Manuela, un successo fortemente voluto (in Italia)!

Abbiamo intervistato per voi Manuela che ci scrive dall’Italia raccontandoci come è riuscita a raggiungere sempre ottimi risultati nonostante la crisi. La ringrazio tantissimo per la disponibilità! Roberta

Ciao Manuela. Intanto ti ringraziamo per quest’intervista. Raccontaci brevemente chi sei e da dove arrivi.

Ciao Roby! Grazie per aver richiesto il mio piccolo contributo al tuo blog. Sono Manuela Galliè 35 anni di origine più o meno abruzzese (Roseto Degli Abruzzi), genitori tutti e due impiegati, giusto per far capire il contesto e fratello emigrato a Lille, in Francia, da quasi 3 anni, ma non gli chiedere interviste perchè non sa scrivere :-D.

Chi ti conosce sa che hai girato l’Ítalia lavorando. Come hai fatto a trovare sempre un’occupazione a discapito della crisi?

Diciamo che l’incoscienza della gioventù mi ha aiutata oltre ad un pò di fortuna, ti racconto solo un piccolo aneddoto: quando ho fatto il primo colloquio a Catania per Max Mara, appena finito, sono dovuta rientrare in macchina dal cofano, avevo le maniglie della macchina rotte e, non avendo soldi per ripararle, potevo salirci solo così, sicuramente  la psicologa che mi ha fatto il colloquio non mi ha vista, considerando che alla fine ha scelto me :-) L’esperienza e la faccia tosta hanno fatto la differenza invece quando sono diventata direttore del negozio Stradivarius a Catania, Pescara, Ancona e poi Porta di Roma…credo che il non piangersi addosso sia fondamentale.

Cosa pensi del motto che accomuna moltissimi italiani oggi, e cioe’ “lasciare l’Italia e’ l’unica soluzione”…?

Quando sento dire che l’unica cosa da fare è espatriare non entro in merito nei pensieri, vita ed esigenze delle altre persone, non avendo vissuto la loro vita, però ho sempre fortemente creduto che volere è potere, di conseguenza corciatevi le maniche e partite se davvero credete sia la cosa giusta, lamentarsi e basta non serve.

Ti e’ venuta mai la voglia di espatriare? E se si, perche’ non l’hai mai fatto?

Mi piace tantissimo viaggiare, per me è fondamentale, e dalle mie esperienze ho concluso che l’unico posto dove potrei emigrare fuori Italia sarebbe il Giappone, ma considerando che ho un rapporto estremamente conflittuale con le lingue…figurati il giapponese…te l’immagini?? Lingue a parte so benissimo cosa vuol dire integrarsi e vivere in un posto a 1000 km dal tuo luogo di nascita con gente nuova e sconosciuta, quindi dopo dieci anni da girovaga mi è decisamente passata la voglia.

Manuela (destra) ed Elisabetta ieri
Manuela (destra) ed Elisabetta ieri

Conosci molti giovani che vivono in varie parti d’Italia, trovi che siano tutti rassegnati ad una vita senza futuro?

Purtroppo molti si. Non credo assolutamente che siano destinati ad una vita senza lavoro, credo tuttavia che bisognerebbe fare qualcosa e non solo lamentarsi..so che il periodo è duro anzi durissimo, ma credo fortemente nel porsi obbiettivi chiari, ponderati e nella possibilità di raggiungerli con costanza e sacrificio.

Che consiglio daresti a chi decide di rimanere in Italia? Qual’e’ la chiave del tuo successo?

Consigli mi pare ne abbia già dati abbastanza non credi? Considerando che io non ho mai seguito quelli di nessuno! Dopo dieci anni io ho deciso di tornare a casa a farmi stringere dalla mia famiglia, dai miei amici e dalle mie radici. Qui a Roseto ho avuto la fantastica possibilità di progettare e poter realizzare, insieme alla mia fantastica socia Elisabetta, il sogno che ho sempre avuto, aprire un negozio tutto nostro, Brucaliffo (vedi qui), vendiamo scarpe da bimbi, l’idea vincente è stata di Betta e devo dire che i primi risultati sono davvero soddisfacenti. Certo, i sacrifici sono tanti ed i tempi sono molto duri, ma la volontà, la perseveranza e l’esperienza siamo sicure che daranno i loro frutti. Come si dice? Crederci Sempre mollare mai!

Manuela (sinistra) ed Elisabetta oggi
Manuela (sinistra) ed Elisabetta oggi

Quest’ultima foto, secondo me, racchiude tutta l’energia e la voglia di vivere e di riuscire di queste due giovani donne!!! Spero possano essere di incoraggiamento per tanti! Roberta

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Ricci e Capricci amburghesi! Bianca dalla Germania si racconta…

Oggi abbiamo il piacere di leggere la storia di Bianca da Amburgo che cura il blog Ogni Riccio Un Capriccio! Vediamo che impressioni ha riguardo questa bellissima città della Germania. La ringrazio per quest’intervista e le lascio la parola. Roberta

Salve a tutti voi lettori di “A saperlo prima” e grazie per questa intervista.

In realtà, non è la prima per me. Mi viene spesso chiesto di raccontare la mia esperienza di expat. Dietro questa mia scelta, c’era l’entusiasmo di imbarcarsi in una nuova avventura e la voglia di scoprire cose nuove. Non ho scelto io Amburgo. Prima di trasferirmi, non avrei mai pensato di emigrare all’estero. E quando poi mi sono trasferita, non immaginavo di rimanerci…all’estero. Il destino ha, comunque, scelto per me. Nessun piano. Sono nata e cresciuta a Napoli, dove ho studiato comunicazione e marketing. Lavoravo per finanziare i miei studi. Un giorno il mio attuale marito, all’epoca il mio fidanzato, ha ricevuto un’offerta di lavoro. Sapevo che rappresentava per lui un importante avanzamento nella sua carriera professionale, per cui l’ho sostenuto sin dall’inizio nella sua scelta di cambiamento. Non ho avuto paura né dubbi. Lo avrei seguito ovunque. E così è stato. Amburgo non sapevo nemmeno dove fosse. Non esistevano gruppi virtuali di espatriati, come quelli che adesso affollano il web e i social media, da cui trarre spunti e informazioni. 7 anni fa ad Amburgo era raro sentir parlare la mia lingua alla fermata del bus o al supermercato. Oggi, ovunque io mi volti, incontro connazionali del sud come del nord. Dopo alcune valutazioni, abbiamo deciso di accettare quell’offerta. Ho raggiunto mio marito un anno dopo, non appena conseguito la laurea.

La prima cosa che ho fatto, è stato ritornare tra i banchi di scuola per imparare il tedesco, mai studiato prima. Sapevo solo dire “Eins, zwei, polizei…drei, vier Grenadier” (chi non conosceva, d’altronde, la famosa canzone dei Mo-Do negli anni ’90). Da quel momento, non è passato molto tempo per il mio primo impiego, che ho cambiato, poi, per un altro, più attinente al mio titolo e ambito di studi. Dopo 5 anni di vita amburghese, parlo fluentemente il tedesco e non ho difficoltà ad interagire con i madrelingua. Gli errori ci sono sempre, l’apprendimento è un processo continuo, ma chi ben inizia, è a metà dell’opera! Nel mio settore la lingua è fondamentale. In altri, però, come in quello tecnico-scientifico, invece, è sufficiente l’inglese, lingua molto parlata dai giovani e meno giovani. Ciò non toglie, che resta fondamentale, a mio avviso, imparare la lingua di chi ti ospita, per integrarsi meglio. Oltre che per il lavoro, è importante anche per la vita sociale. In ogni caso, imparare una nuova lingua è un’opportunità da cogliere, sempre, qualsiasi essa sia. E’ sicuramente una lingua non semplice, ma impararla non è impossibile. E’ schematica, ma una volta compresa la sua logica è molto più semplice di quanto si pensi. Questo è il consiglio che darei a chi vuole trasferirsi qui. Imparare la lingua, per avere maggiori opportunità di inserimento sociale e professionale. Fa la differenza saperla parlare.

