Non c’è un posto dove vorrei essere e non c’è un posto dove non andrei…

Sono rientrata in Germania da un paio di giorni e devo ancora capire che sensazioni ho provato tornando in Italia (a Catania esattamente) dopo un anno di assenza…e che sensazioni provo adesso…di nuovo in Germania. Sono emozioni discordanti tra loro…una full immersion più nel passato che nel presente.

Il primo impatto è stato di caos totale! In Germania vivo in un paese tranquillo (a volte troppo tranquillo) dove ognuno sta al suo posto, sempre, che si tratti di parcheggiare un’auto o di ordinare una pizza in un locale (si disfano dopo la decima birra). Avevo quasi dimenticato quanto caotici riusciamo ad essere noi italiani…nella fattispecie noi siciliani!

Regola numero uno…mai fermarsi al semaforo pedonale rosso se il pedone è già passato, poco importa che magari ne stia arrivando un altro, intanto si passa…senza aspettare il verde. Le strisce pedonali credono siano state messe come decorazione del manto stradale. Il parcheggiatore abusivo è un’istituzione…intoccabile!!! Che poi la fogna trovi sfogo in una delle zone turistiche più belle che abbiamo (la Riviera dei Ciclopi)…beh…fa rabbrividire tutti ma nessuno può fare niente.

Questo (e tanto altro) ha mandato il mio cervello in pappa come quello di un criceto in stato vegetativo!!!

Poi però c’è la famiglia. Un anno è lungo senza vederla…esageratamente lungo…

Riabbracci il nonno che ha la veneranda età di 96 anni e al momento di ripartire piangi come un bambino perché non sai se avrai la possibilità di stringerlo ancora. Ritrovi i tuoi genitori che più invecchi più ti somigliano (o meglio…tu somigli a loro). Riascolti dal vivo (non su Skype) la voce dell’adorata zia che ti ha tirato fuori dai guai almeno un milione di volte…e non si stanca ancora di farlo. Finalmente puoi specchiarti nel volto di tua sorella pensando…potevamo farne di casino insieme!!! Stringi forte la tua nipotina (due anni) sentendo al petto una fitta che ti dice “non la stai vedendo crescere”…e guardi con tenerezza tuo cognato (suo padre) che la vede crescere anche per te…

E poi gli amici…vorresti incontrarli tutti ma 12 giorni non bastano…e allora qualcuno lo senti…qualcuno lo incontri dopo anni ed anni (granita e tante storie da raccontare), ritornando indietro a quando avevate ancora 10 anni e tutto sembrava possibile…altri li ritrovi ogni anno…sapendo che…sono lì…

Ti accorgi anche di quanto ti sia mancato il calore di noi italiani…la passione tangibile che mettiamo nel fare le cose…anche quelle che non andrebbero fatte. A volte troppa…a volte preferisco la calma e la compostezza che hanno i tedeschi.

Quindi…tirando le somme…cosa provo adesso? Non lo so…o forse si…

Ho la netta sensazione di non appartenere più a nessun posto…di avere estirpato le mie radici trapiantandole in cima al mondo. Non c’è un posto dove vorrei essere e non c’è un posto dove non andrei…

Sento di appartenere a questa terra…senza limiti né vincoli…rimpiango solo il fatto di non poter condividere con tutte le persone che amo le meravigliose esperienze che ogni giorno vivo…posso solo scriverle qui…sperando che…in piccola parte…loro le leggano e siano con me…

Roberta

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Federica: ” Voglio realizzarmi come persona piuttosto che da italiana.

A raccontarci la sua storia oggi e’ Federica dalla Germania. La ringrazio e vi lascio in compagnia del suo racconto…molto interessante…serve a ricordare che nonostante tutto c’e’ da mettere in conto una forte componente emotiva che puo’ giocare a favore o sfavore di un espatrio. Roberta

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Mi avessero chiesto dove sarei andata a fare l’Erasmus qualche anno fa, la Germania sarebbe stato sicuramente l’ultimo posto sulla lista. Nel cuore ho sempre avuto l’Inghilterra, fin da quando ero bambina. Il destino pero’ talvolta decide lui, non chiede o fa domande.

Al liceo mi sono ritrovata a dover studiare il tedesco come seconda lingua e l’anno scorso quando ho dovuto compilare la domanda per l’Erasmus ho scoperto che alla facolta’ di “Scienze politiche, sociologia e comunicazione” della Sapienza non ci sono alcun tipo di rapporti con le universita’ inglesi, ma diversi con le universita’ tedesche. Poteva voler dire solo: riapriamo i libri di tedesco!

Ero piena di dubbi, perche’ con tutto l’impegno del mondo il mio tedesco non era mai stato talmente buono da poter studiare all’universita’, pero’ ne’ a Berlino ne’ a Monaco offrivano corsi in inglese, solo alla Leuphana Universitat di Luneburgo. Luneburgo?!? E dov’e’? Il mio primo pensiero fu che di certo non volevo trascorrere 6 mesi di Erasmus in chissa’ quale paesino sperduto della Germania! Ad ogni modo, si dice che la speranza e’ l’ultima a morire, cosi’ aprii Google Maps e scoprii che Luneburgo e’ un delizioso paesino di circa 75.000 abitanti a 30 minuti di treno dalla nordica Amburgo. Amburgo era una mia vecchia conoscenza: avevo avuto la mio primo incontro ravvicinato con i tedeschi, quando a 16 anni la mia scuola aveva organizzato uno scambio culturale con una scuola di li’.

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Arrivo insieme ad una collega italiana conosciuta ai colloqui di lingua per l’Erasmus, in aeroporto ci vengono a prendere i nostri buddy. Si, perche’ alla Leuphana Universitat sono organizzatissimi ad accogliere gli studenti stranieri che scelgono di trascorrere un periodo di studio all’estero presso loro universita’. I buddy sono studenti tedeschi che hanno voglia di conoscere altri ragazzi provenienti un po’ da tutto il mondo e ti aiutano ad ambientarti nella nuova citta’ e a capire come funziona la loro universita’.

Gli studenti hanno diritto al Semester Ticket (215 euro) che ti permette di viaggiare sui mezzi pubblici della citta’ e su tutti i treni regionali della Bassa Sassonia per sei mesi. Posso assicurarvi che di treni regionali non hanno niente: sono puliti, puntuali, e decisamente piu’ nuovi anche dei nostri intercity. Mia mamma mi e’ venuta a trovare qualche settimana fa e mi ha detto: “Mi sa che sei finita su Marte!”. Forse non ha torto, ma non vi ho raccontato tutto ancora.

La retta universitaria e’ di 200 euro a semestre e vi posso assicurare che trovare un lavoretto nel weekend, per potersi permettere di pagare le tasse universitarie non e’ un grosso problema per gli studenti tedeschi, e l’etichetta di mammoni e’ tutta nostra!

