Francesca, un’altoatesina all’estero! #Israele

A raccontarci la sua esperienza oggi è Francesca da Israele. La ringrazio e vi auguro buona lettura!!! Roberta

Ciao, inizio ringraziandoti per la disponibilità e curiosando, come faccio di solito, sulla persona che si racconta. Quindi chi è Francesca?

Francesca ha 33 anni, ma tutti dicono che “ne dimostra meno” (giudicherai poi tu dalle foto :-). Nata a Milano, ma altoatesina fino alla cima dei capelli in quanto: perfettamente bilingue (italiano e tedesco) e un mix curiosissimo tra Italia e area tedesca: da un lato, la precisione, correttezza, onestà e puntualità quasi maniacali (povero il mio manager israeliano…mi hanno selezionata per il Master Chef israeliano, ma ci sono alcuni punti confliggenti tra il mio contratto con l’agenzia Take 2 e l’agenzia che allestisce il programma Master Chef; perciò, appena ebbi in mano il contratto, filai dal mio agente e dichiarai solennemente “Non firmo nulla prima che lei non analizza questo contratto punto per punto e non si trova un eventuale compromesso con l’altro agente. Voi conoscete la legge israeliana e io mi fido di voi.” Il mio agente rispose “Franci, hai perfettamente ragione. Infatti qui sei nota per la tua costanza, la tua umiltà, la tua voglia di lavorare…e importantissimo, la tua onestà e correttezza, oltre alla tua presenza scenica e l’intensità delle tue interpretazioni. Inoltre, rispetti molto Israele e le sue usanze e questa è un’ottima cosa”. Rifiutai di lavorare ulteriormente con un regista russo, in quanto le condizioni di lavoro erano confliggenti col mio contratto presso la mia agenzia, nonostante un compenso più che buono), dall’altra il calore umano, l’empatia e l’amore per le cose belle (tutte le volte che vado in Italia, povero il mio conto in banca…), la buona cucina…e ahimè, l’impulsività. Ho sempre avuto la passione del teatro e della recitazione, che mi ha portata in Italia a lavorare con Micaela Ramazzotti e Kim Rossi Stuart, Neri Parenti e in Germania con Moritz Bleibtreu (l’attore principale in “Munich” e “Lola corre”). In Israele ho lavorato con Shemin Zerhin (lo Steven Spielberg israeliano), Dror Shaul e molti altri come registi e Moran Atias, Oz Zehavi, Alon Aboutboul, Dovale Glinckmann come attori. Altre mie passioni sono: le lingue straniere, che mi hanno portato a imparare inglese, russo, francese, un po’ di spagnolo…e adesso il mio traballante ebraico :)e…la cucina, che mi ha portata dritta dritta al Master Chef israeliano :). Adoro anche l’astrologia e mi interesso alla medicina alternativa, come ad esempio i fiori di Bach e i fiori australiani.

Come mai hai deciso di vivere all’estero e di cosa ti occupi?

Sono sempre stata una giramondo, in quanto a 11 anni ero già in Inghilterra per imparare l’inglese durante l’estate; anche se il mio accento quando parlo può sembrare un po’ strano (in quanto, una stratificazione di accento italiano e tedesco), poi in Francia. Ho vissuto in Australia, Francia, UK, Russia e adesso Israele. I miei studi di Scienze Politiche (ho tentato due volte l’esame in Farnesina, ma non andò bene, essendo davvero molto, molto difficile) mi hanno portata a viaggiare molto… ma anche l’amore, in quanto vissi anche a San Pietroburgo, città fiabesca, per amore…e adesso Israele, sempre per un uomo di origine russa. Infatti, l’apprendimento dell’ebraico sta andando un po’ al rallentatore per via del mio amore per la lingua e cultura russa…io e la famiglia del mio ragazzo parliamo sempre russo.

Come si vive in Israele e cosa consiglieresti a chi vuole trasferirsi da quelle parti?20140413_103450

