Simona e un viaggio chiamato vita #Bangkok

Oggi vi proponiamo l’intervista fatta a Simona (la trovate anche sulla sua pagina Fb La mia strana vita in Tailandia) da Bangkok. Devo ammettere che ho letto la sua storia tutta d’un fiato, ho riso e mi sono commossa. La ringrazio per aver condiviso con noi esperienze molto personali ma che fanno capire quanto la vita sia imprevedibile. Roberta

SimonaCiao Simona e grazie per quest’intervista. Inizierei con il chiederti “chi è Simona?”…

Ciao Roberta, grazie a te per l’opportunità. Io sono nata in un monotono e triste paesino della bassa padana, Ospedaletto Lodigiano, allora provincia di Milano, oggi di Lodi, il 4 novembre del lontano 1976.  Quando uscì il dottore dalla sala parto, chiese a mio padre se avesse voluto un maschio o una femmina… mio padre senza esitare disse “maschio!!”… Il dottore sorridendo gli disse “Allora complimenti, è femmina!”  Il mio nome avrebbe dovuto essere Chiara, ma ero talmente pelosa e scura di capelli che, mia madre, cambiò in volata e mi chiamarono Simona. Così, da che seppi questa storia, mi impegnai fortemente a far felice mio padre e divenni un maschiaccio!  Ne combinavo una al giorno, peggio di Bertoldo… e così,  quando non cadevo di schiena da un albero, o non correvo dietro le galline, mi sorprendevano a guidare un trattore, un motorino o un camion! Quando divenni “signorina” mutai in una sorta di aliena, con i capelli lunghi neri e la faccia bianca, ascoltavo Iron Maiden, Megadeth e Metallica, per il cui cantante  persi la testa per anni…Mio padre, dovette perfino, tagliarmi i capelli, perché io volevo a tutti i costi farmi la cresta blu. Iniziai a portare l’anello al naso e feci il mio primo tatuaggio, scappando di casa per una notte!!  Intanto scelsi la scuola, quella che meno piaceva a mio padre, il liceo artistico, per il quale ero assolutamente portata, ma non avevo alcuna voglia di studiare. Povero papà… avrebbe voluto vedermi posata e vestita di rosa, studiosa e seria… e invece divenni il suo peggiore incubo, nero! Poi crebbi  e dopo la macchina, a 21 anni, mi comprai un ninja 600 con il quale facevo gare per strada … diciamocela tutta… nessuno mi superava!! Insomma… una disgraziata… fortunata… perché rischiai più volte di vincere un viaggio diretto per l’aldilà! Divenni pure una tatuatrice… proprio per far felice del tutto, mio padre che, non vedeva di buon occhio la mia scelta lavorativa.

