Katia dalle Seychelles: Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto!

Oggi a raccontarsi e’ Katia dalle Seychelles. Mi piace molto il modo in cui scrive e lo spirito che trapela dalle sue parole. Vi invito tutti (uomini compresi) a visitare la sua pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO. Noterete come, nei vari racconti arrivati da ogni parte del mondo, nonostante le difficolta’, ci sia sempre la voglia di riuscire. Storie di donne coraggiose, intelligenti, avventurose e passionali!!! Perche’ bisogna essere vivi dentro per affrontare un’espatrio! Ringrazio Katia per aver condiviso con noi la sua storia e vi lascio in compagnia delle sue parole…Roberta

ECCO CHI SONO Italiana, toscanaccia, ho studiato a Perugia per un Master in Economia e Tecnica del Turismo. All’età di 42 anni leggo su di un sito Web specializzato che cercano un Front Office Manager alle Seychelles. Sarà stata la pioggia di quel giorno o il mare smeraldo della fotografia che accompagnava l’annuncio …fatto sta che in un momento di follia ho cliccato “invia CV” e mi sono candidata alla posizione pensando che non mi avrebbero neppure notata. 6 mesi dopo ero alle Seychelles.

Sono partita per cambiare, per allontanarmi da tutto, per scoprire nuove geografie. Ma 42 anni è l’età del cambiamento: il nostro Saturno Natale viene attraversato dal passaggio del Saturno Cosmico ed enormi giri di boa, esteriori od interiori, vengono intrapresi a quell’età. Ho sempre pensato di stare qualche mese e poi di tornare in Italia. E così ho fatto, per diversi anni, un gran andirivieni di viaggi che si sono sempre conclusi con il ritornare. Adesso sono più serena di quando sono partita anche perché finalmente ho coronato il mio sogno professionale: ricoprire il ruolo di Direttrice d’Albergo.

Facile? Forse più facile qui che in Italia ma posso dirlo solo adesso…me lo avessero proposto 10 anni fa avrei pensato “impossibile!” Sono sola, navigo sola, vivo sola. Mi piace molto questa solitudine che mi permette di vedere le cose senza influenza alcuna. La considero un “privilegio”. Conosco molta gente qui e mi sento decisamente a casa ma non posso affermare di aver fatto amicizia con dei “locali”. Le differenze esistono, soprattutto di tipo culturale, e sebbene possiamo frequentarci e passare dei bei momenti insieme restiamo etnie e culture lontane. All’inizio ho anche avuto problemi con la lingua: parlavo meglio il tedesco che non l’inglese o il francese e c’è voluto un bel po’ di tempo per ri-padroneggiarle decentemente tutte e due … a scapito ovviamente del tedesco che ho quasi dimenticato!

Consiglierei le Seychelles a chi desidera lavorare nel turismo e nell’hotellerie: ancora per qualche anno qui avranno bisogno di espatriati per ricoprire i ruoli chiave. Ma attenzione: queste Isole si stanno svegliando dal torpore coloniale e fra non molto saranno i Seychellesi a dirigere gli alberghi!

Ecco perche’ e’ nata la pagina FB DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO

Ho sempre considerato FB un eccellente mezzo di comunicazione, più adatto a persone mature che non a ragazzini privi di senno. Da quando sono fuori Italia poi è diventato il luogo virtuale dove incontro tutti, parenti ed amici. Perché non incontrare altre donne che vivono all’estero mi sono detta, perché non raccontare le proprie storie e far si che anche chi è ancora in Italia possa condividerle e partecipare alle conversazioni? Ecco come è nata la mia pagina DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO.

