#Diariodibordo-La vita come il tetris


Molti fallimenti nella vita sono di persone che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato
(Thomas Edison)


 

Catania 16.11.2015 h09.30

Qualche giorno fa vi parlavo dell’immobilismo da evitare, oggi ne sono ancora più convinta.

Spesso le nostre aspettative sono decisamente troppo alte rapportate a certe realtà. Questo non significa che i nostri sogni fossero irraggiungibili, né tantomeno banali e utopici. È un po’ come il tetris, se sbagliamo ad abbinare il colore e la forma i tasselli non si incastrano.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Rinunciare e appendere i guantoni al muro non è la soluzione, bisogna ammortizzare il colpo, rialzarsi dopo essere caduti, capire dove si è sbagliato e percorrere sentieri diversi. Provare, riprovare, sapere di volercela fare è la chiave di svolta che ci permetterà di scalare quella montagna.

Con lucidità, tenacia, sacrificio, credendo con cuore e stomaco al sogno da perseguire, ogni tassello riuscirà a incastrarsi alla perfezione!


Non sai mai cosa c’è dietro l’angolo. Potrebbe essere tutto. Oppure potrebbe essere nulla. Continua a mettere un piede davanti all’altro, e poi un giorno ti guarderai indietro e scoprirai di aver scalato una montagna.

(Tom Hiddleston)


 

 

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Passando dall’Inghilterra, Australia, Svizzera…fino ad Hong Kong #Stefania

Dopo una lunga pausa eccoci con una nuova intervista nata dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Oggi vi racconteremo di Stefania (che ringrazio) e del suo percorso fino ad Hong Kong! Buona lettura…Roberta

IMG-20150425-WA0006Ciao Stefania e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Salve, mi chiamo Stefania. Sono nata a Cagliari e lì ho vissuto per i primi 19 anni della mia vita. Sono cresciuta pensando che non mi sarei mai mossa dalla Sardegna perché, come spiegavo da bambina, in che altro posto non ci sono terremoti, serpenti e ragni velenosi? Ed invece nell’anno della maturità i miei genitori hanno deciso che volevano cambiare la loro vita (e la nostra) e volevano trasferirsi in continente (noi sardi chiamiamo così l’Italia). Detto francamente è stato un dramma, ma il trasferimento dalla Sardegna mi ha aiutato prima di tutto a capire che gli affetti veri sopravvivono alla distanza e poi che si possono avere radici in un posto senza viverci. La seconda esperienza che mi ha preparata alla vita dell’expat è stato l’Erasmus in Inghilterra. L’Erasmus mi ha infatti insegnato che non ci sono confini se non quelli che ci mettiamo noi. Dopo la laurea ho detto ai miei genitori che mi avrebbero visto solo durante le vacanze e sono partita prima per l’Australia per fare un mini-master in un’università di Melbourne e poi per l’Inghilterra dove questa volta era il mio fidanzato a fare un Master.

Ovviamente non sarei dovuta essere così categorica nel dire che non avrei più vissuto in Italia perché nel 1999 mio marito ha trovato lavoro in Italia e vi siamo rimasti per 5 anni.  Alla fine è stato un bene perché mio marito, che e` un Indiano Malesiano (cittadinanza Malesiana ma origini Indiane – purtroppo in Malesia ci sono le leggi razziali e l’etnia viene registrata sul certificato di nascita), ha imparato l’italiano ed io mi ho potuto smettere di essere un’interprete quando voleva comunicare con la mia famiglia o viceversa. Mio figlio è nato in Italia e poco più di un anno dopo, nel 2005,  l’azienda di mio marito lo ha mandato in Svizzera. Tra le montagne della Svizzera tedesca è cominciata la nostra avventura di expats e ormai sono passati 10 anni. Dopo la Svizzera siamo stati  ad Hong Kong, nella Corea del Sud, in Malesia e poi di nuovo ad Hong Kong dove speriamo di fermarci almeno finché mio figlio non finirà la scuola superiore.

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Perché hai deciso di espatriare?

Potrei semplificarmi la vita e dire che la scelta di lasciare l’Italia è legata a mio marito che non è italiano, ma non sarebbe del tutto vero. Sono stata cresciuta da una madre con la vena della viaggiatrice che mi ha sempre spinta a vedere il mondo e a viverlo. Questo è il motivo che mi ha spinta a fare l’Erasmus. Ho conosciuto mio marito durante quest’esperienza.

Di cosa ti occupi?

Ad Hong Kong sono un’insegnante di supporto in una scuola internazionale. Lavoro con bambini che hanno bisogno di supporto per stare in classe. La scuola dove lavoro crede nell’Inclusion, ovvero in classi dove ci sono bambini di di tutti i tipi e di tutte le nazionalità (nella mia classe l’anno scorso le nazionalità rappresentate erano: danese, svedese, malesiana, tedesca, americana, britannica, giapponese, cinese, taiwanese, filippina, spagnola, pachistana, olandese e australiana) . Le classi sono di 22 studenti con 2 insegnanti fissi e se c’è uno studente che ha bisogno di un supporto continuo (come qualche volta i bambini autistici) allora ci sono 3 insegnanti fisse.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

Penso che l’ostacolo più difficile da superare in assoluto sia la distanza dall’ItaliaDSC_2477 quando un familiare è malato. Mio padre e` stato malato per parecchi anni prima di morire e il doverlo salutare ogni anno, alla fine dell’estate, senza sapere se lo avrei rivisto, è stata davvero dura. Inoltre la mia lontananza mi impediva di essere di aiuto a mia madre ed a mio fratello durante quegli anni difficili. Per essere di supporto almeno morale sono ricorsa a quello che so fare meglio, scrivere lettere… nel caso specifico e-mail…

Per quanto riguarda il lavoro, ad Hong Kong non ho avuto grossi problemi perchè conosco bene la lingua inglese (cosa necessaria per lavorare qui) e le persone con la Dependent Visa (io sono registrata sotto il visto di lavoro di mio marito) possono lavorare senza bisogno di un permesso di lavoro personale. Comunque molte scuole internazionali forniscono il visto per gli insegnanti.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?

Le mie referenze per questo lavoro erano principalmente il preside e la responsabile del programma “Special Needs” della scuola dove ho fatto il mio stage. Quando ci siamo trasferiti a Seoul, non potevo più lavorare perché la dependent visa (il visto delle mogli e dei figli delle persone con il permesso di lavoro) non me lo permetteva ed è difficile trovare un posto di lavoro che faccia domanda per te. Ad Hong Kong ero un’insegnante di Italiano, ma in Corea non molti sanno l’inglese, quindi, se proprio volevano studiare una lingua straniera, preferivano studiare l’Inglese. Non potendo lavorare mi sono rimessa a studiare per lavorare come insegnante di supporto ed ho fatto uno stage nella scuola di mio figlio che e` una rinomata scuola internazionale britannica.

Come sono i rapporti con i locali?

IMG-20150626-WA0008Hong Kong è un posto molto peculiare. Fa ormai parte della Cina, ma ha un suo governo e usa ancora il sistema della Common Law, che usava quando era sotto il dominio Britannico. I locali di Hong Kong sono cinesi, ma si distinguono dai cinesi della madre patria (qui chiamati: mailand o mainland chinese). La maggior parte dei cinesi di Hong Kong parlano inglese (oltre al cantonese, dialetto usato dalla popolazione di Hong Kong, ed il mandarino, lingua ufficiale della Cina), mentre la maggior parte dei cinesi della madre patria parla solo il mandarino. Se, come me, non riuscite a capire la differenza fra le due lingue, potete semplicemente osservarne il comportamento. Se sono gentili, educati e pazienti (rispettano religiosamente le file), sono senza alcun dubbio cinesi di Hong Kong. Non ho mai avuto problemi con la popolazione, anzi li ammiro molto. Sono stata fortunata perché 7 anni fa, quando sono arrivata qui la prima volta, sono diventata amica di una delle mamme dell’asilo di mio figlio e grazie a lei, che è di qui, ho capito meglio la popolazione locale.

Come si conciliano le nostre abitudini con quelle di una società tanto diversa?

Noi non abbiamo grossi problemi a vivere in Hong Kong. Questa città è un posto ideale per gli expats perchè è molto internazionale ed aperta ed è possibile costruirsi la vita che si desidera. L’unico problema che abbiamo è collegato all’educazione di nostro figlio. Noi siamo dei genitori più severi di molti altri genitori expats e, alle volte, questo lo fa sentire diverso dai suoi compagni e quindi ha difficoltà a farsi amici (problema che non ha quando torna in Italia per le vacanze perché dove vive mia madre i bambini devono più o meno seguire le sue stesse regole).

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

L’Italia mi manca, ma, nonostante mi piaccia tornare per le vacanze (ogni anno perIMG-20150408-WA0014 almeno un mese e mezzo), non ho voglia di tornare a viverci.  Ho lottato buona parte della mia vita contro l’inutile burocrazia italiana e, vivendo all’estero, ci si rende conto di quanto meno tasse si possono pagare con risultati molto migliori di efficienza e buon governo. Quando andremo in pensione desidero tornare in Europa, ma non sono sicura di voler tornare in Italia.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci di quest’esperienza.

Alcune delle socie dell’ADI (Associazione Donne Italiane) di Hong Kong, leggono la pagina Fb “Donne che emigrano all’estero” e cosi` ho cominciato a leggerla anche io. Ne fanno parte tante donne simpatiche ed intelligenti e mi piace che ognuna di noi possa esprimere il suo punto di vista senza essere attaccata o giudicata. Mi è sempre piaciuto scrivere e questa città mi ha accolta a braccia aperte per ben due volte, per questo ho scritto a Katia chiedendole se potevo farne parte. Certe volte è difficile trovare il tempo con il lavoro e la famiglia, ma e` sempre divertente!

IMG-20150509-WA0029Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Questa primavera ho scritto un racconto per il Premio Letterario Galtelli` in onore di Grazia Deledda. Il racconto, di pura fantasia, è basato su una ragazza italiana che vive in Australia e colgo l’occasione di ringraziare tutte le donne che scrivono sulla pagina Fb “Donne che emigrano all’estero”, perché le loro storie e le emozioni raccontate mi hanno ispirato per descrivere la protagonista. Non ho vinto, ma non mi arrendo!

