Ci vuole un fisico bestiale…anche per espatriare!

Eccoci arrivati alla fine di questo 2016! Un anno che ci ha regalato un nuovo espatrio ma, di conseguenza, anche nuovi distacchi, nuovi inizi, nuove strade in salita. Non ho voglia di salutare il 2016 parlandovi ancora di quanto sia bella Vienna, di quanto sia buona la torta Sacher o di come sappiano fare bene la Schnitzel, voglio invece lanciare un piccolo monito a chi ha intenzione di espatriare, a chi lo sta per fare non avendo grandi esperienze di viaggi alle spalle e a chi ha selezionato le informazioni prese online in base a ciò che avrebbe voluto leggere. Troppo incasinato come discorso? Andiamo nel dettaglio…

Immagine presa da internet.
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Internet è un grande calderone, potete togliere il coperchio e infilare un grande mestolo prendendo solo quello che vi piace davvero. I blog che parlano di viaggi ed espatrio sono tantissimi, una grande percentuale di questi riporta notizie davvero interessanti ma, non dimenticatelo mai, sono esperienze al 100% soggettive e personali (oltre che personalizzate). Cosa significa? Significa che ognuno ridipinge su un post la propria esperienza non solo in base al reale vissuto, ma soprattutto in base alla percezione che vuole regalarvi di quella stessa esperienza.

Insomma, giusto per scriverlo in parole povere, se io pesto una cacca posso sempre scrivere che ho pestato una tavoletta di cioccolato. Il risultato è simile ma la puzza no!

Immagine presa da internet.
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Una delle cose che ho notato in questi anni è che la tendenza di chi si accinge a espatriare sia quella di selezionare i blog da leggere seguendo con smodata passione le varie Pollon dell’etere (Che ben vengano eh, per mettere l’Allegriaaa) e depennando subito (perché scoraggia) chi invece prova a raccontare la realtà inserendo anche le note più stonate. Non c’è errore più grande che possiate fare, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire (ah, è già stato detto? 🙂 ), non c’è peggiore expat di chi arriva all’estero completamente impreparato! Volete qualche esempio pratico? Ok dai, ci provo…

Escludiamo da questi esempi chi parte già con un ottimo contratto di lavoro in tasca e agevolazioni varie, mi riferisco quindi a chi parte da zero…o quasi.

Arrivato a destinazione troverò in poco tempo la casa dei miei sogni, con giardino o balcone, una bella sala e la camera degli ospiti per quando verranno a trovarmi i miei genitori. Ma anche no! La verità è un’altra, più passa il tempo più è complicato trovare casa, ma che dico casa, un buco, una stanza, un pavimento con quattro pareti attorno e un divano che funge anche da letto. I prezzi continuano a lievitare, le richieste di appartamenti ad aumentare e le offerte a diminuire. Se sarete fortunati troverete entro sei mesi dal vostro arrivo un piccolo piccolo nido che vi dovrete fare bastare per almeno tre/quattro anni, fino a quando non avrete messo da parte soldi (e referenze) che vi serviranno per avere una casa appena più grande.

Immagine presa da internet.
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Sto partendo ma verrò a trovarvi almeno due volte al mese. Ehhh? Se riuscirete a tornare a casa due volte all’anno sarete già tra i miracolati. Non è necessario andare a vivere in Australia per avere questo problema, in realtà per chiunque è spesso difficile tornare in patria durante le vacanze di Natale, Pasqua o in estate. Nel caso vi fosse sfuggito, per viaggiare servono soldi, per viaggiare quando avete figli ne servono ancora di più. Non sempre il vostro nuovo datore di lavoro vi darà le ferie che volevate e non sempre avrete la possibilità economica di affrontare un viaggio. Quindi partite con l’idea che inizialmente, almeno per un anno, non vedrete casa, parenti e amici (A proposito…le amicizie all’estero scarseggiano).

