Decalogo dell’expat che nacque “imparato”.

Gli italiani che si incontrano all’estero sono variegati, ogni storia rappresenta un’esperienza unica e mai uguale ad un’altra, anche se il luogo di destinazione combacia. Eppure, nonostante questo, c’è una categoria che si incontra sempre e ovunque, che sia di persona o via etere. Sto parlando dell’italiano che nacque “imparato”.

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L’italiano che nacque imparato non è una persona comune, perché è stato prescelto durante la genesi per fare la differenza nella storia dell’umanità. Ancor prima di venire al mondo sapeva esattamente cosa avrebbe fatto e che tipo di persona sarebbe diventato. Mai un dubbio ha sfiorato la sua mente, mai una scelta infelice ha deviato il suo cammino.

L’italiano che nacque imparato ha affrontato problemi che nessun altro affronterà mai, lo ha fatto con il pugno di ferro, senza mai scendere a compromessi né guadagnando meno di quello che gli spettava di diritto.

L’italiano che nacque imparato non ha avuto bisogno di studiare le lingue (Certo, è nato imparato), non si capacita quando qualcuno all’estero lamenta una difficoltà nell’apprendimento di termini fino a quel momento sconosciuti e inveisce contro chi, dopo due mesi in loco, fatica ancora a comunicare. La sera ogni tanto si inginocchia, chiedendo al Creatore: “Perché non sono nati tutti imparati come me?”.

Le so tutte

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di fare domande, è nato già con tutte le risposte. Per questo perde il lume della ragione quando si accorge che invece, molti dei comuni mortali, non sono nati imparati e hanno bisogno di chiedere. Secondo lui, il termine “informazione” dovrebbe essere bandito dai social e nella vita reale. Nessuno dovrebbe sentirsi in diritto di porre domande a colui che nacque imparato con tutte le risposte.

L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto difficoltà a socializzare con la gente del posto. Una volta è andato a vivere nel deserto, socializzando con un cammello. Quando visse in Norvegia notò con piacere che la popolazione era molto più calorosa di quella dell’Andalusia. La volta che visse in Germania scoprì con sorpresa che no, non è vero quel che si dice, i tedeschi da lui conosciuti erano tutti astemi.

Immagine presa da internet
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L’italiano che nacque imparato non ha mai avuto bisogno di soldi per viaggiare perché, a sentir lui, le cose basta volerle.

L’italiano che nacque imparato adora ironizzare sulle difficoltà di chi sta ancora muovendo i primi passi, è uno spasso che lo soddisfa quasi quanto urlare ai quattro venti che non ama mangiare la pizza.

L’italiano che nacque imparato disprezza chi ha deciso di tornare sui propri passi, è innaturale cambiare idea, una scelta deve essere come un diamante, per tutta la vita.

L’italiano che nacque imparato vorrebbe che si abolisse l’espatrio, tanto lui è già oltre confine.

E per concludere, l’italiano che nacque imparato sapeva già che io, oggi, avrei scritto questo post. Lui ha già pronta la sua risposta! 😉

E voi? L’avete mai incontrato?

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Ecco perché è meglio viaggiare easy!!!


Ho una vasta collezione di conchiglie, che tengo sparse per le spiagge di tutto il mondo.

(Steven Wright)


Stamattina leggevo il post di una “collega” expat, parlava di scatoloni, trasferimenti e moltitudini di oggetti che al loro interno racchiudono ricordi. Subito dopo sono andata a verificare che i miei (scatoloni) stessero bene. Ho iniziato ad apprendere l’arte dell’inscatolamento nel lontano 1998, quando dalla Sicilia mi sono trasferita a Milano. Da allora non ho mai smesso. Seleziona, incarta, sigilla. Apri, scarta, riponi. Arriseleziona, rincarta, arrisigilla. Arriapri, riscarta e allegramente riponi di nuovo. E così via, infinite volte, così tante che faccio fatica a contarle. Puntualmente ho riposto, insieme agli oggetti, speranze e nuovi sogni.

Attuale situazione scatoloni
Attuale situazione scatoloni

Recentemente però ho capito una cosa, credo sia importante, forse cruciale. Gli oggetti che tanto amiamo collezionare, perché mantengono intatto il cordone ombelicale che ci lega al passato, in realtà ci rendono schiavi.

