La pancia non mente

Non scrivo da tanto, e non perché non avessi cosa dire, ma perché c’è poca gente in ascolto. Un ascolto vero, un ascolto sincero, un ascolto che faccia riflettere. Siamo tutti presi da una frenesia surreale, sempre di corsa, sempre impegnati a dimostrare il meglio di noi stessi… ma qual è il meglio? Se togliete l’apparire, se eliminate presenze superflue, condizioni apparentemente necessarie, realtà costruite, cosa rimane?

Rimanete voi, rimane una nuda persona, sola, triste, svuotata, falsa e ingannevole. Siete davvero voi? Siete voi quella figura che vuole dimostrare al mondo quanto gli eventi circostanti siano ininfluenti? Siete davvero voi quella presenza che riesce a galleggiare senza rimanere scalfita?

Ascoltate la pancia, quella non sbaglia mai. Quando avete dubbi, quando la ragione pretende il sopravvento, quando vi ostinate a tenere fede alle responsabilità… interpellate lei… la pancia.

La pancia non mente, non inganna, non deruba, non illude… la pancia riflette la verità… ascoltatela.

Quante vite vi sono state concesse? Una? Una sola? E allora perché state perdendo tempo assecondando utopie?

Siate la differenza, non omologatevi. Guardate chi vi vive accanto con reale interesse. Quando uscite da casa al mattino, non indossate i paraocchi, non spintonate la gente, ma chiedetele se ha bisogno di una mano. Vivete di stimoli, vivete di emozioni forti, riempite lo stomaco di sensazioni travolgenti, pensate che… potete cambiare il mondo. Non date ascolto al vento che accompagna gli eventi, non assecondate questo sapore di automatismo che viene suggerito dagli esperti del futuro. Siate voi stessi, pur dovendo pagare il prezzo delle vostre scelte.

Se sentite l’obbligo di svegliarvi al mattino con i capelli ordinati, il viso levigato, l’alito che profuma di gelsomino, le occhiaie latitanti e l’animo che non vive in subbuglio… forse… dico forse… state solo contribuendo alla disfatta del genere umano. Non dovete essere perfetti, non dovete essere sempre sorridenti, non dovete acconsentire a tutto; dovete solo essere voi stessi. È nel vostro essere vergognosamente sinceri che si cela il focolare della salvezza umana.

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Siete degli “ammucca lapuni”

Questo concetto mi ronza in testa da stamattina, dopo avere letto per l’ennesima volta una delle tante bufale che condividete. Su Wikipedia si può trovare una soddisfacente spiegazione per queste due parole. Eccola…

N’ammucca lapuni è ‘n christianu babbu ca si fa pigghiari ‘n giru facilmenti, quinni ca non avi malizzia e criri zoccu ci rìciunu.

A n’ammucca lapuni si cci pò cuntari quassiasi cosa ca nun havi currispunnenza câ rialità e iddu cci criri e spatti, arressta accussì scioccatu ca comu ‘n picciriddu, nn’arresta câ vucca raputa e di ddocu… “ammucca lapuni”.

Ve la traduco 🙂

Un ammucca lapuni è una persona scema che si fa prendere in giro facilmente, quindi che non ha malizia e crede a ciò che gli viene detto.

A un ammucca lapuni si può raccontare qualsiasi cosa che non abbia corrispondenza con la realtà e lui ci crede e per giunta rimane  così scioccato che, come un bambino, resta con la bocca aperta e, da lì, ammucca (gli entrano in bocca, quindi mangia) lapuni (grosse api).

Questa bella citazione in siciliano serve solo per dire che…siete dei creduloni, ragazzi miei!

Siete degli "ammucca lapuni"
Immagine presa da internet.

Ormai il copione è ben collaudato e la vostra reazione sempre la stessa. Che si tratti di un politico eletto, di uno non eletto, che si parli di tasse, scuola o buste di plastica, voi siete lì ad aspettare lei. Ma lei chi? Lei, lei…

Miss Bufala!

