Quel giorno che in Germania osai chiedere dei tovaglioli!


“A casa di mia mamma ogni cosa che sta ferma c’ha il centrino. A mia nonna gli è venuta una paresi: le hanno messo il centrino.” Enrico Brignano


A breve scoprirò quali sono le differenze tra le nostre abitudini e quelle austriache, nel frattempo mi diverto pensando a tutte le cose che ci sono capitate in Germania, i primi periodi che eravamo lì. A differenza di altre persone, noi abbiamo avuto la possibilità di vivere per due anni solamente tra tedeschi, scoprendo e (a volte) assorbendo le loro abitudini.

Immagine presa da internet
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Ricordo il primo pranzo nella casa in cui abitavamo con dei parenti teutonici. Per l’occasione quel giorno decisero di mangiare seduti a tavola (evento raro). Solitamente usavano afferrare qualcosa dal frigorifero rientrando da lavoro e mangiare in tutta fretta seduti sul divano davanti alla tv, un po’ come nei film americani. Spesso e volentieri prendevano qualcosa nel Kebab vicino casa, per evitare di perder tempo ad infilare un paio di fette di prosciutto dentro il pane. Qualche volta ho provato anche io uno di qui contenitori stracolmi di schifezze, devo ammettere che erano libidinosi e digeribili in soli 20 giorni! Ecco una foto che ho fatto in una di quelle occasioni…omg non posso guardarlo, mi vien fame ahah…

Kebab

Tornando al primo pranzo ufficiale, hanno apparecchiato mettendo delle tovagliette di plastica sulla tavola. Poi bicchieri, posate e da bere. Ad un certo punto ho chiesto dove potevo trovare i tovaglioli. I tovaglioli? A che servono? Per metterli a tavola spiego io. Mi guardano perplessi e iniziano a farfugliare qualcosa. Dopo qualche secondo mi dicono di provare a guardare nel mobiletto in fondo a destra, in basso. Lì dovrebbero esserci dei tovaglioli.

Immagine presa da internet
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Apro, guardo in basso e li vedo. Due confezioni (una aperta una ancora chiusa) di tovaglioli natalizi, spessi e colorati. Abbiamo usato quelli, in realtà solo noi, perché a loro basta passare pollice e indice nel contorno labbra e tutto è risolto, senza spreco di carta. Da quel giorno capimmo che i tedeschi non usano i tovaglioli. Sarei curiosa di sapere se è così in tutta la Germania o se in alcune zone invece è un’usanza che esiste e resiste. Se avete news scrivetele pure nei commenti qui sotto! Alla prossima! Roberta 🙂


“È dura per me seguire tutti questi cambiamenti di usi e costumi. Mi ricordo ancora di quando l’aria era pulita e il sesso era sporco!” George Burns


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Progetto MobiPro-Eu, truffa?

Europa-Bandiera-Europea

Dopo aver ricevuto diverse segnalazioni, ho cercato informazioni sul progetto MobiPro-Eu, che ha lo scopo di formare (tramite corso di lingua e Ausbildung) professionisti in vari settori, per la Germania. Ho trovato questo link “Delusi dal progetto”, raccoglie molte testimonianze. Se qualcuno di voi avesse esperienze simili da raccontare, può lasciare un commento anche all’interno della mia pagina. Sarà molto utile a chi sta cercando di capire se vale la pena aspettare o no.

Roberta

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Alla ricerca del telegramma perduto #Germania

Dopo quasi due anni in Germania continuiamo a dare certe cose per scontate. Logicamente non ci si informa su ogni servizio in uso, finché non si presenta la necessità di usufruirne.

Purtroppo la scorsa settimana è venuto improvvisamente a mancare un amico che viveva in Italia. Dopo aver cercato di ammortizzare la notizia, abbiamo sentito la necessità di comunicare alla moglie e a tutti i suoi cari il nostro cordoglio. Qui l’usanza è quella di comprare una cartolina e spedirla direttamente a casa. Si trovano in diversi punti vendita, in mezzo a quelle per compleanni, matrimoni e varie festività. Il più delle volte la gente si reca personalmente sotto l’abitazione per imbucarle. Non vorrei dire una fesseria, ma ricordo che alcune contengono anche soldi.

