Anna: “La mia italianità io non la vendo”

Ieri mentre mi trovavo sulla pagina Fb “Donne che Emigrano all’Estero” ho letto il racconto di Anna da Los Angeles e ne sono rimasta molto colpita. Colpita perchè rispecchia il mio pensiero, colpita perchè anche io ho imparato ad apprezzare il mio essere italiana una volta arrivata in Germania, colpita perchè anch’io non venderò mai la mia italianità nè farò finta di essere tedesca. E anch’io ho provato i primi periodi a mescolarmi, a sembrare una di “loro” per non mettere in risalto il mio essere italiana…mi è bastato poco però a capire che non ho nessuna intenzione di diventare come loro! Voglio ringraziare Anna per avermi autorizzata ad inserire nel mio Blog questo racconto. A lei la parola. Roberta

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Ultimi due giorni di vacanza in Italia e come al solito mi trovo a dover fare i conti con il momento del distacco. Vorrei poter portare la mia famiglia con me, non dover scegliere fra il “dove” ed il “con chi”. Ma so che non è possibile e che fra poche ore, non solo dovrò chiudere le valigie, ma dovrò anche metter via il mio ruolo di figlia e trasformarmi ancora una volta in quella “donna che deve farcela da sola”.

Perché, senza tanti giri di parole, quando si va via, bisogna spogliarsi l’anima. E’ di questo che si tratta: spogliarsi delle proprie abitudini, dei propri vizi, dei propri affetti, delle proprie paure e dei propri limiti mentali. Ed una volta “nudi” bisogna saper vivere con la propria pelle, nella propria pelle, prima di poter indossare abiti nuovi.
E diventa poi inutile chiedersi se e quanto si è cambiati, perché non sarà possibile quantificarlo e comunque non saremo noi a farlo. Saranno gli altri a stabilirlo, saranno le amicizie che si perdono e quelle che nascono, saranno i risultati di somme e di sottrazioni e di conti improbabili che ci troveremo a fare ogni giorno con la vita.
Io non ho scelto un paese così diverso dal mio: non mi sono dovuta adattare a religioni lontane dal mio sentire, non ho dovuto cambiare vestiti, non ho dovuto far grandi sacrifici alimentari. Ma LA mi ha esposto ed immerso alle responsabilità e mi ha dato nuove consapevolezze. Mi ha insegnato che da viaggi così, non si può proprio tornare indietro. Lo ammetto: quando sono arrivata a Los Angeles volevo sembrare il meno italiana possibile. Volevo imparare l’americano bene e subito. Volevo avere una pronuncia perfetta. E sopratutto volevo evitare quella fastidiosa domanda “where are you from?”, che ti etichetta immediatamente come turista, o ancora peggio, come immigrata.

….Volevo tante cose, in realtà. Ma sopratutto, volevo cose che non conoscevo. Perché l’America, quella che noi immaginiamo, è semplicemente quella che Loro vogliono farci conoscere. Ma le “due Americhe”, spesso e volentieri, non coincidono. E quando ci vivi, questa scoperta fa male.
Questi mesi, questi anni, sono quindi stati un infinito viaggio dentro me stessa.
I posti che ho visitato e le persone che ho conosciuto hanno riscritto le mie idee ed hanno tracciato mappe che, da sola, non avrei mai potuto disegnare. Nonostante l’impegno che ci ho sempre messo.
E’ stata una risalita faticosa lungo un crinale roccioso. E’ stata una partita coi Lego: sono stata smontata e rimontata fino all’ultimo mattoncino. Ma il risultato ottenuto da questo tornado, devo ammetterlo, mi piace. Quando sono arrivata a Los Angeles, ciò che volevo era confondermi, eguagliarmi, disperdermi. Ero arrabbiata. Non con l’America che non mi considerava sua cittadina, ma con il mio paese, che mi aveva tradita e mi aveva mentito, negandomi la possibilità di costruire un futuro. Ed invece, grazie a questo, posso dire di essermi riscoperta fieramente italiana. Ho capito che la diversità culturale va difesa con i denti. Che è proprio quella diversità che rende il mondo così speciale. Ho capito che l’inglese ti permette di non avere barriere….ma volete mettere l’espressività dei nostri dialetti?! E che si, nonostante l’Italia stia annaspando, io, noi, apparteniamo ad una gran bella Nazione.