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Ciò che siamo è dettato da nostro io interiore, non dall’esterno. #Lara #Agadir #Marocco

Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero” ci fa volare fino in Marocco. Ringrazio Lara per aver deciso di raccontarci la sua storia…buona lettura…Roberta

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Ciao Lara e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Ciao, sono Lara, sono nata 34 anni fa in un piccolo paesino di mare vicino alle 5 terre, laureata in Traduttori ed Interpreti e da 9 anni adottata dalla meravigliosa città di Genova, punto di riferimento importante per i miei spostamenti lavorativi. Adoro ballare, cucinare, creare ad uncinetto, cantare, visitare e ridere…puntualmente, pero’, mi ritrovo sul divano con il telecomando in mano, mentre mio padre mi manda periodicamente messaggi da ogni parte del mondo… mi chiedo chi sia vecchio.. io a 34 anni o lui a 70!…

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Marocco?

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Da due anni e mezzo mi trovo in Marocco, ad Agadir, per gestire un cantiere di demolizione, cantiere che mi sta togliendo pelle e anima e per il quale ho deciso di parcheggiare la mia vita privata per un solo scopo: comprare un mattoncino!…in realtà la vita privata la ho e continuo ad averla anche se a  distanza  è tremendamente difficile! Io italiana in Marocco con un compagno Senegalese in Italia…che casino! La trasferta però è l’unico modo, oggi, non per guadagnare soldi ma per risparmiarne un pò e cercare di comprare casa. Erano due anni che io e il mio capo davamo la caccia a questo cantiere ed abbiamo vinto la gara d’appalto… unico particolare: sarebbe dovuto durare solo 12 mesi… ne sono passati 30 e sono ancora qui…

Di cosa ti occupi?

Gestisco cantieri di demolizione e sono responsabile della filiale marocchina.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

Il Marocco è un Paese dalle forti potenzialità, è un Paese che potrebbe essere molto, molto più sviluppato rispetto ad ora, se solo la popolazione si impegnasse un pochino di più: quando le persone non sfruttano al 100% le proprie capacità e la propria intelligenza i risultati arrivano zoppi. E’ un popolo mentalmente disordinato e questo caos si riflette sul modo di lavorare: disorganizzazione totale (non in tutti i campi), mancato rispetto dei tempi e soprattutto della parola data (questo anche nella vita non solo sul lavoro). La più grossa difficoltà è quella di adattarsi al loro modo di lavorare (o di non lavorare) e dico sempre che fino a quando questo popolo complesso si giustificherà dicendo che tutto viene da Dio, andrà poco lontano (non puoi mettere la tua vita nelle mani di Dio, sei tu che decidi di essere ciò che vuoi essere!)

agadrQuali sono le principali risorse del posto?

Sicuramente il turismo. Il Marocco è un Paese meraviglioso, con un ventaglio di paesaggi che va dal mare, alla montagna al deserto. Ovviamente di questo tris naturale ne beneficia anche l’agricoltura, la pesca e l’allevamento, fonte di sostentamento e di esportazione di alcuni prodotti.

Come sono i rapporti con i locali?

Purtroppo la mia vita sociale è ridotta ai minimi termini: dalle 6h30 alle 18h30 in cantiere…immagina in che condizioni arrivo a casa: mangio e vado a letto. In più abito in appartamento e devo pulire, fare da mangiare e fare la spesa. Le persone sono gentili, ma è quella gentilezza un pò falsa, pronta a trasformarsi in “fregatura” appena giri l’angolo. Come se non bastasse sono donna straniera e sola…pane per i locali, esca per i pesciolini…in pratica ti si attaccano come cozze e se per caso sorridi e contraccambi il saluto per educazione sei finita: è come se dicessi “sì, invitami a uscire che ci sto”…quando ho capito il meccanismo ho cominciato ad uscire con occhiali da sole, non sorridere, non salutare e non dare numeri di telefono (anche se non serve perché basta che tizio chiede a sempronio e il gioco è fatto!). Insomma è come se fossi sempre osservata e tutto questo con il passar del tempo pesa…. semplicemente perchè non mi sento libera di esprimermi

In ogni caso con qualche accortezza si sopravvive!

Parlaci di Agadir e degli aspetti sia positivi che negativi.cantiere visto dal mare

Agadir è una bellissima città,  vivibile, tranquilla (soprattutto d’inverno) e baciata dal sole quasi tutto l’anno (in due anni e mezzo ho visto due temporali e qualche pioggia, niente di più). Il paradiso a portata di mano per rilassarsi direi. Mi chiedo ancora come non esista un collegamento  aereo diretto, Agadir – Italia. Almeno una volta a settimana…. che diamine, siamo nel 2015!

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

L’Italia mi manca, mi manca il mio paesino (Deiva Marina) mi mancano i vicoli di Genova, il profumo di focaccia alle 7 di mattina e la  mia quotidianità, seppur non troppo movimentata. L’avere deciso di comprare casa a Genova è stato un passo importante, segno di un ritorno alle origini…credo sia l’ora di dedicare un pò di tempo a me stessa, ai miei progetti, al mio compagno e vedere se si può salire un altro gradino assieme…dopo tanti sacrifici me lo devo. Mi manca anche la leggerezza di una serata senza pensieri, di una giornata senza le responsabilità e i problemi di una ditta che non è tua ma è come se lo fosse; la mia parte allegra, solare e bambina è stanca di stare seduta in un angolo per lasciare spazio alla “donna di cantiere” forte che deve controllare tutto…

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci di quest’esperienza.

Ho scoperto questa pagina per caso. Leggevo i post delle DONNE all’estero ma non avevo mai la spinta per scrivere di me…non per pigrizia ma era come mettersi allo specchio e guardarsi, per arrivare alla conclusione che non è questa la vita che voglio. Un giorno però mi sono detta “ora ti siedi e scrivi…hai 30 e passa anni e ti prendi le responsabilità della tua scelta”. Così ho fatto. Ho inviato la mail con la mia storia e continuo tutt’ora a  scrivere piccoli aneddoti della mia vita da espatriata… direi che è terapeutico!

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Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Questa esperienza mi ha segnata in molte cose, mi ha fatto fare un balzo in avanti professionalmente ma tre cento balzi indietro per quanto riguarda me stessa: ho imparato tanto e continuo ad imparare: ho avuto modo di conoscere usi e costumi di questo popolo, di leggere parti del Corano, di vedere l’Islam sotto altri punti di vista, di arricchire quindi il mio bagaglio culturale ma, per quanto mi riguarda il prezzo, è stato ed è tuttora alto. Forse non ero pronta a fare un passo del genere o forse il rinunciare ai miei bisogni per così tanto tempo mi ha portata ad un punto in cui la stanchezza mentale ha la meglio su tutto…probabilmente fossi stata in Francia sarebbe stata la stessa cosa…alla fine ciò che siamo è dettato da nostro io interiore non dall’esterno. Dovessi tornare indietro sinceramente non so se lo farei… ma ora sono qui e quindi è inutile porsi domande…si va avanti si finisce il cantiere e poi si sparisce di scena per un bel pò.  In ogni modo il Marocco è un bellissimo Paese… per le vacanze!

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Keep calm and smile! #Margherita #Irlanda

Eccoci tornati con un’altra intervista dedicata alla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. L’espatrio di Margherita è frutto di un terribile lutto da dover elaborare, della voglia di non arrendersi allo sconforto cercando di reagire subito in modo positivo…nonostante tutto. La ammiro tanto per questo e le auguro la felicità che merita. Roberta

Ciao Margherita e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei…

Oak field Park -Raphoe
Oak field Park -Raphoe

Ciao Roberta, grazie a te per l’intervista. Io sono Margherita, una ragazza ultra 40enne proveniente dalla Sardegna, diplomata ragioniera, non per scelta ma per necessita’, che pero’ ha sempre amato segretamente lo studio delle lingue, in particolare inglese e spagnolo. Tra l’altro sono figlia di padre Sassarese (Bultei), madre Nuorese (Oliena) ma cresciuta nel Cagliaritano (San Gavino), quindi esposta già da piccola al bilinguismo, perché il dialetto sardo è da considerarsi una lingua a sé. Ed essendo diverso di zona in zona, in casa avevamo la fortuna di sentire i dialetti delle 3 provincie piu’ grandi della Sardegna. Nonostante il Diploma in ragioneria, non ho mai praticato la professione, ho però sempre lavorato nell’ambiente dei negozi. Adoro la musica, andare ai concerti quando è possibile, leggere e cucinare quando ho tempo, e viaggiare, quando ho i soldi… Sono una persona molto positiva, istintiva e con un grande senso dell’amicizia e della giustizia ma anche poco paziente e poco parsimoniosa. Ho iniziato poco piu’ di un anno fa a fare yoga e l’ho trovato molto terapeutico. Difficile farne a meno ora. Ho giocato a Basket per 20 anni e lo sport mi ha insegnato che nel gioco anche se perdi poi hai la possibilità, rigiocando, di vincere, esattamente come  nella vita.

In Italia lavoravo da 5 anni come assistant manager nel reparto negozi in una mega resort 5 stelle lusso, dove un caffè costava 8 euro e una prenotazione per una notte diverse migliaia di euro. Un esperienza meravigliosa che mi ha fatto crescere ma mi ha fatto anche capire che la vita va’ vissuta oltre il lavoro. Col trasferimento in Irlanda mi sono trasformata in cameriera al bar prima e room service successivamente, per poi tornare al mio primo amore professionale: i negozi.

Sardegna
Sardegna

Sono mamma di due bimbi che amo più della mia vita e che si chiamano Marco e Luca. Il primo ha 9 anni e il secondo 5. Sono diversi come il giorno e la notte. Riassumendo: Marco testardo e sensibile come me e intelligente e pratico come il padre. Luca e’ piagnone e pazzerello come la mamma, spiritoso e deciso come Conor, il babbo. Quest’ultimo è l’uomo che mi sopporta da 10 anni e col quale mi auguro di invecchiare, perché irlandese migliore non potevo trovare. Conor e’ unico, ha una bellissima voce, un grande senso dell’umorismo e fa una pizza buonissima.

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Irlanda?

L’espatrio non era nei miei piani. Ero felicemente sposata con un uomo meraviglioso, facevo un lavoro che amavo e iniziavamo a pianificare una famiglia. Ma una calda mattina di luglio di 12 anni fa una macchina ha invaso la corsia nella quale mio marito viaggiava con la sua moto, uccidendo lui e i nostri progetti, per sempre. E’ stato il dolore più grande che abbia mai provato e da subito ho pregato Dio di non incattivirmi, non volevo odiare la vita e nemmeno quella persona che aveva invaso la corsia, perché lasciar spazio nel mio cuore a sentimenti cosi negativi avrebbe fatto del male sia a me che a Mauro, non lasciandoci proseguire il nostro cammino, in maniera diversa, ma sempre insieme. L’affetto incondizionato della mia famiglia e dei miei meravigliosi amici e’ stato molto curativo. Dopo le prime settimane di smarrimento totale ho iniziato a fare i conti con la realtà e a valutare che opzioni avevo.

