Expat, vuoi aiuto? Dileguati!!!

Il titolo di questo articolo non è casuale ed è il pensiero che accomuna molti italiani che vivono all’estero. Difficilmente si trova qualcuno disposto ad aiutare un connazionale che chiede aiuto e le motivazioni sono, bene o male, sempre le stesse. La paura di essere presi in giro, ancora una volta. Sì, perché spesso chi non vuole più aiutare è proprio chi lo ha fatto in precedenza e ha preso una bella fregatura!

Un paio di giorni fa ho condiviso un video sul mio canale YouTube dove intervistavo un ragazzo che aveva disperato bisogno di aiuto. Era rimasto in mezzo alla strada, viveva alla stazione e non aveva più un soldo. Ho raccolto la sua richiesta insieme ad altre persone, per chi non lo avesse visto ecco intanto il video. Guardatelo e poi leggete (c’è parecchio da leggere quindi niente pigrizia) l’epilogo di questa storia.

Adesso torniamo indietro di un giorno e andiamo alla sera precedente.

Venerdì sera

Mentre sono su facebook leggo l’ennesimo grido di aiuto di questo ragazzo. Inizialmente i suoi post chiedevano solo una mano per trovare subito un lavoro, poi pian piano la richiesta è diventata estrema e il post di quella sera lo vedeva alla stazione, senza soldi e speranzoso che qualcuno di noi potesse raggiungerlo per tirarlo fuori da quella situazione. Avrei potuto fare finta di niente e tornare a fare quello che stavo facendo prima di imbattermi in lui, ma poi la stretta allo stomaco che ha accompagnato la lettura delle sue parole ha preso il sopravvento Sono entrata nel suo profilo per cercare qualche informazione e ho trovato una diretta fatta poco tempo prima. Anche lì chiedeva aiuto e quasi in lacrime diceva che aveva nostalgia dell’Italia e che non era giusto che fosse costretto a fare il clandestino all’estero. Ci tengo a precisare che è sembrato subito chiaro che l’unico problema di questo ragazzo non fosse il lavoro, che doveva esserci un disagio ben più profondo e proprio per questo ho deciso di aiutarlo.

La sua diretta era stata commentata da poche persone (4) e ho deciso di contattarle subito. Visto che era già passata la mezzanotte non mi aspettavo una risposta immediata, considerando anche che non li avevo tra i contatti quindi c’erano poche possibilità che il mio messaggio venisse visualizzato. Ho contattato anche il diretto interessato. Era ancora alla stazione, non sapeva cosa fare. Gli ho mandato un paio di indirizzi (Compresa la Caritas) per avere almeno un letto sul quale dormire. Non era interessato perché “Lì puzzano” ha detto. Ok, allora passa la notte dove ti pare e ci vediamo domani. Tra un messaggio e un altro si erano fatte le due di notte, mica potevo uscire io, per portarlo dove poi? Nel frattempo ero in contatto anche con una signora che vive qui, una donna di gran cuore, che era preoccupata quanto me per questo povero cristo in mezzo alla strada.

Mattina seguente

  • Mi risponde uno degli amici che avevo contattato. Preoccupato per la situazione si rende disponibile a contattare i familiari del ragazzo.
  • Mi contatta una ragazza che vive a Vienna, anche lei preoccupata per la situazione. Decidiamo di andare insieme.
  • Mi contatta la signora che avevo sentito la sera prima, dispiaciuta perché non può essere presente ci ringrazia per la disponibilità e spera in un esito positivo.
  • Riceviamo una moltitudine di messaggi e chiamate dal ragazzo…”Allora, ci siete?”

Ore 14.00 (Sabato)

Raggiungo l’altra ragazza, prendiamo l’autobus e ci rechiamo in stazione. Lo troviamo. Trolley, borsone e il sorriso di uno che sta per andare in vacanza. Ci guardiamo perplesse…ok…meglio riderci sopra. Ci sediamo e iniziamo a parlare, lui vuole assolutamente farsi intervistare, lo accontentiamo (da qui il video che avete visto). Avevamo già messo il suo trolley più il borsone nel deposito bagagli (si paga in anticipo) dove sarebbero potuti rimanere per massimo 24h. Quindi, con le mani libere, lo abbiamo portato al supermercato acquistando un panino con la cotoletta, una confezione di cracker, una tavoletta di cioccolato, delle salviettine umidificate, un succo e una bottiglia di tea. Poi abbiamo fatto una ricarica da 10 euro al suo cellulare. Almeno eravamo più tranquille sapendo che per le prossime ore avrebbe avuto da mangiare e la possibilità di comunicare. La nostra speranza era che la famiglia ci desse una mano, ma lui ha detto che si erano stancati di aiutare uno che era capace solo di viaggiare senza biglietto e fare arrivare le multe a casa loro. “Li ho chiamati ma non mi vogliono aiutare”…ha detto. Presi dalla confusione mentale e dai dubbi amletici decidiamo di fare così.

  • Lunedì mattina andiamo al consolato e proviamo a chiedere se ti possono fare il biglietto per tornare in Italia (anche se l’altra ragazza aveva già chiesto e le notizie non erano positive).
  • Nel caso dicessero di no mettiamo un annuncio sul gruppo fb e facciamo una colletta per comprarti il biglietto.
  • Intanto contatta parenti e amici e cerca di trovare almeno una persona che ti possa ospitare mentre cerchi lavoro in Italia.

Tutto chiaro? Tutto chiaro!!!

Lo salutiamo, torniamo a casa e appena arrivata mi accorgo che la signora che era in pensiero per lui, ma non poteva essere presente, mi aveva mandato un messaggio. Chiedeva se eravamo ancora lì perché un’altra persona stava raggiungendo la stazione. “No, mi spiace, siamo andate via”. Mi ricontatta poco dopo dicendomi che l’uomo che lo aveva raggiunto gli aveva dato 20 euro e si era offerto di fargli il biglietto. Il ragazzo però aveva accettato i soldi ma non il biglietto perché…”Eh, lunedì devo andare al consolato”, omettendo inoltre il fatto che io e l’altra ragazza fossimo state lì fino a qualche minuto prima.