L’ho creata in un giorno di fine febbraio 2014, in un periodo carico di incertezze e di speranze allo stesso tempo. Stavo infatti per trasferirmi su di un’isola remota dell’Oceano Indiano, un puntino invisibile su Google Map dove non c’era copertura di telefonia mobile. Ho iniziato a pubblicare da sola, parlando al vuoto, come le sonde inviate nello spazio cercano vite aliene io cercavo donne interessate al mio progetto. E sono arrivate, lentamente una ad una, portando con sé un carico di entusiasmo incredibile- Desideravo la voce di Donne Italiane che vivessero all’estero e che volessero condividere su di uno spazio virtuale le loro storie ed loro pensieri. Adesso, dopo circa 4 mesi di attività, siamo circa 20 amministratrici da tutto il mondo a parlare di noi e dei paesi che ci ospitano. Da sempre ho in mente un progetto editoriale e sto valutando la possibilità di creare un Sito Web.

Nel frattempo siamo su Twitter e Pinterest . Il prossimo step è creare un canale YT… anche se devo dire che io sono l’unica a produrre video ed a pubblicarli! Dimenticavo: una Radio Italiana dovrebbe intervistarci prossimamente per creare una programma dedicato alle DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO! La pagina non fornisce consigli pratici per cercare lavoro (perché il lavoro non si trova su FB!). E’ però uno strumento prezioso per chi vuole addentrarsi nei meandri femminili dell’emigrazione, per capire in anticipo cosa significa trasferirsi, quali sono gli stati d’animo ed i pensieri che attraversano la mente delle donne una volta che decidono di migrare. Avrei potuto scegliere di creare l’ennesimo gruppo degli emigrati all’estero, un gruppo di “italians” di cui FB pullula… ma ho deciso di scegliere le DONNE.

Perché le donne portano dentro di sé un universo di emozioni indescrivibile e dietro le loro faccine innocue hanno una carica di energia insospettabile! Sulla pagina scrivono Imprenditrici, Bloggers, Cantanti … sono donne di successo e a me piacerebbe che potessero essere di esempio a tutte le nostre connazionali. Vorrei che le donne non si abbattessero, non rinunciassero ai loro sogni, vorrei che attraverso le nostre storie avvenisse una sorta di iniezione di coraggio e speranza capace di cambiare i destini. Mentre a fine febbraio partorivo mentalmente l’idea della pagina ho visto una frase che è diventata il motto stampato sull’immagine di copertina. Con questa frase – che è il condensato della “mission” della pagina – finisco il mio intervento e vi invito tutte sulla pagina di DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO per fare il pieno di positività e di tanta energia creativa! “Il Bello delle Donne è che hanno paura ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto”

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Siate i capitani di voi stessi!!! Giada, Sir Koala Londinese & Londra

Questa e’ la storia di Giada, ormai per tutti Sir Koala Londinese! Scopriamo con lei Londra… vista attraverso gli occhi di chi ha fatto “il grande salto”! La ringrazio per aver condiviso con noi questo spaccato di vita londinese…le lascio la parola… Roberta

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Ciao ragazzi 🙂

Grazie per l’invito sulle vostre pagine del blog!

Mi chiamo Giada, ma ormai tutti mi chiamano Koala e nel 2010 ho fatto – come tanti – armi e bagagli, e sono andata a vivere in UK, precisamente e ovviamente a Londra.

Era dal 2007 che volevo andare a viverci ma non sono mai stata una gran fan del carpe diem, quindi ho rimandato e rimandato, mi sono fatta guidare dalle paure, ho dato troppo ascolto ad ansie, opinioni e consigli altrui, e mi sono fatta bollare come vecchia perché sull’orlo/abisso dei trent’anni volevo espatriare e cambiare vita mollando un modesto lavoro MA a tempo indeterminato … pazzia! Ho passato tutti quegli anni a viaggiare avanti e indietro, Londra, Manchester, Liverpool, Dublino … venivo qui in UK e mi dicevo questo é l’ultimo viaggio da turista che faccio! Poi tornavo a casa e giravo in tondo aspettando l’onda giusta, il momento perfetto per la grande fuga, finché nel 2010 sono scoppiata e ho capito che non esisteva alcuna onda perfetta, momento migliore, fatina magica e che dovevo io prendere la rincorsa e gettarmi nella nuova avventura.