Immagine presa da internet
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Nella nostra persistente ingenuità abbiamo pensato di trovare una soluzione più rapida per l’occasione, un telegramma. Ci siamo recati presso l’ufficio postale centrale, che offre tanti servizi.

Noi: “Buongiorno, dovremmo spedire un telegramma in Italia.”

Scopriremo poi che il condizionale era d’obbligo.

Impiegata: “Un telegramma?”

Noi: “Si, un telegramma.”

Impiegata: “Non facciamo telegrammi.”

Nonostante non li facciano, la signora è riuscita a essere davvero telegrafica. Abbiamo provato a insistere.

Noi: “Non esistono telegrammi in Germania?”

Impiegata: “Non saprei, qui non li facciamo.”

Noi: “Dove possiamo andare?”

Impiegata: “Non saprei.”

Finisce qui il nostro primo vano tentativo. Ancora fiduciosi ci rivolgiamo a un altro ufficio postale, anche lì il telegramma è uno sconosciuto. Compriamo un francobollo e andiamo via. Ci fermiamo dal parrucchiere, dovevo farmi riviolentare la testa (look), paghiamo e, prima di andare via, chiediamo.

Noi: “Sai dove possiamo fare un telegramma?”

Lui: “Un telegramma? Noi non facciamo telegrammi. Puoi mandare una mail eventualmente, o un fax.”

Come non detto, siamo andati subito a comprare una cartolina, abbiamo usato il nostro francobollo e attendiamo che le nostre condoglianze arrivino a destinazione. Non so se il telegramma sia un servizio superato, troppo antico e fuori moda. Credo però che in certe occasioni sia semplicemente comodo e veloce. Non ho idea se in tutta la Germania funzioni così…da queste parti il telegramma rimane un perfetto sconosciuto che, a quanto dicono, ha smesso di essere utilizzato circa due anni fa.

Se avete notizie del telegramma perduto, potete commentare qui sotto. 🙂

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FAILED #altrogiro


 

L’esperienza che ho maturato a 21 anni sarebbe utile se avessi di nuovo 21 anni. Ma ho 71 anni e sono un principiante e continuo a fare gli errori di uno che ha 71 anni.
(Robert Brault)


Pochi giorni fa avevo postato l’articolo (lo trovate qui) dove spiegavo in cosa consisteva il nuovo corso che stavo frequentando e perchè lo stavo frequentando. Bene, più passavano i giorni e più mi rendevo conto che era tutto tempo perso! Le nozioni che stavano studiando al pc erano per me troppo elementari ma, c’è sempre un ma, erano tutti esercizi da eseguire dopo aver letto montagne di fogli con le indicazioni su cosa fare.

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Non te ne pentirai. Se è bene, è meraviglioso. Se è male, è esperienza.
(Victoria Holt)

Prima di confermare la mia presenza ho dovuto fare più di un colloquio con la direttrice della scuola, che avrebbe detto se per me (livello B1) andava bene quel tipo di corso o se era meglio un’altro corso di lingua per conseguire il livello B2 o C1. Lei, entusiasta (certo, essendo ente privato le entravano altri soldi), disse che era semplice, che non importava se non parlavo bene il tedesco e che, anzi, sarei stata agevolata imparando nuovi termini. Vero, ma, cara mia direttrice, se mi avesse detto che ogni giorno avrei dovuto leggere 20 pagine per fare un esercizio del cavolo di 30 secondi, beh…le avrei detto no grazie.

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Ieri, primo test, tutti agitati ed io tranquilla perchè diamine…le so fare quelle cose, le faccio da 16 anni!!! Sorpresa sorpresona!!! Il test per valutare se sai usare il computer è scritto non pratico!!! Insomma, mi sono ristrovata con tantissimi fogli sul banco e altrettante crocette da mettere! Ehhhhhhhh??? Ma è uno scherzo??? Mi servirebbe un mese per tradurre tutti quei fogli!!!

