Chiedimi se sono Felice…

Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità. (Jean-Jacques Rousseau)


 

Dovrebbe essere una domanda semplice e tra le più gettonate…invece è la frase che meglio rappresenta un tabù.

Nessuno chiede mai a qualcuno “Oh…ma sei felice?”, forse non interessa o forse si ha paura della risposta. Nella società moderna le domande che vanno per la maggiore sono:

  • Ma ce l’hai un posto fisso?
  • Almeno lo stipendio è buono?
  • Ce l’hai fatta a sistemarti?
  • Quando compri una macchina più grande?
  • Com’è il tempo?
  • Ti sei sposato/a?
  • Un figlio quando?

E così potremmo scrivere all’infinito! Ogni tanto verrebbe da rispondere “Ma una manciata di fatti tuoi mai?”.

Nessuno però che, impavidamente, abbia il coraggio di chiedere se sei Felice.

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Ipotizzo che lo chiedano a me (ce ne vuole di fantasia) e provo a rispondere.

Dipende. Dal punto di vista privato si, dopo varie peripezie ho trovato l’uomo giusto, ho una splendida figlia e un cane pazzo che adoro.

Per il resto…NO!

Non mi piace questo sistema, in realtà non mi è mai piaciuto e lo trovo decisamente innaturale. Un paio di giorni fa parlavo con mio padre che mi ha detto “Tu nemmeno quando andrai in Paradiso (ottimista) ti troverai a tuo agio!”. Può essere, dipende tutto dalle condizioni che troverò 🙂

– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?
– Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?
(Charlie Brown)

Un sistema che ci impone ritmi da automi, gente da sopportare per forza, sorrisi falsi da regalare a chi eviteresti come la peste, soddisfazioni personali inesistenti e quelle economiche…a volte anche. Quale mente contorta potrebbe essere felice in un contesto del genere?

Che poi non tutti abbiano la Felicità come traguardo beh, lo posso capire, ma non è un concetto che mi riguarda. E badate bene che quella parola non è un nastro da tagliare correndo più veloce degli altri. E’ uno stato di benessere decisamente soggettivo. C’è chi lo raggiunge raccogliendo pomodori, chi lavorando in Borsa, chi stando seduto davanti una scrivania otto ore al giorno e chi invece si sente felice guardando il mare.

Il problema principale è solo uno. Quasi nessuno fa quello che vorrebbe fare. Se questo miracolo accadesse penso che il mondo sarebbe decisamente migliore. Ognuno di noi lavorerebbe con passione e dedizione e i risultati sarebbero ottimi! Anche perché, ognuno di noi, è portato a fare qualcosa e lo farebbe bene!

Però preferiamo trascinarci in questa vita seguendo binari prestabiliti, come se fosse un peccato capitale saltarne fuori, iniziando a camminare a piedi. Magari la strada diventerebbe più lunga ma il cammino varrebbe un’intera vita!

Adoro le persone che si mettono in gioco sfruttando ogni energia in questa ricerca, le voci fuori dal coro, quelle che osano e provano a stravolgere la propria realtà, quelle che prendono la vita con un sorriso concedendosi, a volte, qualche momento di sconforto. Perché è naturale averli, perché non si può sempre ridere, perché ad una mente pensante capita di inciampare prima di riprendere il percorso.

Non sopporto invece le persone che si trascinano, che si lamentano, che assecondano con il loro modo di vivere un sistema che non gli piace, ma fanno quello che fanno tutti e sono come un cane che si morde la coda. Non sopporto quelli che ostentano benessere e felicità 24h su 24h. Non è possibile, non ci credo. Mi verrebbe da dirgli…”O tu provieni dal mondo di Memole o TU ti sei fumato qualcosa perché, in condizioni normali, non ho mai visto nemmeno Tiziano Terzani sempre allegro e ringalluzzito a saltare nei prati raccogliendo fiori!”

Denaro e apparenza, apparenza e denaro.

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Altra pecca per me incredibile è la presenza costante di luoghi comuni. Le persone non cercano la voce fuori dal coro, non cercano la personalità vera ma seguono in massa illusioni di massa. Per raggirare il problema di solito, quando vedo che tutti vanno in una direzione, cambio la mia.

Tutto questo non può che portare alla totale infelicità, una sconfitta per l’Essere Umano, che di umano ha mantenuto ben poco. Viviamo in una bolla che materializza letame se viene scossa…non neve. Ne siamo pieni fin sopra i capelli e ci piace, sguazziamo ridendo in quel letame, ci piace proprio sentirne il profumo addosso.

Forse ha ragione mio padre, forse non troverò mai il mio “posto perfetto”, però sono sicura che troverò il mio equilibrio perfetto, vivendo la vita che mi piace vivere e regalando un contributo sincero a questa società.

Cercare la felicità fuori di noi è come aspettare il sorgere del sole in una grotta rivolta a nord. (Proverbio tibetano)

 

6 commenti

  1. Si… 🙂 Il problema è che la società moderna ci impone certi ritmi e certi compromessi..bisognerebbe tirarsene fuori…

  2. Anche tu mi dai sempre da riflettere…è vero, non esiste la felicità assoluta…ma la propria si…una sorta di pace tra cervello e cuore…un trovarsi esattamente dove si vuole e non dove si è malauguratamente capitati…devo pensarci anche io…ancora… 🙂

  3. Sei te che devi costruire la tua felicità. Se sei in una condizione che ti “impone ritmi da automi, gente da sopportare per forza, sorrisi falsi da regalare a chi eviteresti come la peste, soddisfazioni personali inesistenti e quelle economiche…a volte anche” e la cosa ti rende infelice….fai di tutto per cambiarla.
    o no?

  4. Wow, mi dai sempre da pensare, Ughetta. Cosa è la felicità, ed io sono felice? Felicità è solo la piena realizzazione di sé? Francamente non so rispondere a nessuna di queste domande. Se mi chiedi se sono felice ti rispondo di sì, ma con dei paletti. Sono contenta del mio quotidiano e della mia famiglia. Non sono nata con un talento speciale, o un sogno da realizzare. Procedo a tentoni, spesso girando su me stessa, smarrendomi e poi ritrovandomi (il Gioco dell’Oca). Non prenderla come una frase da pessimista cosmica, ma si può essere assolutamente felici? Felici quando sai che mentre tu affermi di esserlo al 100% ci sono guerre e morti di fame e violenze… No, forse esistono pezzetti di felicità, da infilare assieme, ed esistono momenti di non felicità (anche per situazioni meno “globali” e più “personali”) che non credo vadano rinnegati e infilati sotto il tappeto, ma fanno parte egualmente di quella collana che infiliamo vivendo. Certo, non sopporto gli infelici cronici, quelli che si lamentano pur avendo se non tutto molto. é tutto un gioco di equilibri, tra ambizioni e l’essere soddisfatti di quel che si ha, tra aneliti che ci danno l’energia per andare avanti, e l’essere in grado di godersi il presente per quel che ci offre, pur nella sua semplicità. Di più non so, ma ci penserò. Un abbraccio 🙂

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