Katia dalle Seychelles: Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto!

Oggi a raccontarsi e’ Katia dalle Seychelles. Mi piace molto il modo in cui scrive e lo spirito che trapela dalle sue parole. Vi invito tutti (uomini compresi) a visitare la sua pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Noterete come, nei vari racconti arrivati da ogni parte del mondo, nonostante le difficolta’, ci sia sempre la voglia di riuscire. Storie di donne coraggiose, intelligenti, avventurose e passionali!!! Perche’ bisogna essere vivi dentro per affrontare un’espatrio! Ringrazio Katia per aver condiviso con noi la sua storia e vi lascio in compagnia delle sue parole…Roberta

ECCO CHI SONO Italiana, toscanaccia, ho studiato a Perugia per un Master in Economia e Tecnica del Turismo. All’età di 42 anni leggo su di un sito Web specializzato che cercano un Front Office Manager alle Seychelles. Sarà stata la pioggia di quel giorno o il mare smeraldo della fotografia che accompagnava l’annuncio …fatto sta che in un momento di follia ho cliccato “invia CV” e mi sono candidata alla posizione pensando che non mi avrebbero neppure notata. 6 mesi dopo ero alle Seychelles.

Sono partita per cambiare, per allontanarmi da tutto, per scoprire nuove geografie. Ma 42 anni è l’età del cambiamento: il nostro Saturno Natale viene attraversato dal passaggio del Saturno Cosmico ed enormi giri di boa, esteriori od interiori, vengono intrapresi a quell’età. Ho sempre pensato di stare qualche mese e poi di tornare in Italia. E così ho fatto, per diversi anni, un gran andirivieni di viaggi che si sono sempre conclusi con il ritornare. Adesso sono più serena di quando sono partita anche perché finalmente ho coronato il mio sogno professionale: ricoprire il ruolo di Direttrice d’Albergo.

Facile? Forse più facile qui che in Italia ma posso dirlo solo adesso…me lo avessero proposto 10 anni fa avrei pensato “impossibile!” Sono sola, navigo sola, vivo sola. Mi piace molto questa solitudine che mi permette di vedere le cose senza influenza alcuna. La considero un “privilegio”. Conosco molta gente qui e mi sento decisamente a casa ma non posso affermare di aver fatto amicizia con dei “locali”. Le differenze esistono, soprattutto di tipo culturale, e sebbene possiamo frequentarci e passare dei bei momenti insieme restiamo etnie e culture lontane. All’inizio ho anche avuto problemi con la lingua: parlavo meglio il tedesco che non l’inglese o il francese e c’è voluto un bel po’ di tempo per ri-padroneggiarle decentemente tutte e due … a scapito ovviamente del tedesco che ho quasi dimenticato!

Consiglierei le Seychelles a chi desidera lavorare nel turismo e nell’hotellerie: ancora per qualche anno qui avranno bisogno di espatriati per ricoprire i ruoli chiave. Ma attenzione: queste Isole si stanno svegliando dal torpore coloniale e fra non molto saranno i Seychellesi a dirigere gli alberghi!

Ecco perche’ e’ nata la pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO

Ho sempre considerato FB un eccellente mezzo di comunicazione, più adatto a persone mature che non a ragazzini privi di senno. Da quando sono fuori Italia poi è diventato il luogo virtuale dove incontro tutti, parenti ed amici. Perché non incontrare altre donne che vivono all’estero mi sono detta, perché non raccontare le proprie storie e far si che anche chi è ancora in Italia possa condividerle e partecipare alle conversazioni? Ecco come è nata la mia pagina DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO.

L’ho creata in un giorno di fine febbraio 2014, in un periodo carico di incertezze e di speranze allo stesso tempo. Stavo infatti per trasferirmi su di un’isola remota dell’Oceano Indiano, un puntino invisibile su Google Map dove non c’era copertura di telefonia mobile. Ho iniziato a pubblicare da sola, parlando al vuoto, come le sonde inviate nello spazio cercano vite aliene io cercavo donne interessate al mio progetto. E sono arrivate, lentamente una ad una, portando con sé un carico di entusiasmo incredibile- Desideravo la voce di Donne Italiane che vivessero all’estero e che volessero condividere su di uno spazio virtuale le loro storie ed loro pensieri. Adesso, dopo circa 4 mesi di attività, siamo circa 20 amministratrici da tutto il mondo a parlare di noi e dei paesi che ci ospitano. Da sempre ho in mente un progetto editoriale e sto valutando la possibilità di creare un Sito Web.

Nel frattempo siamo su Twitter e Pinterest . Il prossimo step è creare un canale YT… anche se devo dire che io sono l’unica a produrre video ed a pubblicarli! Dimenticavo: una Radio Italiana dovrebbe intervistarci prossimamente per creare una programma dedicato alle DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO! La pagina non fornisce consigli pratici per cercare lavoro (perché il lavoro non si trova su FB!). E’ però uno strumento prezioso per chi vuole addentrarsi nei meandri femminili dell’emigrazione, per capire in anticipo cosa significa trasferirsi, quali sono gli stati d’animo ed i pensieri che attraversano la mente delle donne una volta che decidono di migrare. Avrei potuto scegliere di creare l’ennesimo gruppo degli emigrati all’estero, un gruppo di “italians” di cui FB pullula… ma ho deciso di scegliere le DONNE.

Perché le donne portano dentro di sé un universo di emozioni indescrivibile e dietro le loro faccine innocue hanno una carica di energia insospettabile! Sulla pagina scrivono Imprenditrici, Bloggers, Cantanti … sono donne di successo e a me piacerebbe che potessero essere di esempio a tutte le nostre connazionali. Vorrei che le donne non si abbattessero, non rinunciassero ai loro sogni, vorrei che attraverso le nostre storie avvenisse una sorta di iniezione di coraggio e speranza capace di cambiare i destini. Mentre a fine febbraio partorivo mentalmente l’idea della pagina ho visto una frase che è diventata il motto stampato sull’immagine di copertina. Con questa frase – che è il condensato della “mission” della pagina – finisco il mio intervento e vi invito tutte sulla pagina di DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO per fare il pieno di positività e di tanta energia creativa! “Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”

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Siate i capitani di voi stessi!!! Giada, Sir Koala Londinese & Londra

Questa e’ la storia di Giada, ormai per tutti Sir Koala Londinese! Scopriamo con lei Londra… vista attraverso gli occhi di chi ha fatto “il grande salto”! La ringrazio per aver condiviso con noi questo spaccato di vita londinese…le lascio la parola… Roberta

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Ciao ragazzi 🙂

Grazie per l’invito sulle vostre pagine del blog!

