Come superare la nostalgia di casa #expats


La nostalgia è un archivio che rimuove i lati spigolosi dai cari vecchi giorni.
(Doug Larson)


 

Abbandonare la propria zona di comfort, lasciarsi alle spalle affetti, oggetti, profumi e aspettative tradite non è mai una cosa semplice. Contrariamente a quanto alcune persone tendono ad asserire, io credo che il sentimento della nostalgia sia comune a tutti. Nessuno è così anaffettivo da non provare almeno una volta un nodo in gola e un fastidioso soffio al cuore, tranne casi patologici che spostano di poco la media.

L’ultimo film di Checco Zalone “Quo Vado?” rappresenta benissimo, in maniera ironica, le varie fasi che si attraversano durante un espatrio, o comunque quando ci si allontana parecchio dal proprio nido. E allora, come superare questa fase? Come evitare che dei momenti di debolezza compromettano la nostra “missione”?

Immagine presa da internet
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  • Ricordarsi i motivi che ci hanno spinti a partire. Spesso si tende ad avere memoria breve, dimenticando le forti motivazioni che quel giorno ci hanno spinti a fare un biglietto e partire. Tenete bene a mente un concetto. Anche se ora state meglio, anche se la vostra percezione di “casa” è inconsapevolmente distorta, ci sono ottime probabilità che in patria niente sia cambiato, che tutto sia esattamente come lo avete lasciato, forse anche peggio.
  • Assecondate la nostalgia. Non cercate di far finta che quel sentimento non esista, non voltatevi dall’altra parte quando un soffio di malinconia viene a bussare alla vostra porta. Prendetene invece coscienza, riconoscete quel fastidio, dategli un nome, assecondatelo, versate calde lacrime. Mangiate gelati, patatine, cioccolato. Bevete birra, vino o litri di tisane rilassanti. Ascoltate Claudio Baglioni o Venditti mentre fumate una sigaretta dopo l’altra, svegliatevi con il mal di testa la mattina dopo, cedete per un momento alla vostra debolezza, che è assolutamente umana. Fatelo sapendo che è un attimo, che andrà via con la stessa velocità con la quale è arrivato. Con questa consapevolezza saprete anche riconoscere l’illusione, capirete subito che quella nostalgia non è un motivo valido per mollare tutto e tornare indietro.
Immagine presa da internet
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Credo che, la maggior parte delle volte, ad affliggere il nostro animo non sia la reale mancanza di qualcosa o qualcuno, ma la presenza costante dei nostri ricordi. Abbiamo nostalgia di un passato che non esiste più, di rapporti che non esistono più, di circostanze che non esistono più.

L’unico modo per andare davvero avanti è smetterla di guardare indietro!!!

E tu? Sei in grado di gestire la tua nostalgia? Lascia un commento e raccontaci come! 🙂

Roberta


 

Il ricordo è un traditore che ferisce alle spalle.
(Sören Aabye Kierkegaard)


 

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Provare significa scegliere!!!

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui. (Paulo Coelho)

Ritorno in Italia!

Intanto vorrei ringraziare tutte le persone che hanno seguito il nostro percorso fino a oggi. Siete stati il mio supporto, la mia compagnia, la mia valvola di sfogo, la mia finestra su innumerevoli realtà differenti. Se asaperloprima.altervista.org e “Se anche il ragionier Ugo espatria” hanno un seguito sempre maggiore, lo devo a voi! Quindi mille e mille volte grazie!

Vi anticipo che continuerò a raccontarvi testimonianze provenienti dall’estero (manterrò i miei agganci), con l’aggiunta di nuove storie, tutte italiane. Potrete seguire il mio nuovo percorso, la ricerca del lavoro, i miei viaggi all’interno di una terra che ho imparato ad amare con il tempo.

Immagine presa da internet
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Il titolo di questo articolo è dedicato invece a coloro che pensano che rientrare in Italia sia un fallimento, mollare proprio quando in tanti si sarebbero “ambientati” rimanendo. A tutti coloro che asseriscono questo dico semplicemente  –Perché non provate voi?– Le prediche “migliori” arrivano da chi non ha mai provato (il più delle volte sono vecchi “amici”), da chi idealizza l’estero vivendolo attraverso lo schermo di un computer, da chi si lamenta dell’Italia senza sapere realmente come si vive da expat altrove.

