Keep calm and smile! #Margherita #Irlanda

Eccoci tornati con un’altra intervista dedicata alla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. L’espatrio di Margherita è frutto di un terribile lutto da dover elaborare, della voglia di non arrendersi allo sconforto cercando di reagire subito in modo positivo…nonostante tutto. La ammiro tanto per questo e le auguro la felicità che merita. Roberta

Ciao Margherita e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Oak field Park -Raphoe
Oak field Park -Raphoe

Ciao Roberta, grazie a te per l’intervista. Io sono Margherita, una ragazza ultra 40enne proveniente dalla Sardegna, diplomata ragioniera, non per scelta ma per necessita’, che pero’ ha sempre amato segretamente lo studio delle lingue, in particolare inglese e spagnolo. Tra l’altro sono figlia di padre Sassarese (Bultei), madre Nuorese (Oliena) ma cresciuta nel Cagliaritano (San Gavino), quindi esposta già da piccola al bilinguismo, perché il dialetto sardo è da considerarsi una lingua a sé. Ed essendo diverso di zona in zona, in casa avevamo la fortuna di sentire i dialetti delle 3 provincie piu’ grandi della Sardegna. Nonostante il Diploma in ragioneria, non ho mai praticato la professione, ho però sempre lavorato nell’ambiente dei negozi. Adoro la musica, andare ai concerti quando è possibile, leggere e cucinare quando ho tempo, e viaggiare, quando ho i soldi… Sono una persona molto positiva, istintiva e con un grande senso dell’amicizia e della giustizia ma anche poco paziente e poco parsimoniosa. Ho iniziato poco piu’ di un anno fa a fare yoga e l’ho trovato molto terapeutico. Difficile farne a meno ora. Ho giocato a Basket per 20 anni e lo sport mi ha insegnato che nel gioco anche se perdi poi hai la possibilità, rigiocando, di vincere, esattamente come  nella vita.

In Italia lavoravo da 5 anni come assistant manager nel reparto negozi in una mega resort 5 stelle lusso, dove un caffè costava 8 euro e una prenotazione per una notte diverse migliaia di euro. Un esperienza meravigliosa che mi ha fatto crescere ma mi ha fatto anche capire che la vita va’ vissuta oltre il lavoro. Col trasferimento in Irlanda mi sono trasformata in cameriera al bar prima e room service successivamente, per poi tornare al mio primo amore professionale: i negozi.

Sardegna
Sardegna

Sono mamma di due bimbi che amo più della mia vita e che si chiamano Marco e Luca. Il primo ha 9 anni e il secondo 5. Sono diversi come il giorno e la notte. Riassumendo: Marco testardo e sensibile come me e intelligente e pratico come il padre. Luca e’ piagnone e pazzerello come la mamma, spiritoso e deciso come Conor, il babbo. Quest’ultimo è l’uomo che mi sopporta da 10 anni e col quale mi auguro di invecchiare, perché irlandese migliore non potevo trovare. Conor e’ unico, ha una bellissima voce, un grande senso dell’umorismo e fa una pizza buonissima.

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Irlanda?

L’espatrio non era nei miei piani. Ero felicemente sposata con un uomo meraviglioso, facevo un lavoro che amavo e iniziavamo a pianificare una famiglia. Ma una calda mattina di luglio di 12 anni fa una macchina ha invaso la corsia nella quale mio marito viaggiava con la sua moto, uccidendo lui e i nostri progetti, per sempre. E’ stato il dolore più grande che abbia mai provato e da subito ho pregato Dio di non incattivirmi, non volevo odiare la vita e nemmeno quella persona che aveva invaso la corsia, perché lasciar spazio nel mio cuore a sentimenti cosi negativi avrebbe fatto del male sia a me che a Mauro, non lasciandoci proseguire il nostro cammino, in maniera diversa, ma sempre insieme. L’affetto incondizionato della mia famiglia e dei miei meravigliosi amici e’ stato molto curativo. Dopo le prime settimane di smarrimento totale ho iniziato a fare i conti con la realtà e a valutare che opzioni avevo.

E’ una di quelle situazioni in cui, praticamente, hai due possibilità: ti spari un colpo in testa o cambi vita totalmente.