Stringo per non essere prolissa, mi sono alzata e me ne sono andata. Sinceramente, detto tra noi, sono un pò stanca. Sotto questi mille tentativi che ci fanno fare ci sono mattinate in piedi alle 05.00, figli lanciati a scuola e cani portati volando a fare la pipì per essere puntuali in classe alle 08.00, a 25 km di distanza da casa con ghiaccio allegato per le strade. Ci sono sogni, speranze, soldi, tempo e spesso si riduce tutto in una bolla di sapone. La possibilità di inserirsi bene nel loro contesto lavorativo prevede certificati che richiedono tempo e soldi che non entrano. Qualsiasi altro documento, proveniente dall’Italia, difficilmente ha un valore quando arrivi qui. E se, con un pò di impegno, iniziare a parlare il tedesco è possibile, scriverlo bene e leggerlo invece è decisamente più complicato.

Per rispondere a tutti quelli che dicono…basta un pò di pratica e la lingua si impara…spiegherò presto con un articolo perché non è sempre possibile fare pratica di tedesco qui in Germania, è più facile riuscire ad esercitare il russo o l’arabo.


Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada.
(Lord Alfred Tennyson)


Questo è tutto, per ora. Non so quale direzione prenderò, anche se, infilarsi in una fabbrica (se si trova posto) per 1000 euro al mese, alla fine risulta essere la cosa meno stressante da fare. Ho molti progetti personali che esulano da questo contesto e che, sono sicura, mi daranno molte soddisfazioni. Essere realizzati nel lavoro sarebbe bello, ma è decisamente utopico anche qui…se così deve essere me ne farò una ragione. 🙂

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Altro giro altro corso #Germania

Approfitto dei rari momenti “tranquilli” per scrivere l’articolo sul corso che sto frequentando ma prima vanno fatte un paio di premesse.

Qui in Germania ogni tipo di lavoro richiede un Ausbildung, potete trovare qui l’articolo che spiega cosa sia. Quindi, quando noi italiani arriviamo in Germania, a parte alcuni casi, siamo completamente senza referenze. Non importa quanta pratica si sia fatta sul campo, quante ore, giornate, mesi, anni si siano “persi” facendo esperienza, senza un “pezzo di carta” difficilmente si trova un impiego. Fatta questa premessa ecco la mia situazione. Dopo il liceo, purtroppo, ho deciso di non proseguire con gli studi e mi sono catapultata subito nel mondo del lavoro.

Immagine presa da internet
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Ho fatto la mia prima esperienza seria a Milano (primo “espatrio” interno), nel reparto grafico di un giornale. Ringrazio quel posto e le mie colleghe pazienti per la capacità che ho oggi di usare decentemente il computer. In seguito ho proseguito lavorando come “addetta alla vendita” avendo sempre la fortuna (fortuna?) di essere regolarmente assunta da grandi aziende. Una per tutte Max Mara…il campo in cui ho fatto tanta tanta esperienza è l’abbigliamento…e di un certo livello anche. Comunque…sono arrivata qui con un curriculum che in Italia (nel mio settore) ha un certo peso e con l’unica lettera di referenza scritta che avevo (se non ne fai richiesta in Italia non è in uso), redatta in inglese dal mio ex titolare di Max Mara. Apro una parentesi dicendo che qui, ogni volta che si lascia un lavoro, si va via con un attestato in mano di “buona condotta” che va allegato al CV. Non è un foglietto scritto a mano ma un vero e proprio certificato. Ho anche fatto diversi corsi e seminari quando, per due anni, ho lavorato nel settore “gioielli e beni di lusso”…ma i certificati che ho sono scritti in italiano e per farli tradurre da un traduttore giurato dovrei spendere un capitale (finché non mi servono li lascio nel cassetto). Quindi, tirando le somme, sono arrivata in Germania con carta straccia.


Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono.