Leggendo i commenti qua e là ho trovato spesso le lamentele di chi ha fatto il salto e poi si ritrova a scrivere “Ma l’estero fa schifo” oppure “Non venite, non è vero che è tutto bello” o ancora “Ma dove sono gli stipendi da 3000 euro?”.

Sono convinta che questo sia il risultato della vostra selezione accurata nel momento in cui avete preso informazioni sul luogo scelto. Eliminare a priori i post meno piacevoli, limitandovi a seguire chi ha soldi e tempo per potersi permettere una vita da turista (per merito o per culo), implica un’idea sbagliata su ciò che realmente troverete al vostro arrivo. I lati positivi all’estero ci sono, e sono tantissimi, ma i sacrifici da fare sono altrettanti e costano fatica, a volte lacrime, il più delle volte rinunce.

Quindi cosa posso augurarvi per il 2017 se non un espatrio consapevole? Valutate tutto a 360 gradi!

Ah…e se qualcuno si è “depresso” anche con quest’articolo…beh…forse l’espatrio non fa per voi! 😉

Buon capodanno a tutti!!! 🙂

Roberta

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Tandem linguistici e incidenti diplomatici #Vienna

Rieccomi! Oggi vorrei approfondire l’argomento “Tandem linguistico”, mi sono da poco approcciata a questa tipologia di incontri per allenare la lingua tedesca senza spendere soldi e per avere la possibilità di conoscere nuova gente. In cosa consiste? Il tandem è un metodo di apprendimento che si basa sullo scambio di nozioni, attraverso conversazioni, tra due madrelingua di idiomi diversi. In questo caso io ho messo a disposizione il mio italiano e l’altra persona mi permette di sfruttare il suo tedesco. Si parla di tutto, del tempo, delle proprie origini, dei propri viaggi, ma anche di grammatica, correggendo man mano e in modo naturale gli errori che si commettono parlando. In base alla durata degli incontri potete dividere il tempo, dedicando metà parte a una lingua e la restante metà all’altra. Sarebbe meglio non mescolare le due lingue durante la conversazione, sia per non creare confusione, sia per approfondire meglio singolarmente i due idiomi. Quindi, se per esempio avete a disposizione due ore, potete conversare in italiano la prima ora e in tedesco la seconda.

Immagine presa da internet.
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Come vi avevo accennato sabato scorso, questa mattina avevo appuntamento con una ragazza che vuole imparare l’italiano. Ci siamo date appuntamento presso una fermata U-Bahn e poi, passeggiando, abbiamo parlato per un’ora e mezza. Logicamente il primo incontro è sempre un po’ imbarazzante, ma rompere il ghiaccio non è poi così difficile.

Per quanto riguarda invece il mio primo tandem in assoluto…beh…apparentemente è andato bene ma l’incidente diplomatico era proprio dietro l’angolo. Ho incontrato sabato mattina questa ragazza, 39 anni, austriaca e con la voglia di imparare la nostra lingua. Incontro piacevole, a tratti divertente, anche se il caffè ristretto che ho preso nel Cafè dove mi ha portata (Qui non si chiama bar) mi è costato 3.50 €…

Rientro a casa soddisfatta e mi viene l’idea di collegarmi con una diretta Fb per raccontarvi di questa nuova esperienza. Vi allego di seguito il video incriminato…ihihih…

Come potete vedere vi racconto della mattinata appena trascorsa e accenno a questa ragazza, salutandola e dicendo che non è stato semplicissimo, perché lei conosce solo un paio di parole in italiano. Potete immaginare come sia “facile” spiegare la nostra lingua in tedesco a chi non ha assolutamente basi. Questa mattina invece è stato più semplice, perché l’altra ragazza aveva già fatto un corso base e abbiamo potuto conversare.

Torniamo al video. Poco dopo la diretta mi scrive A. (La prima ragazza) dicendomi che ha visto il video ma che aveva capito ben poco. “Hai parlato di me?” mi ha chiesto. “Sì, ho parlato del nostro incontro e ho spiegato come funziona il tandem!” Salutini, sorrisi e finisce lì. L’indomani mattina trovo un messaggio allucinante, era lei che mi diceva questo: “Ho fatto tradurre il video da una mia amica italiana (Ci crediamo?) e non trovo corretto prendere in giro la gente pubblicamente…bla bla bla…bla bla bla…l’italiano lo imparo da sola…ciao” e mi depenna, senza darmi la possibilità di rispondere.

