Non te lo compro il Grillo Parlante

Parlando con altra gente mi sono resa conto di non essere l’unica persona alla quale è rimasto qui (Sì qui, dove sto indicando 😛 ) un oggetto. Mi riferisco a cose che arrivano dall’infanzia, sono ricordi lontani, tutti un po’ sbiaditi tranne lei, la cosa che volevamo e non ci hanno mai comprato. Quella non sbiadisce anzi, rinnova i colori nel tempo e ci trasforma in beoti se per caso inciampiamo in un sopravvissuto (Per molti di noi è roba vintage eh).

Volete sapere qual è il mio oggetto? Eccolo, è Il Grillo Parlante della Clementoni!

Non te lo compro il Grillo Parlante
Immagine presa da internet

 

Struttura rossa tendende all’arancio, tasti blu, alcuni gialli, alcuni rossi e uno verde. Nella parte superiore c’era un piccolo display nero con le scritte verdi e loro, quelle piccole fessure da dove, per magia, usciva la voce del grillo. Scrivi e premi controllo. Non ricevo, riprovaEsatto. Certo, paragonato alla tecnologia moderna è di una banalità esagerata, però ai miei tempi era il top.  

Ora, considerando che a me, da bambina, non è mancato niente mi chiedo perché i miei genitori siano andati in fissa con la storia che Il Grillo Parlante era una cagata pazzesca e che sarebbero stati soldi buttati. Anche la bambola che pattinava era una cagata pazzesca, lo era anche la finta aspirapolvere che tempestava la casa di pallini bianchi, che aspiravi in soli 45 minuti. Insomma, sono passati tanti anni, potete dirmelo. Avevate qualcosa contro i grilli, vero? Vi sta sulle balle il rosso? Avete l’orecchio sensibile e quella voce elettronica era troppo anche per voi? Oppure vi ricordava pinocchio e temevate che crescessi con un cervello di legno? Si fa per ridere eh, però io, quel grillo parlante, non l’ho mai digerito.

Chissà come mai in tantissimi siamo andati in fissa con un oggetto che non ci hanno mai comprato. E chissà quanti tra voi hanno rimediato al danno comprandolo da adulti. Io non ho ancora avuto modo di inciampare nel mio, però sono sicura che il rischio di acquistarlo sarebbe elevato, se un giorno dovessi trovarmi faccia a faccia con il grillo. Poi penso, e se me lo avessero preso? Oggi ne parlerei con affetto o l’avrei archiviato davvero come una cagata pazzesca? In compenso, quando abitavo in Germania, ho trovato monchhichi e l’ho comprato. Eccolo!

Non te lo compro il Grillo Parlante

 

Mi ricorda la mia infanzia perché, al contrario del grillo parlate, lui è stato mio! Considerate che io appartengo alla classe 1978, ad oggi sono 39 suonati! Dopo i 40 smetterò di dire l’età! 😉

E voi? C’è un oggetto che non vi hanno mai comprato? E uno che amavate alla follia?

Scrivetelo nei commenti al blog, nei commenti su fb, su twitter, scrivetelo con la vernice rossa sull’armadio di casa, ma scrivetelo. Sono molto curiosa! 🙂

 

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Mamme incoerenti e privacy

 


Ciò che manca a Dio sono le convinzioni, la coerenza. Dovrebbe essere presbiteriano, cattolico o qualcos’altro, non cercare di essere tutto. (Mark Twain)


Devo essere sincera, questo articolo sonnecchia sulla punta delle mie dita da un po’ di tempo, non sapevo se scriverlo perché ho sempre paura di urtare la sensibilità di qualcuno. Poi mi sono detta, ma chi se ne frega?! Urtatevi pure se vi aggrada!

L’argomento oggi tratta di mamme attente, premurose, intelligenti oltre la normale intelligenza (dicono loro) che puntualmente, prima di pubblicare la foto dei loro pargoli, mettono un cuore, una stella, un culo a coprirne la faccia. Inette le mamme che non lo fanno, pazze, prive di scrupolo (dicono loro). Esiste la privacy, santo cielo, tutelate i vostri figli dai mostri che trovate in rete.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Va bene, su questo punto potremmo essere tutti d’accordo, anche se mi chiedo…Quale frenesia allucinante vi impedisce di non pubblicare foto in generale? Non sia mai che un porco possa utilizzare la foto di vostro figlio anche con un culo al posto della faccia. Detto questo, ognuno è libero di gestire i propri figli come crede. Certo, se alcune donne la smettessero di pensare a come lo fanno le altre, sarebbe meglio, però non si può avere tutto dalla vita. A Robbè, qual è il punto? Ecco il punto.

Perché, care mamme, per i vostri figli vale la legge della privacy e della tutela del minore e poi, quando andate in ferie in Africa, in Brasile, in Vietnam etc etc (salute!) cadete preda del demone della fotografia e pubblicate ottomilatrilioni di volti di bambini? Sono minori anche quelli, vanno tutelati anche loro, cosa fa la differenza nella vostra santa testa? Ho provato a riflettere e davvero, non capisco. “Che teneri” scrivete, “Guardate, nonostante siano poveri ridono sempre” scrivete ancora. Vogliamo parlare di tutte le foto di neonati con il buongiorno e la buonanotte che dobbiamo “assupparci” ogni giorno? E le immagini con i bambini malati? Sono spesso vittime in mano a sciacalli del web che confezionano bufale per mamme stordite.

