Verona? Una città da amare.

Vi ho parlato della mia non bellissima esperienza milanese (a parte l’incontro con due persone che è stato più che piacevole), trovate il fattaccio qui Milano, 10 anni dopo…il degrado. Oggi invece vi  voglio parlare della tappa successiva, Verona. Per raggiungerla abbiamo preso un regionale alle 20.25 e, nonostante le condizioni penose dei vagoni, siamo riuscite ad arrivare alla meta senza intoppi. Eravamo solo un po’ stanche, come potete notare dalla foto.

Verona? Una città da amare.

Ci siamo fermate in città due giorni ma sono bastati per capire che Verona è ancora bella come la ricordavo. Il centro è un tripudio di meraviglie da vedere e fotografare, le strade sono pulite e i servizi eccellenti. Persino il parcheggio sotterraneo è riuscito a stupirmi, con le lucine verdi che segnalano i posti ancora liberi (in ogni singolo posto auto) e quelle rosse i posti già occupati. Sembrerà una fesseria ma evita alla gente di girare come trottole alla ricerca di un buco libero. Spostandosi dalla città lo scenario cambia ma l’ordine resta. I paesi limitrofi sono circondati dal verde (curatissimo), non ho visto spazzatura per strada e tutto sembra  funzionare senza troppi intoppi. Potreste dire che è solo l’impressione di chi vive Verona (o provincia) da turista ma conosco molte persone che abitano lì e mi hanno  confermato che si sta bene. Logicamente non sto qui a elencarvi le cose da vedere che ho trovato in centro, ci sarebbe da scrivere un libro. A proposito di libri, avete letto il mio? 🙂 L’estate è un’ottima occasione per dedicarsi alla lettura sfrenata!

Nonostante  il poco tempo a disposizione abbiamo avuto anche il piacere di visitare Gardaland, dove ho creduto di morire facendo il Raptor. Dovevo capire che non faceva per me quando ho tenuto gli occhi chiusi durante il giro nell’Albero di Prezzemolo, attrazione concepita per i bambini. Tanto tempo fa ero decisamente più impavida! Sono riuscita a divertirmi (quasi) senza ansia solo nella giostra di Kung Fu Panda.

Verona? Una città da amare.

Eravamo tutti molto curiosi di scoprire se anche in Italia, come a Vienna, avrei trovato il Wi-Fi pubblico (Sì, fatevela sta risata!). Mi aspettavo di trovarlo a Milano, quasi lo pretendevo da una città così, invece è stata una delusione. In teoria è disponibile, in pratica la registrazione per accedere è una palla infinita e alla fine abbiamo rinunciato. A Verona non c’era, ho trovato un accesso solo il giorno della partenza all’aeroporto, lì per accedere serviva il permesso del Papa, abbiamo rinunciato anche stavolta. Catania; Wi-Fi gratuito chè???

Per le tante persone che mi seguono da Verona e provincia vi lascio il nome del mio parrucchiere preferito. Dopo un intero anno all’estero, avere la mia testa tra le sue mani è stata una goduria! Il negozio è bellissimo e lui è il top, non per niente è mio cugino! 😉 Eccolo>>> Hairfashion Guido (uomo/donna), si trova in via Vertua 5/d Dossobuono (Verona). Se andate, ditegli che vi mando io! 😉

Verona? Una città da amare.

Al momento mi trovo in Sicilia, ma di questa terra ho già abbondantemente parlato. Intanto mi godo la famiglia, il cibo e il mare, quando è pulito. Rientrerò a Vienna il 24 agosto e, sinceramente, mi manca. Sì, ho lasciato lì il babbo e cane pazzo, mi mancherà di più per  questo, però è la prima volta che sto così bene in una città e percepirne la mancanza mi stupisce, in positivo si intende. Alla prossima, ho qualche chicca in mente per voi, devo solo decidere se parlarne o depositare tutto nei cassettini delle esperienze archiviate. 😉

 

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Milano, 10 anni dopo…il degrado.