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Gli studenti non devono spendere soldi per i libri, perche’ i professori o forniscono documenti in pdf da leggere online; o fotocopie, perche’ dal momento che l’universita’ ha acquistato i diritti di copyright dei libri, fare fotocopie non e’ illegale come in Italia; oppure si puo’ accedere alla meravigliosa e super fornita biblioteca dell’universita’ e, se neanche questo fosse sufficiente, se lo studente sta cercando un libro in particolare, ma l’universita’ non lo ha, quest’ultima provvede a farselo inviare da un’altra universita’ tedesca, e per 1,50 euro lo studente ricevera’ una copia in pdf del libro…Ah! Ovviamente la biblioteca e’ aperta 7 giorni su 7.

Le nostre biblioteche sono chiuse la maggior parte del tempo e, se non hanno il libro che cerchi, e’ un problema tuo, non certo dell’universita’!

Quello che ho apprezzato fin da subito del blog di Roberta e’ che attraverso i racconti della gente non racconta solo gli aspetti meravigliosi di vivere in questo paese, ma anche le esperienze negative, perche’ e’ vero che “Non e’ oro tutto quel che luccica”: in questi mesi ho conosciuto studenti provenienti da tutto il mondo e, alcuni di loro, sono diventati dei veri amici, persone su cui poter contare sempre, in qualunque momento, ma purtroppo tutti noi studenti stranieri abbiamo avuto grandi difficolta’ ad integrarci con gli studenti tedeschi. Le classi qui sono di massimo una trentina di studenti, ma spesso e volentieri ho assistito a scene in cui viene negato perfino il saluto; persone che ti dicono: “Preferirei lavorare da sola a questo progetto!” e dopo qualche settimana scopri che in realta’ stavano gia’ lavorando con altri, ma tu non eri il benvenuto; colleghi che si siedono davanti a te sul treno, tu cerchi di scambiare due chiacchiere, ma loro neanche ti rispondono, si mettono gli auricolari dell’MP3 nelle orecchie e ti ignorano per tutto il tragitto. Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma purtroppo parliamo di eccezioni che confermano la regola.

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Si sente spesso dire che il sistema universitario italiano e’ tra i migliori, perche’ ti “da’ una cultura”, forse e’ vero, ma a lavoro ci verra’ richiesto di risolvere problemi pratici, di mettere in pratica quello che abbiamo studiato e non di ripetere a memoria una teoria di Lazerfeld al cliente di turno. E qui lo sanno bene: a lezione lo studente tedesco non e’ l’essere umano che assorbe come una spugna quello che dice il professore come fosse la sacra scrittura, ma gli insegnanti chiedono spesso l’opinione degli studenti, stimolandone il senso critico, e non ho ancora sentito di un corso che non preveda un progetto pratico.

Studio comunicazione, e’ un campo in continua evoluzione ed esercitare la creativita’ e’ alla base del successo in questo ambiente. Esercitare la creativita’? Si, esercitare la creativita’, perche’ e’ vero che esiste la predisposizione personale, ma senza esercizio, applicazione e sperimentazione anche la creativita’ non va lontano. Proprio durante il corso di “Practical Experience in Digital Media” e’ nato il mio blog “Yours Freddy” con relativo canale Youtube, in cui racconto la mia esperienza Erasmus, la citta’ dove vivo, i nuovi luoghi che visito, insomma la mia vita qui nel Nord della Germania, anche se purtroppo l’Erasmus ha la data di scadenza.

Ad ogni modo, sebbene il mio sogno sia sempre stato quello di vivere all’estero, non ti rendi conto di tutto quello che non vada in Italia finche’ non lo speriementi sulla tua pelle e, devo ammettere che, Germania o Inghilterra, dopo questa esperienza sono ancora piu’ convinta che la mia vita sara’ da europea, dove mi verra’ permesso di realizzarmi come persona, piuttosto che da italiana.

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Incontri ravvicinati del terzo tipo…con italiani!!!

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SCRITTO IL 16/07/2014

Dopo un anno da expat è arrivato il giorno tanto agognato…quale direte? Ovviamente quello delle ferie estive in Italia. Levataccia a mezzanotte…un’ora e mezza di macchina ed eccoci pronte alle 03.00 in aeroporto! Scaricate (io e mia figlia) tre ore prima per “motivi tecnici”!!! Check in già fatto on-line…non restava che lasciare le due valigie…fatto anche quello erano ancora le 03.30. Passeggiata di rito tra i negozi ancora chiusi…un paio di pause sigaretta e poi dirette verso il controllo per passare nella parte interna.

Alle 04.30 eravamo dentro…arenate su una seggiola in stato comatoso…saremmo rimaste sedute lì fino alle 06.00 se non fosse stato per un attacco di singhiozzo improvviso (ovviamente mia figlia). Allora io, da buona madre premurosa, le ho detto… “compriamo l’acqua dai…almeno bevi e ti passa”! All’interno i negozi erano aperti. Detto e fatto…invece dell’acqua abbiamo preso una bottiglietta di tee da 0.75 l alla modica cifra di 5 euro (capisco perché al controllo non ti fanno passare la tua bottiglia presa al Lidl da 0.70 centesimi) !!! Comunque, tra un colpo di singhiozzo ed uno di sonno finalmente si son fatte le 05.30.

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Eravamo sedute accanto al nostro imbarco quando man mano è  iniziata ad arrivare la gente. Questi sono sempre quei momenti, importanti ed essenziali, in cui ti ricordi perché sei espatriato! Scene degne di uno dei migliori film di Fantozzi…cose surreali!!! Nonostante il mio tedesco sia ancora carente, riesco a capire meglio un tedesco rispetto a quel dialetto sbiascicato che ho sentito pronunciare. Donne di una “finezza” che nemmeno una principessa potrebbe reggere il passo. Tacchi a spillo su scarpe nere traforate! Pantaloni iperattillati, appiccicati…direi cuciti (nel vero senso della parola) addosso. Bambini urlanti che sembravano in stato confusionale dopo una serata di alcol e droghe pesanti…e non solo urlavano…correvano avanti e indietro…avanti e indietro…avanti e…ah scusate…sono ancora provata!!!

Ma la parte più bella…quella dove trattenere una fragorosa risata risulta difficile…è stata quando hanno annunciato l’apertura dell’imbarco. Avevo avvisato mia figlia, che voleva alzarsi, di stare seduta e aspettare…infatti lo spettacolo è arrivato come previsto! Avete presente quando si buttano le briciole di pane ai piccioni che arrivano tutti insieme a mangiare? Ecco…uguali! La fila rimane per noi italiani ancora una misteriosa sconosciuta… Tutti catapultati in avanti formando una coda circolare (cioè tutti in un punto) cercando di arrivare prima del tipo che avevano accanto. Sarebbero passati sul corpo di donne e bambini pur di dire… PRIMO!!! Ma santo di quel cielo…avete il numero del posto scritto sul biglietto…che arriviate tre minuti prima o tre minuti dopo il posto rimane sempre quello! Non vi regalano una coppa né il mongolino d’oro!!!

