La volpe che non ho salvato

Era una domenica di sole qui in Germania e degli amici ci avevano invitato a trascorrere la giornata con loro…nel terreno, completamente immerso in un verde magnifico, del loro padrone di casa (terreno gentilmente concesso a necessità). Siamo arrivati lì verso mezzogiorno ed abbiamo iniziato a godere, sulla panca di legno, di quel raro calore che il sole, anche qui, ogni tanto concede. I bambini erano intenti a disegnare o giocare a palla e non è servito molto affinchè venisse anche a noi adulti l’idea di giocare. Nel grande campo adiacente la zona relax c’era solo una piccola casetta, credo adibita a piccolo magazzino attrezzi, e un’altalena in legno (allego foto).

casetta

Abbiamo iniziato a giocare, il più giovane aveva 36 anni il più grande una sessantina. Ci stavamo davvero divertendo quando, ad un certo punto, la palla è finita accanto al casotto. Vedo mio marito che va a prenderla e rimane in ginocchio lì…a fissare un punto in basso, sotto la casa. Lo chiamo e non torna…vado…e cosa stava fissando? Stava fissando una gabbia piccolissima con dentro una povera volpe terrorizzata. Si dimenava dentro quella gabbia e ci guardava incuriosita e terrorizzata. Una scena che non avremmo mai voluto vedere. Chiamiamo il nostro amico (la persona che ci aveva invitato lì) per avvisarlo ma lui risponde dicendo che lo sa, che il proprietario ha dovuto chiuderla altrimenti avrebbe mangiato le galline. Sorvoliamo sul fatto che trovo più naturale una volpe che mangia le galline rispetto ad una volpe rinchiusa in uno spazio ristrettissimo. Volevamo liberarla ma ci è stato detto che non era possibile e non l’abbiamo fatto.

Immagine presa da internet
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Ancora oggi abbiamo negli occhi lo sguardo di quella volpe.

Perchè vi ho raccontato questa storia? Cosa c’entra con l’espatriare, il rimanere e la nostra vita in generale? C’entra…e pure tanto.

Quando dobbiamo prendere delle decisioni il nostro io più profondo ci suggerisce sempre la risposta giusta, ed in quel caso era libera la volpe! Ma viviamo tra i condizionamenti nei quali siamo cresciuti e che non vediamo più. Siamo sempre preoccupati di quello che dice tizio o caio, ci è stato detto che una cosa non si fa perchè è così e noi non la facciamo, senza verificare se sia giusto o sbagliato, semplicemente è stato così, è così e sarà così. In quel caso, se avessi liberato la volpe, avrei subìto l’ira del mio amico che si sarebbe dovuto giustificare con il proprietario del terreno. Noi non viviamo facendo quello che sentiamo di fare e che crediamo sia giusto fare ma sopravviviamo facendo quello che gli altri ci dicono di fare. E’ una società la nostra destinata al totale fallimento, almeno per quanto riguarda il punto di vista umano. Cambiamo lavori, cambiamo città, cambiamo Stato ma l’insoddisfazione che sentivamo prima ci accompagnerà in ogni luogo. La libertà di cui parliamo non si trova in uno stipendio con un centinaio di euro in più, non si trova in un’auto nuova, non si trova nelle parole di un datore di lavoro che, per interesse, ti gratifica con una mansione migliore. La libertà vive nel momento in cui, ognuno di noi, è libero di esprimere, senza condizionamenti, il proprio essere, rispettando la libertà del prossimo (che sia cane, volpe o “umano”). La nostra vita non è quella che gli altri hanno disegnato per noi, la nostra vita è un’esperienza che noi dobbiamo sperimentare, e non rivivendo quella di altri milioni di persone come fossimo degli automi senza anima.

I genitori ci hanno detto cosa è giusto o sbagliato, la società in cui viviamo ci dice cosa è giusto è sbagliato, il catechismo ci ha spiegato cosa è giusto o sbagliato, la scuola ci ha insegnato cosa è giusto o sbagliato e noi viviamo il riflesso della vita che altri hanno già vissuto ma non è la vostra vita!!! Lavoriamo a testa china per produrre cose che, fondamentalmente, non ci servono! Siamo pieni di oggetti, ma così tanti che non sappiamo nè dove metterli nè cosa farne. Mangiamo molto più di quello che ci servirebbe per vivere e ingrassiamo come maiali. Poi andiamo a farci schiavizzare per poter ingrassare ancora di più. E la cosa tragica è che, consumando troppo, abbiamo bisogno del doppio dei soldi che abbiamo per soddisfare queste necessità…e siamo tutti depressi!

