Expat, vuoi aiuto? Dileguati!!!

Il titolo di questo articolo non è casuale ed è il pensiero che accomuna molti italiani che vivono all’estero. Difficilmente si trova qualcuno disposto ad aiutare un connazionale che chiede aiuto e le motivazioni sono, bene o male, sempre le stesse. La paura di essere presi in giro, ancora una volta. Sì, perché spesso chi non vuole più aiutare è proprio chi lo ha fatto in precedenza e ha preso una bella fregatura!

Un paio di giorni fa ho condiviso un video sul mio canale YouTube dove intervistavo un ragazzo che aveva disperato bisogno di aiuto. Era rimasto in mezzo alla strada, viveva alla stazione e non aveva più un soldo. Ho raccolto la sua richiesta insieme ad altre persone, per chi non lo avesse visto ecco intanto il video. Guardatelo e poi leggete (c’è parecchio da leggere quindi niente pigrizia) l’epilogo di questa storia.

Adesso torniamo indietro di un giorno e andiamo alla sera precedente.

Venerdì sera

Mentre sono su facebook leggo l’ennesimo grido di aiuto di questo ragazzo. Inizialmente i suoi post chiedevano solo una mano per trovare subito un lavoro, poi pian piano la richiesta è diventata estrema e il post di quella sera lo vedeva alla stazione, senza soldi e speranzoso che qualcuno di noi potesse raggiungerlo per tirarlo fuori da quella situazione. Avrei potuto fare finta di niente e tornare a fare quello che stavo facendo prima di imbattermi in lui, ma poi la stretta allo stomaco che ha accompagnato la lettura delle sue parole ha preso il sopravvento Sono entrata nel suo profilo per cercare qualche informazione e ho trovato una diretta fatta poco tempo prima. Anche lì chiedeva aiuto e quasi in lacrime diceva che aveva nostalgia dell’Italia e che non era giusto che fosse costretto a fare il clandestino all’estero. Ci tengo a precisare che è sembrato subito chiaro che l’unico problema di questo ragazzo non fosse il lavoro, che doveva esserci un disagio ben più profondo e proprio per questo ho deciso di aiutarlo.

La sua diretta era stata commentata da poche persone (4) e ho deciso di contattarle subito. Visto che era già passata la mezzanotte non mi aspettavo una risposta immediata, considerando anche che non li avevo tra i contatti quindi c’erano poche possibilità che il mio messaggio venisse visualizzato. Ho contattato anche il diretto interessato. Era ancora alla stazione, non sapeva cosa fare. Gli ho mandato un paio di indirizzi (Compresa la Caritas) per avere almeno un letto sul quale dormire. Non era interessato perché “Lì puzzano” ha detto. Ok, allora passa la notte dove ti pare e ci vediamo domani. Tra un messaggio e un altro si erano fatte le due di notte, mica potevo uscire io, per portarlo dove poi? Nel frattempo ero in contatto anche con una signora che vive qui, una donna di gran cuore, che era preoccupata quanto me per questo povero cristo in mezzo alla strada.

Mattina seguente

  • Mi risponde uno degli amici che avevo contattato. Preoccupato per la situazione si rende disponibile a contattare i familiari del ragazzo.
  • Mi contatta una ragazza che vive a Vienna, anche lei preoccupata per la situazione. Decidiamo di andare insieme.
  • Mi contatta la signora che avevo sentito la sera prima, dispiaciuta perché non può essere presente ci ringrazia per la disponibilità e spera in un esito positivo.
  • Riceviamo una moltitudine di messaggi e chiamate dal ragazzo…”Allora, ci siete?”

Ore 14.00 (Sabato)

Raggiungo l’altra ragazza, prendiamo l’autobus e ci rechiamo in stazione. Lo troviamo. Trolley, borsone e il sorriso di uno che sta per andare in vacanza. Ci guardiamo perplesse…ok…meglio riderci sopra. Ci sediamo e iniziamo a parlare, lui vuole assolutamente farsi intervistare, lo accontentiamo (da qui il video che avete visto). Avevamo già messo il suo trolley più il borsone nel deposito bagagli (si paga in anticipo) dove sarebbero potuti rimanere per massimo 24h. Quindi, con le mani libere, lo abbiamo portato al supermercato acquistando un panino con la cotoletta, una confezione di cracker, una tavoletta di cioccolato, delle salviettine umidificate, un succo e una bottiglia di tea. Poi abbiamo fatto una ricarica da 10 euro al suo cellulare. Almeno eravamo più tranquille sapendo che per le prossime ore avrebbe avuto da mangiare e la possibilità di comunicare. La nostra speranza era che la famiglia ci desse una mano, ma lui ha detto che si erano stancati di aiutare uno che era capace solo di viaggiare senza biglietto e fare arrivare le multe a casa loro. “Li ho chiamati ma non mi vogliono aiutare”…ha detto. Presi dalla confusione mentale e dai dubbi amletici decidiamo di fare così.

  • Lunedì mattina andiamo al consolato e proviamo a chiedere se ti possono fare il biglietto per tornare in Italia (anche se l’altra ragazza aveva già chiesto e le notizie non erano positive).
  • Nel caso dicessero di no mettiamo un annuncio sul gruppo fb e facciamo una colletta per comprarti il biglietto.
  • Intanto contatta parenti e amici e cerca di trovare almeno una persona che ti possa ospitare mentre cerchi lavoro in Italia.

Tutto chiaro? Tutto chiaro!!!

Lo salutiamo, torniamo a casa e appena arrivata mi accorgo che la signora che era in pensiero per lui, ma non poteva essere presente, mi aveva mandato un messaggio. Chiedeva se eravamo ancora lì perché un’altra persona stava raggiungendo la stazione. “No, mi spiace, siamo andate via”. Mi ricontatta poco dopo dicendomi che l’uomo che lo aveva raggiunto gli aveva dato 20 euro e si era offerto di fargli il biglietto. Il ragazzo però aveva accettato i soldi ma non il biglietto perché…”Eh, lunedì devo andare al consolato”, omettendo inoltre il fatto che io e l’altra ragazza fossimo state lì fino a qualche minuto prima.

