Non esiste brutto tempo, esistono solo cattivi vestiti. #Tatiana #Oslo

Oggi l’appuntamento con “Donne che emigrano all’estero” ci porta a Oslo, in Norvegia. Molto interessante l’intervista che mi ha rilasciato Tatiana, la nostra finestrella su un mondo completamente differente dal nostro. Buona lettura. Roberta

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Ciao Tatiana e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Mi chiamo Tatiana ho 43 anni e sono italo-norvegese, mamma era originaria di Oslo e papà di Roma. Sono cresciuta in provincia di Novara dove ho studiato al liceo linguistico con scarsi risultati, per questo sono stata mandata in Norvegia a studiare in una scuola d’arte, possiamo definirla una “punizione alternativa” che mia madre mi ha imposto-offerto, sperando che mi piacesse vivere nel suo paese d’origine, cosa che ho assolutamente fatto. Sono poi tornata a studiare in Italia dove mi sono diplomata segretaria d’albergo all’istituto alberghiero. Sono una appassionata di turisti e di tutto quello che gira intorno al turismo, alberghi, musei, escursioni, sono felice di aver reso la mia passione un lavoro. Quando non lavoro come receptionist-portiere d’albergo mi sfogo con i miei due cani e con la fotografia, oltre che con internet, il mio spazio sul mondo del quale non potrei più fare a meno.

Perché hai deciso di espatriare?

Negli anni ho vissuto in Norvegia, come ho detto, una prima volta  per studio, una seconda appena dopo il diploma e l’ultima due anni fa. Credo che mi fermero’ qui se non ci saranno ribaltoni nella mia vita. Ho anche vissuto in Svizzera e Germania, mi sono sempre spostata seguendo il mio istinto, l’occasione del momento, un’offerta di lavoro, e per quanto riguarda i miei sette anni in Baviera, per seguire il mio ex marito che viveva li. La Norvegia ovviamente è nel mio sangue e la amo fortemente, e Oslo la conosco molto bene, la vivo giorno per giorno scoprendone gli angolini più interessanti.

11828693_10153152497636696_3421816115091767266_nDi cosa ti occupi?

Lavoro come receptionist-portiere di notte in un hotel molto particolare gestito da un’azienda che collabora con l’equivalente dell’ufficio di collocamento italiano. L’obiettivo è quello di far avvicinare o riavvicinare al lavoro persone che per un motivo o per l’altro ne sono uscite. Possono essere persone che hanno situazioni difficili in famiglia, violenza domestica, che sono in cura per malesseri psichici, che hanno avuto problemi di droga. Durante la giornata hanno la possibilita’ di imparare a lavorare in hotel nei vari dipartimenti: reception, housekeeping e ristorante/cucina, sotto la supervisione dei capi settore, di notte intervengo io che a settimane alterne lavoro con un altro collega per “sistemare” i vari errori che si sono venuti a creare, contabilità sbagliata, piuttosto che le prenotazioni. E’ un lavoro duro perché è solo di notte ma mi piace molto l’idea, qui si parla di welfare puro, si vede dove vanno a finire i soldi dei contribuenti.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare? Immagino che ai primi posti ci sia il clima!

Ci sono due ostacoli che ho dovuto affrontare da quando sono ritornata a Oslo due anni fa, il primo è stato la ricerca del lavoro, nonostante parli benissimo il norvegese più altre quattro lingue ho faticato molto a trovare un impiego fisso. Alla fine, per agevolare la situazione, ho seguito il consiglio di una consulente dell’ufficio di collocamento, ho aggiunto il nome norvegese di mia madre e ho iniziato ad omettere il cognome italiano, solo così ho avuto qualche riscontro e sono stata chiamata a colloquio. Il secondo ostacolo è stato trovare un appartamento dove accettassero i miei due cagnolini, mi trasferirò tra un paio di settimane, ho impiegato un paio di mesi a trovare una nuova sistemazione. Il clima non mi ha mai disturbato, un detto molto conosciuto qui è questo: non esiste brutto tempo, esistono solo cattivi vestiti.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?10614252_10152555962531696_5269570994824171758_n

