Le cassiere a Vienna


Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.

(Albert Einstein)


Le cassiere a Vienna sono simili alle cassiere in Germania. Qualcuno mi dirà che sono simili alle cassiere in Francia, o a quelle in Olanda. Sicuramente però non sono simili alle cassiere in Italia. Non dico che ci debba essere per forza un rapporto simbiotico tra cliente e addetta alla cassa, ma almeno guardami mentre pago. Ehiii, mi vedi, sono sempre io, quella che viene a fare la spesa da voi quasi ogni giorno.

È molto probabile che durante la pratica per diventare LA cassiera, abbiano rifilato a queste povere anime un copione da recitare, e va bene. Però, frasi di circostanza a parte, mi chiedo che fine abbia fatto la personalità di quell’involucro che armeggia tra spesa e tasti in uno stato quasi catatonico, come se la mente fosse da un’altra parte. Disegniamo il momento.

Puntualmente arrivo alla cassa e con fredda educazione lei (i lui sono in numero inferiore) mi saluta, il più delle volte senza alzare la testa per guardarmi. Inizia a passare la merce fiondandola dalla parte opposta, io so già che devo riceverla al volo altrimenti perdo il ritmo e sono spacciata. Sorvoliamo sul discorso discount, lì serve una patente da riempi carrello e lavati di torno, ora! Finito di passare la spesa, anche se dietro di me non c’è un’anima e il nastro è vuoto, mi chiede “È tutto?”. No, ho un prosciutto nella tasca e un cetriolo nel c**o. Certo che è tutto, non lo vedi da sola che È TUTTO? Allora preme un tasto, mi farfuglia il totale (il più delle volte devo leggere perché era troppo veloce, non avrei capito nemmeno in italiano), prende i soldi e mi fanculizza senza guardarmi con uno sterile arrivederci. Ogni giorno lo stesso copione. Quando mi capita di incontrare cassiere che mi guardano e mi salutano senza usare frasi standard, so per certo che non sono austriache.

Tempo fa c’era una cassiera nuova nel supermercato sotto casa mia. Ripeteva il copione come una brava scolara, non alzava la testa nemmeno se le tiravi i capelli e le urlavi in faccia. A un certo punto era il turno di un suo collega, aveva fatto la spesa e doveva pagare. Lei lo saluta “Salve”, lancia la merce, chiede “È tutto?” e lo tratta come un perfetto sconosciuto. Ma avete lavorato insieme tutto il giorno, porco mondo assassino (Cit. Mio nonno)! Lui, basito, non ha fiatato. Sinceramente non è una cosa che mi dà particolarmente fastidio, lo prendo come spunto per farmi due grasse risate. Però, santo cielo, come è possibile che esista della gente così quadrata? Anche la storia dello scontrino mi commuove. Qui non è obbligatorio prenderlo, quindi ti chiedono sempre “Lo vuole lo scontrino?”. Rispondono quasi tutti di no, io invece lo prendo sempre. La tipa un giorno me lo chiede, io rispondo di sì e lei lo appallottola e lo butta. Non solo non mi vedi, non mi senti nemmeno! Svegliaaa, lo vogliooo!!! Sono ancora qui, mi percepisci?

Le cassiere a Vienna
Immagine presa da internet

Per bilanciare le cose devo dire che in Italia mi è capitato più di una volta un episodio che mi fa girare le sacre sfere all’impazzata. Il centesimo. Nessuno mi dava come resto il centesimo, arrotondavano in automatico. Una volta l’ho chiesto e la tipa mi ha fulminata. Davvero? Davvero vuoi questo centesimo? Certo che lo voglio, è mio! Non è per la cifra, è una questione di principio. In un caso e nell’altro, il povero cliente sta attraversando un periodo davvero triste. Spendere dei soldi per fare la parte di quello che rompe i coglioni non è proprio il massimo. E voi, con quali cassiere dovete condividere la vostra spesa?

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Intervista per “Amiche di Fuso”

Seguo sempre con molto piacere il blog di Amiche di Fuso, che raccoglie storie, tutte al femminile, provenienti da vari angoli del pianeta. Potete seguirle anche sulla loro pagina Facebook. Tempo fa ho avuto il piacere di essere intervistata da loro per parlare del mio libro, oggi invece l’argomento principale è l’espatrio. Buon lettura.

INTERVISTA

Se non conoscete Roberta dovete subito riparare andandola a leggere sul suo blog Se anche il ragionier Ugo espatria: Siciliana di nascita, ha vissuto a Milano, è tornata in Sicilia e poi ancora in Toscana. Il suo primo espatrio è stato la Germania e poi, dopo una piccola parentesi italiana, è ripartita verso l’Austria, Vienna per la precisione. Ironica, diretta e sempre sul pezzo, Roberta è una blogger e scrittrice con una grande passione della fotografia: ora conosciamola meglio attraverso questa intervista. 

Come è stato ripartire per un secondo espatrio dopo l’esperienza italiana?

Francamente è stato molto più semplice rispetto al primo espatrio perché non avevamo così tante incognite come la prima volta. La lingua tedesca per esempio non era più quella strana sconosciuta, non avevamo shock culturali ad attenderci anzi, il vero shock lo abbiamo vissuto quando siamo rientrati in Italia dalla Germania. Stranamente e contro ogni nostra aspettativa, tornare all’estero ci ha regalato la sensazione di un rientro a “casa”, per quanto questo termine sia ormai per noi abbastanza relativo.

Cosa ti ha spinto prima a tornare in Italia e poi a lasciarla di nuovo?

Beh, indubbiamente hanno influito tantissimo la nostalgia dell’Italia, della famiglia di origine e le difficoltà che all’inizio mettono a dura prova il sistema nervoso. Siamo stati deboli, abbiamo ceduto e ci siamo fatti sopraffare dalla voglia di essere circondati da qualcosa che conoscevamo bene, da volti familiari che parlano una lingua familiare. La realtà però aveva in serbo per noi un’inaspettata “sorpresa” perché proprio nella nostra terra, tra la nostra gente, ci siamo sentiti dei perfetti stranieri. Parlavamo la loro lingua ma non ci capivano, non capivano il nostro sgomento quando ci lamentavamo per delle cose alle quali loro sono ormai assuefatti, non capivano il nostro malessere e il nostro rifiuto di scendere a compromessi per noi inaccettabili.>>CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERVISTA INTEGRALE.

Intervista per Amiche di Fuso

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Se mi banni non vale!

Ciao a tutti!!!

Devo per forza raccontarvi questa storia che per me ha del surreale e non mi si leva dalla testa. Almeno saprete dirmi se sembra allucinante anche a voi.

Quando sono arrivata a Vienna ho conosciuto tramite Fb una ragazza che si è presentata dicendomi che aveva vissuto qui per dieci anni e si era appena trasferita a Dublino. Ha detto che mi seguiva con piacere ed io ho iniziato a fare lo stesso, visto che ha una pagina Fb. Sapete quei rapporti che nascono bene? Subito pregni di un’intesa familiare anche se ci si conosce da poco. Tanti messaggi scambiati, informazioni di vario tipo e la promessa che alla prima occasione ci saremmo viste.

Manda un messaggio prima di Natale, deve venire a Vienna per le feste. Avrà poco tempo ma spera di trovarlo per un incontro veloce. Alla fine non viene. Peccato, sarà per la prossima volta dai. Ci scambiamo auguri di Natale, auguri di buon anno, auguri per tutto!

Continuiamo a sentirci ogni tanto e i toni sono sempre molto amichevoli. Il 5 febbraio pubblica uno scatto dove dice di aver fermato un signore per strada chiedendogli se poteva farle una foto. Cosa c’è di strano direte? Questo…si trovava a Vienna! Allora le ho scritto un commento dicendole “Caspita, ma sei qui? Potevi dirmelo, sarei venuta volentieri io a scattarti la foto, almeno ci saremmo viste!”. Risponde che non aveva tempo, che i parenti la tenevano sempre occupata. Ok le dico, ma la prossima volta ci tengo eh, mi accontento anche di un caffè al volo! Certo risponde con annessi baci, baci, baci!

Questa è l’ultima volta in cui l’ho sentita. Qualche giorno fa mi scrive una persona per chiedermi informazioni riguardanti un negozio. Visto che non ne avevo ho deciso di contattare la mia amica a Dublino perché sicuramente, dopo dieci anni a Vienna, avrebbe saputo darmi qualche notizia utile. Qui arriva il bello…

Se mi banni non vale!
Immagine presa da internet

Vedo la pagina ma non posso commentare, mandare messaggi privati né condividere. Mi ha bloccata? Penso subito…ma no dai, sarebbe assurdo. Vado a cercarla tramite profilo privato e anche lì è sparita dalle mie amicizie e non mi è più possibile mandare messaggi.