Trovare lavoro ad Amburgo…domandona! Sicuro c’è un mercato del lavoro che in Italia non esiste più, se non per pochi fortunati. Ci sono settori, dove al momento c’è una maggiore richiesta, rispetto ad altri. I ricercatori, gli ingegneri, gli sviluppatori, ma anche i web marketer qui sono i benvenuti. Molto alta anche l’offerta di mini-job, lavori di poco più di 40 ore mensili per 450,00 €. Molto dipende dalle proprie competenze e dal proprio profilo professionale. Ad Amburgo ognuno svolge il lavoro nel settore in cui ci si è formati. Ogni curriculum viene valutato attentamente. Il match tra i requisiti richiesti dal futuro datore di lavoro, per coprire una posizione, e quelli posseduti dal candidato deve essere totale. La nostra elasticità e fantasia nel reinventarci nell’”arrangiarci”, frutto anche delle contingenze e della crisi economica, qui non trova posto. Che è un bene, ma spesse volte anche un male, quando ad esempio si vuole passare da un settore a un altro più congeniale a nuovi interessi e aspettative professionali. Una posizione la si ricopre solo se si è adeguatamente preparati. L’informatico qui non lavora come postino. Lavora come informatico.

Come sono i tedeschi….anche questa una domandona! Parliamo degli amburghesi, che a quanto pare sono, a dire dei tedeschi stessi, gli snob della situazione. Qui li definiscono hochnäsig. Gli insider dicono che i tedeschi del sud, come quelli dell’est, siano più calorosi degli amburghesi e in generale di quelli del nord. Insomma, solita lotta tra nord e sud su chi è più espansivo, come quella tra Milano e Napoli, che noi italiani conosciamo molto bene. Tutto il mondo è paese! Viva la globalizzazione! Sono, per quanto mi riguarda, meno aperti di noi, nonostante siano abituati ad accogliere persone di cultura e nazionalità diversa. Possono apparire molto diffidenti, ma dopo l’approccio iniziale, si rivelano buoni amici. Ovviamente, questa è una valutazione generale, ci sono sempre eccezioni alla regola, ovunque. Fanno poche moine, soprattutto senza una buona birra davanti, ma sicuramente sinceri, o meglio, seri nei sentimenti. Educazione e cultura a parte, credo che il clima giochi il suo ruolo nella formazione delle loro social skills. Il grigiore tipico del Wetter amburghese, certo non li aiuta a essere solari. Non mi è mai capitato che qualcuno attacchi bottone sul bus, laddove a Napoli, nell’eterna attesa di un mezzo pubblico, si stringono amicizie e gare di solidarietà. Hanno un elevato senso civico e sono molto educati. L’aspetto che, invece, non mi piace della loro mentalità è l’eccessivo rigidismo e la loro pretesa di etichettare e categorizzare ogni aspetto della vita così come delle persone. Insomma, tra la mia cultura fatta di spontaneità e improvvisazione e la loro tutta schemi e organizzazione non c’è molto in comune, ma, a volte, possono venir fuori interessanti scambi culturali. Ho amici tedeschi con i quali passo piacevolmente del tempo insieme.

Le differenze, implicano sempre un confronto, e attraverso il confronto si impara a conoscere gli altri e sé stessi, i propri limiti, i propri punti di forza. Perché all’estero, soprattutto quando si parte da soli, è solo su se stessi che si può contare. Non ci sono riferimenti, ma solo il nostro fiuto, ad aiutarci. Questo, credo sia, l’essenza di un’esperienza all’estero e la sua utilità. Crescere come persona, prima ancora che nel lavoro. E’ per questo che non mi sono mai pentita di essere andata via. Non credo, ritornerò mai a Napoli, nonostante abbia scoperto, proprio con la lontananza, di essere legata a doppio filo a questa bellissima città, dove, però, viverci è diventato davvero impossibile.

Amburgo è una città con un’elevata qualità di vita. Una delle più belle della Germania. Fredda, organizzatissima e tanto verde. E’ un popolo, quello tedesco, che stimo molto. In poco più di 60 anni hanno messo su un paese ex-novo, svolgendo un ruolo di leadership nella guida di tutta l’Europa. Abbiamo molto da imparare, soprattutto quella ricerca continua dello sviluppo che in Italia sembra essersi fermata agli anni 60, quando si esportava quel made in Italy, invidiato in tutto il mondo, su cui ci siamo adagiati nel tempo e che non siamo più capaci di gestire né di proteggere da ingerenze esterne né, ancora, di rinvigorire.

Della mia vita da espatriata, e non solo, racconto sul mio blog www.ogni-riccio-un-capriccio.it nato dalla mia passione per la scrittura e la voglia di comunicare anche a grandi distanze. E’ un mega contenitore di argomenti diversi, dal beauty ai viaggi, dai film alla buona cucina. Riflessioni, più o meno serie, tra trucco e parrucco. Grazie anche ai canali social (Facebook, Twitter, Google+ e Instagram) ad esso collegati, mi aiuta a sentirmi sempre vicina a tutti quelli che hanno il piacere di stare in mia compagnia, nonostante fisicamente lontani. Nella categoria, “In Giro per il mondo”, dedicata ai viaggi, ho inserito la Rubrica “Amburgo”, in cui fornisco informazioni e consigli sulla vita nella città libera e anseatica di Amburgo. E’ una rubrica che ha raccolto molti consensi e visualizzazioni e che è divenuta in pochissimo tempo il centro di tantissimi contatti e conoscenze. Tutto ciò è per me davvero gratificante.

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Alessia ci spiega il coraggio di chi rimane in Italia

Per la prima volta su questo blog oggi a parlare non è una persona che ha deciso di lasciare l’Italia ma Alessia, che invece ha deciso di rimanere. Ho letto con molta attenzione le sue parole, cariche di amarezza ma anche di una sincera speranza. La capisco perchè vive nella “mia” terra e so perfettamente di cosa parla. Sono certa che in tanti tra voi, leggendola, si ritroveranno in queste parole… La ringrazio e vi lascio in sua compagnia…Roberta

“Sono laureata da un anno in Scienze Filosofiche, consapevole del patrimonio celato dietro questo indirizzo accademico. Sin da piccola, direttrice del giornalino della scuola, sapevo che il mio futuro sarebbe stato dietro scartoffie, carte, penne e la conseguente evoluzione del pc. Scrivo da sempre, scrivo da quando ne ho memoria.” 

“Ho dovuto attendere qualche settimana prima di poter dare forma e senso compiuto al mio pensiero. Non ho scritto di getto, la conflittualità del mio ego non permette la libertà di esternare e vergare pensieri fluidi”.

Leggere quotidianamente le testimonianze di compaesani che hanno deciso di lasciare il Bel Paese, coraggiosamente, cercando di trovare fortuna altrove è quasi un appuntamento fisso. Spulci qua e là, leggi il blog di Roberta e pensi chissà cosa stanno facendo, chissà se loro riescono a rincorrere i loro sogni. Magari riescono a raggiungerli, magari riescono solo a sfiorarli. Per loro forse i sogni divengono opportunità. I sogni qui, invece, si precludono al margine esistenziale della rarità.

Leggi e pensi al coraggio che ti manca per compiere una decisione del genere, leggi e pensi che la tua terra, l’Italia, la Sicilia, è la più bella che ci sia (pensiero semplice e campanilista), leggi e pensi che tutto sommato un futuro migliore sia possibile.

Oggi sono il canone inverso in questo blog.

La musica dei miei giorni è un limbo di peregrine speranze.

Cosa mi aspetto dal domani? Cosa mi aspetto dalla mia Patria? Attendo con trepidazione che ci offra la possibilità di essere il cambiamento in divenire verso un futuro migliore.  Indugio lentamente nel compiere determinate scelte esistenziali perché è paradossale che un giovane si trovi a vivere immerso nella totale percezione di precarietà non solo lavorativa ma anche di quei famosi valori ancestrali.

Purtroppo poi il cinismo si fa spazio, sgomita violentemente, tra queste fittizie fantasie  e acquisisci l’amara consapevolezza che anche queste attese, estremamente ingenue, verranno disattese.