Mi chiamo Giada, ma ormai tutti mi chiamano Koala e nel 2010 ho fatto – come tanti – armi e bagagli, e sono andata a vivere in UK, precisamente e ovviamente a Londra.

Era dal 2007 che volevo andare a viverci ma non sono mai stata una gran fan del carpe diem, quindi ho rimandato e rimandato, mi sono fatta guidare dalle paure, ho dato troppo ascolto ad ansie, opinioni e consigli altrui, e mi sono fatta bollare come vecchia perché sull’orlo/abisso dei trent’anni volevo espatriare e cambiare vita mollando un modesto lavoro MA a tempo indeterminato … pazzia! Ho passato tutti quegli anni a viaggiare avanti e indietro, Londra, Manchester, Liverpool, Dublino … venivo qui in UK e mi dicevo questo é l’ultimo viaggio da turista che faccio! Poi tornavo a casa e giravo in tondo aspettando l’onda giusta, il momento perfetto per la grande fuga, finché nel 2010 sono scoppiata e ho capito che non esisteva alcuna onda perfetta, momento migliore, fatina magica e che dovevo io prendere la rincorsa e gettarmi nella nuova avventura.

In pochi mesi ho chiuso i miei 30 anni romani in una valigia, ho pagato il supplemento bagaglio in eccesso, e mi sono imbarcata all’alba per Londra, pochi soldi, informazioni confuse e discordanti, molta paura, zero conoscenze. Le prime due settimane sono “crashata” nelle valli verdi del Surrey alle porte di Londra, dormivo su un materasso per terra in cucina, ospitata presso una ragazza che avevo conosciuto online poche settimane prima della partenza. Furono due settimane idilliache e confuse, ma era Londra la mia vera destinazione. Lei che mi aveva catturato l’immaginazione fin da bimba, lei che mi aveva spinto a 13 anni a studiare l’inglese senza mai fermarmi, divorando libri, musica, film, giornali, riviste in lingua inglese. La lingua capite non era un problema, il problema erano i pochi soldi e i zero contatti che avevo. Fortunatamente trovai una stanza presso una tipica and real famiglia inglese, e se all’inizio fu una sorta di piccolo trauma scontrarsi con una cultura, pensiero e realtà ben differente dalla nostra, questa esperienza si rivelò invece di grande aiuto perché fui costretta velocemente a capire come ragionavano e vivevano gli inglesi. Loro furono molto carini con me, mi spiegarono bene Londra – che già conoscevo abbastanza bene visto l’andirivieni degli anni passati – i londinesi, e mi dettero molte dritte, oltre che affinai di più il mio livello d’inglese, essendo costretta a parlare tutto il giorno nella loro lingua e non in italiano.

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Ero arrivata qui con l’idea di cercare lavoro per la mia laurea – grafico pubblicitario – ma gli inizi senza esperienze e studi sul posto, e soprattutto senza referenze furono difficili, così ripiegai sul vecchio lavoro di commessa. Passarono delle settimane e non usciva nulla, ero disperata i soldi volavano via a ritmo serrato fra affitto e mezzi pubblici, poi finalmente quando ero sull’orlo del cedimento e di chiudere le valige e tornarmene all’ombra del Colosseo, mi chiamò un importante department store di lusso nel cuore della Londra per bene. Fu il mio battesimo ufficiale come Londoner!

Entrai come semplice commessa, ma sapevo vendere sabbia agli arabi ed ero come un cane che non molla l’osso, così nel giro di alcuni mesi scalai fino ai livelli più alti, fino ad avere un pezzo di floor tutto gestito e allestito da me!

Non fu facile conquistare gli inglesi, soprattutto in posti come questi very british, dove il lusso lo toccavi con mano davvero, dove ogni giorno passavano principesse e uomini d’affari, e ti sentivi di continuo “l’emigrata” ma ho sempre rubato con l’occhio e puntato i piedi anche nei periodi più difficili. Gli inglesi – i british quelli veri! – sono persone molto riservate, badano molto all’etichetta, il lavoro per loro é importantissimo, specialmente a Londra capisci come tutto ruoti attorno ad esso. Dal Lunedì al Venerdì alle 5:30 PM é tutto un corri-corri, un lavorare e lavorare, sono molto carrieristi. Ma almeno qui se dai ricevi, ossia la meritocrazia sussiste e persiste. Qui poi ho imparato il vero senso della parola flessibilità, noi una volta che siamo stati assunti con il mitico contrattone indeterminato ci incolliamo lì con le unghie e i denti, é questo che ci frega e blocca … qui invece anche se hai 40 anni cambi, sei sempre alla ricerca di una situazione, posizione, stipendio migliore, cambiano casa come le mutande, cambiano città o paesi senza strapparsi i capelli e pure che hanno prole, sono formiche sempre alla ricerca di qualcosa di meglio, votate al lavoro e al miglioramento di status. Anche qui c’è la crisi, ma si sente molto di meno perché sono un popolo che non si ferma mai, che é flessibile, e non mette pezze ma cerca una soluzione e non si ferma finché non la trova. C’è molto da imparare da loro, in questi anni ho capito che noi italiani non siamo tutti difetti e zero pregi come ci piace bollarci, ma dagli anglosassoni c’è molto da imparare ma tranquilli hanno dei difetti anche loro! 😉

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Quello che consiglio é state a stretto contatto con loro! Sembra una cosa scontata e invece non lo é, molti quando arrivano qui cercano casa e posti di lavoro presso italiani, fanno gruppo fra loro, lo fanno per paura, per insicurezza, perché é difficile mollare le vecchie abitudini o non parlano bene l’inglese, ma é sbagliato e prima o poi se ne paga il prezzo! Non dico che bisogna ignorare i “nostri”, ma soprattutto agli inizi se vuoi integrarti in fretta devi fare una full immersion totally British!

