Chiedimi se sono Felice…

Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità. (Jean-Jacques Rousseau)


 

Dovrebbe essere una domanda semplice e tra le più gettonate…invece è la frase che meglio rappresenta un tabù.

Nessuno chiede mai a qualcuno “Oh…ma sei felice?”, forse non interessa o forse si ha paura della risposta. Nella società moderna le domande che vanno per la maggiore sono:

  • Ma ce l’hai un posto fisso?
  • Almeno lo stipendio è buono?
  • Ce l’hai fatta a sistemarti?
  • Quando compri una macchina più grande?
  • Com’è il tempo?
  • Ti sei sposato/a?
  • Un figlio quando?

E così potremmo scrivere all’infinito! Ogni tanto verrebbe da rispondere “Ma una manciata di fatti tuoi mai?”.

Nessuno però che, impavidamente, abbia il coraggio di chiedere se sei Felice.

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Ipotizzo che lo chiedano a me (ce ne vuole di fantasia) e provo a rispondere.

Dipende. Dal punto di vista privato si, dopo varie peripezie ho trovato l’uomo giusto, ho una splendida figlia e un cane pazzo che adoro.

Per il resto…NO!

Non mi piace questo sistema, in realtà non mi è mai piaciuto e lo trovo decisamente innaturale. Un paio di giorni fa parlavo con mio padre che mi ha detto “Tu nemmeno quando andrai in Paradiso (ottimista) ti troverai a tuo agio!”. Può essere, dipende tutto dalle condizioni che troverò 🙂

– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?
– Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?
(Charlie Brown)

Un sistema che ci impone ritmi da automi, gente da sopportare per forza, sorrisi falsi da regalare a chi eviteresti come la peste, soddisfazioni personali inesistenti e quelle economiche…a volte anche. Quale mente contorta potrebbe essere felice in un contesto del genere?

Che poi non tutti abbiano la Felicità come traguardo beh, lo posso capire, ma non è un concetto che mi riguarda. E badate bene che quella parola non è un nastro da tagliare correndo più veloce degli altri. E’ uno stato di benessere decisamente soggettivo. C’è chi lo raggiunge raccogliendo pomodori, chi lavorando in Borsa, chi stando seduto davanti una scrivania otto ore al giorno e chi invece si sente felice guardando il mare.

Il problema principale è solo uno. Quasi nessuno fa quello che vorrebbe fare. Se questo miracolo accadesse penso che il mondo sarebbe decisamente migliore. Ognuno di noi lavorerebbe con passione e dedizione e i risultati sarebbero ottimi! Anche perché, ognuno di noi, è portato a fare qualcosa e lo farebbe bene!

Però preferiamo trascinarci in questa vita seguendo binari prestabiliti, come se fosse un peccato capitale saltarne fuori, iniziando a camminare a piedi. Magari la strada diventerebbe più lunga ma il cammino varrebbe un’intera vita!

Adoro le persone che si mettono in gioco sfruttando ogni energia in questa ricerca, le voci fuori dal coro, quelle che osano e provano a stravolgere la propria realtà, quelle che prendono la vita con un sorriso concedendosi, a volte, qualche momento di sconforto. Perché è naturale averli, perché non si può sempre ridere, perché ad una mente pensante capita di inciampare prima di riprendere il percorso.

Non sopporto invece le persone che si trascinano, che si lamentano, che assecondano con il loro modo di vivere un sistema che non gli piace, ma fanno quello che fanno tutti e sono come un cane che si morde la coda. Non sopporto quelli che ostentano benessere e felicità 24h su 24h. Non è possibile, non ci credo. Mi verrebbe da dirgli…”O tu provieni dal mondo di Memole o TU ti sei fumato qualcosa perché, in condizioni normali, non ho mai visto nemmeno Tiziano Terzani sempre allegro e ringalluzzito a saltare nei prati raccogliendo fiori!”

Denaro e apparenza, apparenza e denaro.

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Altra pecca per me incredibile è la presenza costante di luoghi comuni. Le persone non cercano la voce fuori dal coro, non cercano la personalità vera ma seguono in massa illusioni di massa. Per raggirare il problema di solito, quando vedo che tutti vanno in una direzione, cambio la mia.

Tutto questo non può che portare alla totale infelicità, una sconfitta per l’Essere Umano, che di umano ha mantenuto ben poco. Viviamo in una bolla che materializza letame se viene scossa…non neve. Ne siamo pieni fin sopra i capelli e ci piace, sguazziamo ridendo in quel letame, ci piace proprio sentirne il profumo addosso.