Proprio oggi sul Corriere della Sera campeggia un articolo di Gian Antonio Stella che titola “La Sicilia simbolo della disfatta turistica”, pezzo assai condivisibile che mette in luce come ci troviamo in un mattatoio di non fiducia. Ci troviamo avvizziti da sterili monologhi barocchi sull’importanza della crescita del turismo e di conseguenza del lavoro (miraggio!) da parte di quelli che dovrebbero essere gli specialisti del settore, di quelli che dovrebbero essere i tuoi rappresentanti, di quelli che dovrebbero amare la tua Terra come te, più di te.

Lo sapevate che verranno cancellati i voli da Catania diretti per Monaco, Mosca, Berlino, Amsterdam, Parigi, San Pietroburgo, Dusseldorf, Praga e per quanto riguarda quelli nazionali Bologna, Torino, Venezia, Verona? Palermo, ovviamente, non è da meno.

Quando leggi queste notizie cresce il senso di isolitudine, parafrasando Bufalino. Quando mediti su queste notizie, e non fai finta di girarti dall’altro lato per fingere che tutto vada bene per tutelare il tuo status mentale, la forza di volontà, o la pigrizia (dipende dai punti di vista!), che ti ancora a rimanere tuttora qua viene messa a dura prova.

Come una ring composition rievoco la palesata conflittualità del mio ego e sentenzio con rammarico «fino a quando si potrà sostenere una situazione del genere?!»

Per oggi rimango a Casa. Nel mio piccolo mondo fatto di frivole speranze cercherò di essere la “non involuzione” siciliana.

Alessia Aleo

Potete trovare Alessia ai seguenti indirizzi:

Acicastello Informa

http://www.acicastelloonline.it/

Acicastello on Line Reteradionetwork

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Alice, dal Sudafrica alla Germania…

Nelle vostre e-mail leggo con piacere quanto interesse avete per queste storie, storie che arrivano da ogni parte del mondo! Sono sicura che anche quella di oggi vi piacerà, a raccontarcela è Alice che dopo tre anni di Sudafrica sta per mettere bandiera qui in Germania! Noi la ringraziamo per aver condiviso con noi un pezzo della sua vita e le facciamo tanti auguri per tutto. Aspettiamo a breve le sue impressioni da questa terra così diversa…come diversi sono i suoi abitanti! Intanto vediamo come l’ha cambiata l’esperienza in Sudafrica. Buona lettura…Roberta

Muizenberg Beach
Muizenberg Beach

“Ciao a tutti!

Sono Alice, ho 27 anni e da tre anni mi divido tra Italia e Sudafrica, in particolare Cape Town! Proprio tre anni fa, infatti, il mio ragazzo si e’ trasferito quaggiu’, dopo aver vissuto diversi anni a Portsmouth (Inghilterra) e avendo davanti anni e anni di valigie e spostamenti. Lui, infatti, ha intrapreso la carriera universitaria (al momento e’ Post Doc in fisica cosmologica) e purtroppo, come ben sappiamo, la ricerca in Italia al momento non e’ un campo in cui si investe!

E cosi e’ iniziata la nostra storia di lunghi mesi di lontananza, e di altrettanti di convivenza in un Paese totalmente nuovo e lontano geograficamente e culturalmente dall’Italia. E io, che dicevo sempre che non mi sarei mossa nemmeno dalla mia citta’, mi sono ritrovata in questa nuova dimensione…e devo dire che i primi tempi non sono stati per nulla semplici!! Avevo un livello d’inglese sufficiente, ma molto legato alle conoscenze scolastiche, quindi direi poco utilizzabile a livello pratico quotidiano, non avevo un passaporto, era la seconda volta che prendevo un aereo, e i miei viaggi all’estero si contavano sulle dita di mezza mano!

Bene, adesso ho un passaporto pieno di timbri e con un bel visto di studio (ormai scaduto), il lungo volo con scalo che mi porta quaggiu’ ormai lo conosco a memoria, il mio inglese e’ drasticamente migliorato e io come persona sono cambiata moltissimo.

Tramonto a Clifton Beach
Tramonto a Clifton Beach

Il Sudafrica e’ un Paese magnifico! Quello che dico sempre e’ che se fossi venuta qui da semplice turista me ne sarei innamorata all’istante… la sua natura che “invade” ogni luogo, centro citta’ compreso (basti pensare che Cape Town sorge intorno alla sua montagna principale, la Table Mountain!) le bellissime spiagge, l’Oceano, gli animali, la frutta esotica, il sole che scalda e il vento che spazza tutto (il “Cape Doc”)… tutto questo non puo’ non colpire e far innamorare! Ma purtroppo dover vivere in questo Paese ti porta anche a scontrarti con una burocrazia lenta e inefficiente, un ritmo di vita completamente diverso da quello a cui noi siamo abituati, visti e permessi di soggiorno limitanti, traffico impazzito, criminalita’ diffusa, e poverta’ disarmante!

Ma andiamo per ordine!…Arrivati qui la nostra idea principale era quella di cercare con ogni mezzo un visto che permettesse anche a me di rimanere quaggiu’ senza la necessita’ di andare avanti e indietro ogni 90 giorni (limite di tempo per i visti turistici). Il primo tentativo, subito naufragato, e’ stato quello di informarci sui visti di ricongiungimento famigliare, ma poiche’ non siamo sposati non c’era nulla che potessimo fare. Il secondo tentativo l’abbiamo fatto con il visto di lavoro ma, purtroppo, senza lavoro non hai visto e per avere un lavoro devi essere o uno “Special skills” (professionalita’ ricercata…e io sono Educatrice, che non rientra di certo in questo ambito), oppure devi avere la fortuna di trovare un datore di lavoro disponibile a sobbarcarsi la lunga burocrazia che sta dietro al visto lavorativo (che prevede anche di provare concretamente che non ci sia nessun sudafricano che possa ricoprire quel posto di lavoro). Mandato cv e cercato ma anche questa via e’ stata un buco nell’acqua. Abbiamo quindi deciso di tentare la strada dell’estensione del visto turistico (cioe’ entro un mese prima dello scadere del visto si ha la possibilita’ in loco di estenderlo per altri 90 giorni) ma a causa di informazioni sbagliate (chieste a ben quattro funzionari diversi) la documentazione che abbiamo presentato non era completa, quindi niente di fatto! Stanchi e afflitti, abbiamo deciso di sottostare ai 90 giorni di visto turistico e nel contempo ho iniziato un corso di inglese per non perdere del tutto il tempo vissuto qui. E’ stata una bellissima esperienza che, oltre a migliorare il mio inglese scritto e parlato, mi ha dato la possibilita’ di entrare un po’ piu’ a contatto con la cultura sudafricana (e di avere un visto di studio di 6 mesi!! ).

Vista dalla Table Mountain
Vista dalla Table Mountain

La vita qui ha un ritmo strano e spesso un pochino frustrante per persone abituate a ritmi veloci e serrati come quelli europei. Il Sudafrica e’ considerato lo Stato piu’ occidentalizzato del continente africano e sicuramente questo influsso europeo si nota, ma si respira anche un’aria molto rilassata cosa che, come dicevo prima, non sempre ci e’ stata congeniale. Nella vita di tutti i giorni significa dover chiedere a mille persone una piccola informazione perche’ ognuno da spiegazioni diverse, code chilometriche nei negozi, attese lunghe al telefono, percorsi burocratici di cui e’ difficiile prevedere la conclusione, e via così! Ecco, a questo non ci siamo molto abituati come non mi abituero’ mai alle distese di “Township” che costeggiano strade e autostrade. Le Towniship sono i sobborghi di baraccopoli, eredita’ dell’apharteid, dove sono stati trasferiti all’epoca gli abitanti di colore di Cape Town, e dove tuttora vive la parte piu’ povera della popolazione, in una situazione terribilmente disagiata, da un punto di vista economico, di norme igieniche, sicurezza e scolarizzazione. E purtroppo la sicurezza nel resto della citta’, seppur piu’ alta, non e’ di certo ai livelli a cui noi siamo abituati, e quindi certe cose (passeggiate serali, utilizzo di mezzi pubblici in solitaria, etc) e’ meglio evitarle.