In pochi mesi ho chiuso i miei 30 anni romani in una valigia, ho pagato il supplemento bagaglio in eccesso, e mi sono imbarcata all’alba per Londra, pochi soldi, informazioni confuse e discordanti, molta paura, zero conoscenze. Le prime due settimane sono “crashata” nelle valli verdi del Surrey alle porte di Londra, dormivo su un materasso per terra in cucina, ospitata presso una ragazza che avevo conosciuto online poche settimane prima della partenza. Furono due settimane idilliache e confuse, ma era Londra la mia vera destinazione. Lei che mi aveva catturato l’immaginazione fin da bimba, lei che mi aveva spinto a 13 anni a studiare l’inglese senza mai fermarmi, divorando libri, musica, film, giornali, riviste in lingua inglese. La lingua capite non era un problema, il problema erano i pochi soldi e i zero contatti che avevo. Fortunatamente trovai una stanza presso una tipica and real famiglia inglese, e se all’inizio fu una sorta di piccolo trauma scontrarsi con una cultura, pensiero e realtà ben differente dalla nostra, questa esperienza si rivelò invece di grande aiuto perché fui costretta velocemente a capire come ragionavano e vivevano gli inglesi. Loro furono molto carini con me, mi spiegarono bene Londra – che già conoscevo abbastanza bene visto l’andirivieni degli anni passati – i londinesi, e mi dettero molte dritte, oltre che affinai di più il mio livello d’inglese, essendo costretta a parlare tutto il giorno nella loro lingua e non in italiano.

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Ero arrivata qui con l’idea di cercare lavoro per la mia laurea – grafico pubblicitario – ma gli inizi senza esperienze e studi sul posto, e soprattutto senza referenze furono difficili, così ripiegai sul vecchio lavoro di commessa. Passarono delle settimane e non usciva nulla, ero disperata i soldi volavano via a ritmo serrato fra affitto e mezzi pubblici, poi finalmente quando ero sull’orlo del cedimento e di chiudere le valige e tornarmene all’ombra del Colosseo, mi chiamò un importante department store di lusso nel cuore della Londra per bene. Fu il mio battesimo ufficiale come Londoner!

Entrai come semplice commessa, ma sapevo vendere sabbia agli arabi ed ero come un cane che non molla l’osso, così nel giro di alcuni mesi scalai fino ai livelli più alti, fino ad avere un pezzo di floor tutto gestito e allestito da me!

Non fu facile conquistare gli inglesi, soprattutto in posti come questi very british, dove il lusso lo toccavi con mano davvero, dove ogni giorno passavano principesse e uomini d’affari, e ti sentivi di continuo “l’emigrata” ma ho sempre rubato con l’occhio e puntato i piedi anche nei periodi più difficili. Gli inglesi – i british quelli veri! – sono persone molto riservate, badano molto all’etichetta, il lavoro per loro é importantissimo, specialmente a Londra capisci come tutto ruoti attorno ad esso. Dal Lunedì al Venerdì alle 5:30 PM é tutto un corri-corri, un lavorare e lavorare, sono molto carrieristi. Ma almeno qui se dai ricevi, ossia la meritocrazia sussiste e persiste. Qui poi ho imparato il vero senso della parola flessibilità, noi una volta che siamo stati assunti con il mitico contrattone indeterminato ci incolliamo lì con le unghie e i denti, é questo che ci frega e blocca … qui invece anche se hai 40 anni cambi, sei sempre alla ricerca di una situazione, posizione, stipendio migliore, cambiano casa come le mutande, cambiano città o paesi senza strapparsi i capelli e pure che hanno prole, sono formiche sempre alla ricerca di qualcosa di meglio, votate al lavoro e al miglioramento di status. Anche qui c’è la crisi, ma si sente molto di meno perché sono un popolo che non si ferma mai, che é flessibile, e non mette pezze ma cerca una soluzione e non si ferma finché non la trova. C’è molto da imparare da loro, in questi anni ho capito che noi italiani non siamo tutti difetti e zero pregi come ci piace bollarci, ma dagli anglosassoni c’è molto da imparare ma tranquilli hanno dei difetti anche loro! 😉