Un attimo…ma noi dovevamo andare al consolato per vedere se potessero farti loro il biglietto, se ti è stato offerto la sera stessa perché hai rifiutato? Gli scrivo subito…”So che questa persona è stata da te dopo di noi” e lui “Sì, grazie ragazzi, siete fantastici”…”Dove sei adesso?”…”Sono a fare la sauna”…Cosa? La sauna? Così aveva un posto dove dormire con pochi soldi, ha detto. In realtà a Vienna puoi dormire anche con meno, ho pensato.

Nel frattempo mi ricontatta l’amico dall’Italia, quello che si era speso per trovare un appoggio da parte della famiglia di questo ragazzo. Mi dice che lo ha contattato ma che lui nega, dicendo di stare bene. Dice anche che lo ha videochiamato da dentro la sauna. Inizia a dubitare di me, per fortuna ho le prove e alla fine mi crede. Dice che la famiglia si sta muovendo, che anche lui è disposto a trovargli un lavoro in Italia. Quindi tutto risolto direte voi. Pensavo la stessa cosa anche io.

Immagine presa da internet.
  • Sabato sera, mentre era dentro la sauna, mi chiama per dire “Eh, ma io cosa mangio domani?”…”Vatti a comprare un panino” gli dico e chiudo la discussione lì.

Domenica mattina

Siamo in tre a cercarlo per dirgli che entro le 15.00 deve ritirare i bagagli parcheggiati nel deposito e poi, visto che quella persona è ancora disponibile a fare il biglietto, sarebbe potuto partire subito per l’Italia.

  • Non risponde. Poi risponde. Poi inventa cose. Poi dice che 18h di viaggio con il bus sono troppe (Che volevi l’aereo in prima classe?)…poi ci “concede” di essere lì ad un determinato orario…poi sparisce, riappare, sparisce, riappare sino a quando eccola, una sua diretta su fb.
  • Guardiamo la diretta. Rimaniamo attoniti. Inizia mandando a f***ulo amici e parenti perché inventano le cose. Lui a Vienna sta benissimo, è grande e vaccinato e non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Prosegue con idiozie che non è il caso di riportare.
  • Perdiamo ovviamente l’aiuto di amici e parenti.
  • Una piccola pausa di silenzio, nella quale io e le altre due persone avevamo deciso di mettere un punto) e riparte con le richieste di aiuto. Fame, soldi, mi fate il biglietto? Non lo prendiamo più sul serio…arrangiati.
  • Inizia a pubblicare di nuovo post nel gruppo fb. Qualcuno scrive di fare attenzione perché questa persona ha diversi profili. Viene fuori che in tanti erano pronti per raggiungerlo alla stazione. Tanti altri invece si divertivano a deriderlo.
  • Parte una serie infinita di commenti, lui smascherato cancella il post.
  • Viene inserito un altro post (non da lui) con i suoi vari profili e l’avviso di fare attenzione.
  • Fine della storia.

Devo ammettere che ho ancora l’amaro in bocca ma vorrei dire che non mi pento assolutamente di avere aiutato questo ragazzo. Sono convinta che non sia un truffatore seriale ma una persona che non ha un contatto saldo con la realtà. Sorvolo per il momento sulle idee di gloria che ha in testa perché a Barbara D’Urso (una delle cause di questa situazione) vorrei dedicare un capitolo a parte. Fare spettacolo sfruttando fragilità mentali sarebbe da annoverare tra i reati penali. Anche ai famosi leoni da tastiera che commentano dicendo “Non posso credere che qualcuno ci sia cascato” voglio dedicare un capitolo a parte. E poi, non siamo cascati in nessun trabocchetto, semplicemente abbiamo raccolto una richiesta di aiuto e percepito un disagio. Quando poi abbiamo visto che ogni sforzo sarebbe stato vano abbiamo lasciato perdere.

Questo però non mi impedirà di aiutare altra gente, non mi renderà una persona più cinica, perché il rischio nell’aiutare gli altri è anche questo, di vedere i propri sforzi cadere nel vuoto. Che aiuto sarebbe altrimenti? Esistono forme di aiuto con garanzia? Se sì, mettete al corrente anche me. Tornando al nostro protagonista, che dire? Questa è proprio una storia triste, come ce ne sono tante, ma chi chiede e poi riceve un aiuto deve avere anche la voglia di essere aiutato, altrimenti è tutto inutile. E su una cosa lui ha ragione, la colpa è del sistema italiano, ma non perché lui non ha trovato lavoro bensì perché lo Stato dovrebbe assistere le persone che hanno carenze simili, perché i più deboli sono una mina vagante per loro stessi e per gli altri!

Come ho già detto in precedenza nel gruppo, la cosa che mi dispiace veramente è che questa persona sicuramente non si rende conto degli errori che ha commesso. Lui si sente vittima del sistema ma è solo vittima di se stesso.

La nota positiva in tutta questa amara situazione è che tramite lui ho avuto modo di conoscere e scoprire persone meravigliose ed è bello sapere che al mondo c’è ancora tanta gente che ha il cuore grande e aiuta il prossimo senza aspettarsi niente in cambio. 🙂

 

 

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Vienna? Una città di passaggio (per molti).


Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine. (Eugenio Montale)


In tanti mi chiedono…”E allora? Cosa ci racconti di Vienna, a parte che è bellissima?”…

Avete ragione, ogni tanto dimentico che la bellezza non basta e che servono altre informazioni a chi sta cercando il posto “perfetto” dove espatriare. Considerate che vivo qui da meno di un anno e che ogni mio parere è del tutto personale e decisamente soggettivo. Però ho avuto modo di osservare, analizzare e scoprire lo stesso alcune dinamiche che spero possano esservi di aiuto nella scelta.

Vienna è una città bellissima! ahahah scherzo…ricominciamo…

Un mio scatto…

Mi avevano detto che, dopo aver trascorso qualche periodo in questa città, l’impressione predominante sarebbe stata che Vienna è una città di passaggio. Non avevo prestato attenzione a questo particolare fino a quando ho avuto anche io la stessa sensazione. Ecco alcuni esempi di chi si trasferisce a Vienna.

