Francesca dalla Germania dice: “Non fate i miei stessi errori”.

2013-08-12-556

Ho ricevuto oggi questa e-mail, e’ la storia di Francesca, una ragazza che ha riempito insieme al marito la valigia di referenze, sogni e speranze, si e’ armata di coraggio ed e’ partita verso una meta ambita da tantissimi…la Germania. Non voglio aggiungere niente, semplicemente vi lascio in compagnia delle sue parole. Ne approfitto solo per ringraziarla, ci vuole coraggio anche per condividere una storia così. Auguro a te e a tuo marito tutto il meglio…Roberta

“Ciao Roberta, mi chiamo Francesca, ho 34 anni, sono in Germania da 15 mesi.
La mia storia è questa:

Sono partita da Perugia, una cittadina piccola dell’Italia centrale, sono sposata e tra l’altro il primo anno di matrimonio l’ho fatto in Germania. Mio marito è straniero ma non tedesco, nel dicembre del 2012 è venuto una settimana in Germania ospite di alcuni suoi amici per cercare una casa in qualsiasi città. Premetto che ho frequentato un corso di tedesco, che ho conseguito una laurea con lode, che parlo inglese, francese e un pò di spagnolo, mio marito è anche lui laureato e parla correntemente tre lingue.

Un suo amico che ha studiato qui ci ha offerto una specie di scantinato di sua proprietà dove abitare, abbiamo fatto la valigia con tante speranze, ma quello che ho trovato è stato allucinante. Quella che mi era stata descritta come casa era una camera da letto, una cucina e un bagno, mio marito non l’aveva vista e purtroppo si è fidato. Le pareti erano piene di muffa nera, non c’erano mobili, nessun tipo di riscaldamento, nemmeno un tappeto per dormire. Siamo venuti fino a qui, in quel periodo nevicava con una temperatura sottozero, non avevamo neanche l’acqua calda. Abbiamo dormito per terra senza nemmeno una coperta, perchè siamo arrivati con l’aereo e nelle valigie doveva esserci l’indispensabile. Per cucinare abbiamo usato una bombola da camping, meno male che ho frequentato gli scout nella mia adolescenza. Ho rimediato dei mobili dalla Sperrmüll (rifiuti ingombranti), di notte, con grande vergogna se fossi stata vista da qualcuno. Vivevo in un paesino di Hessen, vicino a Francoforte, ci siamo massacrati i piedi a girare tutte le agenzie interinali, i ristoranti, aziende, insomma chiunque potesse aver bisogno di due lavoratori.

Alla fine sono riuscita a trovare lavoro presso un Eiscafè (gelateria), sottopagata, sfruttata a 12 ore al giorno. La “casa” era stata presa senza contratto, senza cauzione, non so nemmeno se potesse affittarcela. Siamo rimasti nove mesi in quella casa, con muffa nera alle pareti, un materasso per dormire per terra, perchè ho la patente da anni ma non la macchina e quindi andare fino all’Ikea anche solo per comprare un Lattenrost (rete) era complicatissimo. Ho lavorato nell’Eiscafè come Aushilfe (aiutante), finita la stagione, sono rimasta a casa; abbiamo lavorato come Zimmermadchen (camerieri ai piani) in un albergo, volevamo comprare la macchina, e toglierci qualche sfizio di tanto in tanto. Un giorno il suo amico, di punto in bianco ci ha detto con 3 mesi di anticipo che voleva ce ne andassimo, abbiamo dovuto rinunciare a comprare la macchina che desideravamo tanto, abbiamo cercato casa a Francoforte e nelle città vicine senza tregua, ma con due minijob nessuno te la da’. A dicembre sono rimasta incinta, ma ho dovuto traslocare in una casa “auf Zeit” (a tempo determinato) e ho perso il bambino.

Dopo più di un anno in Germania, sono rimasta molto impressionata dalla diversità e dalla cultura tedesca, dalla loro freddezza nel rifiutarti un lavoro (anche per iscritto) e da tante persone false che ho incontrato qui, sia italiani che tedeschi. Sto meditando di tornare in Italia, ho fatto tanti sforzi e tanti sacrifici ma non ho ottenuto nulla. Non lavoro con la mia laurea e trovo solo lavori come Aushilfe (aiutante) o simili. Che razza di vita mi si prospetta qui? Siamo soli, non ho appoggi di nessun genere.

Ti ho scritto tutto questo perchè altri non facciano i miei stessi errori, come pensare di arrangiarsi o di partire senza sapere abbastanza la lingua.

