Cristina, una pianista a Madrid: “…io sono la mia casa.”

Eccoci ancora una volta con l’appuntamento bisettimanale nato dalla collaborazione con il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Oggi a raccontarsi è Cristina da Madrid che, oltre a scrivere per “Donne che emigrano…” si occupa anche del suo blog Cristina Cavalli (guarda qui). La ringrazio per aver condiviso con noi la sua storia e le lascio la parola. Roberta

Ciao Cristina, raccontaci un po’ di te………

Sono nata a Piacenza, in Emilia Romagna, e prima di trasferirmi a Madrid ho vissuto quasi otto anni a Roma. Ho iniziato a studiare pianoforte alle scuole elementari, ma solo dopo parecchio tempo ho capito che volevo che fosse la mia strada per la vita. Ricordo ancora che quando mia madre mi portò alla scuola di musica del paesino dove vivevo l’allora direttore le disse che il pianoforte non era adatto alla figlia di un operaio (ebbene, sì!!). Mia madre non è mai stata una che molla e allora andammo alla scuola del paese vicino. Già prima di diplomarmi al Conservatorio della mia città sentivo l’esigenza di spaziare, di cercare contemporaneamente altre vie… così ho incontrato il primo Maestro importante, Sergio Fiorentino, grandissimo pianista napoletano, e dopo di lui Pier Narciso Masi, con cui mi sono diplomata anche in Musica da Camera all’Accademia “Incontri col Maestro” di Imola.

Dal momento in cui ho iniziato a lavorare ho sempre portato avanti parallelamente i concerti e l’attività didattica come docente, ma il contesto della provincia piacentina non mi permetteva la partecipazione al mondo musicale che avrei voluto e il panorama lavorativo come docente non era certamente dei migliori… così ho deciso di spostarmi a Roma, dove le possibilità si sono allargate parecchio. Lì è nata anche la mia collaborazione con il Teatro, ho avuto occasione di lavorare con attori e registi conosciuti e meno conosciuti, che hanno tutti arricchito lo spettro delle mie esperienze artistiche. Concertisticamente parlando, ho ripreso oltre all’attività cameristica anche il repertorio come solista, che avevo tralasciato per un periodo e che ora è diventato preponderante.

Quando è nata in te la voglia di espatriare e perchè?

La voglia di espatriare è nata poco a poco e in realtà abbastanza tardi, credo meno di una decina di anni fa. Le ragioni sono essenzialmente due: prima di tutto la mia voglia di conoscere altre culture, altri sistemi di vita, altre lingue, e anche l’esigenza di affrontare tutto questo da sola, la sfida di sapersi creare una vita autonoma partendo da niente e in un luogo dove non hai nessun appiglio, amici, storia o agevolazione. Dall’altro lato ero arcistufa della situazione italiana: clientelismo accolto ormai come sistema di vita, eterne discussioni che non si trasformano mai in fatti concreti, riforme rimandate in eterno, con miglioramenti ridicoli quando non peggioramenti rispetto alla situazione precedente, attuate senza creare i presupposti perché possano funzionare… educazione sempre più carente, aria stantìa… eravamo il Paese dell’Arte e della Musica e adesso quelli che ancora osiamo sbandierare come i nostri valori aggiunti vengono vilipesi ogni giorno di più, in alto ma anche in basso. Potrei continuare a lungo ma già fin qui è più che sufficiente, e sono certa che se mezzi come internet avessero avuto una diffusione di massa prima di quando è stato, la mia partenza sarebbe avvenuta con molto anticipo.

Parlaci di Madrid. Come si vive? Quanto e’ necessario conoscere bene la lingua prima? E’ semplice trovare lavoro (servono referenze particolari) e stringere rapporti con la gente del posto?

Madrid è una città che offre ai suoi abitanti una qualità della vita molto, ma molto più alta rispetto a quella della capitale italiana. E’ una città moderna e funzionante, con una rete di mezzi di trasporto che copre capillarmente città e dintorni a qualsiasi ora del giorno e della notte, a un prezzo abbordabilissimo. Una città in cui car e bike sharing sono pratica consolidata e in cui puoi arrivare in aeroporto in metro o autobus anche in piena notte (per me questo è fondamentale muovendomi spesso per andare a suonare o tornare a casa). La burocrazia è snella e semplice – non ho mai perso più di 10 minuti per fare un documento e buona parte delle pratiche si può fare online.
I musei oltre ad un prezzo popolare ordinario hanno orari quotidiani di entrata libera e il servizio sanitario è completamente gratuito (non esiste alcun ticket per visite ed analisi e i farmaci costano decisamente meno che in Italia).
La sicurezza è buona, la polizia efficiente ma non prepotente, le stazioni metro sempre vigilate, non ho mai provato una sensazione di pericolo.

