Qui si prende la giusta velocità #Francesca #Senegal

Una sola cosa allora volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia.
(Ernest Hemingway)


Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci fa volare in Africa, con Francesca. La ringrazio per la sua disponibilità e vi auguro come sempre…buona lettura! Roberta
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Ciao Francesca e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Buongiorno Roberta, innanzi tutto grazie mille per il tuo interesse verso la mia storia. Sono Francesca, nata e cresciuta nella provincia di Bergamo. Ho 27 anni, e sono un’infermiera. Poco dopo la laurea ho risposto a un annuncio di un grosso tour operator francese che cercava infermiere per i suoi villaggi vacanza. Per quattro anni ho viaggiato con loro, prima in Italia poi in Grecia e in fine in Senegal. Unendo l’utile al dilettevole, viaggiavo, conoscevo nuove persone, imparavo le lingue e mi divertivo tutto questo facendo il mio lavoro e imparandolo a fare in contesti non sempre facili, spesso in urgenza con persone straniere lontane da casa che invece di svagarsi in vacanza si erano ammalate o ferite. Quando ho lasciato la Grecia l’ho fatto con le lacrime agli occhi ma sapevo che pochi giorni dopo sarei arrivata in Senegal, ed era dall’inizio dei miei studi che sognavo l’Africa, forse anche da prima.

Prima di espatriare hai provato a realizzarti in Italia?

Dopo la Laurea ho mandato per qualche mese curriculum a destra e sinistra, mi aveva contattato solo una casa di riposo per un contratto da 10 ore a settimana in libera professione, ho iniziato subito a cercare proposte all’estero, purtroppo la professione di infermiera è ancora poco riconosciuta in Italia, molti non sanno neppure che siamo laureati.

Raccontaci come sei arrivata a optare per il Senegal.

IMG_1934Come spiegavo prima, lavorare in Africa era il mio sogno, sapevo che arrivando con l’azienda per la quale lavoravo avrei avuto più possibilità di trovare un aggancio locale a fine contratto, e cosi è stato. Nel frattempo come in ogni bella storia ho conosciuto il mio fidanzato, Victor, un colpo di fulmine nel cielo caldo e afoso del Senegal. Cosa che mi ha dato la spinta finale per fare il grande salto e scegliere di restare. A decisione presa un amico studente ingegnere francese, che stava lavorando al progetto di costruzione di un dispensario, mi ha parlato dell’associazione con la quale collaborava (Casamasanté.org) mi è piaciuta la loro filosofia e il loro progetto. Ho cosi iniziato a collaborare con loro prima a tempo perso e da qualche mese full time. Ci occupiamo di medicina scolastica, per i circa 1500 bambini delle scuole materne e elementari del villaggio in cui vivo e della costruzione del dispensario che iniziata da qualche mese.

Quale è stata la difficoltà maggiore da superare?

La difficoltà maggiore da superare è stata l’integrazione. La relazione con Victor è stata mal vista da molti, moltissimi. Io sono ed ero una europea giovane e squattrinata che stava inseguendo un sogno e compiendo una scelta che pochi fanno. Lui ha 27 anni, viene da una famiglia rispettata, ha un lavoro, con un contratto a tempo indeterminato , una condizione rarissima in Senegal. Gli anziani, ma anche i giovani hanno cercato di dissuaderlo, come se si potesse dissuadere qualcuno dall’amare una persona. Avrebbero preferito che frequentasse una donna bianca adulta e ricca, o che sposasse una ragazza del villaggio. Le ragazze e le donne per un buon periodo quindi non mi salutavano neppure, considerandomi una nemica da combattere. Attualmente la situazione è migliorata, complice il lavoro che svolgo, in un luogo in cui l’accesso alle cure sanitarie è complesso e costoso, l’infermiera è una persona rispettata, l’infermiera che lavora con i bambini del villaggio lo è ancora di più.

Quale è la reale percezione della vita quando si arriva in quei luoghi?

La percezione della vita cambia totalmente, rianalizzi le necessità e dai una nuova scala alle priorità. Svaniscono la frenesia, la pressione, la fretta. Il tempo scorre in un altro modo, come se prima avessi sempre vissuto con il tasto “fast forward” premuto durante il film della mia vita. Questo non vuol dire che qui si va al rallentatore, vuol dire che si prende la giusta velocità; una velocità che ti lascia il tempo di dire buongiorno a tutti quelli che ti incontrano, e di fare un sorriso a tutti i bambini che gridano il tuo nome dall’altro lato della strada. Mi chiedo 3 volte se è veramente necessaria una cosa prima di comprarla. Prendo un taxi solo per compiere lunghe distanze, altrimenti cammino a piedi. Guardo il paesaggio, e mi stupisco ogni giorno nel notare qualcosa di nuovo.

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Quale è stata la cosa che maggiormente ti ha colpita?

La cosa che mi ha maggiormente colpita e affascinata è il rapporto con la fede. Il Senegal è a maggioranza di fede Islamica, la zona della Casamance in cui vivo ha un’alta concentrazione Cattolica. Le religioni convivono senza problemi. Le scuole sono chiuse a tutte le feste cattoliche e mussulmane per non far torto a nessuno. La chiesa e la moschea sono a 100 metri di distanza. Quando ci sono eventi importanti per i quali moschea e chiesa sono troppo piccoli si va nel campo di calcio per far spazio a tutti. Tanti sono animisti, o ancor meglio feticisti, alla base. Ognuno ha il suo talismano protettore intorno alla vita, che sia un feticcio o un gris-gris o entrambi (e più di uno). Tutti si rispettano , tutti convivono insieme. Il giorno di Natale i cattolici invitano i mussulmani a casa per pranzo, e alla Tabaski i mussulmani invitano i cattolici. È talmente semplice che è stupefacente.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

L’espatrio in Senegal mi ha rivoluzionata, sono diventata meno impulsiva e piùDSC02773 riflessiva. Sono più attaccata alla mia famiglia rispetto a prima, cerco di scrivergli un messaggio quasi ogni giorno cosa che prima facevo una volta ogni due settimane, li rendo partecipi della mia nuova vita, aspettano con ansia le mie foto e si commuovono con i video dei miei studenti che cantano e ballano.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci anche quest’esperienza.

“Donne che emigrano all’estero” è stato il raggio di sole nella tempesta delle mie paure post espatrio. Trovare questo gruppo di donne che hanno compiuto una scelta simile alla mia e che si ritrovano di fronte ai miei stessi problemi, è stato qualcosa di incredibile, non mi sentivo più sola.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Ho scritto un post qualche giorno fa su “Donne che emigrano all’estero” su questo tema, mentirei rispondendo che mi manca e mentirei dicendo che non mi manca. Sicuramente un giorno tornerò in Italia, se sarà per sempre però non posso ancora dirlo.

Cosa ti aspetti da questo 2016?

Io e Victor abbiamo grandi progetti per questo 2016, ma per ora non diciamo niente. Mi piacerebbe che il 2016 inoltre porti le mie amiche e la mia famiglia qui in Casamance, vorrei che vedessero con il loro occhi perché ho scelto di restare qui.

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Qui c’è della luce, in fondo al tunnel! #Minie #Sydney

Il 2015 è stato un anno pieno di interviste e di donne che, coraggiosamente, hanno deciso di lasciare tutto per cercare “altrove” una realizzazione personale, oltre che un modo dignitoso di poter vivere la propria vita. Ringrazio per questa possibilità Katia, ideatrice del sito web “Donne che emigrano all’estero”, e tutte le viaggiatrici che hanno deciso di condividere con noi la loro esperienza. Il 2016 è appena iniziato, lo inauguriamo con l’intervista fatta a Minie da Sydney, un’artista che ha deciso di non rinunciare al suo sogno. Che sia un anno meraviglioso per tutti! Vi auguro di trovare il coraggio di lasciare le poche certezze che avete se non appagano la vostra sete di vita! Buona lettura…Roberta

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Ciao Minie e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Ciao Roberta, grazie a te dell’intervista! Originariamente ferrarese e Antonella (ho dovuto adottare il nome d’arte “Minie” quando mi sono accorta che in Australia nessuno azzeccava mai il mio vero nome!), sono la classica artista che una ne fa e cento ne pensa! Attrice, cantante, da poco scrittrice (a fine ottobre è uscito il mio libro “Stella in Australia”), in Italia ero anche insegnante di dizione neutra. Ho la fortuna di essere sposata (da quasi 10 anni!) con un uomo che capisce e condivide i miei sogni: mio marito ed io suoniamo in duo musica jazz e classica da parecchio tempo e devo dire che vivere questo lavoro/passione insieme lo rende ancora più piacevole.

