Serve un Risveglio collettivo #Chiara #Barcelona

La collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” continua e ci porta a Barcelona. Conosceremo Chiara, una ragazza dalle infinite risorse, che condivide la sua vita con Sara (sua moglie) e Ebony (la loro bellissima gattina). Buona lettura…Roberta

Intanto ti ringrazio per la disponibilità! La prima domanda serve a capire un po’ chi sei quindi, chi è Chiara?

Chiara; uno degli ultimi Week end sulla spiaggia di Barceloneta foto scattata da Sara)

Donna di 34 anni, piemontese di origine e di cuore, ma cresciuta e maturata (più o meno) nella bella Milano. Mi sono laureata come interprete di spagnolo e inglese senza mai esercitare per lungo tempo nel settore, ma trovando sempre luoghi di lavoro che per la loro internazionalità mi hanno permesso di utilizzare le mie conoscenze. Sono una persona molto riflessiva ma da bravo Acquario ho sempre una dose di istintività a controbilanciare: inseguo costantemente i miei sogni e le mie passioni, non mi accontento di ciò che ho intorno se non provo soddisfazione, ma ogni apparente mio “colpo di testa” ha sempre dietro lunghe elucubrazioni. Così ho inanellato un tentato trasferimento in Brasile per amore, le dimissioni poco dopo il primo e unico contratto a tempo indeterminato della mia vita, ma anche relazioni d’amore lunghissime e l’impegno quotidiano nel seguire i miei ideali di vita.
Ex fitness-freak, studentessa di teatro e divoratrice di dolci (pigrizia nel cucinare e intolleranza al lattosio scoperta da poco meno di 10 anni non sono una gran combinazione per una adoratrice del Tiramisù fatto in casa). Dopo aver perso uno dei grandi e insostituibili amori della mia vita -la mia cagnolona adottata dal canile Nuvola- a 29 anni ho deciso che era venuto il momento di rimettermi in gioco e mi sono reiscritta all’Università per conseguire una laurea in ambito veterinario e diventare poi Idroterapista per piccoli animali. Ho lavorato come assistente veterinaria, ho visto nascere e mi sono presa cura di tanti meravigliosi cuccioloni e nel 2013 è arrivata l’occasione di lavoro a Londra. Pochi mesi prima di partire ho conosciuto una persona straordinaria che da allora è al mio fianco. Inghilterra-Italia-Germania-Italia-Spagna i miei ultimi spostamenti, da qualche tempo o dovuto abbandonare di nuovo il lavoro dei miei sogni, ma da dicembre vivo a Barcelona con una gatta nera e Sara e sono qui per restare, finalmente.

Quando è nata in te la voglia di espatriare e come mai la scelta è ricaduta su Barcelona?

Questa è una domanda un po’ difficile a cui rispondere. Amo la mia terra d’origine, ma ho da sempre avuto una visione più ampia del nostro essere al mondo. Mi piace la sensazione che si prova quando si percepisce un “senso di appartenenza” ad un luogo, ma è una sensazione che va stimolata, rinnovata e a volte cercata più di quanto spesso desidereremmo.
Crescendo ho iniziato a sentir più vivide le mie radici, ma senza mai “diventare albero”: con un occhio sempre rivolto alla famiglia d’origine, ritengo che se nella ricerca della propria felicità ci si trovi di fronte alla necessità di spostarsi, farlo diventi un dovere prima tutto verso sé stessi.
Il mio essere estremamente adattabile e assolutamente di poche pretese mi ha sempre aiutata a spianare i primi metri di strada. Poi dei genitori che mi hanno supportato, testa dura, determinazione, a volte sofferenza e tanto entusiasmo e…il gioco era fatto!
Ma le ragioni dell’espatrio non si fermano lì.