Sono quasi certa che questo atteggiamento sia dovuto a delle sue…come posso chiamarle senza offendere…”Turbe mentali”…però devo ammettere che ci sono rimasta male, anche perché, come potete vedere, non era mia intenzione offendere lei ma far capire a chi ascoltava le difficoltà oggettive che si possono riscontrare durante questi incontri. Inoltre ho il sentore che la tipa che ha aiutato A. a tradurre il video (se esiste) ne sappia quanto lei di italiano, altrimenti non si spiega una lettura del genere. Però, questa esperienza mi è servita per una riflessione.

Immagine presa da internet.
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Noi italiani siamo abituati ai cambiamenti, siamo abituati anche a metterci in gioco sempre, a tentare, ritentare cercando nuove strade, con umiltà, tenacia e la giusta dose di ironia e, cosa più importante, AUTOIRONIA. Ricordo il primo anno in Germania (ma anche il secondo), persino durante il corso mi prendevano in giro per le mie vocali aperte (da buona sicula), ridendo a crepapelle. Non mi sono mai offesa, ho riso con loro e ho fatto del mio difetto un punto di forza, regalando note di simpatia. Io direi a gente come A. “Ma fatte na bella risata!”…Chi impara una lingua sa che deve tuffarsi anche nella cultura di quel popolo, non solo nella sua lingua…e non puoi approcciarti con un italiano con un bastone infilato nel sedere…il bello è che mi ero raccomandata con lei durante le due ore insieme…”Attenzione…anno (con due enne)…non ano…” ma avrà capito male anche qui!

A presto!!! 😉

P.s. Per chi stesse cercando un Tandem linguistico ci sono i gruppi dedicati su Fb in molte città…anche in Italia… 🙂

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Quando lo squillo del cellulare rasenta il terrore #expat

Due giorni fa ho fatto una delle mie solite e famigerate figure di merda!

panic-roomHo iniziato a distribuire curricula, quindi lo squillo del cellulare evoca immediatamente la richiesta di un colloquio di lavoro. Verso le 14.00 parte la sigla di “La vita secondo Jim“, che ho come suoneria nel mio cellulare. Immediatamente scatta il panico (nemmeno fosse stata la colonna sonora di Profondo Rosso), il tempo si cristallizza, il puffo verde nella mia testa inizia a dire “A fatica li capisci di persona, figurati al telefono”…mentre quel rettangolo fastidioso continuava a lampeggiare, vibrare e suonare. Con un improvviso e deciso slancio coraggioso lo prendo e rispondo. Una vocina femminile inizia a parlare… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”.

Il tempo si ricristallizza, fisso mia figlia che aveva già intuito il mio non avere capito un cazzo e che gesticola, muovendo anche le labbra, per dire…”Io stavolta non ti aiuto”. Il babbo stava facendo il riposino prima di rientrare a lavoro e dormiva, mentre il cane, l’unico intenzionato ad aiutarmi, non era in grado di comunicare in tedesco, essendo napoletano di nascita e fin dentro al midollo. Quindi respiro e pronuncio un “Ich habe nicht verstanden” (Non ho capito)…e la tipa ripete… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”, con una velocità che faceva concorrenza alla prima volta che aveva aperto bocca al telefono. Ma vi rincorrono mentre parlate? Avete una bandierina da piantare e poi vi regalano un prosciutto intero se arrivate in tempo a fine frase?

