Le cassiere a Vienna


Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.

(Albert Einstein)


Le cassiere a Vienna sono simili alle cassiere in Germania. Qualcuno mi dirà che sono simili alle cassiere in Francia, o a quelle in Olanda. Sicuramente però non sono simili alle cassiere in Italia. Non dico che ci debba essere per forza un rapporto simbiotico tra cliente e addetta alla cassa, ma almeno guardami mentre pago. Ehiii, mi vedi, sono sempre io, quella che viene a fare la spesa da voi quasi ogni giorno.

È molto probabile che durante la pratica per diventare LA cassiera, abbiano rifilato a queste povere anime un copione da recitare, e va bene. Però, frasi di circostanza a parte, mi chiedo che fine abbia fatto la personalità di quell’involucro che armeggia tra spesa e tasti in uno stato quasi catatonico, come se la mente fosse da un’altra parte. Disegniamo il momento.

Puntualmente arrivo alla cassa e con fredda educazione lei (i lui sono in numero inferiore) mi saluta, il più delle volte senza alzare la testa per guardarmi. Inizia a passare la merce fiondandola dalla parte opposta, io so già che devo riceverla al volo altrimenti perdo il ritmo e sono spacciata. Sorvoliamo sul discorso discount, lì serve una patente da riempi carrello e lavati di torno, ora! Finito di passare la spesa, anche se dietro di me non c’è un’anima e il nastro è vuoto, mi chiede “È tutto?”. No, ho un prosciutto nella tasca e un cetriolo nel c**o. Certo che è tutto, non lo vedi da sola che È TUTTO? Allora preme un tasto, mi farfuglia il totale (il più delle volte devo leggere perché era troppo veloce, non avrei capito nemmeno in italiano), prende i soldi e mi fanculizza senza guardarmi con uno sterile arrivederci. Ogni giorno lo stesso copione. Quando mi capita di incontrare cassiere che mi guardano e mi salutano senza usare frasi standard, so per certo che non sono austriache.

Tempo fa c’era una cassiera nuova nel supermercato sotto casa mia. Ripeteva il copione come una brava scolara, non alzava la testa nemmeno se le tiravi i capelli e le urlavi in faccia. A un certo punto era il turno di un suo collega, aveva fatto la spesa e doveva pagare. Lei lo saluta “Salve”, lancia la merce, chiede “È tutto?” e lo tratta come un perfetto sconosciuto. Ma avete lavorato insieme tutto il giorno, porco mondo assassino (Cit. Mio nonno)! Lui, basito, non ha fiatato. Sinceramente non è una cosa che mi dà particolarmente fastidio, lo prendo come spunto per farmi due grasse risate. Però, santo cielo, come è possibile che esista della gente così quadrata? Anche la storia dello scontrino mi commuove. Qui non è obbligatorio prenderlo, quindi ti chiedono sempre “Lo vuole lo scontrino?”. Rispondono quasi tutti di no, io invece lo prendo sempre. La tipa un giorno me lo chiede, io rispondo di sì e lei lo appallottola e lo butta. Non solo non mi vedi, non mi senti nemmeno! Svegliaaa, lo vogliooo!!! Sono ancora qui, mi percepisci?

Le cassiere a Vienna
Immagine presa da internet

Per bilanciare le cose devo dire che in Italia mi è capitato più di una volta un episodio che mi fa girare le sacre sfere all’impazzata. Il centesimo. Nessuno mi dava come resto il centesimo, arrotondavano in automatico. Una volta l’ho chiesto e la tipa mi ha fulminata. Davvero? Davvero vuoi questo centesimo? Certo che lo voglio, è mio! Non è per la cifra, è una questione di principio. In un caso e nell’altro, il povero cliente sta attraversando un periodo davvero triste. Spendere dei soldi per fare la parte di quello che rompe i coglioni non è proprio il massimo. E voi, con quali cassiere dovete condividere la vostra spesa?

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