Se è necessario conoscere la lingua? Se volete lavorare certo che sì; il livello di competenza richiesto è direttamente proporzionale a quello del lavoro ambito.  Ovviamente è diverso se volete fare i professori o scaricare camion, ma tenete conto che in genere noi italiani tendiamo ad essere troppo ottimisti circa il nostro livello linguistico: quella che normalmente si definisce  conoscenza “scolastica” significa non sapere interagire in maniera accettabile e non va bene. Altro aspetto da non sottovalutare è che in Spagnolo è molto semplice arrivare a una comunicazione base… ma nonostante ci sia una certa assonanza con la nostra lingua, la sintassi è completamente diversa, quasi opposta in molti casi, il che rende più difficile arrivare a parlare davvero bene.

Si trova lavoro facilmente? Direi di no, ma il mio lavoro è atipico, per cui non ho gli strumenti per valutare più di tanto la situazione.

Stringere rapporti con la gente del posto non è difficile: lo stile di vita è piuttosto orientatoconcertopraga all’outdoor, si esce spesso e volentieri, anche perché la scelta di localini in cui fare tapas o bere una copa è davvero invitante (nonché pericolosa per la linea!). Lo sport è molto praticato, e incentivato intelligentemente dall’ayuntamiento (comune): Madrid è costellata di centri sportivi, solo quelli municipali sono una quarantina e i privati molti di più, i parchi dove godersi il bel clima sono ovunque.
Insomma, se dovessi sintetizzare in una frase direi che Madrid è una città in cui c’è un bell’equilibrio tra efficienza europea a animo latino, alla gente piace lavorare sì, e bene, ma contemporaneamente quel che qui si chiama “disfrutar”, il corrispondente spagnolo di “enjoy”, godersi la vita, vivere bene… sarà un caso che in italiano non c’è un verbo equivalente, che esprima questo semplice concetto in una sola parola?

Cosa hai imparato da quest’espatrio?

Ho imparato una cosa importante su me stessa: posso trovare la maniera di vivere bene ovunque, la mia qualità di vita dipende dai miei pensieri… io sono la mia casa.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Raccontaci per quale motivo hai scelto di farlo.

Ho scelto di condividere i miei pensieri per il puro piacere di farlo… da piccola tenevo un diario, poi ho smesso e mi manca un po’ mettere su carta quel che mi passa per la testa, e spesso è un ottimo modo per chiarire e formalizzare con se stessi idee che altrimenti si perderebbero. Poi trovo interessante leggere a mia volta le impressioni altrui, e quelle femminili sono quasi sempre più sfaccettate, articolate, meno banali.

Torneresti in Italia e cosa provi nei confronti del nostro “Bel Paese”?

Cristina-Cavalli--(9)Non tornerei in Italia per nessun motivo. Mi dispiace dirlo… amo il mio Paese ma non ritengo giusto diventare l’ennesima vittima dell’attuale situazione; sacrificarsi e lottare ha senso quando esistono possibilità di cambiamento, e io lì non le vedo. Non posso far finta di non vedere i continui peggioramenti… l’Italia è un Paese vecchio, ipocrita e soggiogato dal peggio del peggio, ogni cambiamento viene ostacolato a oltranza, la qualità di vita si riduce sempre di più e tanta gente o non se ne accorge o lo nega di fronte a se stessa. Io il famoso santo in paradiso non ce l’ho né l’ho mai cercato, e tutto quel che ho fatto finora lo ho fatto da sola, senza compromessi, e continuerà ad essere così. Senza piangersi addosso, realizzare le proprie idee, just do it, no?

Cosa mi manca? Ovvio: le persone care e il cibo, ma ci sono i voli economici, le video chiamate e la mia curiosità… Io sono una che si stanca a stare troppo tempo nello  stesso posto, i prossimi mesi mi aspettano Belgrado, Helsinki, Londra e la Cina, e io non vedo l’ora di conoscere Paesi nuovi.

La pizza e il gelato? Li mangerò in vacanza!

www.cristinacavalli.com

6 commenti

  1. Bellissimo questo post, spero tanto che l’indegno prof legga e sprofondi nei suoi pochi neuroni. Ma quel che porterò con me è “posso trovare la maniera di vivere bene ovunque, la mia qualità di vita dipende dai miei pensieri… io sono la mia casa”. Io sono la mia casa… C’é tanta forza e fiducia. Grazie 🙂

  2. La gente ed il terribile vizio che ha di dividere le persone per categorie, come fossimo oggetti da dividere per tipo o colore!!! :-/ Anche a me è piaciuta molto la storia di Cristina… 🙂

  3. Che bellissimo articolo!! 🙂
    Mi ha colpito il fatto che anche a tua madre, in una differente regione dalla mia, abbiano detto che ‘una figlia di un operaio non diventa pianista’, non molto differente da quello che mia madre si sentì dire tanti anni fa (una figlia di operaio non diventa cantante lirica). Tu però ce l’hai fatta, anche senza santi in paradiso, ed è bellissimo!! 🙂
    Tantissimi Auguri!

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