Canopy-walkway-a-Kristenbosch-Gardens
Canopy-walkway-a-Kristenbosch-Gardens

Quando mi viene chiesto come sia la situazione qui da un punto di vista di integrazione ho sempre difficolta’ a rispondere: certo non e’ come me lo immaginavo, coloured e white (come li chiamano qui) vivono insieme senza problemi, ma e’ anche chiaro come ci sia una netta differenza di vita e di possibilita’ per la popolazione nera e quella bianca e di come la strada da fare sia ancora lunga e per nulla semplice.

Ora, dopo tre anni, siamo pronti ed elettrizzati all’idea di iniziare una nuova avventura in Germania, a Bonn, dove al mio ragazzo aspetta un contratto a tempo determinato presso l’universita’ e per me una nuova lingua da imparare e la ricerca di un lavoro!!!”.

Cape of Good Hope
Cape of Good Hope
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Roberto dalla Germania: “Sapevo a cosa sarei andato incontro quando decisi di trasferirmi”

Oggi a parlare è Roberto che ha deciso di condividere con tutti noi la sua esperienza in Germania. Il messaggio che ritengo molto importante in questa storia è uno: la CONSAPEVOLEZZA! Partire sapendo cosa potrà offrirci la nuova patria in base alle nostre conoscenze è importantissimo. Un domani potrete dire anche voi “ho scelto” invece che ritrovarvi a dire “…io pensavo di trovare…….invece ho trovato…..” Detto questo diamo la parola a Roberto ringraziandolo per questa sua testimonianza. Roberta

“Io sono uno delle tante vittime della crisi… per via indiretta… Mi presento brevemente… Il mio nome è Roberto ho 41 anni. Nato e vissuto in Veneto ma di origini siciliane (Prov. Catania)

Diplomato Geometra e con alle spalle tre anni di studi universitari non completati per motivi che mi astengo dallo spiegare. Vanto un curriculum Vitae di tutto rispetto, in Italia, in Germania sono di tutt’altra opinione solo per un dettaglio, sufficiente per farti passare per il più abietto ed ignorante: Non conosco la lingua Tedesca.

Per molti anni ho vissuto separato dalla mia famiglia…. io in Italia con un lavoro a tempo indeterminato e mia moglie ed i miei figli in Germania tutti stabilmente sistemati.

roberto

Ogni 4 mesi di lavoro mi concedevo due settimane di ferie per raggiungere in Germania i miei affetti, per poi tornare nuovamente in Italia, (il breve soggiorno in Germania non era sufficiente per imparare la lingua, e ciò avrà le sue conseguenze).

Quindi se la matematica non è un’ opinione, tre viaggi all’anno per un totale di 6 settimane… un nulla… Non contando le spese supportate, sia per lo spostamento che per il soggiorno, si fa per dire…

Eravamo stanchi di questa vita e mia moglie decise di mollare il lavoro in Germania per trasferirsi in Italia con la convinzione che l’esperienza acquisita in Germania e le due lingue parlate fluentemente (Tedesco – Inglese) facilitassero l’eventuale ricerca di un impiego. Ma ci sbagliavamo!!!!! Non avevamo fatto i conti con una crisi economica senza precedenti…(senza contare che le agenzie interinali snobbavano mia moglie con la scusante di essere troppo qualificata per essere collocata in quanto troppo costosa)…due anni di vita sacrificata dove a stento ci si viveva, dato che a lavorare ero solo io e mia moglie con attività saltuarie e molto discontinue (per es. Baby sitter e pulizie). Non ci si poteva vivere, quindi decidemmo di ritornare allo stato di prima e, a malincuore, dopo due anni di vita coniugale normale tornammo a separarci, lei in Germania (che tra l’altro trovò impiego quasi subito)… ed io in Italia solo a lavorare e a vivere pressochè da eremita.

Dopo un anno e più di vita solitaria, stanco e depresso presi una decisione che andrebbe contro ogni logica, ma necessaria, mollare il mio lavoro sicuro e raggiungere definitivamente la mia famiglia con l’idea di divenire un disoccupato a lungo termine.

Quindi nel Luglio del 2013 partii alla volta della Germania, pieno di speranze ma con la consapevolezza che la situazione non sarebbe stata una delle migliori, infatti dopo due giorni, quando mi registrai come residente presso il comune, constatai che non sapendo la lingua per me lavoro non ce n’era.

Quindi senza aiuti da parte dello stato tedesco in quanto non avente diritto, senza disoccupazione italiana in quanto non avente diritto per la mia volontaria cessazione lavorativa, la situazione era chiara! Io disoccupato, con i pochi fondi portati dall’Italia… e mia moglie unica sostentatrice della famiglia.

E’ passato più di un anno, e la situazione non è poi cambiata di molto. La mia conoscenza del Tedesco non è migliorata da allora, ma in un anno di convivenza in terra straniera è pressochè impossibile impararla da autodidatta (ascoltando radio e seguendo trasmissioni televisive in  lingua tedesca), ma almeno con quel poco che ho imparato e con il mio stentato inglese mi faccio capire.

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(Sono nonno di due nipotine, la più grande si esprime solo in tedesco in quanto la mamma parla solamente questa lingua…e mi aiutano con il mio studio)

Sono riuscito a trovarmi un minijob (frei stoja) di due ore al giorno come addetto alle pulizie presso una fabbrica… uno stipendio molto irrisorio ma che mi permette di pagarmi l’assicurazione sanitaria che fino adesso è a mio carico.

Ho lavorato presso un centro per anziani per risarcire una multa, ma questo è un altro discorso.

Sapevo a cosa sarei andato incontro quando decisi di trasferirmi, ma almeno adesso ho la mia famiglia accanto, mia moglie dopo 20 anni di lavoro sotto agenzie interinali proprio ieri ha firmato il contratto d’assunzione con la fabbrica dove stava lavorando…. 20 anni di duro lavoro e di immense privazioni sono stati ripagati.

Non è tutto rosa e fiori, la Germania è bellissima da visitare, luoghi meravigliosi e per un appassionato di fotografia come lo sono io è la ciliegina sulla torta, ma se devi viverci allora le cose cambiano e di molto.

Da quando mi sono trasferito a tutti coloro che mi hanno chiesto consiglio se trasferirsi o no in Germania, ho risposto con un perentorio: Se non conosci la lingua, e non hai un buon supporto sul posto, lascia perdere!!!!

Ribadisco un concetto che sicuramente non è chiaro nel testo, mia moglie è italiana ma dall’età di 18 anni vive all’estero (USA – Germania)…

Sono lieto di poter dare, anche se piccolo, il mio contributo con la mia testimonianza…”

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Serena dalla Germania: abbiate chiaro il vostro obiettivo!

A raccontarsi oggi è Serena dalla Germania. Serena si occupa del Blog “NON SOLO CRAUTI“. La ringrazio per il suo articolo e le lascio la parola…Roberta

“Salve a tutti. Mi chiamo Serena, ho 44 anni e vivo in un piccolo paese nel sud della Germania, Esslingen am Neckar, a pochi chilometri da Stoccarda. Sono due anni che mi sono trasferita, ma il tempo sembra volato. Lavoro come insegnante online d’italiano. Uno dei vantaggi di questo lavoro è quello di non essere vincolati a un luogo fisso in cui vivere. Basta una connessione veloce e un buon computer.

Per questo nel luglio 2012, dopo 8 anni di precariato come consulente, 4 di disoccupazione e 6 di un matrimonio tutto sbagliato, decisi di trasferirmi in Norvegia, alla veneranda età di 42 anni. Sì, avete letto bene: la Norvegia. Avevo già trascorso ad Oslo due vacanze di prova e ero pronta al grande salto, ma il destino aveva piani diversi per me. Il salto fu meno ampio e atterrai in Germania, galeotto fu l’amore. Non ho avuto problemi con la lingua tedesca perché all’Università di Roma Tre (la città da cui provengo e che mi ha dato i natali) studiai Lingue Moderne (tedesco e inglese). Inoltre numerosi viaggi in terra teutone, compreso un ERASMUS nel lontano 1994, avevano mantenuto viva la conoscenza di questa lingua piuttosto ostica per noi italiani.