Ho arredato la casa, ora cosa me ne faccio di tutti questi mobili? Trasportarli costa tanto, però li ho pagati, adesso butto via tutto? O li vendo? A chi? A quanto? Gli scatoloni vanno spediti calcolando dimensione e peso, portarli dietro mi costa più che comprare tutto nuovo! Noleggiare un furgone è impensabile, non ho così tanti soldi da spendere. Nella nuova casa non c’è spazio per tutti questi oggetti!

Potremmo andare avanti ore portando esempi su come le nostre amate “cose” siano in realtà una pesantissima palla al piede. Se amate viaggiare, se non avete intenzione di mettere radici o volete sperimentare diversi luoghi prima di fermarvi, dovete viaggiare easy!!!

Stavolta, a differenza di tutti gli altri viaggi, riporrò con cura i miei libri, i tanti peluches della bimba, vecchi diari e foto, chiuderò tutto in nuovi scatoloni che però lascerò qui. Non so come andrà a Vienna, se ci fermeremo lì o se siamo destinati a spostarci ancora, in qualunque caso inizieremo la nuova avventura senza zavorre!


La volontà di possesso del mondo attraverso qualcosa di parziale è anche un modo per dominare il tempo, per renderlo discontinuo, sottoponendolo al dominio dello spazio – la collezione come spazio.
(Jean Baudrillard)


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Quel giorno che in Germania osai chiedere dei tovaglioli!


“A casa di mia mamma ogni cosa che sta ferma c’ha il centrino. A mia nonna gli è venuta una paresi: le hanno messo il centrino.” Enrico Brignano


A breve scoprirò quali sono le differenze tra le nostre abitudini e quelle austriache, nel frattempo mi diverto pensando a tutte le cose che ci sono capitate in Germania, i primi periodi che eravamo lì. A differenza di altre persone, noi abbiamo avuto la possibilità di vivere per due anni solamente tra tedeschi, scoprendo e (a volte) assorbendo le loro abitudini.

Immagine presa da internet
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Ricordo il primo pranzo nella casa in cui abitavamo con dei parenti teutonici. Per l’occasione quel giorno decisero di mangiare seduti a tavola (evento raro). Solitamente usavano afferrare qualcosa dal frigorifero rientrando da lavoro e mangiare in tutta fretta seduti sul divano davanti alla tv, un po’ come nei film americani. Spesso e volentieri prendevano qualcosa nel Kebab vicino casa, per evitare di perder tempo ad infilare un paio di fette di prosciutto dentro il pane. Qualche volta ho provato anche io uno di qui contenitori stracolmi di schifezze, devo ammettere che erano libidinosi e digeribili in soli 20 giorni! Ecco una foto che ho fatto in una di quelle occasioni…omg non posso guardarlo, mi vien fame ahah…

Kebab

Tornando al primo pranzo ufficiale, hanno apparecchiato mettendo delle tovagliette di plastica sulla tavola. Poi bicchieri, posate e da bere. Ad un certo punto ho chiesto dove potevo trovare i tovaglioli. I tovaglioli? A che servono? Per metterli a tavola spiego io. Mi guardano perplessi e iniziano a farfugliare qualcosa. Dopo qualche secondo mi dicono di provare a guardare nel mobiletto in fondo a destra, in basso. Lì dovrebbero esserci dei tovaglioli.

Immagine presa da internet
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Apro, guardo in basso e li vedo. Due confezioni (una aperta una ancora chiusa) di tovaglioli natalizi, spessi e colorati. Abbiamo usato quelli, in realtà solo noi, perché a loro basta passare pollice e indice nel contorno labbra e tutto è risolto, senza spreco di carta. Da quel giorno capimmo che i tedeschi non usano i tovaglioli. Sarei curiosa di sapere se è così in tutta la Germania o se in alcune zone invece è un’usanza che esiste e resiste. Se avete news scrivetele pure nei commenti qui sotto! Alla prossima! Roberta 🙂


“È dura per me seguire tutti questi cambiamenti di usi e costumi. Mi ricordo ancora di quando l’aria era pulita e il sesso era sporco!” George Burns


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Non so che dire!