L’accogliete a braccia aperte senza porvi domande, perché quando hanno distribuito il dubbio voi eravate al bar. A stento leggete la notizia, buttate un occhio alla foto e poi partite con lei. Lei chi? Ma lei, lei…

La condivisione compulsiva!

Siete inorriditi, commentate con un “Che schifo” o “Vergogna” e trovate altri ammucca lapuni come voi, che condividono la stessa passione per le bufale.

Devo essere sincera, da alcuni miei contatti me lo aspetto, da altri no, e ci rimango male ogni volta. Cercando di non risultare offensiva, a volte commento il post contaminato allegando il link che spiega perché quella notizia non è vera. Una volta, uno di voi mi ha risposto così.

“Magari questa notizia è falsa, ma chissà quanta gente c’è che lo fa davvero.”

Cioè, state accusando una persona innocente ma non è grave, chissà in quanti lo fanno davvero. Ma vi leggete? Provate a ripetere quello che scrivete a voce alta, magari farete caso a quanto sia gigantesca la portata della ca**ata.

Tempo fa diventò virale la foto di una tipa, colpevole di essere raccomandata perché era la sorella di… Nella realtà la tipa in foto è una famosa attrice e la sorella citata è morta in giovane età per una malattia. Oltre a spararle grosse, create un giro di condivisioni che possono ferire delle persone. Che un politico vi piaccia o no ha poca importanza, questo non vi autorizza a giocare con i suoi affetti, figuriamoci poi se sono morti.

“Eh, ma non lo sapevo” si difende qualcuno. Verificate allora!

Non parliamo poi dell’aspetto grafico e delle frasi che di solito caratterizzano le bufale.

Condividete prima che Fb lo cancelli!!!!!!!!!!!!!!!!!! Un trilione di punti esclamativi, sintomo di serietà.

Quello che nessuno vi dirà!!!!!! E non vi viene il dubbio del perché?

Vergogna!!!!!! E voi a ruota libera…Vergogna…ogna…ogna…

Siete degli "ammucca lapuni"
Immagine presa da internet.

Siete convinti di fare una ribellione di massa intasando le nostre bacheche con le vostre stron*ate, ma questa non è ribellione, è idiozia, e basta. Vi sentite forti quando condividete in ottomila le stesse cose? Io sono terrorizzata quando sono in 5 a pensarla come me, inizio già  a vacillare chiedendomi se sono uscita dalla retta via. Non avete un pensiero vostro? Un’azione generata da uno slancio partito da voi? Come potete pensare di cambiare l’Italia se non siete in grado di riconoscere una bufala da una notizia vera? E non avete alibi, non più, non dopo anni in cui si spiega come riconoscerle!

 

 

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Quando la mia cara “amica” mi ha dato buca a Capodanno

Avevo intenzione di riprendere a scrivere sul blog dopo le feste, poi però, perseguitata dalla domanda fatale Cosa fate a Capodanno?, mi è tornato in mente un episodio. Voglio parlarvi della volta in cui la mia cara “amica” mi ha dato buca, proprio la notte di Capodanno.

Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia. (François de La Rochefoucauld)

Come ho accennato nel mio libro, io e Francesca eravamo amiche dai tempi dell’asilo. Sapete quelle bambine che crescono con voi e diventano le “migliori amiche”? Quelle che Siamo come sorelle. Quelle che, quando parti, si strappano i capelli. Ecco, lei era una di quelle. In totale erano due, oggi non ne è rimasta una.

Quando da Catania mi sono trasferita a Milano, la mia super, migliore, quasi sorella, amica Francesca ha versato calde lacrime. Incerta sul come dovere affrontare la vita senza di me, cercava sempre di ostentare, a parole, l’affetto che ci legava. Nei fatti però trapelava qualche pecca. Non si sa come, ma tutte le volte che tornavo in Sicilia lei aveva giusto il tempo per un caffè, o una birretta veloce. Se rimanevo a Catania per un mese, ed ero fortunata, potevo sperare di incontrarla ben due volte. Considerando che abitavamo a pochi minuti di distanza, era un affarone.