Forse ha ragione mio padre, forse non troverò mai il mio “posto perfetto”, però sono sicura che troverò il mio equilibrio perfetto, vivendo la vita che mi piace vivere e regalando un contributo sincero a questa società.

Cercare la felicità fuori di noi è come aspettare il sorgere del sole in una grotta rivolta a nord. (Proverbio tibetano)

 

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Ecco come mi ha cambiata l’espatrio!

A Giugno di quest’anno (esattamente il 16) saranno due anni da quando, con la nostra utilitaria, abbiamo raggiunto la Germania.

Eravamo totalmente sommersi da ogni tipo di “cosa”, reale o irreale, che possa esistere. Valigie, oggetti vari, pacchi di caffè infilati in ogni dove, figlia a seguito e cane expat dentro il box. Laptop, tablet, borse con viveri, sogni, speranze, paure e chi più ne ha più ne metta!!!

Non ho mai fatto un bilancio fin’ora, fondamentalmente non mi è mai piaciuto tirare delle somme perché sono sempre proiettata in avanti e, fermarsi a rimuginare, mi sembra uno spreco di tempo.

Però una piccola riflessione è dovuta e quasi necessaria. Lascio qualunquismi e populismi agli altri e cerco di mettere a fuoco qualche punto il più possibile vicino alla realtà.

  • Ho imparato che si può vivere lo stesso senza il bidet, ma che avendolo si vive decisamente meglio.
  • Ho imparato a conoscere il punto di vista di una popolazione completamente diversa dalla nostra e a rispettarne i pensieri. Santo cielo, non siamo detentori della verità assoluta!!!
  • Ho scoperto che in Italia siamo esageratamente bigotti, ai limiti del normale.
  • Ho scoperto che imparare una lingua nuova non è sempre sinonimo di piacevolezza, dipende dalla lingua e da chi la studia.
  • Ho avuto la conferma del fatto che il cibo italiano sia un bene da proteggere e che, qui in Germania, riescono ad ingurgitare quantitativi inimmaginabili di “munnizza”!!!
  • Ho scoperto che una gran fetta di italiani pensa di poter venire qui imparando in pochi mesi la lingua, quando non riesce ad esprimersi in un italiano che sia almeno decente e capibile. Portone aperto a chi troverà sicuramente errori in questo testo.
  • Mi sono resa conto che, in fondo, non c’è poi così tanto freddo, ne ho preso di più nel nord Italia.
  • Ho ricevuto il dono di una nuova prospettiva e mi rendo conto, solo adesso, che gli italiani in Italia tendono a vivere di banalissimi luoghi comuni, sia riguardanti il proprio Paese che l’estero. Non ne abbiate a male se vi comunico che in Germania gli stipendi non sono sempre il doppio e non costa tutto la metà… 🙂
  • Ho ammirato il forte patriottismo dei tedeschi ed ho provato amarezza vedendo quanto sia inesistente in noi italiani.
  • Ho scoperto che detesto il termine italioti e tutti quelli che lo usano, fatta eccezione per brillanti personalità che possono permetterselo.
  • Ho scoperto che i tedeschi adorano riempirsi la bocca con la parola Europa solo quando gli conviene.

La principale speranza di armonia nel nostro tormentato mondo risiede nella pluralità delle nostre identità, che si intrecciano l’una con l’altra e sono refrattarie a divisioni drastiche lungo linee di confine invalicabili a cui non si può opporre resistenza. (Amartya Sen)

 

Ma…la scoperta migliore che ho fatto fin’ora è questa…

Il fatto che io sia qui non mi obbliga a perdere la mia identità. Ho notato che molti tendono ad omologarsi nella nuova terra. Sarà colpa dell’ansia da prestazione forse ma, la spasmodica voglia di integrarsi, li mette nelle condizioni di somigliare a degli automi più che a delle persone che stanno vivendo una nuova e bella esperienza. Diventano bravi, educati, puntuali, precisi e terribilmente spenti e noiosi.

Massimo rispetto per un popolo che ci accoglie ma, fra le varie cose che ho capito, una è più chiara delle altre. Non esiste un solo motivo per il quale scenderei a compromessi regalando o svendendo la mia identità.

Aggiungo un paio di punti per concludere.

  • Ho scoperto che i tedeschi sono educati, cortesi ma privi di ogni barlume di sincero calore umano. Le rare eccezioni confermano la regola. Il fatto che io viva qui non implica, come in tanti pensano, che questa caratteristica debba per forza piacermi.
  • Ho scoperto che molti expats in Germania tendono ad asserire il contrario…scusate…non amo la fantascienza…
  • Ho scoperto che ho ancora voglia di scoprire, di reinventarmi e di ricominciare. Non mi sono allontanata da un sistema insulso per andarmi a rinchiudere in una gabbia ancora più stretta.