Il distacco dal mio paese non è stato particolarmente doloroso, se non consideriamo l’addio ai genitori e agli amici più cari. Inoltre ho portato con me il mio più fedele compagno di vita: il mio gattone Miaurizio. Sono contenta di essere qui. La Germania è il paese più congeniale alla mia personalità e rispecchia la mia idea di sentimento sociale e del bene collettivo che, secondo me, manca in Italia. Per questo non credo che tornerò mai più a viverci. Al massimo qualche settimana da turista. Considero la Germania un po’ come una matrigna. Un paese severo, a volte duro, ma che riconosce il lavoro tenace e i sogni di ciascuno. Ripaga degli sforzi fatti nel raggiungere un obiettivo sociale e lavorativo. Non è sicuramente una passeggiata e a volte si ha l’impressione di non farcela, ma alla fine si arriva al traguardo, basta non arrendersi e avere chiaro il proprio obiettivo”.

Il motivo per cui scrivo sul blog è che mi piace raccontarmi: Non perché creda che le mie storie siano particolarmente interessanti o utili ad altri, ma perché scrivere mi aiuta ad analizzare a “freddo” la mia vita qui, inoltre mi rilasso mentre scrivo.

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Federica: ” Voglio realizzarmi come persona piuttosto che da italiana.

A raccontarci la sua storia oggi e’ Federica dalla Germania. La ringrazio e vi lascio in compagnia del suo racconto…molto interessante…serve a ricordare che nonostante tutto c’e’ da mettere in conto una forte componente emotiva che puo’ giocare a favore o sfavore di un espatrio. Roberta

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Mi avessero chiesto dove sarei andata a fare l’Erasmus qualche anno fa, la Germania sarebbe stato sicuramente l’ultimo posto sulla lista. Nel cuore ho sempre avuto l’Inghilterra, fin da quando ero bambina. Il destino pero’ talvolta decide lui, non chiede o fa domande.

Al liceo mi sono ritrovata a dover studiare il tedesco come seconda lingua e l’anno scorso quando ho dovuto compilare la domanda per l’Erasmus ho scoperto che alla facolta’ di “Scienze politiche, sociologia e comunicazione” della Sapienza non ci sono alcun tipo di rapporti con le universita’ inglesi, ma diversi con le universita’ tedesche. Poteva voler dire solo: riapriamo i libri di tedesco!

Ero piena di dubbi, perche’ con tutto l’impegno del mondo il mio tedesco non era mai stato talmente buono da poter studiare all’universita’, pero’ ne’ a Berlino ne’ a Monaco offrivano corsi in inglese, solo alla Leuphana Universitat di Luneburgo. Luneburgo?!? E dov’e’? Il mio primo pensiero fu che di certo non volevo trascorrere 6 mesi di Erasmus in chissa’ quale paesino sperduto della Germania! Ad ogni modo, si dice che la speranza e’ l’ultima a morire, cosi’ aprii Google Maps e scoprii che Luneburgo e’ un delizioso paesino di circa 75.000 abitanti a 30 minuti di treno dalla nordica Amburgo. Amburgo era una mia vecchia conoscenza: avevo avuto la mio primo incontro ravvicinato con i tedeschi, quando a 16 anni la mia scuola aveva organizzato uno scambio culturale con una scuola di li’.

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Arrivo insieme ad una collega italiana conosciuta ai colloqui di lingua per l’Erasmus, in aeroporto ci vengono a prendere i nostri buddy. Si, perche’ alla Leuphana Universitat sono organizzatissimi ad accogliere gli studenti stranieri che scelgono di trascorrere un periodo di studio all’estero presso loro universita’. I buddy sono studenti tedeschi che hanno voglia di conoscere altri ragazzi provenienti un po’ da tutto il mondo e ti aiutano ad ambientarti nella nuova citta’ e a capire come funziona la loro universita’.

Gli studenti hanno diritto al Semester Ticket (215 euro) che ti permette di viaggiare sui mezzi pubblici della citta’ e su tutti i treni regionali della Bassa Sassonia per sei mesi. Posso assicurarvi che di treni regionali non hanno niente: sono puliti, puntuali, e decisamente piu’ nuovi anche dei nostri intercity. Mia mamma mi e’ venuta a trovare qualche settimana fa e mi ha detto: “Mi sa che sei finita su Marte!”. Forse non ha torto, ma non vi ho raccontato tutto ancora.

La retta universitaria e’ di 200 euro a semestre e vi posso assicurare che trovare un lavoretto nel weekend, per potersi permettere di pagare le tasse universitarie non e’ un grosso problema per gli studenti tedeschi, e l’etichetta di mammoni e’ tutta nostra!

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Gli studenti non devono spendere soldi per i libri, perche’ i professori o forniscono documenti in pdf da leggere online; o fotocopie, perche’ dal momento che l’universita’ ha acquistato i diritti di copyright dei libri, fare fotocopie non e’ illegale come in Italia; oppure si puo’ accedere alla meravigliosa e super fornita biblioteca dell’universita’ e, se neanche questo fosse sufficiente, se lo studente sta cercando un libro in particolare, ma l’universita’ non lo ha, quest’ultima provvede a farselo inviare da un’altra universita’ tedesca, e per 1,50 euro lo studente ricevera’ una copia in pdf del libro…Ah! Ovviamente la biblioteca e’ aperta 7 giorni su 7.

Le nostre biblioteche sono chiuse la maggior parte del tempo e, se non hanno il libro che cerchi, e’ un problema tuo, non certo dell’universita’!

Quello che ho apprezzato fin da subito del blog di Roberta e’ che attraverso i racconti della gente non racconta solo gli aspetti meravigliosi di vivere in questo paese, ma anche le esperienze negative, perche’ e’ vero che “Non e’ oro tutto quel che luccica”: in questi mesi ho conosciuto studenti provenienti da tutto il mondo e, alcuni di loro, sono diventati dei veri amici, persone su cui poter contare sempre, in qualunque momento, ma purtroppo tutti noi studenti stranieri abbiamo avuto grandi difficolta’ ad integrarci con gli studenti tedeschi. Le classi qui sono di massimo una trentina di studenti, ma spesso e volentieri ho assistito a scene in cui viene negato perfino il saluto; persone che ti dicono: “Preferirei lavorare da sola a questo progetto!” e dopo qualche settimana scopri che in realta’ stavano gia’ lavorando con altri, ma tu non eri il benvenuto; colleghi che si siedono davanti a te sul treno, tu cerchi di scambiare due chiacchiere, ma loro neanche ti rispondono, si mettono gli auricolari dell’MP3 nelle orecchie e ti ignorano per tutto il tragitto. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma purtroppo parliamo di eccezioni che confermano la regola.

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Si sente spesso dire che il sistema universitario italiano e’ tra i migliori, perche’ ti “da’ una cultura”, forse e’ vero, ma a lavoro ci verra’ richiesto di risolvere problemi pratici, di mettere in pratica quello che abbiamo studiato e non di ripetere a memoria una teoria di Lazerfeld al cliente di turno. E qui lo sanno bene: a lezione lo studente tedesco non e’ l’essere umano che assorbe come una spugna quello che dice il professore come fosse la sacra scrittura, ma gli insegnanti chiedono spesso l’opinione degli studenti, stimolandone il senso critico, e non ho ancora sentito di un corso che non preveda un progetto pratico.

Studio comunicazione, e’ un campo in continua evoluzione ed esercitare la creativita’ e’ alla base del successo in questo ambiente. Esercitare la creativita’? Si, esercitare la creativita’, perche’ e’ vero che esiste la predisposizione personale, ma senza esercizio, applicazione e sperimentazione anche la creativita’ non va lontano. Proprio durante il corso di “Practical Experience in Digital Media” e’ nato il mio blog “Yours Freddy” con relativo canale Youtube, in cui racconto la mia esperienza Erasmus, la citta’ dove vivo, i nuovi luoghi che visito, insomma la mia vita qui nel Nord della Germania, anche se purtroppo l’Erasmus ha la data di scadenza.

