Quando lo squillo del cellulare rasenta il terrore #expat

Due giorni fa ho fatto una delle mie solite e famigerate figure di merda!

panic-roomHo iniziato a distribuire curricula, quindi lo squillo del cellulare evoca immediatamente la richiesta di un colloquio di lavoro. Verso le 14.00 parte la sigla di “La vita secondo Jim“, che ho come suoneria nel mio cellulare. Immediatamente scatta il panico (nemmeno fosse stata la colonna sonora di Profondo Rosso), il tempo si cristallizza, il puffo verde nella mia testa inizia a dire “A fatica li capisci di persona, figurati al telefono”…mentre quel rettangolo fastidioso continuava a lampeggiare, vibrare e suonare. Con un improvviso e deciso slancio coraggioso lo prendo e rispondo. Una vocina femminile inizia a parlare… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”.

Il tempo si ricristallizza, fisso mia figlia che aveva già intuito il mio non avere capito un cazzo e che gesticola, muovendo anche le labbra, per dire…”Io stavolta non ti aiuto”. Il babbo stava facendo il riposino prima di rientrare a lavoro e dormiva, mentre il cane, l’unico intenzionato ad aiutarmi, non era in grado di comunicare in tedesco, essendo napoletano di nascita e fin dentro al midollo. Quindi respiro e pronuncio un “Ich habe nicht verstanden” (Non ho capito)…e la tipa ripete… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”, con una velocità che faceva concorrenza alla prima volta che aveva aperto bocca al telefono. Ma vi rincorrono mentre parlate? Avete una bandierina da piantare e poi vi regalano un prosciutto intero se arrivate in tempo a fine frase?

siccome non ho capito

Ok…niente panico…fingo di capire e dico “Ja ja”…in qualunque caso sarebbe stato meglio prendere l’appuntamento senza rischiare di perdere un ipotetico lavoro. Le dico di attendere, prendo carta e penna e scrivo (meglio dire provo a scrivere) giorno e ora. Quando la tipa mi stava per liquidare mi sorge un dubbio amletico…ma per quale lavoro ha chiamato e dov’è il luogo dell’appuntamento? Evidentemente il panico libera nell’organismo delle tossine che impediscono alla mente di ragionare con lucidità. Allora pronuncio, sempre più agitata, un “Wo?” (Dove) e “Welche Arbeit?” (Quale lavoro)…lei tentenna ed io…”Welche Arbeit???”…Credo che a questo punto il tempo si sia cristallizzato anche per lei, perché è rimasta zitta qualche secondo per poi dire…”Nein…ist Ikea!!!! Anche il babbo si è svegliato ed è rimasto ritto ad ascoltare che diamine stava succedendo.

Era l’Ikea (avevamo ordinato dei mobili) che voleva fissare un nuovo appuntamento per la consegna. A quel punto i tasselli nella mia testa in pappa si rimettono al loro posto, capisco tutto e rispondo con un tipico vocalizio da ragionier Ugo…”Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (Che stava a significare Ich habe verstanden/Ho capito) suono facilmente associabile a una sirena in stato di emergenza nucleare la cui durata varia dai 15 ai 20 secondi. Pagherei per vedere la faccia della signora al telefono mentre io emettevo quel suono innaturale cercando di sfondare la barriera del suono. Da quel momento mi è risultato facile concludere la telefonata senza altri fraintendimenti. Come potete immaginare la mia autostima ha subito fatto la valigia dicendo “Maria, io esco!”, quei due invece si sono divertiti a prendermi in giro per tutto il giorno.

Il problema “Io non capire un ‘azz” durante l’apprendimento di una nuova lingua si riflette in molti aspetti della vita quotidiana, ma lanciarsi, provare e riprovare è l’unica maniera per apprendere!