Contatto una signora che la segue e che segue anche me, le chiedo di vedere se riesce a scriverle e se è successo qualcosa. La contatta senza problemi e lei risponde che forse avrà toccato qualcosa per sbaglio, che mi avrebbe scritto subito. L’avete sentita? No! Scrivo ad un suo amico e gli chiedo lo stesso favore, la contatta e risponde con la stessa frase…”Adesso la contatto”…l’avete sentita? No!

Ho raccontato l’accaduto ad un paio di amiche e logicamente mi hanno chiesto…”Avete discusso? Le hai detto qualcosa di offensivo? Hai usato toni sgarbati? NO! NO! NO! Siamo passati da amore e baci al và a morì ammazzata, senza un apparente motivo. E allora ragazzi volevo sapere se è capitato anche a voi e se anche voi avete provato questo fastidio terribile. Non è che senza quel contatto io non possa vivere, è però una questione di principio.

Vedete, è inutile che la gente si riempia la bocca con la parola espatrio, che ostenti foto riguardanti i tanti posti che ha girato se poi non è in grado di fare una cosa vera, reale, come il rapportarsi con le persone. Mi è capitato di eliminare qualche contatto ma c’è stato sempre un motivo di fondo e una discussione prima (a parte i contatti fantasma, dei quali ogni tanto mi libero per fare spazio). Girare il mondo senza imparare questo è solo uno spostarsi da un posto a un altro, come prendere un soprammobile dalla sala spostandolo in camera da letto.

E poi diciamolo…nessuno crede alla storia del blocco per errore… 🙂

 

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Expat, vuoi aiuto? Dileguati!!!

Il titolo di questo articolo non è casuale ed è il pensiero che accomuna molti italiani che vivono all’estero. Difficilmente si trova qualcuno disposto ad aiutare un connazionale che chiede aiuto e le motivazioni sono, bene o male, sempre le stesse. La paura di essere presi in giro, ancora una volta. Sì, perché spesso chi non vuole più aiutare è proprio chi lo ha fatto in precedenza e ha preso una bella fregatura!

Un paio di giorni fa ho condiviso un video sul mio canale YouTube dove intervistavo un ragazzo che aveva disperato bisogno di aiuto. Era rimasto in mezzo alla strada, viveva alla stazione e non aveva più un soldo. Ho raccolto la sua richiesta insieme ad altre persone, per chi non lo avesse visto ecco intanto il video. Guardatelo e poi leggete (c’è parecchio da leggere quindi niente pigrizia) l’epilogo di questa storia.

Adesso torniamo indietro di un giorno e andiamo alla sera precedente.

Venerdì sera

Mentre sono su facebook leggo l’ennesimo grido di aiuto di questo ragazzo. Inizialmente i suoi post chiedevano solo una mano per trovare subito un lavoro, poi pian piano la richiesta è diventata estrema e il post di quella sera lo vedeva alla stazione, senza soldi e speranzoso che qualcuno di noi potesse raggiungerlo per tirarlo fuori da quella situazione. Avrei potuto fare finta di niente e tornare a fare quello che stavo facendo prima di imbattermi in lui, ma poi la stretta allo stomaco che ha accompagnato la lettura delle sue parole ha preso il sopravvento Sono entrata nel suo profilo per cercare qualche informazione e ho trovato una diretta fatta poco tempo prima. Anche lì chiedeva aiuto e quasi in lacrime diceva che aveva nostalgia dell’Italia e che non era giusto che fosse costretto a fare il clandestino all’estero. Ci tengo a precisare che è sembrato subito chiaro che l’unico problema di questo ragazzo non fosse il lavoro, che doveva esserci un disagio ben più profondo e proprio per questo ho deciso di aiutarlo.

La sua diretta era stata commentata da poche persone (4) e ho deciso di contattarle subito. Visto che era già passata la mezzanotte non mi aspettavo una risposta immediata, considerando anche che non li avevo tra i contatti quindi c’erano poche possibilità che il mio messaggio venisse visualizzato. Ho contattato anche il diretto interessato. Era ancora alla stazione, non sapeva cosa fare. Gli ho mandato un paio di indirizzi (Compresa la Caritas) per avere almeno un letto sul quale dormire. Non era interessato perché “Lì puzzano” ha detto. Ok, allora passa la notte dove ti pare e ci vediamo domani. Tra un messaggio e un altro si erano fatte le due di notte, mica potevo uscire io, per portarlo dove poi? Nel frattempo ero in contatto anche con una signora che vive qui, una donna di gran cuore, che era preoccupata quanto me per questo povero cristo in mezzo alla strada.

Mattina seguente

  • Mi risponde uno degli amici che avevo contattato. Preoccupato per la situazione si rende disponibile a contattare i familiari del ragazzo.
  • Mi contatta una ragazza che vive a Vienna, anche lei preoccupata per la situazione. Decidiamo di andare insieme.
  • Mi contatta la signora che avevo sentito la sera prima, dispiaciuta perché non può essere presente ci ringrazia per la disponibilità e spera in un esito positivo.
  • Riceviamo una moltitudine di messaggi e chiamate dal ragazzo…”Allora, ci siete?”

Ore 14.00 (Sabato)

Raggiungo l’altra ragazza, prendiamo l’autobus e ci rechiamo in stazione. Lo troviamo. Trolley, borsone e il sorriso di uno che sta per andare in vacanza. Ci guardiamo perplesse…ok…meglio riderci sopra. Ci sediamo e iniziamo a parlare, lui vuole assolutamente farsi intervistare, lo accontentiamo (da qui il video che avete visto). Avevamo già messo il suo trolley più il borsone nel deposito bagagli (si paga in anticipo) dove sarebbero potuti rimanere per massimo 24h. Quindi, con le mani libere, lo abbiamo portato al supermercato acquistando un panino con la cotoletta, una confezione di cracker, una tavoletta di cioccolato, delle salviettine umidificate, un succo e una bottiglia di tea. Poi abbiamo fatto una ricarica da 10 euro al suo cellulare. Almeno eravamo più tranquille sapendo che per le prossime ore avrebbe avuto da mangiare e la possibilità di comunicare. La nostra speranza era che la famiglia ci desse una mano, ma lui ha detto che si erano stancati di aiutare uno che era capace solo di viaggiare senza biglietto e fare arrivare le multe a casa loro. “Li ho chiamati ma non mi vogliono aiutare”…ha detto. Presi dalla confusione mentale e dai dubbi amletici decidiamo di fare così.

  • Lunedì mattina andiamo al consolato e proviamo a chiedere se ti possono fare il biglietto per tornare in Italia (anche se l’altra ragazza aveva già chiesto e le notizie non erano positive).
  • Nel caso dicessero di no mettiamo un annuncio sul gruppo fb e facciamo una colletta per comprarti il biglietto.
  • Intanto contatta parenti e amici e cerca di trovare almeno una persona che ti possa ospitare mentre cerchi lavoro in Italia.

Tutto chiaro? Tutto chiaro!!!

Lo salutiamo, torniamo a casa e appena arrivata mi accorgo che la signora che era in pensiero per lui, ma non poteva essere presente, mi aveva mandato un messaggio. Chiedeva se eravamo ancora lì perché un’altra persona stava raggiungendo la stazione. “No, mi spiace, siamo andate via”. Mi ricontatta poco dopo dicendomi che l’uomo che lo aveva raggiunto gli aveva dato 20 euro e si era offerto di fargli il biglietto. Il ragazzo però aveva accettato i soldi ma non il biglietto perché…”Eh, lunedì devo andare al consolato”, omettendo inoltre il fatto che io e l’altra ragazza fossimo state lì fino a qualche minuto prima.

Un attimo…ma noi dovevamo andare al consolato per vedere se potessero farti loro il biglietto, se ti è stato offerto la sera stessa perché hai rifiutato? Gli scrivo subito…”So che questa persona è stata da te dopo di noi” e lui “Sì, grazie ragazzi, siete fantastici”…”Dove sei adesso?”…”Sono a fare la sauna”…Cosa? La sauna? Così aveva un posto dove dormire con pochi soldi, ha detto. In realtà a Vienna puoi dormire anche con meno, ho pensato.