Devo ammettere che la cosa mi dava parecchio fastidio, però mi ripetevo che ero stata io a partire, che il fatto che io fossi in ferie non implicava che lo fosse anche lei. Cercavo di crearle alibi per mettere a tacere l’enorme senso di delusione che mi rodeva dentro.

Quando la mia cara “amica” mi ha dato buca a capodanno

Poi arrivò il 2003, vivevo a Milano da parecchio tempo. Quell’anno nacque mia figlia, sarei andata in Sicilia a Natale, insieme all’Iscariota. Chi è l’Iscariota? Troppo lunga da raccontare, troverete le mie disavventure con questo soggetto nel libro che ho pubblicato. Eccolo.

Torniamo a noi. Una volta stabilita la data del viaggio ho avvisato Francesca, la super amica. Era felice, ma così felice che non stava più nella pelle. Oltre che dalla gioia per la mia presenza, questa volta era estasiata perché avrebbe visto la mia bambina. A volte mi chiedo quante caspita di volte siamo rimasti delusi dalle nostre aspettative. La gente, se fa schifo, fa schifo sempre.

Quell’anno arrivai in Sicilia tenendo tra le braccia la cosa più preziosa che avessi, un frugoletto di appena due mesi che profumava di latte e amore. Passammo il Natale in famiglia, per la notte di Capodanno invece mi ero organizzata con Francesca. Per motivi che non troverete qui, ma sempre nel mio libro, alloggiavamo in un B&B e non in casa dei miei genitori. Il contesto però era perfetto per quella nottata tra amici. La piccola avrebbe potuto dormire senza problemi, e noi avevamo a disposizione un grande salone rustico con un bellissimo camino e tanto verde attorno. Era una  serata che avevamo atteso a lungo, doveva essere perfetta. Avevo provveduto a tutto. Piatti e bicchieri di plastica, tovaglioli a tema, bevande, cibo, tv, musica. Era tutto pronto, non restava che prepararsi. L’appuntamento era nel B&B verso le otto di sera, un paio di ore prima ricevo la telefonata di Francesca.

Lei “Ciao Roberta, che fai?”

Io “Mi sto preparando, voi? Siete pronti per la serata?”

Dimenticavo di dirvi che sarebbe venuta con il suo fidanzato.

Lei “Ecco, a proposito di questo, volevo dirti che ho sentito Pinco Palla e mi ha detto che passeranno la notte di Capodanno a casa di Tizio.”

Io “Quindi?”

Lei “Volevo chiederti se ti va di andare. Potremmo unirci a loro.”

Io “Ma io sono con la bambina, lo sai che non posso partecipare a quel tipo di serate. Troppa gente, troppo caos.”

Lei “Dai che ci divertiamo, la bambina dorme.”

Io “A parte che potrebbe non dormire, ma in ogni caso in quella casa fumeranno tutti, non è fattibile.”

Lei “Ma la chiudiamo in una stanza!”

Questa frase fu una pugnalata. Ricordo ancora la mia faccia basita, riflessa nello specchio che avevo di fronte. La bambina aveva due mesi, poteva succedere qualsiasi cosa e io non l’avrei mai sentita.

Io “Guarda Francesca, io non vengo, se proprio ci tenete, andate voi”

Quando la mia cara “amica” mi ha dato buca a capodanno

Logicamente, mi aspettavo questa risposta.

“Ma no, io voglio stare con te, e poi è tutto organizzato. Tanto, gli altri amici, posso vederli quando voglio.”

Invece disse questo.

“Va bene Roberta, però, se cambi idea, fammi sapere. Ci trovate lì.”

E così venni “ammaronata” di brutto dalla mia super, migliore, carissima, emerita, stronza amica. Trascorsi la mezzanotte con i miei genitori. Mi ha fatto piacere, per carità, però ricordo ancora il rumore che facevano le mie palle, girando  senza sosta.

E la tua amica? Vi starete chiedendo.