siccome non ho capito

Ok…niente panico…fingo di capire e dico “Ja ja”…in qualunque caso sarebbe stato meglio prendere l’appuntamento senza rischiare di perdere un ipotetico lavoro. Le dico di attendere, prendo carta e penna e scrivo (meglio dire provo a scrivere) giorno e ora. Quando la tipa mi stava per liquidare mi sorge un dubbio amletico…ma per quale lavoro ha chiamato e dov’è il luogo dell’appuntamento? Evidentemente il panico libera nell’organismo delle tossine che impediscono alla mente di ragionare con lucidità. Allora pronuncio, sempre più agitata, un “Wo?” (Dove) e “Welche Arbeit?” (Quale lavoro)…lei tentenna ed io…”Welche Arbeit???”…Credo che a questo punto il tempo si sia cristallizzato anche per lei, perché è rimasta zitta qualche secondo per poi dire…”Nein…ist Ikea!!!! Anche il babbo si è svegliato ed è rimasto ritto ad ascoltare che diamine stava succedendo.

Era l’Ikea (avevamo ordinato dei mobili) che voleva fissare un nuovo appuntamento per la consegna. A quel punto i tasselli nella mia testa in pappa si rimettono al loro posto, capisco tutto e rispondo con un tipico vocalizio da ragionier Ugo…”Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (Che stava a significare Ich habe verstanden/Ho capito) suono facilmente associabile a una sirena in stato di emergenza nucleare la cui durata varia dai 15 ai 20 secondi. Pagherei per vedere la faccia della signora al telefono mentre io emettevo quel suono innaturale cercando di sfondare la barriera del suono. Da quel momento mi è risultato facile concludere la telefonata senza altri fraintendimenti. Come potete immaginare la mia autostima ha subito fatto la valigia dicendo “Maria, io esco!”, quei due invece si sono divertiti a prendermi in giro per tutto il giorno.

Il problema “Io non capire un ‘azz” durante l’apprendimento di una nuova lingua si riflette in molti aspetti della vita quotidiana, ma lanciarsi, provare e riprovare è l’unica maniera per apprendere!

E voi, avete mai fatto una figuraccia al telefono? Lasciate all’interno di questo articolo la vostra esperienza! 🙂

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Ci sono i cani austriaci…e poi c’è Totò!

PazzoVienna è una città piena di cani, le persone sono particolarmente affettuose nei confronti dei “bimbi pelosi” e non risparmiano coccole e bacini. Bene direte…per te che hai un cane è un’ottima cosa! Ehm ehm…sarebbe un’ottima cosa, se solo io avessi un cane “normale”.

I pelosetti austriaci sono educatissimi, non abbaiano, non hanno bisogno del guinzaglio perché seguono il padrone come un’ombra, cagano con discrezione e la loro presenza nei condominii è silenziosissima.

Totò no, Totò deve abbaiare a tutto e a tutti, deve far sentire che sta passando, ma qui non sono abituati a certe esternazioni e lo temono, fuggono, lo guardano come fosse un alieno tra la gente. Totò non caga con discrezione, deve produrre quantità di merda pari a quelle di un cavallo e fiumate di pipì da espellere come se non dovesse esserci un domani.

Oggi però è l’ultima volta che lo porto fuori io, da stasera sarà compito del babbo provvedere alle sue uscite. Perché? Ecco il motivo.

Merda

Stamani porto fuori cane pazzo come ogni mattina e come ogni mattina abbaia a tutti con la furia di un lupo. Cerco di tenerlo fermo e nella foga esplode il sacchettino che avevo in mano, quello con il quale avevo appena raccolto la tonnellata di crema marrone fumante. Merda ovunque…una puzza asfissiante e i miei pantaloni maculati…e pure cane pazzo!!! Il babbo dice che ultimamente ho Saturno contro…può essere ma al momento lancerei Totò con una fionda su Marte!!!

Ditemi che anche voi avete un cane pazzo, bitte…

Cane pazzo

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Uhhh, ho saputo che parti!

Più passano i giorni più la gente che mi conosce per vie traverse (amici di amici di amici e parenti) e anche chi non mi conosce, scopre che stiamo per partire. Le reazioni sono meravigliose e quasi tutte simili.

Conoscente: “Ho saputo che state andando via, dove andate di bello?”