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Quindi, alla luce di questo, qual’è la motivazione per tanto delirio? Come risposta a tutta questa ”civiltà” concentrata in pochi metri arriva una bella signora tedesca con due belle bimbe bionde, educate e silenziose. Un signore le fa notare che al microfono hanno annunciato la priorità d’imbarco per famiglie con bambini…e lei che risponde? No grazie…fa lo stesso…con la faccia di quella che pensa…se salgo sull’aereo tre minuti dopo parto ugualmente… Pensavo che salire sull’aereo sarebbe stato semplice ma andava spiegato alle signore che se hai la fila numero 6 non devi salire dalla coda dell’aereo…altrimenti ti blocchi in centro, non passi tu e non fai passare nemmeno chi è entrato dal lato giusto ma trova te arenata nel mezzo!!!

Comunque ragazzi…in questo momento sono le 08.00…il casino sottofondo, grazie al cielo, si è attenuato. Un altro bambino urlante non urla più, forse sedato  con dose da cavallo…l’importante è che dorma…come? Poco importa!!!

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Vivere in un Paese Arabo e’ stato sempre un mio desiderio e ringrazio Dio di averlo realizzato.

A parlare oggi è Claudia dal Qatar. La ringrazio per la sua testimonianza e le lascio la parola (le foto inserite negli articoli sono gentilmente concesse dalle autrici degli articoli). Roberta

Carissimi amici,

mi presento, mi chiamo Claudia, sono di Catania, ho 40 anni e da quasi 5, dopo 12 anni a Londra, mi sono trasferita in Qatar per motivi di lavoro del mio adesso ex marito.

Il motivo principale del trasferimento e’ stata l’espulsione da scuola di mio figlio perché è autistico, questo nella civile, Cristiana e occidentale Inghilterra!  E’ stata una cosa che non ho sopportato, e dissi al mio ex, preferisco vivere in Somalia o in Afghanistan che stare un altro giorno qui. La cosa non si rivelo’ necessaria, al massimo saremmo andati in Egitto dalla sua famiglia, perche’ lui, lavorando alla BBC, prese per caso (per grazia Divina) il posto da Al Jazeera.

Vivere in un Paese Arabo e’ stato sempre un mio desiderio, e ringrazio Dio di averlo realizzato.

Lui ando’ prima di me, dovendo attendere 3 mesi dal primo giorno di lavoro per farmi l’atto di richiamo. Quando finalmente arrivarono i biglietti feci le tre valige (io e i bambini) in meno di un’ora e andai all’aeroporto con la velocità di Usain Bolt.

Arrivati nell’area di transito internazionale ho abbracciato i bambini dicendo ‘’amici miei, siamo fuori dall’Inghilterra’’! Appena misi piede sull’aereo della Qatar Airways mi veniva di abbracciare l’equipaggio.

Non abbiamo chiuso occhio per quasi 8 ore, io felice di lasciare l’Inghilterra, e i miei figli felici che rivedevano il loro padre.

Ci fu la lite con il vicino di poltrona di mio figlio che gli toccava il libro, gli dissi scusi eh ma è autistico e poi non mi sembra che stia facendo chissà cosa. La cosa degenerò, venne lo steward e gli dissi, l’aereo e’ vuoto, dica a questo idiota di sedersi altrove!

Atterrammo a Doha a mezzanotte del 23 Maggio e c’erano 33 gradi.

Arrivai al controllo passaporti e pensai ‘’che pezzo di …..’’ riferendomi all’Immigration Officer. E vedo subito, a mio parere, gli uomini più belli del mondo .

Eleganti nel loro thobe bianchissimo, un portamento da Re, un modo di fare garbato, tutti con un piccolo sorriso.

Le donne, splendide nei loro abaaya coordinate con trucco e accessori.

Osservandole da vicino, parlando con loro, le trovai teste piene, o teste vuote  e danno solo due giudizi sulle donne Italiane: Chi va in estasi totale raccontando delle loro gite in Italia per lo shopping e le scappatelle con uomini italiani, o chi dice che siamo tutte prostitute in cerca di mariti ricchi…. Perché le donne arabe sono troppo stupide e non capiscono che se vogliamo un marito ricco, lo troviamo anche in Italia.

In Qatar, l’80% della popolazione è straniera. L’Inglese infatti è la lingua più parlata, ma sapere due cose in arabo è molto apprezzato dai locali.

Gli Arabi sono noti nullafacenti, per questo hanno bisogno degli stranieri per fare lavori che loro non si sognerebbero mai di fare. Anche una segretaria è vista come una cosa di basso livello, per loro che a stento lavorano 1 ora al giorno se hanno la loro compagnia. Se si assentano dal lavoro non perdono neanche un centesimo di stipendio e il licenziamento per loro non esiste.

Quando la donna lavora, è preside, insegnante, impiegata ministeriale, militare, poliziotta, deputata, direttore di banca etc  .

Hanno congedo immediato in caso di gravidanza e un anno di maternità, mentre noi straniere dobbiamo lavorare fino al momento del parto, e avere 1 mese di maternità. Invece, chi viene in transito 2 ore, le cercano come cameriere, commesse, donne delle pulizie e poi dicono ‘’in Qatar le donne non possono lavorare ‘’’ …. Vedendo ovviamente una massa di Indiane, Filippine, Asiatiche varie o Africane .

Poi c’e’ la mania del disprezzo dell’abaaya, l’abito tradizionale che io indosso per rispetto a un Paese che ha dato tanto aiuto sia a me che ai miei figli.

Sento donne, anche Italiane, che dicono ‘’che sfigate queste sempre vestite cosi’’ma poi ne comprano minimo 4 da portarsi come souvenir. Poi si disprezza il fatto che la convivenza e’ vietata, che durante il Ramadan le discoteche sono chiuse quindi non si può bere alcohol. E poi ci sono quelli che dicono ‘’non andrei mai in questi Paesi Islamici ‘’ (che di Islamico hanno molto poco) odiano arabi, odiano musulmani ma poi quando offrono 10 mila Euro al mese, casa gratis e scuola gratis per i figli, ci vanno senza neanche fare le valige!

Poi vedono che ci sono 5 chiese, un tempio induista, un tempio sikh , e si rendono conto delle stupidaggini che dicono. A nessuno interessa se siamo cristiani, ebrei, buddisti etc …. Ci si rispetta a vicenda e basta. Nessuno brucia chiese e i grandi magazzini hanno reparti di decorazioni natalizie, e i luoghi pubblici vengono  addobbati .