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Australia?

In Italia Ermanno ed io abbiamo provato, per alcuni anni, a far diventare l’arte il nostro mestiere principale. Indovinate com’è andata. Arrivavano dei risultati, cominciavamo a vedere dei riscontri a tutti i nostri sforzi, ma il tutto con dei tempi pachidermici e senza mai corrispondere appieno alle nostre aspettative. “Sai che c’è?” ci siamo detti, “noi ce ne andiamo!”. Abbiamo scelto l’Australia un po’ per alcuni parametri che ci eravamo prefissati (lingua, cultura, clima…) e un po’ perché lui sognava l’Australia da tanti anni!

Hai trovato quello che cercavi? 

Christmas CMMSì. I fatti parlano chiaro: in questi 30 mesi australiani abbiamo già avuto più di 50 concerti e suonato in tutta l’area urbana di Sydney, in Central Coast, Canberra, Melbourne, Adelaide. Senza parlare della cultura: qui le regole funzionano, la burocrazia è rapida ed efficiente, la gente è cordiale e il clima è fantastico (matto, ma piacevole!). Chiaramente, per ora, abbiamo anche altri lavori che ci consentano di pagare le bollette, ma questo accadeva anche in Italia. La cosa fantastica è che qui se vali te ne danno merito: qui c’è della luce, in fondo al tunnel!

In ordine di difficoltà; quali sono stati i primi tre ostacoli più faticosi da superare?

Il primo è certamente il visto; noi siamo riusciti ad ottenere la residenza permanente (miraggio per chiunque approdi su suolo aussie!) grazie al titolo di studio di mio marito. Non la chiamerei solo “fortuna”, perché abbiamo comunque dovuto affrontare molti mesi di duro lavoro e di preparazione, per riuscire ad ottenere tale traguardo. Ma è certamente vero che per molti il visto permanente è un cammino lunghissimo e molto complicato.

Il secondo ostacolo è stato la lingua: che si abbiano solo alcuni rudimenti di inglese, o che si sia fluenti, la comunicazione della quotidianità è comunque a rilento e necessita di tanta buona volontà e determinazione. Se poi ci si vuole addentrare nello slang australiano, allora sono dolori! Ci vuole uno studio costante, un po’ di intraprendenza e, sì, anche una notevole dose di pazienza in quei rari casi in cui qualcuno rimarca il tuo accento straniero.

Il terzo è la solitudine. Tanta solitudine. E non mi riferisco agli australiani, ma all’Italia: alle volte il tuo e il loro mondo diventano universi talmente differenti che sembra di parlare due lingue diverse. Lì capisci che qualche affetto andrà inevitabilmente perduto.

Che disponibilità economica avevi (e che disponibilità serve) per affrontare i primi periodi?

La mia storia è particolare per due ragioni: sono venuta con un visto studente (hoIMG_4910 preso un Diploma di Business della durata di un anno) ed ho dovuto pagare il corso e l’assicurazione sanitaria (obbligatoria per tale visto); la seconda ragione è che ci siamo portati dietro i nostri due cani dall’Italia e quella è stata una spesa molto onerosa: intorno ai 5000 euro tutta la procedura burocratica per i cani (quarantena, documenti, volo…). Se si emigra con dei figli, la spesa può diventare ancora superiore. Se siete giovani, single e senza pretese, magari con un budget di 3000 dollari ce la fate. Ma bisogna documentarsi molto bene, perché le spese possono variare. Un esempio? Le regole (e i costi) per i visti cambiano ogni 6 mesi, quindi è bene non basarsi troppo su esperienze fatte da altri, anni prima.

Sei riuscita a stringere qualche amicizia?

Certo! Gli australiani sono persone amichevoli, gioviali; avrei aneddoti molto divertenti su come certe volte ho dovuto inventare balle per non ammettere che non mi piace la birra: sarebbe stato un ostacolo troppo grande alla mia integrazione…ma quanto bevono! La comunità italiana è stata un buon punto d’appoggio iniziale, ma qui è stupendo poter allacciare amicizie con persone di tutte le età, razze, culture e religioni. È un’adorabile boccata di aria fresca!

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Più che cambiarmi, l’espatrio mi ha fatta sbocciare. Ho scrollato di dosso tanta amarezza, tanti pregiudizi, tante frasi fatte stantie che per troppo tempo hanno intorpidito la mia determinazione e la mia voglia di assaporare nuove esperienze. Sono ancora me stessa, solo più schietta, paziente, dinamica, determinata. Ho finalmente capito quanto sia prezioso il tempo a nostra disposizione. O forse sono solo invecchiata!

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci quest’esperienza.

Ho letto i primi articoli di Donne che emigrano all’estero grazie a Facebook; spesso, quando sei un emigrato, cerchi informazioni, persone, esperienze simili alla tua. Ed ecco che ho scoperto una realtà assolutamente interessante ed arricchente, dove ognuna di noi può aggiungere colori e sapori al concetto di “espatrio”. È un sito ricco di informazioni, ricette, consigli, spunti per chiunque, che viva all’estero e non!

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Assolutamente no. Nel 2016 torneremo per un tour italiano di musica (classica e jazz) e per presentare il mio libro; quattro settimane di lavoro in varie regioni italiane e stop. Devo essere obiettiva? Farò rifornimento di calze velate italiane: sono qualitativamente migliori e a prezzi più bassi.

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Cosa consiglieresti a tutte le persone che vorrebbero partire ma non hanno i mezzi per farlo?

Preferite un’esperienza in UK, piuttosto. Per imparare l’inglese non serve andare dall’altra parte del mondo: il Regno Unito è meno complicato dal punto di vista dei visti di lavoro e di lontananza da casa. Se invece avete proprio l’Australia in testa e sapete che nient’altro vi renderebbe ugualmente felici, allora non mollate mai! La terra dei canguri non è una realtà impossibile, ma richiede una determinazione incrollabile.

Cosa ti aspetti da questo 2016?

IMG_4793Tantissime nuove esperienze! Ho molti progetti dal punto di vista artistico e non; vorrei anche poter visitare nuovi posti: l’Australia, oltre ad una flora e una fauna uniche, offre panorami mozzafiato che meritano di essere vissuti e goduti! Se poi, durante il tour italiano, riuscissi a viaggiare per l’Italia senza arrabbiarmi con Trenitalia, sarebbe il non plus ultra!

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Posso fare propaganda? Sul mio sito personale si trovano tutte le informazioni e i link alla nostra musica e ai miei lavori artistici. Mi piace ricevere nuovi pareri e opinioni: aspetto i vostri!

Ultimo consiglio: non smettete mai di vivere i vostri sogni perché a volte si avverano! Se anche non si avverano, rimane comunque una gioia immensa averci provato!

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L’Italia è solo un tassello, il mondo è grande! #Ines #Auckland

Salutiamo il 2015 con l’articolo di Ines dalla Nuova Zelanda. La ringrazio molto per la disponibilità, ringrazio anche Katia che mi ha dato la possibilità di collaborare con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Un’esperienza costruttiva e decisamente illuminante! Vi auguro buona lettura, torneremo con le nuove interviste provenienti da ogni parte del mondo nel 2016! Buone Feste a tutti. Roberta

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Ciao Ines e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Ciao è un piacere scrivere per il mitico Ragionier Ugo! Sono arrivata in NZ due anni fa, partita da Genova, dove avevo lavoro a tempo indeterminato e mutuo da pagare. Prima ancora sono “emigrata internamente “ da Domodossola, città che mi ha visto nascere e crescere, ma poi sono partita alla volta di Zena per studiare. L’esperienza dell’Università è stato un flop, perché dovendo lavorare e mantenermi fuori casa non avevo abbastanza tempo da dedicare allo studio, così ho mollato. Questa storia però non l’ho ancora digerita e prima o poi mi rimetterò sui libri, a costo di farlo a 60 anni! Nel tempo libero cerco di stare il più possibile all’aria aperta (sono amante della spiaggia e qua ce ne sono a bizzeffe), scrivo sul mio blog menteviaggi.blogspot.com e scrivo per il sito “Donne che emigrano all’estero”.