Mamme incoerenti e privacy
Immagine presa da internet

Insomma, senza che vi offendiate, esattamente…dove si colloca la differenza tra il vostro pargolo minorenne e il pargolo di un’altra madre, che spesso non sa nemmeno cosa caspita sia questo Faccialibro? Dove finiscono privacy e intelligenza e inizia la gigantesca portata delle stupidaggini che dite?

Sì, sì…ho finito. 🙂 E comunque, a titolo informativo, io non ho mai messo cuori e culi sulla faccia di mia figlia. O la pubblico per intero o evito di farlo.


Negli uomini, non esiste veramente che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni.
(Guido Morselli)


 

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Ma che ne sai tu, bambino straniero!!!

elasticiOggi ho visto su Fb un post divertente, con la foto degli elastici per capelli che usavano le nostre mamme quando eravamo piccole. Carini a vedersi, con diverse applicazioni colorate, ma che avevano la capacità di strappare il 10% dei capelli ogni volta che bisognava toglierli.

La fatica, oltre al codino incastrato e con poche possibilità di fuga, era anche ripulire il pericoloso arnese dalle ciocche rimaste incastrate, annodate, fuse con la trama stessa dell’elastico. Questa meravigliosa visione mi ha dato lo spunto per scrivere alcune cose riguardo le nostre mamme italiane…ma cosa ne possono sapere i bambini stranieri dei privilegi che hanno allietato (e allietano) l’infanzia dei bambini italiani?

Portiamo qualche esempio.