Sempre di più, in Norvegia vige la regola del passaparola e delle referenze personali, una ditta sceglierà sempre di chiamare a colloquio  qualcuno che conosce, prima di uno che invia un cv per mail. Si dice che circa la metà delle posizioni vacanti non vengano neanche a conoscenza del grande pubblico tramite i siti come Adecco o Manpower, si fa domanda per una posizione perché si è sentito dire che la ditta cerca qualcuno. In questo momento storico di crisi petrolifera, quelli che erano i fortunati per eccellenza, ossia gli ingegneri, cominciano ad avere problemi, si sente sempre più spesso che i posti di lavoro persi sono decine di migliaia , venivano da tutta Europa e non avevano neanche bisogno di imparare il norvegese per lavorare, cosa che ad oggi è un requisito fondamentale per trovare lavoro in tutti gli ambiti. Ad oggi i lavori più abbordabili per gli stranieri sono quelli con competenze molto particolari, ad esempio nella sanità, le infermiere e i tecnici di laboratorio su tutti.

Come sono i rapporti con i locali?

I norvegesi non sono proprio i più espansivi del mondo, si fa fatica ad entrare in contatto con la gente. Adesso è più facile nelle grandi città perché ci sono tante possibilità ricreative che fanno uscire la gente, penso alle palestre, ai corsi di ballo, ai concerti ,alle attività sportive all’aperto, primo tra tutti lo sci per cui tutti qui vanno matti.

Come si vive nella città più grande della Norvegia?

Oslo è un paesone o una cittadina, ha poco più di 500.000 abitanti. Abbiamo i mezzi di trasporto pubblico che coprono tutte le zone, metropolitana, bus, tram e traghetti, questo fa si che non ci sia bisogno di avere la macchina, la mia l’ho venduta poco tempo dopo il mio arrivo. Io faccio la spesa nei supermercati di fascia bassa e mi fornisco di frutta e verdura nei negozi degli immigrati medio orientali che sono convenientissimi e dove si trovano cose molto sfiziose rispetto ai supermercati. Oslo è una città giovane, non si sente il profumo di storia, lo paragonerei ad una ragazza di trent’anni vestita sportiva che in alcune occasioni si mette in tiro per qualche uscita importante. Gli abitanti di Oslo viaggiano molto e sono abituati ad avere a che fare con gli stranieri, devono solo imparare ad essere un po’ più aperti nei modi di fare. In totale mi trovo benissimo, tutto funziona come deve funzionare, io non mi sono imbattuta in grossi problemi.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Dell’Italia mi manca il cibo a prezzi decenti, qui si trovano parecchi prodotti importati ma costano tantissimo. Mi manca possibilità di andare ad un concerto di Jovanotti, di poter andare a visitare un borgo sperduto in montagna, mi mancano gli amici e i parenti più stretti, ma penso che l’Italia per me non vada più bene. Quando sono partita erano troppe le cose che mi rendevano l’aria irrespirabile, forse sono cambiata io e non accettavo più i compromessi ai quali ero messa  di fronte ogni giorno. Non credo di volere tornare a viverci, me la gusto solo in vacanza, a piccolissime dosi.

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Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci di quest’esperienza.

Non mi ricordo neanche come sono venuta in contatto con questo gruppo, giornalmente leggevo di queste donne fantastiche che scrivevano da ogni angolo della terra le loro storie favolose. Io a confronto mi sento anonima, leggo di storie africane di povertà, di ragazze occidentali che entrano nel tessuto sociale con una facilità affascinante, non credo ne sarei capace, io mi sono spostata in realtà che non erano troppo distanti dalla mia di origine.

In che misura ti ha cambiata quest’espatrio?

Quando sono partita mi sentivo soffocare dalla crisi italiana, avevo un’attività che ho dovuto chiudere ed ero sempre  sotto pressione per il fatto di non avere una sicurezza economica. Anche qui non ho certezze ma almeno mi sono scrollata dalle spalle quel senso di frustrazione costante. Mi sento più rilassata e ho ritrovato un ottimismo che avevo perso per strada.

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