20151215_171150Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Nuova Zelanda?

Ho lavorato per 10 anni nello stesso posto, in una sala Bingo, e negli ultimi anni mi sono resa conto di non essere contenta, che non mi sarei vista a lavorare lì per tutta la vita. Avevo voglia di cambiare, di viaggiare, di imparare bene l’inglese e di cambiare professione perché il mondo del gioco e i turni di notte non facevano più per me. Credo che mi stessi annoiando e mi serviva un po’ di adrenalina. Così un giorno ho deciso di licenziarmi e di partire. La meta in realtà era l’Australia, la NZ doveva essere solo una parentesi di qualche mese, per fare un po’ di pratica con l’inglese. Avevo il Working Holiday Visa pronto per entrambi i paesi, ma alla fine ho rinunciato all’Australia perché ho avuto l’opportunità di rimanere qua in Nuova Zelanda.

Quali erano i tuoi obiettivi e di cosa ti occupi attualmente?

L’obiettivo principale era imparare bene l’inglese. Ho già fatto tanta strada, ma non posso dire di essere arrivata! Bisognerebbe studiare per imparare una lingua come si deve, non basta parlarla tutti i giorni. Inoltre per via del mio lavoro frequento molti italiani, quindi si può dire che parlo italiano per l’80% della giornata, altro che inglese! A livello lavorativo, già in Italia, appena mi sono licenziata, non avevo idea di quello che avrei voluto fare in futuro. Insomma ho fatto un solo lavoro per tutta la vita, non avevo altra esperienza e a 30 anni il mio curriculum mi sembrava vuoto. Quando arrivi in NZ con un WHV, senza una laurea e senza particolari esperienze, senza un ottimo inglese, non hai molta scelta. O lavori nell’hospitality, o vai a raccogliere la frutta, o vai a fare la babysitter. Se sei un ragazzo hai invece la possibilità di andare a fare il manovale. Anche io sono finita a fare un lavoro da uomo, sono diventata una pizzaiola!

In ordine di difficoltà; quali sono stati i primi tre ostacoli più faticosi da superare?

L’inglese prima di tutto, a volte è un ostacolo anche adesso, perché a volte non hai i mezzi per esprimerti come vorresti e a volte ti trovi davanti delle persone che non fanno il minimo sforzo per venirti incontro. E’ una cosa frustrante. Ti fanno sentire stupida, in realtà se parli almeno due lingue non sei tu lo stupido, sei semplicemente nato in un altro paese e parli fluentemente un’altra lingua. All’inizio era proprio difficile, credo di averci messo 6 mesi a capire abbastanza bene quello che diceva la gente. E dire che ho fatto il liceo linguistico e avevo alle spalle 8 anni di inglese studiato a scuola. Qua hanno una pronuncia particolare e parlano con un sacco di slang, ci vuole un po’ per abituarsi.

Il secondo ostacolo, che non credo ancora di aver superato: integrarsi tra i locali. E’20150824_170625 una cosa che vorrei fare veramente, poter vivere le mie giornate interamente coi kiwi e non sentirmi ancora in Italia perché sono circondata da italiani. Non so se è colpa mia, o se è colpa loro che non mi vogliono, fatto sta che ho ben pochi contatti coi kiwi. Frequento principalmente italiani o altre persone straniere come me, principalmente europee. Auckland è una città al 100% multiculturale.

Il terzo ostacolo credo sia stato l’adattarsi a vivere con un budget limitato. In Nuova Zelanda difficilmente si diventa ricchi lavorando nell’hospitality e la vita è molto cara. Così mi sono ritrovata a dover scendere a compromessi per poter risparmiare qualche soldino. Non ho mai abitato in case veramente belle, ho diviso la casa anche con 5-9 persone, quando vado a fare la spesa difficilmente compro prodotti italiani perché costano troppo. Però nonostante le difficoltà sono contenta, sto bene. Questo paese mi sta dando tanto, se non fosse così non ci rimarrei, in fondo non mi obbliga nessuno.

Che disponibilità economica avevi (e che disponibilità serve) per affrontare i primi periodi?

Biglietto aereo di sola andata, io ho trovato un’offerta a meno di 500 euro, ma normalmente costa sui 700-900 euro. Ho fatto un corso di inglese il primo mese, mi costava circa 200$ a settimana, l’ostello 150$ a settimana. Per mangiare e uscire diciamo che sono altri 150$ a settimana. Ho trovato lavoro dopo due mesi (ma perché cercavo male!), la maggior parte delle persone che conosco invece ha lavorato fin da subito. Diciamo che in un mese servono 800 euro per vivere senza grandi rinunce o grandi pretese, aggiungiamo 500 euro se volete fare un mese di scuola. Comunque per legge, se si parte con un WHV, bisogna poter dimostrare di avere un minimo di 4200$ e i soldi per comprare il biglietto di ritorno nel caso non lo si possieda già.

20151215_171713Sei riuscita a stringere qualche amicizia?

Qualche amicizia, tante conoscenze. La cosa più brutta è che la maggior parte della gente che conosci qua è solo di passaggio. Ci passi un pezzo di vita e poi loro partono o tu parti. Le amicizie vere e durature sono una specie di miraggio. Ma ho capito che questo è abbastanza un problema comune per noi expat. Forse vivendo in un posto più piccolo sarebbe più semplice stringere amicizie, ma ad Auckland coi suoi 1.4 milioni di abitanti, gente che va e gente che viene, è un po’ un problema.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Sono una persona semi nuova! Sono cambiata tanto e sto ancora cambiando. Ho un approccio diverso alla vita, più kiwi e meno italiano, più positivo e rilassato. Affronto i problemi “senza fasciarmi la testa prima di rompermela”, continuo a buttare un occhio sul futuro ma mi godo di più il presente, ho scoperto che mi piace stare a contatto con la natura, sono diventata ancora più curiosa, meno viziata, mi adatto più facilmente alle situazioni, non impazzisco più davanti al guardaroba il sabato sera, perché non è importante “cosa mi metto”, quello che metto, metto, va sempre bene! Mi sono anche liberata di quell’orgoglio italiano che, quando andiamo all’estero, ci fa dire che l’Italia è il paese più bello, ha il cibo più buono, la cultura più importante. Ho capito che l’Italia è solo un tassello, che il mondo è grande, che il mondo è stupendo, che la diversità è da apprezzare.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci quest’esperienza.

Quest’avventura è iniziata un anno fa sulla pagina Facebook ed è diventato un progetto sempre più grosso. E’ aumentato il numero delle autrici, siamo sempre più sparpagliate per tutto il mondo. E’ nato un sito Web e abbiamo anche pubblicato un EBook, acquistabile online. Far parte del gruppo delle Donne Che Emigrano è molto gratificante perché mi dà l’opportunità di scrivere per un pubblico abbastanza vasto, far sentire la mia storia ad altre persone che vorrebbero partire ma che magari hanno paura. E’ anche confortante quando si parla dei problemi che si affrontano nella vita da expat, le storie delle altre ragazze e i commenti del pubblico, ti fanno capire che non sei la sola a incontrare certe difficoltà, ti danno la forza per andare avanti nei momenti “no”! Inoltre è molto bello leggere storie di vita quotidiana da ogni angolo del mondo, scoprire le abitudini dei diversi paesi.

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Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Mi mancano a volte delle piccole cose, ma non abbastanza da dire “torno a vivere in Italia”! L’Italia è un paese vecchio, immobile. Il malcontento generale della gente si respira nell’aria. Io voglio respirare positività! Auckland è ai vertici nelle classifiche delle città con la migliore qualità della vita e vi assicuro che non si tratta solo di statistiche. Se non potrò rimanere in Nuova Zelanda, comunque continuerò col mio viaggio. In Italia? Solo in vacanza!