Un attimo…ma noi dovevamo andare al consolato per vedere se potessero farti loro il biglietto, se ti è stato offerto la sera stessa perché hai rifiutato? Gli scrivo subito…”So che questa persona è stata da te dopo di noi” e lui “Sì, grazie ragazzi, siete fantastici”…”Dove sei adesso?”…”Sono a fare la sauna”…Cosa? La sauna? Così aveva un posto dove dormire con pochi soldi, ha detto. In realtà a Vienna puoi dormire anche con meno, ho pensato.

Nel frattempo mi ricontatta l’amico dall’Italia, quello che si era speso per trovare un appoggio da parte della famiglia di questo ragazzo. Mi dice che lo ha contattato ma che lui nega, dicendo di stare bene. Dice anche che lo ha videochiamato da dentro la sauna. Inizia a dubitare di me, per fortuna ho le prove e alla fine mi crede. Dice che la famiglia si sta muovendo, che anche lui è disposto a trovargli un lavoro in Italia. Quindi tutto risolto direte voi. Pensavo la stessa cosa anche io.

Immagine presa da internet.
  • Sabato sera, mentre era dentro la sauna, mi chiama per dire “Eh, ma io cosa mangio domani?”…”Vatti a comprare un panino” gli dico e chiudo la discussione lì.

Domenica mattina

Siamo in tre a cercarlo per dirgli che entro le 15.00 deve ritirare i bagagli parcheggiati nel deposito e poi, visto che quella persona è ancora disponibile a fare il biglietto, sarebbe potuto partire subito per l’Italia.

  • Non risponde. Poi risponde. Poi inventa cose. Poi dice che 18h di viaggio con il bus sono troppe (Che volevi l’aereo in prima classe?)…poi ci “concede” di essere lì ad un determinato orario…poi sparisce, riappare, sparisce, riappare sino a quando eccola, una sua diretta su fb.
  • Guardiamo la diretta. Rimaniamo attoniti. Inizia mandando a f***ulo amici e parenti perché inventano le cose. Lui a Vienna sta benissimo, è grande e vaccinato e non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Prosegue con idiozie che non è il caso di riportare.
  • Perdiamo ovviamente l’aiuto di amici e parenti.
  • Una piccola pausa di silenzio, nella quale io e le altre due persone avevamo deciso di mettere un punto) e riparte con le richieste di aiuto. Fame, soldi, mi fate il biglietto? Non lo prendiamo più sul serio…arrangiati.
  • Inizia a pubblicare di nuovo post nel gruppo fb. Qualcuno scrive di fare attenzione perché questa persona ha diversi profili. Viene fuori che in tanti erano pronti per raggiungerlo alla stazione. Tanti altri invece si divertivano a deriderlo.
  • Parte una serie infinita di commenti, lui smascherato cancella il post.
  • Viene inserito un altro post (non da lui) con i suoi vari profili e l’avviso di fare attenzione.
  • Fine della storia.

Devo ammettere che ho ancora l’amaro in bocca ma vorrei dire che non mi pento assolutamente di avere aiutato questo ragazzo. Sono convinta che non sia un truffatore seriale ma una persona che non ha un contatto saldo con la realtà. Sorvolo per il momento sulle idee di gloria che ha in testa perché a Barbara D’Urso (una delle cause di questa situazione) vorrei dedicare un capitolo a parte. Fare spettacolo sfruttando fragilità mentali sarebbe da annoverare tra i reati penali. Anche ai famosi leoni da tastiera che commentano dicendo “Non posso credere che qualcuno ci sia cascato” voglio dedicare un capitolo a parte. E poi, non siamo cascati in nessun trabocchetto, semplicemente abbiamo raccolto una richiesta di aiuto e percepito un disagio. Quando poi abbiamo visto che ogni sforzo sarebbe stato vano abbiamo lasciato perdere.

Questo però non mi impedirà di aiutare altra gente, non mi renderà una persona più cinica, perché il rischio nell’aiutare gli altri è anche questo, di vedere i propri sforzi cadere nel vuoto. Che aiuto sarebbe altrimenti? Esistono forme di aiuto con garanzia? Se sì, mettete al corrente anche me. Tornando al nostro protagonista, che dire? Questa è proprio una storia triste, come ce ne sono tante, ma chi chiede e poi riceve un aiuto deve avere anche la voglia di essere aiutato, altrimenti è tutto inutile. E su una cosa lui ha ragione, la colpa è del sistema italiano, ma non perché lui non ha trovato lavoro bensì perché lo Stato dovrebbe assistere le persone che hanno carenze simili, perché i più deboli sono una mina vagante per loro stessi e per gli altri!

Come ho già detto in precedenza nel gruppo, la cosa che mi dispiace veramente è che questa persona sicuramente non si rende conto degli errori che ha commesso. Lui si sente vittima del sistema ma è solo vittima di se stesso.

La nota positiva in tutta questa amara situazione è che tramite lui ho avuto modo di conoscere e scoprire persone meravigliose ed è bello sapere che al mondo c’è ancora tanta gente che ha il cuore grande e aiuta il prossimo senza aspettarsi niente in cambio. 🙂

 

 

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Vienna? Una città di passaggio (per molti).


Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine. (Eugenio Montale)


In tanti mi chiedono…”E allora? Cosa ci racconti di Vienna, a parte che è bellissima?”…

Avete ragione, ogni tanto dimentico che la bellezza non basta e che servono altre informazioni a chi sta cercando il posto “perfetto” dove espatriare. Considerate che vivo qui da meno di un anno e che ogni mio parere è del tutto personale e decisamente soggettivo. Però ho avuto modo di osservare, analizzare e scoprire lo stesso alcune dinamiche che spero possano esservi di aiuto nella scelta.