  • Studenti. Questa città accoglie ogni anno tantissimi studenti, la maggior parte dei quali andranno via una volta concluso il ciclo di studi.
  • Dirigenti o persone che comunque ricoprono un ruolo importante e hanno accettato un trasferimento, limitato nel tempo.
  • Ragazzi giovani e single che vogliono fare un’esperienza a Vienna per poi tirare i remi in barca e partire per altri lidi e nuove esperienze. Si arrangiano con il lavoro, imparano le lingue viaggiando e non hanno vincoli.

Tolti gli appartenenti a queste tre categorie, sono davvero pochi gli altri. Qualcuno vive a Vienna da 20 anni perché i genitori si sono trasferiti qui e ci sono rimasti, altri hanno messo radici proprio allettati dall’opzione B e dalle condizioni vantaggiose che in Italia non avrebbero trovato. Ma la gente comune? Insomma, le coppie sposate, quelle con uno o due figli, quelle che non svolgono lavori di “prestigio”? Beh, per loro la musica cambia, il walzer spesso stona.

La tipologia di gente che vive a Vienna permette a questa città di mantenere un tenore medio alto ma questo comporta un aumento spropositato dei prezzi. Trovare una casa per esempio sta diventando quasi utopia, i costi si impennano, le referenze richieste diventano sempre più presuntuose e il comune mortale stenta a correre cercando di non rimanere indietro. Non c’è una cosa che costa poco (domanda che mi fate spesso)…costa tutto, tutto tanto, tanto troppo se siete tra quelli che arrancano per arrivare a fine mese. Vienna è una meravigliosa città ritagliata su misura per chi non deve contare pidocchi.

Un mio scatto…

Perché scrivo questo? Perché, come ho già detto, vorrei rispondere alle vostre numerose domande e dire che no, non è la città che fa per voi se non avete tra le mani un mestiere che sia alla sua altezza. In tanti mi chiedono se la Germania offra più possibilità. Certo che sì. Patirete maggiormente dal punto di vista umano e si sa, i tedeschi non brillano in simpatia né trasudano empatia, ma ci sono molte più fabbriche e molte più possibilità di inserimento. Se invece avete soldi da investire per aprire un’attività potrebbe essere il posto giusto, anche se la concorrenza è tanta in ogni settore. E poi c’è la ristorazione italiana…chiuso discorso…

 

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La mamma degli expat è sempre in…..cucina!


Da noi si mangiava alla carta. Chi sceglieva l’asso, mangiava.
(Woody Allen)


Per molti il rientro a casa durante le vacanze ha diversi punti in comune. Uno di questi è la mamma, o la nonna, o la zia in cucina per voi, solo per voi, per poter recuperare tutto ciò che non avete potuto mangiare durante la permanenza in terra straniera. Sorvoliamo (per ora) sul fatto che dall’estero, secondo loro, non si torna mai in buona salute. La prima esclamazione appena scendi dall’aereo solitamente è questa…“Uhhhhh, come sei magrooo, ma non mangi?” mentre rare volte succede che ti venga detto questo…“Ma sei ingrassato! E certo, con tutta la spazzatura che mangi all’estero!”.

Ma rimaniamo per un attimo al giorno dell’arrivo, l’attimo in cui ti vengono a recuperare.

Avrai fame!

No, ho mangiato un panino prima di partire.

Ma io ho preparato due cosine, la tavola è già apparecchiata.

Grazie, magari mangiamo tutto stasera, adesso non ho fame.

Ma devi mangiare, ho preparato tutto per te, assaggi qualcosa lo stesso. (Qui si conclude il dibattito, già perso in partenza).

Siete quasi arrivati, il profumo della parmigiana si sente già dalla via adiacente a quella di casa tua, man mano che vi avvicinate aumenta e, quando siete davanti alla porta, è la stessa parmigiana che vi viene ad aprire. Per l’occasione la tavola apparecchiata è in sala, non in cucina. Imbandita come se dovesse arrivare da un momento all’altro la sposa, sopra ogni sorta di ben di dio. Ovviamente la parmigiana, un polpettone di dieci chili farcito con formaggio e spinaci, delle patate fatte al forno che profumano di rosmarino, qualche pescetto fritto pescato ieri, olive, carciofini, pane fatto in casa, formaggi vari tagliati a dadini, insalata russa (anche la maionese fatta in casa), peperonata e verdurine di stagione saltate in padella con il pomodoro.

Immagine presa da internet

Ma avevi detto due cose!

E queste sono due cose!

Io però non ho molta fame.

Sono stata tutta la mattina a cucinare per te, devi mangiare! (Scatenato il solito senso di colpa non hai armi per difenderti).

E così, un po’ per golosità un po’ per evitare incidenti diplomatici proprio il giorno del rientro, mangi e assaggi quasi tutto quello che si trova a tavola. Però, è proprio quando pensi di esserne uscito vivo che vieni colto da un sussulto di terrore appena vedi arrivare la macedonia e tre tipi di dolce! Ti guardi intorno cercando una via di fuga ma riesci solamente a incrociare lo sguardo di tuo padre che ti dice, senza parlare, “Mangia o so’ ..zzi tua”…quindi fai scivolare giù la macedonia e prendi un piccolo pezzo di dolce che terrai in bocca per quindici minuti, masticando con lentezza e pregando il cielo che non rimanga incastrato nell’esofago. Solitamente sono il caffè e l’ammazza caffè a salvarti la vita.

La cena non va meglio perché è la volta di tutti gli altri parenti, ognuno di loro ti trova magro (o grasso, ma sempre perché il cibo all’estero è spazzatura) e ti porta qualcosa da mangiare, oltre alla solita quintalata di roba che si materializza sulla solita tavola nella solita sala. Stavolta dopo cena fuggi. Esci con degli amici a bere qualcosa (non mi parlate di mangiare) e poi ne approfitti per fare un lungo giro notturno. La tua città è così bella la notte che non sembra neanche lei. Cammini, osservi, fotografi ma soprattutto digerisci!!!

È quasi l’alba quando rincasi, fai piano, hai paura di svegliare qualcuno. Giri lentamente la chiave nella toppa, entri, richiudi la porta senza respirare, con il passo di un giaguaro ti dirigi in cucina in cerca di acqua e bicarbonato (ti si ripropone ancora la peperonata). Noti una luce accesa, intimorito osservi da lontano, ti fai coraggio fissandoti nello specchio del corridoio, entri nella stanza e…….

