” Qui aggiungo la risposta silente “Ma anche no!!!”

Questi sono solo alcuni esempi su come la gente sta reagendo alla notizia del nostro espatrio, e concludo con la solita frase pronunciata spesso da quelli che non si spostano dal luogo natale nemmeno per andare in vacanza.

“Uhh io non potrei mai, come fate? Un posto nuovo, senza conoscere nessuno, un altra lingua…no no no. E poi gli austriaci sono freddi, come i tedeschi!”

Immagine presa da internet
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Adesso attendo trepidante i messaggi “disinteressati” di tutti quelli che si ricorderanno di noi quando saremo sistemati in Austria! 🙂

 

 

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Quello che Vienna non sa


La più grande scoperta della mia generazione è che l’uomo può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio atteggiamento mentale.
(William James)


Quello che Vienna non sa è che sono già trascorsi 52 giorni da quando il babbo è partito per raggiungerla. Lo ha visto arrivare con una valigia carica di abiti e sogni, ammirare la sua eleganza, stupirsi per la sua grandezza, smarrirsi negli sguardi di sconosciuti, che sarebbero diventati man mano sempre più familiari. Lo ha osservato da una finestra mentre trovava tra due magliette la foto che gli ho nascosto, per ricordargli che noi siamo sempre accanto a lui anche se distanti. Gli ha fatto compagnia durante le notti insonni, piene di pensieri da mettere in ordine. Lo ha visto masticare chilometri alla ricerca di un lavoro, sbrigare pratiche burocratiche con una buona padronanza del tedesco, trovare un’occupazione e iniziare l’andirivieni quotidiano che regala una confortevole routine.

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Quello che Vienna non sa è che non è il nostro primo espatrio, che abbiamo già provato queste sensazioni e che la consapevolezza della seconda volta rende la situazione meno romantica. Non sa che nonostante la paura lo abbiamo fatto lo stesso, non sa nemmeno che abbiamo imparato a riconoscere questa paura, che adesso non ci spaventa quasi più.

Quello che Vienna non sa è che stavolta siamo preparati alle facce fredde, ai sorrisi stentati, agli atteggiamenti diffidenti, agli italiani all’estero che ti aspettano in tenuta da guerra, al cibo buono che non trovi e al clima che fa i capricci. Non sa che abbiamo già scoperto le trappole seminate in strada da una lingua che non è la nostra, che abbiamo trovato percorsi alternativi e che l’importante è capire e farsi capire.


Chi pondera a lungo prima di fare un passo passerà la sua vita su una gamba sola.
(Anthony De Mello)


Quello che Vienna non sa è che abbiamo già navigato sul veliero della nostalgia, facendoci traghettare in una valle di rassegnazione priva di ogni prospettiva. Non sa che quel viaggio ci ha regalato una tenacia inesauribile, non sa nemmeno che non siamo più intenzionati a riprendere quella nave.

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Quello che Vienna non sa è che nessuno degli ostacoli seminati nel cammino potrà farci desistere stavolta. Siamo pronti e aperti a tutto e a tutti. Ci saranno visi di ogni colore, accenti che indicheranno le più svariate provenienze, amici che prepareranno per noi i cibi più strani, altri che indosseranno i colori più improbabili da abbinare. Alcuni si perderanno per strada, altri rimarranno annoverati tra le persone che hanno colorato e dato un senso in più alla nostra vita. Ci saranno persone delle quali avremo bisogno oggi, e altre che avranno bisogno di noi domani. Sarà come rinascere, con lo stesso timore misto a curiosità che può avere un bambino che si approccia per la prima volta al mondo.

Quello che Vienna non sa è che la amo già, perché ci ha regalato una nuova prospettiva…


 La vita di una persona consiste in un insieme di avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme.
(Italo Calvino)


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Decalogo dell’expat che nacque “imparato”.

Gli italiani che si incontrano all’estero sono variegati, ogni storia rappresenta un’esperienza unica e mai uguale ad un’altra, anche se il luogo di destinazione combacia. Eppure, nonostante questo, c’è una categoria che si incontra sempre e ovunque, che sia di persona o via etere. Sto parlando dell’italiano che nacque “imparato”.