Ciao Francesca

2013-08-10-522

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Jessica, da 15 anni a Parigi…”Non tornerei mai in Italia”!!!

Oggi e’ Jessica a raccontarci la sua storia da espatriata, e lo fa dalla citta’ romantica per eccellenza…Parigi…

“Ciao. Mi chiamo Jessica, ho 33 anni e sono siciliana. Tutto e’ cominciato poco piu’ di 15 anni fa. Ho iniziato a lavorare come animatrice turistica presso un importante e conosciuto tour operator (Club Med) che e’ francese. Mi e’ bastato poco per capire che non sarei mai piu’ tornata a vivere in Italia. Lavorare per il Club Med e’ stata un’esperienza bellissima perche’ avevo la possibilita’ di viaggiare continuamente conoscendo luoghi nuovi e culture diverse tra loro. Proprio durante una di queste esperienze lavorative in un villaggio sulle Alpi francesi ho potuto constatare quanto bene si vivesse in quei luoghi.

Fu allora che, insieme ad un’amica (siciliana anche lei) conosciuta al CM, decisi di fare il grande passo trasferendomi definitivamente a Parigi. Avendo frequentato (in Italia) il liceo linguistico avevo una buona base di francese, quindi la lingua non e’ stata un ostacolo. Arrivammo in citta’ gia’ con un contratto di lavoro in mano presso la Disney, ottimo “portone d’entrata” per chi vuole trasferirsi in Francia. Non so dirvi pero’ se oggi sia piu’ complicato farlo rispetto a ieri. La Disney si e’ occupata anche dell’alloggio, dei documenti, del permesso di soggiorno (non c’era ancora l’Unione Europea) e del conto corrente bancario. Grazie al CM invece ero gia’ registrata presso l’ente che corrisponde all’INPS italiana.

Che differenze ci sono tra la Francia e l’Italia? Beh…diverse. La sanita’ per esempio. Oltre l’iscrizione alla Caf (Caisses d’Allocations Familiales) conviene fare anche l’assurance mutuelle che sarebbe un supplemento che copre le varie spese mediche. Qui in Francia quasi tutte le societa’ per le quali lavori ti iscrivono alla mutuelle (ce ne sono diverse) e ti viene prelevato un tot dalla busta paga. La mutuelle non e’ obbligatoria ma molto consigliata perche’ permette di avere il rimborso delle spese che lo Stato non copre del tutto (medicine, ospedale, visite mediche…etc…). Io per esempio ho dovuto da poco rifare gli occhiali da vista. Per intero avrei dovuto spendere quasi € 160.00 tra vetri e montatura (non ne ho scelta una di marca) invece ho speso solo € 7.00 per due paia di occhiali. Questo e’ solo uno dei tanti esempi ma funziona alla stessa maniera per ogni cosa. Quindi investi un minimo prima per risparmiare tantissimo dopo. Altre cose, come la pulizia dei denti, sono completamente a carico dello Stato. Non cambierei mai questo sistema con quello italiano.

Per quanto riguarda il lavoro fortunatamente ancora se ne trova nonostante la crisi si sia fatta sentire anche qui. Fino a qualche anno fa lasciavi il CV e dopo 48 ore venivi gia’ richiamato per un colloquio! Oggi magari si deve avere maggiore pazienza. Gli stipendi sono piu’ alti di quelli italiani con un salario minimo stabilito sotto il quale non si puo’ scendere.

Le case invece (compresi gli affitti) sono care e decisamente piu’ piccole di quelle italiane. Questa e’ una cosa alla quale ho fatto fatica ad abituarmi. Mi mancano le cucine spaziose, i saloni enormi e le camere da letto ampie. In compenso pero’, anche in un buco di 15 mq, trovi il parquet!

Anche i mezzi di trasporto sono cari, anzi carissimi! Fortunatamente le aziende rimborsano il 50% del costo dell’abbonamento, alcune (anche se sono poche) coprono l’intero importo! Per chi va in auto spesso viene rimborsato il costo della benzina. Pero’ c’e’ da dire che i mezzi di trasporto funzionano alla perfezione! Girare a Parigi e’ facilissimo e velocissimo!

Per concludere…la risposta alla vostra domanda (torneresti in Italia?) e’ no! Nonostante ancora oggi sento fortemente la mancanza della mia famiglia, del mare, del cibo e del clima (qui fa sempre freddo e nevica parecchio)…no…non andrei via! Vivo davvero bene in Francia e la consiglio a chiunque avesse intenzione di fare un’esperienza all’estero”.

