Uhhh, ho saputo che parti!

Più passano i giorni più la gente che mi conosce per vie traverse (amici di amici di amici e parenti) e anche chi non mi conosce, scopre che stiamo per partire. Le reazioni sono meravigliose e quasi tutte simili.

Conoscente: “Ho saputo che state andando via, dove andate di bello?”

Io: “Vienna!”

Conoscente: “Sì, me l’ha detto tizia.”

Io: “E allora perché me lo chiedi?” (Questo è un pensiero muto)…”Ah sì?” (Questo è un pensiero vocale).

Conoscente: “Ma a Vienna Vienna? Proprio in centro?”

Io: “Certo, ho preso in affitto un’ala del Duomo!” (Sempre pensiero muto)…”Sì, Vienna Vienna.” (Pensiero vocale).

Immagine presa da internet
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La tipa che lavora da Foot Locker in centro a Catania ha invece vinto il premio “Figura di ***** 2016”. Più o meno è andata così. Entro con mia figlia in negozio, cercava un modello ben preciso di scarpe (avevamo già fatto un trilione di km invano), le prova e vanno bene, miracolo! Solo pochi minuti impiegati per trovarle e almeno dieci minuti persi per convincere la commessa che no, non volevo comprare la soletta da 20€ che sì, certamente le avrebbe cambiato la vita e sarebbe diventata più alta e magra, ma non avevo nessuna intenzione di acquistarla. E no, non voglio nemmeno la crema magica per pulire le scarpe! Stremata da soletta e crema, finalmente mi dirigo alla cassa, niente fila, si farà alla svelta. Eh no!

Commessa: “Se si connette ora e mette mi piace sulla nostra pagina le lascio un buono per il prossimo acquisto.”

Io: “Non ho i dati attivi sul telefono, grazie lo stesso.”

Un nanosecondo dopo ecco mia figlia…”Ho io i dati sul telefono!” (Azz…ma perché?)

Io: “Sì amore, ma tu non sei su Fb quindi fa niente dai, non credo che compreremo altre scarpe di questo tipo da qui ai prossimi due mesi.”

La commessa…”Non importa, può usare il buono anche per acquistare altro, non per forza scarpe!”

Io: “Allora ok, dammi il telefono Miky, magari verremo a comprare la miracolosa soletta.”

Commessa: “Certo, però consideri che per sfruttare il buono deve spendere almeno un saccodimila euro.”

Io: “Non posso usarlo solo per la soletta?”

Commessa: “No.”

Io: “Ok, allora non mi interessa. Inoltre stiamo andando a Vienna e non credo che entro la scadenza del buono mi capiterà di usarlo.”

Commessa: “Non importa, può usare il buono in qualsiasi punto vendita d’Italia.”Non ci posso credere

Io: “Ma Vienna è in Austria!”

Commessa: “Ah ok.”

E finalmente, dopo lo sguardo assassino del collega che aveva accanto, si dilegua e mi lascia libera di andare!

Nel tripudio di commenti prepartenza non possono mancare questi:

  • “Bella Vienna, si vive benissimo, sono stata lì in viaggio di nozze 40 anni fa per una settimana.”
  • “Ma che lingua si parla a Vienna?” – “Il tedesco.” – “Mamma mia che lingua brutta!”
  • “Uhh che posto romantico! Ho visto un sacco di volte La principessa Sissi!
  • “Bene, così poi mi porti le palle di Mozart!”
  • “Allora veniamo a trovarvi presto!” Qui aggiungo la risposta silente “Ma anche no!!!”

Questi sono solo alcuni esempi su come la gente sta reagendo alla notizia del nostro espatrio, e concludo con la solita frase pronunciata spesso da quelli che non si spostano dal luogo natale nemmeno per andare in vacanza.

“Uhh io non potrei mai, come fate? Un posto nuovo, senza conoscere nessuno, un altra lingua…no no no. E poi gli austriaci sono freddi, come i tedeschi!”

Immagine presa da internet
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Adesso attendo trepidante i messaggi “disinteressati” di tutti quelli che si ricorderanno di noi quando saremo sistemati in Austria! 🙂

 

 

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Meno 11 al ri-espatrio #Diariodibordo


Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.
(Jack Kerouac)


 

Catania 25.02.2016 h18.30

Ci siamo quasi, mancano pochi giorni (esattamente 11) alla partenza. Nel primo espatrio avevamo già la casa, quindi siamo potuti partire tutti insieme. Io, maritino, figlia e cane pazzo al seguito. Stavolta è diverso, il rientro in Italia ci ha fatto bruciare molte (troppe) risorse quindi la strategia deve essere rivista.