Quando vivi all’estero tutto all’inizio é confuso vivi di sentimenti ambigui verso la tua nazione, poi come dopo una mareggiata l’acqua torbida torna limpida e cominci a rivalutare alcune cose, mentre altre non le tolleri più. Sono partita con due mega valige piene sia fisiche che mentali, e negli anni, in questi anni ho imparato a lasciarmi dietro un sacco di cose, a guardarmi dentro, soprattutto nei momenti di solitudine perché se é vero che Londra é unica e mitica e figa, ci sono anche i momenti down quando rifletti, ti ritrovi da solo al coffee shop con il tuo cappuccino a guardare il veloce via vai londinese e rifletti, rifletti. Ma soprattutto ho imparato che bisogna ascoltarsi e credere in se stessi, che la vita é solo tua e non puoi permettere agli altri di avvelenarti con i loro pensieri e aspettative su di te e come dovresti essere o comportarti. Siate i capitani di voi stessi!

Qui ho anche ripreso la mia antica passione dello scrivere, così nell’Halloween del 2010 é nato il mio blog Sir Koala Londinese. Perché questo nome? Perché fin da piccola mi chiamavano Koala, il Sir era perché ero timida volevo mantenere l’anonimato! Anyway, ero a Londra da pochi mesi, non avevo ancora questo grande cerchio di amicizie, passavo molto tempo da sola, facevo solo la spola casa-lavoro-lavoro-casa, inoltre mi girava da parecchio in testa l’idea che non ci fosse un vero e proprio blog che raccontava la vera natura e vita di Londra. Sì c’erano portali più o meno anonimi o blog di espatriati, ma per lo più erano diari di viaggio o racconti sporadici. Ognuno diceva la sua su Londra, dava informazioni discordanti o incomplete così cominciai a raccontare la mia di visione, e soprattutto a mettere nero su bianco senza indorare la pillola su come era la vita qui. Credo sia stata la mia chiave di successo!

Nel 2012 ho salutato il mondo del retail e fashion, sono stati anni molto formativi che mi hanno dato materia di storie e racconti, ogni giorno finivo a parlare con così tanta gente, donne e uomini ricchissimi, di altri paesi, nobili oppure anche gente normale come me e te. Inoltre é stata un’ottima palestra per assimilare la cultura e modo di vivere inglese, oltre che affinare la lingua … anche se la calata italiana rimane sempre un pochino! 😉 Scordatevi l’inglese della BBC! Ero spaesata iniziavo di nuovo da capo una carriera, una via nuova, ma sono quella che sulle sponde del se, forse e magari non ci sa rimanere, quindi mi sono buttata di nuovo e ho nuotato. Oggi lavoro come blogger, cerco di espandere il progetto – che nel frattempo é diventato molto più grande – di Sir Koala Londinese. Ho un mio canale Youtube con oltre 150 video, ho scritto delle guide ebook, creo Curriculum Vitae per vari mercati mondiali, scrivo per alcuni blog, e sono sempre in prima linea ad aiutare chi come me anni fa ha deciso che é ora di andare a provare all’estero come si sta!

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Voi di Se Anche Il Ragionier Ugo Espatria, mi chiedete se sia facile integrarsi con gli inglesi e se potendo rifare oggi la stessa scelta cambierei qualcosa … io vi rispondo che é facile e no integrarsi con gli inglesi, bisogna avere pazienza, osservarli molto, aderire ai loro standard, prestare ascolto ormai sono 4 anni che sono qui, mi sono integrata ma vivi sempre come Giano Bifronte, un volto rivolto verso l’Italia e uno verso l’Inghilterra. Sarai sempre lo straniero in terra straniera, certo con gli anni le differenze si assottigliano e ti integri bene, ma non la trovo una cosa spiacevole ho molti amici di tutte le nazionalità perché Londra é un porto di mare, un via vai di gente che parte e arriva, un girotondo di feste di benvenuto e di arrivederci, le amicizie durano poco fortuna che ci sono i Facebook e Twitter!

E per rispondere alla tua seconda domanda, sì miei cari lo rifarei, rifarei tutto però ovvio mi organizzerei meglio, viste le zuccate prese, le cadute e rialzate. Ecco perché ho aperto SKL, per informare, aiutare, guidare in questo delicato e importante passaggio di vita, che poi uno viene qui con il forever in mente, il per sempre lascio l’Italia, il per sempre rimango qui, invece… conosco molti che dopo tempo tornano volontariamente a casa, altri dopo anni se ne vanno altrove sempre più lontani dall’Europa. L’Inghilterra é un isola, e credo che il mare forse invita a salpare verso nuovi lidi, io stessa spesso mi ritrovo a pensare di andarmene altrove, son fatta così forse é perché sono figlia di Mercurio e la terra sotto i piedi non riesce ad incollarsi mai! Intanto sondo giro, ascolto e parlo. Mi alleno e preparo per un altro grande salto!

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Cristina si racconta: “Voglio spezzare una lancia a favore della Germania e del popolo tedesco”

Rieccomi con un’altra delle vostre storie, quella di Cristina. Un racconto positivo ricco di consigli utili per chi ha intenzione di venire a vivere in Germania. Vi lascio in compagnia delle sue parole e la ringrazio per questa sua preziosa testimonianza. Roberta

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“Ciao Roberta,

leggo molte esperienze di italiani in Germania, esperienze solo negative. Vorrei tentare di spezzare una lancia in favore di questa terra e questo popolo, che tanto male poi non e’.