Per lavorare in Qatar ci vogliono i seguenti requisiti: aver compiuto 18 anni, essere in possesso di un titolo di studio (chi ha solo il diploma si accontenta di poco) e di casellario giudiziale pulito appena uscito dal tribunale. Arrivati in Qatar, da turisti, si puo’ cercare lavoro e poi il datore converte il visto turistico in permesso di soggiorno, dopo aver effettuato una visita medica di HIV, Epatite e Tubercolosi. Se si viene trovati posiviti anche a una di queste malattie, si viene subito espulsi.

Una volta che si fa tutto, si e’ entrati nel kafala, cioe’ il sistema dello sponsor (il datore di lavoro) che deve dare il permesso per tutto, anche per uscire dal Qatar per 5 minuti.

 Il Qatar offre molto ai bambini.

Dappertutto ci sono posti dove possono giocare, e nei centri commerciali, ci sono dei veri luna park al chiuso.

Alcuni ristoranti hanno una sala giochi e tutti hanno la family room, dove mangiare in luoghi perfettamente attrezzati per chi ha figli. Queste family rooms, sono anche per donne sole, ma siccome io sono audace, vado sempre in prima fila!

I disabili hanno per legge l’obbligo d’integrazione nelle scuole normali, a meno che i genitori decidano subito per una scuola speciale .

Le case hanno prezzi cari. Un monolocale costa minimo 800 euro se tutto arredato. Ma, per legge, il datore di lavoro paga la casa agli impiegati versando i soldi chiamati housing allowance con lo stipendio, oppure provvede con l’alloggio se ne e’ provvisto.

Le grandi compagnie provvedono anche a pagare la scuola per I figli degli impiegati .

In Qatar non e’ in vigore la Sharia, come non lo e’ negli altri Stati del Golfo tranne l’Arabia Saudita.

 

Ho deciso di scrivere la mia storia per fare conoscere alle persone la verita’ su questi Paesi Arabi sempre  mal visti perche’ ‘’le donne portano il velo ‘’.

E poi, ci sono quelli che dicono ‘’eh in Afghanistan’’….E’ un Paese Arabo l’Afghanistan? E neanche l’Iran e Il Pakistan mi pare che lo siano….

Con questo non nego le difficolta’ dovute alla natura umana, ma siate anche realisti … non posso sapere cosa succede in tutte le case di una citta’ di quasi 2 milioni di abitanti .

Io scrivo e racconto il Qatar come lo vivo io, non per come ne sento parlare da chi non sa neanche dove si trova.

Saluti!

Claudia Leone

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Katia dalle Seychelles: Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto!

Oggi a raccontarsi e’ Katia dalle Seychelles. Mi piace molto il modo in cui scrive e lo spirito che trapela dalle sue parole. Vi invito tutti (uomini compresi) a visitare la sua pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Noterete come, nei vari racconti arrivati da ogni parte del mondo, nonostante le difficolta’, ci sia sempre la voglia di riuscire. Storie di donne coraggiose, intelligenti, avventurose e passionali!!! Perche’ bisogna essere vivi dentro per affrontare un’espatrio! Ringrazio Katia per aver condiviso con noi la sua storia e vi lascio in compagnia delle sue parole…Roberta

ECCO CHI SONO Italiana, toscanaccia, ho studiato a Perugia per un Master in Economia e Tecnica del Turismo. All’età di 42 anni leggo su di un sito Web specializzato che cercano un Front Office Manager alle Seychelles. Sarà stata la pioggia di quel giorno o il mare smeraldo della fotografia che accompagnava l’annuncio …fatto sta che in un momento di follia ho cliccato “invia CV” e mi sono candidata alla posizione pensando che non mi avrebbero neppure notata. 6 mesi dopo ero alle Seychelles.

Sono partita per cambiare, per allontanarmi da tutto, per scoprire nuove geografie. Ma 42 anni è l’età del cambiamento: il nostro Saturno Natale viene attraversato dal passaggio del Saturno Cosmico ed enormi giri di boa, esteriori od interiori, vengono intrapresi a quell’età. Ho sempre pensato di stare qualche mese e poi di tornare in Italia. E così ho fatto, per diversi anni, un gran andirivieni di viaggi che si sono sempre conclusi con il ritornare. Adesso sono più serena di quando sono partita anche perché finalmente ho coronato il mio sogno professionale: ricoprire il ruolo di Direttrice d’Albergo.

Facile? Forse più facile qui che in Italia ma posso dirlo solo adesso…me lo avessero proposto 10 anni fa avrei pensato “impossibile!” Sono sola, navigo sola, vivo sola. Mi piace molto questa solitudine che mi permette di vedere le cose senza influenza alcuna. La considero un “privilegio”. Conosco molta gente qui e mi sento decisamente a casa ma non posso affermare di aver fatto amicizia con dei “locali”. Le differenze esistono, soprattutto di tipo culturale, e sebbene possiamo frequentarci e passare dei bei momenti insieme restiamo etnie e culture lontane. All’inizio ho anche avuto problemi con la lingua: parlavo meglio il tedesco che non l’inglese o il francese e c’è voluto un bel po’ di tempo per ri-padroneggiarle decentemente tutte e due … a scapito ovviamente del tedesco che ho quasi dimenticato!

Consiglierei le Seychelles a chi desidera lavorare nel turismo e nell’hotellerie: ancora per qualche anno qui avranno bisogno di espatriati per ricoprire i ruoli chiave. Ma attenzione: queste Isole si stanno svegliando dal torpore coloniale e fra non molto saranno i Seychellesi a dirigere gli alberghi!

Ecco perche’ e’ nata la pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO

Ho sempre considerato FB un eccellente mezzo di comunicazione, più adatto a persone mature che non a ragazzini privi di senno. Da quando sono fuori Italia poi è diventato il luogo virtuale dove incontro tutti, parenti ed amici. Perché non incontrare altre donne che vivono all’estero mi sono detta, perché non raccontare le proprie storie e far si che anche chi è ancora in Italia possa condividerle e partecipare alle conversazioni? Ecco come è nata la mia pagina DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO.

L’ho creata in un giorno di fine febbraio 2014, in un periodo carico di incertezze e di speranze allo stesso tempo. Stavo infatti per trasferirmi su di un’isola remota dell’Oceano Indiano, un puntino invisibile su Google Map dove non c’era copertura di telefonia mobile. Ho iniziato a pubblicare da sola, parlando al vuoto, come le sonde inviate nello spazio cercano vite aliene io cercavo donne interessate al mio progetto. E sono arrivate, lentamente una ad una, portando con sé un carico di entusiasmo incredibile- Desideravo la voce di Donne Italiane che vivessero all’estero e che volessero condividere su di uno spazio virtuale le loro storie ed loro pensieri. Adesso, dopo circa 4 mesi di attività, siamo circa 20 amministratrici da tutto il mondo a parlare di noi e dei paesi che ci ospitano. Da sempre ho in mente un progetto editoriale e sto valutando la possibilità di creare un Sito Web.