Ed ecco che mi e’ venuta in mente l’Irlanda.  Il Resort per cui lavoravo mandava regolarmente nella stagione invernale lo staff  a lavorare all’estero, in altri hotel della stessa catena, dandoti la possibilità di migliorare l’inglese, quindi proposi io al mio general manager di andare proprio in Irlanda. La mia proposta fu osteggiata dallo stesso grande capo. La sua contrarietà era da attribuirsi solo a questioni logistiche, l’hotel dove andavo a lavorare, per la precisione lo Shelbourne di Dublino, era in uscita dalla catena quindi non mi garantiva vitto e alloggio, mentre l’altro vicino a Londra, che il gran capo fortemente consigliava, mi avrebbe ospitata gratis x tutta la durata del soggiorno. Qualcosa mi spingeva a Dublino e ho fatto fuoco e fiamme per andarci. Son partita con una cara amica che pero’ era una gatta, molto indipendente…quindi era la compagnia giusta, nel senso che io stavo espatriando soprattutto per provare a me stessa che ero forte anche lontana dalla mia meravigliosa famiglia e dai miei incredibili amici, che dopo la morte di Mauro non mi avevano mai abbandonato. Quindi avevo proprio bisogno di una persona cosi, che non facesse affidamento su di me e viceversa.

Ricominciai da zero, svuotando posaceneri e caricando lavastoviglie nel bar del centralissimo Hotel di Dublino. Il mio contratto di un mese è stato prolungato di parecchio, dandomi la possibilità  di stare a Dublino più del tempo pattuito con il gran capo del resort sardo, quindi ho lasciato la mia posizione al resort per diventare cameriera al room service, sempre dello Shelbourne, finché non hanno chiuso per ristrutturazione dopo circa due anni.  Nel frattempo io ho iniziato a frequentare il mio attuale compagno che e’ poi diventato il padre dei miei due meravigliosi bimbi. Abbiamo provato a vivere in Italia ma dopo la nascita del nostro primo bimbo siamo tornati in Irlanda, stavolta al Nord vicino alla favolosa famiglia del mio compagno. Qui e’ nato il nostro secondo bimbo. Abbiamo comprato casa due estati fa. Viviamo a Derry, meglio conosciuta come London-derry o la citta’ del trattino, nell’Irlanda del Nord, una cittadina di circa 100mila persone attraversata dal fiume Foyle. Grazie a Dio, il passato della guerra civile è quasi solo un ricordo. Gli irlandesi Cattolici con i Britannici Protestanti stanno imparando a convivere insieme senza le bombe. Non e’ cosa facile ma la caparbieta’ di questo popolo meraviglioso son sicura che li ripagherà.

Di cosa ti occupi?

Derry sotto la neve
Derry sotto la neve

Ero una commessa fino a pochi giorni fa, quando ho rassegnato le mie dimissioni, dopo 8 anni al servizio di una compagnia Irlandese che vende dall’abbigliamento al cibo e anche arredamento per la casa.

Mi sono licenziata perché dopo tanti anni lì e dopo aver dimostrato di poter lavorare in tutti i reparti, mi aspettavo di ottenere dei turni più adatti alla mia condizione di madre di bimbi che vanno a scuola. All’ennesimo rifiuto alla mia richiesta di turni mattutini ho consegnato le mie dimissioni e ho lasciato il lavoro, convinta che fosse la cosa migliore per me e per la mia famiglia. Son figlia di un sindacalista, vecchio stampo, che mi ha trasmesso un grande senso della giustizia, son sicura che mio padre mi guarda orgoglioso da lassù. Anche perché lavorando tanti pomeriggi il mio stipendio andava a coprire i costi dell’asilo privato che badava ai bimbi nel doposcuola. Non mi sembrava sensato.

Per fortuna vivo in un paese dove la mia condizione di 40enne (ultra) non e’ un fattore di discriminazione, quindi dopo una pausa, che mi permetterà di seguire il mio bimbo di 5 anni che inizia la prima elementare, mi ributterò nel mondo del lavoro.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

Sicuramente la lingua, all’inizio, almeno per me. Il mio livello di inglese era Scolastico quindi Scarso. Quelle poche certezze che avevo sono sparite una volta che ho iniziato a fare i conti con la pronuncia irlandese.

