Nostalgia? No, grazie!

Quando penso ai miei due anni trascorsi in Germania e alla motivazione che mi ha spinta a rientrare in Italia, mi schiaffeggerei da sola.

Vedo una persona che un bel giorno ha trovato il coraggio di compiere l’ennesimo salto. Vedo i gradini che faticosamente ha dovuto salire, anche perché erano alti e lei è bassa. Vedo un grande traguardo che stava per raggiungere, l’ultimo gradino della prima lunga scala, e poi…poi niente, ha fatto dietro front e ha iniziato a scendere. Lo spettacolo è più o meno questo.

“Ho troppa nostalgia di casa, uffiii”, con voce frignante e piedi sbattuti per terra. No, non ce la faccio, mi manca la famiglia, mi manca il mare, mi mancano Biagio Antonacci e Il Volo. Mi manca la gente allegra, mi manca la gente allegra che parla la mia lingua, mi manca la gente allegra che parla la mia lingua e mangia cose buone. Mi mancano i bar, gli aperitivi con gli amici, la cena alle dieci di sera e le sagre di paese.

Nostalgia? No, grazie!

 

E così, quella donna coraggiosa torna a casa e si accorge che i due anni l’hanno cambiata, che quella non è più casa, perché casa è il posto nel mondo che ti fa stare bene, e lei lì non stava più bene. Non bastavano i bar, gli aperitivi, non bastava il mare per cacciare via dalla mente il pensiero fisso di aver fatto un errore madornale. Sentiva solo la mancanza di quello che avrebbe potuto essere e non era stato. Fregata dalla nostalgia, come si frega una bambina quando la si vuole comprare in cambio di un gelato.

Quella donna però, superata la fase terrore del “Mó cosa faccio?”, ha deciso di ritentare il salto, e ce l’ha fatta, oggi ha raggiunto l’ultimo gradino della prima scala. La salita è ancora lunga, forse è giusto dire che la salita è infinita. Avete mai sentito parlare di una vita in discesa? Chiaro, le pendenze che agevolano il percorso ci sono, ma solitamente hanno una lunghezza ridotta.

Volete sapere se soffro ancora di nostalgia? Certo che no! Conservo nel cuore i ricordi, li sogno, li scrivo, a volte mi faccio cullare dal passato, specialmente quando scende la notte. La mattina però mi rivesto di coraggio e lascio a letto le ombre di quell’alito di nostalgia.

Sono arrivata alle ultime pagine del libro “Stagioni diverse” di Stephen King e c’è un passo che mi ha fatto pensare a voi, perché lo so che in tanti state ancora combattendo la vostra battaglia personale contro la nostalgia canaglia. Ve lo riporto, così, per avere uno spunto di riflessione.

“La nostalgia di casa non è sempre un’emozione vaga, sentimentale, quasi piacevole, anche se è così che quasi sempre ce la figuriamo noi. Può essere tagliente come una lama, una malattia non solo metaforica ma anche reale. Può cambiare il modo di guardare il mondo; le facce che si vedono per la strada non sembrano solo indifferenti, ma brutte…forse persino maligne. La nostalgia è una malattia vera…la sofferenza di una pianta sradicata.”

Nostalgia? No, grazie!

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*