In Israele si vive molto bene, per certe cose somiglia tantissimo all’Italia: il clima (a gennaio, 18 gradi a Tel Aviv e 22 a Eilat, fate un po’ voi…), il calore umano delle persone, il loro approccio tranquillo e rilassato con la vita, la buona cucina, il fatto che gli Israeliani siano molto diretti e anche un po’ impulsivi…e anche la burocrazia, che se non sei ebreo ti fa davvero vedere i sorci verdi 🙂 In Israele, si entra SOLO se si è ebrei o si è partner di un cittadino/a israeliano/a. Non si bara in nessun modo: se hai una relazione con un/a cittadino/a israeliano/a, all’appuntamento coi funzionari del Ministero degli Interni ti separano dal tuo partner ed è un fuoco incrociato di domande: dove vi siete conosciuti, come vi siete conosciuti, come si chiamano i genitori, qual è il suo piatto preferito, se avete animali, come si chiama il vostro animale domestico, di che colore è…e via di questo passo. E non basta: i partner devono portare almeno cinque lettere ciascuno di amici e parenti che li conoscono come coppia, debitamente firmate, foto nei luoghi dove sono stati assieme e coi familiari, lettere, biglietto aerei, ricevute dei vari hotel…Quindi, consiglio molta pazienza con la burocrazia israeliana. Inoltre, se si vuole parlare della “situazione” tra Israeliani e Palestinesi, fatelo sono con gente esperta di storia, politica e geopolitica…si tocca un nervo MOLTO scoperto.
20130917_190417Inoltre, Tel Aviv è una città molto sicura, in quanto la polizia è molto presente e se qualcuno “sgarra”, paga, eccome se paga! Ho provato a prendere l’autobus negli immediati dintorni della stazione centrale di Tel Aviv alle undici di sera e non mi e’ mai successo nulla. Provate a fare lo stesso a Roma o Milano nei dintorni delle rispettive stazioni (Termini e Centrale) a quell’ora…Ho provato a camminare sul lungomare di Tel Aviv e a Via Dizengoff (la strada principale di Tel Aviv) e nessuno mi ha mai importunata, neanche gli uomini di origine araba (che in Italia e Francia, trovai un pochino troppo insistenti per i miei gusti…). Durante la campagna militare del luglio 2014 ero qui in Israele e le disposizioni di sicurezza per i cittadini erano semplici e chiare (il governo israeliano mise a punto l’Iron Dome per proteggere le varie città e lanciò un app per sapere dove fosse il rifugio più vicino), quindi riuscii a passare quel periodo senza troppi traumi, nonostante la paura dei razzi e il cuore in gola quando urlava la sirena e dovevamo correre nei bunker. Per il resto, i prodotti italiani si trovano pure qui, gli Israeliani dicono che il loro popolo somiglia molto a quello italiano (un po’ come i greci “Una faccia, una razza”) e Tel Aviv è una città che offre tantissimo ai giovani, che “non dorme mai”, con tanti musei, concerti, ristoranti…non ci si annoia proprio mai 🙂

Ti lascio libera di descrivere, come preferisci, l’essenza di questo tuo espatrio. Cosa ti ha insegnato?

In Israele ho imparato a sorridere di più, a fidarmi delle persone, a rilassarmi, a prendere la vita un po’ così come viene. Gli israeliani sono sempre stati gentilissimi con me, non mi hanno mai e poi mai fatta sentire straniera, nonostante appena arrivata qui non sapessi nemmeno leggere l’ebraico; però con inglese, russo, francese e spagnolo mi sono fatta sempre capire e nessuno, dico nessuno, mi ha mai “etichettata” per via del mio accento. Per questo motivo l’apprendimento dell’ebraico sta andando un po’ al rallentatore: qui c’è tantissima gente dall’ex URSS…tutte le volte che provo a usare il mio pietosissimo ebraico, arriva sempre qualcuno di origine russa a salvarmi 🙂 In Israele poi svolgo un lavoro che adoro…certo, domanda moltissimo dal punto di vista fisico, ma è molto appagante a livello emotivo. I registi israeliani mi hanno sempre messa a mio agio e mi trovo molto bene anche col personale tecnico, in quanto anche loro sono sempre stati gentilissimi con me…quanto abbiamo riso insieme. Una volta che siamo stati sul set per 15 ore di fila, quando il regista disse “Cut! Bene, grazie a tutti!”, sono partiti cori da stadio e ci siamo tutti abbracciati, anche se dormivamo letteralmente in piedi ed abbiamo avuto freddo (le notti, nel deserto, possono essere freschine, specie in gennaio; un maglioncino ci vuole, così come i collant spessi sotto i jeans). Inoltre, gli israeliani vedono molto bene gli italiani, in quanto l’Italia è vista come il paese dell’arte, della buona cucina, dell’amore e del “godersi la vita”. Vi dirò la verità, Israele è uno dei pochi luoghi dove se sentono che sei italiano, non danno la stura ai peggiori luoghi comuni sull’Italia…del tipo “Italiani pigroni, che fanno i galletti con le donne, pressapochisti…e la lista potrebbe continuare”. Mentre in Germania, UK, Belgio e Francia, quando dicevo che ero italiana, nel migliore dei casi, un sorrisetto modello Merkel-Sarkozy nel novembre 2011, alla vigilia dell’insediamento del governo Monti.

Raccontaci un aneddoto simpatico riguardante la tua esperienza da expat.

Un aneddoto simpatico. Ero nella hall del mio Ulpan (il mio corso di ebraico) e stavo chiacchierando in russo con una mia altissima e biondissima amica russa…Lì di fianco ci sono degli americani, non ci faccio troppo caso e continuo a parlare russo. Uno degli americani fa: “Certo che le donne russe sono davvero le più belle del mondo”…e io risposi, forte e chiaro, in ebraico, in modo che sentissero tutti “Sì, specie se nascono in Italia!”. L’americano in questione diventò rosso come un pomodoro e balbettò “You don’t look like Italian” e io risposi “Lo sapevi che gli italiani sono la popolazione più “ethnically diversified” d’Europa?” 🙂

Domandina di rito…ti manca l’Italia? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Paese e torneresti a viverci?