Sperimentate, viaggiate, sentitevi stranieri in un luogo che non è casa vostra. Mangiate cibi locali, mandate i vostri figli in scuole non italiane, immergetevi nelle culture locali senza ritagliarvi la solita zona di comfort tra italiani all’estero. Solo allora la vostra predica avrà davvero un peso, le vostre parole una sincera sostanza.

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere.

(James Joyce)

La maggiore fonte di gioia per me sono i vostri commenti, anche quelli critici se basati su un valido fondamento. Vorrei trascriverne qui uno, lasciato sulla mia pagina ieri da “Italiani in Baja California Sur – Messico”…eccolo…

“Uno si distrae un attimo e guarda che succede…e la Spagna? 🙂
Vi faccio un in bocca al lupo grandissimo e vi lascio con un passaggio di Seneca che a me piace molto”


Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano. A che può giovare vedere nuovi paesi?

A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo. Ora il tuo stato d’animo è identico, pensaci bene, a quello della veggente che Virgilio ci presenta già sconvolta e stimolata da un pungolo, invasa da uno spirito estraneo: La veggente delira e cerca di scacciare dal petto il grande dio.

Vai di qua e di là per scuotere il peso che ti sta addosso e che diventa ancor più fastidioso in conseguenza della tua stessa agitazione. Analogamente su una nave i pesi ben stabili premono di meno, mentre i carichi che si spostano, rollando in modo diseguale, mandano più rapidamente a fondo quella parte su cui essi gravano. Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere.

Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, qualche che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo. Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”.

Quindi, augurando a tutti voi di non navigare mai contro voi stessi, vi saluto e vi aspetto numerosi nelle prossime avventure! 🙂

Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità. (Dal film Harry Potter)

Roberta

 

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La percezione di un luogo dipende dai punti di vista

Navigando in rete mi sono imbattuta nel post di un travel-blogger statunitense, Keane (qui trovate il suo blog).

Catania

Nei suoi ultimi articoli ci racconta del viaggio fatto in Italia, è rimasto incantato dagli splendori della Sicilia e della Campania. Ha distribuito foto e meravigliose parole su queste terre e sui loro abitanti.

Voi direte “Ma certamente, vivere un posto da turista non regala la stessa percezione che si ha vivendo in un luogo da cittadino” oppure direte “Parla così perché non ha mai dovuto combattere con i problemi che nel quotidiano noi viviamo ogni giorno”.

Verissimo, è proprio quello che pensavo io. Girando però la frittata il senso dovrebbe restare immutato. Quando i viaggiatori siamo noi italiani, la percezione che abbiamo dei luoghi che visitiamo è quasi sempre, a primo impatto, positiva. L’adrenalina, il senso di libertà, la voglia di scoprire e di confrontarsi con altre popolazioni, così diverse nel modo di vivere e relazionarsi. In primis gioca a nostro favore la voglia di evadere!!! Tutto inizialmente è un bellissimo Luna Park.

TraghettoLa domanda che mi pongo è questa. Quando subentra la routine, quando la novità diventa quotidianità, quando da turisti si diventa cittadini di un luogo, in quel caso la percezione cambia? Si, cambia sicuramente.

Quindi, se decidete di espatriare perché l’erba del vicino sembra più verde (come spesso accade) riflettete un attimo sulla possibilità che, quella letta in un blog, sia una meravigliosa avventura soggettiva. Insomma, non createvi delle aspettative in base alla percezione di un’altra persona. Studiate invece tutti i dettagli che possano indicarvi se concretamente, superata la fase “Tutto è bello”, quel posto faccia veramente al caso vostro.

Detto questo, sappiamo che in tanti si taglierebbero un dito per vivere in Italia. Un Paese amato da tutti, tranne che dagli italiani che, ammettiamolo, adorano dare la colpa dello sfacelo sempre a qualcun’altro… 🙂

Le foto inserite sono state prese dalla pagina Fb di Keane.

Salerno

 

E tu, cosa ne pensi? Dillo con un commento! 🙂

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Ecco come mi ha cambiata l’espatrio!

A Giugno di quest’anno (esattamente il 16) saranno due anni da quando, con la nostra utilitaria, abbiamo raggiunto la Germania.

Eravamo totalmente sommersi da ogni tipo di “cosa”, reale o irreale, che possa esistere. Valigie, oggetti vari, pacchi di caffè infilati in ogni dove, figlia a seguito e cane expat dentro il box. Laptop, tablet, borse con viveri, sogni, speranze, paure e chi più ne ha più ne metta!!!