Io: “Vienna!”

Conoscente: “Sì, me l’ha detto tizia.”

Io: “E allora perché me lo chiedi?” (Questo è un pensiero muto)…”Ah sì?” (Questo è un pensiero vocale).

Conoscente: “Ma a Vienna Vienna? Proprio in centro?”

Io: “Certo, ho preso in affitto un’ala del Duomo!” (Sempre pensiero muto)…”Sì, Vienna Vienna.” (Pensiero vocale).

Immagine presa da internet
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La tipa che lavora da Foot Locker in centro a Catania ha invece vinto il premio “Figura di ***** 2016”. Più o meno è andata così. Entro con mia figlia in negozio, cercava un modello ben preciso di scarpe (avevamo già fatto un trilione di km invano), le prova e vanno bene, miracolo! Solo pochi minuti impiegati per trovarle e almeno dieci minuti persi per convincere la commessa che no, non volevo comprare la soletta da 20€ che sì, certamente le avrebbe cambiato la vita e sarebbe diventata più alta e magra, ma non avevo nessuna intenzione di acquistarla. E no, non voglio nemmeno la crema magica per pulire le scarpe! Stremata da soletta e crema, finalmente mi dirigo alla cassa, niente fila, si farà alla svelta. Eh no!

Commessa: “Se si connette ora e mette mi piace sulla nostra pagina le lascio un buono per il prossimo acquisto.”

Io: “Non ho i dati attivi sul telefono, grazie lo stesso.”

Un nanosecondo dopo ecco mia figlia…”Ho io i dati sul telefono!” (Azz…ma perché?)

Io: “Sì amore, ma tu non sei su Fb quindi fa niente dai, non credo che compreremo altre scarpe di questo tipo da qui ai prossimi due mesi.”

La commessa…”Non importa, può usare il buono anche per acquistare altro, non per forza scarpe!”

Io: “Allora ok, dammi il telefono Miky, magari verremo a comprare la miracolosa soletta.”

Commessa: “Certo, però consideri che per sfruttare il buono deve spendere almeno un saccodimila euro.”

Io: “Non posso usarlo solo per la soletta?”

Commessa: “No.”

Io: “Ok, allora non mi interessa. Inoltre stiamo andando a Vienna e non credo che entro la scadenza del buono mi capiterà di usarlo.”

Commessa: “Non importa, può usare il buono in qualsiasi punto vendita d’Italia.”Non ci posso credere

Io: “Ma Vienna è in Austria!”

Commessa: “Ah ok.”

E finalmente, dopo lo sguardo assassino del collega che aveva accanto, si dilegua e mi lascia libera di andare!

Nel tripudio di commenti prepartenza non possono mancare questi:

  • “Bella Vienna, si vive benissimo, sono stata lì in viaggio di nozze 40 anni fa per una settimana.”
  • “Ma che lingua si parla a Vienna?” – “Il tedesco.” – “Mamma mia che lingua brutta!”
  • “Uhh che posto romantico! Ho visto un sacco di volte La principessa Sissi!
  • “Bene, così poi mi porti le palle di Mozart!”
  • “Allora veniamo a trovarvi presto!” Qui aggiungo la risposta silente “Ma anche no!!!”

Questi sono solo alcuni esempi su come la gente sta reagendo alla notizia del nostro espatrio, e concludo con la solita frase pronunciata spesso da quelli che non si spostano dal luogo natale nemmeno per andare in vacanza.

“Uhh io non potrei mai, come fate? Un posto nuovo, senza conoscere nessuno, un altra lingua…no no no. E poi gli austriaci sono freddi, come i tedeschi!”