Ho sentito dire, proprio qui in America, che “tutti, almeno una volta nella vita, vorrebbero essere italiani”, ma questa, davvero, non è una cosa che si compra.

Allontanarmi (non per codardia ma come scelta più difficile che potessi prendere), mi ha dato la possibilità di amare, attraverso gli occhi degli altri, culture che mai avrei sfiorato. Mi ha dato la possibilità di aprire le braccia alle differenze ed insieme sorprendermi di quanto a volte queste, invece, siano nulle. Ma sopratutto, mi ha dato la possibilità di osservare il mio Bel Paese da lontano, di cambiare prospettiva e di riscrivere la mia identità: non ho più una sola casa e non ho più una sola bandiera. Ma ho imparato, più che mai, ad amare chi sono e da dove vengo.
La mia italianità quindi, io non la vendo. E mi tengo stretta la mia lingua e la mia storia, ché nessuna Storia è incredibile come la nostra.

Vi abbraccio ovunque voi siate…
Anna, LA.

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Roberto dalla Germania: “Sapevo a cosa sarei andato incontro quando decisi di trasferirmi”

Oggi a parlare è Roberto che ha deciso di condividere con tutti noi la sua esperienza in Germania. Il messaggio che ritengo molto importante in questa storia è uno: la CONSAPEVOLEZZA! Partire sapendo cosa potrà offrirci la nuova patria in base alle nostre conoscenze è importantissimo. Un domani potrete dire anche voi “ho scelto” invece che ritrovarvi a dire “…io pensavo di trovare…….invece ho trovato…..” Detto questo diamo la parola a Roberto ringraziandolo per questa sua testimonianza. Roberta

“Io sono uno delle tante vittime della crisi… per via indiretta… Mi presento brevemente… Il mio nome è Roberto ho 41 anni. Nato e vissuto in Veneto ma di origini siciliane (Prov. Catania)

Diplomato Geometra e con alle spalle tre anni di studi universitari non completati per motivi che mi astengo dallo spiegare. Vanto un curriculum Vitae di tutto rispetto, in Italia, in Germania sono di tutt’altra opinione solo per un dettaglio, sufficiente per farti passare per il più abietto ed ignorante: Non conosco la lingua Tedesca.

Per molti anni ho vissuto separato dalla mia famiglia…. io in Italia con un lavoro a tempo indeterminato e mia moglie ed i miei figli in Germania tutti stabilmente sistemati.

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Ogni 4 mesi di lavoro mi concedevo due settimane di ferie per raggiungere in Germania i miei affetti, per poi tornare nuovamente in Italia, (il breve soggiorno in Germania non era sufficiente per imparare la lingua, e ciò avrà le sue conseguenze).

Quindi se la matematica non è un’ opinione, tre viaggi all’anno per un totale di 6 settimane… un nulla… Non contando le spese supportate, sia per lo spostamento che per il soggiorno, si fa per dire…

Eravamo stanchi di questa vita e mia moglie decise di mollare il lavoro in Germania per trasferirsi in Italia con la convinzione che l’esperienza acquisita in Germania e le due lingue parlate fluentemente (Tedesco – Inglese) facilitassero l’eventuale ricerca di un impiego. Ma ci sbagliavamo!!!!! Non avevamo fatto i conti con una crisi economica senza precedenti…(senza contare che le agenzie interinali snobbavano mia moglie con la scusante di essere troppo qualificata per essere collocata in quanto troppo costosa)…due anni di vita sacrificata dove a stento ci si viveva, dato che a lavorare ero solo io e mia moglie con attività saltuarie e molto discontinue (per es. Baby sitter e pulizie). Non ci si poteva vivere, quindi decidemmo di ritornare allo stato di prima e, a malincuore, dopo due anni di vita coniugale normale tornammo a separarci, lei in Germania (che tra l’altro trovò impiego quasi subito)… ed io in Italia solo a lavorare e a vivere pressochè da eremita.