Immagine presa da internet

Mamma, ancora sveglia? Non vai a dormire?

Ma io ho già dormito, mi sono alzata mezz’oretta fa, ho finito di pulire la cucina e adesso sto cucinando perché a pranzo viene tua sorella.

E così, con un velo di sgomento che ti lascia attonito, le dai un bacio e sparisci tra quelle lenzuola che hanno sempre lo stesso buon profumo, quello della tua infanzia.

Eppure, nonostante la nausea e il bicarbonato, queste tavolate sono tra le cose che più ci mancano e tra i ricordi più belli che abbiamo.

E voi? Raccontatemi nei commenti del blog se il vostro rientro è simile al mio… 🙂

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Ci vuole un fisico bestiale…anche per espatriare!

Eccoci arrivati alla fine di questo 2016! Un anno che ci ha regalato un nuovo espatrio ma, di conseguenza, anche nuovi distacchi, nuovi inizi, nuove strade in salita. Non ho voglia di salutare il 2016 parlandovi ancora di quanto sia bella Vienna, di quanto sia buona la torta Sacher o di come sappiano fare bene la Schnitzel, voglio invece lanciare un piccolo monito a chi ha intenzione di espatriare, a chi lo sta per fare non avendo grandi esperienze di viaggi alle spalle e a chi ha selezionato le informazioni prese online in base a ciò che avrebbe voluto leggere. Troppo incasinato come discorso? Andiamo nel dettaglio…

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Internet è un grande calderone, potete togliere il coperchio e infilare un grande mestolo prendendo solo quello che vi piace davvero. I blog che parlano di viaggi ed espatrio sono tantissimi, una grande percentuale di questi riporta notizie davvero interessanti ma, non dimenticatelo mai, sono esperienze al 100% soggettive e personali (oltre che personalizzate). Cosa significa? Significa che ognuno ridipinge su un post la propria esperienza non solo in base al reale vissuto, ma soprattutto in base alla percezione che vuole regalarvi di quella stessa esperienza.

Insomma, giusto per scriverlo in parole povere, se io pesto una cacca posso sempre scrivere che ho pestato una tavoletta di cioccolato. Il risultato è simile ma la puzza no!

Immagine presa da internet.
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Una delle cose che ho notato in questi anni è che la tendenza di chi si accinge a espatriare sia quella di selezionare i blog da leggere seguendo con smodata passione le varie Pollon dell’etere (Che ben vengano eh, per mettere l’Allegriaaa) e depennando subito (perché scoraggia) chi invece prova a raccontare la realtà inserendo anche le note più stonate. Non c’è errore più grande che possiate fare, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire (ah, è già stato detto? 🙂 ), non c’è peggiore expat di chi arriva all’estero completamente impreparato! Volete qualche esempio pratico? Ok dai, ci provo…

Escludiamo da questi esempi chi parte già con un ottimo contratto di lavoro in tasca e agevolazioni varie, mi riferisco quindi a chi parte da zero…o quasi.

Arrivato a destinazione troverò in poco tempo la casa dei miei sogni, con giardino o balcone, una bella sala e la camera degli ospiti per quando verranno a trovarmi i miei genitori. Ma anche no! La verità è un’altra, più passa il tempo più è complicato trovare casa, ma che dico casa, un buco, una stanza, un pavimento con quattro pareti attorno e un divano che funge anche da letto. I prezzi continuano a lievitare, le richieste di appartamenti ad aumentare e le offerte a diminuire. Se sarete fortunati troverete entro sei mesi dal vostro arrivo un piccolo piccolo nido che vi dovrete fare bastare per almeno tre/quattro anni, fino a quando non avrete messo da parte soldi (e referenze) che vi serviranno per avere una casa appena più grande.

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Sto partendo ma verrò a trovarvi almeno due volte al mese. Ehhh? Se riuscirete a tornare a casa due volte all’anno sarete già tra i miracolati. Non è necessario andare a vivere in Australia per avere questo problema, in realtà per chiunque è spesso difficile tornare in patria durante le vacanze di Natale, Pasqua o in estate. Nel caso vi fosse sfuggito, per viaggiare servono soldi, per viaggiare quando avete figli ne servono ancora di più. Non sempre il vostro nuovo datore di lavoro vi darà le ferie che volevate e non sempre avrete la possibilità economica di affrontare un viaggio. Quindi partite con l’idea che inizialmente, almeno per un anno, non vedrete casa, parenti e amici (A proposito…le amicizie all’estero scarseggiano).

Leggendo i commenti qua e là ho trovato spesso le lamentele di chi ha fatto il salto e poi si ritrova a scrivere “Ma l’estero fa schifo” oppure “Non venite, non è vero che è tutto bello” o ancora “Ma dove sono gli stipendi da 3000 euro?”.

Sono convinta che questo sia il risultato della vostra selezione accurata nel momento in cui avete preso informazioni sul luogo scelto. Eliminare a priori i post meno piacevoli, limitandovi a seguire chi ha soldi e tempo per potersi permettere una vita da turista (per merito o per culo), implica un’idea sbagliata su ciò che realmente troverete al vostro arrivo. I lati positivi all’estero ci sono, e sono tantissimi, ma i sacrifici da fare sono altrettanti e costano fatica, a volte lacrime, il più delle volte rinunce.

Quindi cosa posso augurarvi per il 2017 se non un espatrio consapevole? Valutate tutto a 360 gradi!

Ah…e se qualcuno si è “depresso” anche con quest’articolo…beh…forse l’espatrio non fa per voi! 😉

Buon capodanno a tutti!!! 🙂

Roberta

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La scala mobile a Vienna

Rieccomi!!! Scusate la breve assenza dal blog ma questa città è talmente viva che mi risucchia. Il tempo qui sembra non bastare mai, la noia non abita da queste parti e l’entusiasmo aumenta con il passare dei giorni. Insomma, se non avete ancora capito, io amo Vienna.