Io e Sara il giorno del nostro matrimonio a Londra (scattata dal nostro amico e coinquilino Davide Verri)
Io e Sara il giorno del nostro matrimonio a Londra (scattata dal nostro amico e coinquilino Davide Verri)

Sono una donna bisessuale, sposata all’estero con Sara, meravigliosa compagna di vita lesbica dall’essenza anche lei un po’ nomade, e anche questo piccolo, ma non troppo, dettaglio ha avuto il suo peso. Desideravo profondamente poter vivere la nostra vita in Italia, magari nella meravigliosa Toscana, accanto a mio fratello da anni trasferitosi lì, ma la crisi economica mondiale da una parte (migliaia i curricula inviati, praticamente zero le occasioni di lavoro incontrate nell’arco di quasi 12 mesi), il mio desiderio di vedere la mia nuova famiglia pienamente tutelata dall’altra (incluso il fatto che desideriamo presto poterla allargare e assicurare ai nostri figli tutte le tutele di Stato possibili) mi hanno dato la spinta definitiva per ripartire. Perchè Barcelona? Perchè l’Inghilterra era una meta già toccata e che non ci aveva offerto la qualità di vita che desideravamo, perchè conoscevamo entrambe già la lingua, perchè tra tutte le città della Spagna Barcelona poteva offrirci il sicuro cuscino di qualche conoscente che già viveva da anni da quelle parti e avrebbe potuto farci sentire un po’ meno allo sbaraglio. La lunghissima stagione calda e il mare poi immagino siano state la ciliegina sulla torta.

Partendo dal presupposto che anche la Spagna ha accusato molto la crisi e che trovare lavoro non è semplice, vorrei chiederti se si vive meglio lì che in Italia. Inoltre, se la risposta è affermativa, perché?

Forse ho in parte già risposto. Dal nostro arrivo qui al momento in cui ho trovato un impiego (Sara è ancora in cerca di qualcosa di stabile, ma continua a lavoricchiare qua e là) sono passati poco più di 2 mesi. Il mio attuale lavoro non è nel mio ambito, ma a quel tipo di ricerca avevo già rinunciato poco dopo il mio ritorno in Italia da Londra.
In Italia invece la situazione stava diventando desolante. Con poco più di trent’anni iniziavo a sentire di non poter più offrire nulla, reallizzavo di essere già diventata merce di scarto per il mercato lavorativo, sensazione assolutamente in linea con una nazione che, ormai è chiaro per tutti, è sempre meno un “Paese per giovani”. Nessuno spiraglio, nessuna chance, solo prese in giro (anche se proprio su questo punto sono stata attaccata non molto tempo fa da una persona che avendo invece trovato facilmente un nuovo lavoro in Lombardia sosteneva che bastasse invece volontà e voglia di lavorare che forse io, a questo punto, non avevo. Ma cretedemi: mai affermazione può essere più lontana da quella che è stata la realtà che ho vissuto io). Qui in Spagna mi è stata restituita la dignità, anche se prendo poco più di mille euro al mese e non faccio nulla di ciò per cui ho speso tempo, fatica e passione durante gli studi più recenti. Non è un sogno, non è il mio sogno, ma poter pensare, tra un po’ di mesi di potermi concedere anche solo un piccolo viaggio mi carica di un inaspettato entusiasmo e lo trovo un enorme passo avanti.

Io e Sara all'ultimo Gay Pride di Milano (scattata dal nostro amico José Francisco Torres Gonzalez, il fidanzato del testimone di nozze e migliore amico di Sara, Valerio Quassolo)
Io e Sara all’ultimo Gay Pride di Milano (scattata dal nostro amico José Francisco Torres Gonzalez, il fidanzato del testimone di nozze e migliore amico di Sara, Valerio Quassolo)

Non mi piace fare classifiche: ribadisco che spesso le esperienze personali di ciascuno sono così diverse che dire “qui si sta meglio” o l’opposto può essere fuorviante.
Ma un paio di dati di fatto li trovo ineluttabili:
– i ritmi da queste parti, pur essendo una grande città, sono rilassati e la gente la percepisco genericamente meno pessimista e ancora carica di vita e voglia di star bene.
– io e Sara qui possiamo essere Famiglia. L’Italia rimane (e pare che molti politici italiani ne facciano punto d’orgoglio) tra i Paesi Occidentali più arretrati sul tema dei diritti civili. Cercando di difendere la mia famiglia nel mio quotidiano e sui social media, ho subito livelli di grettezza e ignoranza tali da parte di italiani che continuo a stentare a credere siano ancora possibili (minacce, insulti, sguardi pieni di riprovazione e chi più ne ha più ne metta). Non dico che qui non esistano omofobi, ma non una volta ho incontrato per strada qualcuno che mi indicasse o guardasse me e mia moglie per mano con faccia schifata o ridacchiando. Qui ho i diritti che qualunque eterosessuale italiano ha dalla nascita e che io e Sara, fossimo ancora là, potremmo scordarci per ora (e chissà ancora per quanto). E se ci pensate un attimo, vi risulterà subito evidente che non è affatto cosa da poco.