Nel frattempo siamo su Twitter e Pinterest . Il prossimo step è creare un canale YT… anche se devo dire che io sono l’unica a produrre video ed a pubblicarli! Dimenticavo: una Radio Italiana dovrebbe intervistarci prossimamente per creare una programma dedicato alle DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO! La pagina non fornisce consigli pratici per cercare lavoro (perché il lavoro non si trova su FB!). E’ però uno strumento prezioso per chi vuole addentrarsi nei meandri femminili dell’emigrazione, per capire in anticipo cosa significa trasferirsi, quali sono gli stati d’animo ed i pensieri che attraversano la mente delle donne una volta che decidono di migrare. Avrei potuto scegliere di creare l’ennesimo gruppo degli emigrati all’estero, un gruppo di “italians” di cui FB pullula… ma ho deciso di scegliere le DONNE.

Perché le donne portano dentro di sé un universo di emozioni indescrivibile e dietro le loro faccine innocue hanno una carica di energia insospettabile! Sulla pagina scrivono Imprenditrici, Bloggers, Cantanti … sono donne di successo e a me piacerebbe che potessero essere di esempio a tutte le nostre connazionali. Vorrei che le donne non si abbattessero, non rinunciassero ai loro sogni, vorrei che attraverso le nostre storie avvenisse una sorta di iniezione di coraggio e speranza capace di cambiare i destini. Mentre a fine febbraio partorivo mentalmente l’idea della pagina ho visto una frase che è diventata il motto stampato sull’immagine di copertina. Con questa frase – che è il condensato della “mission” della pagina – finisco il mio intervento e vi invito tutte sulla pagina di DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO per fare il pieno di positività e di tanta energia creativa! “Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”

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Siate i capitani di voi stessi!!! Giada, Sir Koala Londinese & Londra

Questa e’ la storia di Giada, ormai per tutti Sir Koala Londinese! Scopriamo con lei Londra… vista attraverso gli occhi di chi ha fatto “il grande salto”! La ringrazio per aver condiviso con noi questo spaccato di vita londinese…le lascio la parola… Roberta

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Ciao ragazzi 🙂

Grazie per l’invito sulle vostre pagine del blog!

Mi chiamo Giada, ma ormai tutti mi chiamano Koala e nel 2010 ho fatto – come tanti – armi e bagagli, e sono andata a vivere in UK, precisamente e ovviamente a Londra.

Era dal 2007 che volevo andare a viverci ma non sono mai stata una gran fan del carpe diem, quindi ho rimandato e rimandato, mi sono fatta guidare dalle paure, ho dato troppo ascolto ad ansie, opinioni e consigli altrui, e mi sono fatta bollare come vecchia perché sull’orlo/abisso dei trent’anni volevo espatriare e cambiare vita mollando un modesto lavoro MA a tempo indeterminato … pazzia! Ho passato tutti quegli anni a viaggiare avanti e indietro, Londra, Manchester, Liverpool, Dublino … venivo qui in UK e mi dicevo questo é l’ultimo viaggio da turista che faccio! Poi tornavo a casa e giravo in tondo aspettando l’onda giusta, il momento perfetto per la grande fuga, finché nel 2010 sono scoppiata e ho capito che non esisteva alcuna onda perfetta, momento migliore, fatina magica e che dovevo io prendere la rincorsa e gettarmi nella nuova avventura.

In pochi mesi ho chiuso i miei 30 anni romani in una valigia, ho pagato il supplemento bagaglio in eccesso, e mi sono imbarcata all’alba per Londra, pochi soldi, informazioni confuse e discordanti, molta paura, zero conoscenze. Le prime due settimane sono “crashata” nelle valli verdi del Surrey alle porte di Londra, dormivo su un materasso per terra in cucina, ospitata presso una ragazza che avevo conosciuto online poche settimane prima della partenza. Furono due settimane idilliache e confuse, ma era Londra la mia vera destinazione. Lei che mi aveva catturato l’immaginazione fin da bimba, lei che mi aveva spinto a 13 anni a studiare l’inglese senza mai fermarmi, divorando libri, musica, film, giornali, riviste in lingua inglese. La lingua capite non era un problema, il problema erano i pochi soldi e i zero contatti che avevo. Fortunatamente trovai una stanza presso una tipica and real famiglia inglese, e se all’inizio fu una sorta di piccolo trauma scontrarsi con una cultura, pensiero e realtà ben differente dalla nostra, questa esperienza si rivelò invece di grande aiuto perché fui costretta velocemente a capire come ragionavano e vivevano gli inglesi. Loro furono molto carini con me, mi spiegarono bene Londra – che già conoscevo abbastanza bene visto l’andirivieni degli anni passati – i londinesi, e mi dettero molte dritte, oltre che affinai di più il mio livello d’inglese, essendo costretta a parlare tutto il giorno nella loro lingua e non in italiano.

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Ero arrivata qui con l’idea di cercare lavoro per la mia laurea – grafico pubblicitario – ma gli inizi senza esperienze e studi sul posto, e soprattutto senza referenze furono difficili, così ripiegai sul vecchio lavoro di commessa. Passarono delle settimane e non usciva nulla, ero disperata i soldi volavano via a ritmo serrato fra affitto e mezzi pubblici, poi finalmente quando ero sull’orlo del cedimento e di chiudere le valige e tornarmene all’ombra del Colosseo, mi chiamò un importante department store di lusso nel cuore della Londra per bene. Fu il mio battesimo ufficiale come Londoner!

Entrai come semplice commessa, ma sapevo vendere sabbia agli arabi ed ero come un cane che non molla l’osso, così nel giro di alcuni mesi scalai fino ai livelli più alti, fino ad avere un pezzo di floor tutto gestito e allestito da me!