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Quello che consiglio é state a stretto contatto con loro! Sembra una cosa scontata e invece non lo é, molti quando arrivano qui cercano casa e posti di lavoro presso italiani, fanno gruppo fra loro, lo fanno per paura, per insicurezza, perché é difficile mollare le vecchie abitudini o non parlano bene l’inglese, ma é sbagliato e prima o poi se ne paga il prezzo! Non dico che bisogna ignorare i “nostri”, ma soprattutto agli inizi se vuoi integrarti in fretta devi fare una full immersion totally British!

Quando vivi all’estero tutto all’inizio é confuso vivi di sentimenti ambigui verso la tua nazione, poi come dopo una mareggiata l’acqua torbida torna limpida e cominci a rivalutare alcune cose, mentre altre non le tolleri più. Sono partita con due mega valige piene sia fisiche che mentali, e negli anni, in questi anni ho imparato a lasciarmi dietro un sacco di cose, a guardarmi dentro, soprattutto nei momenti di solitudine perché se é vero che Londra é unica e mitica e figa, ci sono anche i momenti down quando rifletti, ti ritrovi da solo al coffee shop con il tuo cappuccino a guardare il veloce via vai londinese e rifletti, rifletti. Ma soprattutto ho imparato che bisogna ascoltarsi e credere in se stessi, che la vita é solo tua e non puoi permettere agli altri di avvelenarti con i loro pensieri e aspettative su di te e come dovresti essere o comportarti. Siate i capitani di voi stessi!

Qui ho anche ripreso la mia antica passione dello scrivere, così nell’Halloween del 2010 é nato il mio blog Sir Koala Londinese. Perché questo nome? Perché fin da piccola mi chiamavano Koala, il Sir era perché ero timida volevo mantenere l’anonimato! Anyway, ero a Londra da pochi mesi, non avevo ancora questo grande cerchio di amicizie, passavo molto tempo da sola, facevo solo la spola casa-lavoro-lavoro-casa, inoltre mi girava da parecchio in testa l’idea che non ci fosse un vero e proprio blog che raccontava la vera natura e vita di Londra. Sì c’erano portali più o meno anonimi o blog di espatriati, ma per lo più erano diari di viaggio o racconti sporadici. Ognuno diceva la sua su Londra, dava informazioni discordanti o incomplete così cominciai a raccontare la mia di visione, e soprattutto a mettere nero su bianco senza indorare la pillola su come era la vita qui. Credo sia stata la mia chiave di successo!

Nel 2012 ho salutato il mondo del retail e fashion, sono stati anni molto formativi che mi hanno dato materia di storie e racconti, ogni giorno finivo a parlare con così tanta gente, donne e uomini ricchissimi, di altri paesi, nobili oppure anche gente normale come me e te. Inoltre é stata un’ottima palestra per assimilare la cultura e modo di vivere inglese, oltre che affinare la lingua … anche se la calata italiana rimane sempre un pochino! 😉 Scordatevi l’inglese della BBC! Ero spaesata iniziavo di nuovo da capo una carriera, una via nuova, ma sono quella che sulle sponde del se, forse e magari non ci sa rimanere, quindi mi sono buttata di nuovo e ho nuotato. Oggi lavoro come blogger, cerco di espandere il progetto – che nel frattempo é diventato molto più grande – di Sir Koala Londinese. Ho un mio canale Youtube con oltre 150 video, ho scritto delle guide ebook, creo Curriculum Vitae per vari mercati mondiali, scrivo per alcuni blog, e sono sempre in prima linea ad aiutare chi come me anni fa ha deciso che é ora di andare a provare all’estero come si sta!