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Certo! Concludo dicendo a quelli che vorrebbero partire: fatelo!! Non serve essere coraggiosi. Basta organizzarsi! Se l’ho fatto io, potete farlo anche voi! 🙂

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Non esiste brutto tempo, esistono solo cattivi vestiti. #Tatiana #Oslo

Oggi l’appuntamento con “Donne che emigrano all’estero” ci porta a Oslo, in Norvegia. Molto interessante l’intervista che mi ha rilasciato Tatiana, la nostra finestrella su un mondo completamente differente dal nostro. Buona lettura. Roberta

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Ciao Tatiana e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Mi chiamo Tatiana ho 43 anni e sono italo-norvegese, mamma era originaria di Oslo e papà di Roma. Sono cresciuta in provincia di Novara dove ho studiato al liceo linguistico con scarsi risultati, per questo sono stata mandata in Norvegia a studiare in una scuola d’arte, possiamo definirla una “punizione alternativa” che mia madre mi ha imposto-offerto, sperando che mi piacesse vivere nel suo paese d’origine, cosa che ho assolutamente fatto. Sono poi tornata a studiare in Italia dove mi sono diplomata segretaria d’albergo all’istituto alberghiero. Sono una appassionata di turisti e di tutto quello che gira intorno al turismo, alberghi, musei, escursioni, sono felice di aver reso la mia passione un lavoro. Quando non lavoro come receptionist-portiere d’albergo mi sfogo con i miei due cani e con la fotografia, oltre che con internet, il mio spazio sul mondo del quale non potrei più fare a meno.

Perché hai deciso di espatriare?

Negli anni ho vissuto in Norvegia, come ho detto, una prima volta  per studio, una seconda appena dopo il diploma e l’ultima due anni fa. Credo che mi fermero’ qui se non ci saranno ribaltoni nella mia vita. Ho anche vissuto in Svizzera e Germania, mi sono sempre spostata seguendo il mio istinto, l’occasione del momento, un’offerta di lavoro, e per quanto riguarda i miei sette anni in Baviera, per seguire il mio ex marito che viveva li. La Norvegia ovviamente è nel mio sangue e la amo fortemente, e Oslo la conosco molto bene, la vivo giorno per giorno scoprendone gli angolini più interessanti.

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Lavoro come receptionist-portiere di notte in un hotel molto particolare gestito da un’azienda che collabora con l’equivalente dell’ufficio di collocamento italiano. L’obiettivo è quello di far avvicinare o riavvicinare al lavoro persone che per un motivo o per l’altro ne sono uscite. Possono essere persone che hanno situazioni difficili in famiglia, violenza domestica, che sono in cura per malesseri psichici, che hanno avuto problemi di droga. Durante la giornata hanno la possibilita’ di imparare a lavorare in hotel nei vari dipartimenti: reception, housekeeping e ristorante/cucina, sotto la supervisione dei capi settore, di notte intervengo io che a settimane alterne lavoro con un altro collega per “sistemare” i vari errori che si sono venuti a creare, contabilità sbagliata, piuttosto che le prenotazioni. E’ un lavoro duro perché è solo di notte ma mi piace molto l’idea, qui si parla di welfare puro, si vede dove vanno a finire i soldi dei contribuenti.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare? Immagino che ai primi posti ci sia il clima!

Ci sono due ostacoli che ho dovuto affrontare da quando sono ritornata a Oslo due anni fa, il primo è stato la ricerca del lavoro, nonostante parli benissimo il norvegese più altre quattro lingue ho faticato molto a trovare un impiego fisso. Alla fine, per agevolare la situazione, ho seguito il consiglio di una consulente dell’ufficio di collocamento, ho aggiunto il nome norvegese di mia madre e ho iniziato ad omettere il cognome italiano, solo così ho avuto qualche riscontro e sono stata chiamata a colloquio. Il secondo ostacolo è stato trovare un appartamento dove accettassero i miei due cagnolini, mi trasferirò tra un paio di settimane, ho impiegato un paio di mesi a trovare una nuova sistemazione. Il clima non mi ha mai disturbato, un detto molto conosciuto qui è questo: non esiste brutto tempo, esistono solo cattivi vestiti.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?10614252_10152555962531696_5269570994824171758_n

Sempre di più, in Norvegia vige la regola del passaparola e delle referenze personali, una ditta sceglierà sempre di chiamare a colloquio  qualcuno che conosce, prima di uno che invia un cv per mail. Si dice che circa la metà delle posizioni vacanti non vengano neanche a conoscenza del grande pubblico tramite i siti come Adecco o Manpower, si fa domanda per una posizione perché si è sentito dire che la ditta cerca qualcuno. In questo momento storico di crisi petrolifera, quelli che erano i fortunati per eccellenza, ossia gli ingegneri, cominciano ad avere problemi, si sente sempre più spesso che i posti di lavoro persi sono decine di migliaia , venivano da tutta Europa e non avevano neanche bisogno di imparare il norvegese per lavorare, cosa che ad oggi è un requisito fondamentale per trovare lavoro in tutti gli ambiti. Ad oggi i lavori più abbordabili per gli stranieri sono quelli con competenze molto particolari, ad esempio nella sanità, le infermiere e i tecnici di laboratorio su tutti.

Come sono i rapporti con i locali?

I norvegesi non sono proprio i più espansivi del mondo, si fa fatica ad entrare in contatto con la gente. Adesso è più facile nelle grandi città perché ci sono tante possibilità ricreative che fanno uscire la gente, penso alle palestre, ai corsi di ballo, ai concerti ,alle attività sportive all’aperto, primo tra tutti lo sci per cui tutti qui vanno matti.

Come si vive nella città più grande della Norvegia?

Oslo è un paesone o una cittadina, ha poco più di 500.000 abitanti. Abbiamo i mezzi di trasporto pubblico che coprono tutte le zone, metropolitana, bus, tram e traghetti, questo fa si che non ci sia bisogno di avere la macchina, la mia l’ho venduta poco tempo dopo il mio arrivo. Io faccio la spesa nei supermercati di fascia bassa e mi fornisco di frutta e verdura nei negozi degli immigrati medio orientali che sono convenientissimi e dove si trovano cose molto sfiziose rispetto ai supermercati. Oslo è una città giovane, non si sente il profumo di storia, lo paragonerei ad una ragazza di trent’anni vestita sportiva che in alcune occasioni si mette in tiro per qualche uscita importante. Gli abitanti di Oslo viaggiano molto e sono abituati ad avere a che fare con gli stranieri, devono solo imparare ad essere un po’ più aperti nei modi di fare. In totale mi trovo benissimo, tutto funziona come deve funzionare, io non mi sono imbattuta in grossi problemi.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Dell’Italia mi manca il cibo a prezzi decenti, qui si trovano parecchi prodotti importati ma costano tantissimo. Mi manca possibilità di andare ad un concerto di Jovanotti, di poter andare a visitare un borgo sperduto in montagna, mi mancano gli amici e i parenti più stretti, ma penso che l’Italia per me non vada più bene. Quando sono partita erano troppe le cose che mi rendevano l’aria irrespirabile, forse sono cambiata io e non accettavo più i compromessi ai quali ero messa  di fronte ogni giorno. Non credo di volere tornare a viverci, me la gusto solo in vacanza, a piccolissime dosi.

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Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci di quest’esperienza.

Non mi ricordo neanche come sono venuta in contatto con questo gruppo, giornalmente leggevo di queste donne fantastiche che scrivevano da ogni angolo della terra le loro storie favolose. Io a confronto mi sento anonima, leggo di storie africane di povertà, di ragazze occidentali che entrano nel tessuto sociale con una facilità affascinante, non credo ne sarei capace, io mi sono spostata in realtà che non erano troppo distanti dalla mia di origine.

In che misura ti ha cambiata quest’espatrio?

Quando sono partita mi sentivo soffocare dalla crisi italiana, avevo un’attività che ho dovuto chiudere ed ero sempre  sotto pressione per il fatto di non avere una sicurezza economica. Anche qui non ho certezze ma almeno mi sono scrollata dalle spalle quel senso di frustrazione costante. Mi sento più rilassata e ho ritrovato un ottimismo che avevo perso per strada.

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Solo in un posto in cui non sei nessuno puoi scoprire davvero chi sei. #Elena #Vancouver

Ciao e grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Inizierei con il chiederti…chi è Elena?

Ciao a tutti! Ciao Roberta. Io sono nata a Roma 35 anni fa, a 18 anni sono andata a studiare in un’altra città dove ho vissuto per 15 anni, la meravigliosa Napoli. Lì mi sono laureata e conseguito un dottorato in Storia Contemporanea, ho sposato l’uomo della mia vita, conosciuto i miei più cari amici e cresciuto i miei due bambini.

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Quando è nata in te la voglia di espatriare e perché hai scelto il Canada?