Dopo un anno e più di vita solitaria, stanco e depresso presi una decisione che andrebbe contro ogni logica, ma necessaria, mollare il mio lavoro sicuro e raggiungere definitivamente la mia famiglia con l’idea di divenire un disoccupato a lungo termine.

Quindi nel Luglio del 2013 partii alla volta della Germania, pieno di speranze ma con la consapevolezza che la situazione non sarebbe stata una delle migliori, infatti dopo due giorni, quando mi registrai come residente presso il comune, constatai che non sapendo la lingua per me lavoro non ce n’era.

Quindi senza aiuti da parte dello stato tedesco in quanto non avente diritto, senza disoccupazione italiana in quanto non avente diritto per la mia volontaria cessazione lavorativa, la situazione era chiara! Io disoccupato, con i pochi fondi portati dall’Italia… e mia moglie unica sostentatrice della famiglia.

E’ passato più di un anno, e la situazione non è poi cambiata di molto. La mia conoscenza del Tedesco non è migliorata da allora, ma in un anno di convivenza in terra straniera è pressochè impossibile impararla da autodidatta (ascoltando radio e seguendo trasmissioni televisive in  lingua tedesca), ma almeno con quel poco che ho imparato e con il mio stentato inglese mi faccio capire.

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(Sono nonno di due nipotine, la più grande si esprime solo in tedesco in quanto la mamma parla solamente questa lingua…e mi aiutano con il mio studio)

Sono riuscito a trovarmi un minijob (frei stoja) di due ore al giorno come addetto alle pulizie presso una fabbrica… uno stipendio molto irrisorio ma che mi permette di pagarmi l’assicurazione sanitaria che fino adesso è a mio carico.

Ho lavorato presso un centro per anziani per risarcire una multa, ma questo è un altro discorso.

Sapevo a cosa sarei andato incontro quando decisi di trasferirmi, ma almeno adesso ho la mia famiglia accanto, mia moglie dopo 20 anni di lavoro sotto agenzie interinali proprio ieri ha firmato il contratto d’assunzione con la fabbrica dove stava lavorando…. 20 anni di duro lavoro e di immense privazioni sono stati ripagati.

Non è tutto rosa e fiori, la Germania è bellissima da visitare, luoghi meravigliosi e per un appassionato di fotografia come lo sono io è la ciliegina sulla torta, ma se devi viverci allora le cose cambiano e di molto.

Da quando mi sono trasferito a tutti coloro che mi hanno chiesto consiglio se trasferirsi o no in Germania, ho risposto con un perentorio: Se non conosci la lingua, e non hai un buon supporto sul posto, lascia perdere!!!!

Ribadisco un concetto che sicuramente non è chiaro nel testo, mia moglie è italiana ma dall’età di 18 anni vive all’estero (USA – Germania)…

Sono lieto di poter dare, anche se piccolo, il mio contributo con la mia testimonianza…”

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PRIMI PASSI IN GERMANIA

PRIMI PASSI IN GERMANIA

Ripropongo questa guida completa (in italiano) che ritengo molto utile per chi deve affrontare i primi passi in Germania. E’ possibile scaricarla in modo da avere sempre i dati a portata di mano anche offline.

Vengono trattati tutti i principali argomenti, il lavoro, l’assicurazione sanitaria, l’istruzione, la ricerca di un appartamento…etc…etc…

I dati sono ricavati da fonti ufficiali quindi attendibili.

www.comitescolonia.de

Guida

 

 

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Come hanno trovato lavoro “gli altri” in Germania?