Non ho mai fatto un bilancio fin’ora, fondamentalmente non mi è mai piaciuto tirare delle somme perché sono sempre proiettata in avanti e, fermarsi a rimuginare, mi sembra uno spreco di tempo.

Però una piccola riflessione è dovuta e quasi necessaria. Lascio qualunquismi e populismi agli altri e cerco di mettere a fuoco qualche punto il più possibile vicino alla realtà.

  • Ho imparato che si può vivere lo stesso senza il bidet, ma che avendolo si vive decisamente meglio.
  • Ho imparato a conoscere il punto di vista di una popolazione completamente diversa dalla nostra e a rispettarne i pensieri. Santo cielo, non siamo detentori della verità assoluta!!!
  • Ho scoperto che in Italia siamo esageratamente bigotti, ai limiti del normale.
  • Ho scoperto che imparare una lingua nuova non è sempre sinonimo di piacevolezza, dipende dalla lingua e da chi la studia.
  • Ho avuto la conferma del fatto che il cibo italiano sia un bene da proteggere e che, qui in Germania, riescono ad ingurgitare quantitativi inimmaginabili di “munnizza”!!!
  • Ho scoperto che una gran fetta di italiani pensa di poter venire qui imparando in pochi mesi la lingua, quando non riesce ad esprimersi in un italiano che sia almeno decente e capibile. Portone aperto a chi troverà sicuramente errori in questo testo.
  • Mi sono resa conto che, in fondo, non c’è poi così tanto freddo, ne ho preso di più nel nord Italia.
  • Ho ricevuto il dono di una nuova prospettiva e mi rendo conto, solo adesso, che gli italiani in Italia tendono a vivere di banalissimi luoghi comuni, sia riguardanti il proprio Paese che l’estero. Non ne abbiate a male se vi comunico che in Germania gli stipendi non sono sempre il doppio e non costa tutto la metà… 🙂
  • Ho ammirato il forte patriottismo dei tedeschi ed ho provato amarezza vedendo quanto sia inesistente in noi italiani.
  • Ho scoperto che detesto il termine italioti e tutti quelli che lo usano, fatta eccezione per brillanti personalità che possono permetterselo.
  • Ho scoperto che i tedeschi adorano riempirsi la bocca con la parola Europa solo quando gli conviene.

La principale speranza di armonia nel nostro tormentato mondo risiede nella pluralità delle nostre identità, che si intrecciano l’una con l’altra e sono refrattarie a divisioni drastiche lungo linee di confine invalicabili a cui non si può opporre resistenza. (Amartya Sen)

 

Ma…la scoperta migliore che ho fatto fin’ora è questa…

Il fatto che io sia qui non mi obbliga a perdere la mia identità. Ho notato che molti tendono ad omologarsi nella nuova terra. Sarà colpa dell’ansia da prestazione forse ma, la spasmodica voglia di integrarsi, li mette nelle condizioni di somigliare a degli automi più che a delle persone che stanno vivendo una nuova e bella esperienza. Diventano bravi, educati, puntuali, precisi e terribilmente spenti e noiosi.

Massimo rispetto per un popolo che ci accoglie ma, fra le varie cose che ho capito, una è più chiara delle altre. Non esiste un solo motivo per il quale scenderei a compromessi regalando o svendendo la mia identità.

Aggiungo un paio di punti per concludere.

  • Ho scoperto che i tedeschi sono educati, cortesi ma privi di ogni barlume di sincero calore umano. Le rare eccezioni confermano la regola. Il fatto che io viva qui non implica, come in tanti pensano, che questa caratteristica debba per forza piacermi.
  • Ho scoperto che molti expats in Germania tendono ad asserire il contrario…scusate…non amo la fantascienza…
  • Ho scoperto che ho ancora voglia di scoprire, di reinventarmi e di ricominciare. Non mi sono allontanata da un sistema insulso per andarmi a rinchiudere in una gabbia ancora più stretta.

Che tu sia italiano, tedesco, francese o senegalese a me non interessa…mi interessa invece che la tua libertà di pensiero non inizi dove finisce la mia.

Detto questo vado a rituffarmi nel mio nuovo ed ambizioso progetto…bisogna puntare in alto per essere all’altezza dei propri sogni… 🙂

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Non ho capito…potrebbe ripetere?