E voi, avete mai fatto una figuraccia al telefono? Lasciate all’interno di questo articolo la vostra esperienza! 🙂

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Vienna by night #nonhocapito

Sabato sera io e il babbo siamo andati in un pub vicino casa per bere qualcosa. Ambiente piccolo, gente di varia tipologia (tra cui nerd ed emo) con in mano sigarette, cannoni, birra e cocktail. I tavolini sono vecchi e le sedie sgarrupate, alcune in pelle (strappata) da ufficio, penso che risalgano al primo dopoguerra.

Incuriositi da un ambiente tanto variopinto ci siamo seduti, io ho preso una birra, il babbo un Gin Lemon. Molti erano in piedi, direzione schermo e console dj, aspettando l’inizio di qualcosa. Pochi minuti dopo parte quel qualcosa…ma…che cosa era? Non abbiamo ben capito.

Omino

Il dj ha “allietato” il locale con una strana musica elettronica ripetitiva e decisamente monotona, mentre nello schermo veniva proiettato una specie di fantasmino (sembrava Casper) che oscillava lentamente fissando la sala, a volte andava in primo piano il viso, a volte si vedeva per intero. Almeno un’ora così…la gente era in brodo di giuggiole, si muoveva con un robotico oscillare delle spalle e regalava applausi tra un brano (noioso) e l’altro (quasi identico al precedente) mentre Casper continuava a rimanere fisso nello schermo…quasi immobile.

Durante la visione di questo “non so cosa” un emo ha rovesciato con la sua borsetta un bicchiere che stava sul tavolo, e mi ha lavato i piedi. Quando l’ho avvisato della catastrofe che aveva combinato, mi ha fissata con lo sguardo da pesce morto una settimana prima e si è messo a sedere, guardando un punto nel vuoto, con un alone di depressione che non mi ha coinvolta solo perché ero in vena di far festa!

Tutto sommato mi sono divertita, anche se siamo tornati a casa bagnati perché pioveva e non avevamo l’ombrello. Se qualcuno di voi conoscesse per puro caso le dinamiche di queste musiche associate a immagini paranormali…che si faccia avanti con la spiegazione!!! 😉

Omino1

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Ci sono i cani austriaci…e poi c’è Totò!

PazzoVienna è una città piena di cani, le persone sono particolarmente affettuose nei confronti dei “bimbi pelosi” e non risparmiano coccole e bacini. Bene direte…per te che hai un cane è un’ottima cosa! Ehm ehm…sarebbe un’ottima cosa, se solo io avessi un cane “normale”.

I pelosetti austriaci sono educatissimi, non abbaiano, non hanno bisogno del guinzaglio perché seguono il padrone come un’ombra, cagano con discrezione e la loro presenza nei condominii è silenziosissima.

Totò no, Totò deve abbaiare a tutto e a tutti, deve far sentire che sta passando, ma qui non sono abituati a certe esternazioni e lo temono, fuggono, lo guardano come fosse un alieno tra la gente. Totò non caga con discrezione, deve produrre quantità di merda pari a quelle di un cavallo e fiumate di pipì da espellere come se non dovesse esserci un domani.

Oggi però è l’ultima volta che lo porto fuori io, da stasera sarà compito del babbo provvedere alle sue uscite. Perché? Ecco il motivo.

Merda

Stamani porto fuori cane pazzo come ogni mattina e come ogni mattina abbaia a tutti con la furia di un lupo. Cerco di tenerlo fermo e nella foga esplode il sacchettino che avevo in mano, quello con il quale avevo appena raccolto la tonnellata di crema marrone fumante. Merda ovunque…una puzza asfissiante e i miei pantaloni maculati…e pure cane pazzo!!! Il babbo dice che ultimamente ho Saturno contro…può essere ma al momento lancerei Totò con una fionda su Marte!!!

Ditemi che anche voi avete un cane pazzo, bitte…

Cane pazzo

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Uhhh, ho saputo che parti!

Più passano i giorni più la gente che mi conosce per vie traverse (amici di amici di amici e parenti) e anche chi non mi conosce, scopre che stiamo per partire. Le reazioni sono meravigliose e quasi tutte simili.