Vengo da Terni, Umbria, e ho conosciuto il mio ex marito sul posto di lavoro; lavoravo per un’azienda tedesca, ma premetto che il mio tedesco era a livello molto elementare. Ci siamo sposati e ci siamo trasferiti a Bochum. Io non ho mai cercato in quel periodo un lavoro, perche’ in primis non avevo la necessita’ finanziaria e poi i figli erano ancora molto piccoli. Ho sempre rifiutato contatti con gli italiani sia per non essere tentata di parlare italiano e sia perche’ era necessario che, dovendo vivere qui, mi integrassi al massimo. Non e’ stato difficile creare un giro di amici anche se la lingua non era granche’, ma i tedeschi, in base alla mia esperienza, si sforzano di capire e apprezzano se riesci a mettere insieme due parole. Certo…sono molto diversi da noi, come tutti i popoli del Nord, sono educati in maniera molto diversa; mi vengono in mente le parole di un mio amico che pochi giorni fa, parlando delle differenze tra italiani e tedeschi, mi ha detto “Voi siete piu’ passionali, ma a noi ci educano a trattenere i sentimenti“. Ancora dopo 14 anni mi stupisco come in situazioni dove io darei fuori di matto, loro riescano a rimanere come delle statue per poi dirti a quattr’occhi che avrebbero dato fuori di matto anche loro!

Sei anni fa mi sono separata e sono rimasta sola con due figli (7 e 5 anni) senza niente in mano (con la mia famiglia in Italia), e in quella brutta situazione ho notato che anche loro hanno un “cuore” ed anche abbastanza capiente (aiuti a non finire). Ho dovuto cercarmi un lavoro, sono laureata in Scienze politiche, laurea che non ho mai sfruttato. Ho cominciato ad insegnare italiano alla VHS e dopo due anni (a 45 anni) ho trovato lavoro come segretaria all’Universita’, senza nessuna conoscenza o spintarella (lo voglio sottolineare). Dalla mia esperienza, che posso qualificare come molto positiva, posso trarre delle considerazioni (ripeto sempre, basate solo ed esclusivamente sulla mia esperienza):

Non si puo’ vivere in Germania senza una buona conoscenza della lingua scritta e parlata. Il tedesco e’ per noi una lingua estremamente ostica che non si impara assolutamente con un anno di corso.

Non si puo’ venire in Germania e pensare di trovare lavoro come gli emigranti del 1960. Ci vogliono le idee chiare, adesso ci sono una marea di blogs che possono dare risposte (la cosa piu’ semplice che mi viene in mente).

E’ sconsigliato andare a lavorare nella gastronomia italiana, anche se e’ la cosa piu’ facile da fare: in primis non si impara il tedesco e poi il 90% dei ristoratori italiani qui in Germania sono solo degli sfruttatori, che ti fanno lavorare a cottimo.

Senza titolo di studio ed esperienza non si va lontano, considerando che il sistema scolastico tedesco prepara gli studenti molto meglio del nostro, anche a livello di esperienze lavorative, durante l’Universita’ e addirittura con degli stage a livello di scuola superiore.

La cosa fondamentale e’ la mente aperta a nuove esperienze, cosa che per noi italiani e’ molto difficile. La nostra cultura ci porta a rimanere attaccati alla struttura famigliare, cosa che i tedeschi non hanno. Non che la famiglia di origine non sia importante ma, uscendo di casa a 20 anni (al massimo), non hanno piu’ l’idea della mamma che sta a disposizione. I tedeschi ci prendono sempre in giro dicendo che siamo mammoni ed e’ purtroppo vero!

C’e’ un’altra cosa che mi ha aiutato molto a comportarmi e a farmi integrare: sono sempre partita dal presupposto che, dal momento che sono io a vivere in un altro Stato, non mi posso aspettare che siano gli “indigeni” ad adeguarsi a me, ma il contrario!

Mi sono dilungata abbastanza, ma spero di aver dato un piccolo contributo a chi pensa di fare quest’esperienza per la vita”.

Viel Glück

Cristina

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Francesca dalla Germania dice: “Non fate i miei stessi errori”.

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Ho ricevuto oggi questa e-mail, e’ la storia di Francesca, una ragazza che ha riempito insieme al marito la valigia di referenze, sogni e speranze, si e’ armata di coraggio ed e’ partita verso una meta ambita da tantissimi…la Germania. Non voglio aggiungere niente, semplicemente vi lascio in compagnia delle sue parole. Ne approfitto solo per ringraziarla, ci vuole coraggio anche per condividere una storia così. Auguro a te e a tuo marito tutto il meglio…Roberta

“Ciao Roberta, mi chiamo Francesca, ho 34 anni, sono in Germania da 15 mesi.
La mia storia è questa:

Sono partita da Perugia, una cittadina piccola dell’Italia centrale, sono sposata e tra l’altro il primo anno di matrimonio l’ho fatto in Germania. Mio marito è straniero ma non tedesco, nel dicembre del 2012 è venuto una settimana in Germania ospite di alcuni suoi amici per cercare una casa in qualsiasi città. Premetto che ho frequentato un corso di tedesco, che ho conseguito una laurea con lode, che parlo inglese, francese e un pò di spagnolo, mio marito è anche lui laureato e parla correntemente tre lingue.

Un suo amico che ha studiato qui ci ha offerto una specie di scantinato di sua proprietà dove abitare, abbiamo fatto la valigia con tante speranze, ma quello che ho trovato è stato allucinante. Quella che mi era stata descritta come casa era una camera da letto, una cucina e un bagno, mio marito non l’aveva vista e purtroppo si è fidato. Le pareti erano piene di muffa nera, non c’erano mobili, nessun tipo di riscaldamento, nemmeno un tappeto per dormire. Siamo venuti fino a qui, in quel periodo nevicava con una temperatura sottozero, non avevamo neanche l’acqua calda. Abbiamo dormito per terra senza nemmeno una coperta, perchè siamo arrivati con l’aereo e nelle valigie doveva esserci l’indispensabile. Per cucinare abbiamo usato una bombola da camping, meno male che ho frequentato gli scout nella mia adolescenza. Ho rimediato dei mobili dalla Sperrmüll (rifiuti ingombranti), di notte, con grande vergogna se fossi stata vista da qualcuno. Vivevo in un paesino di Hessen, vicino a Francoforte, ci siamo massacrati i piedi a girare tutte le agenzie interinali, i ristoranti, aziende, insomma chiunque potesse aver bisogno di due lavoratori.