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Voi di Se Anche Il Ragionier Ugo Espatria, mi chiedete se sia facile integrarsi con gli inglesi e se potendo rifare oggi la stessa scelta cambierei qualcosa … io vi rispondo che é facile e no integrarsi con gli inglesi, bisogna avere pazienza, osservarli molto, aderire ai loro standard, prestare ascolto ormai sono 4 anni che sono qui, mi sono integrata ma vivi sempre come Giano Bifronte, un volto rivolto verso l’Italia e uno verso l’Inghilterra. Sarai sempre lo straniero in terra straniera, certo con gli anni le differenze si assottigliano e ti integri bene, ma non la trovo una cosa spiacevole ho molti amici di tutte le nazionalità perché Londra é un porto di mare, un via vai di gente che parte e arriva, un girotondo di feste di benvenuto e di arrivederci, le amicizie durano poco fortuna che ci sono i Facebook e Twitter!

E per rispondere alla tua seconda domanda, sì miei cari lo rifarei, rifarei tutto però ovvio mi organizzerei meglio, viste le zuccate prese, le cadute e rialzate. Ecco perché ho aperto SKL, per informare, aiutare, guidare in questo delicato e importante passaggio di vita, che poi uno viene qui con il forever in mente, il per sempre lascio l’Italia, il per sempre rimango qui, invece… conosco molti che dopo tempo tornano volontariamente a casa, altri dopo anni se ne vanno altrove sempre più lontani dall’Europa. L’Inghilterra é un isola, e credo che il mare forse invita a salpare verso nuovi lidi, io stessa spesso mi ritrovo a pensare di andarmene altrove, son fatta così forse é perché sono figlia di Mercurio e la terra sotto i piedi non riesce ad incollarsi mai! Intanto sondo giro, ascolto e parlo. Mi alleno e preparo per un altro grande salto!

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Jessica, da 15 anni a Parigi…”Non tornerei mai in Italia”!!!

Oggi e’ Jessica a raccontarci la sua storia da espatriata, e lo fa dalla citta’ romantica per eccellenza…Parigi…

“Ciao. Mi chiamo Jessica, ho 33 anni e sono siciliana. Tutto e’ cominciato poco piu’ di 15 anni fa. Ho iniziato a lavorare come animatrice turistica presso un importante e conosciuto tour operator (Club Med) che e’ francese. Mi e’ bastato poco per capire che non sarei mai piu’ tornata a vivere in Italia. Lavorare per il Club Med e’ stata un’esperienza bellissima perche’ avevo la possibilita’ di viaggiare continuamente conoscendo luoghi nuovi e culture diverse tra loro. Proprio durante una di queste esperienze lavorative in un villaggio sulle Alpi francesi ho potuto constatare quanto bene si vivesse in quei luoghi.

Fu allora che, insieme ad un’amica (siciliana anche lei) conosciuta al CM, decisi di fare il grande passo trasferendomi definitivamente a Parigi. Avendo frequentato (in Italia) il liceo linguistico avevo una buona base di francese, quindi la lingua non e’ stata un ostacolo. Arrivammo in citta’ gia’ con un contratto di lavoro in mano presso la Disney, ottimo “portone d’entrata” per chi vuole trasferirsi in Francia. Non so dirvi pero’ se oggi sia piu’ complicato farlo rispetto a ieri. La Disney si e’ occupata anche dell’alloggio, dei documenti, del permesso di soggiorno (non c’era ancora l’Unione Europea) e del conto corrente bancario. Grazie al CM invece ero gia’ registrata presso l’ente che corrisponde all’INPS italiana.

Che differenze ci sono tra la Francia e l’Italia? Beh…diverse. La sanita’ per esempio. Oltre l’iscrizione alla Caf (Caisses d’Allocations Familiales) conviene fare anche l’assurance mutuelle che sarebbe un supplemento che copre le varie spese mediche. Qui in Francia quasi tutte le societa’ per le quali lavori ti iscrivono alla mutuelle (ce ne sono diverse) e ti viene prelevato un tot dalla busta paga. La mutuelle non e’ obbligatoria ma molto consigliata perche’ permette di avere il rimborso delle spese che lo Stato non copre del tutto (medicine, ospedale, visite mediche…etc…). Io per esempio ho dovuto da poco rifare gli occhiali da vista. Per intero avrei dovuto spendere quasi € 160.00 tra vetri e montatura (non ne ho scelta una di marca) invece ho speso solo € 7.00 per due paia di occhiali. Questo e’ solo uno dei tanti esempi ma funziona alla stessa maniera per ogni cosa. Quindi investi un minimo prima per risparmiare tantissimo dopo. Altre cose, come la pulizia dei denti, sono completamente a carico dello Stato. Non cambierei mai questo sistema con quello italiano.