Non mettevo piede a Milano da dieci anni, dopo averne vissuti lì altri 10. Ero emozionata e curiosa, non sapevo che sensazioni avrei provato dopo così tanto tempo.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.

 

Siamo partite da Vienna alle 17.00 con il bus della Hellö, viaggio molto tranquillo, diverse  soste, Wi-Fi, prese elettriche, bagno funzionante a bordo e aria condizionata. Tutto tranquillo fino alle 03.00 del mattino, quando ci siamo accorte che eravamo decisamente in anticipo. Saremmo dovute arrivare a Milano Lampugnano alle sei del mattino, invece l’autista ha confermato che ci avrebbe lasciate in città alle cinque, quindi un’ora prima. Attimo di panico, perché eravamo rimaste senza telefoni (dopo il confine la linea è sparita) e perché non ricordavo come fosse organizzata la fermata di Lampugnano. Il bus avrebbe proseguito per Genova, quindi ci avrebbe lasciate lì da sole. Usando il Wi-Fi della compagnia cerco la mèta e mi rendo conto che è una fermata per bus turistici con il nulla cosmico attorno, inoltre la metropolitana a quell’ora sarebbe stata ancora chiusa. Spero lo stesso in un bel movimento di gente che va e gente che arriva, immagino di trovare una lunga fila di taxi ad aspettare i turisti e un bar aperto per chi, come noi, giunge presto in città, dopo una notte di viaggio. La realtà si è rivelata peggiore di quello che immaginavo.

Arrivati a destinazione il bus rallenta, varca un ingresso sulla destra completamente avvolto dal buio. Dal finestrino noto sulla sinistra della gente che dorme sulle panchine, le perdo di vista, continuo a fissare il buio davanti a noi. Finalmente giungiamo nel piazzale, lo sgomento. Una sorta di campo profughi con gente che bivacca, fuma, beve birra, fissa il nostro bus. L’autista ci fa scendere e riparte. Mi guardo velocemente intorno e c’eravamo solo noi, circondati da una moltitudine di gente che tutto aveva, tranne che un aspetto rassicurante. Non ci sono luci, non ci sono bar, non ci sono taxi, non mi funziona il telefono, sono fottuta. Due donne sole scaricate in un contesto pericolosissimo. Chiedo ai genitori dell’unica ragazza che è scesa con noi di farmi compagnia cinque minuti, mentre lo faccio intravedo un taxi in lontananza. Lascio con loro mia figlia, inizio a correre come se non ci fosse un domani, attraverso il piazzale mentre si era scatenata una rissa tra immigrati e l’autista di un altro bus stava per essere aggredito. Raggiungo l’auto tra urla e spintoni, supplico il ragazzo del taxi (c’erano altre due ragazze, di lingua inglese, nella mia situazione). Ci carica, lascia lì le altre due ragazze dopo aver chiamato un altro taxi (non so perché non ha voluto caricarle con noi), ci allontaniamo e finalmente mi sento in salvo ma turbata, molto turbata. Ci porta in Piazzale Cadorna, zona decisamente più tranquilla anche a quell’ora. Riprendiamo fiato, mia figlia mi chiede se Milano è tutta così. Le dico di no…almeno, lo spero.

Milano, 10 anni dopo...il degrado.
Io e mia figlia in Piazzale Cadorna, dopo la paura iniziale.

Credo che quello che è successo a noi e che, a questo punto, succede a tutti gli sventurati che hanno Lampugnano come destinazione, sia una cosa gravissima. Non so cosa sarebbe potuto accadere se non avessi trovato l’unico taxi disponibile, non so come facciano i turisti stranieri a venire fuori da una situazione alla quale non sono sicuramente abituati. Un benvenuto in Italia traumatico, e fidatevi se vi dico che vivere dal vivo quei momenti è più terribile che leggerli in un blog, come state facendo adesso.

E il resto? Come hai trovato la città?