Alla fine sono riuscita a trovare lavoro presso un Eiscafè (gelateria), sottopagata, sfruttata a 12 ore al giorno. La “casa” era stata presa senza contratto, senza cauzione, non so nemmeno se potesse affittarcela. Siamo rimasti nove mesi in quella casa, con muffa nera alle pareti, un materasso per dormire per terra, perchè ho la patente da anni ma non la macchina e quindi andare fino all’Ikea anche solo per comprare un Lattenrost (rete) era complicatissimo. Ho lavorato nell’Eiscafè come Aushilfe (aiutante), finita la stagione, sono rimasta a casa; abbiamo lavorato come Zimmermadchen (camerieri ai piani) in un albergo, volevamo comprare la macchina, e toglierci qualche sfizio di tanto in tanto. Un giorno il suo amico, di punto in bianco ci ha detto con 3 mesi di anticipo che voleva ce ne andassimo, abbiamo dovuto rinunciare a comprare la macchina che desideravamo tanto, abbiamo cercato casa a Francoforte e nelle città vicine senza tregua, ma con due minijob nessuno te la da’. A dicembre sono rimasta incinta, ma ho dovuto traslocare in una casa “auf Zeit” (a tempo determinato) e ho perso il bambino.

Dopo più di un anno in Germania, sono rimasta molto impressionata dalla diversità e dalla cultura tedesca, dalla loro freddezza nel rifiutarti un lavoro (anche per iscritto) e da tante persone false che ho incontrato qui, sia italiani che tedeschi. Sto meditando di tornare in Italia, ho fatto tanti sforzi e tanti sacrifici ma non ho ottenuto nulla. Non lavoro con la mia laurea e trovo solo lavori come Aushilfe (aiutante) o simili. Che razza di vita mi si prospetta qui? Siamo soli, non ho appoggi di nessun genere.

Ti ho scritto tutto questo perchè altri non facciano i miei stessi errori, come pensare di arrangiarsi o di partire senza sapere abbastanza la lingua.

Ciao Francesca

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Primo mondiale da espatriati (se vince l’Italia sfilo nuda come la Ferilli)

Questo e’ il nostro primo mondiale in Germania. E’ una sensazione stranissima, difficile anche da descrivere. Ho letto molti commenti dall’Italia che contrastano parecchio con questo spirito. C’e’ chi dice che ormai il calcio e’ completamente pilotato e chi dice che con tutti i problemi che ci sono e’ assurdo perdere tempo guardando una partita. Forse e’ vero ma credo che i mondiali non rappresentino solo una partita.

Rappresentano l’orgoglio di essere italiani! Rappresentano il nostro “appartenere” ad un popolo che possiede infinite caratteristiche positive oltre che negative. Rappresenta le nostre radici e i nostri affetti.

Noi non abitiamo in una grande citta’ dove puo’ essere piu’ semplice confondersi in mezzo ai tantissimi stranieri, abitiamo in un paese dove tutti conoscono tutti. Non tifare Germania potrebbe corrispondere al tentativo di mettere in pericolo la loro identita’ contaminando il loro essere DEUTSCH!!! Ma ad un certo punto…chi se ne frega!!!

Non potete immaginare l’esaltazione nell’incrociare tra centinaia di auto con bandierine svolazzanti tedesche un’auto con le bandierine svolazzanti italiane. Ti vien voglia di inseguirla, fermarla e gridare FORZA AZZURRI!!! Non abbiamo mai comprato in Italia gadget per i mondiali, qui invece siamo pieni di magliettine (cane compreso) e cappellini!!! Abbiamo rivisto tutti i video delle passate stagioni vittoriose sperando che quest’anno si possa ripetere la stessa cosa. Se l’Italia dovesse vincere i mondiali potrei promettere di uscire per strada nuda come ha fatto la Ferilli quando ha vinto lo scudetto la Roma.

Voi direte…ma siete fuori di testa come un balcone? No ragazzi…semplicemente abbiamo riscoperto, vivendo all’estero, l’orgoglio e la fierezza di essere, nonostante tutto, italiani. Una delle cose che ho sempre ammirato nel popolo tedesco e’ proprio il loro essere incredibilmente patriottici!!! C’e’ gente che espone nel giardino di casa tutto l’anno la bandiera tedesca. E non pensate che loro non abbiano cose di cui vergognasi, pero’ sono uniti e questo li rende piu’ forti! Dovremmo imparare anche noi…recuperando quella fierezza di essere italiani…male non ci farebbe.

Detto questo raggiungo la mia famiglia e la cassa di birra deutsch che mi aspetta!!! FORZA AZZURRI SEMPRE!!!

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Ti Amo Postino #germania

“Inciampando” su un articolo con accenno ai postini in Germania mi sono resa conto che NON VI HO PARLATO DEL POSTINO!!!

Noi tutti siamo abituati all’idea del “solito” postino, quello che bussa sempre due volte! Quello che ti incrocia e a stento ti saluta, quello che piu’ che cattive notizie non porta. Il nemico da evitare, quello per il quale sdradichiamo il nome dal citofono (alcuni pure il citofono dalla parete) e fingiamo di non essere a casa (sicuramente porta roba da pagare)! Vivendo in Germania mi sono resa conto che l’ansia da postino e’ una prerogativa tutta italiana!

Il POSTINO qui in Germania e’ un amico! E’ la persona che ogni giorno distribuisce allegramente le quintalate di roba che la gente compra on-line (comprano on-line anche le mutande). E’ la persona che se un giorno deve consegnarti una multa invece che un pacco corre da te con la faccia da funerale!!! E’ quella presenza che, se per un giorno tarda ad arrivare, manda in panico tutto il vicinato.