Ad ogni modo, sebbene il mio sogno sia sempre stato quello di vivere all’estero, non ti rendi conto di tutto quello che non vada in Italia finche’ non lo speriementi sulla tua pelle e, devo ammettere che, Germania o Inghilterra, dopo questa esperienza sono ancora piu’ convinta che la mia vita sara’ da europea, dove mi verra’ permesso di realizzarmi come persona, piuttosto che da italiana.

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Vivere in un Paese Arabo e’ stato sempre un mio desiderio e ringrazio Dio di averlo realizzato.

A parlare oggi è Claudia dal Qatar. La ringrazio per la sua testimonianza e le lascio la parola (le foto inserite negli articoli sono gentilmente concesse dalle autrici degli articoli). Roberta

Carissimi amici,

mi presento, mi chiamo Claudia, sono di Catania, ho 40 anni e da quasi 5, dopo 12 anni a Londra, mi sono trasferita in Qatar per motivi di lavoro del mio adesso ex marito.

Il motivo principale del trasferimento e’ stata l’espulsione da scuola di mio figlio perché è autistico, questo nella civile, Cristiana e occidentale Inghilterra!  E’ stata una cosa che non ho sopportato, e dissi al mio ex, preferisco vivere in Somalia o in Afghanistan che stare un altro giorno qui. La cosa non si rivelo’ necessaria, al massimo saremmo andati in Egitto dalla sua famiglia, perche’ lui, lavorando alla BBC, prese per caso (per grazia Divina) il posto da Al Jazeera.

Vivere in un Paese Arabo e’ stato sempre un mio desiderio, e ringrazio Dio di averlo realizzato.

Lui ando’ prima di me, dovendo attendere 3 mesi dal primo giorno di lavoro per farmi l’atto di richiamo. Quando finalmente arrivarono i biglietti feci le tre valige (io e i bambini) in meno di un’ora e andai all’aeroporto con la velocità di Usain Bolt.

Arrivati nell’area di transito internazionale ho abbracciato i bambini dicendo ‘’amici miei, siamo fuori dall’Inghilterra’’! Appena misi piede sull’aereo della Qatar Airways mi veniva di abbracciare l’equipaggio.

Non abbiamo chiuso occhio per quasi 8 ore, io felice di lasciare l’Inghilterra, e i miei figli felici che rivedevano il loro padre.

Ci fu la lite con il vicino di poltrona di mio figlio che gli toccava il libro, gli dissi scusi eh ma è autistico e poi non mi sembra che stia facendo chissà cosa. La cosa degenerò, venne lo steward e gli dissi, l’aereo e’ vuoto, dica a questo idiota di sedersi altrove!

Atterrammo a Doha a mezzanotte del 23 Maggio e c’erano 33 gradi.

Arrivai al controllo passaporti e pensai ‘’che pezzo di …..’’ riferendomi all’Immigration Officer. E vedo subito, a mio parere, gli uomini più belli del mondo .

Eleganti nel loro thobe bianchissimo, un portamento da Re, un modo di fare garbato, tutti con un piccolo sorriso.

Le donne, splendide nei loro abaaya coordinate con trucco e accessori.

Osservandole da vicino, parlando con loro, le trovai teste piene, o teste vuote  e danno solo due giudizi sulle donne Italiane: Chi va in estasi totale raccontando delle loro gite in Italia per lo shopping e le scappatelle con uomini italiani, o chi dice che siamo tutte prostitute in cerca di mariti ricchi…. Perché le donne arabe sono troppo stupide e non capiscono che se vogliamo un marito ricco, lo troviamo anche in Italia.

In Qatar, l’80% della popolazione è straniera. L’Inglese infatti è la lingua più parlata, ma sapere due cose in arabo è molto apprezzato dai locali.

Gli Arabi sono noti nullafacenti, per questo hanno bisogno degli stranieri per fare lavori che loro non si sognerebbero mai di fare. Anche una segretaria è vista come una cosa di basso livello, per loro che a stento lavorano 1 ora al giorno se hanno la loro compagnia. Se si assentano dal lavoro non perdono neanche un centesimo di stipendio e il licenziamento per loro non esiste.

Quando la donna lavora, è preside, insegnante, impiegata ministeriale, militare, poliziotta, deputata, direttore di banca etc  .

Hanno congedo immediato in caso di gravidanza e un anno di maternità, mentre noi straniere dobbiamo lavorare fino al momento del parto, e avere 1 mese di maternità. Invece, chi viene in transito 2 ore, le cercano come cameriere, commesse, donne delle pulizie e poi dicono ‘’in Qatar le donne non possono lavorare ‘’’ …. Vedendo ovviamente una massa di Indiane, Filippine, Asiatiche varie o Africane .

Poi c’e’ la mania del disprezzo dell’abaaya, l’abito tradizionale che io indosso per rispetto a un Paese che ha dato tanto aiuto sia a me che ai miei figli.

Sento donne, anche Italiane, che dicono ‘’che sfigate queste sempre vestite cosi’’ma poi ne comprano minimo 4 da portarsi come souvenir. Poi si disprezza il fatto che la convivenza e’ vietata, che durante il Ramadan le discoteche sono chiuse quindi non si può bere alcohol. E poi ci sono quelli che dicono ‘’non andrei mai in questi Paesi Islamici ‘’ (che di Islamico hanno molto poco) odiano arabi, odiano musulmani ma poi quando offrono 10 mila Euro al mese, casa gratis e scuola gratis per i figli, ci vanno senza neanche fare le valige!

Poi vedono che ci sono 5 chiese, un tempio induista, un tempio sikh , e si rendono conto delle stupidaggini che dicono. A nessuno interessa se siamo cristiani, ebrei, buddisti etc …. Ci si rispetta a vicenda e basta. Nessuno brucia chiese e i grandi magazzini hanno reparti di decorazioni natalizie, e i luoghi pubblici vengono  addobbati .

Per lavorare in Qatar ci vogliono i seguenti requisiti: aver compiuto 18 anni, essere in possesso di un titolo di studio (chi ha solo il diploma si accontenta di poco) e di casellario giudiziale pulito appena uscito dal tribunale. Arrivati in Qatar, da turisti, si puo’ cercare lavoro e poi il datore converte il visto turistico in permesso di soggiorno, dopo aver effettuato una visita medica di HIV, Epatite e Tubercolosi. Se si viene trovati posiviti anche a una di queste malattie, si viene subito espulsi.

Una volta che si fa tutto, si e’ entrati nel kafala, cioe’ il sistema dello sponsor (il datore di lavoro) che deve dare il permesso per tutto, anche per uscire dal Qatar per 5 minuti.

 Il Qatar offre molto ai bambini.

Dappertutto ci sono posti dove possono giocare, e nei centri commerciali, ci sono dei veri luna park al chiuso.

Alcuni ristoranti hanno una sala giochi e tutti hanno la family room, dove mangiare in luoghi perfettamente attrezzati per chi ha figli. Queste family rooms, sono anche per donne sole, ma siccome io sono audace, vado sempre in prima fila!

I disabili hanno per legge l’obbligo d’integrazione nelle scuole normali, a meno che i genitori decidano subito per una scuola speciale .

Le case hanno prezzi cari. Un monolocale costa minimo 800 euro se tutto arredato. Ma, per legge, il datore di lavoro paga la casa agli impiegati versando i soldi chiamati housing allowance con lo stipendio, oppure provvede con l’alloggio se ne e’ provvisto.

Le grandi compagnie provvedono anche a pagare la scuola per I figli degli impiegati .

In Qatar non e’ in vigore la Sharia, come non lo e’ negli altri Stati del Golfo tranne l’Arabia Saudita.

 

Ho deciso di scrivere la mia storia per fare conoscere alle persone la verita’ su questi Paesi Arabi sempre  mal visti perche’ ‘’le donne portano il velo ‘’.