Beh, Milano è sempre bella, però ci siamo fermate un giorno e abbiamo potuto visitare solo il centro, che mi è sembrato più scarno, ma abbastanza in ordine. La cosa che ho trovato in pessime condizioni invece è stata la metropolitana. Stazioni semi fatiscenti, treni vecchi e rumorosissimi. Per parlare dovevamo urlare. Non li ricordavo così e il servizio non si avvicina minimamente a quello viennese. Ho incrociato anche qualche tram e ho notato che i mezzi più nuovi avevano tutti i sedili arrugginiti.

Alla fine ci siamo dirette alla stazione centrale per  prendere un treno  e andare a Verona, anche lì  sgomento. La zona esterna alla stazione è un campo profughi di gente che bivacca e spesso importuna i viaggiatori. Una situazione vergognosa, pericolosa e inaccettabile per una città come Milano. Completamente un’altra esperienza quella che abbiamo vissuto a Verona, ve la racconterò nel prossimo post.

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La mamma degli expat è sempre in…..cucina!


Da noi si mangiava alla carta. Chi sceglieva l’asso, mangiava.
(Woody Allen)


Per molti il rientro a casa durante le vacanze ha diversi punti in comune. Uno di questi è la mamma, o la nonna, o la zia in cucina per voi, solo per voi, per poter recuperare tutto ciò che non avete potuto mangiare durante la permanenza in terra straniera. Sorvoliamo (per ora) sul fatto che dall’estero, secondo loro, non si torna mai in buona salute. La prima esclamazione appena scendi dall’aereo solitamente è questa…“Uhhhhh, come sei magrooo, ma non mangi?” mentre rare volte succede che ti venga detto questo…“Ma sei ingrassato! E certo, con tutta la spazzatura che mangi all’estero!”.

Ma rimaniamo per un attimo al giorno dell’arrivo, l’attimo in cui ti vengono a recuperare.

Avrai fame!

No, ho mangiato un panino prima di partire.

Ma io ho preparato due cosine, la tavola è già apparecchiata.

Grazie, magari mangiamo tutto stasera, adesso non ho fame.

Ma devi mangiare, ho preparato tutto per te, assaggi qualcosa lo stesso. (Qui si conclude il dibattito, già perso in partenza).

Siete quasi arrivati, il profumo della parmigiana si sente già dalla via adiacente a quella di casa tua, man mano che vi avvicinate aumenta e, quando siete davanti alla porta, è la stessa parmigiana che vi viene ad aprire. Per l’occasione la tavola apparecchiata è in sala, non in cucina. Imbandita come se dovesse arrivare da un momento all’altro la sposa, sopra ogni sorta di ben di dio. Ovviamente la parmigiana, un polpettone di dieci chili farcito con formaggio e spinaci, delle patate fatte al forno che profumano di rosmarino, qualche pescetto fritto pescato ieri, olive, carciofini, pane fatto in casa, formaggi vari tagliati a dadini, insalata russa (anche la maionese fatta in casa), peperonata e verdurine di stagione saltate in padella con il pomodoro.

Immagine presa da internet

Ma avevi detto due cose!

E queste sono due cose!

Io però non ho molta fame.

Sono stata tutta la mattina a cucinare per te, devi mangiare! (Scatenato il solito senso di colpa non hai armi per difenderti).

E così, un po’ per golosità un po’ per evitare incidenti diplomatici proprio il giorno del rientro, mangi e assaggi quasi tutto quello che si trova a tavola. Però, è proprio quando pensi di esserne uscito vivo che vieni colto da un sussulto di terrore appena vedi arrivare la macedonia e tre tipi di dolce! Ti guardi intorno cercando una via di fuga ma riesci solamente a incrociare lo sguardo di tuo padre che ti dice, senza parlare, “Mangia o so’ ..zzi tua”…quindi fai scivolare giù la macedonia e prendi un piccolo pezzo di dolce che terrai in bocca per quindici minuti, masticando con lentezza e pregando il cielo che non rimanga incastrato nell’esofago. Solitamente sono il caffè e l’ammazza caffè a salvarti la vita.