Primo Levi


Niente di quello che ho serve…l’unico punto fermo è che non ho fatto un Ausbildung in Germania (ovviamente) quindi non posso lavorare (per lavorare intendo un lavoro per il quale valga la pena, almeno per me, essere arrivati fin qui). Inizialmente ho seguito un corso di integrazione per la lingua tedesca presso la VHS (da febbraio ai primi di ottobre) conseguendo il livello B1 che è la base…sarebbe meglio avere un B2 almeno, se non un C1…ma io non ho più voglia di studiare in teoria la lingua…voglio lavorare e stringere i tempi. Quindi le alternative sono due. La prima…fare un altro corso di tedesco per prendere il libello B2 e potere accedere ad un Ausbildung di due o tre anni (con massimo 700 euro al mese di guadagno e avendo la fortuna di trovarne uno adatto ai miei 36 anni) o prendere un certificato tedesco qualsiasi sperando, in seguito, di essere presa in considerazione da qualcuno (ma temo ci siano altri corsi all’orizzonte). Tra i vari “pezzi di carta” che servono per fare l’addetta alla vendita serve quello che certifichi che sai usare i programmi base del PC. Quindi devo seguire un corso, che per me dura tre mesi e mezzo, dove spiegano come usare il computer. Siamo partiti da zero, quindi come digitare, come selezionare un testo o come aprire una pagina su internet (per una che ha impaginato un giornale è una “botta di vita”). Al momento siamo arenati su Outlook, che io conosco abbastanza bene, avendolo usato in passato per lavorare. Potete immaginare quanto sia maledettamente noioso per me questo corso. Unica nota positiva è che questo è un corso per tedeschi quindi ho modo di ascoltare molti termini nuovi cercando di riprodurli…tra strani versi ed un’improvvisa balbuzie. Inoltre tutti i programmi sono chiaramente scritti in lingua tedesca…ecco…tradurre le parole è il mio unico passatempo.

Olpe, andando al corso.
Olpe, andando al corso.

Dimenticavo una cosa importante, in questi tre mesi e mezzo è incluso un mese di pratica in un negozio. Mi è stato detto solo dopo l’iscrizione che il dove è un problema mio…devo cercare da sola il posto dove farlo. Mi è stato anche riferito da colleghe che non è facile trovarlo perchè le aziende non hanno molta voglia di “perdere” tempo, figuriamoci di “perdere” tempo con una che ancora capisce il 50% della lingua (se va bene), non considerando il problema leggere e scrivere. Quindi non ho la più pallida idea di come andrà e di cosa farò…vi terrò prontamente (o quasi) aggiornati se ci saranno novità. Una cosa importante…normalmente il costo di questi tre mesi e mezzo ammonta a 2100 euro e la scuola si trova a 25 km da casa mia, per altri anche a 40 km.  Lo faccio presente perchè, per molti, sono costi che vanno considerati. 

Abbiamo quindi visto che non basta avere un mestiere in mano e non basta avere buona volontà e conoscere la lingua (nel mio corso son tutti tedeschi in cerca di attestati). Serve tempo, soldi e tanta pazienza. Ho sentito diverse volte dire…”eh, ma lì non è come in Italia che per ogni cosa serve una laurea”…no…forse è “peggio” perchè serve aver fatto scuole e corsi qui in Germania e senza “pezzi di carta” da loro rilasciati non vieni preso in considerazione. In Italia spesso hai la possibilità di essere messo alla prova per dimostrare cosa sei in grado di fare, qui no!

Io e Marco
Io e Marco

Noi siamo venuti in Germania per scelta e non per disperazione, avendo degli agganci più che buoni in loco, un pò come buttarsi con un materasso sotto, e nonostante questo è davvero davvero difficile. Anche perchè, quando qualcuno ti racconta la realtà di un posto, difficilmente ne trovi riscontro arrivando. Ogni realtà è soggettiva, nessuno vivrà mai un posto alla stessa maniera di un altro. Vorrei che, tutte le persone che invece vogliono fuggire dall’Italia, valutassero attentamente anche queste sfumature che possono fare la differenza tra un successo ed un fallimento. La Germania è strutturata alla perfezione per i tedeschi, ogni cosa si incastra ed ogni cosa funziona…ma quando sei uno straniero devi mettere in conto che la situazione potrebbe non essere facile allo stesso modo. Detto questo…in bocca al lupo a tutti!!! 🙂


Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.