Rieccoci qui a parlare di un argomento trattato ma forse non abbastanza. Cosa fanno gli stranieri (italiani compresi) che vivono in Germania? Ovviamente vi riferirò quello che vedo, non avendo la sfera magica non posso sapere quello che succede in tutte le zone della Germania (per sapere questo sono molto utili i vostri commenti e le vostre esperienze).

IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

Escludiamo logicamente i laureati, i medici, gli ingegneri, gli architetti o tecnici specializzati vari. Loro sapranno già che percorso seguire e attraverso quali canali. Resta fermo però, anche per loro, un punto…saper comunicare in tedesco è indispensabile! Come sarebbe indispensabile parlare italiano in Italia. Quindi mi vorrei soffermare su tutti quelli che hanno un diploma di scuola media superiore, alcune di voi hanno solo il diploma di scuola media inferiore e molti tra voi non parlano il tedesco o ne conoscono solo qualche parola. E’ questa la tipologia di persone che spesso mi chiede consigli e altrettanto spesso si lamenta perchè gli articoli letti creano in loro sconforto. Qualcuno ha detto “perchè ci volete scoraggiare”? Beh…se informare secondo voi significa scoraggiare…allora vi voglio scoraggiare! Scherzi a parte abbiate ben chiara in testa una cosa…che voi veniate o non veniate a noi personalmente cambia poco…in base a quale principio crediate che qualcuno da qui abbia voglia di ostacolarvi…questo mi sfugge. Inoltre dimostra che in tanti preferiscono selezionare le notizie in base alle proprie aspettative escludendo quelle meno allettanti ma così tralasciando elementi importantissimi! Comunque…veniamo a noi.

Gli stranieri senza particolari specializzazioni qui in Germania sono tantissimi. Molti arrivano da zone povere, da zone di guerra o da zone nelle quali vige ancora la dittatura, quindi sono decisamente più abituati rispetto a noi italiani a patire, a stringere i denti, a non mangiare e a sopportare l’insopportabile. Si si lo so…ora qualcuno starà dicendo “ma qui in Italia la situazione è insopportabile”! Lo sarà anche ma, rispetto ad altre zone, potete stare tranquilli…non siete messi così male.

Tornando agli stranieri in Germania…lavorano quasi tutti presso fabbriche tedesche, chi è finito nei ristoranti italiani starà ancora rimpiangendo il momento in cui ha deciso di espatriare…leggi qui. E’ difficile farsi assumere direttamente dall’azienda perchè queste ultime, per risparmiare e non avere vincoli, si affidano per lo più ad agenzie interinali. Anche parlando non benissimo il tedesco è possibile trovare un impiego. Ovviamente bisogna essere in grado di comunicare un minimo, capire e farsi capire. Gli stipendi in questi casi si aggirano intorno ai 1000 euro per 40 ore la settimana. Se avete la famiglia a carico o fate straordinari potete guadagnare un centinaio di euro in più. Una persona assunta direttamente da un’azienda (lavora in fabbrica) ci ha riferito che facendo ogni settimana tantissimi straordinari arriva a prendere massimo 1500 euro al mese.

Ognuno è libero di voler lasciare l’Italia per mille motivi. Per il piacere di provare un’esperienza all’estero, per imparare una nuova lingua, per una routine che inizia a stare stretta…moltitudini di argomenti validissimi che sosterrebbero i vostri sforzi qui in terra straniera. Certo non è il massimo alzarsi alle 4.00 tutte le mattine d’inverno per spalare la neve prima di uscire o per fare scongelare la macchina, andandosi poi ad infilare sette/otto ore in fabbrica per uscirne neri come vi foste tuffati dentro un camino (perchè ovviamente tutti i lavori peggiori sono riservati agli stranieri)…ma sarebbe una scelta consapevole e non peserebbe come potrebbe pesare nel cuore di chi era venuto qui immaginando di trovare chissà cosa.