Nel frattempo mi ricontatta l’amico dall’Italia, quello che si era speso per trovare un appoggio da parte della famiglia di questo ragazzo. Mi dice che lo ha contattato ma che lui nega, dicendo di stare bene. Dice anche che lo ha videochiamato da dentro la sauna. Inizia a dubitare di me, per fortuna ho le prove e alla fine mi crede. Dice che la famiglia si sta muovendo, che anche lui è disposto a trovargli un lavoro in Italia. Quindi tutto risolto direte voi. Pensavo la stessa cosa anche io.

Immagine presa da internet.
  • Sabato sera, mentre era dentro la sauna, mi chiama per dire “Eh, ma io cosa mangio domani?”…”Vatti a comprare un panino” gli dico e chiudo la discussione lì.

Domenica mattina

Siamo in tre a cercarlo per dirgli che entro le 15.00 deve ritirare i bagagli parcheggiati nel deposito e poi, visto che quella persona è ancora disponibile a fare il biglietto, sarebbe potuto partire subito per l’Italia.

  • Non risponde. Poi risponde. Poi inventa cose. Poi dice che 18h di viaggio con il bus sono troppe (Che volevi l’aereo in prima classe?)…poi ci “concede” di essere lì ad un determinato orario…poi sparisce, riappare, sparisce, riappare sino a quando eccola, una sua diretta su fb.
  • Guardiamo la diretta. Rimaniamo attoniti. Inizia mandando a f***ulo amici e parenti perché inventano le cose. Lui a Vienna sta benissimo, è grande e vaccinato e non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Prosegue con idiozie che non è il caso di riportare.
  • Perdiamo ovviamente l’aiuto di amici e parenti.
  • Una piccola pausa di silenzio, nella quale io e le altre due persone avevamo deciso di mettere un punto) e riparte con le richieste di aiuto. Fame, soldi, mi fate il biglietto? Non lo prendiamo più sul serio…arrangiati.
  • Inizia a pubblicare di nuovo post nel gruppo fb. Qualcuno scrive di fare attenzione perché questa persona ha diversi profili. Viene fuori che in tanti erano pronti per raggiungerlo alla stazione. Tanti altri invece si divertivano a deriderlo.
  • Parte una serie infinita di commenti, lui smascherato cancella il post.
  • Viene inserito un altro post (non da lui) con i suoi vari profili e l’avviso di fare attenzione.
  • Fine della storia.

Devo ammettere che ho ancora l’amaro in bocca ma vorrei dire che non mi pento assolutamente di avere aiutato questo ragazzo. Sono convinta che non sia un truffatore seriale ma una persona che non ha un contatto saldo con la realtà. Sorvolo per il momento sulle idee di gloria che ha in testa perché a Barbara D’Urso (una delle cause di questa situazione) vorrei dedicare un capitolo a parte. Fare spettacolo sfruttando fragilità mentali sarebbe da annoverare tra i reati penali. Anche ai famosi leoni da tastiera che commentano dicendo “Non posso credere che qualcuno ci sia cascato” voglio dedicare un capitolo a parte. E poi, non siamo cascati in nessun trabocchetto, semplicemente abbiamo raccolto una richiesta di aiuto e percepito un disagio. Quando poi abbiamo visto che ogni sforzo sarebbe stato vano abbiamo lasciato perdere.

Questo però non mi impedirà di aiutare altra gente, non mi renderà una persona più cinica, perché il rischio nell’aiutare gli altri è anche questo, di vedere i propri sforzi cadere nel vuoto. Che aiuto sarebbe altrimenti? Esistono forme di aiuto con garanzia? Se sì, mettete al corrente anche me. Tornando al nostro protagonista, che dire? Questa è proprio una storia triste, come ce ne sono tante, ma chi chiede e poi riceve un aiuto deve avere anche la voglia di essere aiutato, altrimenti è tutto inutile. E su una cosa lui ha ragione, la colpa è del sistema italiano, ma non perché lui non ha trovato lavoro bensì perché lo Stato dovrebbe assistere le persone che hanno carenze simili, perché i più deboli sono una mina vagante per loro stessi e per gli altri!

Come ho già detto in precedenza nel gruppo, la cosa che mi dispiace veramente è che questa persona sicuramente non si rende conto degli errori che ha commesso. Lui si sente vittima del sistema ma è solo vittima di se stesso.

La nota positiva in tutta questa amara situazione è che tramite lui ho avuto modo di conoscere e scoprire persone meravigliose ed è bello sapere che al mondo c’è ancora tanta gente che ha il cuore grande e aiuta il prossimo senza aspettarsi niente in cambio. 🙂

 

 

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Ci vuole un fisico bestiale…anche per espatriare!

Eccoci arrivati alla fine di questo 2016! Un anno che ci ha regalato un nuovo espatrio ma, di conseguenza, anche nuovi distacchi, nuovi inizi, nuove strade in salita. Non ho voglia di salutare il 2016 parlandovi ancora di quanto sia bella Vienna, di quanto sia buona la torta Sacher o di come sappiano fare bene la Schnitzel, voglio invece lanciare un piccolo monito a chi ha intenzione di espatriare, a chi lo sta per fare non avendo grandi esperienze di viaggi alle spalle e a chi ha selezionato le informazioni prese online in base a ciò che avrebbe voluto leggere. Troppo incasinato come discorso? Andiamo nel dettaglio…

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Internet è un grande calderone, potete togliere il coperchio e infilare un grande mestolo prendendo solo quello che vi piace davvero. I blog che parlano di viaggi ed espatrio sono tantissimi, una grande percentuale di questi riporta notizie davvero interessanti ma, non dimenticatelo mai, sono esperienze al 100% soggettive e personali (oltre che personalizzate). Cosa significa? Significa che ognuno ridipinge su un post la propria esperienza non solo in base al reale vissuto, ma soprattutto in base alla percezione che vuole regalarvi di quella stessa esperienza.

Insomma, giusto per scriverlo in parole povere, se io pesto una cacca posso sempre scrivere che ho pestato una tavoletta di cioccolato. Il risultato è simile ma la puzza no!

Immagine presa da internet.
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Una delle cose che ho notato in questi anni è che la tendenza di chi si accinge a espatriare sia quella di selezionare i blog da leggere seguendo con smodata passione le varie Pollon dell’etere (Che ben vengano eh, per mettere l’Allegriaaa) e depennando subito (perché scoraggia) chi invece prova a raccontare la realtà inserendo anche le note più stonate. Non c’è errore più grande che possiate fare, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire (ah, è già stato detto? 🙂 ), non c’è peggiore expat di chi arriva all’estero completamente impreparato! Volete qualche esempio pratico? Ok dai, ci provo…

Escludiamo da questi esempi chi parte già con un ottimo contratto di lavoro in tasca e agevolazioni varie, mi riferisco quindi a chi parte da zero…o quasi.

Arrivato a destinazione troverò in poco tempo la casa dei miei sogni, con giardino o balcone, una bella sala e la camera degli ospiti per quando verranno a trovarmi i miei genitori. Ma anche no! La verità è un’altra, più passa il tempo più è complicato trovare casa, ma che dico casa, un buco, una stanza, un pavimento con quattro pareti attorno e un divano che funge anche da letto. I prezzi continuano a lievitare, le richieste di appartamenti ad aumentare e le offerte a diminuire. Se sarete fortunati troverete entro sei mesi dal vostro arrivo un piccolo piccolo nido che vi dovrete fare bastare per almeno tre/quattro anni, fino a quando non avrete messo da parte soldi (e referenze) che vi serviranno per avere una casa appena più grande.

Immagine presa da internet.
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Sto partendo ma verrò a trovarvi almeno due volte al mese. Ehhh? Se riuscirete a tornare a casa due volte all’anno sarete già tra i miracolati. Non è necessario andare a vivere in Australia per avere questo problema, in realtà per chiunque è spesso difficile tornare in patria durante le vacanze di Natale, Pasqua o in estate. Nel caso vi fosse sfuggito, per viaggiare servono soldi, per viaggiare quando avete figli ne servono ancora di più. Non sempre il vostro nuovo datore di lavoro vi darà le ferie che volevate e non sempre avrete la possibilità economica di affrontare un viaggio. Quindi partite con l’idea che inizialmente, almeno per un anno, non vedrete casa, parenti e amici (A proposito…le amicizie all’estero scarseggiano).

Leggendo i commenti qua e là ho trovato spesso le lamentele di chi ha fatto il salto e poi si ritrova a scrivere “Ma l’estero fa schifo” oppure “Non venite, non è vero che è tutto bello” o ancora “Ma dove sono gli stipendi da 3000 euro?”.