Conoscente: “Ho saputo che state andando via, dove andate di bello?”

Io: “Vienna!”

Conoscente: “Sì, me l’ha detto tizia.”

Io: “E allora perché me lo chiedi?” (Questo è un pensiero muto)…”Ah sì?” (Questo è un pensiero vocale).

Conoscente: “Ma a Vienna Vienna? Proprio in centro?”

Io: “Certo, ho preso in affitto un’ala del Duomo!” (Sempre pensiero muto)…”Sì, Vienna Vienna.” (Pensiero vocale).

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

La tipa che lavora da Foot Locker in centro a Catania ha invece vinto il premio “Figura di ***** 2016”. Più o meno è andata così. Entro con mia figlia in negozio, cercava un modello ben preciso di scarpe (avevamo già fatto un trilione di km invano), le prova e vanno bene, miracolo! Solo pochi minuti impiegati per trovarle e almeno dieci minuti persi per convincere la commessa che no, non volevo comprare la soletta da 20€ che sì, certamente le avrebbe cambiato la vita e sarebbe diventata più alta e magra, ma non avevo nessuna intenzione di acquistarla. E no, non voglio nemmeno la crema magica per pulire le scarpe! Stremata da soletta e crema, finalmente mi dirigo alla cassa, niente fila, si farà alla svelta. Eh no!

Commessa: “Se si connette ora e mette mi piace sulla nostra pagina le lascio un buono per il prossimo acquisto.”

Io: “Non ho i dati attivi sul telefono, grazie lo stesso.”

Un nanosecondo dopo ecco mia figlia…”Ho io i dati sul telefono!” (Azz…ma perché?)

Io: “Sì amore, ma tu non sei su Fb quindi fa niente dai, non credo che compreremo altre scarpe di questo tipo da qui ai prossimi due mesi.”

La commessa…”Non importa, può usare il buono anche per acquistare altro, non per forza scarpe!”

Io: “Allora ok, dammi il telefono Miky, magari verremo a comprare la miracolosa soletta.”

Commessa: “Certo, però consideri che per sfruttare il buono deve spendere almeno un saccodimila euro.”

Io: “Non posso usarlo solo per la soletta?”

Commessa: “No.”

Io: “Ok, allora non mi interessa. Inoltre stiamo andando a Vienna e non credo che entro la scadenza del buono mi capiterà di usarlo.”

Commessa: “Non importa, può usare il buono in qualsiasi punto vendita d’Italia.”Non ci posso credere

Io: “Ma Vienna è in Austria!”

Commessa: “Ah ok.”

E finalmente, dopo lo sguardo assassino del collega che aveva accanto, si dilegua e mi lascia libera di andare!

Nel tripudio di commenti prepartenza non possono mancare questi:

  • “Bella Vienna, si vive benissimo, sono stata lì in viaggio di nozze 40 anni fa per una settimana.”
  • “Ma che lingua si parla a Vienna?” – “Il tedesco.” – “Mamma mia che lingua brutta!”
  • “Uhh che posto romantico! Ho visto un sacco di volte La principessa Sissi!
  • “Bene, così poi mi porti le palle di Mozart!”
  • “Allora veniamo a trovarvi presto!” Qui aggiungo la risposta silente “Ma anche no!!!”

Questi sono solo alcuni esempi su come la gente sta reagendo alla notizia del nostro espatrio, e concludo con la solita frase pronunciata spesso da quelli che non si spostano dal luogo natale nemmeno per andare in vacanza.

“Uhh io non potrei mai, come fate? Un posto nuovo, senza conoscere nessuno, un altra lingua…no no no. E poi gli austriaci sono freddi, come i tedeschi!”