Posso dire con certezza che prima dell’estate del 2013 questa idea non mi aveva mai nemmeno sfiorato. Credo sia stato un insieme di fattori concreti e lo zampino del caso ad avermi portata in Canada. La crisi economica, le condizioni di lavoro non più gratificanti, la città divenuta più ostile del solito, le difficoltà di trovare spazi, tempi e speranze per il futuro mio e dei miei figli. Poi un amico, ex collega, con il quale avevo sempre mantenuto i contatti, già emigrato a Londra anni prima, si spostò a Vancouver e me ne raccontava meraviglie. Io e mio marito eravamo pronti a spiccare il salto. Ed eccoci qui.

Vancouver è una meta ambita da tanti, so però che sono necessarie particolari referenze. Che percorso suggeriresti a chi fosse intenzionato a trasferirsi da quelle parti?

E’ vero, le politiche migratorie del Canada in questi ultimi anni in particolare stannophoto 1 diventando sempre più restrittive. Per noi italiani i modi per arrivare qui con un permesso lavorativo sono pochi. Uno è il classico WHV Working Holiday Visa, un permesso che l’ambasciata canadese rilascia a mille italiani l’anno, di età compresa tra i 18 e i 35 anni con fedina penale immacolata e di sana costituzione. Sei mesi di lavoro e sei mesi di soggiorno da turista. Questo è il tempo che hai per trovare uno sponsor, ovvero un datore di lavoro che che ti assuma con contratto a tempo indeterminato, con una paga medio alta e si faccia carico di fronte al governo canadese dell’onere di dimostrare che come te non esiste un cittadino residente in grado di fare il tuo stesso lavoro. Impresa piuttosto ardua. Poi esiste la chiamata diretta, ovvero un’azienda canadese si innamora di te (non importa quanti anni tu abbia o che nazionalità) e ti chiama per assumerti. Per rinnovare il tuo permesso dovrai comunque prima o poi passare per le temute Express Entry, LMO o altre procedure che prevedono esami medici, di conoscenza della lingua, verifiche burocratiche e quant’altro. Procedimenti che diventano più lunghi, costosi e selettivi di anno in anno.

Quali sono le sostanziali differenze tra il Canada e l’Italia?

photo 2Sono moltissime, difficile elencarle tutte. Questo è un altro mondo. Un altro modo di vedere le cose, di farle, di percepirle. E’ un paese molto giovane, innanzitutto (Vancouver ha poco più di 130 anni) è multietnico, multiculturale. C’è un grande senso del rispetto delle regole per una civile vita in comune. Un fortissimo senso si responsabilità per il bene pubblico, per la natura.

Scrivi per il sito “Donne che emigrano all’estero”, è da poco uscito il primo e atteso E-Book che raccoglie le vostre storie. Parlaci di quest’esperienza.

E’ stata la nostra Katia per la verità ad occuparsi di tutto. Io le ho dato una mano nella correzione di bozze di alcuni articoli. E’ stato bello soprattutto poter conoscere meglio le altre autrici attraverso questa esperienza.

Come sono i rapporti con la gente del posto?

I canadesi sono molto amichevoli e aperti. Vancouver è una città con una stragrande maggioranza di immigrati di prima e seconda generazione, quindi quando parlo di Canadesi intendo Libanesi, Scozzesi, Portoghesi, Argentini, Cinesi, Armeni… Sarà per il fatto che siamo tutti “appena” arrivati che si respira una bella aria di solidarietà. Attraverso la scuola dei miei bambini abbiamo poi fatto subito amicizia con tanti genitori, viviamo nello stesso quartiere e siamo buoni vicini. Ci regaliamo prodotti dell’orto, abbiamo delle serate per noi mamme, festeggiamo insieme il Canada Day, mio marito ha una piccola compagnia di papà appassionati di birra come lui e con cui va al Pub di tanto in tanto.

Ti manca l’Italia e torneresti a viverci?

Mi manca l’Italia? Forse, ogni tanto. Rimpiango alcuni luoghi soprattutto in certiphoto 3 periodi dell’anno. Le vacanze estive nel paesino di sempre con la mia famiglia, la Pasqua in campagna. Mi manca non essere lì quando accadono eventi importanti alle persone a cui voglio bene. Ma no, non ci tornerei a vivere, certamente non nell’immediato futuro.

Per concludere…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Sì. Tenete a mente una grande verità che ho sperimentato sulla mia pelle e che molti expat potranno confermare. Solo in un posto in cui non sei nessuno puoi scoprire davvero chi sei.

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Vivere è più importante! #Katia #donnechemigranoallestero

Oggi ho il piacere di intervistare ancora una volta Katia, ideatrice del sito “Donne che emigrano all’estero” con la quale, parecchi mesi fa, è nata una splendida collaborazione. Ha molte novità da raccontarci, quindi evito di dilungarmi e vi lascio con questa bellissima intervista. Roberta

Katia seychelles wedding on the beach
Katia Seychelles wedding on the beach

Ciao Katia. La tua è stata la prima intervista nata dalla collaborazione con la pagina Fb che tu hai creato, “Donne che emigrano all’estero”. Per me è un piacere intervistarti nuovamente. So che ci sono novità in arrivo, puoi parlarcene?

Anche per me è un vero piacere essere di nuovo qui! Ricordo la mia prima intervista con te: luglio 2014, Seychelles, veranda di casa…vista oceano! Adesso sono circa otto mesi che sono rientrata in Italia per ragioni di salute e fortunatamente mi sto rimettendo alla grande! In questo frangente ho approfittato per portare avanti due progetti che mi stavano a cuore: il primo è la realizzazione di un LIBRO con le storie anche inedite  delle DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO; è disponibile formato E-BOOK  in  tutte le librerie on-line da una settimana e ne abbiamo già vendute decine di copie in pochi giorni. Il libro  contiene 34 capitoli di donne che raccontano il loro espatrio ai quattro angoli della Terra. Lo analizzano da una prospettiva molto femminile e spesso intimista: famiglia, figli, affetti vicini e lontani, pensieri, riflessioni, solitudini. Lo scopo è quello di far conoscere a quante più donne possibile cosa significa davvero espatriare. Andare a vivere in un altro paese ci può cambiare profondamente,  ci fa scoprire nuovi aspetti di noi stesse. E’ un’esperienza ricca e rivelatrice ma occorre una mente aperta ed una solida fiducia in sé stesse per non crollare di fronte alle inevitabile difficoltà che, proprio per il fatto di essere  vissute in terra straniera e fuori dalla nostra zona di comfort, possono venire percepite in maniera molto acuta a provocare feroci frustrazioni.

Il libro NON ha scopo di lucro: abbiamo deciso di devolvere gli introiti in beneficienza alla ONG AiBi, dove lavora Silvia, la nostra corrispondente dal Nepal. L’Aibi si occupa di sostegno all’infanzia e supporto alle adozioni internazionali http://www.aibi.it/ita/

Così siamo riuscite ad unire la soddisfazione di una pubblicazione editoriale con l’intento di perseguire una buona causa. Io sono più che fiduciosa del successo del libro, tanto più che una Casa Editrice  ha mostrato un certo interesse per il nostro e-book ed è possibile che, in futuro,  si riesca a produrne un’edizione cartacea!

Ecco il link per acquistarlo subito! http://goo.gl/gE6LZK

Copertina E-book
Copertina E-book

In questa occasione Roberta desidero ringraziarti per aver accettato di scrivere una delle tre prefazioni che precedono il corpo del libro stesso.

L’altro progetto è il SITO WEB www.donnecheemigranoallestero.com  on-line da pochissimi giorni!  Il sito è la logica conseguenza del successo della pagina FB: abbiamo raggiunto in un anno di attività più di  11.000 fans!  Al di là della ricca interazione tra scrittrici  e pubblico, che rappresenta sicuramente motivo  di arricchimento e di soddisfazione per chi partecipa al progetto,  sempre più spesso ricevo ringraziamenti dalle autrici stesse dei post. Dicono che hanno trovato, nello scrivere le proprie esperienze e nel renderle pubbliche, un efficace strumento per esternare pensieri, sentimenti ed emozioni, scoprendo al contempo quanto terapeutica questa attività possa essere!  Io ne sono felicissima! E’ questa la ragione  del  sito web: creare  uno spazio più ampio dove raccogliere tutto il mondo interiore delle  EXPATS attraverso aree monografiche, fotografie, post  e video.

