Il mio espatrio? Una profonda crescita! Francesca #Marocco

Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci porta in Marocco! Un’esperienza di espatrio importante ma un futuro ritorno alle origini e alla propria terra. Ringrazio Francesca e vi auguro una buona lettura. Roberta

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Ciao, inizio, come faccio sempre, chiedendoti…chi è Francesca?

Ciao, sono Francesca, ho 36 anni e sono nata a Parma. La mia vita è come quella di tante altre: una bella famiglia unita, due genitori stupendi che stanno insieme da una vita, un fratello di 14 anni meno di me che adoro, scuola dalle suore, liceo linguistico, università di lettere abbandonata a pochi esami dalla fine. L’ultimo lavoro prima di partire è stato come impiegata, unica donna, in un’ azienda metalmeccanica, che farebbe molto Flashdance se la mia carriera di ballerina non fosse durata solo 4 anni finché ho capito di essere goffa e scoordinata.
Come tutte le femmine, fin da piccola, ho sempre creduto che avrei sposato mio padre, poi due anni fa ho incontrato Maurizio, che mi ama, rispetta, coccola e protegge come mio padre e ha 25 anni meno di lui, quindi per ora il matrimonio col babbo è stato messo in un angolo.
Sono estroversa, sorridente e gentile ma logorroica, pigra, lunatica e  permalosa. Ho paura di tutto. Sono molto generosa ma anche molto tirchia. Credo nelle favole.
Nei rapporti con le persone metto tutta me stessa, ma pretendo lo stesso.
Sono un’inguaribile romantica e credo fermamente nell’amore e nelle anime gemelle. Se vedo due vecchietti che si scambiano una carezza o un bacino mi sciolgo. Piango ancora quando Johnny parte in Dirty Dancing.
La mia giornata ideale finisce con un’ aperitivo con le amiche, un buon libro e una bella chiacchierata con Maurizio prima di andare a nanna (tendenzialmente tra le 10 e le 11 come due anzianotti).

Quando è nata in te l’idea di espatriare e perché?image

L’ idea di espatriare è nata appena ho conosciuto Maurizio. Il giorno stesso in cui ci siamo visti per la prima volta ha iniziato a parlarmi della sua passione per i viaggi e per l’Africa e ad illustrarmi il suo progetto di aprire una yogurteria in Senegal. Più mi parlava e più mi innamoravo di lui. Dopo sei mesi abbiamo deciso di provare a fare questa cosa insieme, non in Senegal ma in Marocco perché non ero pronta per l’Africa nera.

Cosa ti ha spinta a scegliere questa destinazione e di cosa ti occupi?

Abbiamo scelto il Marocco perché il nostro progetto prevedeva: un posto caldo, un’economia in espansione e (unica condizione imprescindibile che ho posto io) la vicinanza con l’Italia. Ad Essaouira eravamo già stati più volte in vacanza. È una piccola cittadina sull’oceano, patrimonio dell’Unesco, calma, tranquilla e che conta moltissimi turisti ogni anno. Abbiamo aperto Yoo dove facciamo frozen yogurt, estratti a freddo di frutta e verdura, smoothies e panini vegetariani; un piccolo Bistrot all’insegna della salute, insomma. Lavoriamo con prodotti sia italiani che locali e ci rivolgiamo a  turisti e residenti i quali devo ammettere che apprezzano parecchio.

Sono davvero curiosa di conoscere qualcosa in più sul Marocco, ci piacerebbe sapere com’è, visto con i tuoi occhi…

Il Marocco è un bellissimo paese. Ci sono tante cose diverse da vedere: le città imperiali, le montagne innevate con paesini di “stampo” svizzero, foreste di macchia mediterranea e campi sterminati di ulivi ed Argan, cittadine fortificate che si affacciano sull’oceano e, ultimo ma non ultimo, il deserto. È un luogo dal fascino esotico alle porte di casa nostra. È rimasto l’unico paese sicuro del nord Africa. La gente è gentile ed accogliente anche se la loro lentezza ed i loro ritardi per noi europei sono difficili da assimilare.
image (3)Il Marocco è un paese in via di espansione, dove c’è ancora la possibilità di fare e di inventarsi un mestiere. Il costo della vita, se escludiamo le grandi città, è molto basso e si vive, volendo, veramente con poco. A differenza dell’Europa qui si vive alla giornata, senza orari e senza stress.
Ovviamente ci sono anche lati negativi quali la sanità (ci si augura sempre di non dover finire in ospedale) e l’igiene che, in quasi tutto il Marocco non è delle migliori. Essaouira è una città pulita rispetto a tante altre ma manca ancora, soprattutto negli anziani, il rispetto dell’ambiente. Un difetto su tutti è l’eccessiva presenza di plastica, ovunque.
Il clima del Marocco è molto vario. Io posso parlare di Essaouira dicendo che la temperatura è ottimale: in inverno c’è freschino, la sera (si parla di 8/10 gradi) e di giorno si va dai 15 ai 20 gradi. In estate è molto ventoso e le temperature non salgono mai sopra i 25 gradi. I mesi migliori sono settembre ed ottobre, quando si ferma il vento e si può fare anche un bagnetto nell’oceano.

Leggevo che le lingue ufficiali sono l’arabo e la lingua tamazight, oltre che il francese (molto diffuso)…tu in che lingua comunichi e sei arrivata lì già preparata da questo punto di vista?