Immagine presa da internet
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Adesso attendo trepidante i messaggi “disinteressati” di tutti quelli che si ricorderanno di noi quando saremo sistemati in Austria! 🙂

 

 

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Quello che Vienna non sa


La più grande scoperta della mia generazione è che l’uomo può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio atteggiamento mentale.
(William James)


Quello che Vienna non sa è che sono già trascorsi 52 giorni da quando il babbo è partito per raggiungerla. Lo ha visto arrivare con una valigia carica di abiti e sogni, ammirare la sua eleganza, stupirsi per la sua grandezza, smarrirsi negli sguardi di sconosciuti, che sarebbero diventati man mano sempre più familiari. Lo ha osservato da una finestra mentre trovava tra due magliette la foto che gli ho nascosto, per ricordargli che noi siamo sempre accanto a lui anche se distanti. Gli ha fatto compagnia durante le notti insonni, piene di pensieri da mettere in ordine. Lo ha visto masticare chilometri alla ricerca di un lavoro, sbrigare pratiche burocratiche con una buona padronanza del tedesco, trovare un’occupazione e iniziare l’andirivieni quotidiano che regala una confortevole routine.

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Quello che Vienna non sa è che non è il nostro primo espatrio, che abbiamo già provato queste sensazioni e che la consapevolezza della seconda volta rende la situazione meno romantica. Non sa che nonostante la paura lo abbiamo fatto lo stesso, non sa nemmeno che abbiamo imparato a riconoscere questa paura, che adesso non ci spaventa quasi più.

Quello che Vienna non sa è che stavolta siamo preparati alle facce fredde, ai sorrisi stentati, agli atteggiamenti diffidenti, agli italiani all’estero che ti aspettano in tenuta da guerra, al cibo buono che non trovi e al clima che fa i capricci. Non sa che abbiamo già scoperto le trappole seminate in strada da una lingua che non è la nostra, che abbiamo trovato percorsi alternativi e che l’importante è capire e farsi capire.


Chi pondera a lungo prima di fare un passo passerà la sua vita su una gamba sola.
(Anthony De Mello)


Quello che Vienna non sa è che abbiamo già navigato sul veliero della nostalgia, facendoci traghettare in una valle di rassegnazione priva di ogni prospettiva. Non sa che quel viaggio ci ha regalato una tenacia inesauribile, non sa nemmeno che non siamo più intenzionati a riprendere quella nave.

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Quello che Vienna non sa è che nessuno degli ostacoli seminati nel cammino potrà farci desistere stavolta. Siamo pronti e aperti a tutto e a tutti. Ci saranno visi di ogni colore, accenti che indicheranno le più svariate provenienze, amici che prepareranno per noi i cibi più strani, altri che indosseranno i colori più improbabili da abbinare. Alcuni si perderanno per strada, altri rimarranno annoverati tra le persone che hanno colorato e dato un senso in più alla nostra vita. Ci saranno persone delle quali avremo bisogno oggi, e altre che avranno bisogno di noi domani. Sarà come rinascere, con lo stesso timore misto a curiosità che può avere un bambino che si approccia per la prima volta al mondo.

Quello che Vienna non sa è che la amo già, perché ci ha regalato una nuova prospettiva…


 La vita di una persona consiste in un insieme di avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme.
(Italo Calvino)


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Ecco perché siamo rientrati (sbagliando) in Italia #dallaGermania


Viaggiare è essere infedeli. Siatelo senza rimorsi. Dimenticate i vostri amici per degli sconosciuti.

(Paul Morand)


In tantissimi mi chiedono il perché della nostra decisione di rientrare in Italia, domanda lecita alla quale oggi ho intenzione di rispondere. Per chi fosse appena arrivato in questo blog, riassumo dicendo che dalla Germania siamo rientrati in Italia per riespatriare a Vienna. Il babbo è già lì, noi lo raggiungeremo finita la scuola a luglio.

Perché siamo rientrati in Italia? Le motivazioni sono diverse ma tutte legate da un unico filo comune, le radici.

radici
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Dopo due anni in Germania, e la conseguente perdita di obiettività e giusta percezione nei confronti del “Bel Paese”, abbiamo avuto la bella idea di mettere a frutto in “casa nostra” (concetto che abbiamo abbondantemente superato) quello che avevamo appreso. Una nuova lingua, una nuova visione della vita, grinta, idee, voglia di risollevare (nel nostro piccolo) le sorti dell’Italia. Il ragionamento che abbiamo fatto è questo…”Meglio mangiare pane e cipolla a casa che caviale in Germania”. Stronzi!!! Ditelo che siamo stati due stronzi, tanto lo sappiamo! Non solo l’Italia (meglio dire la Sicilia, la mia terra di origine e luogo del rimpatrio) non era qui ad aspettarci a braccia aperte, ma non è minimamente interessata al nostro bagaglio di esperienza!