Anzi, se mi permetti vorrei approfittare di questa intervista  per lanciare un appello del tipo AAA CERCASI : il sito web è aperto a tutte le donne espatriate. Se qualcuna ha delle idee, se si sente creativa, se vuole realizzare video (vlogging di qualità) , se aspira a raccontare storie attraverso fotografie, disegni,  fumetti, o altro…si faccia avanti!  Io sono aperta a tutte le forme espressive! Inoltre mi rivolgo anche a chi si occupa di crescita personale, coaching online, pensiero positivo…ho in mente un progetto interessante quindi SCRIVETEMI a [email protected]  oppure direttamente alla mail del sito web.

Dopo una lunga permanenza alle Seychelles, dove hai ricoperto il ruolo di direttrice d’albergo, sei da poco rientrata in Italia. Quali sono state a caldo le tue prime emozioni?

Ho vissuto uno shock culturale.

Non riuscivo a credere di aver dovuto abbandonare le Seychelles. Per qualche mese, subito dopo il rientro,  ho continuato a fare un sogno-incubo  ricorrente: tornavo sull’Isola e venivo accolta prima da un senso di calore e di benevolenza , poi compariva una figura femminile che mi invitava  ad abbandonare quel luogo. Adesso quella fase è superata, tuttavia risvegliarsi alla realtà italiana non è proprio un bel risveglio…

Secondo te, avendo vissuto con un raggio visivo decisamente ampio, questa crisi è frutto solo della cattiva gestione da parte dei politici o molto dipende anche dalle scelte personali di ogni singolo cittadino?

E’ un argomento delicato sul quale non passa giorno senza che io mi interroghi al riguardo.

La sfera pubblica e la sfera privata dovrebbero costantemente incrociarsi al fine  di perseguire il benessere generale della comunità di riferimento. In realtà nel mondo moderno sono diventate entità che non dialogano. Il luogo del potere – oggi  succube dell’economia –  è lontano dal cittadino. Non esiste dialogo.

Io credo che i nostri politici non abbiano  più lo spessore culturale e morale degli statisti di un tempo. Inoltre sono privi di passione politica, oltre ad aver perso il gusto di una dialettica colta, capace di vere argomentazioni.

Cornelius Castoriadis (personaggio che ho scoperto da poco) dice: la caratteristica evidente della politica contemporanea è la sua insignificanza. Il politico, qualsiasi sia la fazione di appartenenza, è impotente, mira solo a restare in carica ed i suoi programmi sono deboli  (da un dialogo di Cornelius Castoriadis a Daniel Mermet nel novembre 1996) .

Ai  tempi dell’antica Grecia le decisioni per la Polis venivano prese nell’Agorà, luogo dove il pubblico ed il privato si incontravano. Oggi manca uno spazio vitale che assolva questa funzione. Ma, più di ogni altra cosa, al cittadino mancano  le motivazioni necessarie per  occuparsi in prima persona di politica; ha perso il legame con uno  dei doveri-privilegi  della comunità democratica e non sa più, o non si permette più, di esercitare l’unica  funzione sociale che gli consentirebbe di dare un peso politico, concreto, al suo pensiero ed alle sue azioni.

La mossa rivoluzionaria di questi tempi dovrebbe essere tornare a fare politica dal basso in “massa”, con decenza e  con responsabilità, sviluppando un  senso  etico anche nelle scelte dei propri consumi. Mossa che prevedrebbe una vera presa di coscienza generale per poter essere messa in atto.

Osservo in giro molti tentativi di scrollarsi di dosso l’imperante dominio del consumismo  globale – la crescita del numero dei vegani attivisti, la nascita di orti bio autogestiti, la riscoperta di produzioni locali a km 0 e così via. Tuttavia si tratta di micro fenomeni, multiformi  ma ininfluenti  sul piano economico perché in gran parte sconnessi dal tessuto politico.

Infine, per tornare alle  dinamiche  di malgoverno, credo che esse  dominino le  scene politiche mondiali, e non siano prerogativa esclusiva dell’Italia. Tutti i governi del mondo adottano strategie scorrette, abusano spesso delle loro poltrone, tentano di manipolare la volontà dei cittadini, soprattutto in fase di elezione politica.

I miei ex colleghi indiani mi hanno raccontato in svariate occasioni  di quanto il governo e tutto l’apparato amministrativo  fosse corrotto nel loro paese.

Alle Seychelles ogni qualvolta che si avvicinavano le presidenziali  venivano  regalate casse di birre ed organizzate feste in tutti i quartieri al fine di prendere voti.

Per concludere, anche se il discorso potrebbe continuare all’infinito, penso che la questione della crisi abbracci ben più della sola questione italiana: la crisi è strutturale alla nostra società mondiale sovrappopolata, dominata dalla filosofia del liberismo e della crescita infinita, realtà che stanno mostrando i loro lati deboli senza che  nessuno sia capace di fornire soluzioni alternative valide. Almeno, non finora.

Katia preparazione wedding on the beach
Katia preparazione wedding on the beach

Cos’hai ritrovato di bello in Italia e di cosa invece avresti volentieri fatto a meno?

Sono  arrivata a fine gennaio con un freddo polare. Ho dormito tantissimo. A Marzo sono tornata alle Seychelles per un breve periodo ed al mio ritorno in Italia è arrivata la primavera. Magnifica! Ora siamo in autunno  e vedo le giornate accorciarsi: l’inverno è palpabile,  già nell’aria! Ecco, quando vivi all’Equatore questi passaggi te li perdi tutti.

Di deplorabile – ed è la cosa che di primo acchito mi ha colpita –  ho trovato il CUSTOMER CARE! Essendomi relazionata  con la clientela per anni, sono sbalordita dal trattamento che viene riservato ai clienti  qui in Italia. Qui sembra che nessuno  abbia le basi di un buon customer care, non le commesse nei negozi, non le receptionist negli studi dentistici, e neppure gli addetti agli sportelli informazioni. In pochi ti ascoltano, in pochissimi prestano attenzione ai tuoi veri desideri. Così succede che i lavori vengono svolti male, non in conformità con quello che ci si aspetta. Tempi lunghissimi, una pericolosa tendenza a “non spendersi”. Personalmente  quando incontro un cliente “mi illumino” e mi concentro esclusivamente sull’ascolto dei suoi bisogni. Qui invece sembra che i clienti portino solo “noie”. Mi sono chiesta se il problema fosse circoscritto alla  mia sonnolenta e provinciale cittadina toscana ma, parlando  con amici che abitano a Roma e a Milano, pare che il fenomeno sia di tipo trasversale ed investa la penisola su tutti i fronti. Trovo curioso che, in un paese in decadenza come l’Italia, con forti problemi di tipo occupazionale, nel campo dei servizi e del commercio non si provi  lo stimolo a migliorarsi partendo proprio da sé stessi, con azioni correttive molto semplici, come l’ascolto del cliente.

So che al momento non stai lavorando, pensi di ripartire?

Sarebbe un opzione più che desiderabile…sto cercando ma, come tutte sappiamo bene, l’operazione di ricerca a volte richiede tempi lunghi.

Tuttavia, se non dovesse capitare, dovrò temporaneamente  adattarmi alla realtà lavorativa italiana.

Mi sono stati proposti dei progetti professionali abbastanza interessanti anche qui in Italia, sebbene in un campo diverso da quello alberghiero. Li sto prendendo in considerazione.  L’aspetto scoraggiante del lavoro in ambito italiano è che si rischia di non essere pagati – abitudine che sta prendendo sempre più piede – o di lavorare a fronte di contratti che prevedono remunerazioni ridicole. I progetti che mi sono stati proposti sono di ordine imprenditoriale, ma anche in quel campo si rischia, in questo paese, di non trarne un reale beneficio in termini di reddito a causa della pressione fiscale altissima.

Tuttavia io sono errante per natura e so che chiudermi la possibilità di viaggiare e di scoprire nuovi mondi equivarrebbe per me a vivere in prigione; per cui continuo a guardare in direzione dei paesi esteri.

In che misura la vita all’estero ti ha cambiata e come viene percepita la vita in Italia da chi rientra?