Immagine presa da internet
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Adesso attendo trepidante i messaggi “disinteressati” di tutti quelli che si ricorderanno di noi quando saremo sistemati in Austria! 🙂

 

 

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Le difficoltà ci sono ovunque ma è come si reagisce a queste che fa la differenza! #Silvia #Olanda

Oggi vi propongo la storia di Silvia, che da Amsterdam sta per trasferirsi in Germania. Una simpatica e solare estetista tra i mulini, una donna che con tenacia affronta l’espatrio e i continui cambiamenti che ne seguono. Le auguro buona fortuna per tutto! Roberta


Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento. (Fabrizio Caramagna)


Ciao Silvia (per tutti Kami), raccontaci un po’ chi sei e da dove nasce il nome Kami.

Ciao Roberta, il nome Kami è semplicemente un nickname che ho scelto con mia sorella, lei da sempre utilizza in nome Kiki e dato che abbiamo un blog (Kitchen Konfusion con relativa pagina Fb) insieme abbiamo cercato un nome simile al suo.

Attualmente vivi ad Amsterdam, cosa ti ha portata in Olanda?

amsterdam

Sì, vivo in Olanda da quasi cinque anni… Chi mi ha portato qui? Il mio compagno o meglio il suo lavoro.

Quali sono le sostanziali differenze che hai riscontrato tra Olanda e Italia?

Ovviamente il discorso sarebbe molto lungo, quindi inizio a dirti solo le cose che saltano all’occhio di chiunque venga anche solo per una vacanza. L’Olanda è più pulita e curata, gli olandesi rispettano molto gli spazi comuni. Ci sono poche regole (ma rispettate) e poca burocrazia. Il costo della vita è alto (affitti sono folli). La sanità è privata e in generale la salute è gestita in maniera molto differente. Per finire, cibo e clima sono la parte peggiore, come tutti possono immaginare, ma si ci si abitua a tutto.

La lingua è stata un problema?

L’olandese non è per nulla semplice e sinceramente il corso che ho fatto il primo anno mi ha aiutata, ma posso ancora dirti che non saprei reggere un discorso, anche se ora capisco molte cose. Per fortuna qui parlano tutti l’inglese e questo rende le cose più semplici. Non che io sia un mostro in inglese (per farti capire i bambini lo parlano meglio di me! Nascono che parlano perfettamente l’inglese!)

Che rapporti hai con la gente del posto?

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Gli olandesi mi piacciono. Sono “presi bene”, non scocciano il prossimo, sono sempre sereni e festaioli ma nello stesso tempo rispettosi e non invadenti. I vicini sono sempre disponibili ma mai indiscreti e devo dire di aver trovato anche delle persone molto gentili. Hanno una strana simpatia per gli italiani e le solite credenze pizza, pasta ecc…

Gestisci il Blog “Un’estetista tra i Mulini”, come è nata la voglia di raccontarti e perché un blog?

In realtà non mi racconto…il blog è nato in Olanda ma parla di bellezza e benessere. Successivamente ho notato che le persone erano anche interessate al paese in cui vivo così ho deciso di creare la categoria “Amsterdam & Olanda” dove ho raccolto le foto dei bellissimi posti che ho visitato in questi anni.

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La nuova dicitura nel tuo blog ci fa capire che presto toglierai le ancore per trasferirti in Germania. Sei pronta ad affrontare questo nuovo cambiamento?

No ahahah! Tutti i cambiamenti spaventano, è normale. Iniziare sempre tutto da capo non è semplice. Purtroppo il lavoro del mio compagno non ci permette una vita fissa in un posto, da un lato è emozionante ma c’è sempre il rovescio della medaglia.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Mi ha fatto apprezzare culture diverse dalla mia, e non parlo solo di olandesi ma di indiani, arabi, ….. ecc…perché Amsterdam è davvero una città aperta a tutti. Dove tutti hanno uno spazio per essere se stessi.

Ti manca l’Italia e torneresti a viverci?