Che rapporto hai con la lingua e con gli spagnoli?

Io mentre passeggio in Passeig de Lluís Companys, di fronte all'Arc de Triomf
Io mentre passeggio in Passeig de Lluís Companys, di fronte all’Arc de Triomf (foto scattata da Sara)

Vivendo a Barcelona il rapporto con la lingua è un po’ controverso. Il castigliano non è un problema, ma non conoscere il catalano può precluderti alcune opportunità di lavoro oltre che la comunicazione con parte della popolazione. La lingua catalana è un punto di grande orgoglio per la popolazione di questa regione e seppure piuttosto comprensibile per noi italiani, parlarlo non è altrettanto immediato.
A onor del vero però, conosco persone che vivono qui da quasi 10 anni senza averlo mai appreso e lo spirito internazionale di Barcelona fa la sua parte nel colmare questa lacuna.
Molte persone mi han detto che Barcelona non è Spagna e sottolineano come in generale sia piuttosto difficile entrare in contatto per davvero con i locali, piuttosto diffidenti. Di nuovo: nella mia esperienza fino ad oggi ho trovato quasi solo esclusivamente persone deliziose sul mio cammino quindi posso felicemente dissentire.

Se potessi tornare indietro sceglieresti di nuovo la Spagna?

Assolutamente sì. E’ abbastanza prematuro valutare se Barcelona è e sarà la nostra destinazione finale, ma, fino a prova contraria, rimarremo felicemente in Spagna, questo sì.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Katia mi ha contattato poco dopo il mio trasferimento qui. Adoro scrivere e l’ho sempre fatto, per me o in blog personali. Ho pensato che fosse un’ottima occasione per mettermi alla prova e così è stato!

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

Mi mancano i miei genitori, mio fratello, i pochi amici di sempre che però porto comunque e sempre con me nel cuore. Mi mancano i nostri panorami, il nostro vino e ovviamente la nostra cucina, ma non credo che questa si possa definire come vera e propria nostalgia per l’Italia.
Non credo tornerò a viverci almeno finchè alcuni presupposti non saranno diversi: l’Italia è ostaggio di una politica miope pluridecennale e una inesistente laicità di Stato, tra le altre cose. Mi fa rabbia e provo dolore nel vederla affondare, ma se non ci sono casa e affetto e diritti per la mia famiglia, allora non c’è spazio neanche per me.

 Prima di salutarci…c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Solo un pensiero legato a un discorso fatto proprio oggi con un conoscente e solo parzialmente svincolato dal tema dell’espatrio: so che ognuno ha le proprie difficoltà e le proprie battaglie personali con cui fare i conti, ma non aspettiamo che qualcosa ci tocchi da vicino per renderci conto che sta accadendo…Rimaniamo con gli occhi aperti, all’erta, informati e sensibili alle brutture italiane e smettiamola di fare spallucce solo perchè un tema non ci riguarda in prima persona. Trovo che la speculazione sulla paura, sul dolore e sulla scarsa informazione oltre all’ignavia di troppi siano alcune delle ragioni per cui l’Italia è ridotta in questo modo e solo un risveglio collettivo potrà farla uscire dal lungo tunnel in cui ancora cammina.
In fondo ho ancora fiducia nel mio Paese e spero di, un giorno, poter prendere in considerazione con gioia e un pizzico di orgoglio il nostro ritorno.

La nostra miciotta Ebony (scattata da Sara)
La nostra miciotta Ebony (scattata da Sara)

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