E’ una di quelle situazioni in cui, praticamente, hai due possibilità: ti spari un colpo in testa o cambi vita totalmente.

Ed ecco che mi e’ venuta in mente l’Irlanda.  Il Resort per cui lavoravo mandava regolarmente nella stagione invernale lo staff  a lavorare all’estero, in altri hotel della stessa catena, dandoti la possibilità di migliorare l’inglese, quindi proposi io al mio general manager di andare proprio in Irlanda. La mia proposta fu osteggiata dallo stesso grande capo. La sua contrarietà era da attribuirsi solo a questioni logistiche, l’hotel dove andavo a lavorare, per la precisione lo Shelbourne di Dublino, era in uscita dalla catena quindi non mi garantiva vitto e alloggio, mentre l’altro vicino a Londra, che il gran capo fortemente consigliava, mi avrebbe ospitata gratis x tutta la durata del soggiorno. Qualcosa mi spingeva a Dublino e ho fatto fuoco e fiamme per andarci. Son partita con una cara amica che pero’ era una gatta, molto indipendente…quindi era la compagnia giusta, nel senso che io stavo espatriando soprattutto per provare a me stessa che ero forte anche lontana dalla mia meravigliosa famiglia e dai miei incredibili amici, che dopo la morte di Mauro non mi avevano mai abbandonato. Quindi avevo proprio bisogno di una persona cosi, che non facesse affidamento su di me e viceversa.

Ricominciai da zero, svuotando posaceneri e caricando lavastoviglie nel bar del centralissimo Hotel di Dublino. Il mio contratto di un mese è stato prolungato di parecchio, dandomi la possibilità  di stare a Dublino più del tempo pattuito con il gran capo del resort sardo, quindi ho lasciato la mia posizione al resort per diventare cameriera al room service, sempre dello Shelbourne, finché non hanno chiuso per ristrutturazione dopo circa due anni.  Nel frattempo io ho iniziato a frequentare il mio attuale compagno che e’ poi diventato il padre dei miei due meravigliosi bimbi. Abbiamo provato a vivere in Italia ma dopo la nascita del nostro primo bimbo siamo tornati in Irlanda, stavolta al Nord vicino alla favolosa famiglia del mio compagno. Qui e’ nato il nostro secondo bimbo. Abbiamo comprato casa due estati fa. Viviamo a Derry, meglio conosciuta come London-derry o la citta’ del trattino, nell’Irlanda del Nord, una cittadina di circa 100mila persone attraversata dal fiume Foyle. Grazie a Dio, il passato della guerra civile è quasi solo un ricordo. Gli irlandesi Cattolici con i Britannici Protestanti stanno imparando a convivere insieme senza le bombe. Non e’ cosa facile ma la caparbieta’ di questo popolo meraviglioso son sicura che li ripagherà.

Di cosa ti occupi?

Derry sotto la neve
Derry sotto la neve

Ero una commessa fino a pochi giorni fa, quando ho rassegnato le mie dimissioni, dopo 8 anni al servizio di una compagnia Irlandese che vende dall’abbigliamento al cibo e anche arredamento per la casa.

Mi sono licenziata perché dopo tanti anni lì e dopo aver dimostrato di poter lavorare in tutti i reparti, mi aspettavo di ottenere dei turni più adatti alla mia condizione di madre di bimbi che vanno a scuola. All’ennesimo rifiuto alla mia richiesta di turni mattutini ho consegnato le mie dimissioni e ho lasciato il lavoro, convinta che fosse la cosa migliore per me e per la mia famiglia. Son figlia di un sindacalista, vecchio stampo, che mi ha trasmesso un grande senso della giustizia, son sicura che mio padre mi guarda orgoglioso da lassù. Anche perché lavorando tanti pomeriggi il mio stipendio andava a coprire i costi dell’asilo privato che badava ai bimbi nel doposcuola. Non mi sembrava sensato.

Per fortuna vivo in un paese dove la mia condizione di 40enne (ultra) non e’ un fattore di discriminazione, quindi dopo una pausa, che mi permetterà di seguire il mio bimbo di 5 anni che inizia la prima elementare, mi ributterò nel mondo del lavoro.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

Sicuramente la lingua, all’inizio, almeno per me. Il mio livello di inglese era Scolastico quindi Scarso. Quelle poche certezze che avevo sono sparite una volta che ho iniziato a fare i conti con la pronuncia irlandese.

Lavorare e vivere con italiani non aiuta, per quello i primi due anni per me sono stati poco produttivi, poi quando ho iniziato a frequentare il mio compagno irish lui ha voluto imparare l’italiano e ad impararlo ci ha messo meno tempo di quello che ci ho messo io ad imparare un po’ d’inglese…ma sembra che il merito sia mio… essendo una gran chiacchierona.

Altri ostacoli per me sono stati i pregiudizi. Prima di partire immaginavo gli irlandesi meno propensi alla pulizia di noi italiani, meno preparati a livello medico e troppo proni all’alcol. In tanti anni qui, prima al sud e ora al nord, ho avuto modo di confermarli questi pregiudizi, ma anche di accettarli per ciò che sono oltre la pulizia della casa o la sbornia al sabato sera. Sono un popolo meraviglioso, molto positivo, poco attaccato all’apparenza, e molto pragmatico.

Che referenze servono per avere successo nell’ambito lavorativo?

Ma oggi come oggi serve la conoscenza della lingua prima di tutto. 12 anni fa quando son approdata in terra irlandese chiudevano un occhio se il livello di inglese era scadente come il mio, adesso no. La crisi ha fatto tabula rasa di tutto, anche di queste concessioni e ha indebolito il potere del lavoratore. Bisogna fare attenzione a non partire alla ricerca dell’Eldorado, soprattutto senza avere una buona conoscenza dell’inglese, almeno parlato. Sicuramente se avessi avuto una laurea mi sarei potuta vendere un po’ meglio al mercato lavorativo, anche se qui c’è la possibilità di fare dei corsi di laurea breve, anche part time durante il tempo libero dal lavoro, qualche azienda ti consente anche di avere extra tempo libero per studiare e frequentare corsi di laurea o di diploma.

Green Castle Donegal
Green Castle Donegal

Beh altre referenze?

Personalmente ho dimostrato di essere una lavoratrice competente, affidabile, leale e sempre molto sorridente. Quest’ultimo, nell’ambiente dove lavoro, o lavoravo…è un aspetto fondamentale ovunque, al resort sardo ero l’immagine del villaggio qui lo ero del negozio, quindi “Keep calm and smile “ direbbero qui.

Come sono i rapporti con gli irlandesi?

I rapporti con gli irlandesi sono fantastici, hanno una grande considerazione di noi italiani, appena dico che sono italiana vedi le loro facce illuminarsi come dei lampioni. Poi la domanda successiva è: cosa ci fai qui sotto questa pioggia quando in Italia splende sempre il sole? Io rispondo sempre: me lo sto ancora domandando…(E qualche risata la strappo..)

Personalmente non ho mai sentito un commento razzista nei miei confronti, né per strada né a lavoro, né tanto meno son stata accusata di essere venuta qua a rubargli il lavoro. Mi sono sentita subito ben integrata, e sarebbe ingiusto prendermene tutti i meriti. Sono un popolo molto accogliente. Il mio compagno e’ irish e anche la sua famiglia, abbastanza numerosa (7 figli, 13 nipoti), mi ha accolto subito come una di loro.

Hanno un concetto diverso dell’amicizia, meno morboso che ha degli effetti ovviamente sia positivi sia  negativi. Sono molto meno fisici, non amano il contatto fisico, come noi italiani, ma ho imparato a prendere dalle persone ciò che mi possono dare…( non del tutto.. ci sto lavorando pero’!) e devo dire che preferisco il loro modo di vedere le cose che l’invadenza.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Beh mi ha cambiato tanto, ha aumentato la mia autostima, la mia positività, la mia poca tolleranza, la mia percezione degli altri. Senza questa esperienza forse non sarei uscita completamente dal lutto elaborandolo in così poco tempo, son sicura che per indole sarei riuscita comunque, ma con tempi diversi…e oggi come oggi il tempo è un grande lusso, ecco perché non va sprecato.

Io e Conor con Elisa al concerto di Londra
Io e Conor con Elisa al concerto di Londra

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”…cosa ti ha spinta a provare anche quest’esperienza?

E’ stato un incontro casuale. Era febbraio e sbirciavo su fb, qualcuno che conoscevo aveva messo un mi piace ad un articolo che parlava di come fare la pizza, scriveva una ragazza da Singapore, Catia, mi ha divertito sia la storia che i commenti e commentai a mia volta…poi la curiosità mi porto’ a leggere anche qualche storia precedente ed è stato subito amore. Nonostante la mia incapacità a scrivere italiano correttamente a me è sempre piaciuto scrivere. Da ragazzina tenevo sempre i miei diari aggiornati con gli eventi quotidiani, sono ancora stipati nella soffitta di mia madre. Katia, la persona che ha inventato e che gestisce la pagina, ha avuto un idea geniale. Ci sono tante pagine che parlano di espatrio, ma di Donne che emigrano mi piace il lato umano, quello più intimo che ogni expat racconta, dalla morte di un genitore alla nascita di un figlio o  la ricerca della casa o di un lavoro ma anche cose divertenti come appunto fare la pizza o andare in gita da qualche parte. Con le lettere di presentazione poi hai la possibilità di conoscere storie meravigliose, c’è ne sono state tante che mi hanno bagnato il viso con le lacrime.
Quindi a febbraio ho inviato una mail con la mia storia e Katia mi ha chiesto di entrare a far parte del gruppo con regolarità. Finora è stato molto terapeutico per me, mi piace mettere su carta ( virtualmente ormai) ciò che mi passa per la testa. Ho avuto così la possibilità di chiedere scusa a mia madre (ahimè a mio padre anche più virtualmente visto che è in cielo) per averla privata della presenza costante dei nipoti, questo forse è l’unico rimpianto che ho da expat e poi ho avuto occasione di raccontare, anche a chi mi conosce da tanto, cose che non sapevano, perché nonostante sia una ragazzina di 43 anni, ne ho combinato di tutti i colori. Adesso poi che il progetto di ingrandisce con il web site diventa ancora più interessante a livello di sfida. Io sono anche molto competitiva quindi queste cose mi catturano subito. Incrociamo tutto ciò che c’è da incrociare per il lancio del web site e state tutti sintonizzati perché sarà un bel movimento di emozioni.

Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Sardegna
Sardegna

Mi manca la mia famiglia e i miei amici nel quotidiano, mi manca andare a pranzo da mia madre la domenica o una pizza con mia sorella e mio cognato, un caffè con la mia amica a crastulare ( sardo per spettegolare) degli eventi recenti, mi manca andare al mare la domenica e arrostirsi al sole come lucertole. WhatsApp Skype Viber accorciano le distanze ma io sono una molto fisica, come mia mamma, ho bisogno del contatto. Mi manca il mio mare sardo, quel sole e quei cieli stellati che vedi solo li. Mi manca il pesce buono ( la carne è più buona in Irlanda), possibilmente grigliato, con un bicchiere di vermentino fresco. I pomodori buoni, le pesche dolci…potrei elencare per ore. Certo non mi manca l’inefficienza dei servizi, le tasse ingiuste o la strafottenza dei politici. Mi piacerebbe pensare che ci sia futuro per i miei figli lì se, un giorno, scegliessero di andarci a vivere. Personalmente non so se ci tornerei, di sicuro so che non invecchierò in Irlanda, paese adorabile ma troppo freddo per il mio sangue caldo.

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Chiedimi se mi e’ piaciuta l’intervista! Si mi e’ piaciuta molto e mi sono divertita a farla. La prossima quando?

Una cosa l’aggiungo di mio però…un consiglio spassionato, provate a guardare sempre la bottiglia mezza piena, la vita e’ troppo breve per viverla lamentandosi e circondatevi di gente positiva sempre, anche se espatriate, perché non e’ cosa facile lasciare tutto di sana pianta, ci vuole, oltre la conoscenza della lingua, una gran dose di fortuna, senso dell’umorismo e tanta tanta pazienza. Buona vita a tutti. Grazie ancora Roberta.

Dunree nel Donegal
Dunree nel Donegal
Io e Conor a Londra
Io e Conor a Londra

 

 

 

 

 

 

 

Murales più famoso di Derry
Murales più famoso di Derry

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ponte di funi-Carrick a Rede
Ponte di funi-Carrick a Rede
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Provare significa scegliere!!!

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui. (Paulo Coelho)

Ritorno in Italia!

Intanto vorrei ringraziare tutte le persone che hanno seguito il nostro percorso fino a oggi. Siete stati il mio supporto, la mia compagnia, la mia valvola di sfogo, la mia finestra su innumerevoli realtà differenti. Se asaperloprima.altervista.org e “Se anche il ragionier Ugo espatria” hanno un seguito sempre maggiore, lo devo a voi! Quindi mille e mille volte grazie!

Vi anticipo che continuerò a raccontarvi testimonianze provenienti dall’estero (manterrò i miei agganci), con l’aggiunta di nuove storie, tutte italiane. Potrete seguire il mio nuovo percorso, la ricerca del lavoro, i miei viaggi all’interno di una terra che ho imparato ad amare con il tempo.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Il titolo di questo articolo è dedicato invece a coloro che pensano che rientrare in Italia sia un fallimento, mollare proprio quando in tanti si sarebbero “ambientati” rimanendo. A tutti coloro che asseriscono questo dico semplicemente  –Perché non provate voi?– Le prediche “migliori” arrivano da chi non ha mai provato (il più delle volte sono vecchi “amici”), da chi idealizza l’estero vivendolo attraverso lo schermo di un computer, da chi si lamenta dell’Italia senza sapere realmente come si vive da expat altrove.

Sperimentate, viaggiate, sentitevi stranieri in un luogo che non è casa vostra. Mangiate cibi locali, mandate i vostri figli in scuole non italiane, immergetevi nelle culture locali senza ritagliarvi la solita zona di comfort tra italiani all’estero. Solo allora la vostra predica avrà davvero un peso, le vostre parole una sincera sostanza.

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere.

(James Joyce)

La maggiore fonte di gioia per me sono i vostri commenti, anche quelli critici se basati su un valido fondamento. Vorrei trascriverne qui uno, lasciato sulla mia pagina ieri da “Italiani in Baja California Sur – Messico”…eccolo…

“Uno si distrae un attimo e guarda che succede…e la Spagna? 🙂
Vi faccio un in bocca al lupo grandissimo e vi lascio con un passaggio di Seneca che a me piace molto”


Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano. A che può giovare vedere nuovi paesi?

A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo. Ora il tuo stato d’animo è identico, pensaci bene, a quello della veggente che Virgilio ci presenta già sconvolta e stimolata da un pungolo, invasa da uno spirito estraneo: La veggente delira e cerca di scacciare dal petto il grande dio.

Vai di qua e di là per scuotere il peso che ti sta addosso e che diventa ancor più fastidioso in conseguenza della tua stessa agitazione. Analogamente su una nave i pesi ben stabili premono di meno, mentre i carichi che si spostano, rollando in modo diseguale, mandano più rapidamente a fondo quella parte su cui essi gravano. Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere.

Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, qualche che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo. Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”.

Quindi, augurando a tutti voi di non navigare mai contro voi stessi, vi saluto e vi aspetto numerosi nelle prossime avventure! 🙂

Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità. (Dal film Harry Potter)

Roberta

 

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Annamaria da Zanzibar: una volta che si parte e’ difficile tornare indietro…

Eccoci con un altro appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Abbiamo intervistato per voi Annamaria da Zanzibar. Se siete tra quelli che si trovano già “dall’altra parte” o tra quelli che stanno valutando se partire o meno…beh…sicuramente troverete, in ogni caso, qualche affinità. La ringrazio per il tempo che ci ha dedicato e vi lascio in compagnia della sua storia! Roberta
Ciao Annamaria, parlaci un pò di te…

spice e town 244Mi chiamo Pozzobon Annamaria e sono originaria della provincia di Treviso. Son nata in un piccolo paesino di 2000 abitanti circa con le galline, nella piatta e grigia provincia della Pianura Padana. Dopo una felice e spensierata infanzia, mi son data agli studi classici ed ho pure conseguito un Diploma Universitario in Tecnico di Logopedia. Per parecchi anni ho lavorato coi disabili, in Veneto e Toscana dove mi ero trasferita per amore. L’amore non e’ durato ma io son rimasta a vivere li’, laddove l’italiano e’ nato. Come si suol dire “Ho lavato i miei panni in Arno”.

Quando e’ nata in te la voglia di espatriare e perche’?

Ma il viaggio e’ sempre stato nel mio DNA ed un tarlo si e’ pian piano insinuato in me: il desiderio di partire, di scoprire nuovi mondi, di conoscere altre culture. Inoltre, odiando io l’inverno, cercavo un posto caldo in cui svernare. Avevo ormai raggiunto la veneranda eta’ di 40 anni e mi dicevo: se non ora quando? Una barca non e’ fatta per stare ferma in un porto ma per veleggiare e prendere il largo. Si sa che la fortuna aiuta gli audaci, ma mai avrei pensato di riuscire a partire per le Isole Maldive  e  fare un lavoro di cui non avevo nessuna idea: Capo Ricevimento di un Villaggio Turistico. Mi son lanciata nell’impresa pronta a ritornarmene a casa se le cose fossero andate male. In fin dei conti non avevo nulla da perdere! Nonostante le difficolta’ incontrate non mi sono arresa e l’esperienza e’ stata piu’ che positiva, ridandomi fiducia in me stessa e lasciandomi col desiderio di ripartire. Cosi’ una volta tornata in patria ho mandato curricola a destra e a manca. Il solito colpo di fortuna e mi chiama un famoso tour operator italiano proponendomi di lavorare in Africa: i miei sogni di bambina diventavano realta’. Devo dire di aver pregato tanto perche’ succedesse. Ho passato positivamente il colloquio e son partita alla volta del Kenia. Ho toccato il cielo con un dito  ed ho passato i mesi piu’ belli della mia vita, mesi di scoperta di una terra tanto bella quanto piena di contrasti e contraddizioni. Da li’ ho poi lavorato ancora alle Maldive e poi a Zanzibar, l’isola delle spezie che mi ha stregata ed ha anche rapito il mio cuore. Mi sono infatti innamorata e sposata con un ragazzo di qui, dal quale ho in seguito divorziato, ma questa e’ un’altra storia.

Solitamente si tende ad espatriare in zone più “note”. Come mai la tua scelta è ricaduta su Zanzibar?

Zanzibar mi e’ entrata subito nel cuore dalla prima volta e sentivo che dovevo ritornare, non sapevo come, ma lo volevo fortemente. Cosi’ a forza di dai e dai son stata premiata. I  primi anni qui son stati bellissimi: anni di scoperta, di conoscenza, di arrichimento, di innamoramento.

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Parlaci di Zanzibar. Come si vive? Qual’è la lingua predominante ed è necessario conoscerla bene prima di partire? In che settore si può trovare lavoro? Mi chiedevo anche quanto massiccia sia la presenza di italiani.

Zanzibar e’ un’isola dell’Oceano indiano facente parte della Tanzania, anche se con un proprio governo. E’ un’isola con un mare bellissimo dalle mille sfumature, che vive principalmente di pesca, anche se in questi ultimi anni molti si son dati al turismo, che senza dubbio e’ piu’ redditizio. La popolazione e’composta da neri, arabi ed indiani. A questa negli ultimi 20 anni si e’ unita una cospicua comunita’ di espatriati di tutto il mondo, anche se la fetta piu’ grossa e’ rappresentata dagli italiani. La maggior parte degli expat si occupa di turismo o di attivita’ ad esso correlate, ma non mancano persone che lavorano per NGO, associazioni di volontariato, enti governativi, ospedali, e negli ultimi anni anche fashion business. Si perche’ il fashion business si sta facendo strada anche qui e ci son tanti fermenti che merita tener d’occhio. La lingua parlata e’ lo Swahili, ma l’inglese e’ un must se si vuole lavorare qui soprattutto nel turismo. Molti abitanti locali conoscono l’italiano, che dopo Swahili e inglese e’ la lingua piu’ parlata. Oltre alla nutrita comunita’ italiana, anche moltiDSC_0066 locali parlano la nostra lingua, perche’ tanti sono i turisti italiani, che solitamente non parlano inglese, e  poi perche’ gli italiani sono dei gran caciaroni e amiconi che legano con tutti. Pensate che molti zanzibarini qui parlano con accento milanese o romano. Direi che se si vuol lavorare qui almeno l’inglese bisogna parlarlo. Se si conosce un po’ di Swahili la gente del posto e’ sempre molto contenta perche’ sente che fai un passo nella loro direzione. La cultura Swahili e’ molto diversa dalla nostra; molti sono gli influssi del mondo arabo, a partire dalla religione: qui il 95% della popolazione e’ musulmano. Gli Omaniti han dominato Zanzibar per piu’ di due secoli ed il legame tra i due paesi e’ molto forte. Esiste anche una piccola comunita’ di Indiani, che pero’ e’ molto piu’ chiusa e difficilmente si mescola con il resto della popolazione. In generale il popolo zanzibarino e’ tranquillo e molto amichevole e non e’ difficile che ti aprano le porte di casa loro.