 

Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)


 

Ho così tante cose da dire che non so che dire.

Pensavo a quanto si sia persa l’abitudine al sano confronto, allo scambio di opinioni che porta in seno l’intento di venirsi incontro. Ma sono troppe le parole che mi servirebbero per dirvelo, e non so cosa dire.

Pensavo alla gente che ormai si attacca alla gola del prossimo, per azzannarlo appena quello osa proferire una parola che non aggrada l’interlocutore. Quanti modi potrei utilizzare per descrivervi questo? Tanti, forse troppi e mi ci perdo, non sapendo cosa dire.

Mi è venuta in mente la generazione dei nostri nonni, gente che ha dato mani, culo e vita per regalarci la libertà che abbiamo oggi di sparare cazzate continuamente. Potrei approfondire questo aspetto, è interessante ma difficile, così difficile che non so che dire.

libri
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Pensavo anche alla generazione dei nostri genitori. Per uno di quelli che si è spaccato la schiena davvero, ce ne sono almeno altri 100 che hanno mangiato il loro, quello dei figli, dei nipoti e avanti così per almeno due secoli a venire. Hanno rubato il nostro futuro e stanno lì a farci la paternale. Come potrei esprimere bene un tale concetto? Io…non so cosa dire.

Penso alla tanta gente dal dente avvelenato, pronta a puntare il dito agitandolo davanti al naso. Sapete dove andrebbe messo quel dito? Vorrei trovare le parole giuste, ma non so come dirlo. Non è facile dire a qualcuno dove mettere il dito.

Per finire mi vengono in mente i leoni da tastiera, codardi nella vita, conigli tra i conigli, pecore tra pecore, monete false tra monete false. A loro vorrei dire che certe cose andrebbero dette in viso, sarebbe interessante vedere se la bocca è splendida quanto l’indice. Lo penso ma poi, non so cosa dire.

Quanto sarebbe bello se ognuno iniziasse ad ascoltare, spogliandosi da ogni pregiudizio. Quanto cambierebbe la nostra vita se ognuno iniziasse a pensare che cazzo…forse l’altro ha ragione, o comunque non ha completamente torto!? Come sarebbe tutto più semplice se A non si sentisse sempre, e anche inutilmente, minacciato da B e insieme camminassero verso il punto C. Sarebbe bello sì, così bello che non so che dire…


Riuscirai sempre a trovarmi nelle tue parole, è là che vivrò. (Dal film Storia di una ladra di libri)


 

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Ecco perché siamo rientrati (sbagliando) in Italia #dallaGermania


Viaggiare è essere infedeli. Siatelo senza rimorsi. Dimenticate i vostri amici per degli sconosciuti.

(Paul Morand)


In tantissimi mi chiedono il perché della nostra decisione di rientrare in Italia, domanda lecita alla quale oggi ho intenzione di rispondere. Per chi fosse appena arrivato in questo blog, riassumo dicendo che dalla Germania siamo rientrati in Italia per riespatriare a Vienna. Il babbo è già lì, noi lo raggiungeremo finita la scuola a luglio.

Perché siamo rientrati in Italia? Le motivazioni sono diverse ma tutte legate da un unico filo comune, le radici.

radici
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Dopo due anni in Germania, e la conseguente perdita di obiettività e giusta percezione nei confronti del “Bel Paese”, abbiamo avuto la bella idea di mettere a frutto in “casa nostra” (concetto che abbiamo abbondantemente superato) quello che avevamo appreso. Una nuova lingua, una nuova visione della vita, grinta, idee, voglia di risollevare (nel nostro piccolo) le sorti dell’Italia. Il ragionamento che abbiamo fatto è questo…”Meglio mangiare pane e cipolla a casa che caviale in Germania”. Stronzi!!! Ditelo che siamo stati due stronzi, tanto lo sappiamo! Non solo l’Italia (meglio dire la Sicilia, la mia terra di origine e luogo del rimpatrio) non era qui ad aspettarci a braccia aperte, ma non è minimamente interessata al nostro bagaglio di esperienza!