E poi, ci sono quelli che dicono ‘’eh in Afghanistan’’….E’ un Paese Arabo l’Afghanistan? E neanche l’Iran e Il Pakistan mi pare che lo siano….

Con questo non nego le difficolta’ dovute alla natura umana, ma siate anche realisti … non posso sapere cosa succede in tutte le case di una citta’ di quasi 2 milioni di abitanti .

Io scrivo e racconto il Qatar come lo vivo io, non per come ne sento parlare da chi non sa neanche dove si trova.

Saluti!

Claudia Leone

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Siate i capitani di voi stessi!!! Giada, Sir Koala Londinese & Londra

Questa e’ la storia di Giada, ormai per tutti Sir Koala Londinese! Scopriamo con lei Londra… vista attraverso gli occhi di chi ha fatto “il grande salto”! La ringrazio per aver condiviso con noi questo spaccato di vita londinese…le lascio la parola… Roberta

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Ciao ragazzi 🙂

Grazie per l’invito sulle vostre pagine del blog!

Mi chiamo Giada, ma ormai tutti mi chiamano Koala e nel 2010 ho fatto – come tanti – armi e bagagli, e sono andata a vivere in UK, precisamente e ovviamente a Londra.

Era dal 2007 che volevo andare a viverci ma non sono mai stata una gran fan del carpe diem, quindi ho rimandato e rimandato, mi sono fatta guidare dalle paure, ho dato troppo ascolto ad ansie, opinioni e consigli altrui, e mi sono fatta bollare come vecchia perché sull’orlo/abisso dei trent’anni volevo espatriare e cambiare vita mollando un modesto lavoro MA a tempo indeterminato … pazzia! Ho passato tutti quegli anni a viaggiare avanti e indietro, Londra, Manchester, Liverpool, Dublino … venivo qui in UK e mi dicevo questo é l’ultimo viaggio da turista che faccio! Poi tornavo a casa e giravo in tondo aspettando l’onda giusta, il momento perfetto per la grande fuga, finché nel 2010 sono scoppiata e ho capito che non esisteva alcuna onda perfetta, momento migliore, fatina magica e che dovevo io prendere la rincorsa e gettarmi nella nuova avventura.

In pochi mesi ho chiuso i miei 30 anni romani in una valigia, ho pagato il supplemento bagaglio in eccesso, e mi sono imbarcata all’alba per Londra, pochi soldi, informazioni confuse e discordanti, molta paura, zero conoscenze. Le prime due settimane sono “crashata” nelle valli verdi del Surrey alle porte di Londra, dormivo su un materasso per terra in cucina, ospitata presso una ragazza che avevo conosciuto online poche settimane prima della partenza. Furono due settimane idilliache e confuse, ma era Londra la mia vera destinazione. Lei che mi aveva catturato l’immaginazione fin da bimba, lei che mi aveva spinto a 13 anni a studiare l’inglese senza mai fermarmi, divorando libri, musica, film, giornali, riviste in lingua inglese. La lingua capite non era un problema, il problema erano i pochi soldi e i zero contatti che avevo. Fortunatamente trovai una stanza presso una tipica and real famiglia inglese, e se all’inizio fu una sorta di piccolo trauma scontrarsi con una cultura, pensiero e realtà ben differente dalla nostra, questa esperienza si rivelò invece di grande aiuto perché fui costretta velocemente a capire come ragionavano e vivevano gli inglesi. Loro furono molto carini con me, mi spiegarono bene Londra – che già conoscevo abbastanza bene visto l’andirivieni degli anni passati – i londinesi, e mi dettero molte dritte, oltre che affinai di più il mio livello d’inglese, essendo costretta a parlare tutto il giorno nella loro lingua e non in italiano.

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Ero arrivata qui con l’idea di cercare lavoro per la mia laurea – grafico pubblicitario – ma gli inizi senza esperienze e studi sul posto, e soprattutto senza referenze furono difficili, così ripiegai sul vecchio lavoro di commessa. Passarono delle settimane e non usciva nulla, ero disperata i soldi volavano via a ritmo serrato fra affitto e mezzi pubblici, poi finalmente quando ero sull’orlo del cedimento e di chiudere le valige e tornarmene all’ombra del Colosseo, mi chiamò un importante department store di lusso nel cuore della Londra per bene. Fu il mio battesimo ufficiale come Londoner!

Entrai come semplice commessa, ma sapevo vendere sabbia agli arabi ed ero come un cane che non molla l’osso, così nel giro di alcuni mesi scalai fino ai livelli più alti, fino ad avere un pezzo di floor tutto gestito e allestito da me!

Non fu facile conquistare gli inglesi, soprattutto in posti come questi very british, dove il lusso lo toccavi con mano davvero, dove ogni giorno passavano principesse e uomini d’affari, e ti sentivi di continuo “l’emigrata” ma ho sempre rubato con l’occhio e puntato i piedi anche nei periodi più difficili. Gli inglesi – i british quelli veri! – sono persone molto riservate, badano molto all’etichetta, il lavoro per loro é importantissimo, specialmente a Londra capisci come tutto ruoti attorno ad esso. Dal Lunedì al Venerdì alle 5:30 PM é tutto un corri-corri, un lavorare e lavorare, sono molto carrieristi. Ma almeno qui se dai ricevi, ossia la meritocrazia sussiste e persiste. Qui poi ho imparato il vero senso della parola flessibilità, noi una volta che siamo stati assunti con il mitico contrattone indeterminato ci incolliamo lì con le unghie e i denti, é questo che ci frega e blocca … qui invece anche se hai 40 anni cambi, sei sempre alla ricerca di una situazione, posizione, stipendio migliore, cambiano casa come le mutande, cambiano città o paesi senza strapparsi i capelli e pure che hanno prole, sono formiche sempre alla ricerca di qualcosa di meglio, votate al lavoro e al miglioramento di status. Anche qui c’è la crisi, ma si sente molto di meno perché sono un popolo che non si ferma mai, che é flessibile, e non mette pezze ma cerca una soluzione e non si ferma finché non la trova. C’è molto da imparare da loro, in questi anni ho capito che noi italiani non siamo tutti difetti e zero pregi come ci piace bollarci, ma dagli anglosassoni c’è molto da imparare ma tranquilli hanno dei difetti anche loro! 😉

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Quello che consiglio é state a stretto contatto con loro! Sembra una cosa scontata e invece non lo é, molti quando arrivano qui cercano casa e posti di lavoro presso italiani, fanno gruppo fra loro, lo fanno per paura, per insicurezza, perché é difficile mollare le vecchie abitudini o non parlano bene l’inglese, ma é sbagliato e prima o poi se ne paga il prezzo! Non dico che bisogna ignorare i “nostri”, ma soprattutto agli inizi se vuoi integrarti in fretta devi fare una full immersion totally British!

Quando vivi all’estero tutto all’inizio é confuso vivi di sentimenti ambigui verso la tua nazione, poi come dopo una mareggiata l’acqua torbida torna limpida e cominci a rivalutare alcune cose, mentre altre non le tolleri più. Sono partita con due mega valige piene sia fisiche che mentali, e negli anni, in questi anni ho imparato a lasciarmi dietro un sacco di cose, a guardarmi dentro, soprattutto nei momenti di solitudine perché se é vero che Londra é unica e mitica e figa, ci sono anche i momenti down quando rifletti, ti ritrovi da solo al coffee shop con il tuo cappuccino a guardare il veloce via vai londinese e rifletti, rifletti. Ma soprattutto ho imparato che bisogna ascoltarsi e credere in se stessi, che la vita é solo tua e non puoi permettere agli altri di avvelenarti con i loro pensieri e aspettative su di te e come dovresti essere o comportarti. Siate i capitani di voi stessi!