Sono convinta che questo sia il risultato della vostra selezione accurata nel momento in cui avete preso informazioni sul luogo scelto. Eliminare a priori i post meno piacevoli, limitandovi a seguire chi ha soldi e tempo per potersi permettere una vita da turista (per merito o per culo), implica un’idea sbagliata su ciò che realmente troverete al vostro arrivo. I lati positivi all’estero ci sono, e sono tantissimi, ma i sacrifici da fare sono altrettanti e costano fatica, a volte lacrime, il più delle volte rinunce.

Quindi cosa posso augurarvi per il 2017 se non un espatrio consapevole? Valutate tutto a 360 gradi!

Ah…e se qualcuno si è “depresso” anche con quest’articolo…beh…forse l’espatrio non fa per voi! 😉

Buon capodanno a tutti!!! 🙂

Roberta

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Le difficoltà ci sono ovunque ma è come si reagisce a queste che fa la differenza! #Silvia #Olanda

Oggi vi propongo la storia di Silvia, che da Amsterdam sta per trasferirsi in Germania. Una simpatica e solare estetista tra i mulini, una donna che con tenacia affronta l’espatrio e i continui cambiamenti che ne seguono. Le auguro buona fortuna per tutto! Roberta


Chi viaggia ha scelto come mestiere quello del vento. (Fabrizio Caramagna)


Ciao Silvia (per tutti Kami), raccontaci un po’ chi sei e da dove nasce il nome Kami.

Ciao Roberta, il nome Kami è semplicemente un nickname che ho scelto con mia sorella, lei da sempre utilizza in nome Kiki e dato che abbiamo un blog (Kitchen Konfusion con relativa pagina Fb) insieme abbiamo cercato un nome simile al suo.

Attualmente vivi ad Amsterdam, cosa ti ha portata in Olanda?

amsterdam

Sì, vivo in Olanda da quasi cinque anni… Chi mi ha portato qui? Il mio compagno o meglio il suo lavoro.

Quali sono le sostanziali differenze che hai riscontrato tra Olanda e Italia?

Ovviamente il discorso sarebbe molto lungo, quindi inizio a dirti solo le cose che saltano all’occhio di chiunque venga anche solo per una vacanza. L’Olanda è più pulita e curata, gli olandesi rispettano molto gli spazi comuni. Ci sono poche regole (ma rispettate) e poca burocrazia. Il costo della vita è alto (affitti sono folli). La sanità è privata e in generale la salute è gestita in maniera molto differente. Per finire, cibo e clima sono la parte peggiore, come tutti possono immaginare, ma si ci si abitua a tutto.

La lingua è stata un problema?

L’olandese non è per nulla semplice e sinceramente il corso che ho fatto il primo anno mi ha aiutata, ma posso ancora dirti che non saprei reggere un discorso, anche se ora capisco molte cose. Per fortuna qui parlano tutti l’inglese e questo rende le cose più semplici. Non che io sia un mostro in inglese (per farti capire i bambini lo parlano meglio di me! Nascono che parlano perfettamente l’inglese!)

Che rapporti hai con la gente del posto?

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Gli olandesi mi piacciono. Sono “presi bene”, non scocciano il prossimo, sono sempre sereni e festaioli ma nello stesso tempo rispettosi e non invadenti. I vicini sono sempre disponibili ma mai indiscreti e devo dire di aver trovato anche delle persone molto gentili. Hanno una strana simpatia per gli italiani e le solite credenze pizza, pasta ecc…

Gestisci il Blog “Un’estetista tra i Mulini”, come è nata la voglia di raccontarti e perché un blog?

In realtà non mi racconto…il blog è nato in Olanda ma parla di bellezza e benessere. Successivamente ho notato che le persone erano anche interessate al paese in cui vivo così ho deciso di creare la categoria “Amsterdam & Olanda” dove ho raccolto le foto dei bellissimi posti che ho visitato in questi anni.

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La nuova dicitura nel tuo blog ci fa capire che presto toglierai le ancore per trasferirti in Germania. Sei pronta ad affrontare questo nuovo cambiamento?

No ahahah! Tutti i cambiamenti spaventano, è normale. Iniziare sempre tutto da capo non è semplice. Purtroppo il lavoro del mio compagno non ci permette una vita fissa in un posto, da un lato è emozionante ma c’è sempre il rovescio della medaglia.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Mi ha fatto apprezzare culture diverse dalla mia, e non parlo solo di olandesi ma di indiani, arabi, ….. ecc…perché Amsterdam è davvero una città aperta a tutti. Dove tutti hanno uno spazio per essere se stessi.

Ti manca l’Italia e torneresti a viverci?

L’Italia mi manca. Mi mancano alcuni sapori come la focaccia genovese, il pesto, il caffè e il sole in inverno ma sinceramente non so risponderti, magari un giorno tornerò, non si sa mai nella vita, così come non avrei immaginato di trasferirmi in Olanda.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire? 

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Voglio solo dire alle persone che pensano che l’estero è la terra dei balocchi che non è così. Le difficoltà ci sono ovunque ma è come si reagisce a queste che fa la differenza!

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Ripartire da zero in un posto dove non sei nessuno #MaryJane #Londra

Oggi la collaborazione con il sito web “Donne che Emigrano all’Estero” ci porta a Londra con Mary Jane. Vorrei approfittarne per ringraziare lei e tutte le donne che decidono di mettersi in gioco, facendosi intervistare. Non è da tutti raccontare pubblicamente dettagli privati della propria vita, io ammiro davvero tanto chi riesce a farlo. Buona lettura. Roberta

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Ciao Mary Jane! Grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Ciao Roberta e grazie a voi per questa intervista!

Io nasco partenopea ma da subito, neanche compiuti 3 anni, sono stata  catapultata in una realtà multinazionale. Ho infatti avuto la fortuna di frequentare una scuola americana che è stata per me un’esperienza fondamentale. Sono stata a contatto con persone che venivano da diverse parti del mondo e che si portavano dietro la bellezza della loro cultura e la ricchezza della differenza. Mi ha insegnato tanto quel periodo e penso che il connubio tra le mie radici mediterranee e l’internazionalità dei miei primi anni scolastici abbiano significato molto per me, nel bene e nel male. In seguito ho frequentato un liceo linguistico e poi mi sono avviata agli studi universitari. Dopo qualche anno mi sono trasferita a Roma e lì mi sono laureata in legge ma già da tempo in me c’era un’irrequietezza rispetto alle scelte della vita. Da piccola, infatti, sono sempre stata legata alla musica. In famiglia ci sono diversi musicisti amatoriali, primo fra tutti mio padre che suona la chitarra e con cui mi divertivo e tutt’ora mi diverto a cantare. Per molti anni ho studiato pianoforte classico ma ho interrotto spesso gli studi per motivi ogni volta diversi. Poi mi sono accorta che la mia vera passione era il canto e lì è cambiato tutto. Ho cominciato a prendere lezioni verso i 20 anni e poi mi sono iscritta ad un’accademia di musica a Roma, ed è in questa città che la mia passione ha pian piano preso una nuova direzione ed è diventata una professione.

Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata a Londra?

unnamedCome ti dicevo prima, credo che l’ambiente multiculturale in cui ho vissuto da ragazzina abbia modellato molto il mio carattere ed il mio approccio alla vita, sia in positivo sia in negativo. Ti dico questo perché da sempre quell’apertura mentale mi ha fatto sognare in grande e mi ha spinto verso i viaggi e la conoscenza, ma mi ha anche fatto sentire fuori posto. Ho sempre avuto la sensazione di non avere delle vere radici, di mancare di un’identità di appartenenza precisa perché tutto intorno a me cambiava di continuo. Ci ho messo tantissimo tempo a riconciliarmi con la mia terra e con me stessa. Partire era essenziale per capire dove appartenessi nel mondo. L’occasione di espatriare ha tardato a presentarsi ma poi, quando finalmente è arrivata, l’ho colta al volo. Così ho unito la mia esigenza di muovermi e di sperimentare un mondo nuovo con la mia attività di cantante. Sono qui perché voglio vedere quanto riuscirò a rendere grande questa mia passione e per farlo devo imparare quanto più possibile. Londra ti offre l’occasione di vedere la musica sotto un’altra luce, di capirla fino in fondo. Qui c’è il meglio del meglio come negli States e se ti ci metti di buona lena e con tenacia questo è un posto che ti può dare tanto. Di musicisti ce ne sono a frotte ma nessuno pensa che tu sia un perditempo se vuoi vivere di musica. Certo, facile non lo è e non lo sarà mai, ma questo forse è il bello della vita! Devi mettere tutto l’impegno che puoi e fallire un milione di volte per vedere dove arriverai e una volta arrivato devi ripartire, non ci si può fermare mai!