La mia EX amica ha provato a telefonarmi il pomeriggio del giorno dopo. Non ho risposto, da quel giorno ho messo tra me e lei un punto grosso quanto il bidone che mi ha regalato. Per un po’ di tempo è andata in giro facendo la vittima, dicendo a tutti quelli che ci conoscevano che ero impazzita, che l’avevo trattata male senza motivo. Poi il tempo le ha tolto anche questo piacere. Nel 2009 mi ha contattata tramite Fb, le ho risposto, pensando che gli anni trascorsi avessero guarito quella ferita. In realtà non lo avevano fatto, e non ho mai più avuto la voglia di rivederla.

Quando provi un gran bene verso una persona, la delusione che deriva dal suo comportamento è proporzionata. Più è sincero l’affetto che provi, più grande è l’amarezza.

Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro.

(Elisabeth Kubler-Ross)

Sono sicura che a tanti di voi sarà capitato qualcosa di simile, se vi va, raccontate pure! 😉

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Tutti a dare consigli…ma i soldi?

I consigli ritenuti più saggi sono sempre quelli meno adatti alla nostra situazione.

(Luc de Clapiers de Vauvenargues)

Navigando in rete ci si imbatte sempre più spesso in consigli di ogni genere. C’è chi vi consiglia che posti nel mondo visitare, chi in quali alberghi figosissimi alloggiare, dove mangiare, cosa mangiare. Poi c’è chi consiglia di seguire i propri sogni sbattendosene delle responsabilità che si hanno, chi ti dice che non importa chi sei e cosa fai ma quello che vuoi. C’è chi vi mostra cosa fare nei fine settimana e chi ha suggerimenti per i vari ponti e festività.

Quello che però nessuno vi dice mai, e sarei felicissima di ricevere una smentita con la soluzione annessa, è…dove diamine dovete andare a prendere i soldi che vi servono per seguire questi consigli.

Non venitemi a dire che non servono soldi perché è un concetto che non trova mai riscontro nella realtà. Per viaggiare servono soldi. Sì, ci sono delle offerte a basso costo ma sempre in posti in cui non andreste mai o in periodi in cui il vostro titolare non vi darebbe le ferie, nemmeno sotto tortura. Prenotare sei mesi prima? Beato chi riesce a programmare con così largo anticipo senza dover attendere l’ok di qualcuno.

Facciamo finta che siamo riusciti a partire, ditemi dove e quando potremmo alloggiare in uno di quei posti fantasticabulosi senza dover vendere un rene. In bassa stagione dite? Cioè, quando non possiamo partire perché stiamo lavorando? Aridaje. Facciamo finta ancora una volta e immaginiamo di avere trovato da dormire. I suggerimenti scovati in rete sui luoghi da visitare sono davvero interessanti, fino a quando non vi cade lo sguardo sui prezzi dei vari ingressi, poi cadono direttamente gli occhi e le palle a terra. Li mortacci vostra, a una famiglia di quattro persone non basterebbe vendere un rene, uno dei quattro dovrebbe anche sacrificare almeno un polmone.

Nulla è più comune di una persona pronta a dar consigli e nulla più raro di una pronta a fornire aiuto.
(Voltaire)

Lascia tutto e viaggia in solitaria dove ti porta il cuore è uno dei consigli più in voga, e va bene per chi non ha vincoli. Molti però hanno figli, genitori anziani da accudire, responsabilità alle quali non ci si può sottrarre. Oppure…lascia il lavoro e occupati solo del tuo sogno! Ok, nel frattempo ci date voi qualcosa da mettere sulla tavola, i soldi per l’affitto, le bollette, etc?

Tutti a dare consigli...ma i soldi?

 

Per quanto belli possano sembrare, la maggior parte di questi consigli sono decisamente utopici, se non vi preoccupate di scrivere anche come si può, materialmente, seguirli. E questo per me non è uno sfogo ma una grande preoccupazione. La gigantesca montagna di suggerimenti per una vita felice rischia di franare, trascinandosi dietro i cadaveri di tutte le persone  che non possono seguirli e per questo covano insoddisfazione. Insoddisfazione che lievita, si espande ogni volta che si apre un articolo zeppo di contenuti elitari. Accade più o meno quello che succede con il bombardamento pubblicitario. Si creano bisogni, che spesso non hanno motivo di esistere, e la gente perde di vista la piacevolezza della propria esistenza. Dire che tutti lo possono fare è mentire, è ingannare, illudere e aspettare che la vita disilluda senza pietà.