Vienna è una città bellissima! ahahah scherzo…ricominciamo…

Un mio scatto…

Mi avevano detto che, dopo aver trascorso qualche periodo in questa città, l’impressione predominante sarebbe stata che Vienna è una città di passaggio. Non avevo prestato attenzione a questo particolare fino a quando ho avuto anche io la stessa sensazione. Ecco alcuni esempi di chi si trasferisce a Vienna.

  • Studenti. Questa città accoglie ogni anno tantissimi studenti, la maggior parte dei quali andranno via una volta concluso il ciclo di studi.
  • Dirigenti o persone che comunque ricoprono un ruolo importante e hanno accettato un trasferimento, limitato nel tempo.
  • Ragazzi giovani e single che vogliono fare un’esperienza a Vienna per poi tirare i remi in barca e partire per altri lidi e nuove esperienze. Si arrangiano con il lavoro, imparano le lingue viaggiando e non hanno vincoli.

Tolti gli appartenenti a queste tre categorie, sono davvero pochi gli altri. Qualcuno vive a Vienna da 20 anni perché i genitori si sono trasferiti qui e ci sono rimasti, altri hanno messo radici proprio allettati dall’opzione B e dalle condizioni vantaggiose che in Italia non avrebbero trovato. Ma la gente comune? Insomma, le coppie sposate, quelle con uno o due figli, quelle che non svolgono lavori di “prestigio”? Beh, per loro la musica cambia, il walzer spesso stona.

La tipologia di gente che vive a Vienna permette a questa città di mantenere un tenore medio alto ma questo comporta un aumento spropositato dei prezzi. Trovare una casa per esempio sta diventando quasi utopia, i costi si impennano, le referenze richieste diventano sempre più presuntuose e il comune mortale stenta a correre cercando di non rimanere indietro. Non c’è una cosa che costa poco (domanda che mi fate spesso)…costa tutto, tutto tanto, tanto troppo se siete tra quelli che arrancano per arrivare a fine mese. Vienna è una meravigliosa città ritagliata su misura per chi non deve contare pidocchi.

Un mio scatto…

Perché scrivo questo? Perché, come ho già detto, vorrei rispondere alle vostre numerose domande e dire che no, non è la città che fa per voi se non avete tra le mani un mestiere che sia alla sua altezza. In tanti mi chiedono se la Germania offra più possibilità. Certo che sì. Patirete maggiormente dal punto di vista umano e si sa, i tedeschi non brillano in simpatia né trasudano empatia, ma ci sono molte più fabbriche e molte più possibilità di inserimento. Se invece avete soldi da investire per aprire un’attività potrebbe essere il posto giusto, anche se la concorrenza è tanta in ogni settore. E poi c’è la ristorazione italiana…chiuso discorso…

 

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L’Italia è solo un tassello, il mondo è grande! #Ines #Auckland

Salutiamo il 2015 con l’articolo di Ines dalla Nuova Zelanda. La ringrazio molto per la disponibilità, ringrazio anche Katia che mi ha dato la possibilità di collaborare con il sito web “Donne che emigrano all’estero”. Un’esperienza costruttiva e decisamente illuminante! Vi auguro buona lettura, torneremo con le nuove interviste provenienti da ogni parte del mondo nel 2016! Buone Feste a tutti. Roberta

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Ciao Ines e grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ chi sei.

Ciao è un piacere scrivere per il mitico Ragionier Ugo! Sono arrivata in NZ due anni fa, partita da Genova, dove avevo lavoro a tempo indeterminato e mutuo da pagare. Prima ancora sono “emigrata internamente “ da Domodossola, città che mi ha visto nascere e crescere, ma poi sono partita alla volta di Zena per studiare. L’esperienza dell’Università è stato un flop, perché dovendo lavorare e mantenermi fuori casa non avevo abbastanza tempo da dedicare allo studio, così ho mollato. Questa storia però non l’ho ancora digerita e prima o poi mi rimetterò sui libri, a costo di farlo a 60 anni! Nel tempo libero cerco di stare il più possibile all’aria aperta (sono amante della spiaggia e qua ce ne sono a bizzeffe), scrivo sul mio blog menteviaggi.blogspot.com e scrivo per il sito “Donne che emigrano all’estero”.

20151215_171150Perché hai deciso di espatriare e cosa ti ha portata in Nuova Zelanda?

Ho lavorato per 10 anni nello stesso posto, in una sala Bingo, e negli ultimi anni mi sono resa conto di non essere contenta, che non mi sarei vista a lavorare lì per tutta la vita. Avevo voglia di cambiare, di viaggiare, di imparare bene l’inglese e di cambiare professione perché il mondo del gioco e i turni di notte non facevano più per me. Credo che mi stessi annoiando e mi serviva un po’ di adrenalina. Così un giorno ho deciso di licenziarmi e di partire. La meta in realtà era l’Australia, la NZ doveva essere solo una parentesi di qualche mese, per fare un po’ di pratica con l’inglese. Avevo il Working Holiday Visa pronto per entrambi i paesi, ma alla fine ho rinunciato all’Australia perché ho avuto l’opportunità di rimanere qua in Nuova Zelanda.

Quali erano i tuoi obiettivi e di cosa ti occupi attualmente?

L’obiettivo principale era imparare bene l’inglese. Ho già fatto tanta strada, ma non posso dire di essere arrivata! Bisognerebbe studiare per imparare una lingua come si deve, non basta parlarla tutti i giorni. Inoltre per via del mio lavoro frequento molti italiani, quindi si può dire che parlo italiano per l’80% della giornata, altro che inglese! A livello lavorativo, già in Italia, appena mi sono licenziata, non avevo idea di quello che avrei voluto fare in futuro. Insomma ho fatto un solo lavoro per tutta la vita, non avevo altra esperienza e a 30 anni il mio curriculum mi sembrava vuoto. Quando arrivi in NZ con un WHV, senza una laurea e senza particolari esperienze, senza un ottimo inglese, non hai molta scelta. O lavori nell’hospitality, o vai a raccogliere la frutta, o vai a fare la babysitter. Se sei un ragazzo hai invece la possibilità di andare a fare il manovale. Anche io sono finita a fare un lavoro da uomo, sono diventata una pizzaiola!

