Una gloriosa figura di merda

Non ricordo con esattezza l’anno, ma ci aggiriamo intorno al 1995/1996. Il lido Aquarius, come ogni estate, era in fermento. A quei tempi, in fondo sulla destra, c’era la Zona Giovani – non potrei mai dimenticarlo, visto che proprio lì ho perso la verginità, un paio di anni dopo – e la percentuale di carne fresca era altissima. Con il passare del tempo la situazione si è invertita… e infeltrita. Fu un’estate gloriosa, e vi spiego perché. Tra le varie iniziative messe a disposizione dei clienti, quell’anno saltò fuori un concorso per eleggere Miss e Mr Aquarius. Quale fulmine mi attraversò la mente, bruciando l’unico neurone in essere, ancora non lo so; e non lo saprò mai. Fatto sta che decisi di iscrivermi, con coraggio, convinzione e soprattutto insensatezza.

Quell’estate avevo, per la prima volta in vita mia, i capelli cortissimi. Ho impiegato anni per capire sotto quale lunghezza non devo mai scendere, in base alla conformazione del mio viso. In quel caso però, essendo – come vi ho già detto – il primo esperimento, avevo esagerato, superando la linea rossa di confine. Il risultato fu il solo possibile; il mio ovale con quei capelli trovava similitudine con un uovo di Pasqua. Ricordo quando tornai a casa e mio padre aprì la porta. Si limitò a fissarmi e a dire ” Fai schifo”. Lo ricordo come se fosse ieri; da un lato lo capisco, era abituato alla mia folta chioma color rame e si era ritrovato con una sfera arrugginita che diceva di essere sua figlia.

Come se la testa a uovo non fosse sufficiente, decisi di ascoltare i consigli di mia madre per quanto riguardava l’acquisto del costume da indossare durante la sfilata. Ricordo anche quello come se fosse ieri. Pezzo intero, di un tessuto compreso tra la lycra e la flanella; sfondo color carta da zucchero, tempestato di fiorellini variopinti. Una tale merda che solo al pensiero mi sanguinano gli occhi. Tanti anni dopo ci sono cascata di nuovo. Ero incinta, larga bene o male quanto una mongolfiera bifamiliare, dovevo comprare il costume e volevo categoricamente un due pezzi. La mia idea era di prendere un semplice e normalissimo bikini nero, dove lo slip sarebbe rimasto sotto la pancia. Mia madre però si era messa subito sul piede di guerra, perché “No, a mare con me, con quel costume, non ci vieni!”. Visto che ero lì in ferie e non volevo rovinarmele litigando, alla fine ho ceduto, assecondando i suoi consigli. Mi ha fatto comprare un due pezzi premaman rosso con dei profilini color latte scaduto; il Gabibbo accanto a me? Scansati proprio!

Una gloriosa figura di merda
Una mia foto, scattata anni dopo al Lido Aquarius. Guardando in fondo si nota quella che, una volta, era la “Zona Giovani”.

Ma torniamo alla sfilata di quella lontana estate. Per completare il quadro e avere la certezza di raccattare una figuraccia immensa, ho abbinato al costume un paio di zeppe color sabbia. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse per un particolare; io non so camminare sulle scarpe alte. Ancora oggi devo avere ai piedi calzature relativamente basse, e anche con quelle faccio fatica a coordinare i passi. Credo che sia una questione di timidezza, o di psicosi, non saprei. Se per esempio, mentre cammino, mi concentro sui miei passi, perdo subito la capacità di muoverne di nuovi. Le gambe si irrigidiscono, il ritmo saltella e rischio di sbandare in maniera troppo evidente. La soluzione è solo una; quando sono in giro devo pensare a tutto, tranne al fatto che sto camminando. Lo stesso mi succede se ho l’impressione che qualcuno mi stia fissando, o se ho altre persone alle spalle; la paralisi è pronta a tendermi la trappola. Ero così già allora, e sarete d’accordo con me sul fatto che la sfilata no, non era una buona idea.

Io però volevo essere figa come le altre; belle, agili, brave a ballare e a camminare. Volevo vincere quella gara per far breccia nel cuore del tipo palestrato che mi piaceva – solo oggi mi rendo conto che era un cubo mal rifinito – e farlo innamorare di me. La sfilata ebbe luogo, e io mi lanciai su quella passerella arrangiata, appena l’altoparlante sputò fuori il mio nome. Era stato veloce e indolore; ce l’avevo fatta! E non era stato nemmeno così difficile. Almeno… questo è quello che ho pensato fino all’attimo prima di ammirare le riprese video di quell’inglorioso momento. Sembravo un bastone. Un bastone al quale era stata data la carica. La rotazione per girarmi e tornare indietro ricordava tanto un palo della luce quasi sdradicato, che oscilla per il forte vento. E poi quei capelli, quel costume, quelle scarpe; che connubio osceno! Come potete immaginare, nessuno quell’anno si innamorò di me. Gli anni dopo sì, ma quelle  storie le ho già raccontate nel mio libro.

Sapete qual è la cosa bella? È che ho fatto tutto quello per sembrare figa; ma io, figa, lo ero già… e non lo sapevo. Lo ero per il mio modo naturale di essere totalmente scoordinata, per le mie scarpe comode, per le mie risate spontanee, per la freschezza che irradiavo da ogni poro… e non lo sapevo. Ero bella senza bisogno di emulare le altre, e nel mio essere diversa stava la mia unicità… ma non lo capivo. Sono successe tante cose tra quelle tavole di legno che profumavano di mare e di vita; ancora adesso, se chiudo gli occhi, posso distinguere ogni odore, ogni sapore. E… se mi concentro bene… posso sentire ancora la voce al microfono che chiama a sfilare la concorrente Roberta Castelli. È stata una figura di merda, ma non una qualsiasi… era e sarà per sempre una gloriosa figura di merda!

L’estate doveva essere libertà e giovinezza e nessuna scuola e la possibilità, l’avventura e l’esplorazione. L’estate era un libro pieno di speranza. Ecco perché ho amato e odiato le estati. Perché mi hanno fatto venire voglia di crederci. 

(Benjamin Alire Sáenz)

Ora tocca a voi raccontare… 😉

2 commenti

  1. Grazie! Ogni tanto sento la necessità di prendere una pausa. Io, in quegli anni, avevo un fisico che vorrei tanto avere ancora oggi. Il problema spesso è nella testa, perché ci vediamo brutte anche se non lo siamo (e quello che scrivi lo conferma). Il bullismo vero e aggressivo, per fortuna, non mi ha mai sfiorato. Per quanto riguarda la sfilata… non so dove caspita ho trovato il coraggio! ahah

  2. Io ho sempre odiato le estati perché fino a 21-22 anni avevo la forma di un giocatore di football americano, mi mancava giusto il casco e il quadretto sarebbe stato perfetto! I ragazzi della mia età mi detestavano e mi prendevano in giro.. una vera tortura per 10 anni (dai miei 12 ai miei 22).
    L’appuntamento annuale con le vacanze estive si concluse, finalmente, quando avevo 16 anni e da allora mi sono sentita riavere.. avevo il bullismo maschile solo a casa ecco 😀
    Nonostante sappia camminare sui tacchi, anche se li detesto, non ho mai avuto il coraggio di sfilare, congratulazioni per il coraggio!!
    (Su quello che dici della tua bellezza concordo, anche se io sono al contrario, mi vedo brutta… e mi sta bene così 😉 ).
    Mi mancavano i tuoi articoli, a presto!

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