LEV TOLSTOJ


 

 

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La prima volta a un battesimo in Germania


Porta i suoi vestiti come se glieli avessero buttati addosso

con un forcone da letame. (Jonathan Swift)


Eravamo da poco tempo in Germania quando siamo stati invitati a un battesimo, il nostro primo battesimo all’estero. Non eravamo nemmeno semplici invitati perché a mio marito era stato chiesto di fare da padrino al piccolo. Ovviamente, abituati alle nostre cerimonie, il primo pensiero è stato…cosa mettiamo? Io e la bimba abbiamo risolto con un vestitino mentre a lui non restava che indossare il suo completo nero con camicia bianca e cravatta. Era messo in tiro che sembrava si dovesse sposare, perfetto e profumatissimo. Avete presente Matthew McConaughey nella pubblicità di Dolce & Gabbana? Ecco…solo i vestiti però, non esageriamo. Certi di non sfigurare siamo usciti da casa, belli come il sole e profumati come uno che va in negozio, non vuole comprare i profumi ma li prova tutti.

La prima volta a un battesimo in Germania
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Ci siamo fermati nel cortiletto antistante la chiesa e le prime persone iniziavano ad arrivare. Attimi di perplessità si facevano sempre più spazio dentro di noi…il 90% della gente indossava jeans e maglietta o maglioncino! Io e mia figlia passavamo abbastanza inosservate ma lui, lui no! Con quel vestito che non faceva una piega, messo in tiro  e più lucido di una testa pelata, si faceva notare tantissimo! Avevamo paura che sfigurasse senza un abito degno della situazione, invece sfigurava perché era l’unico elegante! Arrivati tutti abbiamo avuto la conferma che in pochissimi avevano la giacca, e nessuno comunque era davvero elegante. Pantaloni, jeans, giacche aperte senza cravatta e con una polo in cotone sotto. Alcuni avevano persino le scarpe da lavoro sporche e i capelli annodati. Qualcuno, vedendo “l’uomo in nero”, ha anche accennato a una simpaticissima battuta, “stai andando a un funerale?”. Eh sì, parrebbe che in Germania si vestano come Matthew McConaughey solo per andare ai funerali e, se gli gira, nei matrimoni in chiesa (non quelli civili). Non vi dico come erano vestiti al nostro matrimonio. Lasciamo perdere.

A inizio cerimonia (dopo sosta con prete nell’ingresso principale per breve benedizione) io e la Miky ci siamo sedute in una panca, mentre quel povero sventurato del babbo doveva sedere avanti con i genitori del bimbo. Non bastava l’imbarazzo del vestito, si doveva aggiungere anche quello della candela! A un certo punto il prete ha invitato i genitori con bimbi ad alternarsi sull’altare per il battesimo e i padrini dovevano accendere dalla grossa candela principale quella piccola che avevano in mano. Solo che la candela principale, oltre che grossa, era anche alta, altezza teutonica insomma. Mio marito però ha raggiunto a stento la sufficienza classificandosi a un’altezza medio bassa italiana, quindi non ci arrivava. Risultato? Tutti guardavano quel “piccolo italiano vestito a funerale” che saltava verso la fiammella senza arrivarci, ha provato persino a scalare la colonnina dove la malefica era adagiata. Grazie a Dio (eravamo in chiesa, per forza) c’era una specie di gradino e, nonostante la faccia cianotica per la vergogna e la semi cecità per il sudore dentro agli occhi, la accese! Habemus fiamma, pensammo in coro.

La prima volta a un battesimo in Germania
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Cosa abbiamo imparato da quest’esperienza? Che i tedeschi sono alti e non devi accettare inviti se non sei certo di poter stare a distanza di sicurezza. Che ai battesimi ci si veste normalmente come se stessi andando a fare la spesa. Oh, ma io vado così in Italia a fare la spesa, che cavolo vuoi? Che nessuno sa vestirsi bene come gli italiani, tiè!


Il peccato capitale non è essere vestita male, ma indossare la cosa giusta nel posto sbagliato
(Edit Head)


 

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La “maledizione” dei bagni tedeschi (sarà perchè non c’è il bidet?)

Vi avevo promesso un articolo sulla mia “infelice” esperienza, durante l’esame di tedesco, nei bagni della scuola. Ho preso tempo perchè non è che io sia poi così convinta di raccontarvela…però…ogni promessa è debito!!!