Curiosamente io mi sento sempre la stessa a livello interiore, forse perché spaccare la crosta che mi teneva impigliata nella routine locale ha solo rivelato all’esterno quello che già ero interiormente prima di partire! Ma la realtà intorno a me è cambiata tanto. Sono spesso sola, molti degli amici (ma erano davvero amici, mi domando oggi) che frequentavo prima di partire sono quasi spariti e/o  non sono più disponibili a fare vita sociale. Le uscite sono sporadiche ed anche la mentalità non la trovo più a me vicina come la percepivo anni fa. Questo mi fa pensare che “forse” sono io ad essere cambiata senza averne la consapevolezza. Chissà.

Come percepisco la vita in Italia? Lenta!

Almeno, questa è la mia impressione. La provavo  anche quando, ai tempi in cui studiavo a Perugia, rientrando a casa, avevo l’impressione che tutti andassero più piano rispetto al capoluogo umbro (perdendo così un sacco di tempo!). In realtà vedo dei cambiamenti:  molti più stranieri per le strade rispetto a prima, molta gente nervosa che sgomma e si inquieta per un nonnulla – in questo caso  per lo più italiani. A volte qui percepisco una sorta di lentezza mentale che è davvero lontana dal mio tipo di energia.

Con l’ultima domanda ti lascio libera di dire quello che preferisci, qual è il messaggio che vuoi lasciare ai nostri lettori?

Quando ero sull’ultima isola dove ho lavorato alle Seychelles, una sera ho cenato

Seychellesi collaboratrici
Seychellesi collaboratrici

con una ospite di nazionalità  francese. Eravamo sulla spiaggia, parlavamo dell’esistenza  e delle cose importanti da  fare durante il tempo della nostra  vita.

Io le raccontai di  quante volte, per ragioni che non sto qui a menzionare, ma tutte legate a motivi professionali, ho dovuto rinunciare a fare ciò che desideravo veramente.  Lei abbandonò le posate sul piatto e molto seriamente mi disse di non rinunciare MAI, per nessuna ragione al mondo, ai miei desideri e di non posticiparli senza una ragione  più che valida. Non importa che essi siano un viaggio esotico  o la semplice voglia di passeggiare una sera a piedi nudi sul lungomare.

Dai  suoi settantacinque  anni di età mi stava dicendo che la vita scorre in un soffio e che troppa parsimonia nel preservare  le  nostre risorse personali non è cosa saggia: siamo esseri umani e  siamo deperibili,  e prima che ce ne possiamo rendere conto diventiamo  polvere cosmica.

Per cui, quando si desidera qualcosa, si deve cercare di ottenerla e di goderne.

Ecco perché questa estate italiana 2015 me la sono goduta al mare, in piscina, all’orto (ebbene sì: con tutta la mia famiglia coltiviamo zucchine, fagiolini e pomodori!).

Il lavoro?  Rimandato all’inverno per il momento. Vivere è più importante.

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Una vita senza emozioni …non vale la pena! #Katy #Cile

Rieccoci con l’appuntamento bisettimanale nato dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Oggi vi proponiamo l’intervista che abbiamo fatto a Katy dal Cile! La ringraziamo augurandole buon proseguimento! Roberta

Ciao, intanto grazie per quest’intervista. Inizio sempre curiosando un pò sulla vita di chi si racconta. Quindi, chi è Katy?

Ciao, chi sono?!  Innanzitutto parliamo delle radici, perché come diceva la santa del film “La grande bellezza”, le radici sono importanti. Provengo da Controguerra, un paesino della provincia di Teramo famoso per la produzione vinicola. Un paesino che da adolescente maledivo perché mi stava stretto ed ora adoro…una piccola oasi incontaminata  nella quale torno sempre con piacere. Laureata all’accademia di belle arti in Scenografia con una grande passione per la Storia dell’Arte ed i viaggi. Vivo in Cile da ormai otto anni (scriverlo mi fa una certa impressione).

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Quando è nata in te l’idea di espatriare e perché?

In realtá non c’é stato un momento specifico, fondamentalmente ero aperta alla possibilitá da sempre. A volte si viene frenati dai sentimenti, dal lavoro, ecc…Sono stata chiamata dal Cile in un momento “perfetto”, il lavoro andava cosí cosí….e la mia relazione sentimentale  era  appena terminata…..insomma..tutto tondo, come dico io.

Vivi in un Paese che, immagino, sia completamente diverso dal nostro per cultura e abitudini. Come ti trovi?

Katy1Il Cile é un paese meraviglioso con realtá diversissime, devo dire che mi sono trovata bene da subito. Ho avuto modo di viaggiare molto in Cile e di innamorarmene, il verdeggiante sud…e il nord desertico…mi hanno conquistata.

Hai avuto difficoltà con la lingua e quanto è facile (o difficile) creare dei rapporti con la gente del posto?

Lo spagnolo non é una lingua complicata, anche se non la parlo benissimo, invece creare delle relazioni non superficiali con i cileni…lo é. Per le feste, le uscite , gli aperitivi, di amici ne trovi quanti ne vuoi, è quando ti senti un po’ triste che non trovi nessuno. I cileni vivono molto di apparenze, per lo meno quelli di ceto medio alto…e sono un po’ classisti.

Quali sono le professioni che vanno per la maggiore e cosa consiglieresti a chi vuole trasferirsi in Cile?

Ingegneria, architettura, geologia. Essendo un paese costantemente in via di sviluppo.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…com’è nata questaKaty2 collaborazione e perché lo fai?

…mmm….non ricordo esattamente come sia nata la collaborazione ma é un bel gruppo, molto diverso dai soliti in cui ci si limita ai lamenti nostalgici e alle ricette dei paesi d’origine.

Domanda “obbligatoria”…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci?

Si, mi manca l’Italia ma non tornerei a viverci, non per ora almeno!

Prima di salutarci…vuoi dire qualcosa di importante che non ti ho chiesto?

Vorrei dire che bisogna avere il coraggio di lasciare le zone di comfort, viaggiare, conoscere altre culture, reinventarsi.

Una vita senza emozioni …non vale la pena!

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Tiziana dice: a San Paolo sono cresciuta come persona

Ecco un nuovo appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web  DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO ed ecco un’altra meravigliosa storia da leggere. Oggi a raccontarsi è Tiziana da San Paolo. Dalle sue parole si può evincere quanta ricchezza d’animo ci sia in alcune parti del mondo e quanto sia facile e naturale assorbirne l’essenza. La ringrazio per aver condiviso con noi una parte della sua vita. Buona lettura e buon lunedi a tutti. Roberta

Ciao a tutti!
Mi chiamo Tiziana, la mia storia di emigrante è un po’ particolare….nel senso che io non ho proprio nemmeno mai sognato di andare a vivere all’estero! Per me, nata a Genova e trasferita per “amore” a Milano, era già abbastanza! A dicembre 2013, “l’amore” che già mi aveva fatto fare un saltino da Genova a Milano, mi comunica che a breve si sarebbe trasferito per lavoro in Brasile, a San Paolo….doccia fredda (anche se allora non andavano ancora di moda)… “Cioè? Non ho capito? Solo tu? Tutti? Per quanto tempo?” “No! Io non posso! Come facciamo! Le bambine!”

……Io, concentrata su bisogni, ritmi e quotidianità conquistati a fatica tra lavoro e famiglia! Dopo un mese di “isteria”, ho deciso che avrei sondato, per un breve periodo, San Paolo. La curiosità e la preoccupazione mi hanno portato a cercare in rete, a catturare informazioni che non dovevano essere da turista! Che importava a me se il Brasile nelle guide turistiche era descritto come meraviglioso! Io stavo andando a vivere a San Paolo…..
Cercando su Facebook ho incontrato una pagina: “DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO” ….“Il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine hanno il coraggio di fare tutto….”

Paura ne avevo tanta, anche perché provate a dire: “Dovrei andare a vivere a San Paolo”….. Ho iniziato a leggere i racconti di queste donne e ho trovato molte similitudini con la mia paura, ma molta energia e coraggio che le ha portate a fare esperienze meravigliose. Le ho contattate: “Sto per andare a vivere a San Paolo, c’è forse qualcuna di voi che può consigliarmi?”. Fantastica la risposta di Catia: “No, ma se stai per partire potresti essere tu la nostra inviata!”. A giugno siamo partite, io e le mie due bambine, e abbiamo iniziato la nostra esperienza in Brasile con il desiderio di conoscerlo davvero senza farci spaventare da racconti apocalittici e con l’entusiasmo di trasmettere le mie emozioni da “inviata speciale”!