Stamattina ero in metropolitana (U-Bahn per chi volesse puntualizzare il nome in tedesco) e mentre mi trovavo sulla scala mobile ho pensato a voi, molti dei quali ignari dei retroscena che si annidano in quei pochi metri di gradini in movimento. Funziona bene o male così. I più svegli se la cavano discretamente, per quanto riguarda i dormienti perpetui invece proporrei una sorta di patentino, da prendere frequentando un corso di almeno un mese, un’ora al giorno con modalità su e giù dalla scala mobile.

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Innanzitutto dovete sapere che bisogna mantenere la destra. Provate a mettervi sul lato sinistro e avrete in 3…2…1…qualcuno che, bussandovi alle spalle, vi guarderà con gli occhi che urlano “Te voi levààà”. I meno fortunati invece saranno travolti con nonchalance e la parola “scusa” non verrà mai pronunciata. Mia figlia fatica a capire per quale motivo, se ci sono anche le scale normali, la gente deve prendere le scale mobili iniziando a correre. Il motivo è sicuramente questo, cioè che un corpo in movimento su una scala in movimento va più veloce. Insomma, la frenesia che si annida nelle grandi città. Voi cosa ne pensate? Per quanto mi riguarda, preferisco uscire da casa in orario per potermi concedere il lusso di fare il mio giro sulla scala mobile senza stress.

Certo, a volte è complicato anche riuscire a prendere quella benedetta scala. Nella stazione di Karlsplatz per esempio, snodo importante e sempre affollato, l’ansia da prestazione inizia già sul treno, mentre si sta per arrivare alla fermata. La gente si avvicina alle porte, vengono lanciati sguardi di sfida, il pulsante per l’apertura già premuto, onde evitare di perdere mezzo secondo. La galleria buia lascia spazio alla luce, il convoglio rallenta, si ferma, un bip, le porte si aprono e … escono tutti contemporaneamente, mentre i geni fuori, in attesa di entrare,  non capiscono che devono prima fare uscire quelli dentro. E così, per qualche secondo, si forma una matassa umana. Borse incastrate, monopattino sul piede della vecchietta, bicicletta sullo stinco di un signore, capelli tirati o infilati nella bocca di quello basso dietro e gomitate nello stomaco. Fortunatamente, come per magia, dopo qualche secondo la matassa si sbroglia e tutti, sempre insieme appassionatamente, si dirigono correndo verso l’imbocco della scala mobile.

Hai perso tua figlia? Non vedi più tuo marito dietro di te? Del cane ti è rimasto in mano solo il guinzaglio? Non importa, N O N  T I  F E R M A R E!!! Lascia che la folla ti trascini (se ti fermi ti travolgono, ed è peggio), anche se non sentirai più il suolo sotto i piedi fa niente, metti le braccia a cucchiaio e, di persona in persona, ti ritroverai finalmente sulla scala. Mi raccomando…mantieni la destra!!!

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Un’infamata grande quanto una casa va invece a tutti i turisti che non si rendono conto di una cosa, apparentemente semplice da capire ma di difficile assimilazione…a Vienna non siamo tutti turisti! Capisco la voglia di cazzeggio elevata all’ennesima potenza ma, gentilmente, potreste evitare di camminare in fila per dieci, col resto di due…in orizzontale? Sembra la versione senza ruote dei ciclisti che, quando abitavo a Catania, mi obbligavano ad andare con l’auto a 20 km/h perché loro dovevano occupare l’intera corsia per chiacchierare.

Concludo dedicando invece un pensiero agli impavidi che, nonostante la scala mobile, preferiscono prendere quella normale. Se non ce la fate, andate ad agonizzare sul lato dentro, così gli altri possono passare! 🙂

Per oggi è tutto, tornerò presto a raccontarvi di noi, di Vienna e delle sue infinite sfumature!

Immagine presa da internet.
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Foresta incantevole a due passi da Vienna

In Germania vivevamo in un paese di tremila anime in mezzo alla foresta, bastava mettere un piede fuori dalla porta di casa per ritrovarsi immersi nella natura. Logicamente qui è un po’ diverso e, nonostante la città sia piena di parchi, non è esattamente la stessa cosa. La bellezza di Vienna però è proprio questa; anche se si vive in una metropoli è sufficiente decentrarsi di poco per ritrovarsi davanti agli occhi gli stessi scenari meravigliosi che abbiamo lasciato nella Renania Settentrionale.

In preda alla voglia matta di fare due passi nella foresta, ho chiesto ad una mia amica che strada avremmo dovuto percorrere. Seguendo le sue indicazioni abbiamo impiegato poco più di mezz’ora per raggiungere il posto prescelto.

Raggiungere con la linea U4 (verde) la fermata Heiligenstadt: Fatto!

Uscire dalla metro e prendere il Bus A38 fino a Cobenzl: Fatto!

Le attese per prendere i vari mezzi sono davvero minime.

Arrivati a destinazione abbiamo trovato verde a 360 gradi, la natura era presente in ogni sua forma, predominante e bellissima! Turisti, famiglie austriache, anche tantissimi anziani erano lì a camminare e godere di quella meravigliosa giornata di sole. Un cartello, posizionato all’inizio del sentiero, descriveva le varie specie di animali che abitano in questa foresta, alla visione del serpente il babbo impavido ha avuto un’esitazione e ha proposto di tornare indietro! Ovviamente se lo poteva scordare! 😉 Ecco uno dei vari cartelli…

cartello

alberoDurante il cammino abbiamo notato che gli alberi eranoTata e babbo spesso segnati con dei colori, inizialmente non capivamo il perché, la spiegazione è arrivata poco dopo. La parte iniziale del sentiero non era molto ripida e la piacevolezza della passeggiata non comportava  fatica.

Dopo circa trenta minuti siamo giunti a un bivio. Di fronte a noi, messo lì a dividere due strade da poter prendere, c’era un crocifisso in legno con una grande spiga adagiata alla base. Un signore, quando ha visto che stavo scattando una foto, si è gentilmente avvicinato per dirmi che è nuovo, è stato messo lì da poco.

crocifisso

A sinistra invece c’era un bel tavolino in legno con due panche, ottimo per riposare qualche minuto o per fermarsi a mangiare un panino al volo. A proposito, logicamente la Miky ha esordito dicendo: “Mangiamo qui?”…proposta subito bocciata…eravamo appena partiti!