In ordine di difficoltà; quali sono stati i primi tre ostacoli più faticosi da superare?

L’inglese prima di tutto, a volte è un ostacolo anche adesso, perché a volte non hai i mezzi per esprimerti come vorresti e a volte ti trovi davanti delle persone che non fanno il minimo sforzo per venirti incontro. E’ una cosa frustrante. Ti fanno sentire stupida, in realtà se parli almeno due lingue non sei tu lo stupido, sei semplicemente nato in un altro paese e parli fluentemente un’altra lingua. All’inizio era proprio difficile, credo di averci messo 6 mesi a capire abbastanza bene quello che diceva la gente. E dire che ho fatto il liceo linguistico e avevo alle spalle 8 anni di inglese studiato a scuola. Qua hanno una pronuncia particolare e parlano con un sacco di slang, ci vuole un po’ per abituarsi.

Il secondo ostacolo, che non credo ancora di aver superato: integrarsi tra i locali. E’20150824_170625 una cosa che vorrei fare veramente, poter vivere le mie giornate interamente coi kiwi e non sentirmi ancora in Italia perché sono circondata da italiani. Non so se è colpa mia, o se è colpa loro che non mi vogliono, fatto sta che ho ben pochi contatti coi kiwi. Frequento principalmente italiani o altre persone straniere come me, principalmente europee. Auckland è una città al 100% multiculturale.

Il terzo ostacolo credo sia stato l’adattarsi a vivere con un budget limitato. In Nuova Zelanda difficilmente si diventa ricchi lavorando nell’hospitality e la vita è molto cara. Così mi sono ritrovata a dover scendere a compromessi per poter risparmiare qualche soldino. Non ho mai abitato in case veramente belle, ho diviso la casa anche con 5-9 persone, quando vado a fare la spesa difficilmente compro prodotti italiani perché costano troppo. Però nonostante le difficoltà sono contenta, sto bene. Questo paese mi sta dando tanto, se non fosse così non ci rimarrei, in fondo non mi obbliga nessuno.

Che disponibilità economica avevi (e che disponibilità serve) per affrontare i primi periodi?

Biglietto aereo di sola andata, io ho trovato un’offerta a meno di 500 euro, ma normalmente costa sui 700-900 euro. Ho fatto un corso di inglese il primo mese, mi costava circa 200$ a settimana, l’ostello 150$ a settimana. Per mangiare e uscire diciamo che sono altri 150$ a settimana. Ho trovato lavoro dopo due mesi (ma perché cercavo male!), la maggior parte delle persone che conosco invece ha lavorato fin da subito. Diciamo che in un mese servono 800 euro per vivere senza grandi rinunce o grandi pretese, aggiungiamo 500 euro se volete fare un mese di scuola. Comunque per legge, se si parte con un WHV, bisogna poter dimostrare di avere un minimo di 4200$ e i soldi per comprare il biglietto di ritorno nel caso non lo si possieda già.

20151215_171713Sei riuscita a stringere qualche amicizia?

Qualche amicizia, tante conoscenze. La cosa più brutta è che la maggior parte della gente che conosci qua è solo di passaggio. Ci passi un pezzo di vita e poi loro partono o tu parti. Le amicizie vere e durature sono una specie di miraggio. Ma ho capito che questo è abbastanza un problema comune per noi expat. Forse vivendo in un posto più piccolo sarebbe più semplice stringere amicizie, ma ad Auckland coi suoi 1.4 milioni di abitanti, gente che va e gente che viene, è un po’ un problema.

In che misura ti ha cambiata l’espatrio?

Sono una persona semi nuova! Sono cambiata tanto e sto ancora cambiando. Ho un approccio diverso alla vita, più kiwi e meno italiano, più positivo e rilassato. Affronto i problemi “senza fasciarmi la testa prima di rompermela”, continuo a buttare un occhio sul futuro ma mi godo di più il presente, ho scoperto che mi piace stare a contatto con la natura, sono diventata ancora più curiosa, meno viziata, mi adatto più facilmente alle situazioni, non impazzisco più davanti al guardaroba il sabato sera, perché non è importante “cosa mi metto”, quello che metto, metto, va sempre bene! Mi sono anche liberata di quell’orgoglio italiano che, quando andiamo all’estero, ci fa dire che l’Italia è il paese più bello, ha il cibo più buono, la cultura più importante. Ho capito che l’Italia è solo un tassello, che il mondo è grande, che il mondo è stupendo, che la diversità è da apprezzare.

Scrivi per il sito web “Donne che emigrano all’estero”, raccontaci quest’esperienza.

Quest’avventura è iniziata un anno fa sulla pagina Facebook ed è diventato un progetto sempre più grosso. E’ aumentato il numero delle autrici, siamo sempre più sparpagliate per tutto il mondo. E’ nato un sito Web e abbiamo anche pubblicato un EBook, acquistabile online. Far parte del gruppo delle Donne Che Emigrano è molto gratificante perché mi dà l’opportunità di scrivere per un pubblico abbastanza vasto, far sentire la mia storia ad altre persone che vorrebbero partire ma che magari hanno paura. E’ anche confortante quando si parla dei problemi che si affrontano nella vita da expat, le storie delle altre ragazze e i commenti del pubblico, ti fanno capire che non sei la sola a incontrare certe difficoltà, ti danno la forza per andare avanti nei momenti “no”! Inoltre è molto bello leggere storie di vita quotidiana da ogni angolo del mondo, scoprire le abitudini dei diversi paesi.

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Ti manca l’Italia e tornerai a viverci?

Mi mancano a volte delle piccole cose, ma non abbastanza da dire “torno a vivere in Italia”! L’Italia è un paese vecchio, immobile. Il malcontento generale della gente si respira nell’aria. Io voglio respirare positività! Auckland è ai vertici nelle classifiche delle città con la migliore qualità della vita e vi assicuro che non si tratta solo di statistiche. Se non potrò rimanere in Nuova Zelanda, comunque continuerò col mio viaggio. In Italia? Solo in vacanza!

Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire e non ti ho chiesto?

Certo! Concludo dicendo a quelli che vorrebbero partire: fatelo!! Non serve essere coraggiosi. Basta organizzarsi! Se l’ho fatto io, potete farlo anche voi! 🙂

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#Diariodibordo – Tutto tace, o quasi!


La vita è un compromesso tra ciò che il tuo ego vuole fare, ciò che l’esperienza ti dice di fare, e ciò che i tuoi nervi ti fanno fare. (Bruce Crampton)


 

Catania 18.12.2015 h00.11

Tra otto giorno saranno sei mesi da quando siamo rientrati in Italia, anzi…in Sicilia. Come promesso faccio il punto della situazione, TUTTO TACE!

Mi avevano detto che trovare lavoro sarebbe stato difficile, hanno mentito. Non è difficile, per usare un termine adatto bisognerebbe dire utopico! Eliminando lavoretti a nero e stipendi da fame (per intenderci parlo di 600/800 euro al mese se hai culo per X ore al giorno) non si trova altro. E non è che io non abbia cercato, mi resta solo la prostituzione come alternativa valida.

Non sono qui per commentare, sinceramente non ne ho voglia. E dire che non avevo ancora finito di aprire gli scatoloni provenienti dalla Germania!!!

La mia vita dentro qualche scatola!!!
La mia vita dentro qualche scatola!!!

Nel frattempo ho pubblicato il mio primo libro in formato EBook (Eppure, me l’avevano detto), disponibile in tutti gli store online. Ho anche iniziato a scrivere il secondo, stavolta sarà un romanzo…credo!

Auguro a tutti Buone Feste…ci aggiorniamo nel 2016!


 

L’uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.
(William James)


 

Roberta

 

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I SUSSIDI in Germania

Ci sono argomenti che, rispetto ad altri, mi vengono maggiormente richiesti. Cercherò di trattarli senza usare una terminologia tecnica (almeno eviteremo di perderci facendo tutti finta di parlare benissimo il tedesco) ed elencando invece le cose pratiche importanti che forse vi fa comodo conoscere. Vi ricordo invece questa guida ufficiale (vedi qui) che ritengo utilissima.

Aggiungo una nota perchè ho notato che qualcuno si diverte a strumentalizzare le parole. Ho usato la frase (che leggerete dopo) Ai Limiti Della Decenza. Chi mi legge da tempo sa che non è mia intenzione denigrare nessuno ma chiariamo…il termine decente significa “che è conforme al decoro, alla dignità, al pudore“…se in alcune situazioni (volute o meno) si perde la dignità che un essere umano (qualunque) merita…beh…per quanto mi riguarda siamo ai limiti della decenza.

Immagine presa da internet
Immagine presa da internet

Quindi…direi di iniziare con un articolo dedicato ai SUSSIDI che è possibile ottenere venendo a vivere in Germania. Ho avuto modo, anche durante questi lunghi mesi di corso, di conoscere e parlare con molte persone. Tante di loro ricevono i sussidi e puntualmente tutte hanno dei problemi “burocratici” con il Job Center (che è l’ente che si occupa di erogare questi soldi). Ho trovato conferma anche su internet, leggendo alcune esperienze a riguardo, quindi mi sento pronta ad illustrarvi il quadro della situazione.

In tanti (…issimi) partono dall’Italia basando le proprie capacità economiche su questi benedetti, famigerati, sopravvalutati, inflazionati ed ora anche a rischio (giustamente) di estinzione Sussidi. Andiamo a sottolineare un paio di punti che non sempre si trovano tra le informazioni ma che, a parer mio, sono molto importanti!

  • I sussidi non si possono richiedere subito. Per poter ritirare i moduli devono essere trascorsi almeno tre mesi dalla registrazione del domicilio (quindi prima vi serve la casa) in Germania. Questo cosa implica? Implica il fatto che dovete arrangiarvi da soli i primi tre mesi più almeno un altro mese o due (il tempo necessario per fare i calcoli dopo la richiesta). Logicamente mettete in conto la possibilità di un rifiuto!
  • I moduli da compilare sono tantissimi, ovviamente solo in tedesco, e di difficile comprensione. Anche un minimo errore nella compilazione potrebbe causare ritardi non indifferenti. Vi consiglio quindi di farvi “assistere” dalla persona che alla Caritas si occupa di immigrazione ed integrazione (se non avete contatti in loco).
  • Il conteggio verrà fatto in base alle vostre entrate, sono dei sussidi che vanno ad integrare il vostro stipendio quindi è necessario avere almeno un minijob. Alcuni mi chiedono: “…ma lo Stato tedesco non paga tutto, anche l’affitto?”…eh no!!! In quel caso dovreste fare richiesta per diventare un Hartz IV ma considerate che viene solitamente accordato a persone che sono in situazioni disperate ai limiti della decenza. Soprattutto in questo periodo credo non venga facilmente concesso viste le nuove leggi e la quantità industriale di gente che ha spudoratamente abusato di questo servizio.
  • Il legame che si verrà a creare tra voi ed il Job Center sarà di totale controllo, al 100% su tutti i versanti. E non dite “giusto, visto che mi pagano” perchè sento e leggo lamentele a destra e a manca! Una volta entrati nel “giro” sarete costretti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro vi verrà proposto, pena la sospensione (credo dopo il terzo rifiuto) dei sussidi. Adesso c’è anche la buona possibilità che veniate direttamente espulsi! Quindi, se vi proporranno di andare a pulire gabinetti (con il massimo rispetto per chi lo fa) dovrete andare, abbandonando momentaneamente i vostri sogni di gloria ed affogandoli con uno spazzolone all’interno del wc.
  • Potrebbe succedere (e non è cosa rara) che per diversi mesi vi venga dato un tot al mese per poi scoprire che erano stati fatti male i conti e dovrete rendere, per esempio, 1000 euro di differenza. Dopo un malore inevitabile e sniffate di profumi e sali per riprendervi, vi chiederete “come li devo rendere questi soldi? Non li ho più perchè li ho spesi!”…tranquilli…li potrete restituire in comode rate per il prossimo anno e mezzo!!!
  • Non fatevi venire la geniale idea di fare arrivare sul vostro conto un bonifico dall’Italia, soldi dai genitori, stipendi non pagati e varie. Il Job Center provvederà subito a chiedervi indietro lo stesso importo che avete ricevuto dal bonifico. Morale della favola, quei soldi che dovevano essere in più per ragalarvi un pò di respiro svanirebbero in un soffio (a proposito di respiro) e li vedreste solo passare.
  • Ogni sei mesi vi saranno spediti dal Job Center dei nuovi moduli per una verifica, quindi verranno riconteggiati i sussidi. Ogni tanto vi manderanno delle lettere con un appuntamento per verificare cosa state facendo. Dovrete dare conto a loro per tutto…anche per quanti capelli vi cadono la mattina nel lavandino!