Vi renderete conto che tutto questo non è giusto, che parliamo tutti del senso della vita quando non facciamo il benchè minimo sforzo per cercarlo davvero?

Io e mio marito eravamo gli unici sconvolti per la scena vista…gli altri hanno continuato la giornata come se non avessero visto niente. E questo succede ogni giorno, in diversi contesti, ad ognuno di noi. Mi spiace solo che i miei condizionamenti mentali abbiano impedito a quella volpe di essere finalmente libera!

Immagine presa da internet
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L’ultima lezione di un grande Capitano

“OH CAPITANO, MIO CAPITANO!” L’ATTIMO FUGGENTE SI E’ PERDUTO NELL’ETERNITA’. (Marco Cesati Cassin)

Ci sono momenti, come questi, in cui elaborare un pensiero logico diventa complicato. Chi ama scrivere, come me, ha la fortuna di poter esternare lo sgomento, la tristezza ed anche la rabbia che certe notizie provocano. Mai penseresti che una persona che ha regalato al mondo coraggio e infinita forza di volontà possa all’improvviso decidere di dire basta, di staccare la spina lasciando tutti nel buio più assoluto, con il cuore gonfio e la testa piena di perchè.

Sarà che ha accompagnato con i suoi film gran parte della nostra vita, sarà che a lui sono legati tantissimi dei nostri ricordi, sarà che in lui eravamo pronti a vedere quello che avremmo potuto fare (o essere) noi…ma questo è davvero un giorno triste!

E cosa dobbiamo imparare da quest’ultima lezione che il nostro CAPITANO ci ha lasciato?

Che i soldi non fanno la felicità…aiutano a vivere ma da soli non bastano…

E allora non disperate se il lavoro tarda ad arrivare, se la tasca non è piena e se le vostre ambizioni hanno la gamba più lunga della vostra. Non inseguite un benessere materiale tralasciando il vostro benessere interiore.

La vera nostra rivoluzione avverrà il giorno in cui scopriremo di essere, tutti, uomini liberi!

Buon viaggio Robin…

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Non c’è un posto dove vorrei essere e non c’è un posto dove non andrei…

Sono rientrata in Germania da un paio di giorni e devo ancora capire che sensazioni ho provato tornando in Italia (a Catania esattamente) dopo un anno di assenza…e che sensazioni provo adesso…di nuovo in Germania. Sono emozioni discordanti tra loro…una full immersion più nel passato che nel presente.

Il primo impatto è stato di caos totale! In Germania vivo in un paese tranquillo (a volte troppo tranquillo) dove ognuno sta al suo posto, sempre, che si tratti di parcheggiare un’auto o di ordinare una pizza in un locale (si disfano dopo la decima birra). Avevo quasi dimenticato quanto caotici riusciamo ad essere noi italiani…nella fattispecie noi siciliani!

Regola numero uno…mai fermarsi al semaforo pedonale rosso se il pedone è già passato, poco importa che magari ne stia arrivando un altro, intanto si passa…senza aspettare il verde. Le strisce pedonali credono siano state messe come decorazione del manto stradale. Il parcheggiatore abusivo è un’istituzione…intoccabile!!! Che poi la fogna trovi sfogo in una delle zone turistiche più belle che abbiamo (la Riviera dei Ciclopi)…beh…fa rabbrividire tutti ma nessuno può fare niente.

Questo (e tanto altro) ha mandato il mio cervello in pappa come quello di un criceto in stato vegetativo!!!