Sosta

Le direzione nei vari cartelli sono contraddistinte da colori diversi. Giallo, rosso, blu. A quel punto abbiamo iniziato a intuire…non è che il giallo sta per percorso semplice, il rosso meno semplice e il blu difficile? Proviamo il blu dai!!!

indicazioni

E così, colti da una vena avventuristica, abbiamo realizzato poco dopo che sì, avevamo ben intuito, il sentiero blu era il più impervio! Tutto in salita, niente panche per adagiare qualche secondo i glutei, solo noi e la natura. Anche i segni sugli alberi cambiavano colore in base al sentiero percorso. Durante il cammino le indicazioni per le varie uscite erano sempre presenti (15 minuti per…25 minuti per…avessimo saputo cosa indicavano quei nomi saremmo stati a cavallo), niente in quel tratto di foresta è lasciato al caso, tutto è strutturato in maniera tale che perdersi è impossibile.

Improvvisamente, un po’ come nella camminata di Gesù nel deserto, il diavolo ci ha tentati con un punto ristoro che emanava un insostenibile profumo di carne alla brace. “No, dobbiamo procedere!” abbiamo detto, trascinando via la Miky che si immaginava già con una coscia di pollo in mano e un bicchiere di coca nell’altra. Mentre annaspavo per convincere le mie gambe a percorrere una ripida salita ho incrociato diverse coppie di anziani che scendevano…è stata una botta d’orgoglio a farmi raggiungere la meta…Loro sì ed io no? Da escludere!!! Il babbo invece procedeva spedito senza accennare un lamento, preceduto dalla Miky che stupiva per il suo passo stranamente veloce. Dov’era finito il suo spirito da bradipo? In realtà c’era un perché…prima si arrivava alla meta, prima avrebbe mangiato. Ricordava tanto la storia  dell’asino con la carota! Ha anche rischiato di farsi male scivolando per la furia!

sport

Finalmente, dopo tanto camminare, una panchina all’orizzonte! Ci siamo seduti, abbiamo mangiato il nostro panino (il babbo ha anche avuto un inaspettato slancio atletico – vedi foto) e ci siamo diretti presso un Cafè che si trovava a pochi metri dal nostro punto di sosta. Un piccolo localino con all’interno una sala con caminetto e un angolo dedicato alla vendita di souvenir (prettamente ecclesiastici) e all’esterno tanti tavolini e panche in legno. Fuori c’era ancora il sole, abbiamo quindi deciso di fermarci lì un’oretta. Dolcino, gelato, caffè e totale relax. Niente cellulari in mano, solo la macchina fotografica per immortalare quegli attimi. Quell’area comprende vari edifici dove credo vengano organizzate diverse attività, vacanze comprese.

Pausa dolce

Avevo visto, poco prima di arrivare lì, un manifesto che segnalava la presenza di una chiesetta immersa nel verde (ecco spiegati i souvenir). Non sono credente, ma certi posti meritano comunque di essere visti. Finita la pausa abbiamo superato il locale, imboccato una stradina in salita dove alcuni bambini urlanti giocavano e, un paio di minuti dopo, appariva davanti ai nostri occhi in tutta la sua modestia una piccola cappella in mezzo al verde. Negli alberi che circondavano la struttura sono attaccate le foto di gente che non c’è più ma che, in un modo o in un altro, ha avuto un ruolo importante nella vita di quella chiesetta anni e anni or sono.

chiesetta

All’interno tre suore in abito grigio si sono inginocchiate per pregare, un paio di signore erano intente ad accendere delle candele mentre un piccolo gruppo di turisti godeva di quell’atmosfera in rispettoso silenzio.

cappella

Prendere il bus al ritorno è stato semplice perché, a prescindere dal punto in cui ti trovi, basta imboccare un sentiero che porta sulla strada per trovare una fermata. Non si è quindi costretti a ripercorrere a piedi gli “ottantamilaeottocentoottantotto” chilometri percorsi all’andata. Se il fisico ti abbandona o la voglia decide improvvisamente di andare in ferie, basta prendere il bus.

bus

Tirando le somme di questa giornata all’insegna della natura, posso dire che ne è valsa la pena. Vienna offre la possibilità di cambiare scenario ogni volta che se ne sente la necessità, spesso è possibile farlo quasi a costo zero. Adesso attendo impaziente l’arrivo delle prime nevi per ammirare i paesaggi bianchi e respirare l’aria fredda che sa di pulito. Intanto, se la bella stagione non andrà via troppo presto, ne approfitterò per fare ancora qualche camminata tra gli alberi nella bellissima foresta viennese. 🙂

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I ragazzi a Vienna sono dei “mostri”!!!


“C’è una differenza fra genio e stupidità. Il genio ha i suoi limiti.” ALBERT EINSTEIN


Rieccomi, oggi non vi racconterò di qualche mia vicissitudine, vi risparmio lo strazio e lo rimando alla prossima volta. Vorrei invece parlarvi dei ragazzi (diciamo che allarghiamo il raggio della gioventù fino ai 40 anni, così ci rientro anche io) che qui a Vienna sono dei mostri…sì…di intelligenza e preparazione!!!

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Ho vissuto in diverse città…Catania, Milano, Grosseto, Pistoia, Olpe in Germania, ma non ho mai incontrato qualcuno che minimamente si avvicinasse alle persone che sto incontrando in Austria. La loro preparazione non è sempre legata ad un percorso di studi, spesso sono ragazzi che amano girare il mondo facendo esperienze, in altri casi invece amano restare sui libri per incrementare (in modo pratico e non solo teorico) il loro bagaglio culturale.

Se va male parlano altre due lingue oltre alla loro, che sappiano l’inglese è scontato. Spesso si presentano ai colloqui vestiti come noi ci vestiremmo per andare a fare una scampagnata e tu li guardi con sgomento. Appena però aprono bocca quello stesso sgomento cambia direzione e si piazza di fronte a te, fissandoti. Tu, che in Italia ti sentivi un dio con il tuo inglese scolastico e il tuo livello B1 in tedesco. Tu, che hai perso un’ora solo per scegliere che abiti indossare e come pettinare quel cespuglio sulla testa. Tu che hai mille referenze ma nessuna certificata, perché in Italia non si usa e perché spesso hai lavorato a nero, mentre le loro cartelline pullulano di certificati (che tanto amano). Tu che pensavi di essere avanti rispetto a tanti altri, ti accorgi che all’estero non sei avanti, non sei al loro stesso livello, sei proprio a r e n a t o!