Lavorare e vivere con italiani non aiuta, per quello i primi due anni per me sono stati poco produttivi, poi quando ho iniziato a frequentare il mio compagno irish lui ha voluto imparare l’italiano e ad impararlo ci ha messo meno tempo di quello che ci ho messo io ad imparare un po’ d’inglese…ma sembra che il merito sia mio… essendo una gran chiacchierona.

Altri ostacoli per me sono stati i pregiudizi. Prima di partire immaginavo gli irlandesi meno propensi alla pulizia di noi italiani, meno preparati a livello medico e troppo proni all’alcol. In tanti anni qui, prima al sud e ora al nord, ho avuto modo di confermarli questi pregiudizi, ma anche di accettarli per ciò che sono oltre la pulizia della casa o la sbornia al sabato sera. Sono un popolo meraviglioso, molto positivo, poco attaccato all’apparenza, e molto pragmatico.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?

Ma oggi come oggi serve la conoscenza della lingua prima di tutto. 12 anni fa quando son approdata in terra irlandese chiudevano un occhio se il livello di inglese era scadente come il mio, adesso no. La crisi ha fatto tabula rasa di tutto, anche di queste concessioni e ha indebolito il potere del lavoratore. Bisogna fare attenzione a non partire alla ricerca dell’Eldorado, soprattutto senza avere una buona conoscenza dell’inglese, almeno parlato. Sicuramente se avessi avuto una laurea mi sarei potuta vendere un po’ meglio al mercato lavorativo, anche se qui c’è la possibilità di fare dei corsi di laurea breve, anche part time durante il tempo libero dal lavoro, qualche azienda ti consente anche di avere extra tempo libero per studiare e frequentare corsi di laurea o di diploma.

Green Castle Donegal
Green Castle Donegal

Beh altre referenze?

Personalmente ho dimostrato di essere una lavoratrice competente, affidabile, leale e sempre molto sorridente. Quest’ultimo, nell’ambiente dove lavoro, o lavoravo…è un aspetto fondamentale ovunque, al resort sardo ero l’immagine del villaggio qui lo ero del negozio, quindi “Keep calm and smile “ direbbero qui.

Come sono i rapporti con gli irlandesi?

I rapporti con gli irlandesi sono fantastici, hanno una grande considerazione di noi italiani, appena dico che sono italiana vedi le loro facce illuminarsi come dei lampioni. Poi la domanda successiva è: cosa ci fai qui sotto questa pioggia quando in Italia splende sempre il sole? Io rispondo sempre: me lo sto ancora domandando…(E qualche risata la strappo..)

Personalmente non ho mai sentito un commento razzista nei miei confronti, né per strada né a lavoro, né tanto meno son stata accusata di essere venuta qua a rubargli il lavoro. Mi sono sentita subito ben integrata, e sarebbe ingiusto prendermene tutti i meriti. Sono un popolo molto accogliente. Il mio compagno e’ irish e anche la sua famiglia, abbastanza numerosa (7 figli, 13 nipoti), mi ha accolto subito come una di loro.

Hanno un concetto diverso dell’amicizia, meno morboso che ha degli effetti ovviamente sia positivi sia  negativi. Sono molto meno fisici, non amano il contatto fisico, come noi italiani, ma ho imparato a prendere dalle persone ciò che mi possono dare…( non del tutto.. ci sto lavorando pero’!) e devo dire che preferisco il loro modo di vedere le cose che l’invadenza.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Beh mi ha cambiato tanto, ha aumentato la mia autostima, la mia positività, la mia poca tolleranza, la mia percezione degli altri. Senza questa esperienza forse non sarei uscita completamente dal lutto elaborandolo in così poco tempo, son sicura che per indole sarei riuscita comunque, ma con tempi diversi…e oggi come oggi il tempo è un grande lusso, ecco perché non va sprecato.

Io e Conor con Elisa al concerto di Londra
Io e Conor con Elisa al concerto di Londra

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”…cosa ti ha spinta a provare anche quest’esperienza?