Non fu facile conquistare gli inglesi, soprattutto in posti come questi very british, dove il lusso lo toccavi con mano davvero, dove ogni giorno passavano principesse e uomini d’affari, e ti sentivi di continuo “l’emigrata” ma ho sempre rubato con l’occhio e puntato i piedi anche nei periodi più difficili. Gli inglesi – i british quelli veri! – sono persone molto riservate, badano molto all’etichetta, il lavoro per loro é importantissimo, specialmente a Londra capisci come tutto ruoti attorno ad esso. Dal Lunedì al Venerdì alle 5:30 PM é tutto un corri-corri, un lavorare e lavorare, sono molto carrieristi. Ma almeno qui se dai ricevi, ossia la meritocrazia sussiste e persiste. Qui poi ho imparato il vero senso della parola flessibilità, noi una volta che siamo stati assunti con il mitico contrattone indeterminato ci incolliamo lì con le unghie e i denti, é questo che ci frega e blocca … qui invece anche se hai 40 anni cambi, sei sempre alla ricerca di una situazione, posizione, stipendio migliore, cambiano casa come le mutande, cambiano città o paesi senza strapparsi i capelli e pure che hanno prole, sono formiche sempre alla ricerca di qualcosa di meglio, votate al lavoro e al miglioramento di status. Anche qui c’è la crisi, ma si sente molto di meno perché sono un popolo che non si ferma mai, che é flessibile, e non mette pezze ma cerca una soluzione e non si ferma finché non la trova. C’è molto da imparare da loro, in questi anni ho capito che noi italiani non siamo tutti difetti e zero pregi come ci piace bollarci, ma dagli anglosassoni c’è molto da imparare ma tranquilli hanno dei difetti anche loro! 😉

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Quello che consiglio é state a stretto contatto con loro! Sembra una cosa scontata e invece non lo é, molti quando arrivano qui cercano casa e posti di lavoro presso italiani, fanno gruppo fra loro, lo fanno per paura, per insicurezza, perché é difficile mollare le vecchie abitudini o non parlano bene l’inglese, ma é sbagliato e prima o poi se ne paga il prezzo! Non dico che bisogna ignorare i “nostri”, ma soprattutto agli inizi se vuoi integrarti in fretta devi fare una full immersion totally British!

Quando vivi all’estero tutto all’inizio é confuso vivi di sentimenti ambigui verso la tua nazione, poi come dopo una mareggiata l’acqua torbida torna limpida e cominci a rivalutare alcune cose, mentre altre non le tolleri più. Sono partita con due mega valige piene sia fisiche che mentali, e negli anni, in questi anni ho imparato a lasciarmi dietro un sacco di cose, a guardarmi dentro, soprattutto nei momenti di solitudine perché se é vero che Londra é unica e mitica e figa, ci sono anche i momenti down quando rifletti, ti ritrovi da solo al coffee shop con il tuo cappuccino a guardare il veloce via vai londinese e rifletti, rifletti. Ma soprattutto ho imparato che bisogna ascoltarsi e credere in se stessi, che la vita é solo tua e non puoi permettere agli altri di avvelenarti con i loro pensieri e aspettative su di te e come dovresti essere o comportarti. Siate i capitani di voi stessi!

Qui ho anche ripreso la mia antica passione dello scrivere, così nell’Halloween del 2010 é nato il mio blog Sir Koala Londinese. Perché questo nome? Perché fin da piccola mi chiamavano Koala, il Sir era perché ero timida volevo mantenere l’anonimato! Anyway, ero a Londra da pochi mesi, non avevo ancora questo grande cerchio di amicizie, passavo molto tempo da sola, facevo solo la spola casa-lavoro-lavoro-casa, inoltre mi girava da parecchio in testa l’idea che non ci fosse un vero e proprio blog che raccontava la vera natura e vita di Londra. Sì c’erano portali più o meno anonimi o blog di espatriati, ma per lo più erano diari di viaggio o racconti sporadici. Ognuno diceva la sua su Londra, dava informazioni discordanti o incomplete così cominciai a raccontare la mia di visione, e soprattutto a mettere nero su bianco senza indorare la pillola su come era la vita qui. Credo sia stata la mia chiave di successo!

Nel 2012 ho salutato il mondo del retail e fashion, sono stati anni molto formativi che mi hanno dato materia di storie e racconti, ogni giorno finivo a parlare con così tanta gente, donne e uomini ricchissimi, di altri paesi, nobili oppure anche gente normale come me e te. Inoltre é stata un’ottima palestra per assimilare la cultura e modo di vivere inglese, oltre che affinare la lingua … anche se la calata italiana rimane sempre un pochino! 😉 Scordatevi l’inglese della BBC! Ero spaesata iniziavo di nuovo da capo una carriera, una via nuova, ma sono quella che sulle sponde del se, forse e magari non ci sa rimanere, quindi mi sono buttata di nuovo e ho nuotato. Oggi lavoro come blogger, cerco di espandere il progetto – che nel frattempo é diventato molto più grande – di Sir Koala Londinese. Ho un mio canale Youtube con oltre 150 video, ho scritto delle guide ebook, creo Curriculum Vitae per vari mercati mondiali, scrivo per alcuni blog, e sono sempre in prima linea ad aiutare chi come me anni fa ha deciso che é ora di andare a provare all’estero come si sta!

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Voi di Se Anche Il Ragionier Ugo Espatria, mi chiedete se sia facile integrarsi con gli inglesi e se potendo rifare oggi la stessa scelta cambierei qualcosa … io vi rispondo che é facile e no integrarsi con gli inglesi, bisogna avere pazienza, osservarli molto, aderire ai loro standard, prestare ascolto ormai sono 4 anni che sono qui, mi sono integrata ma vivi sempre come Giano Bifronte, un volto rivolto verso l’Italia e uno verso l’Inghilterra. Sarai sempre lo straniero in terra straniera, certo con gli anni le differenze si assottigliano e ti integri bene, ma non la trovo una cosa spiacevole ho molti amici di tutte le nazionalità perché Londra é un porto di mare, un via vai di gente che parte e arriva, un girotondo di feste di benvenuto e di arrivederci, le amicizie durano poco fortuna che ci sono i Facebook e Twitter!

E per rispondere alla tua seconda domanda, sì miei cari lo rifarei, rifarei tutto però ovvio mi organizzerei meglio, viste le zuccate prese, le cadute e rialzate. Ecco perché ho aperto SKL, per informare, aiutare, guidare in questo delicato e importante passaggio di vita, che poi uno viene qui con il forever in mente, il per sempre lascio l’Italia, il per sempre rimango qui, invece… conosco molti che dopo tempo tornano volontariamente a casa, altri dopo anni se ne vanno altrove sempre più lontani dall’Europa. L’Inghilterra é un isola, e credo che il mare forse invita a salpare verso nuovi lidi, io stessa spesso mi ritrovo a pensare di andarmene altrove, son fatta così forse é perché sono figlia di Mercurio e la terra sotto i piedi non riesce ad incollarsi mai! Intanto sondo giro, ascolto e parlo. Mi alleno e preparo per un altro grande salto!

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Cristina si racconta: “Voglio spezzare una lancia a favore della Germania e del popolo tedesco”

Rieccomi con un’altra delle vostre storie, quella di Cristina. Un racconto positivo ricco di consigli utili per chi ha intenzione di venire a vivere in Germania. Vi lascio in compagnia delle sue parole e la ringrazio per questa sua preziosa testimonianza. Roberta

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“Ciao Roberta,

leggo molte esperienze di italiani in Germania, esperienze solo negative. Vorrei tentare di spezzare una lancia in favore di questa terra e questo popolo, che tanto male poi non e’.