E’ difficile stringere dei rapporti con la gente del posto? 

kendwa 243Per quanto riguarda le amicizie con la gente locale a parer mio, e questa e’ solo la mia opinione, e’ difficile avere delle amicizie profonde, per come intendo io l’amicizia. Diverso e’ il background culturale e questo fa si che la maggior degli espatriati frequenti altri stranieri. Lo stesso discorso vale anche per l’amore, perche’ la nostra idea di coppia e’ completamente diversa dalla loro ed e’ quasi impossibile che l’amore duri nel tempo.

Cosa hai imparato da quest’espatrio?

Che cosa ho imparato dal mio essere espatriata? L’espatrio mi ha insegnato tanto: ad essere forte e a camminare  sulle mie gambe, perche’ so che me la devo cavare da sola in qualsiasi situazione. Vivere in una cultura diversa dalla propria e’ un’esperienza che consiglio a tutti perche’ ti porta a guardare il mondo da una prospettiva diversa, a mettere in discussione i propri valori, ad apprezzare le cose che diamo per scontate come  il cibo, l’acqua, la sanita’, ma che in tante parti del mondo non lo sono. Inoltre come donna ho capito di essere fortunata perche’ nel terzo mondo spesso le donne valgon meno delle mucche, buone solo a far figli e a sgobbare come mule. Hanno minore accesso all’istruzione ed alla sanita’ e poche o nulle liberta’. Ringrazio il cielo di esser nata in occidente, di aver potuto studiare, lavorare, viaggiare e di scegliere di esser libera, autonoma e indipendente.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Raccontaci per quale motivo hai scelto di farlo.

Per quanto riguarda la collaborazione con il sito web Donne cheDSC_0127 emigrano all’estero” son stata contattata da Katia, la persona che ha ideato la pagina, che cercava collaboratrici in varie parti del mondo che raccontassero di se’ e del proprio essere espatriate, con gioie e dolori che ci accompagnano. Mi e’ piaciuta l’idea di raccontarmi e di confrontarmi con altre donne che vivono problemi simili ai miei. Inoltre le nostre storie possono essere fonte di ispirazione per altre donne che vogliono espatriare ma non sanno come fare, oppure che stanno per farlo ma vogliono consigli sul paese che le ospitera’. Mettere nero su bianco aiuta poi a dipanare la trama della nostra vita e a mettere l’espatrio sotto una luce diversa, facendoci capire che in fondo non siam sole e che non siamo al centro dell’universo, ma solo una parte del tutto. La storia di ognuna di noi, pur nella sua peculiarita’, e’ una storia universale di espatrio al femminile. Ho riflettuto molto sui motivi che ci portano ad espatriare e sul lasciare il proprio paese di origine: c’e’ chi emigra per amore, chi per seguire il proprio compagno, chi per lavoro, nella ricerca di una vita migliore o di quel lavoro che in patria non trova, chi cerca se stesso e chi invece si perde. Lasciare il proprio paese e la propria famiglia e’ sempre doloroso, perche’ li’ son le proprie radici e gli affetti, e capita che alle volte I familiari non capiscano le ragioni della nostra scelta. Io me ne son andata perche’ sono una inquieta di natura, perche’ volevo scoprire il mondo ed il mio paese mi stava stretto.

Torneresti in Italia e cosa provi nei confronti del nostro “Bel Paese”?

Ci son delle cose che proprio non sopporto dell’Italia: l’Italia e’ un paese vecchio, governato male e che lascia poco spazio ai  giovani. Inoltre non esiste meritocrazia e viene premiato il piu’ furbo o chi ha piu’ conoscenze. Queste son le cose che mi indignano. Io poi, alla mia eta’, avrei poche o nulle probabilita’ di trovar lavoro, mentre qui, pur essendo un paese del terzo mondo, posso sempre trovare un lavoro nel campo del turismo. L’Italia mi manca, eccome: mi mancano l’arte, la cultura, le chiacchiere in dialetto con le amiche, mi mancano  la nostra lingua, il cibo, la famiglia. Ma non credo che tornerei a viverci perche’ penso che  non ci sarebbe posto per me. E poi vivendo da tanto all’estero  faticherei a riadattarmi. Mi sento cittadina del mondo ed amo il contatto con gente di altre culture, non potrei vivere solo con italiani.

C’è qualcosa che vorresti dire, prima di salutarci, e che non ti ho chiesto?

DSC_0225Una volta che si parte e’ difficile tornare indietro, perche’ si cambia, perche’ cambia il nostro modo di vedere noi stessi ed il mondo, o comunque la persona che ritorna indietro non e’ piu’ la stessa di quando e’ partita. Io personalmente mi sento arricchita da questa eperienza, che almeno una volta nella vita consiglierei a tutti.

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Cristina, una pianista a Madrid: “…io sono la mia casa.”

Eccoci ancora una volta con l’appuntamento bisettimanale nato dalla collaborazione con il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Oggi a raccontarsi è Cristina da Madrid che, oltre a scrivere per “Donne che emigrano…” si occupa anche del suo blog Cristina Cavalli (guarda qui). La ringrazio per aver condiviso con noi la sua storia e le lascio la parola. Roberta

Ciao Cristina, raccontaci un po’ di te………

Sono nata a Piacenza, in Emilia Romagna, e prima di trasferirmi a Madrid ho vissuto quasi otto anni a Roma. Ho iniziato a studiare pianoforte alle scuole elementari, ma solo dopo parecchio tempo ho capito che volevo che fosse la mia strada per la vita. Ricordo ancora che quando mia madre mi portò alla scuola di musica del paesino dove vivevo l’allora direttore le disse che il pianoforte non era adatto alla figlia di un operaio (ebbene, sì!!). Mia madre non è mai stata una che molla e allora andammo alla scuola del paese vicino. Già prima di diplomarmi al Conservatorio della mia città sentivo l’esigenza di spaziare, di cercare contemporaneamente altre vie… così ho incontrato il primo Maestro importante, Sergio Fiorentino, grandissimo pianista napoletano, e dopo di lui Pier Narciso Masi, con cui mi sono diplomata anche in Musica da Camera all’Accademia “Incontri col Maestro” di Imola.

Dal momento in cui ho iniziato a lavorare ho sempre portato avanti parallelamente i concerti e l’attività didattica come docente, ma il contesto della provincia piacentina non mi permetteva la partecipazione al mondo musicale che avrei voluto e il panorama lavorativo come docente non era certamente dei migliori… così ho deciso di spostarmi a Roma, dove le possibilità si sono allargate parecchio. Lì è nata anche la mia collaborazione con il Teatro, ho avuto occasione di lavorare con attori e registi conosciuti e meno conosciuti, che hanno tutti arricchito lo spettro delle mie esperienze artistiche. Concertisticamente parlando, ho ripreso oltre all’attività cameristica anche il repertorio come solista, che avevo tralasciato per un periodo e che ora è diventato preponderante.

Quando è nata in te la voglia di espatriare e perchè?

La voglia di espatriare è nata poco a poco e in realtà abbastanza tardi, credo meno di una decina di anni fa. Le ragioni sono essenzialmente due: prima di tutto la mia voglia di conoscere altre culture, altri sistemi di vita, altre lingue, e anche l’esigenza di affrontare tutto questo da sola, la sfida di sapersi creare una vita autonoma partendo da niente e in un luogo dove non hai nessun appiglio, amici, storia o agevolazione. Dall’altro lato ero arcistufa della situazione italiana: clientelismo accolto ormai come sistema di vita, eterne discussioni che non si trasformano mai in fatti concreti, riforme rimandate in eterno, con miglioramenti ridicoli quando non peggioramenti rispetto alla situazione precedente, attuate senza creare i presupposti perché possano funzionare… educazione sempre più carente, aria stantìa… eravamo il Paese dell’Arte e della Musica e adesso quelli che ancora osiamo sbandierare come i nostri valori aggiunti vengono vilipesi ogni giorno di più, in alto ma anche in basso. Potrei continuare a lungo ma già fin qui è più che sufficiente, e sono certa che se mezzi come internet avessero avuto una diffusione di massa prima di quando è stato, la mia partenza sarebbe avvenuta con molto anticipo.

Parlaci di Madrid. Come si vive? Quanto e’ necessario conoscere bene la lingua prima? E’ semplice trovare lavoro (servono referenze particolari) e stringere rapporti con la gente del posto?

Madrid è una città che offre ai suoi abitanti una qualità della vita molto, ma molto più alta rispetto a quella della capitale italiana. E’ una città moderna e funzionante, con una rete di mezzi di trasporto che copre capillarmente città e dintorni a qualsiasi ora del giorno e della notte, a un prezzo abbordabilissimo. Una città in cui car e bike sharing sono pratica consolidata e in cui puoi arrivare in aeroporto in metro o autobus anche in piena notte (per me questo è fondamentale muovendomi spesso per andare a suonare o tornare a casa). La burocrazia è snella e semplice – non ho mai perso più di 10 minuti per fare un documento e buona parte delle pratiche si può fare online.
I musei oltre ad un prezzo popolare ordinario hanno orari quotidiani di entrata libera e il servizio sanitario è completamente gratuito (non esiste alcun ticket per visite ed analisi e i farmaci costano decisamente meno che in Italia).
La sicurezza è buona, la polizia efficiente ma non prepotente, le stazioni metro sempre vigilate, non ho mai provato una sensazione di pericolo.