Poi un giorno, nel 2001 in settimana bianca, conobbi un tipo che non rientrava certo nei mieiimage (6) canoni di bellezza, il suo nome e’ Michele, dopo tre giorni ero cotta e stracotta, vuoi per i suoi occhi azzurri, vuoi per il suo sorriso, vuoi per il fatto che mi faceva morir dal ridere, più lo guardavo e più non capivo più niente, ne ero certa, lui sarebbe stato il padre dei miei figli! Dopo nemmeno un anno mollai tutto, casa, lavoro, amici e mi trasferii a Lecco, la città più romantica del mondo, la terra di Renzo e Lucia…! Come era bella, con il lago e le montagne…! Va beh, la  gente era un po’ chiusa, molto diversa da i miei amici piacentini, ma per lui sarei andata anche in Scandinavia… Michele, mi spronò a riprendere gli studi e così mi iscrissi a biologia e poi a veterinaria. Il mio sogno impossibile, che rimase tale, infatti,  non ero proprio portata per il pendolarismo, odiavo alzarmi presto per correre tutto il giorno a Milano, tra freddo e smog, per arrivare in facoltà, dove il più delle volte mancava il professore o il riscaldamento o la voglia… insomma mollai la mia tanta sospirata medicina veterinaria e ci trasferimmo a Torino, anzi a Moretta, per il suo primo lavoro dopo la sua laurea. Un sera, sulla rocca di Cavour, in ginocchio, sotto le stelle, finalmente, mi chiese di sposarlo! Indovinate chi chiamai per primo per annunciare la lieta novella…? Mio papà! Che sicuramente pensò “ooooh… finalmente va fuori dalle scatole… !!!” Così dopo un anno esatto, il 24 settembre 2006, mi sposai ad Andora, dove vivevano i miei e come cornice il blu dello splendido mare della Liguria. Quel giorno, mi ricordo mia madre terrorizzata che qualcosa andasse storto, in una sorta di paresi psicologica e mio padre emozionantissimo, vedendo quella signorina vestita di bianco, bellissima e sorridentissima che diventava una donna, una moglie, in mezzo alle gerbere arancioni e all’uva… Da li iniziò un periodo che mi fece crescere molto e prendere coscienza della mia forza, persi tre bimbi, nessuno capì il motivo, ma fu un periodo di esami e di domande. “Perchè tante donne si e io no? Perché il mio corpo rifiuta i miei bimbi e dopo contrazioni fortissime li abortisco? Perché? Forse avevo fatto troppo la pazza da giovane e Dio mi stava punendo!”  Non riuscivo ad imageaccettare la situazione.  Poi mio padre, incominciò repentinamente a dimenticarsi le cose e scoprimmo, proprio davanti alla mia ex-università, dove avevo passato momenti così divertenti, che da lì, a pochi mesi avrei dovuto salutarlo per sempre, il mio papà adorato. Lo guardavo e lo odiavo, perchè mi avrebbe lasciato in quella vita così buia, a soffrire della sua mancanza, quel maledetto tumore l’avrebbe portato via e la mia vita sarebbe finita!!  Ma non sapevo che dentro di me c’era già una speranza! Feci il test di gravidanza l’8 dicembre 2008, quasi non ci credevo, non ero felice però, anzi, ero spaventata e combattuta,  piena di dubbi. Pensavo che intanto da li a qualche mese il mio corpo l’avrebbe rifiutato… che avrei dovuto piangere ancora molto, invece la pancia incominciò a crescere. Mio padre mi chiedeva se ero incinta  ogni giorno e per me era una coltellata nello stomaco, ogni volta! La sua malattia non gli permetteva di amare il suo nipotino, il suo maschio tanto desiderato! Sopravvisse per quasi nove mesi e, verso la fine, anche se mi chiamava mamma e non riconosceva più nessuno, mi fece un regalo grandissimo, si ricordò che sarebbe nato mio figlio da li a poco…  Morì a fine luglio, il 29 e il 16 agosto del 2009 nacque Andrea. Fu l’unica ragione della mia vita.  Colui che senza saperlo, con il suo aver bisogno in tutto e per tutto di me, mi fece rinascere con lui.  Divenni una persona nuova, diversa, immensamente diversa, ero una mamma!!  Guardando mio figlio in faccia, vedevo lui, il suo naso, i suoi occhi e avevo la certezza che mio padre era li accanto a me, ancora una volta!  La vita andò avanti, la felicità era immensa e poco importò aver perso un altro bimbo l’anno successivo, mio padre mi diceva di crederci da lassù, infatti da li a poco nacque Nicolò! Completamente diverso da Andrea, così uguale a mio marito anche di carattere! “Un mammone, tira giù la carne dalle ossa!!”, si dice da noi, ma così dolce e simpatico quando non urla. Ecco io sono tutto questo, tutto messo in una persona, le mie esperienze, le mie sofferenze, le mie mancanze, le  mie immense felicità, le mie fortune, la mia sfiga e la mia forza!

Quando hai deciso di lasciare l’Italia e perché?

Abbiamo deciso di lasciare l’Italia quest’anno. La proposta è arrivata dall’azienda di mio marito.image (2) Destinazione Thailandia.  Era già arrivata una volta, nel 2008, ma io non me la sentii di lasciare mio padre in quelle condizioni. Così, questa volta l’abbiamo presa al volo, come se fosse quel treno che non passa più, e che, sbagliando stazione e si è fermato da noi per la seconda volta. Come potevamo dire di no? Dopo pochi giorni avremmo dovuto dare conferma o disdetta… E conferma fu!!! Così mio marito, fra lo stupore misto invidia di tutti, a maggio partì, lasciandomi assolutamente sola, con i due bimbi da gestire, chiudere la casa, fare il trasloco… Insomma un’avventura!  Finalmente, il 25 agosto, il viaggio con destinazione la nostra nuova vita, Bangkok.

Ti trovi a Bangkok, perché la tua scelta è ricaduta sulla capitale della Thailandia?

Non abbiamo scelto la destinazione, ce l’hanno scelta. Anche perché io non sapevo neanche dove fosse la Thailandia… e tantomeno Bangkok.

Quali sono state le tue prime impressioni?