Per quanto riguarda il lavoro fortunatamente ancora se ne trova nonostante la crisi si sia fatta sentire anche qui. Fino a qualche anno fa lasciavi il CV e dopo 48 ore venivi gia’ richiamato per un colloquio! Oggi magari si deve avere maggiore pazienza. Gli stipendi sono piu’ alti di quelli italiani con un salario minimo stabilito sotto il quale non si puo’ scendere.

Le case invece (compresi gli affitti) sono care e decisamente piu’ piccole di quelle italiane. Questa e’ una cosa alla quale ho fatto fatica ad abituarmi. Mi mancano le cucine spaziose, i saloni enormi e le camere da letto ampie. In compenso pero’, anche in un buco di 15 mq, trovi il parquet!

Anche i mezzi di trasporto sono cari, anzi carissimi! Fortunatamente le aziende rimborsano il 50% del costo dell’abbonamento, alcune (anche se sono poche) coprono l’intero importo! Per chi va in auto spesso viene rimborsato il costo della benzina. Pero’ c’e’ da dire che i mezzi di trasporto funzionano alla perfezione! Girare a Parigi e’ facilissimo e velocissimo!

Per concludere…la risposta alla vostra domanda (torneresti in Italia?) e’ no! Nonostante ancora oggi sento fortemente la mancanza della mia famiglia, del mare, del cibo e del clima (qui fa sempre freddo e nevica parecchio)…no…non andrei via! Vivo davvero bene in Francia e la consiglio a chiunque avesse intenzione di fare un’esperienza all’estero”.

Ringrazio Jessica per il tempo che ci ha dedicato ed aspetto altri racconti, altre storie, altre esperienze da condividere!

[email protected]

Roberta

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Attenti al “keine Ahnung”

Oggi voglio parlarvi di una parola che i tedeschi amano pronunciare…ma che dico amano…adorano!!! La tengono in tasca per ogni evenienza, il keine Ahnung!!!

Il keine Ahnung sta ai tedeschi come il cacio sta sui pici, come l’uovo sulla carbonara e il prezzemolo su tutto il resto!!!

La frase completa e’ Ich habe keine Ahnung che tradotto e’ non ne ho la minima idea!

Quando farete una domanda ad un tedesco, qualunque essa sia (inizialmente saranno domande ti tipo burocratico perche’ starete affogando tra le mille cartacce che dovrete compilare), le opzioni di risposta in caso negativo saranno due.

Prima opzione Ich weiß nicht che corrisponde a non lo so. Un non lo so preceduto da un minimo sforzo mentale per cercare una sorta di risposta. Un non lo so quasi dispiaciuto. Trapela un “mi piacerebbe aiutarti ma non saprei come”.

Seconda opzione un bel keine Ahnung!!!

In questo caso dovete sapere che queste due paroline, anche facili da pronunciare, non significano solo “non ne ho la minima idea”…no no signori…tra il keine e l’Ahnung c’e’ un universo parallelo di pensieri e frasi non dette! Ve ne elenco alcune.

PENSIERI TRA IL KEINE E L’AHNUNG

1) “Non vedi che sono arenato sul mio divano con la birra in mano ed un panino con wurstel nell’altra? Come ti salta in mente di venirmi a disturbare mentre mangio, bevo, rutto e guardo la partita di pallone alla TV”?

2) “Piccolo italiano basso con la macchina playmobil ed il cane rumoroso…potrei tirarti in aria con un dito e rispedirti in Italia volando per aver osato interrompere il mio relax pomeridiano delle 17.30”.