La cena non va meglio perché è la volta di tutti gli altri parenti, ognuno di loro ti trova magro (o grasso, ma sempre perché il cibo all’estero è spazzatura) e ti porta qualcosa da mangiare, oltre alla solita quintalata di roba che si materializza sulla solita tavola nella solita sala. Stavolta dopo cena fuggi. Esci con degli amici a bere qualcosa (non mi parlate di mangiare) e poi ne approfitti per fare un lungo giro notturno. La tua città è così bella la notte che non sembra neanche lei. Cammini, osservi, fotografi ma soprattutto digerisci!!!

È quasi l’alba quando rincasi, fai piano, hai paura di svegliare qualcuno. Giri lentamente la chiave nella toppa, entri, richiudi la porta senza respirare, con il passo di un giaguaro ti dirigi in cucina in cerca di acqua e bicarbonato (ti si ripropone ancora la peperonata). Noti una luce accesa, intimorito osservi da lontano, ti fai coraggio fissandoti nello specchio del corridoio, entri nella stanza e…….

Immagine presa da internet

Mamma, ancora sveglia? Non vai a dormire?

Ma io ho già dormito, mi sono alzata mezz’oretta fa, ho finito di pulire la cucina e adesso sto cucinando perché a pranzo viene tua sorella.

E così, con un velo di sgomento che ti lascia attonito, le dai un bacio e sparisci tra quelle lenzuola che hanno sempre lo stesso buon profumo, quello della tua infanzia.

Eppure, nonostante la nausea e il bicarbonato, queste tavolate sono tra le cose che più ci mancano e tra i ricordi più belli che abbiamo.

E voi? Raccontatemi nei commenti del blog se il vostro rientro è simile al mio… 🙂

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Ecco perché siamo rientrati (sbagliando) in Italia #dallaGermania


Viaggiare è essere infedeli. Siatelo senza rimorsi. Dimenticate i vostri amici per degli sconosciuti.

(Paul Morand)


In tantissimi mi chiedono il perché della nostra decisione di rientrare in Italia, domanda lecita alla quale oggi ho intenzione di rispondere. Per chi fosse appena arrivato in questo blog, riassumo dicendo che dalla Germania siamo rientrati in Italia per riespatriare a Vienna. Il babbo è già lì, noi lo raggiungeremo finita la scuola a luglio.

Perché siamo rientrati in Italia? Le motivazioni sono diverse ma tutte legate da un unico filo comune, le radici.

radici
Immagine presa da internet

Dopo due anni in Germania, e la conseguente perdita di obiettività e giusta percezione nei confronti del “Bel Paese”, abbiamo avuto la bella idea di mettere a frutto in “casa nostra” (concetto che abbiamo abbondantemente superato) quello che avevamo appreso. Una nuova lingua, una nuova visione della vita, grinta, idee, voglia di risollevare (nel nostro piccolo) le sorti dell’Italia. Il ragionamento che abbiamo fatto è questo…”Meglio mangiare pane e cipolla a casa che caviale in Germania”. Stronzi!!! Ditelo che siamo stati due stronzi, tanto lo sappiamo! Non solo l’Italia (meglio dire la Sicilia, la mia terra di origine e luogo del rimpatrio) non era qui ad aspettarci a braccia aperte, ma non è minimamente interessata al nostro bagaglio di esperienza!

La famiglia è stata un forte richiamo, uno dei motivi principali che ci ha attratti come una calamita verso casa (se casa si può ormai chiamare). Mia sorella era stata male, mio nonno era inerme su un letto da tanto tempo, io ho avuto paura di vederli sfiorire da lontano uno ad uno, ho avuto paura di perderli mentre io non c’ero.

Questi pensieri hanno inevitabilmente influito sul nostro umore, hanno esasperato le normali difficoltà che si incontrano in un espatrio, impedendoci di essere lucidi e lungimiranti. Non sto qui a elencare nuovamente la situazione che abbiamo trovato, ne ho a lungo parlato e non vorrei essere ripetitiva. Spero di aver dato quantomeno una risposta esaustiva a tutti quelli che mi chiedono il motivo del nostro rientro. Logicamente non c’è una spiegazione razionale, altrimenti non saremmo qui a parlarne ed io sarei ancora in Germania. Certo, se avessi usato la testa non sarei mai rientrata. In compenso sono riuscita a trascorrere con mio nonno gli ultimi suoi giorni di vita, una magra consolazione ma almeno c’ero.