Mi piacerebbe vivere come un povero

con un sacco di soldi.
(Pablo Picasso)

 

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Non te lo compro il Grillo Parlante

Parlando con altra gente mi sono resa conto di non essere l’unica persona alla quale è rimasto qui (Sì qui, dove sto indicando 😛 ) un oggetto. Mi riferisco a cose che arrivano dall’infanzia, sono ricordi lontani, tutti un po’ sbiaditi tranne lei, la cosa che volevamo e non ci hanno mai comprato. Quella non sbiadisce anzi, rinnova i colori nel tempo e ci trasforma in beoti se per caso inciampiamo in un sopravvissuto (Per molti di noi è roba vintage eh).

Volete sapere qual è il mio oggetto? Eccolo, è Il Grillo Parlante della Clementoni!

Non te lo compro il Grillo Parlante
Immagine presa da internet

 

Struttura rossa tendende all’arancio, tasti blu, alcuni gialli, alcuni rossi e uno verde. Nella parte superiore c’era un piccolo display nero con le scritte verdi e loro, quelle piccole fessure da dove, per magia, usciva la voce del grillo. Scrivi e premi controllo. Non ricevo, riprovaEsatto. Certo, paragonato alla tecnologia moderna è di una banalità esagerata, però ai miei tempi era il top.  

Ora, considerando che a me, da bambina, non è mancato niente mi chiedo perché i miei genitori siano andati in fissa con la storia che Il Grillo Parlante era una cagata pazzesca e che sarebbero stati soldi buttati. Anche la bambola che pattinava era una cagata pazzesca, lo era anche la finta aspirapolvere che tempestava la casa di pallini bianchi, che aspiravi in soli 45 minuti. Insomma, sono passati tanti anni, potete dirmelo. Avevate qualcosa contro i grilli, vero? Vi sta sulle balle il rosso? Avete l’orecchio sensibile e quella voce elettronica era troppo anche per voi? Oppure vi ricordava pinocchio e temevate che crescessi con un cervello di legno? Si fa per ridere eh, però io, quel grillo parlante, non l’ho mai digerito.

Chissà come mai in tantissimi siamo andati in fissa con un oggetto che non ci hanno mai comprato. E chissà quanti tra voi hanno rimediato al danno comprandolo da adulti. Io non ho ancora avuto modo di inciampare nel mio, però sono sicura che il rischio di acquistarlo sarebbe elevato, se un giorno dovessi trovarmi faccia a faccia con il grillo. Poi penso, e se me lo avessero preso? Oggi ne parlerei con affetto o l’avrei archiviato davvero come una cagata pazzesca? In compenso, quando abitavo in Germania, ho trovato monchhichi e l’ho comprato. Eccolo!

Non te lo compro il Grillo Parlante

 

Mi ricorda la mia infanzia perché, al contrario del grillo parlate, lui è stato mio! Considerate che io appartengo alla classe 1978, ad oggi sono 39 suonati! Dopo i 40 smetterò di dire l’età! 😉

E voi? C’è un oggetto che non vi hanno mai comprato? E uno che amavate alla follia?

Scrivetelo nei commenti al blog, nei commenti su fb, su twitter, scrivetelo con la vernice rossa sull’armadio di casa, ma scrivetelo. Sono molto curiosa! 🙂

 

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Mamme incoerenti e privacy

 


Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto. (Mark Twain)


Devo essere sincera, questo articolo sonnecchia sulla punta delle mie dita da un po’ di tempo, non sapevo se scriverlo perché ho sempre paura di urtare la sensibilità di qualcuno. Poi mi sono detta, ma chi se ne frega?! Urtatevi pure se vi aggrada!