La famiglia è stata un forte richiamo, uno dei motivi principali che ci ha attratti come una calamita verso casa (se casa si può ormai chiamare). Mia sorella era stata male, mio nonno era inerme su un letto da tanto tempo, io ho avuto paura di vederli sfiorire da lontano uno ad uno, ho avuto paura di perderli mentre io non c’ero.

Questi pensieri hanno inevitabilmente influito sul nostro umore, hanno esasperato le normali difficoltà che si incontrano in un espatrio, impedendoci di essere lucidi e lungimiranti. Non sto qui a elencare nuovamente la situazione che abbiamo trovato, ne ho a lungo parlato e non vorrei essere ripetitiva. Spero di aver dato quantomeno una risposta esaustiva a tutti quelli che mi chiedono il motivo del nostro rientro. Logicamente non c’è una spiegazione razionale, altrimenti non saremmo qui a parlarne ed io sarei ancora in Germania. Certo, se avessi usato la testa non sarei mai rientrata. In compenso sono riuscita a trascorrere con mio nonno gli ultimi suoi giorni di vita, una magra consolazione ma almeno c’ero.

Quindi il consiglio che posso dare a chi sta per espatriare è questo.

Immagine presa da internet
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Per quanto sembri brutto, dal momento in cui decidete di partire dovete necessariamente chiudervi una porta alle spalle. Dovete concentrarvi solo sul vostro futuro, non potete nemmeno per un attimo cedere alla tentazione di provare nostalgia per quello che vi siete lasciati dietro. L’espatrio è una scelta, non c’è spazio per pericolose nostalgie. Dovete semplicemente abbracciare la vostra nuova vita e concedervi senza riserve… 🙂


Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura.
(Fabrizio Resca)


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Ritorno alla civiltà #Vienna

Civiltà, questa strana sconosciuta!

Chi ci segue da tempo lo sa, per i nuovi arrivati faccio un brevissimo sunto. Dopo due anni di Germania e un rientro (voluto) in Italia, abbiamo deciso di riespatriare, destinazione scelta…Vienna. All’interno del blog potete trovare le motivazioni che ci hanno spinti a prendere questa decisione. A quanto pare abbiamo fatto bene, perché è stato un ritorno alla civiltà.

Il babbo è stato il primo a partire, è arrivato a destinazione ieri. Vi riporto le sue prime impressioni. In realtà ha iniziato a notare un netto cambiamento già durante il viaggio.

Questa volta non ha preso l’aereo, ma il treno, ha preferito non viaggiare per aria. Intorno alle 23.00 il convoglio che lo avrebbe portato fino a Roma è partito (in ritardo) dalla stazione centrale di Catania. Dalla banchina l’ho visto salire in carrozza e rimanere bloccato nel corridoio, le cuccette erano già aperte, la scala impediva l’accesso al finestrino (niente saluti con lacrime quindi) e un signore stava cercando di posizionare in alto la sua valigia. Dopo 15 minuti dalla partenza ricevo la prima telefonata dal babbo, aveva dovuto cedere il suo posto in alto a un signore che voleva dormire in basso, fin qui nessun problema. Verso mezzanotte però mi arriva sul cellulare questa foto…

Ritorno alla civiltà #Vienna
Involuzione dell’essere umano

I signori che dormivano in cuccetta con lui, napoletani che avevano preso il treno a Siracusa, non erano esattamente un esempio di evoluzione umana…anzi. Uno dei tre si è limitato a dire, in un dialetto biascicato, “Dormiamo”. Si è completamente spogliato, ha messo via i vestiti ed è rimasto così, con i pelacci in bella esposizione e nemmeno il buongusto di coprire quella flaccida pellaccia con il lenzuolo. I miei genitori mi hanno insegnato che, quando si è in mezzo alla gente, non ci si può comportare come quando si è soli a casa. E’ l’ABC dell’educazione, delle buone maniere, del saper stare al mondo senza creare disagio a chi ci sta accanto.