Quindi il consiglio che posso dare a chi sta per espatriare è questo.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Per quanto sembri brutto, dal momento in cui decidete di partire dovete necessariamente chiudervi una porta alle spalle. Dovete concentrarvi solo sul vostro futuro, non potete nemmeno per un attimo cedere alla tentazione di provare nostalgia per quello che vi siete lasciati dietro. L’espatrio è una scelta, non c’è spazio per pericolose nostalgie. Dovete semplicemente abbracciare la vostra nuova vita e concedervi senza riserve… 🙂


Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura.
(Fabrizio Resca)


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Vivere è più importante! #Katia #donnechemigranoallestero

Oggi ho il piacere di intervistare ancora una volta Katia, ideatrice del sito “Donne che emigrano all’estero” con la quale, parecchi mesi fa, è nata una splendida collaborazione. Ha molte novità da raccontarci, quindi evito di dilungarmi e vi lascio con questa bellissima intervista. Roberta

Katia seychelles wedding on the beach
Katia Seychelles wedding on the beach

Ciao Katia. La tua è stata la prima intervista nata dalla collaborazione con la pagina Fb che tu hai creato, “Donne che emigrano all’estero”. Per me è un piacere intervistarti nuovamente. So che ci sono novità in arrivo, puoi parlarcene?

Anche per me è un vero piacere essere di nuovo qui! Ricordo la mia prima intervista con te: luglio 2014, Seychelles, veranda di casa…vista oceano! Adesso sono circa otto mesi che sono rientrata in Italia per ragioni di salute e fortunatamente mi sto rimettendo alla grande! In questo frangente ho approfittato per portare avanti due progetti che mi stavano a cuore: il primo è la realizzazione di un LIBRO con le storie anche inedite  delle DONNE CHE EMIGRANO ALL’ESTERO; è disponibile formato E-BOOK  in  tutte le librerie on-line da una settimana e ne abbiamo già vendute decine di copie in pochi giorni. Il libro  contiene 34 capitoli di donne che raccontano il loro espatrio ai quattro angoli della Terra. Lo analizzano da una prospettiva molto femminile e spesso intimista: famiglia, figli, affetti vicini e lontani, pensieri, riflessioni, solitudini. Lo scopo è quello di far conoscere a quante più donne possibile cosa significa davvero espatriare. Andare a vivere in un altro paese ci può cambiare profondamente,  ci fa scoprire nuovi aspetti di noi stesse. E’ un’esperienza ricca e rivelatrice ma occorre una mente aperta ed una solida fiducia in sé stesse per non crollare di fronte alle inevitabile difficoltà che, proprio per il fatto di essere  vissute in terra straniera e fuori dalla nostra zona di comfort, possono venire percepite in maniera molto acuta a provocare feroci frustrazioni.

Il libro NON ha scopo di lucro: abbiamo deciso di devolvere gli introiti in beneficienza alla ONG AiBi, dove lavora Silvia, la nostra corrispondente dal Nepal. L’Aibi si occupa di sostegno all’infanzia e supporto alle adozioni internazionali http://www.aibi.it/ita/

Così siamo riuscite ad unire la soddisfazione di una pubblicazione editoriale con l’intento di perseguire una buona causa. Io sono più che fiduciosa del successo del libro, tanto più che una Casa Editrice  ha mostrato un certo interesse per il nostro e-book ed è possibile che, in futuro,  si riesca a produrne un’edizione cartacea!

Ecco il link per acquistarlo subito! http://goo.gl/gE6LZK

Copertina E-book
Copertina E-book

In questa occasione Roberta desidero ringraziarti per aver accettato di scrivere una delle tre prefazioni che precedono il corpo del libro stesso.