Avevamo finito la parte scritta del test e stavamo tutti aspettando, nella zona “relax”, il nostro turno per l’orale. La mia attesa sarebbe durata almeno 4 ore…un’agonia praticamente. Eravamo tutti in trepida attesa ed io, per cercare di dare conforto agli altri, fingevo assoluta freddezza e nessun minimo cenno di cedimento.

In realtà me la stavo facendo sotto….

…che avete capito?……………….

……….me la stavo DAVVERO facendo sotto, nel senso letterario, materiale, triste e poco poetico del termine!!!

A rotazione le mie colleghe e i miei colleghi di corso sono andati in bagno ma IO NO!!! Io temporeggiavo…un pò perchè temevo un epilogo poco felice…un pò perchè, forse, avevo sentore della tristezza che mi sarebbe capitata!!!

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Comunque sono riuscita ad aspettare fino ad un’ora prima del previsto esame, ma ad un certo punto un pensiero (ma che dico pensiero, un incubo) mi è balenato per la testa…“e se mi viene una colica mentre sto parlando con l’esaminatrice???????”…Panico…ho tergiversato ancora qualche minuto per poi prendere l’infausta decisione di andare per togliermi definitivamente questo pensiero.

Ho detto alla mia collega “vado un secondo in bagno”…questo secondo in realtà è sembrato (o lo è stato) un’eternità…almeno 20 minuti. Entro nel bagno delle donne, buio fino ad un secondo prima, non ho fatto in tempo a pensare “dove sarà l’interruttore?” che all’improvviso si è acceso tutto…nemmeno avessi avuto una visione onirica! Ignoro l’area lavandini e mi inoltro nella zona interessata scegliendo l’ultimo bagno in fondo al breve corridoio (credo 5 porte in tutto). Chiudo la mia porta e via con la tanto attesa liberazione!!!!!!!!! Ore di concentrazione, coliche e sudorazioni fredde finalmente giunte alla fine!

Voi direte…e allora? Ve lo dico io e allora…nemmeno il tempo di prendere in mano lo scettro del potere, cioè il rotolo di carta igienica, e la visione onirica svanisce! Si è spento tutto, ma tutto tutto tutto!!! Bagno, corridoio ed antibagno…non si vedeva un tubo!!! Sorvoliamo sul fatto che io, a 36 anni suonati, ho ancora paura del buio. Dopo qualche secondo di perplessità e silenzio mi illumino…vuoi vedere che funziona come in classe durante le lezioni? Ogni tanto la luce si spegne e se non agitiamo tutti allegramente le mani non riparte! Ma si può che devo agitare le mani da sola, in bagno e con le braghe calate? Per quanto assurda sembrava l’unica soluzione.

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Inizio ad agitare braccia e mani come se stessi salutando un caro parente in partenza con l’ultimo Intercity della serata…ma niente…la luce non si riaccende ed io mi sento ogni secondo più…più….più fantozziana (per rimanere in tema). E mò che faccio??? L’unica magra (issima) consolazione era la minima presenza di persone quel giorno nell’istituto…ero io, il water accanto a me, la porta chiusa, il buio e qualche collega fuori, ben distante dal luogo dello scempio (ed avevano già ottemperato alle necessità fisiologiche).

Improvvisamente un lampo di genio mi balena per la testa…ed ho capito!!! Il sensore non stava dentro il “mio” bagno ma fuori nel corridoio!!! Con una botta di raro coraggio faccio dei passetti corti come quelli di Ciobin (sperando di non inciampare nei pantaloni), cerco a tentoni la porta, la apro ed inizio a riagitare le mani come una matta chiedendomi cosa sarebbe successo se fosse entrato qualcuno in quel momento! Il cielo mi ha voluta graziare, luce fù ed io in un nanosecondo ero già di nuovo chiusa dentro!

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Finisco di fare quello che stavo facendo (avete capito immagino) e finalmente, sudata e mortificata, riapro la porta per uscire. Ma ovviamente tò…l’unica signora in circolazione nella scuola si materializza nel corridoio…mi guarda e mi dice “Guten Tag”……Guten Tag un paio di ciuffoli!!! E per essere precisi la puzza che sente non è la mia!!!!!!!!!