Partirà per primo maritino, in solitaria. Io resterò qui con figlia e cane pazzo finché non sarà finita la scuola. Intanto lui avrà il tempo per organizzare con calma il nostro arrivo.

Non abbiamo (come la prima volta) l’ostacolo della lingua, che abbiamo avuto modo di esercitare in Germania per due anni. Gli agganci lavorativi non mancano, ma bisogna trovarsi in loco per essere presi in considerazione. Per quanto riguarda il dormire, abbiamo trovato una condivisione, soluzione ideale per chi inizia a muovere i primi passi in una città nuova.

Immagine presa da internet
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Come ci sentiamo?

Euforici, pieni di entusiasmo ma anche un po’ tristi. Non siamo mai rimasti separati per così tanto tempo, ci piace condividere ogni cosa e questa lontananza è la parte meno piacevole di questo nuovo espatrio. Però sappiamo che è un passo necessario da compiere, fondamentalmente stiamo per espiare il terribile errore di essere rientrati in Italia. Per fortuna la tecnologia corre in nostro aiuto e Skype diventerà un fedele amico. Grazie a maritino expat potrò iniziare presto a raccontarvi Vienna e le risorse che questa città ha da offrire!

In tanti mi chiedono come ha preso questo nuovo cambiamento nostra figlia. Devo dire…bene! Lei si trovava a suo agio in Germania, non voleva rientrare, quindi l’idea di tornare in un contesto simile le permette di affrontare con serenità anche questo cambiamento. Cane expat invece non è molto convinto, ama i suoi spazi e i suoi riferimenti (palline, pupazzetti sonanti, angolini sul divano e giardino), per lui non sarà semplice lasciarli, soprattutto non sarà semplice andare a vivere in un posto che non ha ancora come riferimento le sue puzzine.

Però si sa, nessun grande traguardo è stato raggiunto senza grandi sacrifici…noi siamo pronti (quasi…)…

Raccontate qui, nei commenti, se anche per voi è stata necessaria un’iniziale separazione! 🙂


A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.
(Michel de Montaigne)


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Italia, il capolavoro che abbiamo distrutto #Aurora #Danimarca

Spero abbiate trascorso bene il ponte del 1° maggio (per chi ha avuto la possibilità di farlo). Noi torniamo a proporvi una delle storie nate dalla collaborazione con il sito “Donne che emigrano all’estero”. Oggi a raccontarci il suo espatrio è Aurora dalla Danimarca. La ringrazio e le auguro un grosso in bocca al lupo! Roberta

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Benvenuta e grazie per la disponibilità. La prima domanda serve a conoscerti un po’ meglio. Chi è Aurora?

Bella domanda!! Un anno fa sarei riuscita a risponderti subito e di getto, ora devo rifletterci su. Sono nata e cresciuta a Roma per poi trasferirmi in un paesino sul lago Trasimeno, Castiglione del Lago. Sono una mamma, sono una moglie ma non so cosa voglio fare “da grande”. Da quando sono in Danimarca tutto è cambiato, ho 35 anni e in Italia era come se la mia vita fosse arrivata, qui si ha la sensazione di essere eternamente giovani e di poter fare tutto. Per ora studio il danese, e una volta imparato si apriranno tante porte, ancora non so quale sarà quella che varcherò.

IMG_1060Quando è nata in te la voglia di espatriare e perché?

La voglia di espatriare c’è sempre stata, ma sempre con l’idea di far ritorno in patria,  la curiosità di scoprire come si vive in altre parti del mondo mi attirava tantissimo, questa voglia, questo desiderio c’è ancora adesso dentro di me, se potessi farei le valigie e partirei subito per un’altra meta. Però tra la “voglia” e il “coraggio” c’è differenza, un conto è espatriare in esplorazione un conto è espatriare per trasferirsi per sempre. Il coraggio di espatriare è arrivato per forza di cose, in Italia non riuscivamo ad andare avanti, sia io che mio marito disoccupati e due figli da crescere.

Cosa ti ha spinta a scegliere la Danimarca e di cosa ti occupi?

Ho scelto la Danimarca perché “più facile”, mio marito è danese, qui aveva parenti e amici e abbiamo avuto sin da subito delle buone basi su cui partire per costruire la nostra nuova vita. Per ora non mi occupo di nulla in particolar modo, prendo ogni lavoro che mi capita, ma si tratta sempre di piccole cose, senza il danese trovare lavoro in Danimarca non è semplice. 

Parlaci della difficoltà lingua e di quanto sia facile o difficile integrarsi davvero.