Dovevo pensare a come fare esperienze di vita che mi permettessero di decidere se valesse o meno la pena trasferirsi…..Io ero sempre la stessa ligure “chiusa” che da Genova si era trasferita a fatica a Milano….ma “loro” erano i brasiliani! Popolo stupendo, disponibile ad aiutarti, a venire incontro alle tue difficoltà, a consigliarti….impossibile non chiacchierare, non entrare in relazione….impossibile rimanere diffidenti e chiusi di fronte a tanta cordialità! Un esempio per tutti. Ci siamo iscritte ad un corso di capoeira in una palestra di quartiere perché volevo che le mie figlie conoscessero un po’ di costume e cultura brasiliana e socializzassero in un contesto ludico/sportivo.

Una delle mie figlie ha una disabilità e, come sempre mi succede, ho iniziato a spiegare al maestro le sue difficoltà, ma lui mi ha fermata. Non mi ha chiesto una quota extra per un insegnante individuale per lei…mi ha risposto che non c’erano problemi. Ed è stato così! Nessun problema a ripetere 3, 4 volte un movimento, a mettersi a fianco a lei a spiegarle gli esercizi.  Nessun ragazzino ha sbuffato quando lei ha rallentato l’attività e tutti hanno sempre voluto giocare con lei, incoraggiandola sempre. A voi sembrerà poco, ma in Italia spesso ci nascondiamo dietro la parola disabile per far credere che chi ha un problema è speciale, “diversamente abile”, in realtà nemmeno gli diamo la possibilità di provare ad esserlo…..
Le mie “paure iniziali”, che forse ora avrete capito, sono crollate di fronte all’empatia e alla disponibilità di queste persone.

Non posso affermare che San Paolo sia una città sicura e tranquilla, ma con una buona dose di positività e umiltà si possono vivere esperienze meravigliose! Io all’estero non ho fatto esperienze lavorative, non sono cresciuta professionalmente o economicamente….sono cresciuta come persona. Le mie figlie non hanno fatto esperienze didattiche che le avvantaggeranno in Italia (nemmeno le abbiamo cercate, sono bambine e avranno tempo per fare le loro esperienze…), ma hanno un grande bagaglio di autostima e allegria da portare in Italia.


Grazie per l’attenzione che mi avete dedicato, Obrigada!
Tiziana

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Katia dalle Seychelles: Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto!

Oggi a raccontarsi e’ Katia dalle Seychelles. Mi piace molto il modo in cui scrive e lo spirito che trapela dalle sue parole. Vi invito tutti (uomini compresi) a visitare la sua pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Noterete come, nei vari racconti arrivati da ogni parte del mondo, nonostante le difficolta’, ci sia sempre la voglia di riuscire. Storie di donne coraggiose, intelligenti, avventurose e passionali!!! Perche’ bisogna essere vivi dentro per affrontare un’espatrio! Ringrazio Katia per aver condiviso con noi la sua storia e vi lascio in compagnia delle sue parole…Roberta

ECCO CHI SONO Italiana, toscanaccia, ho studiato a Perugia per un Master in Economia e Tecnica del Turismo. All’età di 42 anni leggo su di un sito Web specializzato che cercano un Front Office Manager alle Seychelles. Sarà stata la pioggia di quel giorno o il mare smeraldo della fotografia che accompagnava l’annuncio …fatto sta che in un momento di follia ho cliccato “invia CV” e mi sono candidata alla posizione pensando che non mi avrebbero neppure notata. 6 mesi dopo ero alle Seychelles.

Sono partita per cambiare, per allontanarmi da tutto, per scoprire nuove geografie. Ma 42 anni è l’età del cambiamento: il nostro Saturno Natale viene attraversato dal passaggio del Saturno Cosmico ed enormi giri di boa, esteriori od interiori, vengono intrapresi a quell’età. Ho sempre pensato di stare qualche mese e poi di tornare in Italia. E così ho fatto, per diversi anni, un gran andirivieni di viaggi che si sono sempre conclusi con il ritornare. Adesso sono più serena di quando sono partita anche perché finalmente ho coronato il mio sogno professionale: ricoprire il ruolo di Direttrice d’Albergo.

Facile? Forse più facile qui che in Italia ma posso dirlo solo adesso…me lo avessero proposto 10 anni fa avrei pensato “impossibile!” Sono sola, navigo sola, vivo sola. Mi piace molto questa solitudine che mi permette di vedere le cose senza influenza alcuna. La considero un “privilegio”. Conosco molta gente qui e mi sento decisamente a casa ma non posso affermare di aver fatto amicizia con dei “locali”. Le differenze esistono, soprattutto di tipo culturale, e sebbene possiamo frequentarci e passare dei bei momenti insieme restiamo etnie e culture lontane. All’inizio ho anche avuto problemi con la lingua: parlavo meglio il tedesco che non l’inglese o il francese e c’è voluto un bel po’ di tempo per ri-padroneggiarle decentemente tutte e due … a scapito ovviamente del tedesco che ho quasi dimenticato!

Consiglierei le Seychelles a chi desidera lavorare nel turismo e nell’hotellerie: ancora per qualche anno qui avranno bisogno di espatriati per ricoprire i ruoli chiave. Ma attenzione: queste Isole si stanno svegliando dal torpore coloniale e fra non molto saranno i Seychellesi a dirigere gli alberghi!

Ecco perche’ e’ nata la pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO

Ho sempre considerato FB un eccellente mezzo di comunicazione, più adatto a persone mature che non a ragazzini privi di senno. Da quando sono fuori Italia poi è diventato il luogo virtuale dove incontro tutti, parenti ed amici. Perché non incontrare altre donne che vivono all’estero mi sono detta, perché non raccontare le proprie storie e far si che anche chi è ancora in Italia possa condividerle e partecipare alle conversazioni? Ecco come è nata la mia pagina DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO.

L’ho creata in un giorno di fine febbraio 2014, in un periodo carico di incertezze e di speranze allo stesso tempo. Stavo infatti per trasferirmi su di un’isola remota dell’Oceano Indiano, un puntino invisibile su Google Map dove non c’era copertura di telefonia mobile. Ho iniziato a pubblicare da sola, parlando al vuoto, come le sonde inviate nello spazio cercano vite aliene io cercavo donne interessate al mio progetto. E sono arrivate, lentamente una ad una, portando con sé un carico di entusiasmo incredibile- Desideravo la voce di Donne Italiane che vivessero all’estero e che volessero condividere su di uno spazio virtuale le loro storie ed loro pensieri. Adesso, dopo circa 4 mesi di attività, siamo circa 20 amministratrici da tutto il mondo a parlare di noi e dei paesi che ci ospitano. Da sempre ho in mente un progetto editoriale e sto valutando la possibilità di creare un Sito Web.

Nel frattempo siamo su Twitter e Pinterest . Il prossimo step è creare un canale YT… anche se devo dire che io sono l’unica a produrre video ed a pubblicarli! Dimenticavo: una Radio Italiana dovrebbe intervistarci prossimamente per creare una programma dedicato alle DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO! La pagina non fornisce consigli pratici per cercare lavoro (perché il lavoro non si trova su FB!). E’ però uno strumento prezioso per chi vuole addentrarsi nei meandri femminili dell’emigrazione, per capire in anticipo cosa significa trasferirsi, quali sono gli stati d’animo ed i pensieri che attraversano la mente delle donne una volta che decidono di migrare. Avrei potuto scegliere di creare l’ennesimo gruppo degli emigrati all’estero, un gruppo di “italians” di cui FB pullula… ma ho deciso di scegliere le DONNE.

Perché le donne portano dentro di sé un universo di emozioni indescrivibile e dietro le loro faccine innocue hanno una carica di energia insospettabile! Sulla pagina scrivono Imprenditrici, Bloggers, Cantanti … sono donne di successo e a me piacerebbe che potessero essere di esempio a tutte le nostre connazionali. Vorrei che le donne non si abbattessero, non rinunciassero ai loro sogni, vorrei che attraverso le nostre storie avvenisse una sorta di iniezione di coraggio e speranza capace di cambiare i destini. Mentre a fine febbraio partorivo mentalmente l’idea della pagina ho visto una frase che è diventata il motto stampato sull’immagine di copertina. Con questa frase – che è il condensato della “mission” della pagina – finisco il mio intervento e vi invito tutte sulla pagina di DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO per fare il pieno di positività e di tanta energia creativa! “Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”

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