Intervista per “Amiche di Fuso”

Seguo sempre con molto piacere il blog di Amiche di Fuso, che raccoglie storie, tutte al femminile, provenienti da vari angoli del pianeta. Potete seguirle anche sulla loro pagina Facebook. Tempo fa ho avuto il piacere di essere intervistata da loro per parlare del mio libro, oggi invece l’argomento principale è l’espatrio. Buon lettura.

INTERVISTA

Se non conoscete Roberta dovete subito riparare andandola a leggere sul suo blog Se anche il ragionier Ugo espatria: Siciliana di nascita, ha vissuto a Milano, è tornata in Sicilia e poi ancora in Toscana. Il suo primo espatrio è stato la Germania e poi, dopo una piccola parentesi italiana, è ripartita verso l’Austria, Vienna per la precisione. Ironica, diretta e sempre sul pezzo, Roberta è una blogger e scrittrice con una grande passione della fotografia: ora conosciamola meglio attraverso questa intervista. 

Come è stato ripartire per un secondo espatrio dopo l’esperienza italiana?

Francamente è stato molto più semplice rispetto al primo espatrio perché non avevamo così tante incognite come la prima volta. La lingua tedesca per esempio non era più quella strana sconosciuta, non avevamo shock culturali ad attenderci anzi, il vero shock lo abbiamo vissuto quando siamo rientrati in Italia dalla Germania. Stranamente e contro ogni nostra aspettativa, tornare all’estero ci ha regalato la sensazione di un rientro a “casa”, per quanto questo termine sia ormai per noi abbastanza relativo.

Cosa ti ha spinto prima a tornare in Italia e poi a lasciarla di nuovo?

Beh, indubbiamente hanno influito tantissimo la nostalgia dell’Italia, della famiglia di origine e le difficoltà che all’inizio mettono a dura prova il sistema nervoso. Siamo stati deboli, abbiamo ceduto e ci siamo fatti sopraffare dalla voglia di essere circondati da qualcosa che conoscevamo bene, da volti familiari che parlano una lingua familiare. La realtà però aveva in serbo per noi un’inaspettata “sorpresa” perché proprio nella nostra terra, tra la nostra gente, ci siamo sentiti dei perfetti stranieri. Parlavamo la loro lingua ma non ci capivano, non capivano il nostro sgomento quando ci lamentavamo per delle cose alle quali loro sono ormai assuefatti, non capivano il nostro malessere e il nostro rifiuto di scendere a compromessi per noi inaccettabili.>>CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERVISTA INTEGRALE.

Intervista per Amiche di Fuso

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