Per farvi un esempio pratico, la ragazza (simpatica e dolce) con la quale sto facendo un tandem linguistico (leggi articolo), frequenta due università in contemporanea e nel tempo libero insegna russo e frequenta un corso di italiano. Spesso ride divertita perché quando mi racconta cosa ha fatto dall’ultima volta in cui ci siamo viste, la prego sempre di non infierire ledendo la mia calante autostima.

Autostima (Immagine presa da internet).
Autostima (Immagine presa da internet).

La nota positiva è che una situazione del genere ti sprona, ti regala la voglia di migliorarti, ti pone davanti a immensi limiti che non credevi di avere. La strada è decisamente in salita ma, come dicono in tanti, arrivati lassù…il panorama deve essere per forza bellissimo! 🙂

P.s. Piccola precisazione…per “Ragazzi a Vienna” intendo logicamente tutti (provenienti da ogni parte del mondo), non solo gli austriaci… 😉


Che tu creda in te stesso quando cento persone non ci credono è molto più importante del fatto che cento persone credano in te quanto tu non ci credi.” 

(Mark Fisher)


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Tandem linguistici e incidenti diplomatici #Vienna

Rieccomi! Oggi vorrei approfondire l’argomento “Tandem linguistico”, mi sono da poco approcciata a questa tipologia di incontri per allenare la lingua tedesca senza spendere soldi e per avere la possibilità di conoscere nuova gente. In cosa consiste? Il tandem è un metodo di apprendimento che si basa sullo scambio di nozioni, attraverso conversazioni, tra due madrelingua di idiomi diversi. In questo caso io ho messo a disposizione il mio italiano e l’altra persona mi permette di sfruttare il suo tedesco. Si parla di tutto, del tempo, delle proprie origini, dei propri viaggi, ma anche di grammatica, correggendo man mano e in modo naturale gli errori che si commettono parlando. In base alla durata degli incontri potete dividere il tempo, dedicando metà parte a una lingua e la restante metà all’altra. Sarebbe meglio non mescolare le due lingue durante la conversazione, sia per non creare confusione, sia per approfondire meglio singolarmente i due idiomi. Quindi, se per esempio avete a disposizione due ore, potete conversare in italiano la prima ora e in tedesco la seconda.

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Come vi avevo accennato sabato scorso, questa mattina avevo appuntamento con una ragazza che vuole imparare l’italiano. Ci siamo date appuntamento presso una fermata U-Bahn e poi, passeggiando, abbiamo parlato per un’ora e mezza. Logicamente il primo incontro è sempre un po’ imbarazzante, ma rompere il ghiaccio non è poi così difficile.

Per quanto riguarda invece il mio primo tandem in assoluto…beh…apparentemente è andato bene ma l’incidente diplomatico era proprio dietro l’angolo. Ho incontrato sabato mattina questa ragazza, 39 anni, austriaca e con la voglia di imparare la nostra lingua. Incontro piacevole, a tratti divertente, anche se il caffè ristretto che ho preso nel Cafè dove mi ha portata (Qui non si chiama bar) mi è costato 3.50 €…

Rientro a casa soddisfatta e mi viene l’idea di collegarmi con una diretta Fb per raccontarvi di questa nuova esperienza. Vi allego di seguito il video incriminato…ihihih…

Come potete vedere vi racconto della mattinata appena trascorsa e accenno a questa ragazza, salutandola e dicendo che non è stato semplicissimo, perché lei conosce solo un paio di parole in italiano. Potete immaginare come sia “facile” spiegare la nostra lingua in tedesco a chi non ha assolutamente basi. Questa mattina invece è stato più semplice, perché l’altra ragazza aveva già fatto un corso base e abbiamo potuto conversare.

Torniamo al video. Poco dopo la diretta mi scrive A. (La prima ragazza) dicendomi che ha visto il video ma che aveva capito ben poco. “Hai parlato di me?” mi ha chiesto. “Sì, ho parlato del nostro incontro e ho spiegato come funziona il tandem!” Salutini, sorrisi e finisce lì. L’indomani mattina trovo un messaggio allucinante, era lei che mi diceva questo: “Ho fatto tradurre il video da una mia amica italiana (Ci crediamo?) e non trovo corretto prendere in giro la gente pubblicamente…bla bla bla…bla bla bla…l’italiano lo imparo da sola…ciao” e mi depenna, senza darmi la possibilità di rispondere.

Sono quasi certa che questo atteggiamento sia dovuto a delle sue…come posso chiamarle senza offendere…”Turbe mentali”…però devo ammettere che ci sono rimasta male, anche perché, come potete vedere, non era mia intenzione offendere lei ma far capire a chi ascoltava le difficoltà oggettive che si possono riscontrare durante questi incontri. Inoltre ho il sentore che la tipa che ha aiutato A. a tradurre il video (se esiste) ne sappia quanto lei di italiano, altrimenti non si spiega una lettura del genere. Però, questa esperienza mi è servita per una riflessione.

Immagine presa da internet.
Immagine presa da internet.

Noi italiani siamo abituati ai cambiamenti, siamo abituati anche a metterci in gioco sempre, a tentare, ritentare cercando nuove strade, con umiltà, tenacia e la giusta dose di ironia e, cosa più importante, AUTOIRONIA. Ricordo il primo anno in Germania (ma anche il secondo), persino durante il corso mi prendevano in giro per le mie vocali aperte (da buona sicula), ridendo a crepapelle. Non mi sono mai offesa, ho riso con loro e ho fatto del mio difetto un punto di forza, regalando note di simpatia. Io direi a gente come A. “Ma fatte na bella risata!”…Chi impara una lingua sa che deve tuffarsi anche nella cultura di quel popolo, non solo nella sua lingua…e non puoi approcciarti con un italiano con un bastone infilato nel sedere…il bello è che mi ero raccomandata con lei durante le due ore insieme…”Attenzione…anno (con due enne)…non ano…” ma avrà capito male anche qui!