E non venite a raccontarmi che qui in Germania si può trovare lavoro senza particolari referenze, non parlando il tedesco e riuscendo anche a guadagnare 2500/3000 euro al mese solo mettendo la buona volontà perchè questa è pura follia! Un conto è inseguire un sogno, un ideale…un conto è non avere i mezzi per raggiungere l’obiettivo. Se il vostro obiettivo è quello di venire qui e guadagnare tanti soldi dovete avere tutte le carte in regola altrimenti sarete solo uno dei tanti e guadagnerete mille euro al mese (se avrete la fortuna di trovare lavoro)

Qualcuno dirà…ma gli stipendi di cui parlano? Esistono, certo che esistono, conosco tedeschi che guadagnano fino a 4000 euro al mese. Voi siete per caso tedeschi? Avete fatto qui le scuole? Avete conseguito un Abitur? Fatto un Ausbildung? Siete già perfettamente integrati in questo sistema, ne fate parte integrante perchè siete cresciuti qui? No…eh…no??? E allora perchè vi fate imbambolare con la storia degli stipendi da urlo?

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Un argomento che vorrei finalmente chiudere qui è quello della spesa. A volte mi sembra di parlare da sola. Mi risulta che anche in Italia se vai al discount spendi la metà rispetto ad un Esselunga per esempio. Quindi perchè vi fate forti dicendo che avete fatto la spesa al Lidl o Aldi (che sono discount) in Germania e avete speso la metà??? In terra nostra facciamo tutti gli schizzinosi…no non vado al discount, non so cosa mangio, non mi fido…e all’estero subito pronti a dire che le cose costano la metà perchè siete andati a fare la spesa in un posto che in Italia snobbavate!

Questo mi fa pensare che c’è un problema di fondo, un’incongruenza!!!

Scusate il tono sarcastico ma certe cose mi fanno innervosire…non sono ammissibili.

Una volta era possibile partire con la valigia di cartone e fare soldi, se volete le ho anche io un paio di persone da mostrarvi che sono riuscite a farlo, ma oggi questo giochino non funziona più. Leggete anche quest’articolo (vedi qui), Cristina ha avuto un’esperienza positiva in Germania ma dice anche che condizioni devono esistere per ottenere un minimo di successo.

Altra cosa, sono sempre ben accetti i commenti e le esperienze di chi vive in loco e racconta ciò che ha vissuto…consiglio invece a chi ha fatto solo la vita da turista in Germania di aspettare, di toccare con mano vivendo sul posto prima di osannare qualcosa o smontarne un’altra!

La Germania è bella, piena di verde, la gente potrebbe piacere o meno…l’importante è sapere quello che cercate…e le varie informazioni che vi forniamo possono aiutarvi a capire se ci sono possibilità o meno.

Per vincere una partita bisogna avere buone carte in mano!

Punti fermi:

  • Non tutta la Germania è come Berlino quindi non usatela come termine di paragone*

* Francesca mi scrive questo commento su Fb (Sottoscrivo tutto assolutamente e aggiungo anche che la realtà a Berlino non è diversa)

  • Non è semplice trovare casa in affitto (Leggi qui)
  • La vita non costa la metà

Le persone che hanno avuto esperienze negative in Germania difficilmente ve lo racconteranno

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Serena dalla Germania: abbiate chiaro il vostro obiettivo!

A raccontarsi oggi è Serena dalla Germania. Serena si occupa del Blog “NON SOLO CRAUTI“. La ringrazio per il suo articolo e le lascio la parola…Roberta

“Salve a tutti. Mi chiamo Serena, ho 44 anni e vivo in un piccolo paese nel sud della Germania, Esslingen am Neckar, a pochi chilometri da Stoccarda. Sono due anni che mi sono trasferita, ma il tempo sembra volato. Lavoro come insegnante online d’italiano. Uno dei vantaggi di questo lavoro è quello di non essere vincolati a un luogo fisso in cui vivere. Basta una connessione veloce e un buon computer.