Con la lingua non ho mai avuto alcun problema perché la maggior parte dei marocchini parla anche il francese, che ho studiato a scuola. Inizialmente parlavo un po’ alla Totò: “noio vulevon savuar”, poi pian pianino sono migliorata ogni giorno un pochino. Ora non sono ancora scioltissima ma parlo abbastanza bene. I documenti (per la locazione della casa e del il negozio)  li abbiamo fatti tutti in  lingua francese. Per quanto riguarda il lavoro, i turisti che non parlano francese sanno l’inglese, che parlo bene. Coi russi e gli spagnoli vado a gesti.
La lingua araba è difficilissima e per ora abbiamo imparato solo qualche parola di vitale importanza: Buongiorno, buona sera, come stai (ci sono mille modi di chiedere “Come stai?”) , non ho soldi, non preoccuparti, grazie e vai piano (molto utile sui taxi).

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Come sono i rapporti con la gente del posto? Ci sono molti italiani?

Con i marocchini abbiamo rapporti soprattutto lavorativi, a partire dai “vicini” del nostro locale.
Sono quasi tutti estremamente amichevoli, gentili e disponibili. Quando, ad esempio, sono rimasta un paio di giorni da sola in negozio perché Maurizio era ammalato mi hanno aiutata ad aprire e chiudere. Quando abbiamo aperto il locale alcuni camerieri dei ristoranti attorno proponevano anche i nostri frozen yogurt ai loro clienti. Alla nostra destra c’è un negozietto di bigiotteria. Il proprietario Hassan e il signore che lo aiuta, che noi abbiamo soprannominato George perché è la bella copia di George Jefferson, sono i migliori vicini che si possano desiderare. Ci aiutano, scambiano sempre due parole gentili, scherzano con noi, ci danno consigli e ci rispettano. Due settimane fa avevo la tosse e il mitico George mi è andato a comprare una pianta miracolosa (origano) per guarirmi.
Abbiamo stretto amicizia con due giovani francesi, Florence e Chakir, che si sono trasferiti qui qualche mese prima di noi, hanno la nostra età e lo stesso nostro percorso quindi stringere amicizia con loro è stato molto facile.
Abbiamo trovato anche due “nonni”: due signori parigini di 72 anni che hanno un locale sotto casa nostra che ci coccolano quotidianamente.
Italiani ce ne sono parecchi ma non oserei definirla comunità: è difficile vederli assieme o fare gruppo. Noi abbiamo rapporti amichevoli con tutti. Ovviamente, appena arrivati abbiamo cercato di andare a conoscere i connazionali senza cadere nell’obbligo di doversi frequentare per forza. Abbiamo conosciuto persone estremamente piacevoli che ci piace frequentare, altre che ci incuriosiscono parecchio e che abbiamo intenzione di conoscere meglio, mentre con la maggior parte di “italici” ci limitiamo a saluti e convenevoli.

Di cosa si vive in Marocco? Quali sono i mestieri più diffusi?

I mestieri più diffusi qui in Marocco sono: agricoltura, turismo, artigianato e commercio. C’è poca gente molto ricca e molta gente poverissima. Negli ultimi anni si sta sviluppando, inoltre, una classe media che fa girare l’ economia del luogo.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Sono stata contattata dall’amministratrice del gruppo che, avendo saputo che vivo in Marocco, mi ha chiesto di partecipare. Se uniamo la mia voglia di chiacchierare, l’abitudine di scrivere sempre tutto quello che mi passa per la testa, una passione sconfinata per il mondo femminile e per quello che le donne hanno da raccontare, il piacere di instaurare sempre nuovi rapporti e il brutto vizio di dire sempre di sì…. la decisione è arrivata da sola.

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

Amo enormemente il mio paese e a dirla tutta, se non avessi incontrato il mio fidanzato con già la valigia in mano non avrei pensato di andarmene a 35 anni. In Italia stavo e sto bene ogni volta che ci torno: è il luogo degli affetti e delle tradizioni. C’è una cosa però che mi infastidiva parecchio ultimamente: quel grigiore (non so come altro chiamarlo) incombente che è un insieme di stress, delusione, solitudine, rassegnazione e mancanza di prospettive che ha invaso l’animo di tante persone. Oltre a questo non mi piace quello che sta diventando la società italiana: troppa gente che non ha tempo per i rapporti interpersonali, famiglie che non sono più capaci di stare insieme come hanno fatto i nostri genitori ed i nostri nonni, mancanza di valori, consumismo, bambini di 6 anni con l’ultimo modello dell’iphone, odio per il diverso, razzismo, frustrazione. Continuando a  generalizzare, invece, amo l’Italia generosa, caciarona, solare, buongustaia, solidale, divertente, colorata, lavoratrice, impegnata, sognatrice, burlona, tradizionalista.image (5)

Amo gli italiani perché hanno un cuore grande e pieno di gioia. A volte lo dimenticano, ma in caso di necessità sono sempre pronti a dare una mano con il sorriso sulla faccia. Gli italiani sanno tirarsi fuori da ogni problema, siamo persone pratiche e non abbiamo paura di sporcarci le mani. Andando via ho ricominciato ad apprezzare cose che fino a ieri mi sembravano scontate e che invece sono il nostro punto forte, e ne sono orgogliosa.
Tornerei a viverci? Assolutamente sì. Vivo questa esperienza all’estero come una parentesi, certa che prima o poi tornerò nella mia bella Parma.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Non mi hai chiesto se è stato difficile prendere la decisione di partire.
La risposta è: sì difficilissimo. La difficoltà maggiore è stata quella di farlo sapendo di dare un dispiacere ai miei allontanandomi da loro, affrontare i sensi di colpa e staccarmi dal nido. Una profonda crescita.

2 commenti

  1. Hai ragione. Io vivo all’estero ma amo la mia terra senza rinnegarla, anche se, al momento, non ha niente da offrirmi!!!

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