Silvia dal Congo: non vivete nell’insoddisfazione, tutto è possibile!

Eccoci ad un altro appuntamento con DONNE CHE MIGRANO ALL’ESTERO! A parlare oggi è Silvia che ci scrive dal Congo. Trovo molto interessanti le sue parole, imparare a rischiare mettendo in conto anche un fallimento è l’unico modo che abbiamo per provare a raggiungere i nostri veri obiettivi. Vi lascio in compagnia delle sue parole. Roberta

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“Mi piace il titolo di questo blog, “a saperlo prima”, un ponte fra chi c’è già passato e avrebbe voluto prendere prima questa decisione e chi ancora si chiede se iniziare a preparare la valigia o meno.

Io sono sempre stata alla ricerca dello stare bene: per me stare bene significa fare quello che mi sento di fare, e questo viene prima di tutto il resto. Se avessi ascoltato quello che mi dicevano gli altri di fare, oggi sarei chiusa nella stanzetta a casa dei miei genitori a leggere sui libri la vita di cui avrei finito per privarmi.

Quello che consiglio a tutti è di non vivere nell’insoddisfazione, tutto è possibile. Gli altri non possono renderti infelice, sei tu da sola a farlo con le costrizioni che ti imponi.

La mia strada mi ha portato a vivere in paesi lontani, ma questo non significa che la felicità non possa essere nella casa di fronte: ognuno in fondo in fondo, sotto a quintali di cazzate, sa che cosa è giusto per sè. E non si può sperare di mettere d’accordo tutti seguendo le proprie ispirazioni, tanto vale farsene una ragione.

Anni fa sono partita per la Cambogia, atterrata in Asia sapevo tutto su quel paese. Sapevo che sarei stata bene perché ormai avevo fatto mia la storia, avevo negli occhi tante immagini e racconti. Avevo un progetto che ho portato avanti fino alla fine ed è lì che sono cresciuta come persona.

Leggo in questo blog ed in altri quanto sia importante partire preparati ed è vero. Se state puntando tutto sulla partenza, è indispensabile sapere quali sono i propri obiettivi e trovare tutti gli strumenti per raggiungerli.

Ma io oggi vi parlo del mio salto nel vuoto nel cuore dell’Africa Nera.

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Sono partita a maggio con due settimane di preavviso, nessuna conoscenza del continente a parte le storie dei miei ex studenti del corso di italiano nel quale insegnavo.

Per cinque anni ho contribuito a costruire un progetto importante di accoglienza per il mio territorio, ma poi qualcosa dentro di me si è rotto e piano piano ho capito che il mio futuro era da un’altra parte.

Non stavo più bene e stavo perdendo il sorriso.

Ho deciso di partire all’avventura, con un contratto di lavoro con un’organizzazione che mi aveva molto colpita, ma con l’idea “la va o la spacca”. Ero pronta a tutto, mi dicevo, io parto, poi si vedrà. Se non è la mia strada tornerò a casa: Se stare lontana mi farà capire che dovevo restare, tornerò’ indietro e chiederò’ scusa a tutti.

Questa volta ero pronta al fallimento.

A trentanni ho capito che il fallimento fa parte della vita. Non significa che siamo sbagliati dalla testa ai piedi, solo a volte le cose non vanno come vorremmo e VA BENE.

Alla fine non è andata male e sono a mio agio in questa nuova situazione. E’ dura, perché anche le poche certezze che mi ero portata in valigia sono state spazzate via, ma è bello, perché mi lascio stupire dal mondo.

Così’ partecipo al sito “Donne che emigrano all’estero” perché siamo un coro di donne che si racconta senza pretendere di avere le risposte in tasca. Siamo tante, siamo diverse, abbiamo ogni età e ogni motivazione. Spesso non mi trovo d’accordo con quello che viene scritto, più spesso mi sento tanto vicina a donne di cui non conosco nemmeno il viso. Donne che emigrano è democratica, è uno spaccato dell’Italia che si muove e non è un caso che abbia un grande seguito”.

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