La famiglia è stata un forte richiamo, uno dei motivi principali che ci ha attratti come una calamita verso casa (se casa si può ormai chiamare). Mia sorella era stata male, mio nonno era inerme su un letto da tanto tempo, io ho avuto paura di vederli sfiorire da lontano uno ad uno, ho avuto paura di perderli mentre io non c’ero.

Questi pensieri hanno inevitabilmente influito sul nostro umore, hanno esasperato le normali difficoltà che si incontrano in un espatrio, impedendoci di essere lucidi e lungimiranti. Non sto qui a elencare nuovamente la situazione che abbiamo trovato, ne ho a lungo parlato e non vorrei essere ripetitiva. Spero di aver dato quantomeno una risposta esaustiva a tutti quelli che mi chiedono il motivo del nostro rientro. Logicamente non c’è una spiegazione razionale, altrimenti non saremmo qui a parlarne ed io sarei ancora in Germania. Certo, se avessi usato la testa non sarei mai rientrata. In compenso sono riuscita a trascorrere con mio nonno gli ultimi suoi giorni di vita, una magra consolazione ma almeno c’ero.

Quindi il consiglio che posso dare a chi sta per espatriare è questo.

Immagine presa da internet
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Per quanto sembri brutto, dal momento in cui decidete di partire dovete necessariamente chiudervi una porta alle spalle. Dovete concentrarvi solo sul vostro futuro, non potete nemmeno per un attimo cedere alla tentazione di provare nostalgia per quello che vi siete lasciati dietro. L’espatrio è una scelta, non c’è spazio per pericolose nostalgie. Dovete semplicemente abbracciare la vostra nuova vita e concedervi senza riserve… 🙂


Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura.
(Fabrizio Resca)


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Ritorno alla civiltà #Vienna

Civiltà, questa strana sconosciuta!

Chi ci segue da tempo lo sa, per i nuovi arrivati faccio un brevissimo sunto. Dopo due anni di Germania e un rientro (voluto) in Italia, abbiamo deciso di riespatriare, destinazione scelta…Vienna. All’interno del blog potete trovare le motivazioni che ci hanno spinti a prendere questa decisione. A quanto pare abbiamo fatto bene, perché è stato un ritorno alla civiltà.

Il babbo è stato il primo a partire, è arrivato a destinazione ieri. Vi riporto le sue prime impressioni. In realtà ha iniziato a notare un netto cambiamento già durante il viaggio.

Questa volta non ha preso l’aereo, ma il treno, ha preferito non viaggiare per aria. Intorno alle 23.00 il convoglio che lo avrebbe portato fino a Roma è partito (in ritardo) dalla stazione centrale di Catania. Dalla banchina l’ho visto salire in carrozza e rimanere bloccato nel corridoio, le cuccette erano già aperte, la scala impediva l’accesso al finestrino (niente saluti con lacrime quindi) e un signore stava cercando di posizionare in alto la sua valigia. Dopo 15 minuti dalla partenza ricevo la prima telefonata dal babbo, aveva dovuto cedere il suo posto in alto a un signore che voleva dormire in basso, fin qui nessun problema. Verso mezzanotte però mi arriva sul cellulare questa foto…

Ritorno alla civiltà #Vienna
Involuzione dell’essere umano

I signori che dormivano in cuccetta con lui, napoletani che avevano preso il treno a Siracusa, non erano esattamente un esempio di evoluzione umana…anzi. Uno dei tre si è limitato a dire, in un dialetto biascicato, “Dormiamo”. Si è completamente spogliato, ha messo via i vestiti ed è rimasto così, con i pelacci in bella esposizione e nemmeno il buongusto di coprire quella flaccida pellaccia con il lenzuolo. I miei genitori mi hanno insegnato che, quando si è in mezzo alla gente, non ci si può comportare come quando si è soli a casa. E’ l’ABC dell’educazione, delle buone maniere, del saper stare al mondo senza creare disagio a chi ci sta accanto.

Come se non bastasse il nudo quasi integrale, il disinibito essere ha iniziato ad arieggiare lì, dove non batte il sole. Puzza e sgomento, sgomento e puzza. Un tormento che si è concluso in Campania, quando i tre reperti storici sono finalmente scesi dal treno, per tornare nella propria caverna. La prima tappa del viaggio era Roma, il babbo avrebbe dovuto attendere una giornata, aspettando la coincidenza serale per Vienna. Quale miglior occasione per incontrare Alessia, cara amica e brillante blogger di Gnoseologia della moda. Pranzo veloce insieme e foto di rito per il blog, eccola.