Io per le vacanze non torno in Italia, torno in Alto Adige (che vabbè, “de jure” è sì parte dell’Italia, ma “de facto”…ci sarebbe da fare un LUNGHISSIMO discorso in merito). Ho portato il mio ragazzo israeliano anche alle Cinque Terre e a Firenze. Sì, gli sono piaciute, ma ha notato anche la poca cura per il turista, la scortesia negli esercizi commerciali, agli sportelli informativi e postali, l’incuria, il fatto che alcuni dei luoghi più belli del mondo siano letteralmente abbandonati a loro stessi, i mezzi di trasporto (ad esempio, i treni; a parte i Freccia Rossa, quelli locali fanno pietà e a Firenze dissi al mio ragazzo di stare attentissimo agli zingari, che letteralmente infestano la stazione di SMN) la cui qualità lascia parecchio a desiderare. Per questo motivo, preferiamo entrambi l’Alto Adige come meta delle nostre vacanze in Italia: pulizia, cortesia, attenzione al cliente sono i pilastri dell’ospitalità altoatesina, oltre che all’efficienza, l’ottima cucina e alla puntualità dei mezzi di trasporto. Dell’Alto Adige mi mancano la Sachertorte, le Dolomiti color corallo al tramonto e all’alba, i mercatini di Natale, i ristoranti 3 stelle di Michelin, i vari caffè che sono opere d’arte con panna montata, zabaione, ecc, i mercati dei contadini praticamente tutte le settimane, i vari negozi “biologici” a prezzi accessibili (in Israele, i prodotti Weleda e Dr. Hauschka costano moltissimo), i fiori di Bach, australiani e medicinali omeopatici praticamente ovunque (in Israele la medicina alternativa, ahimè, non è così diffusa…quando cercavo i vari tipi di mieli, in quanto ogni miele ha le sue virtù terapeutiche, le commesse israeliane mi guardarono come una marziana), i “Toerggelen” (le feste contadine autunnali), il mio Dirndl, le varie sagre (al mio ragazzo piacque tantissimo quella del Pane e dello Strudel di Bressanone e quella dello Strudel in Val di Funes, ai piedi del massiccio delle Odle…davvero un paesaggio da fiaba), le case calde in inverno e fresche in estate grazie alla tecnologia “KlimaHaus B”. Quando portai il mio ragazzo in Alto Adige, se ne innamorò perdutamente. Quando per quest’anno proposi di visitare Roma o Venezia, il mio ragazzo fu irremovibile; disse soltanto “South Tyrol. Period.” con un tono che non ammetteva repliche 🙂 Un ritorno in Italia, almeno nel breve periodo, non è contemplato, vista la situazione nel Paese…il mio ragazzo mi ha fatto sapere che se il Presidente italiano gli regalasse la cittadinanza italiana, lui sceglierebbe di vivere in Alto Adige, senza se e senza ma. Peccato che dovrebbe mettersi sotto con italiano e tedesco, “conditio sine qua non” per vivere ai piedi delle meravigliose Dolomiti 🙂

Griastenk (arrivederci in dialetto altoatesino 🙂 )
Francesca

3 commenti

  1. Grazie care, mi fa piacere che mi sosteniate 🙂 E’ ben vero che Israele non è uno Stato facilissimo (burocrazia israeliana, aiutooo! Ebraico, aiutoooo!), ma quale Stato lo è…In Israele mi trovo benissimo, vuoi per il clima (sarà che sono metereopatica, sarà che pure il mio caro ” Herr Doktor” omeopata fedele a Samuel Hanemann nei secoli dei secoli ha certificato “crafe mankanza di fitamina D, di conseguenza apitare in Israele è un’ottima cosa per la tua zalute”), vuoi per la gente, vuoi per la mentalità…gli Israeliani non mi hanno mai fatta sentire straniera, non mi hanno mai presa in giro per il mio povero ebraico (mentre in Francia, UK, Australia e USA, tutti a prendermi in giro per il mio “weird accent”…vorrei vedere “les Parigotes, tetes de veau, Parisiennes, tetes de chiennes” dire “Ich moechte gerne eine Gerstsuppe” in un Gasthof della Val Passiria o della Val d’Ultimo…farebbero ridere tutti…la stessa cosa vale per lo/a Yankee che crede di essere perfetto solo perchè americano/a). Anche se Israele non è uno Stato facile, io mi ci trovo benissimo, perchè la gente qui mi ha accolta così come sono, senza giudicarmi e senza tentare di cambiarmi; inoltre, dopo una settimana qui, conoscevo già tutto il quartiere, cosa impensabile in Svizzera o in Svezia. Last but not least, che gioia a febbraio avere un cappottino leggero, mentre le mie amiche in Svezia sono imbacuccate come salami fino ad aprile inoltrato;

  2. Leggendo la storia di Francesca trapela la grinta e passione nell’affrontare la vita… 🙂

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