Descrivi le emozioni che hai provato il giorno della partenza.

Devo essere sincera: di emozioni ne ho provate tantissime e ne provo tutt’ora diverse. Non dimentichiamoci che sono un’espatriata novella! Il giorno della partenza tuttavia credo di non aver realizzato cosa stesse accadendo. Un po’ perché la mia famiglia è a Napoli ed io vivevo già  Roma da 7 anni, quindi il distacco è stato graduale. Comunque quel giorno se c’è una cosa che ho sentito chiaramente, questa è stata la sensazione che da quel momento sulle mie spalle cadeva una responsabilità enorme. Ero già psicologicamente e mentalmente preparata alle difficoltà che comporta trasferirsi in un paese nuovo e ricominciare tutto da zero (o quasi!), ma essere sull’aereo mi ha dato la chiara percezione che stava realmente accadendo. Era una cosa che desideravo da anni e anni e quando è arrivata la testa mi si è inondata di dubbi! Ce la farò? Non ce la farò? E se poi voglio tornare indietro?! Insomma, sono una che si pone un sacco di domande ma alla fine va e ci prova. Credo che solo provandoci si possano ottenere delle risposte

In ordine di difficoltà; quali sono stati i primi tre ostacoli più faticosi da superare?2

Per prima cosa, la burocrazia e le difficoltà pratiche legate al trasferimento. Questa città ha un sistema di organizzazione molto preciso ma per entrarci devi rispondere a diversi requisiti. Per aprire un conto in banca ti serve un domicilio fisso e una prova che tu abiti in quel posto, per avere una  casa ti serve un conto in banca o una busta paga, per trovare lavoro devi almeno avere un tetto sulla testa e via così. È un cane che si morde la coda e quando sei un freelance è un caos! In secondo luogo, trovare una sistemazione adatta: io mi sono trasferita qui con il mio compagno ed entrambi abbiamo dovuto far conciliare le nostre esigenze di vita con le difficoltà iniziali che ti si pongono davanti in nuova una città appena ci metti piede. Cercavamo un’abitazione indipendente dal momento che entrambi lavoriamo con la musica e molte opzioni di condivisione per noi erano impensabili. Però, allo stesso tempo i costi di una casa qui sono proibitivi e inizialmente devi adattarti. Insomma, alla fine siamo passati da un Airbnb, a uno studio flat ad un appartamentino trovato grazie ad un’amica. Infine, una difficoltà iniziale è sicuramente dover ripartire da zero in un posto dove non sei nessuno. Devi ricostruire tutto: amici, conoscenze, la tua vita professionale e personale. Per poter fare quello che vuoi devi prima inserirti in un contesto nuovo che ti chiede di metterti alla prova e di dimostrare di potercela fare. Non è una passeggiata.

Che disponibilità economica avevi (e che disponibilità serve) per affrontare i primi periodi?

Io ed il mio compagno abbiamo messo da parte dei soldi per arrivare qui e non dover essere subito travolti da tedi economici mentre ci organizzavamo. Il nostro campo è un po’ particolare e, nonostante io lavori anche come scrittrice e traduttrice freelance, volevamo stare tranquilli per i primi mesi e disbrigare tutte le formalità burocratiche del caso che spesso molti immigrati lasciano irrisolte a lungo o addirittura a tempo indefinito. Purtroppo il cambio con il pound ci ha sconvolto i piani perché ci siamo mossi in un periodo estremamente sfavorevole all’euro. Adesso le cose gradualmente migliorano ma il nostro è un caso particolare. Siamo venuti qui con un’idea precisa e quindi abbiamo dovuto calibrare il tutto alle nostre esigenze. Chi si trasferisce per cercare un lavoro in un qualunque altro campo, può anche venire qui con una disponibilità limitata e trovare da subito una stanza ed un una prima occupazione per avere un’entrata fissa. Io comunque consiglio di arrivare qui con almeno €2.000, per essere sicuri di avere le spalle coperte per i primi periodi di assestamento.

Ho sentito gente raccontare Londra come una città magica, altri invece ne hanno parlato descrivendola come caotica e pericolosa. Tu che impressione hai avuto?

Personalmente credo sia una città dai mille volti! È magica e allo stesso tempo caotica, viva ma comunque spersonalizzante. Londra secondo me è quello che tu vuoi che sia e che riesci a tirarne fuori. Questa città offre di tutto: musica, cultura, eventi di vario genere. Non puoi mai annoiarti! Certo, è anche un posto immenso dove tutto è veloce e si rischia di vivere in una realtà dentro la realtà, isolandosi dal mondo esterno. Il mio lato estroverso e , legato al campo della musica, è attratto fatalmente dalla metropoli ma il mio animo solitario ed intimista ci fa a botte! Per il momento però, credo sia il posto che mi serve per imparare e crescere professionalmente, quindi la vedo come un punto di partenza.

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Hai ricevuto il supporto della tua famiglia riguardo questa scelta?

La mia famiglia è abituata al mio vagare perpetuo oramai! Tuttavia, in questo caso, ho sentito chiaramente il loro desiderio di starmi vicino e il loro dispiacere nel fatto che stessi andando a vivere in un altro Paese. Ma credo che sia più preoccupazione nel vedere una figlia che nella vita ha fatto scelte non troppo lineari ed ordinarie! Comunque, anche se non sempre la comunicazione è facile, non mi ostacolano e sono sempre presenti, cose che apprezzo moltissimo.

Avresti potuto fare le stesse cose rimanendo in Italia?

Forse si, forse no. Di certo qui tutto quello che si affronta è facilitato da un’organizzazione impareggiabile. Inoltre questo è il paese delle possibilità: se qualcosa la vuoi fare davvero puoi provare anche a creartela e, a prescindere dal risultato finale, sicuramente ci sarà qualcuno che ti ascolterà e ti sosterrà nel percorso. In Italia sotto quest’aspetto siamo abbastanza indietro e lo dico a malincuore. Al di là di questo però, credo sia una questione molto personale. Io sono qui perché volevo provare ad inseguire un sogno, perché volevo fare un’esperienza di vita all’estero e perché sono fondamentalmente una viaggiatrice compulsiva. Sarei partita comunque, presto o tardi.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci anche quest’esperienza.

Questa storia rientra nel capitolo: “Le opportunità generate dall’azione”! Cominciamo col dire che io sono una persona che ha fatto molte, forse troppe cose nella sua vita, ma le mie vere passioni sono la musica e la scrittura. Ho sempre scritto e, sin dai tempi del liceo, assillavo le mie compagne di classe con lettere chilometriche e vagamente filosofiche e di nascosto scrivevo poesie durante le lezioni di scienze e matematica! Purtroppo, tranne in sporadici casi in cui ho scritto per qualche testata locale, non ho dato seguito pratico a questa urgenza creativa, rilegandola piuttosto ad una sfera privata e personale. Da quando mi sono proiettata verso Londra però, ho preso coraggio e mi sono proposta come blogger e copywriter, facendo un po’ di esperienze, e ad un certo punto mi si è parato davanti il sito di DCEE. Ci ho curiosato qualche tempo, leggendo le storie delle fantastiche donne che ci scrivono, poi mi sono detta: “Ma perché non provarci?” e così ho scritto a Katia (fondatrice del progetto) dicendole che ero una nuova expat a Londra, legata al mondo della musica. L’ha presa abbastanza bene a quanto pare! 🙂

Pensi di tornare a vivere in Italia? Che emozioni provi nei confronti del nostro Paese?

Non lo so sinceramente. Non lo escludo come non escludo la possibilità di trasferirmi anche in un altro Paese. Il mio sogno sarebbe quello di girare il modo e vivere in diversi luoghi per poter conoscere più culture e modi di vivere possibili. Forse in futuro mi vedo nuovamente a Napoli. Ho un rapporto di odio e amore con questa città, come molti miei concittadini, ma oggi non posso negare il legame viscerale che ci unisce. Ci ho messo davvero un’eternità ad accettarlo e adesso è una parte essenziale della mia persona. Nei confronti dell’Italia provo una grande malinconia. È un Paese meraviglioso e dall’immensa ricchezza storica e artistica. Secondo me su certi fronti è anche estremamente all’avanguardia ed è fucina di idee creative ed uniche. In Italia nascono alcune delle migliori menti artistiche, scientifiche ed imprenditoriali ma tutto si perde in un fumo denso di lassismo, inedia e noncuranza. Manca di organizzazione e di quel tot di regole che servirebbero per renderlo il paese perfetto. Fortuna che ci sono italiani, alcuni li conosco personalmente, che nel limite delle loro possibilità lottano per cambiare le cose. Credo che senza una sovrastruttura adeguata serva comunque a ben poco ma lo spirito è quello giusto. Forse, in qualche modo, il mio desiderio nascosto è quello di fare la mia parte da fuori e magari tornare un giorno a portare lì quello che ho imparato stando all’estero. Non sono certo la sola a pensarla così ma la realtà dei fatti è che intanto la vita va avanti e non si possono fare progetti troppo distanti nel tempo.