Che tu sia italiano, tedesco, francese o senegalese a me non interessa…mi interessa invece che la tua libertà di pensiero non inizi dove finisce la mia.

Detto questo vado a rituffarmi nel mio nuovo ed ambizioso progetto…bisogna puntare in alto per essere all’altezza dei propri sogni… 🙂

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Perchè smettere di sognare? Niente è impossibile!


“Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.”

Paulo Coelho


Mi chiedevo…in quale momento della vita le persone smettono di sognare…e perchè?

Quando si è bambini o adolescenti il sogno è la linfa che nutre ogni giorno, ogni ora…e con esso anche la sicurezza di poterlo realizzare. Il più alto degli ostacoli diventa semplicemente una sfida da vincere…a tutti i costi! Cosa succede poi? Perchè ad un certo punto, di fronte al bivio, si sceglie la via della moderazione, il percorso meno pericoloso?

Walt Disney diceva: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”…e lui di certo non ha avuto vita facile ma ha creduto fortemente che avrebbe realizzato il suo sogno. Da venditore di giornali, dolci e bibite sui treni è diventato la persona che ha saputo creare e regalare dei sogni meravigliosi…a grandi e piccini!

Goethe diceva: “Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora”…Qualcuno più avanti disse anche che la fortuna aiuta gli audaci…e non è pura coincidenza

La frase che più spesso mi sono sentita ripetere è stata: “Devi stare con i piedi per terra”…ok, io avevo i piedi per terra…che ci potevo fare però se la testa era sempre per aria? E’ più forte di me, anche adesso che non sono più un’adolescente non riesco a vivere senza sentire bruciare dentro uno di quei sogni che per realizzarli pensi…“ma…mi basterà una vita?”. Devo averne sempre uno attivo, che mi riempie la testa e mi fa prudere le mani per la troppa voglia di realizzarlo!

Immagine presa da internet
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La rassegnazione, il sentirsi inerme, la paura di saltare il fosso senza riuscire ad arrivare dall’altra parte…tutte queste cose…non fanno per me. Adagiarsi su di un percorso apparentemente sgombro da ostacoli, o quanto meno poco rischioso, significa spegnersi, pian piano, ogni giorno! Io non voglio ritrovarmi un domani a dire “eh, se solo avessi fatto…”…io voglio fare tutto quello che desidero fare…e se è difficile…ci provo ugualmente!

Ma se da ragazzini abbiamo tutti vivo quel fuoco dentro…poi…che succede? Perchè in tanti quel fuoco si spegne? Perchè la gente vive di rimpianti quando avrebbe ancora molto altro tempo per realizzare almeno uno dei propri sogni?

Siamo quasi tutti esperti nel trovare alibi alle nostre rinunce. Lo faccio per i figli. E’ meglio di no…ormai ho una famiglia e delle responsabilità. Alla mia età ormai non posso…se avessi avuto un paio di anni in meno forse. Eh ma ci vogliono i soldi per fare queste cose. Non conosco la lingua, inutile provare. Ma no, i miei genitori non sono d’accordo e mi dispiace farli soffrire.

Potrei andare avanti ore scrivendo alibi che, almeno una volta nella vita, abbiamo usato per provare a nasconderci dietro un dito. Ma vi capita mai di ritrovarvi davanti allo specchio e di accorgervi che…cavoli…il dito non basta a nasconderci e il viso che riflette non ci piace nemmeno un pò?!

Sapete qual’è l’unica verità che quegli alibi forniscono? Che, in presenza di quei motivi, lo sforzo per arrivare a realizzare il sogno è doppiamente pesante. Ricominciare da capo ad una certa età, discutere con i genitori, dover studiare una lingua sconosciuta prima di lanciarsi e saltare il fosso…sono tutte cose che richiedono uno sforzo fisico e mentale non indifferente! Solo il pensiero di fare certe cose…stanca! Ma quanto rischiamo di perdere non provandoci?

“Preferisco essere un sognatore fra i più umili, immaginando quel che avverrà, piuttosto che essere signore fra coloro che non hanno sogni e desideri”  Kahlil Gibran

L’infiltrato numero uno, che contamina ed intossica molte vite ai giorni d’oggi è il signor Lamento. Liberiamocene!!! Ci saranno moltitudini di soluzioni che i nostri occhi appannati non vedono. La strada sarà sicuramente lunga, in salita, faticosa ma cosa costa provarci se il rischio, non facendolo, è di perdere la felicità? O ancora peggio…di vivere una vita di rimpianti!!! Mica ci avranno buttati quaggiù per vedere passare la nostra vita come fosse un film e noi spettatori passivi…viviamola provando, sbagliando, riprovando, sperimentando e cercando di realizzare i nostri sogni.