Questo è quanto, c’è poco romanticismo da fare in questi casi, per quanto mi riguarda vi consiglio di mettere due soldi da parte prima di partire per poter fare tutto autonomamente una volta arrivati qui. Spero di essere stata utile, se qualcuno avesse esperienze personali a riguardo da aggiungere può farlo tramite i commenti al post!!!

Alla prossima!!!

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Francesca dalla Germania dice: “Non fate i miei stessi errori”.

2013-08-12-556

Ho ricevuto oggi questa e-mail, e’ la storia di Francesca, una ragazza che ha riempito insieme al marito la valigia di referenze, sogni e speranze, si e’ armata di coraggio ed e’ partita verso una meta ambita da tantissimi…la Germania. Non voglio aggiungere niente, semplicemente vi lascio in compagnia delle sue parole. Ne approfitto solo per ringraziarla, ci vuole coraggio anche per condividere una storia così. Auguro a te e a tuo marito tutto il meglio…Roberta

“Ciao Roberta, mi chiamo Francesca, ho 34 anni, sono in Germania da 15 mesi.
La mia storia è questa:

Sono partita da Perugia, una cittadina piccola dell’Italia centrale, sono sposata e tra l’altro il primo anno di matrimonio l’ho fatto in Germania. Mio marito è straniero ma non tedesco, nel dicembre del 2012 è venuto una settimana in Germania ospite di alcuni suoi amici per cercare una casa in qualsiasi città. Premetto che ho frequentato un corso di tedesco, che ho conseguito una laurea con lode, che parlo inglese, francese e un pò di spagnolo, mio marito è anche lui laureato e parla correntemente tre lingue.

Un suo amico che ha studiato qui ci ha offerto una specie di scantinato di sua proprietà dove abitare, abbiamo fatto la valigia con tante speranze, ma quello che ho trovato è stato allucinante. Quella che mi era stata descritta come casa era una camera da letto, una cucina e un bagno, mio marito non l’aveva vista e purtroppo si è fidato. Le pareti erano piene di muffa nera, non c’erano mobili, nessun tipo di riscaldamento, nemmeno un tappeto per dormire. Siamo venuti fino a qui, in quel periodo nevicava con una temperatura sottozero, non avevamo neanche l’acqua calda. Abbiamo dormito per terra senza nemmeno una coperta, perchè siamo arrivati con l’aereo e nelle valigie doveva esserci l’indispensabile. Per cucinare abbiamo usato una bombola da camping, meno male che ho frequentato gli scout nella mia adolescenza. Ho rimediato dei mobili dalla Sperrmüll (rifiuti ingombranti), di notte, con grande vergogna se fossi stata vista da qualcuno. Vivevo in un paesino di Hessen, vicino a Francoforte, ci siamo massacrati i piedi a girare tutte le agenzie interinali, i ristoranti, aziende, insomma chiunque potesse aver bisogno di due lavoratori.

Alla fine sono riuscita a trovare lavoro presso un Eiscafè (gelateria), sottopagata, sfruttata a 12 ore al giorno. La “casa” era stata presa senza contratto, senza cauzione, non so nemmeno se potesse affittarcela. Siamo rimasti nove mesi in quella casa, con muffa nera alle pareti, un materasso per dormire per terra, perchè ho la patente da anni ma non la macchina e quindi andare fino all’Ikea anche solo per comprare un Lattenrost (rete) era complicatissimo. Ho lavorato nell’Eiscafè come Aushilfe (aiutante), finita la stagione, sono rimasta a casa; abbiamo lavorato come Zimmermadchen (camerieri ai piani) in un albergo, volevamo comprare la macchina, e toglierci qualche sfizio di tanto in tanto. Un giorno il suo amico, di punto in bianco ci ha detto con 3 mesi di anticipo che voleva ce ne andassimo, abbiamo dovuto rinunciare a comprare la macchina che desideravamo tanto, abbiamo cercato casa a Francoforte e nelle città vicine senza tregua, ma con due minijob nessuno te la da’. A dicembre sono rimasta incinta, ma ho dovuto traslocare in una casa “auf Zeit” (a tempo determinato) e ho perso il bambino.

Dopo più di un anno in Germania, sono rimasta molto impressionata dalla diversità e dalla cultura tedesca, dalla loro freddezza nel rifiutarti un lavoro (anche per iscritto) e da tante persone false che ho incontrato qui, sia italiani che tedeschi. Sto meditando di tornare in Italia, ho fatto tanti sforzi e tanti sacrifici ma non ho ottenuto nulla. Non lavoro con la mia laurea e trovo solo lavori come Aushilfe (aiutante) o simili. Che razza di vita mi si prospetta qui? Siamo soli, non ho appoggi di nessun genere.

Ti ho scritto tutto questo perchè altri non facciano i miei stessi errori, come pensare di arrangiarsi o di partire senza sapere abbastanza la lingua.

Ciao Francesca

2013-08-10-522

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Luca (architetto in Italia, au pair in Germania) “…non partite all’avventura…”

Inauguriamo la sezione “Le vostre storie” con il racconto di Luca. Architetto, 29 anni, decide di lasciare l’Italia per trovare fortuna in Germania. Ecco la sua storia, fino ad oggi…

Immagine presa da internet
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“Ciao, mi chiamo Luca ed ho 29 anni, ho una laurea in architettura e ho conseguito l’abilitazione alla professione ad ottobre del 2013.