Come se non bastasse il nudo quasi integrale, il disinibito essere ha iniziato ad arieggiare lì, dove non batte il sole. Puzza e sgomento, sgomento e puzza. Un tormento che si è concluso in Campania, quando i tre reperti storici sono finalmente scesi dal treno, per tornare nella propria caverna. La prima tappa del viaggio era Roma, il babbo avrebbe dovuto attendere una giornata, aspettando la coincidenza serale per Vienna. Quale miglior occasione per incontrare Alessia, cara amica e brillante blogger di Gnoseologia della moda. Pranzo veloce insieme e foto di rito per il blog, eccola.

Ritorno alla civiltà #Vienna
Ale e il Babbo

Il bello dei nostri incontri è che non sappiamo mai dove avverrà il prossimo!

Dopo l’incontro con Ale il babbo ha proseguito il suo giretto da turista a spasso per Roma. Verso le 17.00 però è rientrato in stazione, per recuperare le valigie che aveva lasciato nel deposito bagagli (10 euro a pezzo, che sia valigia o borsa). Impresa che non è risultata semplice, perché il meccanismo che recuperava le valigie in base alla ricevuta si era rotto, scatenando il panico e l’ira delle persone, molte delle quali avevano fretta e il terrore di perdere il treno. Un turista tedesco non riusciva a capire cosa gli stesse dicendo l’uomo allo sportello, che provava a comunicare in inglese “Dovete scendere voi sotto e cercare tra i bagagli il vostro”. Fortunatamente il babbo parla tedesco, quindi ha spiegato lui al malcapitato quale fosse il problema, lo ha condotto fino al deposito, facendogli recuperare la valigia. Immagino che situazioni come questa siano la gioia dei ladri, un disonesto avrebbe potuto prelevare qualsiasi bagaglio fingendo di riconoscerlo come proprio.

Finalmente il babbo riesce a raggiungere il treno, eccolo.

Ritorno alla civiltà #Vienna

Molte delle persone a bordo erano straniere, quasi tutte parlavano in tedesco. Sembrava di essere approdati su un altro pianeta. Ordine, parole sussurrate, compostezza. Man mano che il treno percorreva la sua strada, i finestrini mostravano scenari sempre più ordinati, puliti. La sensazione di degrado urbano lasciava il posto ad altre sensazioni, una tra tutte la sensazione di conforto, come se i luoghi fossero così ordinati da volerti abbracciare. “Sembra di essere di nuovo in Germania” ha detto il babbo. “Ho capito subito di essere tornato in un posto giusto” ha aggiunto. E’ una sensazione che difficilmente si può descrivere se non la si è provata. Bisogna vivere all’estero per capire lo sgomento e il caos mentale che si provano rientrando in Italia. Non parliamo poi di chi, come noi, è rientrato in meridione. Tra nord Italia e Sicilia c’è già una differenza abissale, sembra che i due luoghi appartengano a dimensioni distanti tra loro anni luce. Figuratevi rispetto alla Germania o all’Austria.

La prima impressione riguardo Vienna è stata di meraviglia. “Non so da che parte guardare per quanto è bella” dice il babbo. Una città grande ma ordinatissima. Tanti abitanti ma silenziosa. Maestosa ma a misura d’uomo. Pulita! Possiamo dire per ora che è stato amore a prima vista. Ecco delle foto, scattate il giorno dell’arrivo.

Ritorno alla civiltà #Vienna

Ritorno alla civiltà #Vienna

Ritorno alla civiltà #Vienna

Per ora è tutto, vi terrò aggiornati! Roberta

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