Qui ho anche ripreso la mia antica passione dello scrivere, così nell’Halloween del 2010 é nato il mio blog Sir Koala Londinese. Perché questo nome? Perché fin da piccola mi chiamavano Koala, il Sir era perché ero timida volevo mantenere l’anonimato! Anyway, ero a Londra da pochi mesi, non avevo ancora questo grande cerchio di amicizie, passavo molto tempo da sola, facevo solo la spola casa-lavoro-lavoro-casa, inoltre mi girava da parecchio in testa l’idea che non ci fosse un vero e proprio blog che raccontava la vera natura e vita di Londra. Sì c’erano portali più o meno anonimi o blog di espatriati, ma per lo più erano diari di viaggio o racconti sporadici. Ognuno diceva la sua su Londra, dava informazioni discordanti o incomplete così cominciai a raccontare la mia di visione, e soprattutto a mettere nero su bianco senza indorare la pillola su come era la vita qui. Credo sia stata la mia chiave di successo!

Nel 2012 ho salutato il mondo del retail e fashion, sono stati anni molto formativi che mi hanno dato materia di storie e racconti, ogni giorno finivo a parlare con così tanta gente, donne e uomini ricchissimi, di altri paesi, nobili oppure anche gente normale come me e te. Inoltre é stata un’ottima palestra per assimilare la cultura e modo di vivere inglese, oltre che affinare la lingua … anche se la calata italiana rimane sempre un pochino! 😉 Scordatevi l’inglese della BBC! Ero spaesata iniziavo di nuovo da capo una carriera, una via nuova, ma sono quella che sulle sponde del se, forse e magari non ci sa rimanere, quindi mi sono buttata di nuovo e ho nuotato. Oggi lavoro come blogger, cerco di espandere il progetto – che nel frattempo é diventato molto più grande – di Sir Koala Londinese. Ho un mio canale Youtube con oltre 150 video, ho scritto delle guide ebook, creo Curriculum Vitae per vari mercati mondiali, scrivo per alcuni blog, e sono sempre in prima linea ad aiutare chi come me anni fa ha deciso che é ora di andare a provare all’estero come si sta!

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Voi di Se Anche Il Ragionier Ugo Espatria, mi chiedete se sia facile integrarsi con gli inglesi e se potendo rifare oggi la stessa scelta cambierei qualcosa … io vi rispondo che é facile e no integrarsi con gli inglesi, bisogna avere pazienza, osservarli molto, aderire ai loro standard, prestare ascolto ormai sono 4 anni che sono qui, mi sono integrata ma vivi sempre come Giano Bifronte, un volto rivolto verso l’Italia e uno verso l’Inghilterra. Sarai sempre lo straniero in terra straniera, certo con gli anni le differenze si assottigliano e ti integri bene, ma non la trovo una cosa spiacevole ho molti amici di tutte le nazionalità perché Londra é un porto di mare, un via vai di gente che parte e arriva, un girotondo di feste di benvenuto e di arrivederci, le amicizie durano poco fortuna che ci sono i Facebook e Twitter!

E per rispondere alla tua seconda domanda, sì miei cari lo rifarei, rifarei tutto però ovvio mi organizzerei meglio, viste le zuccate prese, le cadute e rialzate. Ecco perché ho aperto SKL, per informare, aiutare, guidare in questo delicato e importante passaggio di vita, che poi uno viene qui con il forever in mente, il per sempre lascio l’Italia, il per sempre rimango qui, invece… conosco molti che dopo tempo tornano volontariamente a casa, altri dopo anni se ne vanno altrove sempre più lontani dall’Europa. L’Inghilterra é un isola, e credo che il mare forse invita a salpare verso nuovi lidi, io stessa spesso mi ritrovo a pensare di andarmene altrove, son fatta così forse é perché sono figlia di Mercurio e la terra sotto i piedi non riesce ad incollarsi mai! Intanto sondo giro, ascolto e parlo. Mi alleno e preparo per un altro grande salto!

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Cristina si racconta: “Voglio spezzare una lancia a favore della Germania e del popolo tedesco”

Rieccomi con un’altra delle vostre storie, quella di Cristina. Un racconto positivo ricco di consigli utili per chi ha intenzione di venire a vivere in Germania. Vi lascio in compagnia delle sue parole e la ringrazio per questa sua preziosa testimonianza. Roberta

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“Ciao Roberta,

leggo molte esperienze di italiani in Germania, esperienze solo negative. Vorrei tentare di spezzare una lancia in favore di questa terra e questo popolo, che tanto male poi non e’.

Vengo da Terni, Umbria, e ho conosciuto il mio ex marito sul posto di lavoro; lavoravo per un’azienda tedesca, ma premetto che il mio tedesco era a livello molto elementare. Ci siamo sposati e ci siamo trasferiti a Bochum. Io non ho mai cercato in quel periodo un lavoro, perche’ in primis non avevo la necessita’ finanziaria e poi i figli erano ancora molto piccoli. Ho sempre rifiutato contatti con gli italiani sia per non essere tentata di parlare italiano e sia perche’ era necessario che, dovendo vivere qui, mi integrassi al massimo. Non e’ stato difficile creare un giro di amici anche se la lingua non era granche’, ma i tedeschi, in base alla mia esperienza, si sforzano di capire e apprezzano se riesci a mettere insieme due parole. Certo…sono molto diversi da noi, come tutti i popoli del Nord, sono educati in maniera molto diversa; mi vengono in mente le parole di un mio amico che pochi giorni fa, parlando delle differenze tra italiani e tedeschi, mi ha detto “Voi siete piu’ passionali, ma a noi ci educano a trattenere i sentimenti“. Ancora dopo 14 anni mi stupisco come in situazioni dove io darei fuori di matto, loro riescano a rimanere come delle statue per poi dirti a quattr’occhi che avrebbero dato fuori di matto anche loro!

Sei anni fa mi sono separata e sono rimasta sola con due figli (7 e 5 anni) senza niente in mano (con la mia famiglia in Italia), e in quella brutta situazione ho notato che anche loro hanno un “cuore” ed anche abbastanza capiente (aiuti a non finire). Ho dovuto cercarmi un lavoro, sono laureata in Scienze politiche, laurea che non ho mai sfruttato. Ho cominciato ad insegnare italiano alla VHS e dopo due anni (a 45 anni) ho trovato lavoro come segretaria all’Universita’, senza nessuna conoscenza o spintarella (lo voglio sottolineare). Dalla mia esperienza, che posso qualificare come molto positiva, posso trarre delle considerazioni (ripeto sempre, basate solo ed esclusivamente sulla mia esperienza):

Non si puo’ vivere in Germania senza una buona conoscenza della lingua scritta e parlata. Il tedesco e’ per noi una lingua estremamente ostica che non si impara assolutamente con un anno di corso.

Non si puo’ venire in Germania e pensare di trovare lavoro come gli emigranti del 1960. Ci vogliono le idee chiare, adesso ci sono una marea di blogs che possono dare risposte (la cosa piu’ semplice che mi viene in mente).

E’ sconsigliato andare a lavorare nella gastronomia italiana, anche se e’ la cosa piu’ facile da fare: in primis non si impara il tedesco e poi il 90% dei ristoratori italiani qui in Germania sono solo degli sfruttatori, che ti fanno lavorare a cottimo.

Senza titolo di studio ed esperienza non si va lontano, considerando che il sistema scolastico tedesco prepara gli studenti molto meglio del nostro, anche a livello di esperienze lavorative, durante l’Universita’ e addirittura con degli stage a livello di scuola superiore.

La cosa fondamentale e’ la mente aperta a nuove esperienze, cosa che per noi italiani e’ molto difficile. La nostra cultura ci porta a rimanere attaccati alla struttura famigliare, cosa che i tedeschi non hanno. Non che la famiglia di origine non sia importante ma, uscendo di casa a 20 anni (al massimo), non hanno piu’ l’idea della mamma che sta a disposizione. I tedeschi ci prendono sempre in giro dicendo che siamo mammoni ed e’ purtroppo vero!

C’e’ un’altra cosa che mi ha aiutato molto a comportarmi e a farmi integrare: sono sempre partita dal presupposto che, dal momento che sono io a vivere in un altro Stato, non mi posso aspettare che siano gli “indigeni” ad adeguarsi a me, ma il contrario!

Mi sono dilungata abbastanza, ma spero di aver dato un piccolo contributo a chi pensa di fare quest’esperienza per la vita”.

Viel Glück

Cristina

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