L’altro progetto è il SITO WEB www.donnecheemigranoallestero.com  on-line da pochissimi giorni!  Il sito è la logica conseguenza del successo della pagina FB: abbiamo raggiunto in un anno di attività più di  11.000 fans!  Al di là della ricca interazione tra scrittrici  e pubblico, che rappresenta sicuramente motivo  di arricchimento e di soddisfazione per chi partecipa al progetto,  sempre più spesso ricevo ringraziamenti dalle autrici stesse dei post. Dicono che hanno trovato, nello scrivere le proprie esperienze e nel renderle pubbliche, un efficace strumento per esternare pensieri, sentimenti ed emozioni, scoprendo al contempo quanto terapeutica questa attività possa essere!  Io ne sono felicissima! E’ questa la ragione  del  sito web: creare  uno spazio più ampio dove raccogliere tutto il mondo interiore delle  EXPATS attraverso aree monografiche, fotografie, post  e video.

Anzi, se mi permetti vorrei approfittare di questa intervista  per lanciare un appello del tipo AAA CERCASI : il sito web è aperto a tutte le donne espatriate. Se qualcuna ha delle idee, se si sente creativa, se vuole realizzare video (vlogging di qualità) , se aspira a raccontare storie attraverso fotografie, disegni,  fumetti, o altro…si faccia avanti!  Io sono aperta a tutte le forme espressive! Inoltre mi rivolgo anche a chi si occupa di crescita personale, coaching online, pensiero positivo…ho in mente un progetto interessante quindi SCRIVETEMI a [email protected]  oppure direttamente alla mail del sito web.

Dopo una lunga permanenza alle Seychelles, dove hai ricoperto il ruolo di direttrice d’albergo, sei da poco rientrata in Italia. Quali sono state a caldo le tue prime emozioni?

Ho vissuto uno shock culturale.

Non riuscivo a credere di aver dovuto abbandonare le Seychelles. Per qualche mese, subito dopo il rientro,  ho continuato a fare un sogno-incubo  ricorrente: tornavo sull’Isola e venivo accolta prima da un senso di calore e di benevolenza , poi compariva una figura femminile che mi invitava  ad abbandonare quel luogo. Adesso quella fase è superata, tuttavia risvegliarsi alla realtà italiana non è proprio un bel risveglio…

Secondo te, avendo vissuto con un raggio visivo decisamente ampio, questa crisi è frutto solo della cattiva gestione da parte dei politici o molto dipende anche dalle scelte personali di ogni singolo cittadino?

E’ un argomento delicato sul quale non passa giorno senza che io mi interroghi al riguardo.

La sfera pubblica e la sfera privata dovrebbero costantemente incrociarsi al fine  di perseguire il benessere generale della comunità di riferimento. In realtà nel mondo moderno sono diventate entità che non dialogano. Il luogo del potere – oggi  succube dell’economia –  è lontano dal cittadino. Non esiste dialogo.

Io credo che i nostri politici non abbiano  più lo spessore culturale e morale degli statisti di un tempo. Inoltre sono privi di passione politica, oltre ad aver perso il gusto di una dialettica colta, capace di vere argomentazioni.

Cornelius Castoriadis (personaggio che ho scoperto da poco) dice: la caratteristica evidente della politica contemporanea è la sua insignificanza. Il politico, qualsiasi sia la fazione di appartenenza, è impotente, mira solo a restare in carica ed i suoi programmi sono deboli  (da un dialogo di Cornelius Castoriadis a Daniel Mermet nel novembre 1996) .

Ai  tempi dell’antica Grecia le decisioni per la Polis venivano prese nell’Agorà, luogo dove il pubblico ed il privato si incontravano. Oggi manca uno spazio vitale che assolva questa funzione. Ma, più di ogni altra cosa, al cittadino mancano  le motivazioni necessarie per  occuparsi in prima persona di politica; ha perso il legame con uno  dei doveri-privilegi  della comunità democratica e non sa più, o non si permette più, di esercitare l’unica  funzione sociale che gli consentirebbe di dare un peso politico, concreto, al suo pensiero ed alle sue azioni.