Se è necessario conoscere la lingua? Se volete lavorare certo che sì; il livello di competenza richiesto è direttamente proporzionale a quello del lavoro ambito.  Ovviamente è diverso se volete fare i professori o scaricare camion, ma tenete conto che in genere noi italiani tendiamo ad essere troppo ottimisti circa il nostro livello linguistico: quella che normalmente si definisce  conoscenza “scolastica” significa non sapere interagire in maniera accettabile e non va bene. Altro aspetto da non sottovalutare è che in Spagnolo è molto semplice arrivare a una comunicazione base… ma nonostante ci sia una certa assonanza con la nostra lingua, la sintassi è completamente diversa, quasi opposta in molti casi, il che rende più difficile arrivare a parlare davvero bene.

Si trova lavoro facilmente? Direi di no, ma il mio lavoro è atipico, per cui non ho gli strumenti per valutare più di tanto la situazione.

Stringere rapporti con la gente del posto non è difficile: lo stile di vita è piuttosto orientatoconcertopraga all’outdoor, si esce spesso e volentieri, anche perché la scelta di localini in cui fare tapas o bere una copa è davvero invitante (nonché pericolosa per la linea!). Lo sport è molto praticato, e incentivato intelligentemente dall’ayuntamiento (comune): Madrid è costellata di centri sportivi, solo quelli municipali sono una quarantina e i privati molti di più, i parchi dove godersi il bel clima sono ovunque.
Insomma, se dovessi sintetizzare in una frase direi che Madrid è una città in cui c’è un bell’equilibrio tra efficienza europea a animo latino, alla gente piace lavorare sì, e bene, ma contemporaneamente quel che qui si chiama “disfrutar”, il corrispondente spagnolo di “enjoy”, godersi la vita, vivere bene… sarà un caso che in italiano non c’è un verbo equivalente, che esprima questo semplice concetto in una sola parola?

Cosa hai imparato da quest’espatrio?

Ho imparato una cosa importante su me stessa: posso trovare la maniera di vivere bene ovunque, la mia qualità di vita dipende dai miei pensieri… io sono la mia casa.

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Raccontaci per quale motivo hai scelto di farlo.

Ho scelto di condividere i miei pensieri per il puro piacere di farlo… da piccola tenevo un diario, poi ho smesso e mi manca un po’ mettere su carta quel che mi passa per la testa, e spesso è un ottimo modo per chiarire e formalizzare con se stessi idee che altrimenti si perderebbero. Poi trovo interessante leggere a mia volta le impressioni altrui, e quelle femminili sono quasi sempre più sfaccettate, articolate, meno banali.

Torneresti in Italia e cosa provi nei confronti del nostro “Bel Paese”?

Cristina-Cavalli--(9)Non tornerei in Italia per nessun motivo. Mi dispiace dirlo… amo il mio Paese ma non ritengo giusto diventare l’ennesima vittima dell’attuale situazione; sacrificarsi e lottare ha senso quando esistono possibilità di cambiamento, e io lì non le vedo. Non posso far finta di non vedere i continui peggioramenti… l’Italia è un Paese vecchio, ipocrita e soggiogato dal peggio del peggio, ogni cambiamento viene ostacolato a oltranza, la qualità di vita si riduce sempre di più e tanta gente o non se ne accorge o lo nega di fronte a se stessa. Io il famoso santo in paradiso non ce l’ho né l’ho mai cercato, e tutto quel che ho fatto finora lo ho fatto da sola, senza compromessi, e continuerà ad essere così. Senza piangersi addosso, realizzare le proprie idee, just do it, no?

Cosa mi manca? Ovvio: le persone care e il cibo, ma ci sono i voli economici, le video chiamate e la mia curiosità… Io sono una che si stanca a stare troppo tempo nello  stesso posto, i prossimi mesi mi aspettano Belgrado, Helsinki, Londra e la Cina, e io non vedo l’ora di conoscere Paesi nuovi.

La pizza e il gelato? Li mangerò in vacanza!

www.cristinacavalli.com

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50 domande poste da italiani che vivono in Germania

Leggiamo spesso le domande di chi vuole lasciare l’Italia, ma cosa si chiede chi in Germania vive già? Ho raccolto per voi una minima parte delle domande che potete trovare sui vari gruppi e sulle varie pagine FB scritte da chi vive in Germania. Ho evitato di riportare le richieste di lavoro perchè sono tantissime e sempre le solite…cioè si riducono quasi tutte a “cerco un lavoro, qualsiasi lavoro…”…Ho omesso di proposito nomi e cognomi per questioni di privacy (anche se sono post già resi pubblici), per il resto copio e incollo.

Credo che, lette attentamente, le domande abbiano in sè tutte le risposte…Roberta

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

1) Buona sera a tutte. Piccolo problema!!!  Poco fa, esattamente dopo le dieci il mio piccolo di 15 mesi piangeva forte e non riuscivo a calmarlo. Dopo un minuto di pianto, da fuori dalla finestra della cucina sento improvvisamente gridare….un vicono di casa, che sta dall’altro lato della strada e urlava parole in tedesco…l’unica cosa che ho capito ” polizei, polizei”. Adesso il mio piccolo si e’appena addormentato…credo che avesse delle colichette. Comunque chiedo a tutte voi che magari avete piu tempo che state in Germania…come devo comportarmi… Mio marito dice che dopo le 22 non bisogna fare alcun rumore. Ma un bambino piccolo che piange …come puoi farlo stare zitto? Non ha l’eta’per capire che ad un certo orario non deve piangere o fare capricci? Cosa ne pensate?


2) Buongiorno! Mia sorella è a Francoforte in erasmus, ed è in crisi nella ricerca di una casa in affitto. Sta sei mesi (fino a fine Febbraio) e tra poco inizia la “Goethe University”: avete qualche consiglio per per trovare una sistemazione vicino al centro? Lei si sta muovendo cercando annunci su internet, ma la maggior parte delle volte le dicevano “le faccio sapere” e poi le davano buca il giorno dopo. Grazie mille a tutti se potete darmi una mano!


3) Aiutoooo, siamo una coppia e ci siamo da poco trasferiti a Francorforte,io ho un buon contratto ma il mio ragazzo e’ ancora in cerca…ora stiamo vivendo in un appartamento temporanio ma a fine ottobre il contratto finira’ e stiamo cercando un altro posto ma e’ un inferno… se non sei tedesco e con doppio stipendio collaudato nemmeno ti prendono in considerazione… qualcuno ha qualche dritta da darci oppure conosce qualcuno che deve affittare casa? grazie per il vostro aiuto…..!


4) Normalmente sono ottimista e cerco di pensare sempre bene, ma ci sono giorni che nonostante tutti gli sforzi che faccio mi sento sempre tagliata fuori da questo “circolo” di mamme del paese. So che qui sono sempre e comunque l’immigrata della situazione, e anche se c’è massimo rispetto, l’integrazione non avviene mai fino in fondo. Ma non e’ solo quello, noto anche che qui (sono in un paesino, magari in città e diverso) le famiglie si incontrano poco fra di loro, hanno tutto case grandi e giardini e stanno bene li. Ma io sono triste per questa situazione, non tanto x noi adulti, noi ci possiamo razionalmente abituare, ma per i bambini, per mio figlio che avrebbe tanta voglia di stare con altra gente! In queste giornate mi manca lItalia, fare pranzi tutti insieme, invitare amici e avere casino in casa… Scusate lo sfogo, anche se me lo sono scelta, a volte e’ difficile.


5) Circolare con un auto targata tedesca, con bollo tedesco e tassa tedesca in italia. A chi interesserebbe?


6) Ciao io attualmente sono in Germania sono diplomato in elettronica telecomunicazioni e informatica ma non so il tedesco lo sto studiando da 2 settimane cerco lavoro anche cm lavapiatti potreste aiutarmi Grazie


7) Ma i datori di lavoro italiani sono tutti d’accordo x pagare tutti alla stessa maniera in Germania? Tutti dicono 800 tetto max 1200 x 60 ore a settimana assicurato x 500 euro e un giorno libero quando sono chiusi. Ma è tutto normale? O sono stato sfigato io a trovarne 5 su 5 così?


8) Salve a tutte vi pongo una domanda riguardante il jc. Avete mai sentito che una pratica per gli aiuti viene bocciata dopo cinque mesi di richieste di documenti….semplicemente perché agli atti risulta che gli ultimi documenti sono stati inviati dalla sottoscritta 4 giorni dopo??? Sapete dirmi il da farsi in questo caso??? I documenti richiesti dal Job center sono stati trasmessi tutti….c’è un modo. …magari fare ricorso…come???


9) Io forse sono un povero tonto… se ci si permette di criticare i lati oscuri dei tedeschi si viene additati come ” eretici” in uno stato che ti sta dando da mangiare… ma a me lo stato tedesco non da da mangiare! Lo stato tedesco non mi ha MAI aiutato manco per le balle! Se ho un lavoro lo devo alla mia testardaggine di essere ritornato sui banchi di scuola a studiare . Lo devo alla mia volonta’ di essermi alzato alle 4.00 del mattino per recarmi al lavoro! Lo devo alla mia cocciuttagine di NON PIEGARMI alle idiozie di molti miei superiori e di essere capace di mandarli a quel paese se sbagliano e di avermi creato un posto in questa societa’!!!
Chi devo ringraziare ME STESSo , per non aver abbassato la testa ed aver fatto sempre cio’ che ritenevo giusto per me!
Lo stato tedesco ( ci sono pure nato…) lo rispetto come quello italiano ma non lo metto sopra un altarino… poi fate quello che piu’ vi aggrada ma risparmiatevi i commenti idioti del tipo :-perche’ continui a stare qui se non ti piace… io ci sto’ perche’ SONO riuscito a crearmi con le mie forze una posizione in seno a questa societa’!


10) Buonasera ragazze sembrerebbe che mio marito abbia trovato un lavoro a Heilbronn ma il problema ora é la casa!! Se non ha un alloggio non lo assume come faccio a trovarla?


11) Ciao ragazze, sta mattina malinconia da parte di mio figlio (4 anni) che chiede quando può andare da nonna xche lui sta bene li. Voi come le gestite le crisi dei figli, se le hanno???


12) Porco ca**o entro lunedi devo fare sta benedetta visita u7 e non trovo un pediatra tutti pieni e non ci prendono che due cojoni ma tutte a noi le difficoltà


13) Ragazze mi aiutate a tradurre delle cose??domani ho la visita dal pediatra e parlando in metodi medici non saprei come esprimermi..x favore..grazie a tutti


14) Spero che mi potete aiutare. Vivo in questo appartamento da 1 mese circa. Ora scendo le Scale incontro il vicino che sta sotto il mio che mi dice scazzato che facciamo troppo Casino con le sedie e i bimbi e che si VA a lamentare dal Padrone di casa. Sapete cosa mi aspetta?? Come faccio a tenere fermi i bimbi??