Potrebbe succedere che, al momento della consegna, tu non sia in casa…niente paura! Il pacco verra’ comunque lasciato…davanti la porta, al vicino di casa, a tua figlia che firma (anche se minorenne)…sono convinta che un giorno potrei scoprire che il mio cane ha ritirato per me i biscotti arrivati dalla Sicilia (e non farebbero una bella fine)!

Ho iniziato a notare l’importanza di questa figura quando in casa mia si sono manifestati i primi sintomi, “…mamma vado un attimo sotto…”…”…che ci vai a fare…?”…”…aspetto il postino…”. Dopo un anno trascorso in Germania la situazione e’ decisamente degenerata.

La scena tipo e’ questa…in casa tutti sono impegnati a fare qualcosa, chi pulisce, chi guarda la tv, chi fissa un puntino fermo nel muro, ad un certo punto li vedo sobbalzare all’unisono!!! Mia figlia, con uno scatto felino, corre verso le scale, mio marito in un nanosecondo ha il muso spiattellato contro la finestra e guarda sotto, il cane in preda alla perplessita’ ed alla confusione inizia ad abbaiare e a girare a vuoto su se stesso. Con il cuore in gola per lo spavento domando…”…ma che e’ successo?”…la risposta e’ sempre la stessa…”C’E’ IL POSTINO!!!”.

 

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Jessica, da 15 anni a Parigi…”Non tornerei mai in Italia”!!!

Oggi e’ Jessica a raccontarci la sua storia da espatriata, e lo fa dalla citta’ romantica per eccellenza…Parigi…

“Ciao. Mi chiamo Jessica, ho 33 anni e sono siciliana. Tutto e’ cominciato poco piu’ di 15 anni fa. Ho iniziato a lavorare come animatrice turistica presso un importante e conosciuto tour operator (Club Med) che e’ francese. Mi e’ bastato poco per capire che non sarei mai piu’ tornata a vivere in Italia. Lavorare per il Club Med e’ stata un’esperienza bellissima perche’ avevo la possibilita’ di viaggiare continuamente conoscendo luoghi nuovi e culture diverse tra loro. Proprio durante una di queste esperienze lavorative in un villaggio sulle Alpi francesi ho potuto constatare quanto bene si vivesse in quei luoghi.

Fu allora che, insieme ad un’amica (siciliana anche lei) conosciuta al CM, decisi di fare il grande passo trasferendomi definitivamente a Parigi. Avendo frequentato (in Italia) il liceo linguistico avevo una buona base di francese, quindi la lingua non e’ stata un ostacolo. Arrivammo in citta’ gia’ con un contratto di lavoro in mano presso la Disney, ottimo “portone d’entrata” per chi vuole trasferirsi in Francia. Non so dirvi pero’ se oggi sia piu’ complicato farlo rispetto a ieri. La Disney si e’ occupata anche dell’alloggio, dei documenti, del permesso di soggiorno (non c’era ancora l’Unione Europea) e del conto corrente bancario. Grazie al CM invece ero gia’ registrata presso l’ente che corrisponde all’INPS italiana.

Che differenze ci sono tra la Francia e l’Italia? Beh…diverse. La sanita’ per esempio. Oltre l’iscrizione alla Caf (Caisses d’Allocations Familiales) conviene fare anche l’assurance mutuelle che sarebbe un supplemento che copre le varie spese mediche. Qui in Francia quasi tutte le societa’ per le quali lavori ti iscrivono alla mutuelle (ce ne sono diverse) e ti viene prelevato un tot dalla busta paga. La mutuelle non e’ obbligatoria ma molto consigliata perche’ permette di avere il rimborso delle spese che lo Stato non copre del tutto (medicine, ospedale, visite mediche…etc…). Io per esempio ho dovuto da poco rifare gli occhiali da vista. Per intero avrei dovuto spendere quasi € 160.00 tra vetri e montatura (non ne ho scelta una di marca) invece ho speso solo € 7.00 per due paia di occhiali. Questo e’ solo uno dei tanti esempi ma funziona alla stessa maniera per ogni cosa. Quindi investi un minimo prima per risparmiare tantissimo dopo. Altre cose, come la pulizia dei denti, sono completamente a carico dello Stato. Non cambierei mai questo sistema con quello italiano.

Per quanto riguarda il lavoro fortunatamente ancora se ne trova nonostante la crisi si sia fatta sentire anche qui. Fino a qualche anno fa lasciavi il CV e dopo 48 ore venivi gia’ richiamato per un colloquio! Oggi magari si deve avere maggiore pazienza. Gli stipendi sono piu’ alti di quelli italiani con un salario minimo stabilito sotto il quale non si puo’ scendere.

Le case invece (compresi gli affitti) sono care e decisamente piu’ piccole di quelle italiane. Questa e’ una cosa alla quale ho fatto fatica ad abituarmi. Mi mancano le cucine spaziose, i saloni enormi e le camere da letto ampie. In compenso pero’, anche in un buco di 15 mq, trovi il parquet!

Anche i mezzi di trasporto sono cari, anzi carissimi! Fortunatamente le aziende rimborsano il 50% del costo dell’abbonamento, alcune (anche se sono poche) coprono l’intero importo! Per chi va in auto spesso viene rimborsato il costo della benzina. Pero’ c’e’ da dire che i mezzi di trasporto funzionano alla perfezione! Girare a Parigi e’ facilissimo e velocissimo!

Per concludere…la risposta alla vostra domanda (torneresti in Italia?) e’ no! Nonostante ancora oggi sento fortemente la mancanza della mia famiglia, del mare, del cibo e del clima (qui fa sempre freddo e nevica parecchio)…no…non andrei via! Vivo davvero bene in Francia e la consiglio a chiunque avesse intenzione di fare un’esperienza all’estero”.

Ringrazio Jessica per il tempo che ci ha dedicato ed aspetto altri racconti, altre storie, altre esperienze da condividere!