3) “Invece di venire qui a interrompermi mentre taglio il prato (ora mi tocca fare lo sforzo di riaccendere il macchinario) perche’ non impari in due giorni a parlare tedesco e ti compili da solo i tuoi maledettissimi moduli”?

4) “Ti rendi conto che sono le 21.20 di sera ed io alle 21.30 devo essere sotto le coperte, alle 21.31 devo dormire gia’ perche’ alle 05.00 mi suona la sveglia e alle 06.45 devo uscire da casa per andare a lavoro”? *-*

In questo caso la tua mente partorisce inaspettatamente un keine Ahnung che dice…”ma se devi uscire alle 06.45 perche’ ti alzi alle 05.00″? Risposta…tenetevi forte…”devo giocare a Farmerama”!!! *-* Qui ci sta un keine Ahnung con triplo salto mortale!!!

Questi sono solo alcuni esempi del significato che assume un keine Ahnung con spallucce alzate…un tedesco ha la giornata scandita dagli stessi ritmi che si alternano ogni giorno senza una minima variazione. Il “viziaccio” che abbiamo noi italiani di improvvisare li destabilizza tantissimo. Io ho provato (discretamente) a porre domande (quando ne avevo bisogno) in orari diversi in giorni diversi ma lui (il KA) e’ sempre dietro l’angolo.

Vi consiglio di sfruttare, per fare domande, i momenti in cui i tedeschi (nel fine settimana) sono ubriachi e pieni come delle zampogne! In quel caso il keine Ahnung lascera’ il posto ad un dolce Ich liebe dich (ti amo) ed allora vi si apriranno tutte le porte!

Ricordatevi che il lunedi fa in fretta ad arrivare e con lui i soliti KEINE AHNUNG!!!

 

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I tedeschi ed il loro senso civico

Il senso civico che a noi manca.

Mentre sono ad aspettare mio marito vi descrivo un paio di lati decisamente positivi sulla Germania.

Il senso civico che hanno i tedeschi è una cosa meravigliosa! I primi giorni qui non ci potevo credere!

Hanno un grandissimo rispetto verso il prossimo e verso ciò che è pubblico! Quello che è di tutti va curato più delle cose che appartengono solo a noi.

Il senso della comunità è ancora molto vivo. Quando ci siamo trasferiti qui ho ricevuto dai vicini di casa montagne di piatti e bicchieri. Qualcuno mi ha anche offerto in regalo un armadio! 🙂

Il postino lascia i pacchi davanti alla porta se non ti trova, tanto nessuno si sognerà mai di toccarli!

Ogni tanto qualcuno suona alla mia porta e mi lascia dei regalini per la bimba. Penne,  colori e varie.

Ovviamente potete immaginare come funziona qui la raccolta differenziata…alla perfezione! Anche se poi ho riscontrato un altro problema, che ho raccontato in questo articolo>>> Clicca qui.

Non fumate lontano dalle aree adibite perché sicuramente troverete il cittadino di turno che vi rimprovererà. Evitate anche di buttare le sigarette a terra, nonostante ci siano molti tedeschi che lo fanno. Ricordate che con voi le autorità non avranno pietà.

Vi racconto questa. Sfilata di Carnevale, folla accalcata ai lati per permettere il passaggio dei carri. Uno però era più grosso degli altri e dovevo arretrare (o farmi schiacciare). Ma dove? Così metto i piedi dentro l’aiuola! Non l’avessi mai fatto! Una signora, nonostante il delirio, per poco non mi uccideva! Avevo calpestato un fiore!

Loro poi non si sono risparmiati vuoti di bottiglie in quell’aiuola ma… quando di tratta di birra tutto è concesso!

Se avessimo la metà del loro senso civico il nostro sarebbe sicuramente un Paese più vivibile, sarebbe davvero un Bel Paese insomma.

I tedeschi ed il loro senso civico
Immagine presa da internet
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