L’Italia mi manca. Mi mancano alcuni sapori come la focaccia genovese, il pesto, il caffè e il sole in inverno ma sinceramente non so risponderti, magari un giorno tornerò, non si sa mai nella vita, così come non avrei immaginato di trasferirmi in Olanda.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire? 

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Voglio solo dire alle persone che pensano che l’estero è la terra dei balocchi che non è così. Le difficoltà ci sono ovunque ma è come si reagisce a queste che fa la differenza!

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Quello che Vienna non sa


La più grande scoperta della mia generazione è che l’uomo può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio atteggiamento mentale.
(William James)


Quello che Vienna non sa è che sono già trascorsi 52 giorni da quando il babbo è partito per raggiungerla. Lo ha visto arrivare con una valigia carica di abiti e sogni, ammirare la sua eleganza, stupirsi per la sua grandezza, smarrirsi negli sguardi di sconosciuti, che sarebbero diventati man mano sempre più familiari. Lo ha osservato da una finestra mentre trovava tra due magliette la foto che gli ho nascosto, per ricordargli che noi siamo sempre accanto a lui anche se distanti. Gli ha fatto compagnia durante le notti insonni, piene di pensieri da mettere in ordine. Lo ha visto masticare chilometri alla ricerca di un lavoro, sbrigare pratiche burocratiche con una buona padronanza del tedesco, trovare un’occupazione e iniziare l’andirivieni quotidiano che regala una confortevole routine.

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Quello che Vienna non sa è che non è il nostro primo espatrio, che abbiamo già provato queste sensazioni e che la consapevolezza della seconda volta rende la situazione meno romantica. Non sa che nonostante la paura lo abbiamo fatto lo stesso, non sa nemmeno che abbiamo imparato a riconoscere questa paura, che adesso non ci spaventa quasi più.

Quello che Vienna non sa è che stavolta siamo preparati alle facce fredde, ai sorrisi stentati, agli atteggiamenti diffidenti, agli italiani all’estero che ti aspettano in tenuta da guerra, al cibo buono che non trovi e al clima che fa i capricci. Non sa che abbiamo già scoperto le trappole seminate in strada da una lingua che non è la nostra, che abbiamo trovato percorsi alternativi e che l’importante è capire e farsi capire.


Chi pondera a lungo prima di fare un passo passerà la sua vita su una gamba sola.
(Anthony De Mello)


Quello che Vienna non sa è che abbiamo già navigato sul veliero della nostalgia, facendoci traghettare in una valle di rassegnazione priva di ogni prospettiva. Non sa che quel viaggio ci ha regalato una tenacia inesauribile, non sa nemmeno che non siamo più intenzionati a riprendere quella nave.

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Quello che Vienna non sa è che nessuno degli ostacoli seminati nel cammino potrà farci desistere stavolta. Siamo pronti e aperti a tutto e a tutti. Ci saranno visi di ogni colore, accenti che indicheranno le più svariate provenienze, amici che prepareranno per noi i cibi più strani, altri che indosseranno i colori più improbabili da abbinare. Alcuni si perderanno per strada, altri rimarranno annoverati tra le persone che hanno colorato e dato un senso in più alla nostra vita. Ci saranno persone delle quali avremo bisogno oggi, e altre che avranno bisogno di noi domani. Sarà come rinascere, con lo stesso timore misto a curiosità che può avere un bambino che si approccia per la prima volta al mondo.

Quello che Vienna non sa è che la amo già, perché ci ha regalato una nuova prospettiva…


 La vita di una persona consiste in un insieme di avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme.
(Italo Calvino)


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Decalogo dell’expat che nacque “imparato”.

Gli italiani che si incontrano all’estero sono variegati, ogni storia rappresenta un’esperienza unica e mai uguale ad un’altra, anche se il luogo di destinazione combacia. Eppure, nonostante questo, c’è una categoria che si incontra sempre e ovunque, che sia di persona o via etere. Sto parlando dell’italiano che nacque “imparato”.

