Solo in un posto in cui non sei nessuno puoi scoprire davvero chi sei. #Elena #Vancouver

Ciao e grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Inizierei con il chiederti…chi è Elena?

Ciao a tutti! Ciao Roberta. Io sono nata a Roma 35 anni fa, a 18 anni sono andata a studiare in un’altra città dove ho vissuto per 15 anni, la meravigliosa Napoli. Lì mi sono laureata e conseguito un dottorato in Storia Contemporanea, ho sposato l’uomo della mia vita, conosciuto i miei più cari amici e cresciuto i miei due bambini.

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Quando è nata in te la voglia di espatriare e perché hai scelto il Canada?

Posso dire con certezza che prima dell’estate del 2013 questa idea non mi aveva mai nemmeno sfiorato. Credo sia stato un insieme di fattori concreti e lo zampino del caso ad avermi portata in Canada. La crisi economica, le condizioni di lavoro non più gratificanti, la città divenuta più ostile del solito, le difficoltà di trovare spazi, tempi e speranze per il futuro mio e dei miei figli. Poi un amico, ex collega, con il quale avevo sempre mantenuto i contatti, già emigrato a Londra anni prima, si spostò a Vancouver e me ne raccontava meraviglie. Io e mio marito eravamo pronti a spiccare il salto. Ed eccoci qui.

Vancouver è una meta ambita da tanti, so però che sono necessarie particolari referenze. Che percorso suggeriresti a chi fosse intenzionato a trasferirsi da quelle parti?

E’ vero, le politiche migratorie del Canada in questi ultimi anni in particolare stannophoto 1 diventando sempre più restrittive. Per noi italiani i modi per arrivare qui con un permesso lavorativo sono pochi. Uno è il classico WHV Working Holiday Visa, un permesso che l’ambasciata canadese rilascia a mille italiani l’anno, di età compresa tra i 18 e i 35 anni con fedina penale immacolata e di sana costituzione. Sei mesi di lavoro e sei mesi di soggiorno da turista. Questo è il tempo che hai per trovare uno sponsor, ovvero un datore di lavoro che che ti assuma con contratto a tempo indeterminato, con una paga medio alta e si faccia carico di fronte al governo canadese dell’onere di dimostrare che come te non esiste un cittadino residente in grado di fare il tuo stesso lavoro. Impresa piuttosto ardua. Poi esiste la chiamata diretta, ovvero un’azienda canadese si innamora di te (non importa quanti anni tu abbia o che nazionalità) e ti chiama per assumerti. Per rinnovare il tuo permesso dovrai comunque prima o poi passare per le temute Express Entry, LMO o altre procedure che prevedono esami medici, di conoscenza della lingua, verifiche burocratiche e quant’altro. Procedimenti che diventano più lunghi, costosi e selettivi di anno in anno.

Quali sono le sostanziali differenze tra il Canada e l’Italia?

photo 2Sono moltissime, difficile elencarle tutte. Questo è un altro mondo. Un altro modo di vedere le cose, di farle, di percepirle. E’ un paese molto giovane, innanzitutto (Vancouver ha poco più di 130 anni) è multietnico, multiculturale. C’è un grande senso del rispetto delle regole per una civile vita in comune. Un fortissimo senso si responsabilità per il bene pubblico, per la natura.

Scrivi per il sito “Donne che emigrano all’estero”, è da poco uscito il primo e atteso E-Book che raccoglie le vostre storie. Parlaci di quest’esperienza.

E’ stata la nostra Katia per la verità ad occuparsi di tutto. Io le ho dato una mano nella correzione di bozze di alcuni articoli. E’ stato bello soprattutto poter conoscere meglio le altre autrici attraverso questa esperienza.

Come sono i rapporti con la gente del posto?

I canadesi sono molto amichevoli e aperti. Vancouver è una città con una stragrande maggioranza di immigrati di prima e seconda generazione, quindi quando parlo di Canadesi intendo Libanesi, Scozzesi, Portoghesi, Argentini, Cinesi, Armeni… Sarà per il fatto che siamo tutti “appena” arrivati che si respira una bella aria di solidarietà. Attraverso la scuola dei miei bambini abbiamo poi fatto subito amicizia con tanti genitori, viviamo nello stesso quartiere e siamo buoni vicini. Ci regaliamo prodotti dell’orto, abbiamo delle serate per noi mamme, festeggiamo insieme il Canada Day, mio marito ha una piccola compagnia di papà appassionati di birra come lui e con cui va al Pub di tanto in tanto.

Ti manca l’Italia e torneresti a viverci?

Mi manca l’Italia? Forse, ogni tanto. Rimpiango alcuni luoghi soprattutto in certiphoto 3 periodi dell’anno. Le vacanze estive nel paesino di sempre con la mia famiglia, la Pasqua in campagna. Mi manca non essere lì quando accadono eventi importanti alle persone a cui voglio bene. Ma no, non ci tornerei a vivere, certamente non nell’immediato futuro.

Per concludere…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Sì. Tenete a mente una grande verità che ho sperimentato sulla mia pelle e che molti expat potranno confermare. Solo in un posto in cui non sei nessuno puoi scoprire davvero chi sei.

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