Immagine presa da internet
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Quando ero bambina avevo sempre un diario su cui scriverli…oggi li scrivo qui…è cambiato il mezzo, è cambiata la mia faccia (evitiamo il discorso rughe), ma i miei sogni…quelli…non me li toglierà mai nessuno!!!


“Un uomo si giudicherebbe con ben maggiore sicurezza da quel che sogna che da quel che pensa”

Victor Hugo


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Vi siete mai chiesti qual’è il Senso della Vita?

Rieccomi con una riflessione notturna…

Quello che mi ha spinta ad espatriare è lo spirito, che ho sempre avuto, di cercare oltre. Non mi sono mai accontentata di quello che gli altri mi hanno passato per “buono”, a costo di prendere (spesso) musate! Devo anche ammettere che, tante volte, il consiglio che avevo ricevuto era esatto ma…che ci posso fare? Sarò posseduta dallo spirito di San Tommaso! Comunque, tornando alla riflessione, è questa voglia di ricerca che spesso mi regala anche notti insonni. Sto lì a pensare a tutto quello che mi succede e che succede intorno a me…sono sempre nell’eterna fase…ma chi siamo, da dove veniamo e dove siamo diretti?

Il Ricercatore di EmozioniParliamoci chiaramente, mi rifiuto di pensare che il nostro unico scopo nella vita sia quello di alzarsi la mattina, andare a lavorare (spesso subendo frustrazioni), fare la spesa, tornare a casa e l’indomani ricominciare. Per inseguire cosa? Niente…solo per accumulare oggetti inutili che, alla fine, non sappiamo più dove mettere. Una sera, un pò di tempo fa, guardavo “Il Senso della Vita” con Bonolis e, per “caso”, ho ascoltato con vivo interesse l’intervista di uno scrittore che presentava il suo primo libro. Lui è Marco Cesati Cassin ed il libro si intitola “IL RICERCATORE DI EMOZIONI”. Parla di un “risveglio spirituale” che è in atto in tutto il mondo e, tutte le coincidenze narrate, documentate dall’autore, sono veramente accadute.

Ho apprezzato molto il libro e, più incuriosita di prima, ho atteso con ansia l’uscita del secondo, “NON SIAMO QUI PERcesaticassin_nonsiamoquipercaso_1 CASO”. Questo titolo si avvicinava ancora di più a tutte le domande che mi frullavano per la testa. Di seguito la descrizione: Quante volte ci è capitato di pensare a una persona che non vediamo da anni, e subito dopo incontrarla? Oppure, mentre ci dibattiamo in una scelta, di ritrovarci tra le mani un oggetto che sembra puntare in una precisa direzione? Da secoli filosofi, uomini di fede e di scienza – da Seneca a Jung – si interrogano sulla perfetta sincronicità di questi fenomeni e la risposta è stata inequivocabile: il caso non esiste. Anche in quest’opera lo scrittore riporta innumerevoli testimonianze di episodi realmente avvenuti. Credo che i suoi libri siano un sano spunto di riflessione e chissà, qualcuno potrebbe trovare anche delle risposte.

978882005500_cassin_iguardiani.inddIl percorso dell’autore è in continua crescita e di seguito troviamo “I GUARDIANI DELLA SOGLIA”, ecco la descrizione: Sotto la veste di un thriller serrato e avvincente, Marco Cesati Cassin ha scritto un libro illuminante e profondo che fa il punto sulle Near Death Expericence. Coloro che le hanno vissute hanno avuto visioni molto simili: una dimensione spirituale di pace dove tutto – l’esistenza, il tempo, il divino – acquisisce un senso e noi siamo restituiti all’amore universale. Pura suggestione o il paradiso esiste davvero? Quali persone ritroviamo e quali perdiamo? Chi è chiamato a reincarnarsi e chi a evolversi in una realtà ultraterrena? Tutte le domande trovano risposta in questo libro che, attraverso esperienze vere, ricerche, storie documentate e antiche conoscenze, apre nuove prospettive sulla vita dopo la morte e sulla grandezza e il destino dell’anima.