Cosa consiglieresti a tutte le persone che vorrebbero partire ma non hanno i mezzi per farlo?

1Credo che se una persona lo desideri davvero, deve farlo a tutti i costi. Tuttavia, io non posso dare consigli in merito a questa situazione perché la mia è stata una scelta ragionata ed organizzata. Se dovessi dare un parere personale sarebbe quello di risparmiare un po’ prima di partire. Londra non è una città facile e non aspetta nessuno, ma se ci si arma di pazienza e buona volontà è una città che dà occasioni e possibilità e sicuramente dà lavoro a chi lo cerca. Consiglio inoltre a tutti di integrarsi subito, una volta arrivati qui, e di risolvere tutte le questioni burocratiche e legali dal giorno uno (NIN, iscrizione all’Aire, conto in banca ecc.), senza cadere nella trappola dell’arrangiarsi. Fare le cose secondo criterio significa ricevere una valanga di servizi di rimando, dall’assistenza sanitaria gratuita, al job placement, ai servizi della comunità. Tenete sempre presente che Londra è una città cara per quanto riguarda alloggi e trasporti, ma tutto il resto è abbordabile e si trova qualunque cosa per qualunque tasca. Bisogna soltanto avere un po’ di coraggio e tanta tenacia senza perdersi mai d’animo!

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

In realtà credo di essermi dilungata fin troppo: ho la chiacchiera facile anche per iscritto! Ti ringrazio per quest’intervista e per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia esperienza. Non sono una veterana dell’espatrio ma è certamente una situazione che ho dovuto analizzare, organizzare e preparare. Adesso sono qui e mi farà piacere condividere le mie impressioni e le mie vicissitudini con chi vorrà saperne di più. Seguiteci su “Donne che Emigrano all’Estero” se vi interessano le storie di donne che sono espatriate e volete conoscerne i dettagli. Potrete così leggere, oltre che della mia, anche di esperienze diverse in vari ambiti e Paesi. A presto!

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La città delle contraddizioni – Nastasia da #Mumbai

Altro appuntamento nato dalla collaborazione con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Oggi a raccontarsi è Nastasia che ci scrive da Mumbai. Oltre a scrivere per questa pagina, Nastasia si occupa del suo blog, è ancora in fase di “work in progress”, lo potete trovare qui>>> Soulgood Mom. La ringrazio, facendole tanti auguri per la dolce attesa. Roberta

Ciao, inizio, come faccio sempre, chiedendoti…chi è Nastasia?

Sono una giovane donna di 33 anni, avvocato, ora moglie e “mum to be” a tempo pieno, o quasi, che ha deciso di mollare tutto, di lasciare Milano e di trasferirsi a Mumbai con il marito!

Pugliese d’origine, fresca di laurea, tanti anni fa, io e la mia boxerina Gaia10463864_834183236603393_1990650300507841432_n salutammo Lecce, dove adoro tornare, e abbracciammo Milano con cui  ho vissuto un grande amore durato quasi 10 anni.

È lì infatti che vivevo e lavoravo, praticamente senza sosta, come avvocato e dottoressa di studio notarile: i miei ritmi lavorativi erano incredibili,  infatti trascorrevo la pausa pranzo al telefono con i clienti e la notte a studiare i loro casi, week end compresi. Una volta sposata, anche “fissare” una cena con mio marito diventava un’impresa apocalittica. Ma adoravo il mio lavoro e, a dire il vero, ora il Tribunale mi manca un po’!

Come se non bastasse, traslocavo continuamente, e per “colpa” di due delle mie grandi passioni, la musica e l’arte (ho un interesse quasi maniacale per la street art, in particolare) riuscivo a non perdere concerti,  vernissage ed eventi vari, che finivano puntualmente in aperitivi e party. Insomma Milano era la mia città: adoravo passeggiare, fantasticare davanti alle vetrine come Holly a New York con Tiffany, amavo la sua ordinata frenesia, i suoi colori in Autunno, la sua vivacità culturale, ho sempre pensato che l’aria a Milano avesse le bollicine!

Viaggiare, invece, è la mia passione più grande! Per motivi di studio ho vissuto un anno in Portogallo, con delle parentesi della durata di qualche mese in Spagna e in Marocco. Ed eccomi poi in giro per tutta l’Europa, e poi in Thailandia, negli Emirati Arabi, alle Hawaii, in California! Con la mia adorata San Francisco e l’indimenticabile Big Sur… e ora l’India!

Da Milano a Mumbai è stato davvero un cambiamento radicale!

Quando è nata in te la voglia di espatriare e perché?

10387537_728480727271117_3088290546732786199_n Premetto che io mi sento e mi definisco, più che un’ “espatriata”, un’infaticabile “viaggiatrice”, una “nomade” più esattamente ecco: per me essere qui è un altro viaggio, l’ennesimo, un po’ più lungo e faticoso del solito, ma non certo l’ultimo. Un viaggio interiore prima di ogni altra cosa, una sfida pazzesca. La parola “expat”, a dire il vero, non mi piace tanto, trovo che evochi formalismo, burocrazia e difficoltà.

Ad ogni modo, certamente non si può trascorrere tutta la vita a sognare guardando le vetrine per le vie del Quadrilatero della Moda, e ormai il motto di gran parte degli ultra trentenni italiani che hanno voglia di mettere su famiglia, di realizzare un paio di sogni, o di non finire semplicemente in mezzo ad una strada, è “ Va dove ti porta il lavoro!”.

A dicembre 2013 io e mio marito (all’epoca fidanzato), mentre preparavamo l’ennesimo piano d’attacco per affrontare la pressione fiscale alla quale in Italia eravamo sottoposti, io con la mia partita iva, lui free – lance, e quindi, insieme, precari per antonomasia, ci siamo guardati dritti negli occhi e ci siamo chiesti: “Scappiamo?”.

E’ innegabile il fatto che il Bel Paese stia attraversando un momento molto difficile, si respira solo della gran confusione e questo già allora mi impediva di pensare, di progettare, di sognare e di vivere come volevo.

Quindi, con il sorriso sulle labbra e un pizzico di “lucida follia”, abbiamo iniziato seriamente a pensare di lasciare l’Italia, cosa che a breve ci avrebbe portato veramente lontano da tutto e tutti per un bel po’ di tempo.

Cosa ti ha spinta a scegliere questa destinazione e di cosa ti occupi?

Consapevoli che sarebbe stato quasi impossibile trovare subito una città adatta alle esigenze lavorative di entrambi (mio marito Diego è un colorist, in breve si occupa di colorare e migliorare le scene cinematografiche e video), siamo stati noi a cercare l’India, al pari di altre destinazioni.

Mumbai, che è la capitale della produzione e della post-produzione cinematografica, e non, asiatica, era esattamente sulla stessa lista di altre città, di altre mete più blasonate e paradisiache: noi cercavamo luoghi che potessero offrirci delle buone opportunità lavorative e non dei villaggi vacanze a 5 stelle.  Ed eccoci qui!

Dopo mesi estenuanti di mail, “skyppate” e trattative con il capo delle risorse umane, da novembre 2014 mio marito lavora in uno degli studi più importanti dell’Asia per la post-produzione video, dotato di un’attrezzatura che potrebbe far invidia a qualche agenzia californiana!

Purtroppo, come avrete capito, sono stata io a mettere in stand by la professione,11012375_723725937746596_5972460489187774969_n l’India non ha mai aperto le porte alle firme legali straniere, e per il momento mi ritengo assolutamente fortunata perché posso permettermi di seguire i consigli della ginecologa indiana che segue qui la mia complicata gravidanza: niente sforzi e “TAKE YOUR TIME”! Un lusso al quale, in Italia, nostro malgrado, noi, libere professioniste, siamo spesso costrette a rinunciare. Io qui mi occupo principalmente del mio benessere (ora sono al settimo mese di gravidanza), anche se la mia professione mi consente di “lavoraricchiare” a distanza, quindi con il mio fido Mac continuo a fare consulenza per i clienti più affezionati, a collaborare in attività di ricerca con altri colleghi e a seguire costantemente dei corsi di formazione on line.