Avrei concluso qui quest’articolo se non fosse che la “maledizione del bagno” mi ha perseguitata anche ieri. Ero al corso (siamo nella fase cultura e politica) e durante la pausa sono andata a fare una semplicissima “pipì” ( si può scrivere pipì?). Entro, all’ingresso due biondine tedesche molto giovani e quasi dentro una delle famose porte una mia collega. Le faccio una battuta, lei entra ed io entro nella porta accanto. Ma non va a succedere che, mentre LEI fa la pipì, ne sgancia una, ma una di quelle che sembrano una tromba in stato agonizzante ed in fase di metamorfosi verso la fase trombetta.

Un suono che rimbomba nel silenzio, mi si gela il sangue nelle vene mentre sento le due ragazzine uscire dal bagno ridendo come pazze e raccontando a tutti gli amici fuori dell’accaduto. Faccio tutto in fretta, esco ma la mia collega si era già dileguata. Con la perplessità di un bradipo alcolizzato mi dirigo verso la macchinetta del caffè nel corridoio quando vedo correre le ragazzine sentendole sghignazzare con gli altri! Ma che per davvero pensate che sia stata io???????? Io ero nel bagno accanto…inutile dire che, non avendo prove materiali a mio favore, da oggi eviterò il corridoio…

Quindi per favore, se venite in Germania, evitate i bagni!!!

Roberta

 

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Germania: ostelli e trasporto

Oggi ho chiesto un paio di informazioni per quanto riguarda degli ostelli dove soggiornare spendendo poco e mi è stato consigliato questo sito jugendherberge.de

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Mi hanno detto che è un buon riferimento quindi ho pensato potesse essere utile a chi, arrivato qui, non ha ancora un posto dove dormire.

Aggiungo anche un altro sito che mi è stato consigliato invece per quanto riguarda i mezzi di trasporto che, come sappiamo, qui in Germania sono abbastanza cari. Esiste questa compagnia che pare copra una vasta area della Germania offrendo prezzi competitivi. Il sito è meinfernbus.de

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Beh…non vi resta che provare…poi fatemi sapere!!!

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I SUSSIDI in Germania

Ci sono argomenti che, rispetto ad altri, mi vengono maggiormente richiesti. Cercherò di trattarli senza usare una terminologia tecnica (almeno eviteremo di perderci facendo tutti finta di parlare benissimo il tedesco) ed elencando invece le cose pratiche importanti che forse vi fa comodo conoscere. Vi ricordo invece questa guida ufficiale (vedi qui) che ritengo utilissima.

Aggiungo una nota perchè ho notato che qualcuno si diverte a strumentalizzare le parole. Ho usato la frase (che leggerete dopo) Ai Limiti Della Decenza. Chi mi legge da tempo sa che non è mia intenzione denigrare nessuno ma chiariamo…il termine decente significa “che è conforme al decoro, alla dignità, al pudore“…se in alcune situazioni (volute o meno) si perde la dignità che un essere umano (qualunque) merita…beh…per quanto mi riguarda siamo ai limiti della decenza.

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Quindi…direi di iniziare con un articolo dedicato ai SUSSIDI che è possibile ottenere venendo a vivere in Germania. Ho avuto modo, anche durante questi lunghi mesi di corso, di conoscere e parlare con molte persone. Tante di loro ricevono i sussidi e puntualmente tutte hanno dei problemi “burocratici” con il Job Center (che è l’ente che si occupa di erogare questi soldi). Ho trovato conferma anche su internet, leggendo alcune esperienze a riguardo, quindi mi sento pronta ad illustrarvi il quadro della situazione.

In tanti (…issimi) partono dall’Italia basando le proprie capacità economiche su questi benedetti, famigerati, sopravvalutati, inflazionati ed ora anche a rischio (giustamente) di estinzione Sussidi. Andiamo a sottolineare un paio di punti che non sempre si trovano tra le informazioni ma che, a parer mio, sono molto importanti!