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L’italiano che nacque imparato non è una persona comune, perché è stato prescelto durante la genesi per fare la differenza nella storia dell’umanità. Ancor prima di venire al mondo sapeva esattamente cosa avrebbe fatto e che tipo di persona sarebbe diventato. Mai un dubbio ha sfiorato la sua mente, mai una scelta infelice ha deviato il suo cammino.

L’italiano che nacque imparato ha affrontato problemi che nessun altro affronterà mai, lo ha fatto con il pugno di ferro, senza mai scendere a compromessi né guadagnando meno di quello che gli spettava di diritto.

L’italiano che nacque imparato non ha avuto bisogno di studiare le lingue (Certo, è nato imparato), non si capacita quando qualcuno all’estero lamenta una difficoltà nell’apprendimento di termini fino a quel momento sconosciuti e inveisce contro chi, dopo due mesi in loco, fatica ancora a comunicare. La sera ogni tanto si inginocchia, chiedendo al Creatore: “Perché non sono nati tutti imparati come me?”.

Le so tutte

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di fare domande, è nato già con tutte le risposte. Per questo perde il lume della ragione quando si accorge che invece, molti dei comuni mortali, non sono nati imparati e hanno bisogno di chiedere. Secondo lui, il termine “informazione” dovrebbe essere bandito dai social e nella vita reale. Nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di porre domande a colui che nacque imparato con tutte le risposte.

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto difficoltà a socializzare con la gente del posto. Una volta è andato a vivere nel deserto, socializzando con un cammello. Quando visse in Norvegia notò con piacere che la popolazione era molto più calorosa di quella dell’Andalusia. La volta che visse in Germania scoprì con sorpresa che no, non è vero quel che si dice, i tedeschi da lui conosciuti erano tutti astemi.

Immagine presa da internet
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L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di soldi per viaggiare perché, a sentir lui, le cose basta volerle.

L’italiano che nacque imparato adora ironizzare sulle difficoltà di chi sta ancora muovendo i primi passi, è uno spasso che lo soddisfa quasi quanto urlare ai quattro venti che non ama mangiare la pizza.

L’italiano che nacque imparato disprezza chi ha deciso di tornare sui propri passi, è innaturale cambiare idea, una scelta deve essere come un diamante, per tutta la vita.

L’italiano che nacque imparato vorrebbe che si abolisse l’espatrio, tanto lui è già oltre confine.

E per concludere, l’italiano che nacque imparato sapeva già che io, oggi, avrei scritto questo post. Lui ha già pronta la sua risposta! 😉

E voi? L’avete mai incontrato?

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Ecco perché è meglio viaggiare easy!!!


Ho una vasta collezione di conchiglie, che tengo sparse per le spiagge di tutto il mondo.

(Steven Wright)


Stamattina leggevo il post di una “collega” expat, parlava di scatoloni, trasferimenti e moltitudini di oggetti che al loro interno racchiudono ricordi. Subito dopo sono andata a verificare che i miei (scatoloni) stessero bene. Ho iniziato ad apprendere l’arte dell’inscatolamento nel lontano 1998, quando dalla Sicilia mi sono trasferita a Milano. Da allora non ho mai smesso. Seleziona, incarta, sigilla. Apri, scarta, riponi. Arriseleziona, rincarta, arrisigilla. Arriapri, riscarta e allegramente riponi di nuovo. E così via, infinite volte, così tante che faccio fatica a contarle. Puntualmente ho riposto, insieme agli oggetti, speranze e nuovi sogni.

Attuale situazione scatoloni
Attuale situazione scatoloni

Recentemente però ho capito una cosa, credo sia importante, forse cruciale. Gli oggetti che tanto amiamo collezionare, perché mantengono intatto il cordone ombelicale che ci lega al passato, in realtà ci rendono schiavi.

Ho arredato la casa, ora cosa me ne faccio di tutti questi mobili? Trasportarli costa tanto, però li ho pagati, adesso butto via tutto? O li vendo? A chi? A quanto? Gli scatoloni vanno spediti calcolando dimensione e peso, portarli dietro mi costa più che comprare tutto nuovo! Noleggiare un furgone è impensabile, non ho così tanti soldi da spendere. Nella nuova casa non c’è spazio per tutti questi oggetti!

Potremmo andare avanti ore portando esempi su come le nostre amate “cose” siano in realtà una pesantissima palla al piede. Se amate viaggiare, se non avete intenzione di mettere radici o volete sperimentare diversi luoghi prima di fermarvi, dovete viaggiare easy!!!