Vengo da Terni, Umbria, e ho conosciuto il mio ex marito sul posto di lavoro; lavoravo per un’azienda tedesca, ma premetto che il mio tedesco era a livello molto elementare. Ci siamo sposati e ci siamo trasferiti a Bochum. Io non ho mai cercato in quel periodo un lavoro, perche’ in primis non avevo la necessita’ finanziaria e poi i figli erano ancora molto piccoli. Ho sempre rifiutato contatti con gli italiani sia per non essere tentata di parlare italiano e sia perche’ era necessario che, dovendo vivere qui, mi integrassi al massimo. Non e’ stato difficile creare un giro di amici anche se la lingua non era granche’, ma i tedeschi, in base alla mia esperienza, si sforzano di capire e apprezzano se riesci a mettere insieme due parole. Certo…sono molto diversi da noi, come tutti i popoli del Nord, sono educati in maniera molto diversa; mi vengono in mente le parole di un mio amico che pochi giorni fa, parlando delle differenze tra italiani e tedeschi, mi ha detto “Voi siete piu’ passionali, ma a noi ci educano a trattenere i sentimenti“. Ancora dopo 14 anni mi stupisco come in situazioni dove io darei fuori di matto, loro riescano a rimanere come delle statue per poi dirti a quattr’occhi che avrebbero dato fuori di matto anche loro!

Sei anni fa mi sono separata e sono rimasta sola con due figli (7 e 5 anni) senza niente in mano (con la mia famiglia in Italia), e in quella brutta situazione ho notato che anche loro hanno un “cuore” ed anche abbastanza capiente (aiuti a non finire). Ho dovuto cercarmi un lavoro, sono laureata in Scienze politiche, laurea che non ho mai sfruttato. Ho cominciato ad insegnare italiano alla VHS e dopo due anni (a 45 anni) ho trovato lavoro come segretaria all’Universita’, senza nessuna conoscenza o spintarella (lo voglio sottolineare). Dalla mia esperienza, che posso qualificare come molto positiva, posso trarre delle considerazioni (ripeto sempre, basate solo ed esclusivamente sulla mia esperienza):

Non si puo’ vivere in Germania senza una buona conoscenza della lingua scritta e parlata. Il tedesco e’ per noi una lingua estremamente ostica che non si impara assolutamente con un anno di corso.

Non si puo’ venire in Germania e pensare di trovare lavoro come gli emigranti del 1960. Ci vogliono le idee chiare, adesso ci sono una marea di blogs che possono dare risposte (la cosa piu’ semplice che mi viene in mente).

E’ sconsigliato andare a lavorare nella gastronomia italiana, anche se e’ la cosa piu’ facile da fare: in primis non si impara il tedesco e poi il 90% dei ristoratori italiani qui in Germania sono solo degli sfruttatori, che ti fanno lavorare a cottimo.

Senza titolo di studio ed esperienza non si va lontano, considerando che il sistema scolastico tedesco prepara gli studenti molto meglio del nostro, anche a livello di esperienze lavorative, durante l’Universita’ e addirittura con degli stage a livello di scuola superiore.

La cosa fondamentale e’ la mente aperta a nuove esperienze, cosa che per noi italiani e’ molto difficile. La nostra cultura ci porta a rimanere attaccati alla struttura famigliare, cosa che i tedeschi non hanno. Non che la famiglia di origine non sia importante ma, uscendo di casa a 20 anni (al massimo), non hanno piu’ l’idea della mamma che sta a disposizione. I tedeschi ci prendono sempre in giro dicendo che siamo mammoni ed e’ purtroppo vero!

C’e’ un’altra cosa che mi ha aiutato molto a comportarmi e a farmi integrare: sono sempre partita dal presupposto che, dal momento che sono io a vivere in un altro Stato, non mi posso aspettare che siano gli “indigeni” ad adeguarsi a me, ma il contrario!

Mi sono dilungata abbastanza, ma spero di aver dato un piccolo contributo a chi pensa di fare quest’esperienza per la vita”.

Viel Glück

Cristina

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Francesca dalla Germania dice: “Non fate i miei stessi errori”.

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Ho ricevuto oggi questa e-mail, e’ la storia di Francesca, una ragazza che ha riempito insieme al marito la valigia di referenze, sogni e speranze, si e’ armata di coraggio ed e’ partita verso una meta ambita da tantissimi…la Germania. Non voglio aggiungere niente, semplicemente vi lascio in compagnia delle sue parole. Ne approfitto solo per ringraziarla, ci vuole coraggio anche per condividere una storia così. Auguro a te e a tuo marito tutto il meglio…Roberta

“Ciao Roberta, mi chiamo Francesca, ho 34 anni, sono in Germania da 15 mesi.
La mia storia è questa:

Sono partita da Perugia, una cittadina piccola dell’Italia centrale, sono sposata e tra l’altro il primo anno di matrimonio l’ho fatto in Germania. Mio marito è straniero ma non tedesco, nel dicembre del 2012 è venuto una settimana in Germania ospite di alcuni suoi amici per cercare una casa in qualsiasi città. Premetto che ho frequentato un corso di tedesco, che ho conseguito una laurea con lode, che parlo inglese, francese e un pò di spagnolo, mio marito è anche lui laureato e parla correntemente tre lingue.

Un suo amico che ha studiato qui ci ha offerto una specie di scantinato di sua proprietà dove abitare, abbiamo fatto la valigia con tante speranze, ma quello che ho trovato è stato allucinante. Quella che mi era stata descritta come casa era una camera da letto, una cucina e un bagno, mio marito non l’aveva vista e purtroppo si è fidato. Le pareti erano piene di muffa nera, non c’erano mobili, nessun tipo di riscaldamento, nemmeno un tappeto per dormire. Siamo venuti fino a qui, in quel periodo nevicava con una temperatura sottozero, non avevamo neanche l’acqua calda. Abbiamo dormito per terra senza nemmeno una coperta, perchè siamo arrivati con l’aereo e nelle valigie doveva esserci l’indispensabile. Per cucinare abbiamo usato una bombola da camping, meno male che ho frequentato gli scout nella mia adolescenza. Ho rimediato dei mobili dalla Sperrmüll (rifiuti ingombranti), di notte, con grande vergogna se fossi stata vista da qualcuno. Vivevo in un paesino di Hessen, vicino a Francoforte, ci siamo massacrati i piedi a girare tutte le agenzie interinali, i ristoranti, aziende, insomma chiunque potesse aver bisogno di due lavoratori.