Per questo nel luglio 2012, dopo 8 anni di precariato come consulente, 4 di disoccupazione e 6 di un matrimonio tutto sbagliato, decisi di trasferirmi in Norvegia, alla veneranda età di 42 anni. Sì, avete letto bene: la Norvegia. Avevo già trascorso ad Oslo due vacanze di prova e ero pronta al grande salto, ma il destino aveva piani diversi per me. Il salto fu meno ampio e atterrai in Germania, galeotto fu l’amore. Non ho avuto problemi con la lingua tedesca perché all’Università di Roma Tre (la città da cui provengo e che mi ha dato i natali) studiai Lingue Moderne (tedesco e inglese). Inoltre numerosi viaggi in terra teutone, compreso un ERASMUS nel lontano 1994, avevano mantenuto viva la conoscenza di questa lingua piuttosto ostica per noi italiani.

Il distacco dal mio paese non è stato particolarmente doloroso, se non consideriamo l’addio ai genitori e agli amici più cari. Inoltre ho portato con me il mio più fedele compagno di vita: il mio gattone Miaurizio. Sono contenta di essere qui. La Germania è il paese più congeniale alla mia personalità e rispecchia la mia idea di sentimento sociale e del bene collettivo che, secondo me, manca in Italia. Per questo non credo che tornerò mai più a viverci. Al massimo qualche settimana da turista. Considero la Germania un po’ come una matrigna. Un paese severo, a volte duro, ma che riconosce il lavoro tenace e i sogni di ciascuno. Ripaga degli sforzi fatti nel raggiungere un obiettivo sociale e lavorativo. Non è sicuramente una passeggiata e a volte si ha l’impressione di non farcela, ma alla fine si arriva al traguardo, basta non arrendersi e avere chiaro il proprio obiettivo”.

Il motivo per cui scrivo sul blog è che mi piace raccontarmi: Non perché creda che le mie storie siano particolarmente interessanti o utili ad altri, ma perché scrivere mi aiuta ad analizzare a “freddo” la mia vita qui, inoltre mi rilasso mentre scrivo.

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L’ultima lezione di un grande Capitano

“OH CAPITANO, MIO CAPITANO!” L’ATTIMO FUGGENTE SI E’ PERDUTO NELL’ETERNITA’. (Marco Cesati Cassin)

Ci sono momenti, come questi, in cui elaborare un pensiero logico diventa complicato. Chi ama scrivere, come me, ha la fortuna di poter esternare lo sgomento, la tristezza ed anche la rabbia che certe notizie provocano. Mai penseresti che una persona che ha regalato al mondo coraggio e infinita forza di volontà possa all’improvviso decidere di dire basta, di staccare la spina lasciando tutti nel buio più assoluto, con il cuore gonfio e la testa piena di perchè.

Sarà che ha accompagnato con i suoi film gran parte della nostra vita, sarà che a lui sono legati tantissimi dei nostri ricordi, sarà che in lui eravamo pronti a vedere quello che avremmo potuto fare (o essere) noi…ma questo è davvero un giorno triste!

E cosa dobbiamo imparare da quest’ultima lezione che il nostro CAPITANO ci ha lasciato?

Che i soldi non fanno la felicità…aiutano a vivere ma da soli non bastano…

E allora non disperate se il lavoro tarda ad arrivare, se la tasca non è piena e se le vostre ambizioni hanno la gamba più lunga della vostra. Non inseguite un benessere materiale tralasciando il vostro benessere interiore.

La vera nostra rivoluzione avverrà il giorno in cui scopriremo di essere, tutti, uomini liberi!