L’argomento oggi tratta di mamme attente, premurose, intelligenti oltre la normale intelligenza (dicono loro) che puntualmente, prima di pubblicare la foto dei loro pargoli, mettono un cuore, una stella, un culo a coprirne la faccia. Inette le mamme che non lo fanno, pazze, prive di scrupolo (dicono loro). Esiste la privacy, santo cielo, tutelate i vostri figli dai mostri che trovate in rete.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Va bene, su questo punto potremmo essere tutti d’accordo, anche se mi chiedo…Quale frenesia allucinante vi impedisce di non pubblicare foto in generale? Non sia mai che un porco possa utilizzare la foto di vostro figlio anche con un culo al posto della faccia. Detto questo, ognuno è libero di gestire i propri figli come crede. Certo, se alcune donne la smettessero di pensare a come lo fanno le altre, sarebbe meglio, però non si può avere tutto dalla vita. A Robbè, qual è il punto? Ecco il punto.

Perché, care mamme, per i vostri figli vale la legge della privacy e della tutela del minore e poi, quando andate in ferie in Africa, in Brasile, in Vietnam etc etc (salute!) cadete preda del demone della fotografia e pubblicate ottomilatrilioni di volti di bambini? Sono minori anche quelli, vanno tutelati anche loro, cosa fa la differenza nella vostra santa testa? Ho provato a riflettere e davvero, non capisco. “Che teneri” scrivete, “Guardate, nonostante siano poveri ridono sempre” scrivete ancora. Vogliamo parlare di tutte le foto di neonati con il buongiorno e la buonanotte che dobbiamo “assupparci” ogni giorno? E le immagini con i bambini malati? Sono spesso vittime in mano a sciacalli del web che confezionano bufale per mamme stordite.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Insomma, senza che vi offendiate, esattamente…dove si colloca la differenza tra il vostro pargolo minorenne e il pargolo di un’altra madre, che spesso non sa nemmeno cosa caspita sia questo Faccialibro? Dove finiscono privacy e intelligenza e inizia la gigantesca portata delle stupidaggini che dite?

Sì, sì…ho finito. 🙂 E comunque, a titolo informativo, io non ho mai messo cuori e culi sulla faccia di mia figlia. O la pubblico per intero o evito di farlo.


Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni.
(Guido Morselli)


 

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Non siamo tutti uguali!

Siamo tutti uguali!

Mi capita sempre più spesso di sentire (o leggere) gente che lo scrive,  elargendo pillole di estrema e innaturale umanità (a parole). Quindi, mentre pelavo patate e tagliavo zucchine, mi sono chiesta “Ma secondo quale principio saremmo tutti uguali? Quando, dove e perché?”

Non siamo tutti uguali!
Immagine presa da internet

Io non sono uguale a chi truffa, ruba o inganna la gente vivendo di espedienti, perché per vivere ho scelto di lavorare onestamente.

Io non sono uguale a chi uccide o a chi ruba con la violenza l’infanzia dei bambini.

Non sono uguale ai traditori infami o alle donne che l’otto marzo vanno in giro per locali a vedere uomini nudi, come fossero bestie affamate di sesso.

Alla stessa maniera non sono uguale a chi ha due lauree (nemmeno a chi ne ha una) o a chi ha studiato e faticato per diventare astronauta.

Io non sono uguale  ai volontari che vivono in zone pericolose rischiando la vita, perché non ho il loro coraggio.

Nemmeno quando veniamo al mondo siamo uguali perché ciò che diventeremo dipende spesso dalla zona geografica e dal contesto familiare. Ci sono persone che nascono dalla parte “sbagliata” del mondo (nonostante questo alcuni riescono ad avere successo) e altre che invece nascono dalla parte “giusta” (molti tra loro diventano ugualmente dei minchioni).


Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi. (Charles Evans Hughes)


Fortuna a parte, le scelte sono ciò che differenziano una persona da un’altra. Il coraggio, la sostanza, il fine delle proprie scelte, la tenacia e la determinazione necessarie per raggiungere un obiettivo.

