I rumoristi in metropolitana #vepòssino

Rieccomi! Chissà in quanti avrete detto “Oh ma Il Ragionier Ugo è sparito?”. No, non sono sparita. Il fatto è che da quando vivo a Vienna sono talmente impegnata a vivere, leggere e scrivere il mio romanzo che a volte dimentico di aggiornarvi. Questa città risucchia il tempo, le giornate si rincorrono ad una velocità incredibile. Spesso si ha la sensazione di uscire da casa la mattina con un numerino sulla maglia, per partecipare a una maratona. Però adesso non mi voglio dilungare con le parole, andiamo subito al sodo.

I RUMORISTI IN METROPOLITANA!

Sarà che soffro di misofonia e sono particolarmente intollerante a certi suoni/rumori, ma davvero non

I rumoristi in metropolitana #vepòssino
Immagine presa da internet

capisco la necessità di mangiare sui mezzi pubblici. Insomma, starete sui mezzi sì e no un paio di minuti, non vi potete strafogare dopo? Ma anche se fosse mezz’ora, credo che ormai sia superata la fase in cui urlavate delirando se la mamma non vi dava subito una tetta, per ingozzarvi di latte. Qualche esempio pratico? Certo, ci sono già diversi elementi che hanno ridotto i miei nervi a un cumulo di macerie.

  • Le salutiste mangiatrici di frutta. Mi è capitato più di una volta di incrociarle. Viso quasi sempre pallido, abiti semplici per ostentare la loro armonia con il mondo, capelli indefiniti. E poi c’è lui, lo zainetto pieno di cose naturalissime da mangiare. La prima l’ho incontrata mentre mi trovavo in un ufficio in attesa del mio turno. Arriva, si guarda intorno, legge un paio di avvisi attaccati al muro, si siede senza togliersi lo zaino gigante da dietro la schiena, apre lo zainetto che aveva in mano e cosa tira fuori? Cosa? Eh eh…cosa? Una confezione di mirtilli. Inizia a mangiarli, uno ad uno, piccoli, scuri e tutti da gustare con rumori vari, lingua tra i denti se se ne incastrava un pezzetto e dito da succhiare quando uno di quei pallini maledetti perdeva del liquido appiccicoso. L’agonia è durata almeno cinque minuti perché la confezione era grande e la fenomena doveva gustarseli senza fretta. Io intanto sudavo freddo e non riuscivo a spostare la mia attenzione su una scena meno fastidiosa.
I rumoristi in metropolitana #vepòssino
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La seconda l’ho incrociata in metropolitana. Il treno era stracolmo, sono riuscita ad entrare a stento prima che la porta mi decapitasse, ero lì in piedi schiacciata tra la maniglia e la gente, e chi mi trovo accanto? Chi? Un’altra salutista dei miei ehm ehm…che mangia una caspita di mela! Una mela, alle nove del mattino, quando ancora i miei omini del cervello non hanno fatto colazione e potrei sbranare qualcuno per un ciao detto male. Sgrunch…sgrunch…slurp…arrisgruch. A tre centimetri dal mio orecchio. Non so cosa mi abbia trattenuto dal farle ingoiare la mela per intero. Lo stomaco mi faceva su e giù come quando si sta sulle montagne russe. Un malessere fisico, credetemi.

  • Le bevitrici con risucchio e scafazzamento di bottiglia. Queste riescono ad essere persino più fastidiose delle divoratrici di frutta. Inoltre, piccola parentesi, mentre scrivevo mi sono resa conto che fino ad oggi ho incrociato solo donne con questa passione per i rumori. Gli uomini solitamente mangiano sui mezzi cose che puzzano, così nauseabonde che devi per forza fare il viaggio in apnea, se vuoi sopravvivere. Ma torniamo alle bottiglie. La dinamica è sempre la stessa. La tipa si siede, prende lo zainetto, estrae una bottiglietta di acqua, la apre, beve fino all’ultima goccia e poi inizia a succhiare, creando un vuoto all’interno della bottiglia e strizzandola con le mani come se fosse un reato lasciare un minimo avanzo sul fondo. Ma…ma…è naturale (come la vostra acqua) che a me venga l’istinto di allungare un braccio, aprire la mano, dirigerla verso la vostra fonte di benessere e colpirla, facendola accartocciare sul vostro naso! Vorrei sottolineare che la signora dei mirtilli, dopo i cinque minuti di agonia, ha fatto anche questo, e non solo. Per concludere, con l’ultimo sorso di acqua, ha dato spettacolo con gli sciacquetti per pulire i denti, mancavano solo i gargarismi. Ho poi scoperto che non era un caso isolato.
I rumoristi in metropolitana #vepòssino
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Che dire ragazzi? Sarò abituata male io ma quando sono sui mezzi a stento respiro, proprio per non creare disturbo ai miei vicini. Anche perché, se non siete capaci di trattenere la fame e la sete per un paio di minuti, temo il giorno in cui vi scapperà la cacca sui mezzi. Che facciamo? Ci conteniamo?