Stavolta, a differenza di tutti gli altri viaggi, riporrò con cura i miei libri, i tanti peluches della bimba, vecchi diari e foto, chiuderò tutto in nuovi scatoloni che però lascerò qui. Non so come andrà a Vienna, se ci fermeremo lì o se siamo destinati a spostarci ancora, in qualunque caso inizieremo la nuova avventura senza zavorre!


La volontà di possesso del mondo attraverso qualcosa di parziale è anche un modo per dominare il tempo, per renderlo discontinuo, sottoponendolo al dominio dello spazio – la collezione come spazio.
(Jean Baudrillard)


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Ecco perché siamo rientrati (sbagliando) in Italia #dallaGermania


Viaggiare è essere infedeli. Siatelo senza rimorsi. Dimenticate i vostri amici per degli sconosciuti.

(Paul Morand)


In tantissimi mi chiedono il perché della nostra decisione di rientrare in Italia, domanda lecita alla quale oggi ho intenzione di rispondere. Per chi fosse appena arrivato in questo blog, riassumo dicendo che dalla Germania siamo rientrati in Italia per riespatriare a Vienna. Il babbo è già lì, noi lo raggiungeremo finita la scuola a luglio.

Perché siamo rientrati in Italia? Le motivazioni sono diverse ma tutte legate da un unico filo comune, le radici.

radici
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Dopo due anni in Germania, e la conseguente perdita di obiettività e giusta percezione nei confronti del “Bel Paese”, abbiamo avuto la bella idea di mettere a frutto in “casa nostra” (concetto che abbiamo abbondantemente superato) quello che avevamo appreso. Una nuova lingua, una nuova visione della vita, grinta, idee, voglia di risollevare (nel nostro piccolo) le sorti dell’Italia. Il ragionamento che abbiamo fatto è questo…”Meglio mangiare pane e cipolla a casa che caviale in Germania”. Stronzi!!! Ditelo che siamo stati due stronzi, tanto lo sappiamo! Non solo l’Italia (meglio dire la Sicilia, la mia terra di origine e luogo del rimpatrio) non era qui ad aspettarci a braccia aperte, ma non è minimamente interessata al nostro bagaglio di esperienza!

La famiglia è stata un forte richiamo, uno dei motivi principali che ci ha attratti come una calamita verso casa (se casa si può ormai chiamare). Mia sorella era stata male, mio nonno era inerme su un letto da tanto tempo, io ho avuto paura di vederli sfiorire da lontano uno ad uno, ho avuto paura di perderli mentre io non c’ero.

Questi pensieri hanno inevitabilmente influito sul nostro umore, hanno esasperato le normali difficoltà che si incontrano in un espatrio, impedendoci di essere lucidi e lungimiranti. Non sto qui a elencare nuovamente la situazione che abbiamo trovato, ne ho a lungo parlato e non vorrei essere ripetitiva. Spero di aver dato quantomeno una risposta esaustiva a tutti quelli che mi chiedono il motivo del nostro rientro. Logicamente non c’è una spiegazione razionale, altrimenti non saremmo qui a parlarne ed io sarei ancora in Germania. Certo, se avessi usato la testa non sarei mai rientrata. In compenso sono riuscita a trascorrere con mio nonno gli ultimi suoi giorni di vita, una magra consolazione ma almeno c’ero.

Quindi il consiglio che posso dare a chi sta per espatriare è questo.

Immagine presa da internet
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Per quanto sembri brutto, dal momento in cui decidete di partire dovete necessariamente chiudervi una porta alle spalle. Dovete concentrarvi solo sul vostro futuro, non potete nemmeno per un attimo cedere alla tentazione di provare nostalgia per quello che vi siete lasciati dietro. L’espatrio è una scelta, non c’è spazio per pericolose nostalgie. Dovete semplicemente abbracciare la vostra nuova vita e concedervi senza riserve… 🙂


Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura.
(Fabrizio Resca)


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L’attimo prima del salto #expat


Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una. (Confucio)


Non è il nostro primo espatrio, però è la prima volta che ci separiamo per diversi mesi. Ecco la differenza. Un salto in solitaria.