E per concludere il quarto libro, da poco uscito, “PRESENZE POSITIVE”. Nella descrizione troviamo queste parole: Firenze 1939. Fa freddo e Luciano Radici è inPresenze Positive treno in attesa di ripartire. Quando alza lo sguardo dal giornale, resta sconvolto. Di fronte a lui c’è Giovanni, un vecchio amico che, gli avevano detto, era morto otto anni prima. Immediatamente lo chiama, ma quello non lo sente e si allontana. Luciano lo insegue, di carrozza in carrozza, finchè nell’ultimo vagone l’uomo scompare nel nulla. Sconvolto e dispiaciuto, Luciano torna nel suo scompartimento, nel quale si è radunata una piccola folla. Durante la sua assenza, un tronco, caricato su un convoglio merci, si è sganciato ed è caduto esattamente dov’era seduto. Se non si fosse alzato per cercare l’amico, sarebbe morto. E’ stato un caso? Difficile crederlo. Marco Cesati Cassin nella sua lunga carriera di ricercatore, ha scoperto che situazioni simili capitano quotidianamente: quando meno ce lo aspettiamo, una persona misteriosa, a volte un amico, a volte uno sconosciuto, interviene per cambiare il corso degli eventi. Qualcuno li chiama Angeli. Altri, più semplicemente, Presenze Positive.

Come sapete mi piace condividere con voi, oltre che storie di expats, anche pensieri e riflessioni di vita. Quindi spero che la lettura di questi libri, che vi consiglio, possa rendere serene le vostre nottate e piacevoli le vostre giornate. Roberta

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La volpe che non ho salvato

Era una domenica di sole qui in Germania e degli amici ci avevano invitato a trascorrere la giornata con loro…nel terreno, completamente immerso in un verde magnifico, del loro padrone di casa (terreno gentilmente concesso a necessità). Siamo arrivati lì verso mezzogiorno ed abbiamo iniziato a godere, sulla panca di legno, di quel raro calore che il sole, anche qui, ogni tanto concede. I bambini erano intenti a disegnare o giocare a palla e non è servito molto affinchè venisse anche a noi adulti l’idea di giocare. Nel grande campo adiacente la zona relax c’era solo una piccola casetta, credo adibita a piccolo magazzino attrezzi, e un’altalena in legno (allego foto).

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Abbiamo iniziato a giocare, il più giovane aveva 36 anni il più grande una sessantina. Ci stavamo davvero divertendo quando, ad un certo punto, la palla è finita accanto al casotto. Vedo mio marito che va a prenderla e rimane in ginocchio lì…a fissare un punto in basso, sotto la casa. Lo chiamo e non torna…vado…e cosa stava fissando? Stava fissando una gabbia piccolissima con dentro una povera volpe terrorizzata. Si dimenava dentro quella gabbia e ci guardava incuriosita e terrorizzata. Una scena che non avremmo mai voluto vedere. Chiamiamo il nostro amico (la persona che ci aveva invitato lì) per avvisarlo ma lui risponde dicendo che lo sa, che il proprietario ha dovuto chiuderla altrimenti avrebbe mangiato le galline. Sorvoliamo sul fatto che trovo più naturale una volpe che mangia le galline rispetto ad una volpe rinchiusa in uno spazio ristrettissimo. Volevamo liberarla ma ci è stato detto che non era possibile e non l’abbiamo fatto.

Immagine presa da internet
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Ancora oggi abbiamo negli occhi lo sguardo di quella volpe.

Perchè vi ho raccontato questa storia? Cosa c’entra con l’espatriare, il rimanere e la nostra vita in generale? C’entra…e pure tanto.

Quando dobbiamo prendere delle decisioni il nostro io più profondo ci suggerisce sempre la risposta giusta, ed in quel caso era libera la volpe! Ma viviamo tra i condizionamenti nei quali siamo cresciuti e che non vediamo più. Siamo sempre preoccupati di quello che dice tizio o caio, ci è stato detto che una cosa non si fa perchè è così e noi non la facciamo, senza verificare se sia giusto o sbagliato, semplicemente è stato così, è così e sarà così. In quel caso, se avessi liberato la volpe, avrei subìto l’ira del mio amico che si sarebbe dovuto giustificare con il proprietario del terreno. Noi non viviamo facendo quello che sentiamo di fare e che crediamo sia giusto fare ma sopravviviamo facendo quello che gli altri ci dicono di fare. E’ una società la nostra destinata al totale fallimento, almeno per quanto riguarda il punto di vista umano. Cambiamo lavori, cambiamo città, cambiamo Stato ma l’insoddisfazione che sentivamo prima ci accompagnerà in ogni luogo. La libertà di cui parliamo non si trova in uno stipendio con un centinaio di euro in più, non si trova in un’auto nuova, non si trova nelle parole di un datore di lavoro che, per interesse, ti gratifica con una mansione migliore. La libertà vive nel momento in cui, ognuno di noi, è libero di esprimere, senza condizionamenti, il proprio essere, rispettando la libertà del prossimo (che sia cane, volpe o “umano”). La nostra vita non è quella che gli altri hanno disegnato per noi, la nostra vita è un’esperienza che noi dobbiamo sperimentare, e non rivivendo quella di altri milioni di persone come fossimo degli automi senza anima.