Mumbai è la città più popolosa dell’India, come riesce la cultura spirituale del posto ad abbracciare quella moderna e più caotica di questa città?

Esattamente. Mumbai è la più grande città  dell’India ed è anche la sua capitale commerciale. Conta più di 13 milioni di abitanti (21 milioni circa con l’hinterland) ed è una delle regioni più popolate del mondo.  So che i dati sono noiosi, ma temo che in casi come questi siano il solo elemento che riesca a dare veramente un’ idea della realtà.

Mumbai, come l’India intera, è etnicamente ricchissima: la religione principale è l’induismo ma è affiancata dal buddhismo, dal gianaismo, dal sikhismo, dall’islam, dal cristianesimo etc.,  e ogni comunità vive con i  propri costumi, valori morali e religiosi, le proprie regole sociali, tradizioni culinarie e stili di vita. E credo che questo sia un fenomeno straordinario. La mia impressione è che tutti riescano a convivere in maniera serena e nel pieno rispetto delle scelte altrui senza che un gruppo cerchi di affermarsi su un altro, fattore che contribuisce a fare di Mumbai una città molto tranquilla, a dispetto della moltitudine di persone, alcune in serissime difficoltà economiche, che la popolano.

Noi per esempio abitiamo a Bandra (West), detta “Queen of suburbs” , appunto il sobborgo cristiano di Mumbai, e devo ammettere che è una zona molto vivibile, un tantino costosa, anche per una donna che intenda muoversi da sola.

A Mumbai, da una parte,  c’è una spiritualità nel senso più ampio del termine, che riveste indubbiamente un ruolo fondamentale nella vita quotidiana di ogni cittadino, spiegando i suoi effetti sul cibo, sul vestiario, sull’istruzione, sui vari luoghi di culto che si frequentano fino ad arrivare alla scelta del quartiere dove abitare, e questo è tangibile e visibile. Nonostante Mumbai non sia una delle sette città sacre dell’India, camminando ci si può imbattere in grandi e magnifici luoghi di culto o piccoli e più umili templi. Dall’altra parte, c’è una crescita economica esponenziale, con una diffusione capillare della tecnologia, e per questo non è raro incontrare per strada l’uomo di fede che, vestito con i tradizionali abiti arancioni, si aggira scalzo per il quartiere maneggiando uno smartphone di ultima generazione.

E’ innegabile che questa crescita, a livello generale, abbia procurato una distribuzione della ricchezza maggiore e un aumento dell’istruzione, ma a mio modesto avviso lo sradicamento completo della povertà, la diminuzione della diseguaglianza sociale (la suddivisione in caste della popolazione è un fenomeno ancora ben radicato) e la soluzione dei problemi ambientali sono battaglie che questa metropoli deve ancora combattere. E credo inoltre che, un po’ come accade in tutta l’Asia, Mumbai, che ricordo è la città più cara dell’India,  stia crescendo velocemente ma non nel verso giusto. Per esempio la speculazione immobiliare è una vera e propria “piaga sociale”, la città intera è un cantiere a cielo aperto, che non si ferma mai neppure di notte e che sforna palazzoni composti spesso da appartamenti che un indiano con uno stipendio medio non potrà mai permettersi, visto che gli affitti sono perfettamente in linea con quelli milanesi. Chi riesce a fuggire dalla povertà estrema dei villaggi posti intorno a Mumbai, cerca di accaparrarsi, anche qui pagando si intende, un tugurio in una slum.

Appena arrivati a Mumbai ricordo ancora perfettamente che, lungo il percorso in auto dall’aeroporto verso l’hotel, ci imbattemmo in una di quelle che chiunque di noi chiamerebbe volgarmente “baraccopoli”: un ammasso di lamiere tenute insieme da canne di bambù che mancano di servizi igienici e acqua pulita. I bambini si muovevano scalzi, e spesso seminudi, tra caprette, corvi, immondizia e latrine. In auto calò il silenzio: io e mio marito non riuscimmo più ad aprire bocca per ore. Ma con il passare del tempo abbiamo cambiato presto idea sulle slum: fatta eccezione per gli agglomerati più piccoli e spontanei che sorgono un po’ ovunque in città, e che vengono smantellati costantemente dalla polizia locale, ma che altrettanto costantemente ricompaiono dopo poche ore, le slum più grandi, una fra tutte Dharavi (che, mio malgrado, non ho ancora visitato dato il mio stato “interessante”), sono riconosciute ed identificate. Qui ci abitano i driver dei rikshiò, i piccoli venditori, le donne delle pulizie, gli elettricisti, gli autisti, gli idraulici, ma anche i professionisti e tutti coloro che hanno uno stipendio medio che si aggiri tra le 1500 e le 3000 rupie (20 – 40 Euro).  Dentro queste strutture tutto è perfettamente organizzato, con botteghe, officine, gente dedita allo stoccaggio della plastica e dell’alluminio, etc. E abitarci e’ una vera fortuna perché vuol dire che si è a Mumbai, lontano dalla povertà ben più dura dei villaggi. I veri poveri, per intenderci, vivono e dormono per strada.

Quindi è questo quello che forse stride in maniera più rumorosa con la parte più moderna della città, con gli hotel super deluxe e con i grattacieli. I quartieri più esclusivi convivono con quelli più  poveri.

I bambini che, battendo tre dita sulla bocca urlano silenziosamente la loro fame, spesso lo fanno abbarbicati al finestrino di qualche auto lussuosa.

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Parlaci della difficoltà lingua e di quanto sia facile o difficile integrarsi davvero.

Da quel che vedo, per un emigrato è possibile vivere come se non fosse in India, frequentando solo altri connazionali, consumando per lo più cibi occidentali e spostandosi sempre in taxi o con il proprio personal driver, e questo a Mumbai e’ un modo di vivere indubbiamente impegnativo dal punto di vista economico e non solo!

Io e mio marito, nei limiti del possibile (vi ricordo che sono incinta!) abbiamo cercato ti trovare una sorta di compromesso che ci consentisse di avvicinarci un po’ di più anche allo spirito vero di questa città e a chi la abita.

Frequentiamo, in maniera non regolarissima causa lavoro, i colleghi indiani di mio marito e i rispettivi amici, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel nostro singolare tentativo di integrazione, invitandoci per esempio, non solo a condividere uscite serali o cene, ma anche eventi famigliari e religiosi molto importanti, fra tutti un pre-wedding da sogno, una sorta di addio al celibato/nubilato della durata di tre giorni, o la celebrazione notturna prima dei festeggiamenti per il famoso Holy Fest (un’evento molto colorato, che segna tra l’atro la fine dell’inverno, preceduto nella notte da un rituale che consiste nell’accendere un falò per bruciare gli spiriti maligni).

Per il resto, armati di pazienza, ci muoviamo in tuk tuk, anche se spesso i drivers scalzi non hanno idea di dove sia la destinazione indicata e, provenendo dai villaggi, non parlano inglese e neppure hindi, facciamo delle passeggiate per scoprire posti che non si troveranno mai su Trip Advisor o sulla Lonely, anche per godere di quello che accade nelle strade sempre animatissime, percorse dalle donne che, con estrema eleganza, e avvolte nei sari colorati, che si tengono su con un abile lavorío di drappeggio, senza alcuna cucitura, portano sulle teste enormi ceste, o dagli uomini che si tengono per mano chiacchierando allegramente, o mangiano con le mani pietanze acquistate dai vari baracchini (qui lo street food la fa da padrone).

Poi piccola nota personale,  a me la cucina indiana e’ stata assolutamente vietata dalla ginecologa! Troppo spicy!

Certo ormai anche noi togliamo le scarpe prima di entrare in casa, ma credo che integrarsi davvero sia tutta un’altra storia e sia veramente complicato non a causa della lingua, qui parlano quasi tutti inglese, anche se la loro pronuncia è veramente singolare, ma perché come in tutte le metropoli, la gente affronta lunghissimi spostamenti per andare al lavoro, anche perché i quartieri degli uffici e delle agenzie sono anche quelli con gli affitti più costosi, e il tempo necessario a tornare a casa impedisce ai colleghi indiani di fare una grande vita sociale, mentre i vicini di casa rimangono degli sconosciuti, seppur sempre gentili e disponibili. Poi siamo qui da soli 5 mesi e credo che per integrarsi veramente in una città come Mumbai ce ne voglia qualcuno in più! Peraltro non tutti intendono integrarsi con una realtà che pare spietata: l’India è un paese magico, ma difficile, e Mumbai, in particolare, è la città delle contraddizioni, della disuguaglianza sociale, del disordine, della povertà estrema. Un’esperienza qui strappa molti veli culturali e sociali, ma sei costretto a lottare costantemente con te stesso per cercare di adattarti. Insomma la possibilità di perdersi d’animo è dietro l’angolo, ma avere un po’ di polso aiuta ad affrontare anche le situazioni più estreme.