15) Scusatemi ma ho un problema nn sono ne sposata e ne lavoro potrei usufruire della tessera sanitaria xke ogni volta in ospedale o medico x un malessere mi vien voglia di tenermelo stretto visto ke gli ultimi ke ho pagato hanno superato i mille euro xke se io sono residente nn ce qualche legge ke mi aiuti nn so se mi son fatta capire


16) Mi chiedevo se anche voi abbiate notato che la Germania è piena di ragni..ma giganteschi!


17) Ragazze salve a me manca L ultimo anno dei superiori…cioè x poki mesi lo completavo ma sono partita e ho dovuto lasciare tutto…premetto ke non so il tedesco…ma x poter prendere il diploma qui non c’è qualche società dv potrei prenderlo da esterna..cioè studiare a casa e darmi le materie…ma ke sia italiano???


18) ciao a tutti sono nuovo del gruppo, vorrei fare delle domande del tipo se io in italia ho avuto dei protesti anche in germania risultano e quindi posso non aprire conto corrente etc etc. Seconda domanda se io sono residente in Germania ma voglio aprire un locale in Italia rimanendo residente in germania e pagare le tasse tedesche si può? Grazie a tutti.


19) Ciao a tutti e grazie per avermi accettata…parto già col chiedervi un grandissimo favore…mio fratello attualmente si trova in Germania precisamente a Dietzenbach, è alla ricerca disperata di un appartamento/studio in affitto nella stessa città o nei dintorni…ne ha bisogno per ottenere la residenza e eventuali documenti…qualcuno può aiutarci!!! grazie mille in anticipo per la disponibilità….ciao


20) Ciao! Volevo chiedervi se qualcuna di voi ha fatto l’assicurazione sugli eventuali danni provocati dai bimbi. So’ che qui in Germania praticamente è la prassi ma noi ancora non ci siamo informarti…voi come avete fatto? Grazie!


21) Buongiorno ragazze…a Monaco piove….come sempre tra altro…da voi che tempo fa??


22) Ragazze ma è vero che qui se scarichi musica o film da emule o torrent ti scoprono e ti multano sicuro?


23) Oggi si parlava della nuova legge che è uscita ne sto discutendo con un amica che sostiene che anche se uno vive qui senza lavorare e campa con i risparmi in attesa di trovare lavoro lo cacciano via E che non è 6 mesi ma 3 credevo fosso solo xchi vive con i sussidi se uno vive con i suoi soldi mica danneggia lo stato qualcuno di voi ha letto l’articolo mi sa dire cosa dice ? Es noi siamo qui da dicembre e viviamo con i ns risparmi mio marito ha iniziato a lavorare da un mese nessun aiuto solo il kindergeld ( che anche questo mi dicono che se non lavori o ti licenzi lo sospendono) ora mi chiedo mettiamo che domani licenziano mio marito o lui si licenzia e continuiamo a vivere con i ns risparmi rischiamo di essere cacciati???


24) Ciao ragazze avevo una domanda il mio ragaźzo tra un mese sara licenziato e prendera la disoccupazione…io sono a casa perche ho la bimba di 2 mesi e prendo gli eltangeld e i kindergeld..conoscete qualche agevolazione o dei bonus in piu??perche con 1300 1400 euro non facciamo tanto.


25) Domanda un pò stupida ma….i contenitori della pasta barilla li devo buttare nella carta o nel gelb sack?perche c è scritto cartone riciclato ma c è il grüne punkt!!


26) Chi mi da una mano x compilare un modulo da inviare all ikk? Chi ha pazienza?


27) Quindi vicino soest lippstadt..più o meno in qst paraggi non c sta nessuno??


28) Ragazze stiamo pensando di mettere in cantiere a breve un fratellino o sorellina x E. ma l’idea di fare una gravidanza in un paese straniero tutta sola e senza capire un kez Mi spaventa un sacco Anche se a gennaio vorrei mandare all asilo la piccola e iniziare un corso Voi sapevate tutte il tedesco? Se no come avete fatto comè la gravidanza ..parto eccc …..


29) Oggi ci hanno gentilmente invitato ad uscire dal comune xché mio figlio (2 anni) si era messo a cantare a squarciagola, e non riuscivo in nessun modo a farlo smettere! W la perfezione tedesca!! mavaff..


30) Qlc di voi sa dirmi quanto tempo ci vuole per avere risp dal ciobcenter per gli aiuti della casa e dei bambini e anche per noi genitori??? Io sto ancora asp da agosto è possibile???


31) Ciao, il job center vuole che io trovi un app max 500 euro warm Entro sei mesi. Devo cercarlo per forza a Berlino? Io voglio andarmene a Colonia trovare un lavoro Ben remunerato per crescere A. senza il loro aiuto. Qui a berlino pagano una miseria e son costretta a chiedere la carita al jc


32) Ma non c’è nessuno di freiburg x fare amicizia?


33) Ma possibile che se uno non fa le visite x tempo vengono a casa a controllare ??? A qualcuna di voi é successo??? Nella lettera dice che il 30 vengono a vedere ma che palle …..


34) ciao a tutti, ieri la mia ragazza ha firmato un contratto di 21 ore settimanali e gli hanno detto che pagherà il 50% di tasse è cosi? come mai? ha diritto ad un aiuto dello stato? grazie a tutti spero in un vostro intervento ps lei sta nelle vicinanze di francoforte


35) Oi raga ma una pizza a casa a wedding pseudo-italiana e’ un miraggio?


36) Ciao conoscete un dottore di fiducia che parla italiano?


37) Salve ragazzi … ma per trovare 1 casa a francoforte – offenbach cosa si deve fare?? ho chiamato 1000 numeri trovati su internet ma nessuno risponde.. 1 agenzia immobiliare non c’e ?? Grazie in anticipo


38) Ciao a tutti, sapete dirmi se ce un dermatologo/a italiano/ a in Francoforte e dintorni?


39) CIAOOOO ragazzi, allora, sondaggione prefestivo: Ma voi, in che citta’ della Germania siete? Cosi, per quelli che vivono vicino, possiamo organizzare degli incontri in quelle citta’. Che ne pensate?


40) Salve a tutti! Qualcuno conosce qualche palestra in cui ci sia un maestro di taekwondo italiano/che parli italiano? Grazie!


41) salve ragazze, qualcuno puo aiutarmi per fare un anmledung qua a Berlino ?Grazie mille.


42) Ciao a tutti ho 44 anni cerco donna Italiana per trascorrere insieme le serate di berlino


43) Ragazzi ma voi avete trovato dei cornetti / brioches decenti da qualche parte a Wedding? E se sì… dove?


44) Buongiorno a tutti! Vorrei regalare un criceto ai miei bimbi. Esiste un luogo a Francoforte dove si possono ‘adottare’ i criceti abbandonati? Grazie!


45) salve a tutti c e qualcuno che sa dirmi una scuola di ballo dove insegnano latino americano pero con maestri davvero bravi…xke l esibizioni ke ho visto sui palchi in due anni senza offesa ma sembrano che ballano i balletti dell asilo… sarà che nel mio paese gia i bambini a 5 anni fanno delle esibizioni stupende ma vorrei trovarne una anke x la mia bambina ke ha 4 anni grazie a ki mi sarà di aiuto… buona giornata


46) Buongiorno fanciulle! Sempre affari burocratici… Sapete dirmi chi paga l’Elterngeld? Io torno al lavoro al 20% e la TK mi ha detto che mi pagherà un tot, 600 euro circa. Ma questo è meno della metà che prenderei non lavorando proprio (in Elternzeit). Manca qualcosa che mi sono dimenticata di fare? Se sapete aiutarmi ve ne sarei super grata! Con questa burocrazia non riesco davvero a venirne fuori…


47)  qualcuna mi può aiutare a compilare in internet il modulo per i mütter Geld? Al comune mi hanno detto di fare richiesta on line


48) È arrivato il conguaglio della corrente …diamine 560 euro ..


49) chi mi indica dove posso cercare voli economici per Firenze o qualche trucco per pagare di meno GRAZIE A TUTTI


50) salve,dopo una brutta esperienza….mi ritrovo a cercare lavoro a Francoforte…se qualcuno ricerca un cameriere e un cuoco mi contatti


Voglio concludere con questo post…non è una domanda ma è una riflessione che ho trovato navigando…

“Se hai vent’anni vattene dall’Italia ma ricordati che le università non sono gratis, che non sei l’unico ad averci pensato, che ricreare un’altra little Italy non è forse la soluzione migliore, che senza parlare bene la lingua non puoi ambire ad un buon lavoro. Parti ma ricordati che il cibo non ha lo steso sapore, la gente non si comporta nello stesso modo nè è sempre ad aspettarti con le braccia aperte. Ricordati che nonostante la Ryanair non vedrai molti momenti belli e brutti della tua famiglia e dei tuoi amici, che ricostruire la tua vita da zero in città in cui la gente va e viene di continuo non è facile, che la solitudine è sempre dietro l’angolo. Ricordati che no, non è facile non finire per anni a fare il lavoro che doveva mantenerti finchè non miglioravi la lingua, non è facile passare i giorni liberi a cercare un altro lavoro e a studiare per migliorare. Ricordati che quando parti non vai in Erasmus, diventi un immigrato con il tuo bagaglio culturale e gli stereotipi a esso associati. Ricordati che Eldorado è solo un mito e che per arrivare all’oro devi prima scavare e non è detto che la miniera sia quella buona. Ricordati che se hai mamma e papà che possono pagarti tutto, forse non ha molto senso partire. Ricordati tutto questo, fa un bel respiro, preparati e, poi, parti”.

 


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Alice, dal Sudafrica alla Germania…

Nelle vostre e-mail leggo con piacere quanto interesse avete per queste storie, storie che arrivano da ogni parte del mondo! Sono sicura che anche quella di oggi vi piacerà, a raccontarcela è Alice che dopo tre anni di Sudafrica sta per mettere bandiera qui in Germania! Noi la ringraziamo per aver condiviso con noi un pezzo della sua vita e le facciamo tanti auguri per tutto. Aspettiamo a breve le sue impressioni da questa terra così diversa…come diversi sono i suoi abitanti! Intanto vediamo come l’ha cambiata l’esperienza in Sudafrica. Buona lettura…Roberta

Muizenberg Beach
Muizenberg Beach

“Ciao a tutti!