Durante gli studi, per avere un po’ di autonomia economica, ho lavorato saltuariamente nei ristoranti e pizzerie. Dopo la laurea ho fatto 2 esperienze di tirocinio presso due studi (di architettura) in Sicilia. Al termine di questi ovviamente, come spesso capita in Italia, non è garantita l’assunzione ma finisce tutto.

Ho deciso di espatriare perché ero stanco della mia situazione in Italia, stanco di sentir parlare di disoccupazione giovanile, stanco di sentir parlare di sfruttamento, di tirocini non retribuiti, senza garanzia di assunzione, stanco di sentirmi dire che pur essendo neolaureato dovevo aprire la Partita Iva per collaborazioni occasionali.

Ho deciso di spostarmi in Germania, precisamente vicino la frontiera con la Svizzera, perché molte persone che già erano sul posto mi avevano detto che lì ancora il lavoro si riesce a trovare, soprattutto negli stati federali del  Baden-Württemberg, Bayern e Nordrhein-Westfalen.

Pensavo di trovare in Germania un clima diverso rispetto a quello a cui ero abituato in Sicilia e persone poco socievoli. Invece sono arrivato a marzo del 2014 e ho trovato un clima mite e frequentando le persone del posto ho notato che sono persone molto disponibili, socievoli ed ospitali.

La prima difficoltà con cui mi sono dovuto scontrare è stata ovviamente la lingua e la lontananza da casa. Il tedesco sappiamo bene che è una lingua complessa. Adesso sto frequentando una scuola di tedesco ma come autodidatta cerco sempre di trovare il tempo per frequentare le persone del luogo, guardo films in lingua tedesca con sottotitoli in tedesco e italiano.

Fortunatamente ho incontrato molte persone che parlano l’inglese e con il mio tedesco scadente e il mio ottimo inglese riesco a cavarmela per il momento. Mi trovo da una famiglia e faccio il ragazzo alla pari. Può sembrare una cosa strana alla mia età ma credo che sia un’ottima opportunità per imparare la lingua e per entrare in contatto con la cultura e le usanze tedesche.

Senza questa opportunità, non avendo contatti in Germania, non avrei saputo come fare e addirittura non so se sarei partito.

Ricevo una paghetta mensile di 260 euro per circa 35 ore a settimana, con 2 pomeriggi liberi per andare a scuola di tedesco e tutti i weekends liberi. Non sono pentito di essere partito anche se mi rendo conto che non è facile. Pero’ credo che nella vita a volte, per poter arrivare a fare quello per cui si è portati, bisogna fare anche cose “strane” che magari non ci appagano.

Io espatrierei alla stessa maniera e consiglio a tutti i giovani che vogliono scappare di non partire all’avventura, di raccogliere soldi sufficienti prima di partire, per coprire le varie spese che si dovranno affrontare sul posto. Consiglio di trovare un appoggio iniziale presso parenti o amici (oppure di cercare una famiglia come ho fatto io) di studiare il tedesco già in Italia per trovarsi avvantaggiati dopo o di seguire, se possibile, un corso di lingua sul posto”.

Questo e’ il racconto di Luca, un ragazzo pieno di volonta’ e determinazione che deve ancora decidere se sara’ la Germania a regalargli le soddisfazioni che merita. In caso contrario ammette…non avrebbe paura di salpare per altri lidi. Solo una e’ la paura reale…tornare in Italia avendo incassato un’amareggiante sconfitta.

Mi permetto di aggiungere una cosa…non in tutte le zone della Germania e’ possibile comunicare facilmente attraverso l’inglese.

Noi Luca tifiamo per te e aspettiamo presto tue notizie!!!

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Come scrivere un Curriculum di successo!

In quest’articolo parliamo di come evitare che il vostro Curriculum in Germania venga subito cestinato.

Nemmeno io, prima di arrivare qui, mi ero resa conto di quanto fosse differente dal nostro il CV tedesco. Può sembrare un tema secondario paragonato alle nostre capacità, ma non lo è affatto. Andiamo ad analizzare insieme i vari punti.

Il Curriculum (Lebenslauf) deve essere il più possibile lineare e di facile lettura, quindi meglio se privo di linee divisorie e non troppo carico alla vista. Non deve superare le due pagine.

La FOTO è importantissima. Deve essere professionale e di buona qualità. Quindi meglio se fatta presso un fotografo. Evitare quindi foto scattate al mare versione sirenetta, foto che ci ritraggono per intero e qualsiasi altro scatto che, se pur bello, ci metterebbe subito in cattiva luce. Anche la classica foto (tipo fototessera) che ci fa sembrare tutti dei galeotti è vivamente sconsigliata. Per farvi capire meglio la foto vi deve far sembrare un manager solare e vincente!

Immagine presa da internet
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I DATI PERSONALI ( persönliche Daten) sono i soliti. Cognome, nome, data di nascita e indirizzo. Riguardo quest’ultimo è richiesto un indirizzo tedesco. Se vivete ancora in Italia e avete intenzione di mandare dei CV in Germania assicuratevi di aver inserito la dicitura “disponibile ad un trasferimento immediato”. In caso contrario il vostro CV difficilmente verrà preso in considerazione.

TITOLI DI STUDIO nel caso fossero diversi vanno inseriti in ordine anticronologico, cioè dal più recente, comunicando anche il voto finale.

ESPERIENZA PROFESSIONALE indicate la durata del periodo lavorativo, in seguito le mansioni svolte e le responsabilità e per finire il nome dell’azienda. 

Se avete particolari conoscenze nel campo informatico o linguistico potete creare una voce apposita ed inserire date e risultati ottenuti.

In caso contrario si può inserire il resto sotto la voce ALTRO (Sonstiges). Qui potete includere, come già detto, eventuali conoscenze linguistiche, informatiche, patente di guida, lavori di volontariato, servizio militare o civile e hobbies.