Imparare a “leggere” il viso delle persone è un’arte che ho affinato qui in Germania. Per quanto io riesca a capire il tedesco e a farmi capire, ci sono delle situazioni in cui, se parlassero in arabo, sarebbe la stessa cosa, non capirei niente ugualmente. Certe circostanze dipendono dal contesto, dall’argomento trattato (quindi dai termini utilizzati) e dalla velocità con cui gli altri parlano. Se poi a conversare sono più persone contemporaneamente il risultato è un’accozzaglia di suoni fastidiosi ed indefiniti. Quindi, per venir fuori con classe da certe situazioni, non serve altro che lo studio attento degli altri. Il volto, le smorfie, notare se sorridono o se hanno la faccia triste o sorpresa.

“Risponderò in stile minigonna, cioè in modo abbastanza lungo da coprire l’argomento e abbastanza breve da renderlo interessante.” Oriana Fallaci

Immagine presa da internet
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È una commedia e noi siamo gli attori, quindi serve ripassare la parte e fare molta pratica. I primi periodi, nei quali parlavo il tedesco come Luca Giurato parla l’itaGLIano, non avevo ancora questa capacità e la situazione che mi si riproponeva era sempre la stessa. Qualcuno mi parlava con concitazione ed  io cercavo di elaborare ma il suono che decifrava la mia testa era lo stesso, come se provenisse, a rallentatore, da dentro una bolla di sapone. Altre volte, in base al piede con il quale ero scesa dal letto, somigliava invece allo stridere delle unghie sulla lavagna!!! Brrr, mi fa impressione il solo pensiero!!! Ne seguiva la mia solita faccia da pesce lesso con il solito verso emesso…“Eh?“. No, troppo imbarazzante, dovevo trovare una soluzione e da lì ho appreso l’Arte, che ogni tanto (in realtà spesso) ancora mi serve. Come si dice? Di necessità virtù…

Ecco alcuni esempi da applicare quando qualcuno ti parla e non capisci cosa dice.

  • Il tuo interlocutore accenna un sorriso? Sorridi anche tu, con discrezione e senza esagerare (nel dubbio è consigliabile non esporsi troppo).
  • Il tuo interlocutore ride a crepapelle? Deve essere una cosa divertente quindi ridi a crepapelle pure tu, ogni tanto inserisci (se vivi in Germania), tra una risata e l’altra, un “mamma mia” sempre ridendo…a loro piace!
  • Il tuo interlocutore ha la faccia stizzita e ti nomina alcuni vicini di casa o il panettiere? Sta sicuramente spettegolando, quindi indossa la maschera di circostanza e fingi stupore quando inizia a fare versi del tipo “ah“ “egt“ “ja!!!“ Non aprire bocca però…potesti creare un incidente diplomatico senza saperlo.

Il problema serio nasce quando percepisci che, a fine frase, c’è un punto di domanda…logicamente, se non hai capito, non puoi dare una risposta. Fortunatamente la solita Arte corre in nosto aiuto. Se presterai bene attenzione, senza farti prendere dall’ansia (o come direbbe un mio amico dall’ansietudine), noterai che la risposta da dare, il più delle volte, è già nella domanda.

  • Il tuo interlocutore ti pone una domanda annuendo leggermente con la testa? La risposta è ovvia…devi dire si!
  • Il tuo interlocutore ti pone una domanda aggrottando un pò le sopracciglia? La risposta è quasi sempre no.

Se ti chiedono se hai pranzato e rispondi per errore no…non dare, per favore, la  colpa a me!

Per concludere…quando la faccia del tuo interlocutore è perplessa mentre pone la domanda…rispondi sempre forse!!!

Immagine presa da internet
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E se proprio non hai capito niente usa l’ultima carta…“Ich habe nicht verstanden” e cerca di tendere meglio l’orecchio perché, se un tedesco ti ripete mal volentieri una frase per la seconda volta…beh…immagina la terza!!! 😉

Ovviamente quest’articolo è un modo per esorcizzare certe situazioni imbarazzanti…però provate, poi mi fate sapere!!! 🙂

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Il blocco dell’expat #comesuperarlo

Il 2015 è appena iniziato e chissà quante avventure ci aspettano dietro l’angolo. Il bello di questa vita è la continua sorpresa che lascia poco spazio alla noia…certo…sarebbe preferibile che fossero tutte belle sorprese…ma non è possibile! Quindi il primo buon proposito dovrebbe essere quello di fare cose che rendono attive e piacevoli le nostre giornate. Utopia? Forse no, forse basterebbe saltare il muro della paura e correre verso strade nuove!!!