  • Coprirsi bene quando fa freddo. Non importa che tu viva nel nord Italia o in Sicilia, se la temperatura scende sotto i 20 gradi inizia a fare freddo, se arriva a 10 gradi c’è in corso un’era glaciale. E mentre i poveri bambini all’estero vanno a giocare nei parchi in magliettina e pantaloncini corti con 5 gradi al sole, tu sei lì che guardi l’altalena ma non riesci a salire, perché sei vestito a strati e somigli tanto all’omino Michelin. Canottiera della salute, magliettina, felpa, giubbotto, sciarpa, cappello e guanti. E guai a dire “Mamma, ho caldo”…la risposta sarà sicuramente “Se togli la sciarpa e poi ti raffreddi ti metto in punizione per un mese!”.
Immagine presa da internet.
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  • Influenza. Puntualmente, come una catastrofe annunciata, arriva l’influenza…e non perché hai tolto la sciarpa ma perché non l’hai tolta. Una, due, tre ricadute, e più ti ammali più ti coprono, con il risultato che 3/4 del tuo inverno lo passi a letto con febbre e tosse. Questo ha anche dei vantaggi, perché quando un bambino in Italia sta male viene curato e trattato alla stessa maniera di un malato terminale, come se non ci fosse più un domani. Senti madri urlare “Ma come è potuto succedere?”…e nonne inveire contro il tempo, perché non esistono più le mezze stagioni. “U figghiu…era accussì beddu”…(Traduzione – Povero figlio, era così bello)…ok ma…è ancora vivo eh!!! “Mamma devo andare in bagno a far pipì”…”Aspetta che chiudo la corrente prima che ti rovini”…c’era una sola finestra aperta e 15 gradi fuori. La storia della corrente mi fa sempre ridere, ogni volta che vado dai miei in casa c’è l’Africa, io apro la finestra in sala per far girare l’aria e loro chiudono sempre quella in cucina perché…FA CORRENTEEE!!!
  • Anche le scuole in Italia non esulano da questo contesto. In inverno se piove (4 gocce) non si esce in cortile a giocare, “altrimenti vi ammalate”. Ma dai? Allora qui in Austria son matti quando li portano fuori a prescindere dal tempo per stare a contatto con la natura? Che ci sia neve, pioggia o sole si esce, è un obbligo, anche in Germania era così. Durante la ricreazione non si sta in classe e durante l’anno scolastico ci sono spesso gite all’aperto. Non aspettano che faccia caldo in inverno come Gigi D’Alessio aspettava la neve ad agosto!
  • Per quanto riguarda la fase autunno/inverno vorrei porgere un affettuoso pensiero vintage ai pantaloni in pura lana con le api dentro. Li avranno messi anche a voi, ne sono certa. A parte il lato estetico, di un classico che portava via (Mamma, io avrei 10 anni non 100), quei maledetti pantaloni pungevano all’inverosimile. “Mamma pungonooo!”…”Ma sono caldi e ti stanno bene, li devi mettere, punto!”. Vorrei averne un paio tra le mani per incendiarlo, in onore dei bei vecchi tempi.
  • L’argomento cibo è troppo delicato e ancora oggi, nonostante si siano evolute anche le mamme, in Italia senti dire “Mangiaaa, mangia che devi crescere! Tutta salute è!”…frasi rivolte spesso a bambini che non somigliano più ai nostri pargoli ma a immense palle rotanti! Il grasso fa male signore mie, il grasso non è tutta salute ma è l’anticamera di tante malattie. Io sono terrorizzata quando mia figlia prende troppo peso (è un’ottima forchetta)…le devo strappare via le cosce di pollo dalle mani e le patatine nascoste nelle tasche dei pantaloni. Evitiamo quindi di associare il grasso al bello e sano, perché non è così. Ho notato una cosa strana, molto diffusa in questo periodo. Per combattere l’anoressia si elogia la ciccia. Ora, un po’ di ciccia non ha mai ammazzato nessuno ma elogiare 100 kg di morbidezza a me personalmente pare una follia (specialmente se i 100 kg sono associati ad una persona alta 1,60) pari a quella dell’elogiare le ragazze troppo magre. Come in tutte le cose è necessaria una sorta di mezza misura.
  • E sempre in argomento cibo, cosa ne sanno i bambini stranieri delle panzate di pasta al forno che ci facciamo in spiaggia? E dei panini con la cotoletta? Poi però quei bambini, che posizionati accanto al tuo ombrellone ti hanno fissato mentre ingurgitavi il mostro, sono gli stessi che poco dopo ti fanno ciao quando si rituffano in acqua e tu devi aspettare ottanta ore (e categoricamente all’ombra) prima che la digestione sia finita e tu possa tornare a toccare l’acqua.
Immagine presa da internet.
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  • Argomento intimo. Cosa ne sanno i bambini stranieri del meraviglioso rapporto che abbiamo avuto, grazie alle nostre mamme, con mutande e calzini (sarà ancora così?)?! Mai, e quando dico mai è mai, potevi uscire da casa con un buco nel calzino o la mutanda strappata perché…perché…perché? “Perché se poi ti investono per strada e ti portano in ospedale che figura facciamo???” Anni e anni di questi discorsi mi hanno plasmato la mente e ancora oggi, quando esco e ho il calzino bucato (cioè sempre), cerco di stare attenta perché se mi schiacciano il principale problema è l’immensa figura de merda e non l’eventuale ferita!!!
  • Se ti sporchi ti ammazzo. Come non ricordare queste meravigliose e soavi parole. Che si tratti di una scampagnata, di un campo estivo con la scuola, di un paio d’ore trascorse in cortile con gli amici…non te devi sporcà!!! Gioca ma non giocare, tocca ma non toccare, suda ma non sudare. Ma cosa ne sanno i bambini stranieri, abituati a rotolarsi nel fango e a saltare dentro le pozze?! Lo fanno anche da adulti, ho visto qui a Vienna un addetto alla sicurezza saltare di proposito dentro una pozza mentre pioveva. I bambini devono fare i bambini, devono sporcarsi, grattuggiarsi le ginocchia, andare sui pattini (con il casco ok, ma senza l’armatura dei Cavalieri dello Zodiaco addosso a proteggerli!).
  • Quando i figli italiani crescono però tutto cambia, sì, crediamoci. Se dopo i 18 anni qualcuno si sventura a dire “Mamma, io parto e vado a scoprire il mondo” o “Vi voglio bene ma ho deciso di andare a vivere per conto mio” si scatena l’inferno. “Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te. Perché ci vuoi così male? Che bisogno c’è? Guarda i tuoi amici tranquilli e sistemati a casa con i loro genitori, perché tu non sei come loro? E la frase che regala un senso a tutte le altre è questa…“Ma sei ancora piccolo/a!”. Ora ditemi, cosa ne possono sapere i bambini stranieri di questo rapporto indissolubile con la propria famiglia, loro che a quattro anni iniziano ad uscire da soli e a 18 sono già grandi?
  • Aiutare in casa. Fortunatamente si stanno facendo dei passi in avanti e sono sempre meno le mamme che crescono i loro figli maschi con il concetto che in casa non devo fare una cippa. Generazioni di donne hanno sposato soprammobili da sofà. Per quanto sia un fenomeno in continuo calo devo constatare che è ancora molto diffuso, specialmente nel meridione.

Potremmo stare qui ore a parlarne ma voglio concludere citando l’apice delle contraddizioni.

  • 40 anni, figlio ancora in casa, cresciuto seguendo la corrente di pensiero appena citata. Genitori invecchiati e stanchi, che non hanno altro da dire se non…”Ma perché non ti sposi e te ne vai per la tua strada?”…Come un bambino straniero dite? mmm…interessante…

Spero che nessuna mamma si senta offesa, in fondo si scherza. Però dobbiamo ammettere che i tempi sono cambiati, la società è frenetica e non accenna a rallentare i ritmi. La nostra responsabilità di genitori è di crescere questi ragazzi rendendoli forti e soprattutto autonomi. Abituarli all’indipendenza non significa che li amiamo di meno, anzi, è un’ulteriore dimostrazione d’amore, perché spesso è per il nostro egoismo e la nostra paura di perderli che li teniamo a tutti i costi sotto la nostra gonna.

Immagine presa da internet.
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