Ritorno alla civiltà #Vienna
Ale e il Babbo

Il bello dei nostri incontri è che non sappiamo mai dove avverrà il prossimo!

Dopo l’incontro con Ale il babbo ha proseguito il suo giretto da turista a spasso per Roma. Verso le 17.00 però è rientrato in stazione, per recuperare le valigie che aveva lasciato nel deposito bagagli (10 euro a pezzo, che sia valigia o borsa). Impresa che non è risultata semplice, perché il meccanismo che recuperava le valigie in base alla ricevuta si era rotto, scatenando il panico e l’ira delle persone, molte delle quali avevano fretta e il terrore di perdere il treno. Un turista tedesco non riusciva a capire cosa gli stesse dicendo l’uomo allo sportello, che provava a comunicare in inglese “Dovete scendere voi sotto e cercare tra i bagagli il vostro”. Fortunatamente il babbo parla tedesco, quindi ha spiegato lui al malcapitato quale fosse il problema, lo ha condotto fino al deposito, facendogli recuperare la valigia. Immagino che situazioni come questa siano la gioia dei ladri, un disonesto avrebbe potuto prelevare qualsiasi bagaglio fingendo di riconoscerlo come proprio.

Finalmente il babbo riesce a raggiungere il treno, eccolo.

Ritorno alla civiltà #Vienna

Molte delle persone a bordo erano straniere, quasi tutte parlavano in tedesco. Sembrava di essere approdati su un altro pianeta. Ordine, parole sussurrate, compostezza. Man mano che il treno percorreva la sua strada, i finestrini mostravano scenari sempre più ordinati, puliti. La sensazione di degrado urbano lasciava il posto ad altre sensazioni, una tra tutte la sensazione di conforto, come se i luoghi fossero così ordinati da volerti abbracciare. “Sembra di essere di nuovo in Germania” ha detto il babbo. “Ho capito subito di essere tornato in un posto giusto” ha aggiunto. E’ una sensazione che difficilmente si può descrivere se non la si è provata. Bisogna vivere all’estero per capire lo sgomento e il caos mentale che si provano rientrando in Italia. Non parliamo poi di chi, come noi, è rientrato in meridione. Tra nord Italia e Sicilia c’è già una differenza abissale, sembra che i due luoghi appartengano a dimensioni distanti tra loro anni luce. Figuratevi rispetto alla Germania o all’Austria.

La prima impressione riguardo Vienna è stata di meraviglia. “Non so da che parte guardare per quanto è bella” dice il babbo. Una città grande ma ordinatissima. Tanti abitanti ma silenziosa. Maestosa ma a misura d’uomo. Pulita! Possiamo dire per ora che è stato amore a prima vista. Ecco delle foto, scattate il giorno dell’arrivo.

Ritorno alla civiltà #Vienna

Ritorno alla civiltà #Vienna

Ritorno alla civiltà #Vienna

Per ora è tutto, vi terrò aggiornati! Roberta

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L’attimo prima del salto #expat


Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una. (Confucio)


Non è il nostro primo espatrio, però è la prima volta che ci separiamo per diversi mesi. Ecco la differenza. Un salto in solitaria.

La valigia è quasi pronta, documenti sistemati, ciò che serve comprato, adrenalina presente a fasi alterne, interrotta spesso da lunghi momenti di cristallizzazione. Sì, l’attimo che precede il salto è sempre saturo di emozioni contrastanti, tante, troppe. Sono queste sfumature dell’anima che rendono unica l’esperienza dell’espatrio, sono queste oscillazioni dell’umore che a volte rendono difficile anche muovere un piede per seguire l’altro.

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Avrò fatto la scelta giusta? Avevo alternative migliori? La destinazione decisa sarà all’altezza delle mie aspettative? Ce la farò? Ma certo che sì! L’obiettivo è chiaro, la strada da percorrere anche. Nonostante questo è sempre presente quel timore, lo stesso che poi ti dà la carica per correre, correre più velocemente rispetto agli altri e arrivare dritto al traguardo. Stavolta non ci sono scuse, alibi, nostalgie, non c’è posto nel quale tornare, perché è proprio da lì che stiamo andando via, di nuovo.