La valigia è quasi pronta, documenti sistemati, ciò che serve comprato, adrenalina presente a fasi alterne, interrotta spesso da lunghi momenti di cristallizzazione. Sì, l’attimo che precede il salto è sempre saturo di emozioni contrastanti, tante, troppe. Sono queste sfumature dell’anima che rendono unica l’esperienza dell’espatrio, sono queste oscillazioni dell’umore che a volte rendono difficile anche muovere un piede per seguire l’altro.

totò

Avrò fatto la scelta giusta? Avevo alternative migliori? La destinazione decisa sarà all’altezza delle mie aspettative? Ce la farò? Ma certo che sì! L’obiettivo è chiaro, la strada da percorrere anche. Nonostante questo è sempre presente quel timore, lo stesso che poi ti dà la carica per correre, correre più velocemente rispetto agli altri e arrivare dritto al traguardo. Stavolta non ci sono scuse, alibi, nostalgie, non c’è posto nel quale tornare, perché è proprio da lì che stiamo andando via, di nuovo.

Per quanto riguarda noi due, stringeremo i denti aspettando con ansia di poterci riabbracciare. Non ci piace stare lontani, siamo abituati a condividere ogni cosa, non per obbligo coniugale ma perché insieme ci completiamo. Dove non arriva uno, arriva l’altro. Amiamo la nostra intesa, ci divertiamo insieme, sappiamo essere amanti, amici e a volte anche nemici. La vita in solitaria ha il suo fascino, ma avere accanto una persona che ti vede bella anche al mattino, quando sembri puffetta travolta da un albero, non ha prezzo.

Immagine presa da internet
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Ci sono canzoni e libri a fare da cornice a questi momenti unici, canzoni per lui, libri per me. C’è un biglietto con il suo nome che ci guarda ogni sera con un ghigno. C’è uno spazzolino nuovo e le calze senza il buco. Ci sono i ricordi del primo espatrio che illuminano il cammino, perché è proprio vero il detto Impara l’arte e mettila da parte! Il nuovo in realtà non è nuovo, è solo diverso, una forma mutata dello stesso concetto. La lingua che in Germania temevamo, ora non ci fa più così paura. Il sentirsi stranieri all’estero è quasi un sollievo, è stato traumatico sentirsi stranieri in casa propria. Che le danze abbiano inizio, si apra il sipario! 🙂

Good luck babbo…


Un grande atteggiamento diventa un grande giorno che diventa un grande mese che diventa un grande anno che diventa una grande vita. (Mandy Hale)


 

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Come superare la nostalgia di casa #expats


La nostalgia è un archivio che rimuove i lati spigolosi dai cari vecchi giorni.
(Doug Larson)


 

Abbandonare la propria zona di comfort, lasciarsi alle spalle affetti, oggetti, profumi e aspettative tradite non è mai una cosa semplice. Contrariamente a quanto alcune persone tendono ad asserire, io credo che il sentimento della nostalgia sia comune a tutti. Nessuno è così anaffettivo da non provare almeno una volta un nodo in gola e un fastidioso soffio al cuore, tranne casi patologici che spostano di poco la media.

L’ultimo film di Checco Zalone “Quo Vado?” rappresenta benissimo, in maniera ironica, le varie fasi che si attraversano durante un espatrio, o comunque quando ci si allontana parecchio dal proprio nido. E allora, come superare questa fase? Come evitare che dei momenti di debolezza compromettano la nostra “missione”?

Immagine presa da internet
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  • Ricordarsi i motivi che ci hanno spinti a partire. Spesso si tende ad avere memoria breve, dimenticando le forti motivazioni che quel giorno ci hanno spinti a fare un biglietto e partire. Tenete bene a mente un concetto. Anche se ora state meglio, anche se la vostra percezione di “casa” è inconsapevolmente distorta, ci sono ottime probabilità che in patria niente sia cambiato, che tutto sia esattamente come lo avete lasciato, forse anche peggio.
  • Assecondate la nostalgia. Non cercate di far finta che quel sentimento non esista, non voltatevi dall’altra parte quando un soffio di malinconia viene a bussare alla vostra porta. Prendetene invece coscienza, riconoscete quel fastidio, dategli un nome, assecondatelo, versate calde lacrime. Mangiate gelati, patatine, cioccolato. Bevete birra, vino o litri di tisane rilassanti. Ascoltate Claudio Baglioni o Venditti mentre fumate una sigaretta dopo l’altra, svegliatevi con il mal di testa la mattina dopo, cedete per un momento alla vostra debolezza, che è assolutamente umana. Fatelo sapendo che è un attimo, che andrà via con la stessa velocità con la quale è arrivato. Con questa consapevolezza saprete anche riconoscere l’illusione, capirete subito che quella nostalgia non è un motivo valido per mollare tutto e tornare indietro.
Immagine presa da internet
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Credo che, la maggior parte delle volte, ad affliggere il nostro animo non sia la reale mancanza di qualcosa o qualcuno, ma la presenza costante dei nostri ricordi. Abbiamo nostalgia di un passato che non esiste più, di rapporti che non esistono più, di circostanze che non esistono più.