Sono Alice, ho 27 anni e da tre anni mi divido tra Italia e Sudafrica, in particolare Cape Town! Proprio tre anni fa, infatti, il mio ragazzo si e’ trasferito quaggiu’, dopo aver vissuto diversi anni a Portsmouth (Inghilterra) e avendo davanti anni e anni di valigie e spostamenti. Lui, infatti, ha intrapreso la carriera universitaria (al momento e’ Post Doc in fisica cosmologica) e purtroppo, come ben sappiamo, la ricerca in Italia al momento non e’ un campo in cui si investe!

E cosi e’ iniziata la nostra storia di lunghi mesi di lontananza, e di altrettanti di convivenza in un Paese totalmente nuovo e lontano geograficamente e culturalmente dall’Italia. E io, che dicevo sempre che non mi sarei mossa nemmeno dalla mia citta’, mi sono ritrovata in questa nuova dimensione…e devo dire che i primi tempi non sono stati per nulla semplici!! Avevo un livello d’inglese sufficiente, ma molto legato alle conoscenze scolastiche, quindi direi poco utilizzabile a livello pratico quotidiano, non avevo un passaporto, era la seconda volta che prendevo un aereo, e i miei viaggi all’estero si contavano sulle dita di mezza mano!

Bene, adesso ho un passaporto pieno di timbri e con un bel visto di studio (ormai scaduto), il lungo volo con scalo che mi porta quaggiu’ ormai lo conosco a memoria, il mio inglese e’ drasticamente migliorato e io come persona sono cambiata moltissimo.

Tramonto a Clifton Beach
Tramonto a Clifton Beach

Il Sudafrica e’ un Paese magnifico! Quello che dico sempre e’ che se fossi venuta qui da semplice turista me ne sarei innamorata all’istante… la sua natura che “invade” ogni luogo, centro citta’ compreso (basti pensare che Cape Town sorge intorno alla sua montagna principale, la Table Mountain!) le bellissime spiagge, l’Oceano, gli animali, la frutta esotica, il sole che scalda e il vento che spazza tutto (il “Cape Doc”)… tutto questo non puo’ non colpire e far innamorare! Ma purtroppo dover vivere in questo Paese ti porta anche a scontrarti con una burocrazia lenta e inefficiente, un ritmo di vita completamente diverso da quello a cui noi siamo abituati, visti e permessi di soggiorno limitanti, traffico impazzito, criminalita’ diffusa, e poverta’ disarmante!

Ma andiamo per ordine!…Arrivati qui la nostra idea principale era quella di cercare con ogni mezzo un visto che permettesse anche a me di rimanere quaggiu’ senza la necessita’ di andare avanti e indietro ogni 90 giorni (limite di tempo per i visti turistici). Il primo tentativo, subito naufragato, e’ stato quello di informarci sui visti di ricongiungimento famigliare, ma poiche’ non siamo sposati non c’era nulla che potessimo fare. Il secondo tentativo l’abbiamo fatto con il visto di lavoro ma, purtroppo, senza lavoro non hai visto e per avere un lavoro devi essere o uno “Special skills” (professionalita’ ricercata…e io sono Educatrice, che non rientra di certo in questo ambito), oppure devi avere la fortuna di trovare un datore di lavoro disponibile a sobbarcarsi la lunga burocrazia che sta dietro al visto lavorativo (che prevede anche di provare concretamente che non ci sia nessun sudafricano che possa ricoprire quel posto di lavoro). Mandato cv e cercato ma anche questa via e’ stata un buco nell’acqua. Abbiamo quindi deciso di tentare la strada dell’estensione del visto turistico (cioe’ entro un mese prima dello scadere del visto si ha la possibilita’ in loco di estenderlo per altri 90 giorni) ma a causa di informazioni sbagliate (chieste a ben quattro funzionari diversi) la documentazione che abbiamo presentato non era completa, quindi niente di fatto! Stanchi e afflitti, abbiamo deciso di sottostare ai 90 giorni di visto turistico e nel contempo ho iniziato un corso di inglese per non perdere del tutto il tempo vissuto qui. E’ stata una bellissima esperienza che, oltre a migliorare il mio inglese scritto e parlato, mi ha dato la possibilita’ di entrare un po’ piu’ a contatto con la cultura sudafricana (e di avere un visto di studio di 6 mesi!! ).

Vista dalla Table Mountain
Vista dalla Table Mountain

La vita qui ha un ritmo strano e spesso un pochino frustrante per persone abituate a ritmi veloci e serrati come quelli europei. Il Sudafrica e’ considerato lo Stato piu’ occidentalizzato del continente africano e sicuramente questo influsso europeo si nota, ma si respira anche un’aria molto rilassata cosa che, come dicevo prima, non sempre ci e’ stata congeniale. Nella vita di tutti i giorni significa dover chiedere a mille persone una piccola informazione perche’ ognuno da spiegazioni diverse, code chilometriche nei negozi, attese lunghe al telefono, percorsi burocratici di cui e’ difficiile prevedere la conclusione, e via così! Ecco, a questo non ci siamo molto abituati come non mi abituero’ mai alle distese di “Township” che costeggiano strade e autostrade. Le Towniship sono i sobborghi di baraccopoli, eredita’ dell’apharteid, dove sono stati trasferiti all’epoca gli abitanti di colore di Cape Town, e dove tuttora vive la parte piu’ povera della popolazione, in una situazione terribilmente disagiata, da un punto di vista economico, di norme igieniche, sicurezza e scolarizzazione. E purtroppo la sicurezza nel resto della citta’, seppur piu’ alta, non e’ di certo ai livelli a cui noi siamo abituati, e quindi certe cose (passeggiate serali, utilizzo di mezzi pubblici in solitaria, etc) e’ meglio evitarle.

Canopy-walkway-a-Kristenbosch-Gardens
Canopy-walkway-a-Kristenbosch-Gardens

Quando mi viene chiesto come sia la situazione qui da un punto di vista di integrazione ho sempre difficolta’ a rispondere: certo non e’ come me lo immaginavo, coloured e white (come li chiamano qui) vivono insieme senza problemi, ma e’ anche chiaro come ci sia una netta differenza di vita e di possibilita’ per la popolazione nera e quella bianca e di come la strada da fare sia ancora lunga e per nulla semplice.

Ora, dopo tre anni, siamo pronti ed elettrizzati all’idea di iniziare una nuova avventura in Germania, a Bonn, dove al mio ragazzo aspetta un contratto a tempo determinato presso l’universita’ e per me una nuova lingua da imparare e la ricerca di un lavoro!!!”.

Cape of Good Hope
Cape of Good Hope
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Silvia dal Congo: non vivete nell’insoddisfazione, tutto è possibile!

Eccoci ad un altro appuntamento con DONNE CHE MIGRANO ALL’ESTERO! A parlare oggi è Silvia che ci scrive dal Congo. Trovo molto interessanti le sue parole, imparare a rischiare mettendo in conto anche un fallimento è l’unico modo che abbiamo per provare a raggiungere i nostri veri obiettivi. Vi lascio in compagnia delle sue parole. Roberta

Silvia1

“Mi piace il titolo di questo blog, “a saperlo prima”, un ponte fra chi c’è già passato e avrebbe voluto prendere prima questa decisione e chi ancora si chiede se iniziare a preparare la valigia o meno.

Io sono sempre stata alla ricerca dello stare bene: per me stare bene significa fare quello che mi sento di fare, e questo viene prima di tutto il resto. Se avessi ascoltato quello che mi dicevano gli altri di fare, oggi sarei chiusa nella stanzetta a casa dei miei genitori a leggere sui libri la vita di cui avrei finito per privarmi.

Quello che consiglio a tutti è di non vivere nell’insoddisfazione, tutto è possibile. Gli altri non possono renderti infelice, sei tu da sola a farlo con le costrizioni che ti imponi.

La mia strada mi ha portato a vivere in paesi lontani, ma questo non significa che la felicità non possa essere nella casa di fronte: ognuno in fondo in fondo, sotto a quintali di cazzate, sa che cosa è giusto per sè. E non si può sperare di mettere d’accordo tutti seguendo le proprie ispirazioni, tanto vale farsene una ragione.

Anni fa sono partita per la Cambogia, atterrata in Asia sapevo tutto su quel paese. Sapevo che sarei stata bene perché ormai avevo fatto mia la storia, avevo negli occhi tante immagini e racconti. Avevo un progetto che ho portato avanti fino alla fine ed è lì che sono cresciuta come persona.

Leggo in questo blog ed in altri quanto sia importante partire preparati ed è vero. Se state puntando tutto sulla partenza, è indispensabile sapere quali sono i propri obiettivi e trovare tutti gli strumenti per raggiungerli.

Ma io oggi vi parlo del mio salto nel vuoto nel cuore dell’Africa Nera.

Silvia2

Sono partita a maggio con due settimane di preavviso, nessuna conoscenza del continente a parte le storie dei miei ex studenti del corso di italiano nel quale insegnavo.

Per cinque anni ho contribuito a costruire un progetto importante di accoglienza per il mio territorio, ma poi qualcosa dentro di me si è rotto e piano piano ho capito che il mio futuro era da un’altra parte.

Non stavo più bene e stavo perdendo il sorriso.

Ho deciso di partire all’avventura, con un contratto di lavoro con un’organizzazione che mi aveva molto colpita, ma con l’idea “la va o la spacca”. Ero pronta a tutto, mi dicevo, io parto, poi si vedrà. Se non è la mia strada tornerò a casa: Se stare lontana mi farà capire che dovevo restare, tornerò’ indietro e chiederò’ scusa a tutti.

Questa volta ero pronta al fallimento.

A trentanni ho capito che il fallimento fa parte della vita. Non significa che siamo sbagliati dalla testa ai piedi, solo a volte le cose non vanno come vorremmo e VA BENE.

Alla fine non è andata male e sono a mio agio in questa nuova situazione. E’ dura, perché anche le poche certezze che mi ero portata in valigia sono state spazzate via, ma è bello, perché mi lascio stupire dal mondo.

Così’ partecipo al sito “Donne che emigrano all’estero” perché siamo un coro di donne che si racconta senza pretendere di avere le risposte in tasca. Siamo tante, siamo diverse, abbiamo ogni età e ogni motivazione. Spesso non mi trovo d’accordo con quello che viene scritto, più spesso mi sento tanto vicina a donne di cui non conosco nemmeno il viso. Donne che emigrano è democratica, è uno spaccato dell’Italia che si muove e non è un caso che abbia un grande seguito”.

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