Ecco perché siamo rientrati (sbagliando) in Italia #dallaGermania


Viaggiare è essere infedeli. Siatelo senza rimorsi. Dimenticate i vostri amici per degli sconosciuti.

(Paul Morand)


In tantissimi mi chiedono il perché della nostra decisione di rientrare in Italia, domanda lecita alla quale oggi ho intenzione di rispondere. Per chi fosse appena arrivato in questo blog, riassumo dicendo che dalla Germania siamo rientrati in Italia per riespatriare a Vienna. Il babbo è già lì, noi lo raggiungeremo finita la scuola a luglio.

Perché siamo rientrati in Italia? Le motivazioni sono diverse ma tutte legate da un unico filo comune, le radici.

radici
Immagine presa da internet

Dopo due anni in Germania, e la conseguente perdita di obiettività e giusta percezione nei confronti del “Bel Paese”, abbiamo avuto la bella idea di mettere a frutto in “casa nostra” (concetto che abbiamo abbondantemente superato) quello che avevamo appreso. Una nuova lingua, una nuova visione della vita, grinta, idee, voglia di risollevare (nel nostro piccolo) le sorti dell’Italia. Il ragionamento che abbiamo fatto è questo…”Meglio mangiare pane e cipolla a casa che caviale in Germania”. Stronzi!!! Ditelo che siamo stati due stronzi, tanto lo sappiamo! Non solo l’Italia (meglio dire la Sicilia, la mia terra di origine e luogo del rimpatrio) non era qui ad aspettarci a braccia aperte, ma non è minimamente interessata al nostro bagaglio di esperienza!

La famiglia è stata un forte richiamo, uno dei motivi principali che ci ha attratti come una calamita verso casa (se casa si può ormai chiamare). Mia sorella era stata male, mio nonno era inerme su un letto da tanto tempo, io ho avuto paura di vederli sfiorire da lontano uno ad uno, ho avuto paura di perderli mentre io non c’ero.

Questi pensieri hanno inevitabilmente influito sul nostro umore, hanno esasperato le normali difficoltà che si incontrano in un espatrio, impedendoci di essere lucidi e lungimiranti. Non sto qui a elencare nuovamente la situazione che abbiamo trovato, ne ho a lungo parlato e non vorrei essere ripetitiva. Spero di aver dato quantomeno una risposta esaustiva a tutti quelli che mi chiedono il motivo del nostro rientro. Logicamente non c’è una spiegazione razionale, altrimenti non saremmo qui a parlarne ed io sarei ancora in Germania. Certo, se avessi usato la testa non sarei mai rientrata. In compenso sono riuscita a trascorrere con mio nonno gli ultimi suoi giorni di vita, una magra consolazione ma almeno c’ero.

Quindi il consiglio che posso dare a chi sta per espatriare è questo.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Per quanto sembri brutto, dal momento in cui decidete di partire dovete necessariamente chiudervi una porta alle spalle. Dovete concentrarvi solo sul vostro futuro, non potete nemmeno per un attimo cedere alla tentazione di provare nostalgia per quello che vi siete lasciati dietro. L’espatrio è una scelta, non c’è spazio per pericolose nostalgie. Dovete semplicemente abbracciare la vostra nuova vita e concedervi senza riserve… 🙂


Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura.
(Fabrizio Resca)


10 commenti

  1. No, vabbè, stronzi no, anche perchè, come per altre persone, il rientro poteva andarvi pure bene (anche se io, sempre da expat, sono abbastanza scettica).
    Che dire, avete fatto un tentativo lecitissimo. Purtroppo, dalle mie parti si dice, in dialetto, che “a lava’ la cocce all’asine ci si jioche lu sapone” , quindi, buon per voi che avete saputo riorganizzarvi e cercarvi un’altra casa. Perchè, alla fine, la casa è dove c’è la tua, di famiglia! Un abbraccio dall’Inghilterra. P.S. troppo simpatica!

  2. di chi parli quando parli al plurale? 🙂
    penso che non essere soli sia d’aiuto, io sono espatriata (ma non molto convinta) una volta in Germania da sola ma, appunto… non ero molto convinta! sono ancora in fase di ricerca, leggere il tuo blog è interessante, thanks for sharing 😉

  3. Grazie! 🙂 Ci si accorge di essere tornati cambiati in un luogo che invece è rimasto immutato…

  4. Esattamente quello che è successo a noi…adesso ho capito e abbraccio senza remore questo essere apolide… 🙂

  5. Hai mai sentito parlare della sindrome chiamata ‘reverse cultural shock’? Praticamente quando emigri ogni posto dove abiti ti entra un po sotto pelle, alcune cose le odi, altre le ami, e un po diventa anche casa tua. Per me il meccanismo era sempre lo stesso: i primi tre mesi, odio per la diversità, enfatizzazione di tutti gli aspetti culturali più distanti. I successivi tre inizio dell’adattamento, alcuni aspetti diventano familiari e comincio a sentirmi a casa. Dopo qualche anno, quando è il momento di spostarmi, lascio lì un pezzetto di cuore e quella parte di me che si era sentita ormai ‘a casa’. Allo stesso tempo, stando lontana dall’Italia, ne idealizzo lo stile di vita, le relazioni umane, il clima ecc! Quando poi sono rientrata, ecco lo ‘shock’! Casa mia non è come me la ricordavo, ma anzi, casa mia e in ogni posto dove ho vissuto e in nessun posto mi sento più completamente a casa… Un po senza radici, un po piacevolmente apolide…

  6. D’accordissimo con voi! Anche se ci si rende conto di tutto ciò quando si decide di rientrare, a me è già successo diverse volte 🙂 good luck!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*