Alla fine sono riuscita a trovare lavoro presso un Eiscafè (gelateria), sottopagata, sfruttata a 12 ore al giorno. La “casa” era stata presa senza contratto, senza cauzione, non so nemmeno se potesse affittarcela. Siamo rimasti nove mesi in quella casa, con muffa nera alle pareti, un materasso per dormire per terra, perchè ho la patente da anni ma non la macchina e quindi andare fino all’Ikea anche solo per comprare un Lattenrost (rete) era complicatissimo. Ho lavorato nell’Eiscafè come Aushilfe (aiutante), finita la stagione, sono rimasta a casa; abbiamo lavorato come Zimmermadchen (camerieri ai piani) in un albergo, volevamo comprare la macchina, e toglierci qualche sfizio di tanto in tanto. Un giorno il suo amico, di punto in bianco ci ha detto con 3 mesi di anticipo che voleva ce ne andassimo, abbiamo dovuto rinunciare a comprare la macchina che desideravamo tanto, abbiamo cercato casa a Francoforte e nelle città vicine senza tregua, ma con due minijob nessuno te la da’. A dicembre sono rimasta incinta, ma ho dovuto traslocare in una casa “auf Zeit” (a tempo determinato) e ho perso il bambino.

Dopo più di un anno in Germania, sono rimasta molto impressionata dalla diversità e dalla cultura tedesca, dalla loro freddezza nel rifiutarti un lavoro (anche per iscritto) e da tante persone false che ho incontrato qui, sia italiani che tedeschi. Sto meditando di tornare in Italia, ho fatto tanti sforzi e tanti sacrifici ma non ho ottenuto nulla. Non lavoro con la mia laurea e trovo solo lavori come Aushilfe (aiutante) o simili. Che razza di vita mi si prospetta qui? Siamo soli, non ho appoggi di nessun genere.

Ti ho scritto tutto questo perchè altri non facciano i miei stessi errori, come pensare di arrangiarsi o di partire senza sapere abbastanza la lingua.

Ciao Francesca

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Primo mondiale da espatriati (se vince l’Italia sfilo nuda come la Ferilli)

Questo e’ il nostro primo mondiale in Germania. E’ una sensazione stranissima, difficile anche da descrivere. Ho letto molti commenti dall’Italia che contrastano parecchio con questo spirito. C’e’ chi dice che ormai il calcio e’ completamente pilotato e chi dice che con tutti i problemi che ci sono e’ assurdo perdere tempo guardando una partita. Forse e’ vero ma credo che i mondiali non rappresentino solo una partita.

Rappresentano l’orgoglio di essere italiani! Rappresentano il nostro “appartenere” ad un popolo che possiede infinite caratteristiche positive oltre che negative. Rappresenta le nostre radici e i nostri affetti.

Noi non abitiamo in una grande citta’ dove puo’ essere piu’ semplice confondersi in mezzo ai tantissimi stranieri, abitiamo in un paese dove tutti conoscono tutti. Non tifare Germania potrebbe corrispondere al tentativo di mettere in pericolo la loro identita’ contaminando il loro essere DEUTSCH!!! Ma ad un certo punto…chi se ne frega!!!

Non potete immaginare l’esaltazione nell’incrociare tra centinaia di auto con bandierine svolazzanti tedesche un’auto con le bandierine svolazzanti italiane. Ti vien voglia di inseguirla, fermarla e gridare FORZA AZZURRI!!! Non abbiamo mai comprato in Italia gadget per i mondiali, qui invece siamo pieni di magliettine (cane compreso) e cappellini!!! Abbiamo rivisto tutti i video delle passate stagioni vittoriose sperando che quest’anno si possa ripetere la stessa cosa. Se l’Italia dovesse vincere i mondiali potrei promettere di uscire per strada nuda come ha fatto la Ferilli quando ha vinto lo scudetto la Roma.

Voi direte…ma siete fuori di testa come un balcone? No ragazzi…semplicemente abbiamo riscoperto, vivendo all’estero, l’orgoglio e la fierezza di essere, nonostante tutto, italiani. Una delle cose che ho sempre ammirato nel popolo tedesco e’ proprio il loro essere incredibilmente patriottici!!! C’e’ gente che espone nel giardino di casa tutto l’anno la bandiera tedesca. E non pensate che loro non abbiano cose di cui vergognasi, pero’ sono uniti e questo li rende piu’ forti! Dovremmo imparare anche noi…recuperando quella fierezza di essere italiani…male non ci farebbe.

Detto questo raggiungo la mia famiglia e la cassa di birra deutsch che mi aspetta!!! FORZA AZZURRI SEMPRE!!!

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Ti Amo Postino #germania

“Inciampando” su un articolo con accenno ai postini in Germania mi sono resa conto che NON VI HO PARLATO DEL POSTINO!!!

Noi tutti siamo abituati all’idea del “solito” postino, quello che bussa sempre due volte! Quello che ti incrocia e a stento ti saluta, quello che piu’ che cattive notizie non porta. Il nemico da evitare, quello per il quale sdradichiamo il nome dal citofono (alcuni pure il citofono dalla parete) e fingiamo di non essere a casa (sicuramente porta roba da pagare)! Vivendo in Germania mi sono resa conto che l’ansia da postino e’ una prerogativa tutta italiana!

Il POSTINO qui in Germania e’ un amico! E’ la persona che ogni giorno distribuisce allegramente le quintalate di roba che la gente compra on-line (comprano on-line anche le mutande). E’ la persona che se un giorno deve consegnarti una multa invece che un pacco corre da te con la faccia da funerale!!! E’ quella presenza che, se per un giorno tarda ad arrivare, manda in panico tutto il vicinato.

Potrebbe succedere che, al momento della consegna, tu non sia in casa…niente paura! Il pacco verra’ comunque lasciato…davanti la porta, al vicino di casa, a tua figlia che firma (anche se minorenne)…sono convinta che un giorno potrei scoprire che il mio cane ha ritirato per me i biscotti arrivati dalla Sicilia (e non farebbero una bella fine)!

Ho iniziato a notare l’importanza di questa figura quando in casa mia si sono manifestati i primi sintomi, “…mamma vado un attimo sotto…”…”…che ci vai a fare…?”…”…aspetto il postino…”. Dopo un anno trascorso in Germania la situazione e’ decisamente degenerata.

La scena tipo e’ questa…in casa tutti sono impegnati a fare qualcosa, chi pulisce, chi guarda la tv, chi fissa un puntino fermo nel muro, ad un certo punto li vedo sobbalzare all’unisono!!! Mia figlia, con uno scatto felino, corre verso le scale, mio marito in un nanosecondo ha il muso spiattellato contro la finestra e guarda sotto, il cane in preda alla perplessita’ ed alla confusione inizia ad abbaiare e a girare a vuoto su se stesso. Con il cuore in gola per lo spavento domando…”…ma che e’ successo?”…la risposta e’ sempre la stessa…”C’E’ IL POSTINO!!!”.

 

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