[email protected]

Roberta

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Attenti al “keine Ahnung”

Oggi voglio parlarvi di una parola che i tedeschi amano pronunciare…ma che dico amano…adorano!!! La tengono in tasca per ogni evenienza, il keine Ahnung!!!

Il keine Ahnung sta ai tedeschi come il cacio sta sui pici, come l’uovo sulla carbonara e il prezzemolo su tutto il resto!!!

La frase completa e’ Ich habe keine Ahnung che tradotto e’ non ne ho la minima idea!

Quando farete una domanda ad un tedesco, qualunque essa sia (inizialmente saranno domande ti tipo burocratico perche’ starete affogando tra le mille cartacce che dovrete compilare), le opzioni di risposta in caso negativo saranno due.

Prima opzione Ich weiß nicht che corrisponde a non lo so. Un non lo so preceduto da un minimo sforzo mentale per cercare una sorta di risposta. Un non lo so quasi dispiaciuto. Trapela un “mi piacerebbe aiutarti ma non saprei come”.

Seconda opzione un bel keine Ahnung!!!

In questo caso dovete sapere che queste due paroline, anche facili da pronunciare, non significano solo “non ne ho la minima idea”…no no signori…tra il keine e l’Ahnung c’e’ un universo parallelo di pensieri e frasi non dette! Ve ne elenco alcune.

PENSIERI TRA IL KEINE E L’AHNUNG

1) “Non vedi che sono arenato sul mio divano con la birra in mano ed un panino con wurstel nell’altra? Come ti salta in mente di venirmi a disturbare mentre mangio, bevo, rutto e guardo la partita di pallone alla TV”?

2) “Piccolo italiano basso con la macchina playmobil ed il cane rumoroso…potrei tirarti in aria con un dito e rispedirti in Italia volando per aver osato interrompere il mio relax pomeridiano delle 17.30”.

3) “Invece di venire qui a interrompermi mentre taglio il prato (ora mi tocca fare lo sforzo di riaccendere il macchinario) perche’ non impari in due giorni a parlare tedesco e ti compili da solo i tuoi maledettissimi moduli”?

4) “Ti rendi conto che sono le 21.20 di sera ed io alle 21.30 devo essere sotto le coperte, alle 21.31 devo dormire gia’ perche’ alle 05.00 mi suona la sveglia e alle 06.45 devo uscire da casa per andare a lavoro”? *-*

In questo caso la tua mente partorisce inaspettatamente un keine Ahnung che dice…”ma se devi uscire alle 06.45 perche’ ti alzi alle 05.00″? Risposta…tenetevi forte…”devo giocare a Farmerama”!!! *-* Qui ci sta un keine Ahnung con triplo salto mortale!!!

Questi sono solo alcuni esempi del significato che assume un keine Ahnung con spallucce alzate…un tedesco ha la giornata scandita dagli stessi ritmi che si alternano ogni giorno senza una minima variazione. Il “viziaccio” che abbiamo noi italiani di improvvisare li destabilizza tantissimo. Io ho provato (discretamente) a porre domande (quando ne avevo bisogno) in orari diversi in giorni diversi ma lui (il KA) e’ sempre dietro l’angolo.

Vi consiglio di sfruttare, per fare domande, i momenti in cui i tedeschi (nel fine settimana) sono ubriachi e pieni come delle zampogne! In quel caso il keine Ahnung lascera’ il posto ad un dolce Ich liebe dich (ti amo) ed allora vi si apriranno tutte le porte!

Ricordatevi che il lunedi fa in fretta ad arrivare e con lui i soliti KEINE AHNUNG!!!

 

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Luca (architetto in Italia, au pair in Germania) “…non partite all’avventura…”

Inauguriamo la sezione “Le vostre storie” con il racconto di Luca. Architetto, 29 anni, decide di lasciare l’Italia per trovare fortuna in Germania. Ecco la sua storia, fino ad oggi…

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

“Ciao, mi chiamo Luca ed ho 29 anni, ho una laurea in architettura e ho conseguito l’abilitazione alla professione ad ottobre del 2013.

Durante gli studi, per avere un po’ di autonomia economica, ho lavorato saltuariamente nei ristoranti e pizzerie. Dopo la laurea ho fatto 2 esperienze di tirocinio presso due studi (di architettura) in Sicilia. Al termine di questi ovviamente, come spesso capita in Italia, non è garantita l’assunzione ma finisce tutto.

Ho deciso di espatriare perché ero stanco della mia situazione in Italia, stanco di sentir parlare di disoccupazione giovanile, stanco di sentir parlare di sfruttamento, di tirocini non retribuiti, senza garanzia di assunzione, stanco di sentirmi dire che pur essendo neolaureato dovevo aprire la Partita Iva per collaborazioni occasionali.

Ho deciso di spostarmi in Germania, precisamente vicino la frontiera con la Svizzera, perché molte persone che già erano sul posto mi avevano detto che lì ancora il lavoro si riesce a trovare, soprattutto negli stati federali del  Baden-Württemberg, Bayern e Nordrhein-Westfalen.

Pensavo di trovare in Germania un clima diverso rispetto a quello a cui ero abituato in Sicilia e persone poco socievoli. Invece sono arrivato a marzo del 2014 e ho trovato un clima mite e frequentando le persone del posto ho notato che sono persone molto disponibili, socievoli ed ospitali.

La prima difficoltà con cui mi sono dovuto scontrare è stata ovviamente la lingua e la lontananza da casa. Il tedesco sappiamo bene che è una lingua complessa. Adesso sto frequentando una scuola di tedesco ma come autodidatta cerco sempre di trovare il tempo per frequentare le persone del luogo, guardo films in lingua tedesca con sottotitoli in tedesco e italiano.

Fortunatamente ho incontrato molte persone che parlano l’inglese e con il mio tedesco scadente e il mio ottimo inglese riesco a cavarmela per il momento. Mi trovo da una famiglia e faccio il ragazzo alla pari. Può sembrare una cosa strana alla mia età ma credo che sia un’ottima opportunità per imparare la lingua e per entrare in contatto con la cultura e le usanze tedesche.