Per quanto riguarda noi due, stringeremo i denti aspettando con ansia di poterci riabbracciare. Non ci piace stare lontani, siamo abituati a condividere ogni cosa, non per obbligo coniugale ma perché insieme ci completiamo. Dove non arriva uno, arriva l’altro. Amiamo la nostra intesa, ci divertiamo insieme, sappiamo essere amanti, amici e a volte anche nemici. La vita in solitaria ha il suo fascino, ma avere accanto una persona che ti vede bella anche al mattino, quando sembri puffetta travolta da un albero, non ha prezzo.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Ci sono canzoni e libri a fare da cornice a questi momenti unici, canzoni per lui, libri per me. C’è un biglietto con il suo nome che ci guarda ogni sera con un ghigno. C’è uno spazzolino nuovo e le calze senza il buco. Ci sono i ricordi del primo espatrio che illuminano il cammino, perché è proprio vero il detto Impara l’arte e mettila da parte! Il nuovo in realtà non è nuovo, è solo diverso, una forma mutata dello stesso concetto. La lingua che in Germania temevamo, ora non ci fa più così paura. Il sentirsi stranieri all’estero è quasi un sollievo, è stato traumatico sentirsi stranieri in casa propria. Che le danze abbiano inizio, si apra il sipario! 🙂

Good luck babbo…


Un grande atteggiamento diventa un grande giorno che diventa un grande mese che diventa un grande anno che diventa una grande vita. (Mandy Hale)


 

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Meno 11 al ri-espatrio #Diariodibordo


Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.
(Jack Kerouac)


 

Catania 25.02.2016 h18.30

Ci siamo quasi, mancano pochi giorni (esattamente 11) alla partenza. Nel primo espatrio avevamo già la casa, quindi siamo potuti partire tutti insieme. Io, maritino, figlia e cane pazzo al seguito. Stavolta è diverso, il rientro in Italia ci ha fatto bruciare molte (troppe) risorse quindi la strategia deve essere rivista.

Partirà per primo maritino, in solitaria. Io resterò qui con figlia e cane pazzo finché non sarà finita la scuola. Intanto lui avrà il tempo per organizzare con calma il nostro arrivo.

Non abbiamo (come la prima volta) l’ostacolo della lingua, che abbiamo avuto modo di esercitare in Germania per due anni. Gli agganci lavorativi non mancano, ma bisogna trovarsi in loco per essere presi in considerazione. Per quanto riguarda il dormire, abbiamo trovato una condivisione, soluzione ideale per chi inizia a muovere i primi passi in una città nuova.

Immagine presa da internet
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Come ci sentiamo?

Euforici, pieni di entusiasmo ma anche un po’ tristi. Non siamo mai rimasti separati per così tanto tempo, ci piace condividere ogni cosa e questa lontananza è la parte meno piacevole di questo nuovo espatrio. Però sappiamo che è un passo necessario da compiere, fondamentalmente stiamo per espiare il terribile errore di essere rientrati in Italia. Per fortuna la tecnologia corre in nostro aiuto e Skype diventerà un fedele amico. Grazie a maritino expat potrò iniziare presto a raccontarvi Vienna e le risorse che questa città ha da offrire!

In tanti mi chiedono come ha preso questo nuovo cambiamento nostra figlia. Devo dire…bene! Lei si trovava a suo agio in Germania, non voleva rientrare, quindi l’idea di tornare in un contesto simile le permette di affrontare con serenità anche questo cambiamento. Cane expat invece non è molto convinto, ama i suoi spazi e i suoi riferimenti (palline, pupazzetti sonanti, angolini sul divano e giardino), per lui non sarà semplice lasciarli, soprattutto non sarà semplice andare a vivere in un posto che non ha ancora come riferimento le sue puzzine.

Però si sa, nessun grande traguardo è stato raggiunto senza grandi sacrifici…noi siamo pronti (quasi…)…

Raccontate qui, nei commenti, se anche per voi è stata necessaria un’iniziale separazione! 🙂


A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.
(Michel de Montaigne)


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