Come sono i rapporti con la gente del posto? Ci sono molti italiani?

Quello di “gente del posto” è un concetto che a Mumbai racchiude una varietà incredibile di persone e quindi anche di relazioni che si possono instaurare.

Di conseguenza da una parte ci si ritrova ad avere costanti rapporti di solidarietà con le famiglie più sfortunate che ci sono nel nostro quartiere e soprattutto, nelle giornate più calde, si dispensa acqua, cibo e qualche bene di prima necessità ed in cambio si ricevono dei sorrisi straordinari ed indelebili.

Poi i rapporti sono buoni, sono di reciproco rispetto, anzi da parte loro anche troppo, con chi esercita le professioni più umili e tende ad avere un atteggiamento quasi di riverenza nei confronti di chi è ritenuto per origine economicamente più forte, cosa che io e mio marito cerchiamo con fatica di mitigare, intrattenendoci per esempio a chiacchierare con il portiere del palazzo e a ringraziarlo costantemente per tutte le attenzioni che ha per noi senza mai dare nulla per scontato, o rapportandoci in maniera egualmente educata con il ragazzino addetto a dispensare chai o con i colleghi.

I rapporti sono infine ottimi con gli indiani che qui a Bombay sono ritenuti i più fortunati perché hanno studiato, magari all’estero, hanno viaggiato ecc.: sono persone estremamente disponibili e interessanti.

Sì, la presenza degli italiani è relativamente alta. La maggior parte di loro sono impegnati nel campo del cinema (registri, produttori, costumisti, art director) o dell’arte in genere (fotografi, galleristi), altri nel campo della ristorazione o della moda.

Di cosa si vive a Mumbai? Quali sono i mestieri più diffusi?

Mumbai è senza dubbio, come dicevo, la sede principale dell’industria cinematografica indiana e asiatica, ed è anche un centro importante per la moda. Qui larga parte della popolazione lavora in questi settori.  O nel campo della pubblicità, della televisione o della stampa. Non dimentichiamo che è qui che c’è Bollywood, l’impero della cinematografìa popolare indiana, la cui produzione è numericamente spaventosa!

A proposito di film, non hollywoodiani però, vi consiglio di vedere “Slum dog – The Millionarie” ? Vincitore di 8 premi Oscar. Bellissimo!

Scrivi per il sito web DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO…come mai hai deciso di vivere anche quest’esperienza?

Mi sembrava una pagina molto interessante, soprattutto perché tutta al femminile. Ho trovato molto divertente leggere le peripezie di altre donne in giro per il mondo alle prese con traslochi, burocrazia, imprevisti di sorta! Credo che sia un progetto che contenga degli spunti molto validi e sono contenta di collaborarvi.

IMG_6111_FotorDomanda di rito…ti manca l’Italia e…torneresti a viverci? Che sentimenti provi nei confronti del nostro Bel Paese?

No, l’Italia non mi manca per diversi motivi: alcuni dei miei affetti più cari non abitano più lì, sono una globetrotter per natura e l’idea che anche mio figlio possa sentirsi un giorno “cittadino del mondo” mi piace molto. Per ora non ho intenzione di tornare a vivere in Italia e lo dico senza alcun rancore: credo che il nostro sia un Paese straordinario, con mille risorse ed un grande potenziale, ma in questo momento le mie esigenze non troverebbero soddisfazione lì e avrei molta paura di investire tempo e denaro in un posto dal futuro così incerto.

Prima di salutarci…c’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dire?

Vorrei dare un piccolo consiglio a chi per caso intendesse intraprendere un viaggio o una qualsiasi esperienza di vita in India, e a Mumbai in particolare: leggete “Shantaram” di G.D. Roberts, un vero capolavoro!

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Cercare casa in affitto in Germania. Facile?

Oggi cari amici mi sento come il tempo…nuvolosa!!! E allora voglio essere “cattiva” e sfatare un mito, un luogo comune che vedo girovagare indisturbato per la rete! Cercare casa in Germania!

Ve ne presento uno dei tanti…

…le case in affitto si trovano facilmente, con la meta’ dei soldi che spendi in Italia riesci a prendere in affitto un mega appartamento in Germania al centro di una grande citta’! Niente di piu’ falso!!!

Evitero’ di usare termini incomprensibili e cerchero’ di andare dritta al sodo!

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Cosa chiede il proprietario di casa in Germania per decidere se dare a te il suo appartamento in affitto?

1) IL CONTRATTO DI LAVORO questa sembrerebbe una cosa scontata (lo e’ anche in Italia) ma in molti pensano che qui non sia necessario. Invece e’ indispensabile dimostrare di essere in grado di poter pagare l’affitto senza alcun problema. Non importa che abbiate parecchi soldi in tasca, questo non costituisce una garanzia per il proprietario.

Niente panico. Nel caso siate sprovvisti di una busta paga esiste un modulo da compilare con i dati di chi fa da garante per voi, con annesse le sue buste paga. E’ consigliabile usare come garante un tedesco, molti proprietari qui non sono propensi ad accettare garanzie provenienti dall’Italia.

2) LA SCHUFA e’ un po’ come il sistema Crif in Italia e accerta che non siate dei cattivi pagatori. Anche con questo foglio dovrete presto fare “amicizia”.

3) L’ANMELDUNG e’ la registrazione all’anagrafe tedesca del vostro domicilio. Mi viene da chiedermi…cosa presenta chi e’ appena arrivato in Germania ed e’ alla ricerca del primo alloggio? L’ideale quindi sarebbe farsi ospitare da qualcuno, spostare il domicilio, e poi cercare casa.

Alcuni proprietari scrupolosi chiedono anche una referenza da parte del vostro vecchio proprietario dove si attesta che avete sempre pagato senza creare alcun tipo di disagio o danno.

Anche avere un conto corrente bancario in Germania e’ importantissimo, si fa poco o niente con i contanti!

Detto questo passiamo ai prezzi. Nelle grandi citta’ non sarete immuni dal virus follia da prezzi alti…cifre da capogiro. Alcuni giustamente vorrebbero raggirare il problema andando a vivere in paesi limitrofi. Pensiero corretto ma…c’e’ sempre un ma…

Non sempre i paesini sono ben collegati alle grandi citta’ e quando lo sono sappiate che qui in Germania i mezzi di trasporto sono carissimi!!! Quindi, in questo caso, avere un’auto e’ importante!

Per quanto riguarda la caparra funziona un po’ come da noi, due o tre mesi.

Mi e’ stato chiesto se avere un cane a seguito sia problematico. Purtroppo in molti casi lo e’. Diversi proprietari non vogliono dare in affitto l’appartamento a chi ha un “bimbo peloso” con se’.

Vi riporto di seguito dei codici che trovate spesso negli annunci e possono aiutarvi nella comprensione

EBK (Einbauküche = cucina componibile), NK (Nebenkosten = spese aggiuntive), KT (Kaution = cauzione), ZH (Zentralheizung = riscaldamento centralizzato), KM (Kaltmiete = affitto senza spese), WM (Warmmiete = affitto incluse le spese) queste sono solo alcune delle informazioni “tecniche” che potete facilmente trovare su internet.

Se state valutando di consultare un’agenzia immobiliare considerate che la provvigione varia da due a tre volte il canone di locazione.

Spero non vi siate scoraggiati! Quest’articolo serve solo a fare capire, a chi ha intenzione di trasferirsi in Germania, che il “problema” alloggio e’ da posizionare in cima ai vostri pensieri. Questa, in linea di massima, e’ la regola. Poi ci sono casi e casi. Diciamo sono informazioni in piu’ che possono permettervi di organizzare meglio il vostro espatrio!

Aggiungo un’informazione che mi ha comunicato una ragazza che mi segue anche sulla pagina FB…ed in base alla sua esperienza mi ha scritto questo:

“E se hai 2 figli non ti affittano un 3 vani perché troppo piccola visto che ogni bimbo dovrebbe avere la sua camera indipendentemente dall’età…ci siamo passati noi ed altri conoscenti 🙁 “

Per qualsiasi dubbio o informazione aggiuntiva mi trovate, come sempre, al seguente indirizzo.

[email protected]

Roberta

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