E’ stato un incontro casuale. Era febbraio e sbirciavo su fb, qualcuno che conoscevo aveva messo un mi piace ad un articolo che parlava di come fare la pizza, scriveva una ragazza da Singapore, Catia, mi ha divertito sia la storia che i commenti e commentai a mia volta…poi la curiosità mi porto’ a leggere anche qualche storia precedente ed è stato subito amore. Nonostante la mia incapacità a scrivere italiano correttamente a me è sempre piaciuto scrivere. Da ragazzina tenevo sempre i miei diari aggiornati con gli eventi quotidiani, sono ancora stipati nella soffitta di mia madre. Katia, la persona che ha inventato e che gestisce la pagina, ha avuto un idea geniale. Ci sono tante pagine che parlano di espatrio, ma di Donne che emigrano mi piace il lato umano, quello più intimo che ogni expat racconta, dalla morte di un genitore alla nascita di un figlio o  la ricerca della casa o di un lavoro ma anche cose divertenti come appunto fare la pizza o andare in gita da qualche parte. Con le lettere di presentazione poi hai la possibilità di conoscere storie meravigliose, c’è ne sono state tante che mi hanno bagnato il viso con le lacrime.
Quindi a febbraio ho inviato una mail con la mia storia e Katia mi ha chiesto di entrare a far parte del gruppo con regolarità. Finora è stato molto terapeutico per me, mi piace mettere su carta ( virtualmente ormai) ciò che mi passa per la testa. Ho avuto così la possibilità di chiedere scusa a mia madre (ahimè a mio padre anche più virtualmente visto che è in cielo) per averla privata della presenza costante dei nipoti, questo forse è l’unico rimpianto che ho da expat e poi ho avuto occasione di raccontare, anche a chi mi conosce da tanto, cose che non sapevano, perché nonostante sia una ragazzina di 43 anni, ne ho combinato di tutti i colori. Adesso poi che il progetto di ingrandisce con il web site diventa ancora più interessante a livello di sfida. Io sono anche molto competitiva quindi queste cose mi catturano subito. Incrociamo tutto ciò che c’è da incrociare per il lancio del web site e state tutti sintonizzati perché sarà un bel movimento di emozioni.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Sardegna
Sardegna

Mi manca la mia famiglia e i miei amici nel quotidiano, mi manca andare a pranzo da mia madre la domenica o una pizza con mia sorella e mio cognato, un caffè con la mia amica a crastulare ( sardo per spettegolare) degli eventi recenti, mi manca andare al mare la domenica e arrostirsi al sole come lucertole. WhatsApp Skype Viber accorciano le distanze ma io sono una molto fisica, come mia mamma, ho bisogno del contatto. Mi manca il mio mare sardo, quel sole e quei cieli stellati che vedi solo li. Mi manca il pesce buono ( la carne è più buona in Irlanda), possibilmente grigliato, con un bicchiere di vermentino fresco. I pomodori buoni, le pesche dolci…potrei elencare per ore. Certo non mi manca l’inefficienza dei servizi, le tasse ingiuste o la strafottenza dei politici. Mi piacerebbe pensare che ci sia futuro per i miei figli lì se, un giorno, scegliessero di andarci a vivere. Personalmente non so se ci tornerei, di sicuro so che non invecchierò in Irlanda, paese adorabile ma troppo freddo per il mio sangue caldo.

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Chiedimi se mi e’ piaciuta l’intervista! Si mi e’ piaciuta molto e mi sono divertita a farla. La prossima quando?

Una cosa l’aggiungo di mio però…un consiglio spassionato, provate a guardare sempre la bottiglia mezza piena, la vita e’ troppo breve per viverla lamentandosi e circondatevi di gente positiva sempre, anche se espatriate, perché non e’ cosa facile lasciare tutto di sana pianta, ci vuole, oltre la conoscenza della lingua, una gran dose di fortuna, senso dell’umorismo e tanta tanta pazienza. Buona vita a tutti. Grazie ancora Roberta.

Dunree nel Donegal
Dunree nel Donegal
Io e Conor a Londra
Io e Conor a Londra

 

 

 

 

 

 

 

Murales più famoso di Derry
Murales più famoso di Derry

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ponte di funi-Carrick a Rede
Ponte di funi-Carrick a Rede

2 commenti

  1. Grazie a te per essere sempre presente…un bacio grande!!! 🙂

  2. Ogni intervista che leggo sul tuo blog, è una piccola grande lezione di vita. Sempre a ricordarci che non esistono ricette giuste per tutti, che nella vita a ciascuno di trovare la sua personalissima dritta (pur procedendo a zigzag). Margherita trasuda ottimismo, tenacia e voglia di vivere. Bellissimo incontro. Grazie 🙂

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