Passando dall’Inghilterra, Australia, Svizzera…fino ad Hong Kong #Stefania

Dopo una lunga pausa eccoci con una nuova intervista nata dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Oggi vi racconteremo di Stefania (che ringrazio) e del suo percorso fino ad Hong Kong! Buona lettura…Roberta

IMG-20150425-WA0006Ciao Stefania e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Salve, mi chiamo Stefania. Sono nata a Cagliari e lì ho vissuto per i primi 19 anni della mia vita. Sono cresciuta pensando che non mi sarei mai mossa dalla Sardegna perché, come spiegavo da bambina, in che altro posto non ci sono terremoti, serpenti e ragni velenosi? Ed invece nell’anno della maturità i miei genitori hanno deciso che volevano cambiare la loro vita (e la nostra) e volevano trasferirsi in continente (noi sardi chiamiamo così l’Italia). Detto francamente è stato un dramma, ma il trasferimento dalla Sardegna mi ha aiutato prima di tutto a capire che gli affetti veri sopravvivono alla distanza e poi che si possono avere radici in un posto senza viverci. La seconda esperienza che mi ha preparata alla vita dell’expat è stato l’Erasmus in Inghilterra. L’Erasmus mi ha infatti insegnato che non ci sono confini se non quelli che ci mettiamo noi. Dopo la laurea ho detto ai miei genitori che mi avrebbero visto solo durante le vacanze e sono partita prima per l’Australia per fare un mini-master in un’università di Melbourne e poi per l’Inghilterra dove questa volta era il mio fidanzato a fare un Master.

Ovviamente non sarei dovuta essere così categorica nel dire che non avrei più vissuto in Italia perché nel 1999 mio marito ha trovato lavoro in Italia e vi siamo rimasti per 5 anni.  Alla fine è stato un bene perché mio marito, che e` un Indiano Malesiano (cittadinanza Malesiana ma origini Indiane – purtroppo in Malesia ci sono le leggi razziali e l’etnia viene registrata sul certificato di nascita), ha imparato l’italiano ed io mi ho potuto smettere di essere un’interprete quando voleva comunicare con la mia famiglia o viceversa. Mio figlio è nato in Italia e poco più di un anno dopo, nel 2005,  l’azienda di mio marito lo ha mandato in Svizzera. Tra le montagne della Svizzera tedesca è cominciata la nostra avventura di expats e ormai sono passati 10 anni. Dopo la Svizzera siamo stati  ad Hong Kong, nella Corea del Sud, in Malesia e poi di nuovo ad Hong Kong dove speriamo di fermarci almeno finché mio figlio non finirà la scuola superiore.

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Perché hai deciso di espatriare?

Potrei semplificarmi la vita e dire che la scelta di lasciare l’Italia è legata a mio marito che non è italiano, ma non sarebbe del tutto vero. Sono stata cresciuta da una madre con la vena della viaggiatrice che mi ha sempre spinta a vedere il mondo e a viverlo. Questo è il motivo che mi ha spinta a fare l’Erasmus. Ho conosciuto mio marito durante quest’esperienza.

Di cosa ti occupi?

Ad Hong Kong sono un’insegnante di supporto in una scuola internazionale. Lavoro con bambini che hanno bisogno di supporto per stare in classe. La scuola dove lavoro crede nell’Inclusion, ovvero in classi dove ci sono bambini di di tutti i tipi e di tutte le nazionalità (nella mia classe l’anno scorso le nazionalità rappresentate erano: danese, svedese, malesiana, tedesca, americana, britannica, giapponese, cinese, taiwanese, filippina, spagnola, pachistana, olandese e australiana) . Le classi sono di 22 studenti con 2 insegnanti fissi e se c’è uno studente che ha bisogno di un supporto continuo (come qualche volta i bambini autistici) allora ci sono 3 insegnanti fisse.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

Penso che l’ostacolo più difficile da superare in assoluto sia la distanza dall’ItaliaDSC_2477 quando un familiare è malato. Mio padre e` stato malato per parecchi anni prima di morire e il doverlo salutare ogni anno, alla fine dell’estate, senza sapere se lo avrei rivisto, è stata davvero dura. Inoltre la mia lontananza mi impediva di essere di aiuto a mia madre ed a mio fratello durante quegli anni difficili. Per essere di supporto almeno morale sono ricorsa a quello che so fare meglio, scrivere lettere… nel caso specifico e-mail…

Per quanto riguarda il lavoro, ad Hong Kong non ho avuto grossi problemi perchè conosco bene la lingua inglese (cosa necessaria per lavorare qui) e le persone con la Dependent Visa (io sono registrata sotto il visto di lavoro di mio marito) possono lavorare senza bisogno di un permesso di lavoro personale. Comunque molte scuole internazionali forniscono il visto per gli insegnanti.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?