Ringrazio Jessica per il tempo che ci ha dedicato ed aspetto altri racconti, altre storie, altre esperienze da condividere!

[email protected]

Roberta

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Luca (architetto in Italia, au pair in Germania) “…non partite all’avventura…”

Inauguriamo la sezione “Le vostre storie” con il racconto di Luca. Architetto, 29 anni, decide di lasciare l’Italia per trovare fortuna in Germania. Ecco la sua storia, fino ad oggi…

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

“Ciao, mi chiamo Luca ed ho 29 anni, ho una laurea in architettura e ho conseguito l’abilitazione alla professione ad ottobre del 2013.

Durante gli studi, per avere un po’ di autonomia economica, ho lavorato saltuariamente nei ristoranti e pizzerie. Dopo la laurea ho fatto 2 esperienze di tirocinio presso due studi (di architettura) in Sicilia. Al termine di questi ovviamente, come spesso capita in Italia, non è garantita l’assunzione ma finisce tutto.

Ho deciso di espatriare perché ero stanco della mia situazione in Italia, stanco di sentir parlare di disoccupazione giovanile, stanco di sentir parlare di sfruttamento, di tirocini non retribuiti, senza garanzia di assunzione, stanco di sentirmi dire che pur essendo neolaureato dovevo aprire la Partita Iva per collaborazioni occasionali.

Ho deciso di spostarmi in Germania, precisamente vicino la frontiera con la Svizzera, perché molte persone che già erano sul posto mi avevano detto che lì ancora il lavoro si riesce a trovare, soprattutto negli stati federali del  Baden-Württemberg, Bayern e Nordrhein-Westfalen.

Pensavo di trovare in Germania un clima diverso rispetto a quello a cui ero abituato in Sicilia e persone poco socievoli. Invece sono arrivato a marzo del 2014 e ho trovato un clima mite e frequentando le persone del posto ho notato che sono persone molto disponibili, socievoli ed ospitali.

La prima difficoltà con cui mi sono dovuto scontrare è stata ovviamente la lingua e la lontananza da casa. Il tedesco sappiamo bene che è una lingua complessa. Adesso sto frequentando una scuola di tedesco ma come autodidatta cerco sempre di trovare il tempo per frequentare le persone del luogo, guardo films in lingua tedesca con sottotitoli in tedesco e italiano.

Fortunatamente ho incontrato molte persone che parlano l’inglese e con il mio tedesco scadente e il mio ottimo inglese riesco a cavarmela per il momento. Mi trovo da una famiglia e faccio il ragazzo alla pari. Può sembrare una cosa strana alla mia età ma credo che sia un’ottima opportunità per imparare la lingua e per entrare in contatto con la cultura e le usanze tedesche.

Senza questa opportunità, non avendo contatti in Germania, non avrei saputo come fare e addirittura non so se sarei partito.

Ricevo una paghetta mensile di 260 euro per circa 35 ore a settimana, con 2 pomeriggi liberi per andare a scuola di tedesco e tutti i weekends liberi. Non sono pentito di essere partito anche se mi rendo conto che non è facile. Pero’ credo che nella vita a volte, per poter arrivare a fare quello per cui si è portati, bisogna fare anche cose “strane” che magari non ci appagano.

Io espatrierei alla stessa maniera e consiglio a tutti i giovani che vogliono scappare di non partire all’avventura, di raccogliere soldi sufficienti prima di partire, per coprire le varie spese che si dovranno affrontare sul posto. Consiglio di trovare un appoggio iniziale presso parenti o amici (oppure di cercare una famiglia come ho fatto io) di studiare il tedesco già in Italia per trovarsi avvantaggiati dopo o di seguire, se possibile, un corso di lingua sul posto”.

Questo e’ il racconto di Luca, un ragazzo pieno di volonta’ e determinazione che deve ancora decidere se sara’ la Germania a regalargli le soddisfazioni che merita. In caso contrario ammette…non avrebbe paura di salpare per altri lidi. Solo una e’ la paura reale…tornare in Italia avendo incassato un’amareggiante sconfitta.

Mi permetto di aggiungere una cosa…non in tutte le zone della Germania e’ possibile comunicare facilmente attraverso l’inglese.

Noi Luca tifiamo per te e aspettiamo presto tue notizie!!!

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