I genitori ci hanno detto cosa è giusto o sbagliato, la società in cui viviamo ci dice cosa è giusto è sbagliato, il catechismo ci ha spiegato cosa è giusto o sbagliato, la scuola ci ha insegnato cosa è giusto o sbagliato e noi viviamo il riflesso della vita che altri hanno già vissuto ma non è la vostra vita!!! Lavoriamo a testa china per produrre cose che, fondamentalmente, non ci servono! Siamo pieni di oggetti, ma così tanti che non sappiamo nè dove metterli nè cosa farne. Mangiamo molto più di quello che ci servirebbe per vivere e ingrassiamo come maiali. Poi andiamo a farci schiavizzare per poter ingrassare ancora di più. E la cosa tragica è che, consumando troppo, abbiamo bisogno del doppio dei soldi che abbiamo per soddisfare queste necessità…e siamo tutti depressi!

Vi renderete conto che tutto questo non è giusto, che parliamo tutti del senso della vita quando non facciamo il benchè minimo sforzo per cercarlo davvero?

Io e mio marito eravamo gli unici sconvolti per la scena vista…gli altri hanno continuato la giornata come se non avessero visto niente. E questo succede ogni giorno, in diversi contesti, ad ognuno di noi. Mi spiace solo che i miei condizionamenti mentali abbiano impedito a quella volpe di essere finalmente libera!

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L’ultima lezione di un grande Capitano

“OH CAPITANO, MIO CAPITANO!” L’ATTIMO FUGGENTE SI E’ PERDUTO NELL’ETERNITA’. (Marco Cesati Cassin)

Ci sono momenti, come questi, in cui elaborare un pensiero logico diventa complicato. Chi ama scrivere, come me, ha la fortuna di poter esternare lo sgomento, la tristezza ed anche la rabbia che certe notizie provocano. Mai penseresti che una persona che ha regalato al mondo coraggio e infinita forza di volontà possa all’improvviso decidere di dire basta, di staccare la spina lasciando tutti nel buio più assoluto, con il cuore gonfio e la testa piena di perchè.

Sarà che ha accompagnato con i suoi film gran parte della nostra vita, sarà che a lui sono legati tantissimi dei nostri ricordi, sarà che in lui eravamo pronti a vedere quello che avremmo potuto fare (o essere) noi…ma questo è davvero un giorno triste!

E cosa dobbiamo imparare da quest’ultima lezione che il nostro CAPITANO ci ha lasciato?

Che i soldi non fanno la felicità…aiutano a vivere ma da soli non bastano…

E allora non disperate se il lavoro tarda ad arrivare, se la tasca non è piena e se le vostre ambizioni hanno la gamba più lunga della vostra. Non inseguite un benessere materiale tralasciando il vostro benessere interiore.

La vera nostra rivoluzione avverrà il giorno in cui scopriremo di essere, tutti, uomini liberi!

Buon viaggio Robin…

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Non c’è un posto dove vorrei essere e non c’è un posto dove non andrei…

Sono rientrata in Germania da un paio di giorni e devo ancora capire che sensazioni ho provato tornando in Italia (a Catania esattamente) dopo un anno di assenza…e che sensazioni provo adesso…di nuovo in Germania. Sono emozioni discordanti tra loro…una full immersion più nel passato che nel presente.

Il primo impatto è stato di caos totale! In Germania vivo in un paese tranquillo (a volte troppo tranquillo) dove ognuno sta al suo posto, sempre, che si tratti di parcheggiare un’auto o di ordinare una pizza in un locale (si disfano dopo la decima birra). Avevo quasi dimenticato quanto caotici riusciamo ad essere noi italiani…nella fattispecie noi siciliani!

Regola numero uno…mai fermarsi al semaforo pedonale rosso se il pedone è già passato, poco importa che magari ne stia arrivando un altro, intanto si passa…senza aspettare il verde. Le strisce pedonali credono siano state messe come decorazione del manto stradale. Il parcheggiatore abusivo è un’istituzione…intoccabile!!! Che poi la fogna trovi sfogo in una delle zone turistiche più belle che abbiamo (la Riviera dei Ciclopi)…beh…fa rabbrividire tutti ma nessuno può fare niente.