 

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La mamma degli expat è sempre in…..cucina!


Da noi si mangiava alla carta. Chi sceglieva l’asso, mangiava.
(Woody Allen)


Per molti il rientro a casa durante le vacanze ha diversi punti in comune. Uno di questi è la mamma, o la nonna, o la zia in cucina per voi, solo per voi, per poter recuperare tutto ciò che non avete potuto mangiare durante la permanenza in terra straniera. Sorvoliamo (per ora) sul fatto che dall’estero, secondo loro, non si torna mai in buona salute. La prima esclamazione appena scendi dall’aereo solitamente è questa…“Uhhhhh, come sei magrooo, ma non mangi?” mentre rare volte succede che ti venga detto questo…“Ma sei ingrassato! E certo, con tutta la spazzatura che mangi all’estero!”.

Ma rimaniamo per un attimo al giorno dell’arrivo, l’attimo in cui ti vengono a recuperare.

Avrai fame!

No, ho mangiato un panino prima di partire.

Ma io ho preparato due cosine, la tavola è già apparecchiata.

Grazie, magari mangiamo tutto stasera, adesso non ho fame.

Ma devi mangiare, ho preparato tutto per te, assaggi qualcosa lo stesso. (Qui si conclude il dibattito, già perso in partenza).

Siete quasi arrivati, il profumo della parmigiana si sente già dalla via adiacente a quella di casa tua, man mano che vi avvicinate aumenta e, quando siete davanti alla porta, è la stessa parmigiana che vi viene ad aprire. Per l’occasione la tavola apparecchiata è in sala, non in cucina. Imbandita come se dovesse arrivare da un momento all’altro la sposa, sopra ogni sorta di ben di dio. Ovviamente la parmigiana, un polpettone di dieci chili farcito con formaggio e spinaci, delle patate fatte al forno che profumano di rosmarino, qualche pescetto fritto pescato ieri, olive, carciofini, pane fatto in casa, formaggi vari tagliati a dadini, insalata russa (anche la maionese fatta in casa), peperonata e verdurine di stagione saltate in padella con il pomodoro.

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Ma avevi detto due cose!

E queste sono due cose!

Io però non ho molta fame.

Sono stata tutta la mattina a cucinare per te, devi mangiare! (Scatenato il solito senso di colpa non hai armi per difenderti).

E così, un po’ per golosità un po’ per evitare incidenti diplomatici proprio il giorno del rientro, mangi e assaggi quasi tutto quello che si trova a tavola. Però, è proprio quando pensi di esserne uscito vivo che vieni colto da un sussulto di terrore appena vedi arrivare la macedonia e tre tipi di dolce! Ti guardi intorno cercando una via di fuga ma riesci solamente a incrociare lo sguardo di tuo padre che ti dice, senza parlare, “Mangia o so’ ..zzi tua”…quindi fai scivolare giù la macedonia e prendi un piccolo pezzo di dolce che terrai in bocca per quindici minuti, masticando con lentezza e pregando il cielo che non rimanga incastrato nell’esofago. Solitamente sono il caffè e l’ammazza caffè a salvarti la vita.

La cena non va meglio perché è la volta di tutti gli altri parenti, ognuno di loro ti trova magro (o grasso, ma sempre perché il cibo all’estero è spazzatura) e ti porta qualcosa da mangiare, oltre alla solita quintalata di roba che si materializza sulla solita tavola nella solita sala. Stavolta dopo cena fuggi. Esci con degli amici a bere qualcosa (non mi parlate di mangiare) e poi ne approfitti per fare un lungo giro notturno. La tua città è così bella la notte che non sembra neanche lei. Cammini, osservi, fotografi ma soprattutto digerisci!!!

È quasi l’alba quando rincasi, fai piano, hai paura di svegliare qualcuno. Giri lentamente la chiave nella toppa, entri, richiudi la porta senza respirare, con il passo di un giaguaro ti dirigi in cucina in cerca di acqua e bicarbonato (ti si ripropone ancora la peperonata). Noti una luce accesa, intimorito osservi da lontano, ti fai coraggio fissandoti nello specchio del corridoio, entri nella stanza e…….

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Mamma, ancora sveglia? Non vai a dormire?

Ma io ho già dormito, mi sono alzata mezz’oretta fa, ho finito di pulire la cucina e adesso sto cucinando perché a pranzo viene tua sorella.

E così, con un velo di sgomento che ti lascia attonito, le dai un bacio e sparisci tra quelle lenzuola che hanno sempre lo stesso buon profumo, quello della tua infanzia.

Eppure, nonostante la nausea e il bicarbonato, queste tavolate sono tra le cose che più ci mancano e tra i ricordi più belli che abbiamo.

E voi? Raccontatemi nei commenti del blog se il vostro rientro è simile al mio… 🙂

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