Detto questo vorrei conversare con voi su di un argomento dalle mille ramificazioni. Chi legge le storie di noi expats ci immagina sempre impavidi e alle prese con avventure “fighissime” da vivere! In tanti dicono “… beati voi…potessi essere io al vostro posto”.  Ehm ehm…non è che sia esattamente sempre e proprio così…dal vivo,  vi assicuro,  siamo tutti molto meno impavidi di quel che sembriamo!

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Giusto per rimanere in tema,  vi annuncio che domani ha inizio il mio nuovo corso (presto ve ne parlerò). Ma non è un corso di lingua per stranieri…stavolta è un corso di formazione professionale per tedeschi. In questo preciso momento il mio Coraggio è andato a fare due passi fuori con Paura. Stanno discutendo animatamente su chi dei due domattina dovrà montare in auto con me accompagnandomi a questo benedetto corso! Io sono certa che, come sempre, saranno presenti entrambi!

Il blocco dell’expat è esattamente il momento in cui credi di esserti lanciato in un’impresa più grande di te. Avete presente quando la notte sognate di voler correre per fuggire (il più delle volte non si sa da chi o da cosa)  ma rimanete sempre fermi? O quando qualcuno fissa terrorizzato un punto dietro di voi e non avete il coraggio di girare la testa per vedere cosa?

Ecco…in questo momento io, per esempio, mi addormenterei puntando la sveglia alle 09.00 invece che alle 05.00 fingendo di non essermi iscritta ad alcun corso…sorseggiando la mia tisana al caldo e scrivendo articoli dalla mia comoda postazione in sala. Invece no!!! Dovrò alzarmi alle 05.00,  accompagnare mio marito a lavoro (il “bello” di avere una sola auto), rientrare e svegliare la bambina per la scuola, portare fuori il cane e poi finalmente dirigermi verso l’ignoto. Dovrò superare la solita ansia da prestazione da parcheggio,  sperare di non scivolare sul marciapiede ghiacciato e nel frattempo disquisire con i pinguini che mi affiancheranno per tutto il tempo. Non bastasse questo dovrò cercare di parlare, nonostante la tensione, un tedesco decente per evitare che gli altri mi prendano in giro! Durata del corso dalle 08.00 alle 15.00. Tutto questo per cinque giorni la settimana e per quasi quattro mesi.

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Ora…dopo tutto sto papiro…come si supera il blocco dell’expat? Un solo modo…la determinazione!!! Quando il sangue è gelato nelle vene, il cuore è in gola e le gambe, come due piombi, ben salde a terra…in quel preciso momento bisogna prendere fiato e lanciarsi! Comunque vada sarà un successo…comunque vada ci abbiamo provato!

Adesso scusatemi…vado a piangere impavidamente nell’angolino e…ci aggiorniamo…tanto, lo sapete, qualche figuraccia delle mie è già prevista!!!

E tu? Come superi questi momenti? Puoi raccontarlo nei commenti qui sotto… 🙂

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Ciao Italia, una generazione in fuga.

Sul sito  Acicastello Informa troviamo l’ultimo articolo scritto da Alessia Aleo, dedicato al mondo degli expats. Non e’ la prima volta che la redazione di Acicastello Informa dedica spazio a quest’argomento, intervistando chi, per vari motivi, ha deciso di lasciare la propria terra in cerca di un futuro migliore. Ho avuto anche io il piacere di rilasciare per loro un’intervista (leggi qui) e di farne una, molto toccante, ad Alessia (leggi qui). Vi propongo adesso l’articolo di Alessia…siamo a fine anno ed è uno spunto di riflessione per tutti.

Ciao Italia, una generazione in fuga (leggi articolo)

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Camminate a testa alta sempre! #estero&coraggio

Fearless

Capita spesso che, vivendo all’estero, ci si senta, almeno inizialmente, in difetto. Si prende l’abitudine a camminare a testa bassa, schivando gli sguardi e temendo di essere derisi, spesso per un problema di poca dimestichezza con la lingua. NON LO FATE!!!