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L’italiano che nacque imparato non è una persona comune, perché è stato prescelto durante la genesi per fare la differenza nella storia dell’umanità. Ancor prima di venire al mondo sapeva esattamente cosa avrebbe fatto e che tipo di persona sarebbe diventato. Mai un dubbio ha sfiorato la sua mente, mai una scelta infelice ha deviato il suo cammino.

L’italiano che nacque imparato ha affrontato problemi che nessun altro affronterà mai, lo ha fatto con il pugno di ferro, senza mai scendere a compromessi né guadagnando meno di quello che gli spettava di diritto.

L’italiano che nacque imparato non ha avuto bisogno di studiare le lingue (Certo, è nato imparato), non si capacita quando qualcuno all’estero lamenta una difficoltà nell’apprendimento di termini fino a quel momento sconosciuti e inveisce contro chi, dopo due mesi in loco, fatica ancora a comunicare. La sera ogni tanto si inginocchia, chiedendo al Creatore: “Perché non sono nati tutti imparati come me?”.

Le so tutte

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di fare domande, è nato già con tutte le risposte. Per questo perde il lume della ragione quando si accorge che invece, molti dei comuni mortali, non sono nati imparati e hanno bisogno di chiedere. Secondo lui, il termine “informazione” dovrebbe essere bandito dai social e nella vita reale. Nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di porre domande a colui che nacque imparato con tutte le risposte.

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto difficoltà a socializzare con la gente del posto. Una volta è andato a vivere nel deserto, socializzando con un cammello. Quando visse in Norvegia notò con piacere che la popolazione era molto più calorosa di quella dell’Andalusia. La volta che visse in Germania scoprì con sorpresa che no, non è vero quel che si dice, i tedeschi da lui conosciuti erano tutti astemi.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di soldi per viaggiare perché, a sentir lui, le cose basta volerle.

L’italiano che nacque imparato adora ironizzare sulle difficoltà di chi sta ancora muovendo i primi passi, è uno spasso che lo soddisfa quasi quanto urlare ai quattro venti che non ama mangiare la pizza.

L’italiano che nacque imparato disprezza chi ha deciso di tornare sui propri passi, è innaturale cambiare idea, una scelta deve essere come un diamante, per tutta la vita.

L’italiano che nacque imparato vorrebbe che si abolisse l’espatrio, tanto lui è già oltre confine.

E per concludere, l’italiano che nacque imparato sapeva già che io, oggi, avrei scritto questo post. Lui ha già pronta la sua risposta! 😉

E voi? L’avete mai incontrato?

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Ecco perché è meglio viaggiare easy!!!


Ho una vasta collezione di conchiglie, che tengo sparse per le spiagge di tutto il mondo.

(Steven Wright)


Stamattina leggevo il post di una “collega” expat, parlava di scatoloni, trasferimenti e moltitudini di oggetti che al loro interno racchiudono ricordi. Subito dopo sono andata a verificare che i miei (scatoloni) stessero bene. Ho iniziato ad apprendere l’arte dell’inscatolamento nel lontano 1998, quando dalla Sicilia mi sono trasferita a Milano. Da allora non ho mai smesso. Seleziona, incarta, sigilla. Apri, scarta, riponi. Arriseleziona, rincarta, arrisigilla. Arriapri, riscarta e allegramente riponi di nuovo. E così via, infinite volte, così tante che faccio fatica a contarle. Puntualmente ho riposto, insieme agli oggetti, speranze e nuovi sogni.

Attuale situazione scatoloni
Attuale situazione scatoloni

Recentemente però ho capito una cosa, credo sia importante, forse cruciale. Gli oggetti che tanto amiamo collezionare, perché mantengono intatto il cordone ombelicale che ci lega al passato, in realtà ci rendono schiavi.