La mossa rivoluzionaria di questi tempi dovrebbe essere tornare a fare politica dal basso in “massa”, con decenza e  con responsabilità, sviluppando un  senso  etico anche nelle scelte dei propri consumi. Mossa che prevedrebbe una vera presa di coscienza generale per poter essere messa in atto.

Osservo in giro molti tentativi di scrollarsi di dosso l’imperante dominio del consumismo  globale – la crescita del numero dei vegani attivisti, la nascita di orti bio autogestiti, la riscoperta di produzioni locali a km 0 e così via. Tuttavia si tratta di micro fenomeni, multiformi  ma ininfluenti  sul piano economico perché in gran parte sconnessi dal tessuto politico.

Infine, per tornare alle  dinamiche  di malgoverno, credo che esse  dominino le  scene politiche mondiali, e non siano prerogativa esclusiva dell’Italia. Tutti i governi del mondo adottano strategie scorrette, abusano spesso delle loro poltrone, tentano di manipolare la volontà dei cittadini, soprattutto in fase di elezione politica.

I miei ex colleghi indiani mi hanno raccontato in svariate occasioni  di quanto il governo e tutto l’apparato amministrativo  fosse corrotto nel loro paese.

Alle Seychelles ogni qualvolta che si avvicinavano le presidenziali  venivano  regalate casse di birre ed organizzate feste in tutti i quartieri al fine di prendere voti.

Per concludere, anche se il discorso potrebbe continuare all’infinito, penso che la questione della crisi abbracci ben più della sola questione italiana: la crisi è strutturale alla nostra società mondiale sovrappopolata, dominata dalla filosofia del liberismo e della crescita infinita, realtà che stanno mostrando i loro lati deboli senza che  nessuno sia capace di fornire soluzioni alternative valide. Almeno, non finora.

Katia preparazione wedding on the beach
Katia preparazione wedding on the beach

Cos’hai ritrovato di bello in Italia e di cosa invece avresti volentieri fatto a meno?

Sono  arrivata a fine gennaio con un freddo polare. Ho dormito tantissimo. A Marzo sono tornata alle Seychelles per un breve periodo ed al mio ritorno in Italia è arrivata la primavera. Magnifica! Ora siamo in autunno  e vedo le giornate accorciarsi: l’inverno è palpabile,  già nell’aria! Ecco, quando vivi all’Equatore questi passaggi te li perdi tutti.

Di deplorabile – ed è la cosa che di primo acchito mi ha colpita –  ho trovato il CUSTOMER CARE! Essendomi relazionata  con la clientela per anni, sono sbalordita dal trattamento che viene riservato ai clienti  qui in Italia. Qui sembra che nessuno  abbia le basi di un buon customer care, non le commesse nei negozi, non le receptionist negli studi dentistici, e neppure gli addetti agli sportelli informazioni. In pochi ti ascoltano, in pochissimi prestano attenzione ai tuoi veri desideri. Così succede che i lavori vengono svolti male, non in conformità con quello che ci si aspetta. Tempi lunghissimi, una pericolosa tendenza a “non spendersi”. Personalmente  quando incontro un cliente “mi illumino” e mi concentro esclusivamente sull’ascolto dei suoi bisogni. Qui invece sembra che i clienti portino solo “noie”. Mi sono chiesta se il problema fosse circoscritto alla  mia sonnolenta e provinciale cittadina toscana ma, parlando  con amici che abitano a Roma e a Milano, pare che il fenomeno sia di tipo trasversale ed investa la penisola su tutti i fronti. Trovo curioso che, in un paese in decadenza come l’Italia, con forti problemi di tipo occupazionale, nel campo dei servizi e del commercio non si provi  lo stimolo a migliorarsi partendo proprio da sé stessi, con azioni correttive molto semplici, come l’ascolto del cliente.

So che al momento non stai lavorando, pensi di ripartire?

Sarebbe un opzione più che desiderabile…sto cercando ma, come tutte sappiamo bene, l’operazione di ricerca a volte richiede tempi lunghi.