Poi però c’è la famiglia. Un anno è lungo senza vederla…esageratamente lungo…

Riabbracci il nonno che ha la veneranda età di 96 anni e al momento di ripartire piangi come un bambino perché non sai se avrai la possibilità di stringerlo ancora. Ritrovi i tuoi genitori che più invecchi più ti somigliano (o meglio…tu somigli a loro). Riascolti dal vivo (non su Skype) la voce dell’adorata zia che ti ha tirato fuori dai guai almeno un milione di volte…e non si stanca ancora di farlo. Finalmente puoi specchiarti nel volto di tua sorella pensando…potevamo farne di casino insieme!!! Stringi forte la tua nipotina (due anni) sentendo al petto una fitta che ti dice “non la stai vedendo crescere”…e guardi con tenerezza tuo cognato (suo padre) che la vede crescere anche per te…

E poi gli amici…vorresti incontrarli tutti ma 12 giorni non bastano…e allora qualcuno lo senti…qualcuno lo incontri dopo anni ed anni (granita e tante storie da raccontare), ritornando indietro a quando avevate ancora 10 anni e tutto sembrava possibile…altri li ritrovi ogni anno…sapendo che…sono lì…

Ti accorgi anche di quanto ti sia mancato il calore di noi italiani…la passione tangibile che mettiamo nel fare le cose…anche quelle che non andrebbero fatte. A volte troppa…a volte preferisco la calma e la compostezza che hanno i tedeschi.

Quindi…tirando le somme…cosa provo adesso? Non lo so…o forse si…

Ho la netta sensazione di non appartenere più a nessun posto…di avere estirpato le mie radici trapiantandole in cima al mondo. Non c’è un posto dove vorrei essere e non c’è un posto dove non andrei…

Sento di appartenere a questa terra…senza limiti né vincoli…rimpiango solo il fatto di non poter condividere con tutte le persone che amo le meravigliose esperienze che ogni giorno vivo…posso solo scriverle qui…sperando che…in piccola parte…loro le leggano e siano con me…

Roberta

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Non sentirti in dovere di rimanere o in colpa se te ne vai…

Stavo leggendo quest’articolo dal blog Italiansinfuga…

http://www.italiansinfuga.com/2014/04/14/non-sentirti-in-dovere-di-rimanere-o-in-colpa-per-andartene/

…e mi e’ venuta voglia di scrivere due righe a riguardo.

Concordo in pieno con il pensiero di Niccolo’. Sara’ capitato quasi a tutti gli espatriati di sentirsi dire almeno una volta questa frase… “io rimango in Italia perche’ qualcuno deve pur avere il coraggio di rimanere e provare a cambiare le cose”. Oppure vi sara’ capitato di leggere articoli che qualificano gli espatriati come “vigliacchi” e quelli che invece rimangono come “eroi”.

Premettendo il fatto che ognuno e’ libero nella propria vita di fare cio’ che vuole, andando dove vuole, penso che quello di classificare le persone, limitandone le reali potenzialita’, sia un cancro da estirpare immediatamente.

E’ verissimo che, rimanendo in Italia, si potrebbe provare a cambiare la situazione, ma se poi noti che tutti lo dicono continuando a comportarsi invece come sempre…beh… allora pensi “ma chi me lo fa fare?”. Insomma, se una persona sente di avere delle potenzialita’ che nel proprio Paese non puo’ sfruttare, se vede che il sistema e’ talmente corrotto da richiedere anni e anni, decenni forse, per poter rivedere la luce…perche’ dovrebbe rimanere?

Dovremmo tutti immedesimarci in Don Chisciotte e lottare ogni giorno contro i Mulini a Vento?

Immagine presa da internet
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Forse invece dovremmo smetterla di dire “io faccio…invece tu fai…” e pensare che ogni uomo e’ degno di ammirazione se trova il coraggio di seguire i propri sogni. Che si tratti di rimanere o di partire!

Il fatto che siamo nati in Italia (Paese che tutti amiamo) non e’ un obbligo morale che ci deve inchiodare per tutta la vita in un solo posto!

Anzi, partire e confrontarci con altre culture ci offre la possibilita’ di riscattare un’Italia derisa, offre a tutti noi la possibilita’ di dimostrare chi sono davvero gli italiani!

A chi non piacerebbe poter vivere nella propria terra senza doversi sentire ogni giorno demotivato e senza una minima prospettiva!?…… Chi non vorrebbe poter vivere accanto alla propria famiglia dove ogni cosa sa di casa!?….. Piacerebbe a tutti…………..

Nel cuore saremo sempre italiani e non sara’ di certo un contesto diverso a farcelo dimenticare!!!