Camminate sempre a testa alta! Ci sono ottime possibilità che, la gente del posto, abbia visto nemmeno la metà delle cose che avete visto voi! E’ molto probabile che non abbiano mai messo il naso fuori casa…se non per spostarsi, durante le ferie, in qualche villaggio dall’altra parte del mondo (ma si sa, un villaggio turistico qui, un villaggio lì, sempre in un villaggio sei).

La paura di non saper comunicare perfettamente non deve farvi dimenticare chi siete. Io sono cresciuta a Catania, ho vissuto molti anni in Lombardia, altri in Toscana e adesso sono qui! Ho conosciuto gente di ogni tipo. Ho incontrato persone che mi hanno portata giù, più giù che potevano…e tante altre invece mi hanno teso una mano per riportarmi su con forza e amore! Ho imparato a riconoscere le persone dalla faccia e dal modo che hanno di muoversi e gesticolare. Non mi servono parole per capire chi ho davanti e non mi servono le parole per spiegargli chi sono…io lo so benissimo!

So chi sono

Quindi portatevi dietro il bagaglio di esperienza che avete riempito durante tutti questi anni. Sono certa che molti di voi avranno dovuto lottare facendosi strada con unghie e denti per non affondare in una realtà che, in Italia, si fa sempre più dura. Adesso avete deciso di fare il “grande salto”…bene…fatelo con convinzione! Ci saranno anche tanti connazionali all’estero che faranno di tutto per farvi sentire piccoli, per mettere in risalto in loro essere “integrati” usando come oggetto del discorso il vostro essere da poco arrivati. Ignorateli, camminate con le vostre gambe e fidatevi solo del vostro istinto. Non affidate le vostre sorti a persone che potrebbero farvi scendere invece che salire…è l’unico modo per non sbagliare e tutto sarà più semplice.

Quando sentirete che lo sconforto è dietro l’angolo uscite…passeggiate…guardate in alto e respirate profondamente ripetendovi…io so chi sono e questo mi basta!

Se hai vissuto le stesse sensazioni commentale qui sotto…e raccontaci come hai fatto a superare quei momenti! 🙂

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La casa sul fiume e quella ferrovia che sa di ricordi #Germania

La mia casa in Germania si trova accanto ad un fiume costeggiato dal bosco e da una ferrovia. Nonostante io sia molto lontana dalla mia “casa” d’origine ci sono sensazioni che mi accompagnano anche qui.

Questa l'ho scattata per voi...accanto casa mia in Germania.
Questa l’ho scattata per voi…accanto casa mia in Germania.

Ho sempre avuto la passione per i treni, forse perchè mio padre li guidava (quand’ero piccola ogni tanto mi portava con lui ed era come stare sulla luna), e da allora ho viaggiato tantissimo su questi mezzi…il massimo di ore raggiunte sono state 22…18 per arrivare a Milano e 4 di ritardo! In quel caso ci omaggiarono con un panino che potevi tirare contro i muri…sarebbe tornato indietro! Ci sono molte cose che adoravo durante questi viaggi, nonostante i vagoni fossero vecchi e malandati.

In primis l’odore dei treni, quel misto di ferraglia e puzza che esce dai bagni…direte “sei matta?”…può essere…ma ogni volta che mi capita di risentire quell’odore mi viene quasi da piangere dall’emozione. Viaggiare di notte era sempre un incanto…ore ed ore (con musica alle orecchie) ammirando il buio e le case che veloci si rincorrevano nella notte. Mi piaceva immaginare cosa stessero facendo le persone all’interno. Luce accesa…magari parlavano o qualche mamma finiva di lavare i piatti della cena dopo aver messo a letto i bimbi. Luce soffusa…magari stavano guardando la televisione o facendo l’amore. Luce spenta…sicuramente dormono…o fanno l’amore al buio. Ho anche fatto degli incontri bellissimi in treno e ascoltato infinite storie mangiando mandarini che il vicino di posto mi aveva offerto. Al contrario di altri, per me sarebbe stato un sacrilegio dormire e perdermi quello spettacolo…cedevo solo quando Morfeo mi veniva a tirare per i capelli e puntualmente a svegliarmi era il controllore…BIGLIETTI PREGOOO…eh eh eh…”dove sono, che vuole questo?”.

Questa è una stampa che comprai a Catania e che porto sempre con me. Ritrae la stazione di Ct molti anni fa.