Ho arredato la casa, ora cosa me ne faccio di tutti questi mobili? Trasportarli costa tanto, però li ho pagati, adesso butto via tutto? O li vendo? A chi? A quanto? Gli scatoloni vanno spediti calcolando dimensione e peso, portarli dietro mi costa più che comprare tutto nuovo! Noleggiare un furgone è impensabile, non ho così tanti soldi da spendere. Nella nuova casa non c’è spazio per tutti questi oggetti!

Potremmo andare avanti ore portando esempi su come le nostre amate “cose” siano in realtà una pesantissima palla al piede. Se amate viaggiare, se non avete intenzione di mettere radici o volete sperimentare diversi luoghi prima di fermarvi, dovete viaggiare easy!!!

Stavolta, a differenza di tutti gli altri viaggi, riporrò con cura i miei libri, i tanti peluches della bimba, vecchi diari e foto, chiuderò tutto in nuovi scatoloni che però lascerò qui. Non so come andrà a Vienna, se ci fermeremo lì o se siamo destinati a spostarci ancora, in qualunque caso inizieremo la nuova avventura senza zavorre!


La volontà di possesso del mondo attraverso qualcosa di parziale è anche un modo per dominare il tempo, per renderlo discontinuo, sottoponendolo al dominio dello spazio – la collezione come spazio.
(Jean Baudrillard)


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Quel giorno che in Germania osai chiedere dei tovaglioli!


“A casa di mia mamma ogni cosa che sta ferma c’ha il centrino. A mia nonna gli è venuta una paresi: le hanno messo il centrino.” Enrico Brignano


A breve scoprirò quali sono le differenze tra le nostre abitudini e quelle austriache, nel frattempo mi diverto pensando a tutte le cose che ci sono capitate in Germania, i primi periodi che eravamo lì. A differenza di altre persone, noi abbiamo avuto la possibilità di vivere per due anni solamente tra tedeschi, scoprendo e (a volte) assorbendo le loro abitudini.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Ricordo il primo pranzo nella casa in cui abitavamo con dei parenti teutonici. Per l’occasione quel giorno decisero di mangiare seduti a tavola (evento raro). Solitamente usavano afferrare qualcosa dal frigorifero rientrando da lavoro e mangiare in tutta fretta seduti sul divano davanti alla tv, un po’ come nei film americani. Spesso e volentieri prendevano qualcosa nel Kebab vicino casa, per evitare di perder tempo ad infilare un paio di fette di prosciutto dentro il pane. Qualche volta ho provato anche io uno di qui contenitori stracolmi di schifezze, devo ammettere che erano libidinosi e digeribili in soli 20 giorni! Ecco una foto che ho fatto in una di quelle occasioni…omg non posso guardarlo, mi vien fame ahah…

Kebab

Tornando al primo pranzo ufficiale, hanno apparecchiato mettendo delle tovagliette di plastica sulla tavola. Poi bicchieri, posate e da bere. Ad un certo punto ho chiesto dove potevo trovare i tovaglioli. I tovaglioli? A che servono? Per metterli a tavola spiego io. Mi guardano perplessi e iniziano a farfugliare qualcosa. Dopo qualche secondo mi dicono di provare a guardare nel mobiletto in fondo a destra, in basso. Lì dovrebbero esserci dei tovaglioli.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Apro, guardo in basso e li vedo. Due confezioni (una aperta una ancora chiusa) di tovaglioli natalizi, spessi e colorati. Abbiamo usato quelli, in realtà solo noi, perché a loro basta passare pollice e indice nel contorno labbra e tutto è risolto, senza spreco di carta. Da quel giorno capimmo che i tedeschi non usano i tovaglioli. Sarei curiosa di sapere se è così in tutta la Germania o se in alcune zone invece è un’usanza che esiste e resiste. Se avete news scrivetele pure nei commenti qui sotto! Alla prossima! Roberta 🙂


“È dura per me seguire tutti questi cambiamenti di usi e costumi. Mi ricordo ancora di quando l’aria era pulita e il sesso era sporco!” George Burns


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