Questo (e tanto altro) ha mandato il mio cervello in pappa come quello di un criceto in stato vegetativo!!!

Poi però c’è la famiglia. Un anno è lungo senza vederla…esageratamente lungo…

Riabbracci il nonno che ha la veneranda età di 96 anni e al momento di ripartire piangi come un bambino perché non sai se avrai la possibilità di stringerlo ancora. Ritrovi i tuoi genitori che più invecchi più ti somigliano (o meglio…tu somigli a loro). Riascolti dal vivo (non su Skype) la voce dell’adorata zia che ti ha tirato fuori dai guai almeno un milione di volte…e non si stanca ancora di farlo. Finalmente puoi specchiarti nel volto di tua sorella pensando…potevamo farne di casino insieme!!! Stringi forte la tua nipotina (due anni) sentendo al petto una fitta che ti dice “non la stai vedendo crescere”…e guardi con tenerezza tuo cognato (suo padre) che la vede crescere anche per te…

E poi gli amici…vorresti incontrarli tutti ma 12 giorni non bastano…e allora qualcuno lo senti…qualcuno lo incontri dopo anni ed anni (granita e tante storie da raccontare), ritornando indietro a quando avevate ancora 10 anni e tutto sembrava possibile…altri li ritrovi ogni anno…sapendo che…sono lì…

Ti accorgi anche di quanto ti sia mancato il calore di noi italiani…la passione tangibile che mettiamo nel fare le cose…anche quelle che non andrebbero fatte. A volte troppa…a volte preferisco la calma e la compostezza che hanno i tedeschi.

Quindi…tirando le somme…cosa provo adesso? Non lo so…o forse si…

Ho la netta sensazione di non appartenere più a nessun posto…di avere estirpato le mie radici trapiantandole in cima al mondo. Non c’è un posto dove vorrei essere e non c’è un posto dove non andrei…

Sento di appartenere a questa terra…senza limiti né vincoli…rimpiango solo il fatto di non poter condividere con tutte le persone che amo le meravigliose esperienze che ogni giorno vivo…posso solo scriverle qui…sperando che…in piccola parte…loro le leggano e siano con me…

Roberta

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Non sentirti in dovere di rimanere o in colpa se te ne vai…

Stavo leggendo quest’articolo dal blog Italiansinfuga…

http://www.italiansinfuga.com/2014/04/14/non-sentirti-in-dovere-di-rimanere-o-in-colpa-per-andartene/

…e mi e’ venuta voglia di scrivere due righe a riguardo.

Concordo in pieno con il pensiero di Niccolo’. Sara’ capitato quasi a tutti gli espatriati di sentirsi dire almeno una volta questa frase… “io rimango in Italia perche’ qualcuno deve pur avere il coraggio di rimanere e provare a cambiare le cose”. Oppure vi sara’ capitato di leggere articoli che qualificano gli espatriati come “vigliacchi” e quelli che invece rimangono come “eroi”.

Premettendo il fatto che ognuno e’ libero nella propria vita di fare cio’ che vuole, andando dove vuole, penso che quello di classificare le persone, limitandone le reali potenzialita’, sia un cancro da estirpare immediatamente.

E’ verissimo che, rimanendo in Italia, si potrebbe provare a cambiare la situazione, ma se poi noti che tutti lo dicono continuando a comportarsi invece come sempre…beh… allora pensi “ma chi me lo fa fare?”. Insomma, se una persona sente di avere delle potenzialita’ che nel proprio Paese non puo’ sfruttare, se vede che il sistema e’ talmente corrotto da richiedere anni e anni, decenni forse, per poter rivedere la luce…perche’ dovrebbe rimanere?

Dovremmo tutti immedesimarci in Don Chisciotte e lottare ogni giorno contro i Mulini a Vento?

Immagine presa da internet
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Forse invece dovremmo smetterla di dire “io faccio…invece tu fai…” e pensare che ogni uomo e’ degno di ammirazione se trova il coraggio di seguire i propri sogni. Che si tratti di rimanere o di partire!

Il fatto che siamo nati in Italia (Paese che tutti amiamo) non e’ un obbligo morale che ci deve inchiodare per tutta la vita in un solo posto!

Anzi, partire e confrontarci con altre culture ci offre la possibilita’ di riscattare un’Italia derisa, offre a tutti noi la possibilita’ di dimostrare chi sono davvero gli italiani!

