Espatriare sì, ma dove? Paese o città?

Come molti di voi già sanno, il nostro è il secondo espatrio. Questa doppia esperienza ci ha regalato la possibilità di vivere due contesti completamente opposti. In Germania abbiamo vissuto per due anni a Bamenohl (Nordrhein-Westfalen), un piccolissimo paese immerso tra le foreste con circa 2900 abitanti, mentre oggi viviamo a Vienna, capitale d’Austria con quasi due milioni di abitanti. Una bella differenza direte, e non irrilevante aggiungerei. Andiamo a vedere da vicino, per quanto il mio parere possa essere del tutto soggettivo, le differenze che ci sono tra un espatrio in un paesino e uno invece in una grande città.

Il piccolo paesino

I primi giorni dopo l’arrivo sembrano surreali, quasi fatati. Ti ritrovi a vivere in un contesto da cartolina, in un paese così ordinato, pulito, schematico da sembrare finto. Gli abitanti del luogo sono precisi, ordinati, silenziosi, ogni cosa è esattamente come vorresti che fosse. Dopo un paio di mesi, nonostante ai tuoi occhi sembri ancora tutto bello, inizia però a bussare alla porta qualche perplessità. Ciò che prima ti sembrava precisione adesso inizia a somigliare a ottusità mentale. Gli stranieri sono pochi (in tanti preferiscono le grandi città), la gente del luogo è quindi meno abituata ai forestieri e continua a lanciarti battutine molto fastidiose ogni volta che si presenta un’occasione. La loro apertura mentale è pari a quella di un compasso con la rotellina bloccata, vivono di luoghi comuni sull’Italia, vanno in vacanza sempre e solo in Turchia perché costa poco (chiusi due settimane in un villaggio a bere) e, non importa che tu sia veneto o siciliano, sei comunque un mafioso (perché italiano). Inizi a sentire, in tutto il suo peso schiacciante, l’esser straniero in casa loro. Però il posto è bello, non intendi rinunciare a questo paradiso solo perché qualcuno ti ha offeso, prosegui dritto per la tua strada ignorando le “involontarie” provocazioni.

Iniziano a trascorrere i mesi, festeggi un anno dal tuo arrivo, per qualcuno è bello come il primo giorno, per altri però meno.

Dalla mia finestra in Germania.
Dalla mia finestra in Germania.

La quiete che inizialmente ci era sembrata meravigliosa adesso si chiama noia. Sempre lo stesso pub (Kneipe), le stesse quattro persone che incontri ogni giorno, che ti ripetono sempre la stessa cosa, con la stessa espressione, le stesse parole, lo stesso sorriso sintetico. Loro che mangiano tutti i giorni alla stessa ora, le stesse cose chimiche, nello stesso punto del divano, che vanno a letto con il sole e si svegliano quando il gallo ancora dorme. Loro che ti vietano di usare l’aspirapolvere la domenica mattina (fa troppo rumore) ma poi ti fanno saltare dal letto in piena notte il sabato, perché stanno facendo baldoria e sono completamente ubriachi. Vogliamo parlare della movida? Una pizzeria, un pub, dieci kebab. Se ti viene voglia di andare a bere una birra nel giorno di chiusura è finita. O ti tieni la voglia o guidi per circa 100 km fino a Colonia, poi però puoi dormire lì perché se hai bevuto e ti fermano ti stracciano la patente. L’unica cosa che abbiamo trovato in paese quando cercavamo una birra verso le 23.oo è stato un distributore di wurstel. Capite? Non di merendine e coca cola, di wurstel! E come potevo mangiarne uno senza poi berci sopra una dannata birra? Le tanto amate passeggiate nei boschi perdono man mano il fascino, piove spesso e non ti va di rotolarti come un maiale nel fango ogni fine settimana. Fare 100/200 km in auto per raggiungere le città più vicine non è sempre possibile perché o hai i soldi (ma quelli veri eh) oppure devi risparmiare e la benzina, il mangiare fuori e i parcheggi costano. Dove abitavo io in Germania costava tanto anche spostarsi in treno. Quindi ti limiti a fare delle gite circa una volta al mese, forse anche ogni due mesi, mentre nel resto del tempo guardi fuori dalla tua finestra e ti illumini, ricevi la folgorazione e capisci perché la gente del luogo beve così tanto.

Dopo un paio di anni le alternative sono due. Iniziare a integrarsi o andare via, come abbiamo fatto noi.

La città

L’arrivo in città è stato per noi affascinante. Vienna è ricca di meraviglie, in ogni angolo ci sono locali, negozi, supermercati. I mezzi di trasporto funzionano benissimo, non è necessario avere un’auto anzi, spesso è necessario doverla vendere perché risulta essere un oggetto inutile e costoso. La capitale austriaca è un connubio di culture e tradizioni, ognuno mangia quando gli pare, quello che gli pare e le differenze nei gusti sono così tante da risultare alla fine quasi armoniche. Non ti senti uno straniero, nessuno ti fissa se parli la tua lingua in mezzo alla gente, in realtà nessuno ti fissa anche se esci da casa in pigiama.

Foto scattata durante il Gay Pride 2016 a Vienna.
Foto scattata durante il Gay Pride 2016 a Vienna.

Ecco, per alcuni questa potrebbe essere la nota dolente. Vienna, come tutte le grandi città, non dorme mai, ti offre quello che vuoi anche di notte, però, alla stessa maniera, può risultare frenetica e veloce. Tutti corrono come se dovessero andare a prendere la bandierina in un punto prestabilito, spesso corrono anche senza motivo, persino i turisti a volte corrono…ma dove andate tutti così di fretta? Questo implica un grande disinteresse per il prossimo. Per la signora che ha bisogno di aiuto perché il passeggino non è semplice da portare nelle scale. Per la turista cinese che ha due valigie e non sa come arrivare all’ultimo gradino portandole entrambe. Per la signora alla quale si è rotta la busta della spesa mandando in frantumi la bottiglia di vino che aveva appena comprato. Per chi inciampa, chi cade, per chi ha la pressione bassa e sta per svenire, per chi vomita in strada per colpa di un virus ma viene ignorato perché ritenuto ubriaco. Questi sono i lati negativi di tutte le grandi città e per alcuni di voi potrebbero avere un grande peso a livello psicologico nel vostro espatrio. Tutto può essere riassunto in un aforisma…

Una città è una grande comunità dove le persone si sentono sole tutte insieme. (Herbert V. Prochnow)

Tirando le somme, per quanto riguarda me, preferisco di gran lunga la città, almeno…per adesso. Ho 38 anni e un gran bisogno di stimoli, di sentirmi immersa in culture diverse, di sentirmi parte di un tutto variegato. La scelta di Vienna è stata per me quella giusta, amo questa città e, per la prima volta in vita mia, non ho voglia di spostarmi altrove. Però potrebbe essere la scelta sbagliata per chi ha bisogno di sentirsi un po’ “al centro dell’attenzione”. Diciamo che è la solita vecchia storia del pesce grande in uno stagno piccolo..o viceversa.

Quindi ponderate bene la vostra scelta, oltre a valutare la lingua (in primis), le offerte di lavoro e il costo della vita, valutate anche l’impatto psicologico che il luogo scelto avrà su di voi.

2 commenti

  1. I due estremi insomma eheh
    Milano la conosci, sa essere come Vienna, forse solo più inquinata. Ecco perché io cerco la via di mezzo (che ho già trovato ;))
    un bacio!

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