Buon viaggio Robin…

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Primo cinema in Germania e riflessione sul doppiaggio

Rieccomi qui…ieri pomeriggio, dopo un anno e quasi due mesi in Germania, abbiamo deciso di osare…siii…di andare al cinema!!! Alcuni saranno sconcertati!!! “Ma come? Un anno senza andare al cinema? Non fa tendenza…non è culturalmente elevato come discorso”…Non sarà culturalmente elevato ma se permettete prima di spendere 31 Euro (il cinema è caro anche in Germania) per un film in 3D in lingua tedesca ho preferito aspettare di capirne almeno il 30%!!!

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Ammetterò che ero emozionata come una bambina quando riceve un regalo…ero al cinemaaa!!! Io adoro andare al cinema…ho imparato nel tempo ad apprezzare il 3D anche se ancora faccio fatica a sopportare quegli occhialoni che da un lato ti “catapultano” all’interno della storia che stai guardando…dall’altro infastidiscono la vista disturbando spesso le immagini più che mettendole a fuoco! Sarà un problema mio ma non sono riuscita ancora del tutto a prendere confidenza con queste meravigliose invenzioni!!!

Volendo tirare le somme pensavo peggio…sono riuscita ad afferrare almeno la metà dei discorsi ma c’è da dire che siamo andati a vedere (per fare contenta la bimba) DRAGON 2…!!!

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Uscendo dal cinema mi sono sentita abbastanza soddisfatta e con la voglia di ripetere l’esperienza…e pensare che in Italia, andare al cinema, era una cosa naturalissima…

Mi piacerebbe approfittare di quest’argomento per fare una semplice constatazione…ho letto con interesse, poco tempo fa, un articolo dove si parlava del fatto che sarebbe meglio guardare sempre i film in lingua originale…per stimolare le persone ad apprendere. Giustissimo…però… non fà per me!!! Io vado al cinema per rilassarmi, per assaporare i dialoghi e cogliere le sottigliezze che, ovviamente, in un’ altra lingua sfuggono via indisturbate ed inascoltate (tranne che tu le conosca bene come l’italiano). Mi piace guardare films pieni di significato e non esiste modo migliore di farlo se non ascoltando i dialoghi nella nostra bellissima lingua italiana!

Poi…non è per essere fuori misura patriottica ma…giusto per portare un esempio…vogliamo mettere IL GLADIATORE interpretato dalla meravigliosa voce di Luca Ward? La frase “Al mio segnale, scatenate l’inferno” pronunciata da lui…ha tutto un altro sapore!!!  Il suo è un dono…un patrimonio nostro…italiano…perchè mai dovremmo farne a meno? La capacità che hanno i doppiatori italiani di trasmettere emozioni credo sia unica…sarebbe un’eresia rinunciarvi…Ho la vaga impressione che per “aprirci” a tutte le altre culture rimanendo perfettamente al passo con i tempi stiamo erroneamente trascurando la nostra!

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Quindi, per concludere, continuerò ad andare al cinema ascoltando i dialoghi in tedesco…mi serve anche da allenamento…ma non cambierei mai, per nessun nobile motivo, un film doppiato in italiano…resto fedele alla nostra lingua…melodica…completa ed unica…

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Daina dal Messico: “Si vende, si regala o si butta via tutto quello che abbiamo accumulato in una vita e che in realtà non ci serve a niente se non a essere prigionieri”.

Rieccoci con un altro appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. A raccontarsi è Daina dal Messico! Ci spiega come ha trovato il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle cambiando totalmente vita…insieme alla mamma di “appena” 85 anni. La ringrazio e vi lascio in compagnia delle sue parole…buona lettura…Roberta
Noche Buena
Ciao!