A chi non piacerebbe poter vivere nella propria terra senza doversi sentire ogni giorno demotivato e senza una minima prospettiva!?…… Chi non vorrebbe poter vivere accanto alla propria famiglia dove ogni cosa sa di casa!?….. Piacerebbe a tutti…………..

Nel cuore saremo sempre italiani e non sara’ di certo un contesto diverso a farcelo dimenticare!!!

 

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Quando ITALIANO non vuol dire fiducia

Aggiungo quest’articolo di oggi 04-05-2014 a conferma di quanto scritto in precedenza! Di chi e’ la colpa ora? Vergogne all’italiana

Vivendo in Italia abbiamo tutti la convinzione che le cose vadano male per colpa degli altri, che se tutti fossero come noi le cose allora si che andrebbero diversamente!

Vedo persone trascorrere giornate intere su internet cercando sempre (anche quando non è il caso) il modo di infamare un politico, sminuire un’iniziativa o semplicemente contribuire ad un delirio collettivo ormai radicato in noi italiani. Nessuno fa in tempo a dire A che c’è già un altro pronto a dire B. Sembra diventata una malattia contagiosa.

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Un bel giorno decidiamo che questo Paese non ci merita più e con la valigia piena delle nostre convinzioni espatriamo, fieri e portatori sani di quella verità incompresa.

Siamo preparati a tutto, ai sacrifici, alla diversità culturale, al cibo e alle abitudini che troveremo nella nazione che ci ospiterà. Ma nessuno si aspetterebbe mai di trovare lui. Lui chi? Ma lui…lui…il risultato del nostro modo di essere italiani in Italia!!!

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È lì che ci aspetta appena mettiamo il primo piede su suolo straniero. È lì che ride e ci saluta con una mano mentre con l’altra ci porge il conto! Una sorta di karma, di ruota che gira.

Se avete deciso di espatriare scoprirete subito di cosa parlo. La prima volta che direte ad un tedesco (ma non è un caso che si limita alla Germania) che siete italiani sentirete dopo cinque, ma che dico…due secondi l’esplosione di una forte risata! Vedrete un dito che vi indicherà senza pudore ed una bocca che pronuncerà queste parole…”Italiano Mafia”!!! E ricordatevi che se in Italia siete meridionali o settentrionali…all’estero siete italiani, punto.

Subito dopo si unirà l’eco di una voce vicina che, sempre ridendo, dirà o urlerà “Berlusconi Bunga Bunga”!

La vostra faccia assumerà l’espressione tipica di chi sta pensando “non può essere, ho sentito male”…

what-hi

Non importa il contesto in cui vi troverete, non importa se ci saranno tre o trenta persone intorno a voi, questo è quello che vi capiterà, una situazione tragicomica condita da fragorose risate (non le vostre ovviamente).

Inutile arrabbiarsi, inutile dire che voi non vi sareste mai permessi di fare una battuta del genere, inutile sottolineare che ogni Stato ha la propria piaga, tutto inutile. L’unica cosa da fare è sorridere, tacere e andare oltre.

Vi capiterà spesso, non saranno episodi isolati, quindi conviene partire già psicologicamente preparati perchè, le prime volte, dovrete essere pronti a mettere a tacere la belva che si risveglierà dentro di voi. Dovrete fare finta di non sentire il sangue confluire tutto al cervello in un nanosecondo, ignorate le vena che vi ballerà nel collo e soprattutto non date peso al prurito che vi verrà alle mani.

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Una riflessione però è obbligatoria. Questo gioco al massacro che tanto piace in Italia agli italiani è deleterio. È un marchio che noi stessi ci imprimiamo sulla pelle e sarà difficile da togliere. Se per natura un tedesco è diffidente immaginate quanto lo possa essere verso un italiano che ha una nomea del genere. Tutto quello che pubblicate on-line riguardo l’Italia, i politici, la mafia ecc…ecc…non rimane poi limitato al nostro Bel Paese ma gira gira e ci cataloga!

Poi leggo articoli come questi

http://sz-magazin.sueddeutsche.de/blogs/nummereins/4224/nummer-eins-des-wirtschaftswachstums-die-mafia/

http://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/18796-quando-la-mafia-diventa-un-brand-di-successo-nell-agroalimentare-internazionale.htm

In uno (tedesco) si racconta che i giovani italiani vogliono di nuovo fare i mafiosi per poter guadagnare tanti soldi. Nell’altro si nota come una piaga sia diventata per alcuni un brand!

Potrei andare avanti con altri esempi ma credo non sia necessario. Spero sia arrivato il messaggio.

Ci sono buone possibilità che il sasso che lanciate contro un altro italiano oggi possa ripiombarvi in testa domani!

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