  • I sussidi non si possono richiedere subito. Per poter ritirare i moduli devono essere trascorsi almeno tre mesi dalla registrazione del domicilio (quindi prima vi serve la casa) in Germania. Questo cosa implica? Implica il fatto che dovete arrangiarvi da soli i primi tre mesi più almeno un altro mese o due (il tempo necessario per fare i calcoli dopo la richiesta). Logicamente mettete in conto la possibilità di un rifiuto!
  • I moduli da compilare sono tantissimi, ovviamente solo in tedesco, e di difficile comprensione. Anche un minimo errore nella compilazione potrebbe causare ritardi non indifferenti. Vi consiglio quindi di farvi “assistere” dalla persona che alla Caritas si occupa di immigrazione ed integrazione (se non avete contatti in loco).
  • Il conteggio verrà fatto in base alle vostre entrate, sono dei sussidi che vanno ad integrare il vostro stipendio quindi è necessario avere almeno un minijob. Alcuni mi chiedono: “…ma lo Stato tedesco non paga tutto, anche l’affitto?”…eh no!!! In quel caso dovreste fare richiesta per diventare un Hartz IV ma considerate che viene solitamente accordato a persone che sono in situazioni disperate ai limiti della decenza. Soprattutto in questo periodo credo non venga facilmente concesso viste le nuove leggi e la quantità industriale di gente che ha spudoratamente abusato di questo servizio.
  • Il legame che si verrà a creare tra voi ed il Job Center sarà di totale controllo, al 100% su tutti i versanti. E non dite “giusto, visto che mi pagano” perchè sento e leggo lamentele a destra e a manca! Una volta entrati nel “giro” sarete costretti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro vi verrà proposto, pena la sospensione (credo dopo il terzo rifiuto) dei sussidi. Adesso c’è anche la buona possibilità che veniate direttamente espulsi! Quindi, se vi proporranno di andare a pulire gabinetti (con il massimo rispetto per chi lo fa) dovrete andare, abbandonando momentaneamente i vostri sogni di gloria ed affogandoli con uno spazzolone all’interno del wc.
  • Potrebbe succedere (e non è cosa rara) che per diversi mesi vi venga dato un tot al mese per poi scoprire che erano stati fatti male i conti e dovrete rendere, per esempio, 1000 euro di differenza. Dopo un malore inevitabile e sniffate di profumi e sali per riprendervi, vi chiederete “come li devo rendere questi soldi? Non li ho più perchè li ho spesi!”…tranquilli…li potrete restituire in comode rate per il prossimo anno e mezzo!!!
  • Non fatevi venire la geniale idea di fare arrivare sul vostro conto un bonifico dall’Italia, soldi dai genitori, stipendi non pagati e varie. Il Job Center provvederà subito a chiedervi indietro lo stesso importo che avete ricevuto dal bonifico. Morale della favola, quei soldi che dovevano essere in più per ragalarvi un pò di respiro svanirebbero in un soffio (a proposito di respiro) e li vedreste solo passare.
  • Ogni sei mesi vi saranno spediti dal Job Center dei nuovi moduli per una verifica, quindi verranno riconteggiati i sussidi. Ogni tanto vi manderanno delle lettere con un appuntamento per verificare cosa state facendo. Dovrete dare conto a loro per tutto…anche per quanti capelli vi cadono la mattina nel lavandino!

Questo è quanto, c’è poco romanticismo da fare in questi casi, per quanto mi riguarda vi consiglio di mettere due soldi da parte prima di partire per poter fare tutto autonomamente una volta arrivati qui. Spero di essere stata utile, se qualcuno avesse esperienze personali a riguardo da aggiungere può farlo tramite i commenti al post!!!

Alla prossima!!!

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PRIMI PASSI IN GERMANIA

PRIMI PASSI IN GERMANIA

Ripropongo questa guida completa (in italiano) che ritengo molto utile per chi deve affrontare i primi passi in Germania. E’ possibile scaricarla in modo da avere sempre i dati a portata di mano anche offline.

Vengono trattati tutti i principali argomenti, il lavoro, l’assicurazione sanitaria, l’istruzione, la ricerca di un appartamento…etc…etc…

I dati sono ricavati da fonti ufficiali quindi attendibili.

www.comitescolonia.de

Guida

 

 

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