Senza questa opportunità, non avendo contatti in Germania, non avrei saputo come fare e addirittura non so se sarei partito.

Ricevo una paghetta mensile di 260 euro per circa 35 ore a settimana, con 2 pomeriggi liberi per andare a scuola di tedesco e tutti i weekends liberi. Non sono pentito di essere partito anche se mi rendo conto che non è facile. Pero’ credo che nella vita a volte, per poter arrivare a fare quello per cui si è portati, bisogna fare anche cose “strane” che magari non ci appagano.

Io espatrierei alla stessa maniera e consiglio a tutti i giovani che vogliono scappare di non partire all’avventura, di raccogliere soldi sufficienti prima di partire, per coprire le varie spese che si dovranno affrontare sul posto. Consiglio di trovare un appoggio iniziale presso parenti o amici (oppure di cercare una famiglia come ho fatto io) di studiare il tedesco già in Italia per trovarsi avvantaggiati dopo o di seguire, se possibile, un corso di lingua sul posto”.

Questo e’ il racconto di Luca, un ragazzo pieno di volonta’ e determinazione che deve ancora decidere se sara’ la Germania a regalargli le soddisfazioni che merita. In caso contrario ammette…non avrebbe paura di salpare per altri lidi. Solo una e’ la paura reale…tornare in Italia avendo incassato un’amareggiante sconfitta.

Mi permetto di aggiungere una cosa…non in tutte le zone della Germania e’ possibile comunicare facilmente attraverso l’inglese.

Noi Luca tifiamo per te e aspettiamo presto tue notizie!!!

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La Germania non e’ l’El Dorado!

Rieccomi qui…ho scritto gia’ diversi articoli cercando di mettere in guardia chi vuole venire a vivere in Germania…ma pare che ancora i luoghi comuni abbiano il sopravvento!

Provero’ ancora una volta ad essere chiara e fastidiosamente diretta.

Partiamo da un concetto che non e’ ben chiaro e che ha fatto peccare anche me, prima di partire, di onnipotenza! Quando leggete articoli vari di gente che esalta la Germania, quanto sia bello, divertente e figo vivere qui…vi chiedete almeno una volta chi sono quelle persone? Cosa fanno, dove vivono, hanno mariti o mogli altamente qualificati alle spalle? Insomma…avete cercato di capire cosa li spinga ad esaltare una realta’ che…potrebbe essere solo la loro realta’?

Immagine presa da internet
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Sarebbe facile anche per me stare qui a raccontarvi quante cose belle ho trovato in Germania, potrei gasare tutti voi a livelli esponenziali illustrandovi solo le cose belle che ho riscontrato venendo a vivere qui…ma sarebbero esperienze soggettive e dovute per lo piu’ a dei piccoli vantaggi che avere una famiglia tedesca comporta.

Pero’ non ho di certo aperto il mio blog per farvi rosicare spacciando piccole gioie come il paradiso trovato!!!

La Germania non e’ l’El Dorado!!!

Analizziamo le varie possibili tipologie di espatriati.

Avete specializzazioni varie, un mestiere ben preciso in mano e fogli di carta che lo attestano? Ottimo! La Germania ha tantissime opportunita’ per voi! Potrebbe essere un problema la lingua ma diverse aziende vi assumeranno ugualmente dandovi la possibilita’ di lavorare inizialmente con l’inglese.

Non avete fogli di carta che attestino un lavoro ben definito perche’ ne avete cambiati diversi, non avete una laurea ne’ una specializzazione pero’ parlate il tedesco. In questo caso il lavoro si trova. Ma mettetevi subito in testa una cosa. Per voi ci saranno solo i lavori che i tedeschi non vogliono fare!!! Gli stessi che fanno gli stranieri da noi in Italia.

Non avete laurea, attestati e non parlate il tedesco? Non troverete nessun lavoro se non presso locali italiani dove verrete sfruttati piu’ che in Italia. Leggete anche Lavorare nei ristoranti italiani in Germania.

Quindi, negli ultimi due casi, se avete deciso di espatriare per dare una svolta vera alla vostra vita, le soluzioni sono le seguenti:

Immagine presa da internet
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1) Espatriate ma non in Germania.

2) Espatriate in Germania con un capitale che vi permetta di lavorare in proprio e di poter sfruttare la ricchezza tedesca.

Non pensate assolutamente di venir qui senza qualifiche perche’ le vostre esperienze e le vostre capacita’ basteranno. In Germania carta canta!!! Puoi essere bravo, furbo, un grandissimo lavoratore ma senza un pezzo di carta che lo certifichi tu sei un pinco palla senza arte ne’ parte!

E ci sara’ sempre chi verra’ a dirvi…ma io ho fatto questo senza certificati…oppure…un mio amico ha detto che bla bla bla…sono casi rari!!! Eccezioni!!! Botte di xxxx…avete capito insomma…

Poi, amici miei, la lingua tedesca. Io ho studiato da un privato 4 mesi in Italia, vivo qui da 10 mesi, da 2 mesi e mezzo frequento il corso di integrazione ma se mi parlano velocemente non capisco ancora niente. E devo ringraziare il fatto di avere una base decente di grammatica italiana e di latino. Ci sono persone in classe con me senza basi di grammatica nella loro lingua madre che adesso danno le testate contro i muri perche’ non capiscono niente!

Quindi occhio!!! Vedo che ancora in tanti sottovalutano il problema lingua.

Immagine presa da internet
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Io non credo che qualcuno di voi abbia voglia o intenzione di espatriare per fare il “barbone” in casa di altri! Quindi ricordatevi che il mondo e’ grande e che forse la Germania non va bene per tutti!

Non voglio scoraggiarvi, voglio aprirvi gli occhi!!!

Detto questo rimango sempre a disposizione per chi abbia necessita’ di maggiori delucidazioni. Lo faccio con piacere. L’indirizzo e’ sempre lo stesso [email protected]

Roberta

Linky Party

 

 

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