Cosa? Che avete detto? Davanti a Dio siamo tutti uguali? Ma potremmo essere uguali davanti a Dio, davanti ad Allah, davanti agli alieni che dall’alto ci osservano come noi osserviamo le formiche in un giorno di primavera. Da quella prospettiva certo, siamo tutti uguali. Piccoli, megalomani e insignificanti.

Non siamo tutti uguali!
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Il saper accettare le differenze è un altro discorso. Io viaggio, scopro culture diverse e valuto cosa mi piace e cosa no. Ieri per esempio una tipa mi ha dato della razzista perché ho scritto che i tedeschi mi stanno sulle balle. Io ho provato a spiegarle che il razzismo nasce da un pregiudizio e che invece loro mi stanno adagiati lì perché li ho conosciuti e ho valutato che no…non mi piacciono. Lei non ha compreso e continuava a rimanere allibita perché “Non è possibile che nel 2017 qualcuno scriva ancora certe cose”. Ma perché? Nel 2017 i tedeschi sono diventati simpatici e non me ne sono accorta?

Quanto falso perbenismo dietro schermi e tastiere e quanto mi sembra ridicola la convinzione di tanti, che vede l’accettazione di ogni cosa come una naturale conseguenza del viaggiare. Io credo invece che il conoscere nuova gente sia un po’ come essere invitati ad una grande festa. Ne prendiamo volentieri parte, ci rapportiamo con nuova gente, scambiamo pensieri e opinioni ma alla fine tiriamo le somme. In fondo c’è sempre qualcuno che ci va a genio, al contrario di molti altri che segneremo nel libro nero.


Nel mondo ognuno ha un suo abisso personale. Ci sono tante sofferenze al cui confronto la tua e la mia non sono niente, e se solo potessimo sperimentarle, ne saremmo sopraffatti e moriremmo sul colpo. (Banana Yoshimoto)


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Provare significa scegliere!!!

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui. (Paulo Coelho)

Ritorno in Italia!

Intanto vorrei ringraziare tutte le persone che hanno seguito il nostro percorso fino a oggi. Siete stati il mio supporto, la mia compagnia, la mia valvola di sfogo, la mia finestra su innumerevoli realtà differenti. Se asaperloprima.altervista.org e “Se anche il ragionier Ugo espatria” hanno un seguito sempre maggiore, lo devo a voi! Quindi mille e mille volte grazie!

Vi anticipo che continuerò a raccontarvi testimonianze provenienti dall’estero (manterrò i miei agganci), con l’aggiunta di nuove storie, tutte italiane. Potrete seguire il mio nuovo percorso, la ricerca del lavoro, i miei viaggi all’interno di una terra che ho imparato ad amare con il tempo.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Il titolo di questo articolo è dedicato invece a coloro che pensano che rientrare in Italia sia un fallimento, mollare proprio quando in tanti si sarebbero “ambientati” rimanendo. A tutti coloro che asseriscono questo dico semplicemente  –Perché non provate voi?– Le prediche “migliori” arrivano da chi non ha mai provato (il più delle volte sono vecchi “amici”), da chi idealizza l’estero vivendolo attraverso lo schermo di un computer, da chi si lamenta dell’Italia senza sapere realmente come si vive da expat altrove.

Sperimentate, viaggiate, sentitevi stranieri in un luogo che non è casa vostra. Mangiate cibi locali, mandate i vostri figli in scuole non italiane, immergetevi nelle culture locali senza ritagliarvi la solita zona di comfort tra italiani all’estero. Solo allora la vostra predica avrà davvero un peso, le vostre parole una sincera sostanza.

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere.

(James Joyce)

La maggiore fonte di gioia per me sono i vostri commenti, anche quelli critici se basati su un valido fondamento. Vorrei trascriverne qui uno, lasciato sulla mia pagina ieri da “Italiani in Baja California Sur – Messico”…eccolo…

“Uno si distrae un attimo e guarda che succede…e la Spagna? 🙂
Vi faccio un in bocca al lupo grandissimo e vi lascio con un passaggio di Seneca che a me piace molto”


Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano. A che può giovare vedere nuovi paesi?