Questo nome mi faceva sognare, colori, spezie, odori, pensavo di trovare scimmie ed elefanti ad ogni angolo di strada, ma in realtà, l’unico elefante che ho visto fino ad ora, è quello che vive nel mio specchio… Quando ti affacci dalla finestra e guardi questa splendida città, sembra di essere a New York, palazzi super moderni uniti dallo sky train, macchie verdi di parchi curatissimi, il cielo con poche stelle per le luci e il rumore del  traffico… Ma, se guardi giù, in strada, vedi le vecchie case e le bancarelle con signore sdentate che sorridono. Se ascolti, senti ancora strani uccelli che cantano e ci sono scoiattoli dappertutto e anche ratti… grossi come gatti e scarafaggi giganti, nel mio bagno poi… oramai ci salutiamo per nome, mentre io entro, lui esce con il mio asciugamano intorno alla vita e un pò di schiuma da barba sulle antenne… ! L’impressione è sicuramente positiva. Mi piace molto per ora, ma non ho ancora scoperto tutto.

image (5)Descrivici il posto e quali sono le maggiori differenze con l’Italia? Parlaci anche del costo della vita.

Le differenze sono eclatanti, del resto vivo ai tropici dall’altra parte del mondo.  È una terra che è ricca di contraddizioni, di storia, di templi, ma anche di centri commerciali super moderni con tutto ciò che ci si può immaginare. Quando mio marito mi ha portato al palazzo reale, sono rimasta affascinata dall’architettura e dall’arte. I templi sono fatti tutti con la foglia d’oro e di mosaici di vetro che riflettono il sole. Stupendi!  Qui convivono in modo pacifico Thailandia, Giappone, Cina, Vietnam, Filippine, Argentina, Australia, America, Colombia, Italia , India e chi piú ne ha più ne metta. C’è una forte cultura di accettazione nei confronti degli altri, verso la propria cultura, ma anche verso il modo di essere altrui. La gente ride sempre, è felice, anche se non ha nulla, in Italia la gente è sempre incazzosa, non ha mai tempo e non è sorridente, pur avendo molto di più!  Qui, sappiate che, per cambiare un tubo, si presenteranno tre operai, uno lavora, l’altro guarda e il terzo guarda quello che guarda e si scaccola.  In più loro, cascasse il mondo dalle 12 alle 2 dormono, ovunque essi siano, si stendono per strada, si accucciano sulla scrivania o nel bagno, o sulla cassa di un negozio, ma devono fare il pisolo o per tutto il giorno gli cala la palpebra. Del resto lavorano 22 ore su 24 a uno stipendio a dir poco insignificante… lasciate che almeno se la prendano comoda. In più, qui è sempre estate, non aiuta certo a essere reattivi. La media  minima è 20 di gennaio, febbraio e la massima di 35, di aprile, maggio, che è il periodo più caldo, dove si suda solo a guardare fuori, l’umidità è al 99% e, se scendi dalla macchina, ti si appannano gli occhiali!  Il costo della vita, per noi expat è simile all’ Italia, non mettetevi in testa di venire qui e di pescare il pesce nel fiume e mangiare le banane. Se vuoi vivere come in Italia, con la casa e vestiti e cibi di qualità, devi pagarlo a caro prezzo, se vai al ristorante, o peggio… a far la spesa… da sola… e in taxi… il caro vita é simile al nostro. Non pensate poi di comprare la carne che ti chiedono di lasciare il portafoglio alla cassa senza neanche contare … Certo, se mangi dalla signora sdentata, in piedi per strada e senza la pretesa che il cane randagio ti ceda il posto all’ombra, con un euro ti fai il pranzo. Per la moglie di uno che lavora, qui, rimane ben poco da fare, se non farsi fare le unghie, i capelli da un parrucchiere incapace o i massaggi… ma non il tai, perché vi stroncano l’esistenza e la schiena, chiedetelo a quel giapponese che era nella stanza di fianco alla mia, che urlava e piangeva come un bimbo e non per goduria!  I bambini te li cura la nanny, idem la casa, e il mangiare e lo stiro… Non sono più libera neanche di farmi una cavolo di lavatrice… Io poi che odio andare a fare shopping, farmi servire, non parlo inglese, per cui non ho amiche se non una polacca che ha una santa pazienza. L’unica mia passione era l’orto e il giardino.. e mi trovo qui incastonata nel cemento… senza un cane o un gatto da coccolare… sola come Giuda dopo il tradimento… per quello che ho fatto amicizia con lo scarrafone!!! Comunque se uno si “adatta” c’è la possibilità di vivere bene con poco, ci sono un sacco di pensionati che vengono qui a farsi gli ultimi anni della loro vita…basta allontanarsi dal centro ed ecco che tutto diventa più vivibile e più tai!

La lingua è un problema? Come sono stati i primi “rapporti” con la gente del posto?