Andiamo però a specificare un paio di cose. Se inserite una o più lingue parlate in automatico vanno allegati gli attestati con il livello raggiunto. Se per caso sapete parlare il tedesco perchè vostra madre lo parlava e non avete attestato ovviamente dovrete dimostrare durante il colloquio di avere un’ottima padronanza della lingua. Voglio dire… non mettete, come si fa da noi con l’inglese, tedesco solo perchè avete seguito un paio di lezioni on-line. Questo giocherebbe totalmente a vostro sfavore!

Anche per l’informatica sarebbe opportuno inserire eventuali attestati.

Gli hobbies invece vanno trattati con estrema cura. Inseriteli SOLO se hanno attinenza con il posto di lavoro per il quale vi siete candidati. In Italia una volta mi capitò tra le mani il CV di una ragazza che tra gli hobbies aveva inserito la collezione di oggetti di Hello Kitty. Per quanto appassionanti ed interessanti possano essere le vostre passioni non parlatene se sono completamente fuori tema.

CERTIFICATI DI LAVORO (Zeugnisse) in Germania il datore di lavoro è obbligato a rilasciare un certificato, con le credenziali dell’impiegato, quando si lascia l’azienza. Questi certificati ovviamente vengono allegati al CV quando si cerca un nuovo lavoro. È vero che alcuni datori di lavoro tedeschi sono a conoscenza del fatto che in Italia non si usa ma è altrettanto vero che per noi questa mancanza è fortemente penalizzante.

Altra cosa importante, non lasciare spazi di tempo vuoti quando si elencano le esperienze lavorative. So che purtroppo molti di voi hanno lavorato anche anni a nero ma per un datore di lavoro tedesco è inconcepibile, una volta iniziata la carriera lavorativa, rimanere senza lavoro per un lungo periodo senza un motivo più che valido.

Il formato Europass non sempre è gradito quindi sarebbe meglio evitarlo.

Mi sembra scontato, ma lo scrivo ugualmente, che il CV debba essere redatto in lingua tedesca. Tranne qualche multinazionale che lo accetta anche in inglese la maggioranza lo vuole esclusivamente in tedesco. È anche normale. È come se un tedesco cercasse lavoro in Italia (improbabile), il curriculum dovrebbe essere in italiano.

Quindi prima di spedirlo fatelo correggere da un madrelingua. Non sono ammessi assolutamente errori di ortografia.

Capita, raramente per fortuna, che il curriculum vi venga richiesto redatto a mano. In questo caso vi serve una cartella per allegati (Bewerbungsunterlagen). I certificati vanno posti all’interno in ordine anticronologico e la lettera di candidatura posta sopra la cartella.

E cos’è una lettera di candidatura? Ho lasciato per ultimo quest’argomento per essere sicura che vi rimanesse ben fisso in mente il concetto.

La LETTERA DI CANDIDATURA (Bewerbung) è vitale! Non è una cosa che potete decidere di non mettere. Qui dovete inserire le motivazioni (non banali) che vi spingono a candidarvi per quel determinato posto di lavoro. Inoltre aggiungerete anche le vostre qualità professionali. Dovete sapere che i tedeschi vogliono sapere sempre perchè vi state proponendo per quel posto e di conseguenza cosa vi fa capire questo? Vi fa capire che non è consigliato proporre la propria candidatura per un posto che non ha attinenza con le nostre reali capacità. 

Il discorso che vale in Italia, cioè lo mando a tutti, prima o poi qualcuno risponderà, qui non vale. È un dispendio di tempo e soldi. Bisogna quindi selezionare con scrupolosità le aziende che possono fare al caso nostro.

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Se la figura ricercata è un tecnico informatico presso un’azienda produttrice di tubi, io non mi proporrò per fare l’idraulico!

Ultimo avviso. Attenzione ad attribuirvi il titolo di “dottore” con leggerezza. In Germania non sono tutti dottori e leggevo che un uso improprio del titolo accademico “Dr”, riservato solo ed esclusivamente a chi ha ottenuto un titolo accademico di dottorato post laurea, è perseguibile penalmente!

Detto questo spero di essere riuscita a farvi capire l’importanza che ha qui in Germania un CV scritto bene ma soprattutto scritto secondo i loro parametri e non i nostri. Ci sono poche linee guida da seguire per non sbagliare. In bocca al lupo a tutti!!!

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Ovviamente CREPI IL LUPO!!! 🙂 

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Ausbildung (formazione professionale duale) in Germania

In molti avrete già sentito parlare dell’Ausbildung in Germania. Andiamo a vedere esattamente di cosa si tratta.

L’Ausbildung è una forma di apprendistato che consente ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con una professione ben definita in mano.

Non sono richiesti particolari requisiti, basta aver frequentato la scuola dell’obbligo ed ovviamente bisogna avere una sufficiente conoscenza della lingua tedesca. Quindi, una volta individuate le aziende che offrono questa formazione, basta proporsi.

Immagine presa da internet
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La durata varia dai due ai tre anni e mezzo, in base alla professione scelta. Considerate che al momento esistono circa 350 professioni riconosciute. Lo stipendio varia dai 300 € agli 800 € lordi al mese (dipende sempre dal tipo di formazione).

L’Ausbildung consiste in una formazione teorico-pratica, quindi si faranno ore di studio presso una scuola ed ore di lavoro presso un’azienda. Le ore di pratica sono superiori rispetto alle ore di teoria.

In molte professioni è previsto anche a metà corso un esame (esame parziale) e per tutti ci sarà un esame finale. Superato l’esame verrà rilasciato un Attestato riconosciuto su tutto il territorio federale.

I corsi iniziano sempre in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico i primi di Settembre. Non credo ci sia ufficialmente un limite di età ma sono formazioni indirizzate per lo più ai giovani.

Considerate che nelle offerte di lavoro qui in Germania è quasi sempre richiesta una formazione specifica senza la quale difficilmente si potrà trovare un buon lavoro con uno stipendio degno di questo nome.

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