A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo. Ora il tuo stato d’animo è identico, pensaci bene, a quello della veggente che Virgilio ci presenta già sconvolta e stimolata da un pungolo, invasa da uno spirito estraneo: La veggente delira e cerca di scacciare dal petto il grande dio.

Vai di qua e di là per scuotere il peso che ti sta addosso e che diventa ancor più fastidioso in conseguenza della tua stessa agitazione. Analogamente su una nave i pesi ben stabili premono di meno, mentre i carichi che si spostano, rollando in modo diseguale, mandano più rapidamente a fondo quella parte su cui essi gravano. Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere.

Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, qualche che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo. Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”.

Quindi, augurando a tutti voi di non navigare mai contro voi stessi, vi saluto e vi aspetto numerosi nelle prossime avventure! 🙂

Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità. (Dal film Harry Potter)

Roberta

 

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Non lasciare che gli altri ti dicano chi sei

La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare

i sogni degli altri. (Oscar Wilde)

Capita a tutti nella vita, anche più di una volta, di concedersi completamente a qualcuno. Che si tratti di amicizia, di un rapporto sentimentale o di una figura che si propone come “guida”, tutti prima o poi abbandoniamo la corazza e ci mostriamo per come realmente siamo.

Mettiamo a nudo debolezze, difetti, sogni, speranze. Mostriamo la parte migliore di noi stessi ma anche la peggiore a chi ha meritato la nostra fiducia, a chi sarebbe sempre stato pronto a difenderci in ogni caso, perché ci ammira (così diceva), perché ci ama (così diceva), perché ci stima (così diceva), perché vorrebbe avere il nostro stesso spirito (così diceva).

pianoforte x vitaPoi un bel giorno succede che, all’improvviso, una di quelle persone cambia rotta, così, seguendo il vento come farebbe una vecchia bandiera. Le qualità che maggiormente apprezzava in te diventano le caratteristiche che più odia e te le sputa in faccia con una convinzione che lascia senza fiato.

La conseguenza logica per chi subisce questo vomito inaspettato è la momentanea perdita di stabilità sotto i piedi. Avevamo trovato in un’altra persona la conferma delle nostre qualità, un punto su cui fare leva per sentirci davvero padroni della nostra vita. Quel “sei una merda” al posto di “sei un/a grande” capovolge persino la visione che noi stessi avevamo, ci viene subito un forte dubbio che urla insistente nella testa “Ma sono davvero una merda?”.

La vita è una processione. Chi è lento la trova troppo veloce e si fa da parte; chi è veloce la trova lenta e si fa da parte. (Khalil Gibran)

Ecco, non fatelo, non permettete a nessuno di vanificare i vostri sforzi tradendo laper-essere-felici-ci-vuole-coraggio vostra fiducia. Non permettete che un altro stabilisca quanto realmente valete. Ciò che siete, ciò che avete fatto, ciò che meritate non cambierà. Il vento soffierà altre mille e mille volte, le persone cambieranno volti, storpieranno le parole, spesso invidieranno la forza che avete dentro.

Siate padroni del vostro destino in ogni momento, anche quando qualcuno dirà merda a voi per evitare di guardare la merda vera, quella che gli si ripropone ogni mattina guardandosi allo specchio.

La vita è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l’anarchia e la tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate. (Albert Einstain)

 

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Quando un angelo muore

 

ricordi1

Quando un angelo muore non resta niente,

né risa,  né abbracci o sguardi complici.

Quando un angelo muore anche il mare s’incazza,

colpisce gli scogli cercando giustizia,

regala salsedine ai gabbiani, per portarla al cospetto di Dio.

Quando un angelo muore

rimangono mogli spezzate, figli smarriti nell’assordante silenzio della notte.

Rimangono amici affranti e vuoti troppo grandi da colmare.

Rimangono i ricordi, taglienti e traditori.

Rimane l’eco di una preghiera che non può spiegare

perché un angelo muore…

Buon viaggio Francesco

 

 

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