Tuttavia, se non dovesse capitare, dovrò temporaneamente  adattarmi alla realtà lavorativa italiana.

Mi sono stati proposti dei progetti professionali abbastanza interessanti anche qui in Italia, sebbene in un campo diverso da quello alberghiero. Li sto prendendo in considerazione.  L’aspetto scoraggiante del lavoro in ambito italiano è che si rischia di non essere pagati – abitudine che sta prendendo sempre più piede – o di lavorare a fronte di contratti che prevedono remunerazioni ridicole. I progetti che mi sono stati proposti sono di ordine imprenditoriale, ma anche in quel campo si rischia, in questo paese, di non trarne un reale beneficio in termini di reddito a causa della pressione fiscale altissima.

Tuttavia io sono errante per natura e so che chiudermi la possibilità di viaggiare e di scoprire nuovi mondi equivarrebbe per me a vivere in prigione; per cui continuo a guardare in direzione dei paesi esteri.

In che misura la vita all’estero ti ha cambiata e come viene percepita la vita in Italia da chi rientra?

Curiosamente io mi sento sempre la stessa a livello interiore, forse perché spaccare la crosta che mi teneva impigliata nella routine locale ha solo rivelato all’esterno quello che già ero interiormente prima di partire! Ma la realtà intorno a me è cambiata tanto. Sono spesso sola, molti degli amici (ma erano davvero amici, mi domando oggi) che frequentavo prima di partire sono quasi spariti e/o  non sono più disponibili a fare vita sociale. Le uscite sono sporadiche ed anche la mentalità non la trovo più a me vicina come la percepivo anni fa. Questo mi fa pensare che “forse” sono io ad essere cambiata senza averne la consapevolezza. Chissà.

Come percepisco la vita in Italia? Lenta!

Almeno, questa è la mia impressione. La provavo  anche quando, ai tempi in cui studiavo a Perugia, rientrando a casa, avevo l’impressione che tutti andassero più piano rispetto al capoluogo umbro (perdendo così un sacco di tempo!). In realtà vedo dei cambiamenti:  molti più stranieri per le strade rispetto a prima, molta gente nervosa che sgomma e si inquieta per un nonnulla – in questo caso  per lo più italiani. A volte qui percepisco una sorta di lentezza mentale che è davvero lontana dal mio tipo di energia.

Con l’ultima domanda ti lascio libera di dire quello che preferisci, qual è il messaggio che vuoi lasciare ai nostri lettori?

Quando ero sull’ultima isola dove ho lavorato alle Seychelles, una sera ho cenato

Seychellesi collaboratrici
Seychellesi collaboratrici

con una ospite di nazionalità  francese. Eravamo sulla spiaggia, parlavamo dell’esistenza  e delle cose importanti da  fare durante il tempo della nostra  vita.

Io le raccontai di  quante volte, per ragioni che non sto qui a menzionare, ma tutte legate a motivi professionali, ho dovuto rinunciare a fare ciò che desideravo veramente.  Lei abbandonò le posate sul piatto e molto seriamente mi disse di non rinunciare MAI, per nessuna ragione al mondo, ai miei desideri e di non posticiparli senza una ragione  più che valida. Non importa che essi siano un viaggio esotico  o la semplice voglia di passeggiare una sera a piedi nudi sul lungomare.

Dai  suoi settantacinque  anni di età mi stava dicendo che la vita scorre in un soffio e che troppa parsimonia nel preservare  le  nostre risorse personali non è cosa saggia: siamo esseri umani e  siamo deperibili,  e prima che ce ne possiamo rendere conto diventiamo  polvere cosmica.

Per cui, quando si desidera qualcosa, si deve cercare di ottenerla e di goderne.

Ecco perché questa estate italiana 2015 me la sono goduta al mare, in piscina, all’orto (ebbene sì: con tutta la mia famiglia coltiviamo zucchine, fagiolini e pomodori!).

Il lavoro?  Rimandato all’inverno per il momento. Vivere è più importante.

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