 

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Quando ITALIANO non vuol dire fiducia

Aggiungo quest’articolo di oggi 04-05-2014 a conferma di quanto scritto in precedenza! Di chi e’ la colpa ora? Vergogne all’italiana

Vivendo in Italia abbiamo tutti la convinzione che le cose vadano male per colpa degli altri, che se tutti fossero come noi le cose allora si che andrebbero diversamente!

Vedo persone trascorrere giornate intere su internet cercando sempre (anche quando non è il caso) il modo di infamare un politico, sminuire un’iniziativa o semplicemente contribuire ad un delirio collettivo ormai radicato in noi italiani. Nessuno fa in tempo a dire A che c’è già un altro pronto a dire B. Sembra diventata una malattia contagiosa.

Immagine presa da internet
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Un bel giorno decidiamo che questo Paese non ci merita più e con la valigia piena delle nostre convinzioni espatriamo, fieri e portatori sani di quella verità incompresa.

Siamo preparati a tutto, ai sacrifici, alla diversità culturale, al cibo e alle abitudini che troveremo nella nazione che ci ospiterà. Ma nessuno si aspetterebbe mai di trovare lui. Lui chi? Ma lui…lui…il risultato del nostro modo di essere italiani in Italia!!!

Immagine presa da internet
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È lì che ci aspetta appena mettiamo il primo piede su suolo straniero. È lì che ride e ci saluta con una mano mentre con l’altra ci porge il conto! Una sorta di karma, di ruota che gira.

Se avete deciso di espatriare scoprirete subito di cosa parlo. La prima volta che direte ad un tedesco (ma non è un caso che si limita alla Germania) che siete italiani sentirete dopo cinque, ma che dico…due secondi l’esplosione di una forte risata! Vedrete un dito che vi indicherà senza pudore ed una bocca che pronuncerà queste parole…”Italiano Mafia”!!! E ricordatevi che se in Italia siete meridionali o settentrionali…all’estero siete italiani, punto.

Subito dopo si unirà l’eco di una voce vicina che, sempre ridendo, dirà o urlerà “Berlusconi Bunga Bunga”!

La vostra faccia assumerà l’espressione tipica di chi sta pensando “non può essere, ho sentito male”…

what-hi

Non importa il contesto in cui vi troverete, non importa se ci saranno tre o trenta persone intorno a voi, questo è quello che vi capiterà, una situazione tragicomica condita da fragorose risate (non le vostre ovviamente).

Inutile arrabbiarsi, inutile dire che voi non vi sareste mai permessi di fare una battuta del genere, inutile sottolineare che ogni Stato ha la propria piaga, tutto inutile. L’unica cosa da fare è sorridere, tacere e andare oltre.

Vi capiterà spesso, non saranno episodi isolati, quindi conviene partire già psicologicamente preparati perchè, le prime volte, dovrete essere pronti a mettere a tacere la belva che si risveglierà dentro di voi. Dovrete fare finta di non sentire il sangue confluire tutto al cervello in un nanosecondo, ignorate le vena che vi ballerà nel collo e soprattutto non date peso al prurito che vi verrà alle mani.

Immagine presa da internet
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Una riflessione però è obbligatoria. Questo gioco al massacro che tanto piace in Italia agli italiani è deleterio. È un marchio che noi stessi ci imprimiamo sulla pelle e sarà difficile da togliere. Se per natura un tedesco è diffidente immaginate quanto lo possa essere verso un italiano che ha una nomea del genere. Tutto quello che pubblicate on-line riguardo l’Italia, i politici, la mafia ecc…ecc…non rimane poi limitato al nostro Bel Paese ma gira gira e ci cataloga!

Poi leggo articoli come questi

http://sz-magazin.sueddeutsche.de/blogs/nummereins/4224/nummer-eins-des-wirtschaftswachstums-die-mafia/

http://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/18796-quando-la-mafia-diventa-un-brand-di-successo-nell-agroalimentare-internazionale.htm

In uno (tedesco) si racconta che i giovani italiani vogliono di nuovo fare i mafiosi per poter guadagnare tanti soldi. Nell’altro si nota come una piaga sia diventata per alcuni un brand!

Potrei andare avanti con altri esempi ma credo non sia necessario. Spero sia arrivato il messaggio.

Ci sono buone possibilità che il sasso che lanciate contro un altro italiano oggi possa ripiombarvi in testa domani!

Immagine presa da internet
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