Sono Daina, vivo in Messico – a San Miguel de Allende – la “migliore città del mondo” secondo la rivista Traveller – Condè Nast… Mi sono trasferita qui un anno e mezzo fa, con mia mamma di 85 anni! Con il Messico è stato amore a prima “visita”, un Paese che ha infinite ricchezze naturali e culturali di storia, arte, flora, fauna, panorami mozzafiato e cieli limpidi, come dice la canzone “Cielito Lindo”. Ma è sopratutto la sua gente ad avermi colpito: sempre sorridente, generosa, anche se hanno solo tortillas e fagioli per cena, te ne offrono la metà…

In Italia vivevo a Milano, città dove sono nata e cresciuta che ho anche amato, ma da 10 anni a questa parte è un inferno. Non c’è lavoro (soprattutto per chi come me ha passato gli “anta” da un pezzo…) non c’è futuro, non c’è calore umano, sono tutti perennemente incazzati , di corsa e stressati. Prima di emigrare in Messico ho abitato 2 anni a Verona con mia madre. Bellissima città, ma anche lì… freddo e freddezza, poco lavoro, tristezza… Non ne potevo più. Mia madre quasi non usciva dal letto, passava le giornate tra il letto e la televisione o ascoltava “radio Maria”… Io dovevo lavorare anche 10 / 12 ore al giorno per sbarcare il lunario, l’affitto alle stelle, la pensione di mia madre non le bastava per pagare affitto e spese…. figuriamoci una badante! Da 15 anni il Messico era il mio sogno, mettevo da parte i soldi per potermi permettere almeno una vacanza all’anno, ma quando dovevo tornare in Italia mi si spezzava il cuore. Così ho deciso: si vende, si regala o si butta via tutto quello che abbiamo accumulato in una vita e che in realtà non ci serve a niente se non a essere prigionieri.

Tutto quello che era necessario sono riuscita a farlo stare in 2 valigie. A San Miguel ci aspettava una casetta già arredata e corredata, che grazie a Dio un’amica di un’amica aveva appena lasciato e mi aveva proposto. Solo 250 euro al mese, 2 camere con servizi, sala, cucina giardinetto e terrazzo! Mia mamma da quando è qui è sempre fuori al sole, canta è allegra, mangia di continuo… anche se ha la memoria di un pesce rosso e non sa dove si trova, pazienza! Almeno sta bene. Io mi sono inventata un lavoro che non avrei mai e poi mai pensato di fare in vita mia…. insegno lingua e cucina Italiana… i Messicani la adorano, ed anche gli Statunitensi che vivono qui.
San Miguel è una città coloniale nel centro del Messico, sull’altipiano della Sierra Madre, in zona semidesertica. E’ piuttosto lontano dal mare, ma in compenso ci sono sorgenti di acqua termale a 36°. Il clima è fantastico, primavera tutto l’anno… a parte adesso che siamo nella stagione delle piogge… Ma non fa mai freddo e la pioggia non dura mai più di un giorno o 2. Da un anno e mezzo che sono qui ho già moltissimi amici e sento di aver trovato una famiglia in una Comunità Cristiana di Missionari che aiutano i poveri ed emarginati, davvero con i fatti e non a parole! Spesso andiamo a organizzare delle feste nei villagi di Indios qui vicino o in Chiapas e portiamo vestiti e giochi per i bambini, è una gioia vedere i loro sorrisi!
janice

 

Ora devo scappare perchè vado a mangiare al ristorante Indiano con una amica tedesca! San Miguel è un miscuglio di razze e culture diverse… si parla principalmente spagnolo ma tutti parlano bene inglese e qualcuno parla italiano o lo vuole imparare! Ho un blog dove racconto le nostre avventure www.portolamammainmessico.com ed un sito dove metto le ricette di cucina regionale italiana che insegno www.rico-sma.com

La mia vita è davvero cambiata, più qualità meno quantità, si vive con poco ma si ha tempo per se stessi e per gli altri. C’è molto da imparare da questo popolo la cui “slow-life” è davvero un toccasano per chi non ne può più dello stress!

Scrivo ogni tanto sul sito web “Donne che Emigrano all’Estero” perchè è proprio vero che alla fine siamo noi donne che abbiamo il coraggio e la forza per cambiare la vita! Propria e dei propri cari…

Daina Jasmine Ventura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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