La lingua è terribile, non passa giorno che non mi chieda “ma perché non sono andata in Irlanda? In Scozia?”. E’ uno scoglio veramente grande da superare. Grammaticalmente è molto semplice, simile all’inglese ma la pronuncia è un incubo. Sono qui da quasi 7 mesi e quando i danesi parlano riesco a captare solo poche parole, farsi capire è allo stesso tempo dura. Hanno suoni che al loro orecchio sono diversi ma ti assicuro che per il mio orecchio sono identici invece, quindi puntualmente pronuncio una parola diversa da ciò che volevo dire. Riuscire a parlare e capire il danese è essenziale per l’integrazione, tutti capiscono l’inglese, quasi tutti parlano inglese, ma non si può pensare di integrarsi in un paese senza parlare la loro lingua.

Come sono i rapporti con la gente del posto?IMG_1584

I danesi sono persone molto disponibili, gentili, e sempre pronte a farti un sorriso. Sembra davvero che siano sempre felici, non ho mai visto nessuno che fosse arrabbiato o anche solo nervoso. E questo è contagioso, aiuta anche te ad affrontare la giornata con un sorriso. Legare con loro è invece più difficile. Tutti parlano inglese, ma se vuoi stringere un’amicizia, un rapporto che vada un po’ più in là di una semplice conoscenza devi sapere il danese. Non so se sia per pigrizia, per disinteresse, ma fatto sta che non si sforzano di parlare inglese per poterti conoscere. Quindi i rapporti con la gente del posto per i primi tempi sono piuttosto superficiali, spero che con il tempo, quando inizierò a padroneggiare il danese le cose possano cambiare, ma ad ogni modo i primi tempi in Danimarca se non si parla danese si è molto soli. Vedo mio marito, che per la precisione è danese solo per passaporto e per DNA, è cresciuto in Italia, questa è la prima volta anche per lui in Danimarca, ma parla danese, e lui è riuscito a crearsi un giro di amicizie, ha davvero una nuova vita qui, a volte mi sento un po’ un suo accessorio, il portachiavi di mio marito!

Cosa consiglieresti a chi vuole venire a vivere in Danimarca?

La Danimarca è una paese meraviglioso, che ti offre opportunità, un paese dove ti senti tutelato, un paese onesto fatto di gente onesta. Ma è difficile. Come ho detto la lingua è lo scoglio più grande, sia per la vita sociale sia per la ricerca di un lavoro. Lo consiglio quindi a chi è fortemente motivato, a chi è coraggioso, a chi è pronto a mettersi davvero in gioco. E’ un paese dove si deve fare la gavetta, non si deve partire pieni di grandi aspettative, si parte dal basso, ma è un paese che ti permetterà di crescere e migliorarti.

Immagine1Scrivi per il sito DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Ho iniziato a scrivere per la pagina i primi tempi che ero qui, vedevo così tante cose nuove, la mia testa scoppiava, su ogni cosa che notavo iniziavo a farci sopra tantissimi ragionamenti e considerazioni e mi son detta “perché non raccontarli a qualcuno?”. Così ho chiesto di poter entrare a far parte delle pagina. Mi ha aiutata davvero tanto a sentirmi meno sola.

Domanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

L’Italia mi manca ogni giorno e ogni momento della giornata. E’ parte di me, sono italiana in ogni fibra del mio essere. Potendo scegliere, si, tornerei a vivere in Italia, mi manca il clima, mi mancano le persone, mi manca il cibo, mi manca l’atmosfera. Ma questa scelta non c’è. L’Italia, anzi chi ha governato il nostro Bel Paese e continua a governarlo mi ha portato nella condizione di dover andar via per poter mettere la cena sul tavolo ai miei figli. Per l’Italia provo rammarico e sensi di colpa, sono dispiaciuta, ho il cuore che sanguina quando penso a quanto la nostra terra poteva darci, la storia, l’arte, mari e montagne, paesaggi mozzafiato, l’Italia ha messo in mano nostra un capolavoro e l’abbiamo distrutto. Mi sento solo di dover chiedere scusa a quel meraviglioso stivale. Verso chi l’ha governata, distruggendola e deturpandola provo un rancore e un odio che non credo avrà mai fine.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Posso solo aggiungere in conclusione che nonostante le difficoltà, nonostante la nostalgia di casa, vivere all’estero è un’esperienza che ti cambia dentro, ti arricchisce, è come tornare indietro nel tempo e ripartire da capo.

Questa è la storia di Aurora, cosa ne pensate? Ditelo con un commento! 🙂

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