Le mie referenze per questo lavoro erano principalmente il preside e la responsabile del programma “Special Needs” della scuola dove ho fatto il mio stage. Quando ci siamo trasferiti a Seoul, non potevo più lavorare perché la dependent visa (il visto delle mogli e dei figli delle persone con il permesso di lavoro) non me lo permetteva ed è difficile trovare un posto di lavoro che faccia domanda per te. Ad Hong Kong ero un’insegnante di Italiano, ma in Corea non molti sanno l’inglese, quindi, se proprio volevano studiare una lingua straniera, preferivano studiare l’Inglese. Non potendo lavorare mi sono rimessa a studiare per lavorare come insegnante di supporto ed ho fatto uno stage nella scuola di mio figlio che e` una rinomata scuola internazionale britannica.

Come sono i rapporti con i locali?

IMG-20150626-WA0008Hong Kong è un posto molto peculiare. Fa ormai parte della Cina, ma ha un suo governo e usa ancora il sistema della Common Law, che usava quando era sotto il dominio Britannico. I locali di Hong Kong sono cinesi, ma si distinguono dai cinesi della madre patria (qui chiamati: mailand o mainland chinese). La maggior parte dei cinesi di Hong Kong parlano inglese (oltre al cantonese, dialetto usato dalla popolazione di Hong Kong, ed il mandarino, lingua ufficiale della Cina), mentre la maggior parte dei cinesi della madre patria parla solo il mandarino. Se, come me, non riuscite a capire la differenza fra le due lingue, potete semplicemente osservarne il comportamento. Se sono gentili, educati e pazienti (rispettano religiosamente le file), sono senza alcun dubbio cinesi di Hong Kong. Non ho mai avuto problemi con la popolazione, anzi li ammiro molto. Sono stata fortunata perché 7 anni fa, quando sono arrivata qui la prima volta, sono diventata amica di una delle mamme dell’asilo di mio figlio e grazie a lei, che è di qui, ho capito meglio la popolazione locale.

Come si conciliano le nostre abitudini con quelle di una società tanto diversa?

Noi non abbiamo grossi problemi a vivere in Hong Kong. Questa città è un posto ideale per gli expats perchè è molto internazionale ed aperta ed è possibile costruirsi la vita che si desidera. L’unico problema che abbiamo è collegato all’educazione di nostro figlio. Noi siamo dei genitori più severi di molti altri genitori expats e, alle volte, questo lo fa sentire diverso dai suoi compagni e quindi ha difficoltà a farsi amici (problema che non ha quando torna in Italia per le vacanze perché dove vive mia madre i bambini devono più o meno seguire le sue stesse regole).

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

L’Italia mi manca, ma, nonostante mi piaccia tornare per le vacanze (ogni anno perIMG-20150408-WA0014 almeno un mese e mezzo), non ho voglia di tornare a viverci.  Ho lottato buona parte della mia vita contro l’inutile burocrazia italiana e, vivendo all’estero, ci si rende conto di quanto meno tasse si possono pagare con risultati molto migliori di efficienza e buon governo. Quando andremo in pensione desidero tornare in Europa, ma non sono sicura di voler tornare in Italia.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci di quest’esperienza.

Alcune delle socie dell’ADI (Associazione Donne Italiane) di Hong Kong, leggono la pagina Fb “Donne che emigrano all’estero” e cosi` ho cominciato a leggerla anche io. Ne fanno parte tante donne simpatiche ed intelligenti e mi piace che ognuna di noi possa esprimere il suo punto di vista senza essere attaccata o giudicata. Mi è sempre piaciuto scrivere e questa città mi ha accolta a braccia aperte per ben due volte, per questo ho scritto a Katia chiedendole se potevo farne parte. Certe volte è difficile trovare il tempo con il lavoro e la famiglia, ma e` sempre divertente!

IMG-20150509-WA0029Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Questa primavera ho scritto un racconto per il Premio Letterario Galtelli` in onore di Grazia Deledda. Il racconto, di pura fantasia, è basato su una ragazza italiana che vive in Australia e colgo l’occasione di ringraziare tutte le donne che scrivono sulla pagina Fb “Donne che emigrano all’estero”, perché le loro storie e le emozioni raccontate mi hanno ispirato per descrivere la protagonista. Non ho vinto, ma non mi arrendo!

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