Vivere accanto alla ferrovia per me è una fortuna inimmaginabile. La notte, quando tutti dormono, posso affacciarmi alla finestra o andare sul balcone e vedere il paradiso! La luna riflessa sul fiume illumina i binari…e quel treno passa squarciando il buio con i tanti finestrini ancora illuminati. Mi chiedo sempre se c’è qualcuno che, come facevo io, guarda la mia finestra ed immagina cosa io stia facendo in quel momento. Mi spiace solo che, per comodità, l’aereo sia diventato il mezzo che uso maggiormente…ma non ha lo stesso fascino.

Tutto questo per dire cosa? Oltre che per condividere con voi le mie emozioni…per dirvi che, ovunque voi siate, sicuramente esiste qualcosa che profuma di ricordi e che vi fa sentire meno lontani…qualcosa che sa di casa. I ricordi non vanno soffocati…vanno assecondati…reprimerli sarebbe peggio. Io ho trovato in quel meraviglioso rumore di treno, che per tanti è fastidioso, il mio angolo di serenità.

Scrivete nei commenti sotto…voi avete il vostro ricordo o angolo di serenità?

Roberta

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Vivere l’espatrio come una rinascita #animaecorpo

Quando si vive all’estero capita, a volte, di essere sopraffatti dai ricordi e dalla nostalgia per quello che abbiamo lasciato. Sono fasi che, prima o poi,  attraversano tutti. C’è chi dice di essere immune a qualsiasi momento del genere…ma io ci credo poco. È quasi fisiologico..è naturale e normale. Sono momenti come questi che mettono a serio rischio un espatrio. La paura è il primo “nemico” da sconfiggere e i nostri pensieri sono l’arma migliore che abbiamo.

Non dimenticate mai i motivi per i quali avete deciso di espatriare. La nostalgia dell’expat è ingannevole. Ti fa rimbalzare nella mente ricordi antichi, sensazioni positive adolescenziali se non addirittura da collocare nell’età della nostra lontana infanzia. Profumi, colori… presenze e assenze che ci avevano abbandonato già da tempo ma che nei ricordi dell’expat sono stranamente vivide. Quindi tenete ben chiaro in mente il vostro punto di partenza reale e quello che vi ha spinti a fare il “grande salto”.

L’esperienza che state vivendo è unica e non tutti hanno la fortuna di poterla fare. L’opportunità che avete tra le mani oggi non è detto si ripresenti domani. Quindi, tornare indietro per eccesso di nostalgia, potrebbe precludervi molte altre nuove occasioni.

Non si può vivere un espatrio basandosi solo su interessi materiali. Dedicarsi esclusivamente alla ricerca del posto di lavoro “buono” evitando una totale immersione nella realtà in cui viviamo è il preludio di un crollo emotivo. Ogni popolazione sarà diversa dalla nostra, ognuna avrà mille pregi e mille difetti, il vero viaggiatore ha sete di scoprire entrambe le cose. Non sempre quello che è diverso è sbagliato e non sempre quello che appare bello è realmente tale. Lasciatevi stupire da quello che vi circonda come foste dei bambini…assorbite le cose belle e gettate quelle brutte senza dargli troppo peso.

Non siate troppo severi con voi stessi, non vivete con il timore che uno sbaglio possa rovinare ogni cosa. Il bello di vivere all’estero è il poter sperimentare…e chi sperimenta capita pure che sbagli ma, fa parte del gioco. Avete la possibilità di reinventarvi…fatelo spudoratamente, con passione e convinzione. Lasciate che tutti vedano in voi quella luce che vi rende unici e, se va male, almeno ci avete provato!

There-are-far-better-things-ahead-than-any-we-leave-behind

Non andate subito alla ricerca di italiani all’estero. Creare un circoletto formato da persone che coltivano le stesse abitudini che avevate in Italia limita di molto il vostro campo d’azione. Se stringere rapporti umani con la gente del posto è difficile…beh…iniziate voi a fare il primo passo verso di loro. Cercate i pregi e non fossilizzatevi sui difetti. Prendete parte allo spettacolo che si anima intorno a voi e non siate semplici spettatori muti.

Espatriare è anche doloroso, significa dover smontare tutte le convinzioni che avevamo imparando che il mondo è anche altro…lasciate in Italia i vostri schemi mentali e ridisegnate una persona nuova…che sicuramente diventerà una persona migliore…

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