La lingua non è un problema, basta sapere, sawadee caa che è il saluto, tom pai, saai, qua, iud,image (7) Capun caa, (Pronunce di: vai dritto, sinistra, destra, fermo, grazie) e sorridere sempre, anche se ce li stai mandando… Intanto loro l’inglese non lo sanno, quasi nessuno, tranne nei grossi centri commerciali, ma solo in centro. Se esci un pò nessuno capisce niente e se trovi qualcuno che parla inglese, non è detto che tu lo capisca (io no di sicuro) così, dovrai imparare il tailandese, oppure fare come me che mentre parlo, disegno i miei pensieri nell’aria. Quindi sappiate che expat fa amicizia con l’expat e basta, i rapporti con i tai sarà molto difficile averli!

Cosa consiglieresti a chi vuole trasferirsi da quelle parti? Che referenze sono necessarie?

Per chi vuole venire, consiglio di avere già agganci di italiani che vivono qui e possono offrire un lavoro, oppure di farsi un viaggetto in posti turistici come Pattaya o Phuket o in qualche resort e cercare sul posto dei referenti perché non è così facile. Per chi vuole aprire un attività, sappiate che dovrete obbligatoriamente avere il socio tailandese, oppure non se ne fa niente! I visti durano 90 giorni a meno che hai un lavoro fisso e una casa, così puoi richiedere quello per i lavoratori che dura un anno.

Avete intenzione di rimanere li o c’è già qualche altra meta in previsione?

La nostra intenzione, per ora, è seguire ciò che ci dice l’azienda, non sappiamo per quanti anni staremo qui, ma non penso per pochi. Per ora siamo felici, i bimbi stanno già imparando l’inglese, le scuole sono migliori, specie le internazionali e il futuro promette bene.  Se proprio dovessi buttare li un nome, direi… Sidney, che mi è rimasta nel cuore dal viaggio di nozze. Ma per ora è solo un sogno!

Cosa ti sta regalando quest’esperienza da expat?

image (8)È la prima esperienza da expat, per me e la mia famiglia,  mai avrei immaginato di venire qui e invece la vita è imprevedibile e, se si ha il coraggio di fare il primo passo nel vuoto, ti regala mille cose. Io l’ho fatto per il futuro dei miei bambini, spero di avergli regalato qualcosa in più, un’apertura mentale più ampia per lo meno. Per ora questa terra mi ha insegnato a sorridere, a vedere le cose belle quando ci sono, a godermi la vita e i miei bambini, ma anche di non chiudere gli occhi su quelle brutte e di cercare di dare il mio contributo per migliorare questa stanca terra maltrattata che ci ospita, di avere rispetto di tutto, persone, animali e cose.

Perché hai deciso di raccontarti nella tua pagina Fb?

Lo faccio per una sfida personale, non ho mai scritto in vita mia, ho sempre detto a tutti che non ero brava a esprimermi a parole, meglio i disegni e lo penso ancora, non è di sicuro il mio mestiere, però, questa terra, questa esperienza, mi insegna tutti i giorni a vivere a pieno, mi piace raccontare a tutti quanta magia c’è qui, quanti colori, quante razze e quanti occhi, quanto sto mutando ancora, quanto sto virando colore, quante esperienze mi aspettano ancora, sono solo all’inizio del mio viaggio interiore e non so se riuscirei a dipingere tutto!!

E per concludere una domanda che può sembrare banale ma non lo è…cosa ti manca dell’Italia e ti sei mai pentita di averla lasciata?

Dell’Italia mi manca mia mamma e mia nonna, che sono parte di me, mi hanno insegnato tantoimage (4) e devo a loro tutto. Mi manca il mio cane, la mia casa, la mia terra, nella quale mi rotolavo, nella quale ho piantato le mie radici per crescere. Mi manca il lago, i suoi incredibili tramonti rosso fuoco e i suoi cigni. Le mie certezze, le amicizie e le mie sicurezze. Non mi mancano le persone che mi hanno fatto del male, le facce grigie e tristi, le sbarre alle finestre, il ghiaccio, il freddo e le cimici!!! Se tornerei a vivere in Italia? Per ora no! Non mi piace la direzione che sta prendendo lo Stato e la politica, siamo alla deriva, abbiamo superato da tempo il punto del non ritorno e non vedo un futuro roseo per i miei figli.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti aggiungere?

No, mi sembra di aver detto tutto, anche se è da poco che vivo qua, magari tra un annetto ci risentiamo e ti dirò se ho cambiato idea. La mia pagina in Facebook è  “La mia strana vita in Tailandia” se vuoi farti due grasse risate e non…

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Ciao e grazie mille ancora.

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