L’unico modo per andare davvero avanti è smetterla di guardare indietro!!!

E tu? Sei in grado di gestire la tua nostalgia? Lascia un commento e raccontaci come! 🙂

Roberta


 

Il ricordo è un traditore che ferisce alle spalle.
(Sören Aabye Kierkegaard)


 

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Provare significa scegliere!!!

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui. (Paulo Coelho)

Ritorno in Italia!

Intanto vorrei ringraziare tutte le persone che hanno seguito il nostro percorso fino a oggi. Siete stati il mio supporto, la mia compagnia, la mia valvola di sfogo, la mia finestra su innumerevoli realtà differenti. Se asaperloprima.altervista.org e “Se anche il ragionier Ugo espatria” hanno un seguito sempre maggiore, lo devo a voi! Quindi mille e mille volte grazie!

Vi anticipo che continuerò a raccontarvi testimonianze provenienti dall’estero (manterrò i miei agganci), con l’aggiunta di nuove storie, tutte italiane. Potrete seguire il mio nuovo percorso, la ricerca del lavoro, i miei viaggi all’interno di una terra che ho imparato ad amare con il tempo.

Immagine presa da internet
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Il titolo di questo articolo è dedicato invece a coloro che pensano che rientrare in Italia sia un fallimento, mollare proprio quando in tanti si sarebbero “ambientati” rimanendo. A tutti coloro che asseriscono questo dico semplicemente  –Perché non provate voi?– Le prediche “migliori” arrivano da chi non ha mai provato (il più delle volte sono vecchi “amici”), da chi idealizza l’estero vivendolo attraverso lo schermo di un computer, da chi si lamenta dell’Italia senza sapere realmente come si vive da expat altrove.

Sperimentate, viaggiate, sentitevi stranieri in un luogo che non è casa vostra. Mangiate cibi locali, mandate i vostri figli in scuole non italiane, immergetevi nelle culture locali senza ritagliarvi la solita zona di comfort tra italiani all’estero. Solo allora la vostra predica avrà davvero un peso, le vostre parole una sincera sostanza.

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere.

(James Joyce)

La maggiore fonte di gioia per me sono i vostri commenti, anche quelli critici se basati su un valido fondamento. Vorrei trascriverne qui uno, lasciato sulla mia pagina ieri da “Italiani in Baja California Sur – Messico”…eccolo…

“Uno si distrae un attimo e guarda che succede…e la Spagna? 🙂
Vi faccio un in bocca al lupo grandissimo e vi lascio con un passaggio di Seneca che a me piace molto”


Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano. A che può giovare vedere nuovi paesi?

A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo. Ora il tuo stato d’animo è identico, pensaci bene, a quello della veggente che Virgilio ci presenta già sconvolta e stimolata da un pungolo, invasa da uno spirito estraneo: La veggente delira e cerca di scacciare dal petto il grande dio.

Vai di qua e di là per scuotere il peso che ti sta addosso e che diventa ancor più fastidioso in conseguenza della tua stessa agitazione. Analogamente su una nave i pesi ben stabili premono di meno, mentre i carichi che si spostano, rollando in modo diseguale, mandano più rapidamente a fondo quella parte su cui essi gravano. Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere.

Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, qualche che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo. Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”.

Quindi, augurando a tutti voi di non navigare mai contro voi stessi, vi saluto e vi aspetto numerosi nelle prossime avventure! 🙂

Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità. (Dal film Harry Potter)

Roberta

 

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