A presto!!! 😉

P.s. Per chi stesse cercando un Tandem linguistico ci sono i gruppi dedicati su Fb in molte città…anche in Italia… 🙂

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Quando lo squillo del cellulare rasenta il terrore #expat

Due giorni fa ho fatto una delle mie solite e famigerate figure di merda!

panic-roomHo iniziato a distribuire curricula, quindi lo squillo del cellulare evoca immediatamente la richiesta di un colloquio di lavoro. Verso le 14.00 parte la sigla di “La vita secondo Jim“, che ho come suoneria nel mio cellulare. Immediatamente scatta il panico (nemmeno fosse stata la colonna sonora di Profondo Rosso), il tempo si cristallizza, il puffo verde nella mia testa inizia a dire “A fatica li capisci di persona, figurati al telefono”…mentre quel rettangolo fastidioso continuava a lampeggiare, vibrare e suonare. Con un improvviso e deciso slancio coraggioso lo prendo e rispondo. Una vocina femminile inizia a parlare… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”.

Il tempo si ricristallizza, fisso mia figlia che aveva già intuito il mio non avere capito un cazzo e che gesticola, muovendo anche le labbra, per dire…”Io stavolta non ti aiuto”. Il babbo stava facendo il riposino prima di rientrare a lavoro e dormiva, mentre il cane, l’unico intenzionato ad aiutarmi, non era in grado di comunicare in tedesco, essendo napoletano di nascita e fin dentro al midollo. Quindi respiro e pronuncio un “Ich habe nicht verstanden” (Non ho capito)…e la tipa ripete… “akieflcoeslfgdoeprtscmnqpeirhsdk 14.00 ajsiepr 16.00 sjdierplfkdijauebxzmehiglpw,xchnep???”, con una velocità che faceva concorrenza alla prima volta che aveva aperto bocca al telefono. Ma vi rincorrono mentre parlate? Avete una bandierina da piantare e poi vi regalano un prosciutto intero se arrivate in tempo a fine frase?

siccome non ho capito

Ok…niente panico…fingo di capire e dico “Ja ja”…in qualunque caso sarebbe stato meglio prendere l’appuntamento senza rischiare di perdere un ipotetico lavoro. Le dico di attendere, prendo carta e penna e scrivo (meglio dire provo a scrivere) giorno e ora. Quando la tipa mi stava per liquidare mi sorge un dubbio amletico…ma per quale lavoro ha chiamato e dov’è il luogo dell’appuntamento? Evidentemente il panico libera nell’organismo delle tossine che impediscono alla mente di ragionare con lucidità. Allora pronuncio, sempre più agitata, un “Wo?” (Dove) e “Welche Arbeit?” (Quale lavoro)…lei tentenna ed io…”Welche Arbeit???”…Credo che a questo punto il tempo si sia cristallizzato anche per lei, perché è rimasta zitta qualche secondo per poi dire…”Nein…ist Ikea!!!! Anche il babbo si è svegliato ed è rimasto ritto ad ascoltare che diamine stava succedendo.

Era l’Ikea (avevamo ordinato dei mobili) che voleva fissare un nuovo appuntamento per la consegna. A quel punto i tasselli nella mia testa in pappa si rimettono al loro posto, capisco tutto e rispondo con un tipico vocalizio da ragionier Ugo…”Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (Che stava a significare Ich habe verstanden/Ho capito) suono facilmente associabile a una sirena in stato di emergenza nucleare la cui durata varia dai 15 ai 20 secondi. Pagherei per vedere la faccia della signora al telefono mentre io emettevo quel suono innaturale cercando di sfondare la barriera del suono. Da quel momento mi è risultato facile concludere la telefonata senza altri fraintendimenti. Come potete immaginare la mia autostima ha subito fatto la valigia dicendo “Maria, io esco!”, quei due invece si sono divertiti a prendermi in giro per tutto il giorno.

Il problema “Io non capire un ‘azz” durante l’apprendimento di una nuova lingua si riflette in molti aspetti della vita quotidiana, ma lanciarsi, provare e riprovare è l’unica maniera per apprendere!

E voi, avete mai fatto una figuraccia al telefono? Lasciate all’interno di questo articolo la vostra esperienza! 🙂

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Vienna by night #nonhocapito

Sabato sera io e il babbo siamo andati in un pub vicino casa per bere qualcosa. Ambiente piccolo, gente di varia tipologia (tra cui nerd ed emo) con in mano sigarette, cannoni, birra e cocktail. I tavolini sono vecchi e le sedie sgarrupate, alcune in pelle (strappata) da ufficio, penso che risalgano al primo dopoguerra.

Incuriositi da un ambiente tanto variopinto ci siamo seduti, io ho preso una birra, il babbo un Gin Lemon. Molti erano in piedi, direzione schermo e console dj, aspettando l’inizio di qualcosa. Pochi minuti dopo parte quel qualcosa…ma…che cosa era? Non abbiamo ben capito.

Omino

Il dj ha “allietato” il locale con una strana musica elettronica ripetitiva e decisamente monotona, mentre nello schermo veniva proiettato una specie di fantasmino (sembrava Casper) che oscillava lentamente fissando la sala, a volte andava in primo piano il viso, a volte si vedeva per intero. Almeno un’ora così…la gente era in brodo di giuggiole, si muoveva con un robotico oscillare delle spalle e regalava applausi tra un brano (noioso) e l’altro (quasi identico al precedente) mentre Casper continuava a rimanere fisso nello schermo…quasi immobile.

Durante la visione di questo “non so cosa” un emo ha rovesciato con la sua borsetta un bicchiere che stava sul tavolo, e mi ha lavato i piedi. Quando l’ho avvisato della catastrofe che aveva combinato, mi ha fissata con lo sguardo da pesce morto una settimana prima e si è messo a sedere, guardando un punto nel vuoto, con un alone di depressione che non mi ha coinvolta solo perché ero in vena di far festa!

Tutto sommato mi sono divertita, anche se siamo tornati a casa bagnati perché pioveva e non avevamo l’ombrello. Se qualcuno di voi conoscesse per puro caso le dinamiche di queste musiche associate a immagini paranormali…che si faccia avanti con la spiegazione!!! 😉

Omino1

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