Come ‘azz li porti sti capelli…?!

Chi di voi, vivendo all’estero, non ha mai avuto un incontro ravvicinato con un parrucchiere indigeno?

Inizialmente ho pensato che il problema fosse mio. La prima volta che una parrucchiera tedesca ha messo le mani sui miei capelli sono uscita dal negozio perplessa. Sì, potevano andare ma avevano quel non so che di donna in stato avanzato di decomposizione! Meglio cambiare.

Così il mese dopo mi sono lanciata decisa su un parrucchiere più figo che sicuramente sarebbe stato in grado di dare un aspetto fashion ai miei capelli!

Oh yeah!!! Sono uscita dal negozio che a confronto Elvis, potendo rinascere, si inchinerebbe per tanto splendore. Un ciuffo che sembrava sopravvissuto per miracolo ad una tromba d’aria. Basette stile “scusa mi è partita la lametta”.

Sono arrivata velocemente a casa e, appena mi hanno vista, la faccia è stata come quella di un uomo che vede arrivarsi in testa un meteorite!

No…non ci siamo. Non avevo voglia di cambiare ancora quindi ho iniziato a documentarmi. Forse è un problema della zona in cui vivo. Magari nelle grandi città il risultato è migliore. No, a quanto pare qui in Germania i parrucchieri hanno fatto pratica tosando pecore.

Solitamente i risultati sono due. O effetto ciotola per bagnare i biscotti nel latte o effetto casco di banane. Il mio taglio era un effetto numero tre. Indefinito e in fase sperimentale!

Non mi resta che insistere con il mio parrucchiere e provare a fargli capire pian piano che, quando esco dal negozio, la gente non deve dirmi “Come ‘azz li porti sti capelli…?!

Continue Reading

Se non mangi la zuppa muori!

Vivendo in Germania ci si può imbattere in vecchi libri di storie per bambini. È quello che è successo a me. Sfogliando le pagine ho notato che il modo di affrontare certi discorsi è decisamente più “crudo”.

Ogni azione ha una conseguenza ed è un concetto che i tedeschi tendono a marcare, anche se si tratta di farlo con bambini. Può piacere o meno. Al momento non so decidere se sia meglio La Bella Addormentata nel Bosco o questa storia che mi accingo a raccontarvi.

Ne ho presa una tra le tante, sarò breve e sintetica. È la storia di un bambino che non voleva mangiare la zuppa. Fin qui niente di strano, direte. La maggior parte dei bambini non vuole mangiare verdure. È vero, ma aspettate di sentire come finisce.

Ogni giorno la povera creatura diventa sempre più magra e alla fine muore. La foto che conclude la storia immortala una tomba con una croce con il nome del bambino e la zuppa accanto.

Non c’è un’alternativa, non gli hanno proposto una bella fetta di manzo con le patatine fritte, nessuno ha preparato per lui una bella lasagna al forno. Non ha voluto la zuppa ed è morto. Punto.

A voi l’ardua sentenza!IMG_20140213_180458

Continue Reading